La rilevanza assunta dai blog rispetto all'informazione tradizionale, nel nostro Paese, è indubbia. Anche nel nostro piccolo. Parlo soprattutto del blog cittadino di Mauro Novo, dove
sotto elezioni i pensieri diretti fioriscono. E' tornato a farsi leggere il leggendario Saint-Just, il mio ex-vice mi ha pugnalata alle spalle dal blog di Novo, Mosca vi è di casa a demonizzare chi non fa come vuole lui, e ora Fabrizio Greppi riappare improvvisamente vivace, interviene perfino sulla presunta incapacità dell'Amministrazione contro i proprietari-speculatori della CH4 (pare che anche il suo impianto puzzi, secondo quanto dicono alcuni di coloro che vivono alla fine della frazione Campagna, e questo non aiuta certo a risolvere i problemi).
Vabbé.
E però io penso alle parole di Greppi per quel che non è detto esplicitamente ma in qualche modo traspare, nel suo intervento a proposito del PD. Quando lui scrive che io avrei "strapazzato il segretario del PD stesso" e tuttavia "nessuno dei consiglieri del partito, zitti zitti come bravi scolaretti, ne ha preso le difese", dietro quelle parole a me par di leggere il sottopensiero del machismo che dice: "Guardate cosa succede quando lasciamo uscire le donne. Si permettono perfino di maltrattare gli uomini".
Sarà che secoli di maltrattamenti, quelli sì davvero, hanno bastonato noi donne, e ci hanno dato una sensibilità che coglie bene certi processi mentali, ma proprio mentre si discute di ruolo di donne nella politica e nella società, le sue parole mi ricordano un vecchio proverbio veneto assai pregnante riferito all'universo femminile. Una regola aurea: "La piasa, la tasa, la staga in casa".
Si racconta che nei suoi mandati Fabrizio fosse a dir poco col pugno di ferro, in Consiglio. Mi raccontano anche di documentazione data all'opposizione il giorno prima delle adunate, roba che se l'avessi fatto io Mosca mi avrebbe già fucilata, mentre passo in bici davanti a casa sua.
Per l'episodio in questione, della mia richiesta in Consiglio a una persona del pubblico di lasciar libero il passaggio davanti alla porta, Fabrizio fa trapelare sul silenzio dei Consiglieri del PD una accusa di pusillanimità che trovo veramente sgradevole, ingiustificata. Io non ho "strapazzato" nessuno, nemmeno il segretario del PD. Io non "strapazzo", non fa parte della mia cultura, e mi rendo conto che a taluni del Consiglio - che di ben altra cultura sono impastati - questo appaia incomprensibile, o che fingano di non capirlo. Quella sera, io ho semplicemente detto a un signore presente, che casualmente era il segretario del PD, di togliersi dalla porta davanti alla quale stava in piedi. Da lì sarebbe potuta entrare altra gente, e lui invece si sarebbe potuto agevolmente accomodare visto che era pieno di seggiole e spazi vuoti. Perché stare in piedi, e proprio davanti alla porta?
Io zittisco? Io atterrisco? Ma per piacere! Credo che descrivere i consiglieri come atterriti di fronte a una donna rappresentata come una virago (che poi sarei io !) non renda merito all'intelligenza di Greppi, che è un uomo con una sua acutezza. E' un'accusa, come dire, di basso livello. E fa capire come si sia capaci di stravolgere la realtà delle cose quando si è presi dal traguardo di un nuovo potere.
Credo poi sia poco nobile, e non renda merito al candidato ma soprattutto all'ex sindaco Greppi, scambiare per pusillanimità il senso di responsabilità che stanno invece mostrando quasi tutti i miei compagni di strada di questi anni - ottime persone, con le quali ho avuto e ho un ottimo rapporto - alle prese con un problema che si è posto in modo inaspettato per tutti (me compresa) e che comunque va gestito in questo scorcio di fine legislatura con sensibilità verso il bene della città. A lui, Greppi, non andò altrettanto bene, cinque anni fa.
Ma quel che soprattutto mi spiace leggere, del candidato sindaco Greppi, è la frase "Il disastro che tutti insieme hanno combinato", riferendosi al nostro mandato. Da quando la campagna elettorale ha cominciato a svolgersi più apertamente, le ambizioni dei candidati politici non hanno più misura, e per raccattare consensi si lasciano andare a giudizi che, ripetuti a man bassa, finiscono per essere accolti come fossero una verità da chi è mosso da poca attenzione al reale o da pregiudizi immodificabili.
Disastro? Ma mi faccia il piacere, il candidato Greppi! Io non credo proprio - e nemmeno lui può crederlo, se riuscisse a giudicare con onestà intellettuale - non credo proprio che la città che lasciamo ai successori sia "un disastro".
Disastro? Ben altro, e lo dico con orgoglio. C'è una città pulita e ordinata, con giardini anche nuovi e viali ben tenuti, con le strade rifatte anche nelle Frazioni, con la Resurrezione in ristrutturazione anche grazie alle nostre pressioni e incoraggiamenti, con il wi-fi che ne modernizza il tessuto sociale. Una città con qualche posto di lavoro in più, con una capacità reale (mai elettoralistica!) di ascolto delle persone e dei loro problemi, con la speranza anche di una ripresa dopo anni durissimi. Certo che restano mille problemi, e che errori ci possono esser stati, sempre e comunque nella visione del bene comune e della mani pulite; ma noi abbiamo tentato di fare tutto quello che le finanze ci permettevano; la insensibilità degli interlocutori non sempre ci ha consentito di attivare progett: penso, per tutti, alla ristrutturazione del Centro Storico, che va veramente incoraggiata, e che è una risorsa economica oltre che un fatto culturale; non ce l'ho fatta a convincere i privati, ma se non si comincia, in un decennio saranno cumuli di macerie. E di patrimoni di gente che non sa spesso neanche cosa farsene.
Detesto le zuffe, dopo cinque anni così come li ho passati. Le faccio proprio se mi tirano per i capelli, se mi insultano come sta avvenendo dal candidato sindaco Mosca, immerso fin dal primo giorno nelle sue ambizioni e capace di insolentire giorno dopo giorno per conquistarsi audience di recite meschine e traendo profitto dalla mia pazienza; non direbbe mai di un uomo al comando quel che dice di me, non gli si rivolgerebbe mai con così poco rispetto (anche lui opta per il proverbio veneto).
Dunque, dicevo, non ho nessuna intenzione nemmeno adesso di infierire sulla gestione di Greppi della città. Come non ho intenzione di parlare dei voti che abbia o meno preso quando sono stata eletta io, voti che - ricordiamolo dopo 5 anni, perché pare che taluni lo abbiano dimenticato - andavano al mio progetto di una città liberata finalmente da sospetti e affari.
Io e Greppi abbiamo mentalità differenti, etica diversa, un senso opposto della collettività. Ma ho tanti amici da varie parti politiche che fanno bene il proprio lavoro nelle varie comunità, senza creare barriere insormontabili a puri fini di potere e partigianeria, senza far aspettare quarant'anni o negare aiuto a chi si sa di parte avversa, come avviene ora in Regione, Provincia, e anche in Comune ai tempi di Greppi, pare nel giudizio comune. Gli ostracismi pregiudiziali sono una iattura, ricadono sui cittadini incolpevoli, accarezzano solo gli ego del potere. Bisogna ormai cambiare mentalità, tutti quanti, nell'interesse di Crescentino (come dell'Italia, certo), ammesso che qualcuno consideri questo interesse un valore alternativo alle ambizioni di potere.
sabato 8 marzo 2014
giovedì 6 marzo 2014
Impegnarsi
Possiamo impegnarci per essere miserabili, oppure per essere felici. La quantità di lavoro che ci mettiamo è la stessa.
(Carlos Castaneda)
(Carlos Castaneda)
martedì 4 marzo 2014
Temo i greci anche se portano doni
Laocoonte - la cui possente figura marmorea svetta ai Musei Vaticani, con i figli avvolti da serpenti - era un veggente e gran sacerdote di Troia, di cui racconta Virgilio nell'Eneide.
Dopo dieci anni di guerra senza risultati, i greci seguirono il piano di Ulisse l'astuto, e lasciarono alle porte di Troia un enorme cavallo di legno pieno di guerrieri (Ulisse compreso), fingendo di voler abbandonare la terra e tornarsene a casa.
I troiani si affacciarono convinti dello scampato pericolo, e decisero di portarsi in città quello che sembrava un dono sacrificale.
Si opposero ai più due personaggi di rilievo: Laocoonte e la profetessa Cassandra ("Verace sempre e non creduta mai"). Laocoonte si lanciò contro l'animale, considerato sacro dai troiani, e scagliò una lancia dicendo: "Timeo Danaos, et dona ferentes". Cioè: "Temo i greci anche se portano doni".
Il seguito della storia prova che aveva ragione.
(Per chi non sapesse: il cavallo fu portato dentro le mura, nella notte Ulisse e i suoi uscirono dalla pancia dell'animale e fecero stragi. Troia cadde, vinta dall'astuzia di Ulisse: perché non aveva dato retta né a Cassandra né a Laocoonte).
P.S.: e io avrei dovuto accettare in Consiglio Comunale un cosiddetto regalo dal consigliere Mosca, uno che fa sembrare Ulisse un dilettante? (anche grazie a generosi aiutini, però).
Dopo dieci anni di guerra senza risultati, i greci seguirono il piano di Ulisse l'astuto, e lasciarono alle porte di Troia un enorme cavallo di legno pieno di guerrieri (Ulisse compreso), fingendo di voler abbandonare la terra e tornarsene a casa.
I troiani si affacciarono convinti dello scampato pericolo, e decisero di portarsi in città quello che sembrava un dono sacrificale.
Si opposero ai più due personaggi di rilievo: Laocoonte e la profetessa Cassandra ("Verace sempre e non creduta mai"). Laocoonte si lanciò contro l'animale, considerato sacro dai troiani, e scagliò una lancia dicendo: "Timeo Danaos, et dona ferentes". Cioè: "Temo i greci anche se portano doni".
Il seguito della storia prova che aveva ragione.
(Per chi non sapesse: il cavallo fu portato dentro le mura, nella notte Ulisse e i suoi uscirono dalla pancia dell'animale e fecero stragi. Troia cadde, vinta dall'astuzia di Ulisse: perché non aveva dato retta né a Cassandra né a Laocoonte).
P.S.: e io avrei dovuto accettare in Consiglio Comunale un cosiddetto regalo dal consigliere Mosca, uno che fa sembrare Ulisse un dilettante? (anche grazie a generosi aiutini, però).
Verso l'8 marzo: perché "Sindaca" o "Ministra"
Oggi sarebbe il giorno del settantunesimo compleanno di Lucio Dalla se fosse fra noi. E' Martedì Grasso, è la sera del Consiglio Comunale a Crescentino. E' anche il giorno nel quale mancano solo 4 giorni all'8, Festa della Donna. Ho trovato sull'"Internazionale", via Twitter, una piacevole disamina sulla femminilizzazione di parole per lo più al maschile. E poiché sono di quella scuola, e sono (ancora per poco) la "Sindaca" del nostro amato paesello, vi copio-e-incollo l'articoletto. Ciauz a tutti/e.
Le parole delle donne
- Per la maggior parte dei giornali italiani Elsa Fornero è un ministro. Per noi di Internazionale (numero 927, pagine 19 e 20) è una ministra. Come darci torto? Lo sanno tutti che i nomi in -o formano il femminile in -a. Se ministra suona strano, è per una questione di abitudine: in Italia i ministri sono quasi sempre maschi.
Scegliendo il femminile riconosciamo alle donne un ruolo sociale a cui la lingua si sta ancora adeguando. Inoltre, per evitare discriminazioni, evitiamo il suffisso -essa e usiamo la forma unica al maschile e al femminile: la presidente, non la presidentessa. Senza mai dimenticare, però, che imporre parole artificiali è impossibile.
Scrivendo la professora, la studente e la poeta, non faremmo un buon servizio a nessuno. Preferiamo procedere senza forzature: rispettando le professoresse, le studentesse e le poetesse, che si sono affermate nella società e nella lingua, e incoraggiando le presidenti e le presidi, che si stanno affermando insieme alle avvocate, alle ministre e alle sindache. Ma neanche così riusciamo ad accontentare tutte le donne.
Molte preferiscono farsi chiamare ministro e avvocato. È un modo per sentirsi riconosciute per quello che fanno, a prescindere dal sesso.
lunedì 3 marzo 2014
La pazienza
(Pablo Neruda)
Muore lentamente chi si rende schiavo delle sue abitudini, chi ripete ogni giorno un tragitto sempre uguale, chi non cambia marchio, chi non osa indossare colori nuovi e non parla con chi non conosce.
Muore lentamente chi fa della televisione il suo guru.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i punti sulle "i" ad un vortice di emozioni, che riscattano occhi nell'ebbrezza, sorrisi fra sbadigli, cuori e sentimenti vacillanti.
Muore lentamente chi non rivolta il tavolo se infelice nel lavoro, chi non rischia il certo per l'incerto per inseguire un sogno, chi non sceglie, almeno una volta, la fuga dai consigli sensati.
Muore lentamente chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non si trova buffo.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare.
Muore lentamente, chi passa i giorni lagnandosi della sorte cattiva o della pioggia incessante.
Muore lentamente, chi abbandona un progetto prima di cominciarlo, chi non fa domande su cose che ignora, o non risponde su cose che conosce.
Evitiamo la morte a rate, ricordando sempre che a vivere ci vuole sforzo più grande che a respirare.
Una pazienza vibrante, da sola, fa conquistare splendide felicita'.
Muore lentamente chi fa della televisione il suo guru.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i punti sulle "i" ad un vortice di emozioni, che riscattano occhi nell'ebbrezza, sorrisi fra sbadigli, cuori e sentimenti vacillanti.
Muore lentamente chi non rivolta il tavolo se infelice nel lavoro, chi non rischia il certo per l'incerto per inseguire un sogno, chi non sceglie, almeno una volta, la fuga dai consigli sensati.
Muore lentamente chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non si trova buffo.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare.
Muore lentamente, chi passa i giorni lagnandosi della sorte cattiva o della pioggia incessante.
Muore lentamente, chi abbandona un progetto prima di cominciarlo, chi non fa domande su cose che ignora, o non risponde su cose che conosce.
Evitiamo la morte a rate, ricordando sempre che a vivere ci vuole sforzo più grande che a respirare.
Una pazienza vibrante, da sola, fa conquistare splendide felicita'.
domenica 2 marzo 2014
Radio Fagiolata
Affollatissima distribuzione, tra appetito e commozione, in ricordo di Enzo Madur, del quale spiccava in Piazza Garibaldi una grande fotografia; è stato mostrato in anteprima anche il cartello colorato della pista ciclabile che gli è stata intitolata. Intanto, Radio Fagiolata diffondeva in mezzo ai pentoloni fumanti una notizia: il candidato sindaco del PD crescentinese sarà il Premio Lealtà 2009/2014.
venerdì 28 febbraio 2014
Il nuovo Arcivescovo, tutto suo Papa
Da "La Stampa" di oggi 28 febbraio, edizione Vercelli
ERI LA NOMINA. TOCCANTE PASSAGGIO DI CONSEGNE TRA TORINO E PIAZZA D’ANGENNES
ERI LA NOMINA. TOCCANTE PASSAGGIO DI CONSEGNE TRA TORINO E PIAZZA D’ANGENNES
L’arcivescovo è don Arnolfo
L’ex parroco di Orbassano: scoprirò Vercelli in sella alla mia bicicletta
L’ex parroco di Orbassano: scoprirò Vercelli in sella alla mia bicicletta
ALESSANDRO BALLESIO
MASSIMO MASSENZIO
«Se il Signore ha voluto scegliere una zappa, cercherò di dissodare la terra come Lui chiede. Tanto più che Vercelli è zona di riso». Sono le prime parole - semplici, come è lui - di don Marco Arnolfo da nuo- vo arcivescovo di Vercelli. Era a Torino nella sede dell’arcidiocesi, ieri a mezzogiorno, quando è stata annunciata la nomina della Santa Sede. Mentre a Vercelli le campane suonavano a festa: nella sala del trono l’ideale passaggio di consegne con monsignor Enrico Masseroni che ha letto a una folla di parroci e di autorità la comunicazione di Roma.
Non farà il suo ingresso prima di un mese
Ma c’è chi ipotizza
la cerimonia a maggio
Ora tutti si chiedono quando don Arnolfo inizierà il nuovo incarico. «Non prima di un mese», è il messaggio che arriva dalle due curie. E forse nemmeno prima di Pasqua. «Perchè in tempo di Quaresi- ma è difficile trovare spazio per una liturgia solenne come una consacrazione episcopale», spiegano in piazza d’Angennes. C’è chi ipotizza un ingresso ufficiale domenica 11 maggio, in occasione della Fe- sta del buon pastore. Dopo essere stato ordinato vescovo, a Torino. Per questo motivo la Chiesa vercellese sarà retta ancora da Enrico Masseroni,
«Se il Signore ha voluto scegliere una zappa, cercherò di dissodare la terra come Lui chiede. Tanto più che Vercelli è zona di riso». Sono le prime parole - semplici, come è lui - di don Marco Arnolfo da nuo- vo arcivescovo di Vercelli. Era a Torino nella sede dell’arcidiocesi, ieri a mezzogiorno, quando è stata annunciata la nomina della Santa Sede. Mentre a Vercelli le campane suonavano a festa: nella sala del trono l’ideale passaggio di consegne con monsignor Enrico Masseroni che ha letto a una folla di parroci e di autorità la comunicazione di Roma.
Non farà il suo ingresso prima di un mese
Ma c’è chi ipotizza
la cerimonia a maggio
Ora tutti si chiedono quando don Arnolfo inizierà il nuovo incarico. «Non prima di un mese», è il messaggio che arriva dalle due curie. E forse nemmeno prima di Pasqua. «Perchè in tempo di Quaresi- ma è difficile trovare spazio per una liturgia solenne come una consacrazione episcopale», spiegano in piazza d’Angennes. C’è chi ipotizza un ingresso ufficiale domenica 11 maggio, in occasione della Fe- sta del buon pastore. Dopo essere stato ordinato vescovo, a Torino. Per questo motivo la Chiesa vercellese sarà retta ancora da Enrico Masseroni,
Dopo la nomina, monsignor
Marco Arnolfo ha rivelato che
la chiamata del Papa, attraverso il Nunzio Apostolico, era già
avvenuta la scorsa settimana.
«La prima reazione è stata di
sorpresa e stordimento. Già in
passato avevo fatto capire che
quello del vescovo non era il mio posto, ma sono uscito da quel colloquio sollevato e ho detto: "eccomi!". Don Marco non ha mai nascosto la sua intenzione di rimanere ad Orbassano, anche quando il suo nome era stato accostato al vescovado di Ivrea e Aosta. La chiamata del Papa, però, gli ha fatto cambiare idea: «Da quel momento mi si è scongelato il ghiaccio attorno al cuore e ho messo tutto nelle mani del Signore. Mi sono detto che questo incarico o si svolge con uno spirito di fede o non si inizia nemmeno».
Ma non nasconde le prime preoccupazioni: «Tra i desiderata della diocesi vercellese c’è quello di avere un vescovo di esperienza, con un alto profilo spirituale e culturale. Io credo di non avere queste caratteristiche e nemmeno la preparazione adeguata per quanto riguarda le relazioni ufficiali».
Il nuovo vescovo non è mai stato a Vercelli, ma si dice affascinato dalla nuova avventura: «Non conosco la città, ma mi piace l’idea di questo pellegrinaggio che mi porta nella città di Sant’Eusebio, culla del Cristianesimo in Piemonte e in Italia. Parto con grande fiducia, sapendo di trovare un vescovo che mi vuole bene. Avrò bisogno più che mai della sua esperienza e della sua guida».
Di certo non lascerà la sua inseparabile bicicletta: «A Orbassano mi spostavo comodamente sulle due ruote: continuerò a farlo anche a Vercelli».
Ma non nasconde le prime preoccupazioni: «Tra i desiderata della diocesi vercellese c’è quello di avere un vescovo di esperienza, con un alto profilo spirituale e culturale. Io credo di non avere queste caratteristiche e nemmeno la preparazione adeguata per quanto riguarda le relazioni ufficiali».
Il nuovo vescovo non è mai stato a Vercelli, ma si dice affascinato dalla nuova avventura: «Non conosco la città, ma mi piace l’idea di questo pellegrinaggio che mi porta nella città di Sant’Eusebio, culla del Cristianesimo in Piemonte e in Italia. Parto con grande fiducia, sapendo di trovare un vescovo che mi vuole bene. Avrò bisogno più che mai della sua esperienza e della sua guida».
Di certo non lascerà la sua inseparabile bicicletta: «A Orbassano mi spostavo comodamente sulle due ruote: continuerò a farlo anche a Vercelli».
Carta d’identità
Nato a Cavallermaggiore è anche laureato in Fisica
Nato a Cavallermaggiore (Cuneo) il 10 novembre 1952, è stato ordinato sacerdote a Monasterolo di Savigliano dal cardinale Anastasio Alberto Ballestrero il 25 giugno 1978. Viceparroco a Chieri e a Santena dal 1982 al 1987. Rettore del Seminario Minore di Torino dal 1987 al 2001 (i primi 5 anni a Giaveno, poi a Torino). Direttore Opera «Città dei Ragazzi», dal 1995 al 2009. Parroco a San Giovanni Battista, in Orbassano, dal 1° ottobre 2001 (è la parrocchia più popolosa della diocesi di Torino). Vicario Episcopale per il Distretto Torino Ovest dal 2008 al 2011. Cappellano di Sua Santità dal 20 marzo 2010. Fa parte del Consiglio Presbiterale Diocesano e della Commissione scrutini candidati al presbiterato. Si è laureato in Fisica all’Università di Torino.
Le immagini e i video su
www.lastampa.it/vercelli
martedì 25 febbraio 2014
Due giornalisti e la Segretaria Provinciale del PD candidati sindaco a Vercelli
Ormai sapete tutti che nelle imminenti elezioni amministrative del 25 maggio, che ci coinvolgono, a Vercelli si presenteranno candidati a sindaco ben due miei colleghi e amici, l'un contro l'altro armati. Non ricordo sia mai successo, qualcosa di simile. Enrico De Maria, con Pedrale, è stato per tanti anni capo delle pagine de La Stampa di Vercelli, e ultimamente dalla pensione collaborava con la Sesia: giornale di cui è stato direttore, fino a poche settimane fa, Remo Bassini, un tipo tosto, scrittore di romanzi, che si candida invece dalla parte opposta, con SEL e Voce Libera.
Entrambi hanno dimestichezza con il mondo della politica locale, per via della loro professione, a differenza di me che sono sempre vissuta in un mondo a parte, delle arti nazionali e internazionali, per mia scelta espressa, dopo una militanza di pochi anni nelle cronache italiane. Chi l'avrebbe mai detto, che sarei decenni dopo diventata per due volte sindaco del mio Paese. Anche loro faranno i conti con attacchi feroci, e cattiverie magari più mascherate con l'educazione rispetto a quel che succede a me. Glielo auguro.
Completamente nei meccanismi della politica è invece Maura Forte, professoressa e segretario provinciale del PD, che ho conosciuto soltanto due settimane fa e mi è sembrata una persona forte davvero, e positiva. Nomen o men Che bello che ci siano delle donne candidate sindaco, e che si sia ora obbligati a mettere donne nelle liste. Una grande speranza.
Entrambi hanno dimestichezza con il mondo della politica locale, per via della loro professione, a differenza di me che sono sempre vissuta in un mondo a parte, delle arti nazionali e internazionali, per mia scelta espressa, dopo una militanza di pochi anni nelle cronache italiane. Chi l'avrebbe mai detto, che sarei decenni dopo diventata per due volte sindaco del mio Paese. Anche loro faranno i conti con attacchi feroci, e cattiverie magari più mascherate con l'educazione rispetto a quel che succede a me. Glielo auguro.
Completamente nei meccanismi della politica è invece Maura Forte, professoressa e segretario provinciale del PD, che ho conosciuto soltanto due settimane fa e mi è sembrata una persona forte davvero, e positiva. Nomen o men Che bello che ci siano delle donne candidate sindaco, e che si sia ora obbligati a mettere donne nelle liste. Una grande speranza.
Il metodo Boffo applicato a Crescentino
Vi ricordate il metodo Boffo? Tristemente famoso, così chiamato dall'ex direttore del quotidiano cattolico l'Avvenire. Dino Boffo nel 2009, avendo assai criticato sul proprio giornale le avventure di Berlusconi con le sue innumerevoli signorine, si vide accusare in contropartita certi pregressi non commendevoli come molestie sessuali e altre amenità su "Il Giornale", di proprietà della famiglia Berlusconi.
Seguirono dimissioni di Boffo dall'Avvenire, indagini, denunce: finché Vittorio Feltri fu costretto a scrivere sul Giornale, tre mesi dopo: "La ricostruzione dei fatti descritti nella nota, oggi posso dire, non corrisponde al contenuto degli atti processuali". Feltri fu poi sospeso, per questo fatto, per tre mesi dall'Ordine dei Giornalisti.
La calunnia, insomma, non è solo un venticello. E il metodo Boffo applicato alla Venegoni (che sono io) va forte a Crescentino. A partire dal consigliere Mosca, che Manzoni adorerebbe, e che d'ora in poi ripartirà con rinnovata energia. Ma dopo aver scritto che non sono mai in ufficio - la calunnia più odiosa - il mio ex Vice dal blog di Novo ne ha dato un nuovo buon esempio stamattina, andatevelo a leggere di là perché io non ho più voglia, e finisce qui.
Mentre il PD di Crescentino (o alcuni dirigenti) mi chiede di reintegrarlo, lui rincara la dose della settimana scorsa, e sull'episodio della mia richiesta di solidarietà nei confronti di chi ha problemi economici, tira fuori che avrei chiesto per le persone in difficoltà la sua indennità di agosto che lui si era guadagnato mentre io stavo a Miami in vacanza.
Ora, anche le pietre sanno perché io vado a Miami. "Quell'imbecille di mio marito", come lo ha chiamato lui venerdì scorso, ha avuto dei per così dire problemini, e i protocolli americani richiedono controlli ricorrenti, anche a distanza di tempo come nel nostro caso. Utilizzare questo mezzuccio, assai demagogico, qualifica chi lo faccia.
Intanto in Comune, da lunedì scorso, abbiamo smesso di essere tutti dipendenti dell'Italcardano. Si lavora in armonia, per quel poco tempo che resta.
Seguirono dimissioni di Boffo dall'Avvenire, indagini, denunce: finché Vittorio Feltri fu costretto a scrivere sul Giornale, tre mesi dopo: "La ricostruzione dei fatti descritti nella nota, oggi posso dire, non corrisponde al contenuto degli atti processuali". Feltri fu poi sospeso, per questo fatto, per tre mesi dall'Ordine dei Giornalisti.
La calunnia, insomma, non è solo un venticello. E il metodo Boffo applicato alla Venegoni (che sono io) va forte a Crescentino. A partire dal consigliere Mosca, che Manzoni adorerebbe, e che d'ora in poi ripartirà con rinnovata energia. Ma dopo aver scritto che non sono mai in ufficio - la calunnia più odiosa - il mio ex Vice dal blog di Novo ne ha dato un nuovo buon esempio stamattina, andatevelo a leggere di là perché io non ho più voglia, e finisce qui.
Mentre il PD di Crescentino (o alcuni dirigenti) mi chiede di reintegrarlo, lui rincara la dose della settimana scorsa, e sull'episodio della mia richiesta di solidarietà nei confronti di chi ha problemi economici, tira fuori che avrei chiesto per le persone in difficoltà la sua indennità di agosto che lui si era guadagnato mentre io stavo a Miami in vacanza.
Ora, anche le pietre sanno perché io vado a Miami. "Quell'imbecille di mio marito", come lo ha chiamato lui venerdì scorso, ha avuto dei per così dire problemini, e i protocolli americani richiedono controlli ricorrenti, anche a distanza di tempo come nel nostro caso. Utilizzare questo mezzuccio, assai demagogico, qualifica chi lo faccia.
Intanto in Comune, da lunedì scorso, abbiamo smesso di essere tutti dipendenti dell'Italcardano. Si lavora in armonia, per quel poco tempo che resta.
lunedì 24 febbraio 2014
Il lancio delle sigarette, e il fattore G (come generosità)
Leggo sui giornali locali qualche titolo che mette in rilievo "le sigarette lanciate contro il vicesindaco".
I giornali fanno il loro mestiere, e il titolo è succoso. Ma il giornalismo dice anche che i fatti vanno contestualizzati, altrimenti non se ne coglie il senso reale.
L'episodio del titolo è sicuramente riprovevole, e me ne dolgo; anche perchè non corrisponde al mio carattere, visto che le cronache di questi giorni rivelano di quali incredibili di capacità di sopportazione io abbia dato prova per 5 anni. Ma la contestualizzazione dell'episodo che ora porto a conoscenza pubblica penso possa mitigare la dimensione della mia reazione.
Alcune famiglie della nostra città si erano rivolte in Comune, ad inizio anno scolastico, perché in difficoltà ad acquistare gli abbonamenti ferroviari dei loro ragazzi che viaggiano per frequentare scuole superiori a Casale o Vercelli o Chivasso; alcuni avevano anche altre esigenze, di cancelleria e varie necessità, come sa chi abbia figli studenti.
Fortemente convinta del valore che ha lo studio, e la scuola, e del nostro compito di amministratori attenti a sostenere le famiglie in crisi, alla prima riunione di Giunta ho proposto agli Assessori, che tutti rinunciassimo a una mensilità della indennità di carica - quali che ne sia l'importo (c'è chi la percepisce integralmente e c'era già chi invece l'ha dimezzata o parzialmente ridotta, e chi l'ha interamente destinata a cause) - per costituire un piccolo fondo cassa con il quale dare intanto un aiuto a questi studenti; in alternativa, ci potevamo privare di una parte della somma almeno. Ciascuno avrebbe dato secondo le proprie possibilità - quando ci fossero state - e la propria sensibilità.
L'ex-vicesindaco, invece, ha reagito con le sue solite maniere: "Ma no, figuriamoci! Io non ci metto una lira, queste sono cose tue, che sei una radical chic".
L'avevo seduto al mio fianco, e io avevo tra le mani un pacchetto vuoto di sigarette. D'istinto, conoscendo la sua dichiarazione dei redditi, e indignata per una accusa con la quale tentava di coprire il suo rifiuto, ho scagliato verso di lui il pezzo di cartoncino che avevo tra le mani.
Sono cose che non si fanno, lo so bene, e me ne dolgo. Ma era un moto immediato dell'animo che denunciava il mio disprezzo. Non avrei comunque mai raccontato questo episodio se non fossi stata tirata per la manica.
I giornali fanno il loro mestiere, e il titolo è succoso. Ma il giornalismo dice anche che i fatti vanno contestualizzati, altrimenti non se ne coglie il senso reale.
L'episodio del titolo è sicuramente riprovevole, e me ne dolgo; anche perchè non corrisponde al mio carattere, visto che le cronache di questi giorni rivelano di quali incredibili di capacità di sopportazione io abbia dato prova per 5 anni. Ma la contestualizzazione dell'episodo che ora porto a conoscenza pubblica penso possa mitigare la dimensione della mia reazione.
Alcune famiglie della nostra città si erano rivolte in Comune, ad inizio anno scolastico, perché in difficoltà ad acquistare gli abbonamenti ferroviari dei loro ragazzi che viaggiano per frequentare scuole superiori a Casale o Vercelli o Chivasso; alcuni avevano anche altre esigenze, di cancelleria e varie necessità, come sa chi abbia figli studenti.
Fortemente convinta del valore che ha lo studio, e la scuola, e del nostro compito di amministratori attenti a sostenere le famiglie in crisi, alla prima riunione di Giunta ho proposto agli Assessori, che tutti rinunciassimo a una mensilità della indennità di carica - quali che ne sia l'importo (c'è chi la percepisce integralmente e c'era già chi invece l'ha dimezzata o parzialmente ridotta, e chi l'ha interamente destinata a cause) - per costituire un piccolo fondo cassa con il quale dare intanto un aiuto a questi studenti; in alternativa, ci potevamo privare di una parte della somma almeno. Ciascuno avrebbe dato secondo le proprie possibilità - quando ci fossero state - e la propria sensibilità.
L'ex-vicesindaco, invece, ha reagito con le sue solite maniere: "Ma no, figuriamoci! Io non ci metto una lira, queste sono cose tue, che sei una radical chic".
L'avevo seduto al mio fianco, e io avevo tra le mani un pacchetto vuoto di sigarette. D'istinto, conoscendo la sua dichiarazione dei redditi, e indignata per una accusa con la quale tentava di coprire il suo rifiuto, ho scagliato verso di lui il pezzo di cartoncino che avevo tra le mani.
Sono cose che non si fanno, lo so bene, e me ne dolgo. Ma era un moto immediato dell'animo che denunciava il mio disprezzo. Non avrei comunque mai raccontato questo episodio se non fossi stata tirata per la manica.
venerdì 21 febbraio 2014
Ma che bello fare il Sindaco
Uffa.
Ora, proprio basta. Per anni ho sopportato in silenzio vilipendi, insolenze,
slealtà, dileggio, perfino volgari menzogne; da ogni parte. Da
destra e da sinistra. L'ho fatto per amore della mia città,
sacrificando il mio orgoglio e arricchendo la mia incredulità
soltanto per evitare una possibile crisi istituzionale (sto reggendo
il governo della città con una risicata maggioranza di 9 a 8, questo a oggi...).
Ma
ora basta, mi sono proprio stufata.
Le
insolenze e le villanie e la malaeducazione (non solo politica) di
chi appare uno scaltro seguace di Azzeccagarbugli e usa l'istrionismo
come arma politica, si congiungono felicemente – da parti opposte -
con la cieca ambizione personale di chi dovrebbe difendere il lavoro
del gruppo di maggioranza e invece si sgancia di continuo, per
mettere in risalto la propria differenziazione, disprezzando ogni
dovere di lealtà.
Ora
basta, mi sono proprio stufata.
Questo
mio lungo silenzio è stato considerato manifestazione di debolezza,
e non di responsabilità, perchè la vacca di Valenza – quella che
come la fa la pensa - ama praticare le strade di Crescentino, a
destra e a sinistra.
Invece la Giunta ha lavorato
molto bene con impegno e sacrificio per realizzare il proprio
obiettivo, di riportare al centro della vita pubblica della città
l'egemonia dell'interesse pubblico su affari e traffici privati, ed è per questo atta sottoposta a ogni tipo di attacco.
Presa
a tenaglia tra questi due interessi così spregiudicatamente
personali (mentre io considero l'attività politica come esercizio di
un servizio all'interesse pubblico), sono apparsa stritolata nell'eco
che fogli locali davano alle vicende politiche di Crescentino
dipingendo con sollazzo presunte incapacità - e per questo ho anche dovuto querelare per tutelare la mia onorabilità, Non
che io non faccia e non abbia fatto errori, ci mancherebbe. Ma sono stati
sempre atti e scelte di cui mi sono assunta la responsabilità.
Ma contrariamente a quanto queste due morse amavano mettere in giro, in
Comune ci sto, eccome, lavorando in ufficio come qualunque persona che venga a cercarmi sa, a disposizione dei cittadini che vogliono incontrarmi e
impegnandomi a risolvere i problemi, aiutare chi è in crisi o in
difficoltà economiche, dare direttive sui progetti allo studio
ascoltando tutti i pareri degli assessori che arrivando in Comune - tutti, meno uno - sono sempre passati nel mio ufficio a salutarmi e a discutere i problemi; quando debbo assentarmi, sto attaccata al telefono, in modo simile a quanto per esempio avrà fatto Renzi per dirne uno che conoscono tutti, e nessuno se n'è scandalizzato, sebbene i suoi
incarichi e i suoi problemi fossero incommensurabilmente più gravi
di questi di Crescentino.
E comunque sempre ho
assunto responsabilità mia, diretta, di ogni atto, anche quando
c'era chi - come questa settimana, come fanno i topi se il gatto non c'è – approfittava
della mia lontananza e si muoveva come se lui fosse quello che non è
e che invece ambisce pazzamente di essere.
Penso
che molti avranno trovato assai divertente che, dopo aver baccagliato
per 5 anni a proporsi come “sindaco in pectore”, ora in una
intervista pubblica c'è chi va professando che mai e poi
mai lui ha pensato di candidarsi, e che è il popolo, invece, a
chiamarlo a questo incarico. Petrolini, quando prendeva in giro
Mussolini, non sarebbe stato capace d'inventare una gag altrettanto
spassosa. E' però più grave che, vestendo malamente i panni
deamicisiani di maestrino dalla penna rossa, si permetta di giudicare
e votare il lavoro dei suoi colleghi, assegnando naturalmente a se
stesso il 10 in condotta. Solo Berlusconi s'era visto capace di tanta
presunzione.
A
chi poi, nella stessa intervista, dice che “il pd mi ha dato i suoi
voti” e legge i dati statistici preferendo ignorare il fattore
“trascinamento” della leadership, ricordo che io ho apprezzato la
presenza di membri del Pd nella mia Giunta e ho valorizzato il lavoro
che i suoi assessori, tutti, hanno svolto insieme con gli altri
assessori per realizzare il programma presentato 5 anni fa alla
Città. E poi: è così difficile per il PD dire "grazie" a un sindaco come me, che da cinque anni le prende da destra e da sinistra? Come io dico "grazie" al Pd che mi ha sorretta, perché quel Pd di Crescentino fa così fatica a compiere un semplice gesto di gentilezza, e naturale cortesia istituzionale? Già, ma in questa storia il Pd di Crescentino, i suoi uomini e le sue donne, i suoi elettori anche senza tessera, non c'entrano nulla; sono altri che non sopportano la cortesia.
Ma voglio anche ricordare con ogni chiarezza che mai e poi
mai, né nel '94 né nel 2009, ho avanzato autonomamente una mia
candidatura; in entrambe le elezioni, sono stata richiesta, o pregata, di candidarmi per aiutare un progetto di sinistra
destinato altrimenti a essere sconfitto. Sono stati sconfitti gli
altri, quelli della destra, ma l'intervistato, nella sua ossessione
di delegittimare comunque la figura del sindaco, si affanna a
precisare che il sindaco ha vinto perchè è stata la destra a
perdere. Che genialità.
La
spregiudicatezza è arrivata al punto che mi è stato mandato un
messo con un ultimatum, come si comporterebbe un qualsiasi padrone
del vapore e non chi esercita soltanto un semplice compito vicario
(compito al quale, poi, è stato chiamato soltanto come terza scelta,
come scelta di ripiego, dopo che altri due candidati che a me
apparivano più adeguati avevano dovuto rifiutare per impegni
professionali).
Con
questi ultimi atti sconsiderati, che mi sembrano non più
sopportabili, lesivi del lavoro di gruppo, e comunque strumentali a
una provocazione per chissà quali fini, il vicariato appare
definitivamente inadatto a chi l'avevo assegnato. Spiace per il lavoro che ha fatto, indubbio, e del quale lo ringrazio. Ma non è soltanto il lavoro che qualifica una persona. La correttezza e lo spirito di gruppo non hanno mai ammazzato nessuno.
Ho
ritirato quindi le deleghe a Franco Allegranza, tenendole per ora ad interim nelle mie mani, e al suo posto di vicario ho scelto l'assessore Gabriele Massa.
Sono perfettamente consapevole della
gravità di questo momento, e dei rischi nei quali vengo trascinata a
forza data l'esiguità dei numeri, ma il tempo della chiarezza e delle responsabilità è giunto,
alla fine. In questi 5 anni, ho tentato di realizzare un compito che
rendesse manifesta la totale mancanza d'un qualsiasi interesse
personale nell'attività politica che svolgevo per la mia città, e
ho trovato compagni di strada come Taverna, Malara, Massa, Ravarino, Casa, Ratto, Graziano non soltanto leali ma, anche, portatori
d'una forte concezione dell'impegno individuale, spesso anche con il
costo di sacrifici non comuni.
Sono grata a ciascuno di loro a nome
della città intera, quali che siano le scelte elettorali che i
cittadini avevano fatto: sappiano, i cittadini di Crescentino, di
aver avuto alla guida della città donne e uomini preziosi, che hanno
sempre operato per il bene comune e mai per stessi, quando hanno
fatto bene o anche quando hanno sbagliato. E quando hanno sbagliato,
se errori ci sono stati, la responsabilità è stata sempre mia, comunque.
L'idea è stata di mostrare concretamente che è possibile esercitare il
potere pubblico con le mani pulite e senza badare a interessi di
parte. Solo un'assunzione, alla Mossi&Ghisolfi, soprattutto perché nemmeno a me comunicata anche solo per pura cortesia, mi ha fatto molto male. Per me, per noi, essere alla guida del Comune non è stato mai
conquista del potere ma gestione degli interessi comuni, spesso con a disposizione più fantasia che non soldi se non i propri (vero, dott. Ravarino?). In questo,
qualcuno, purtroppo, è mancato, e ha minato l'efficacia del nostro
lavoro e la coesione del gruppo, al punto che il presunto “candidato
del popolo” non è riuscito a trovare per la sua lista elettorale in
preparazione nemmeno l'adesione di coloro che, eppure, erano stati
suoi compagni nella difficile avventura di “Amare Crescentino”.
Le figure divisive raccolgono soltanto
tempesta (io, nella mia ingenuità, sono perfino stata più volte a
parlare con i dirigenti provinciali del partito comunque coinvolto,
perchè riportassero alla ragione chi stava danneggiando il nostro
comune lavoro). L'ultima esternazione pubblica così furente e fuori da ogni ragionevolezza mi ha però costretto
a un atto che per 5 anni non avevo voluto decidere, perchè io “amo
Crescentino”. Però, c'è un limite.
Quando, tra non molto, tornerò al mio
lavoro professionale e alla vita privata, potrò essere orgogliosa
delle energie e del tempo che in questi difficili momenti ho
dedicato alla mia città, per tentare di aiutarla a venir fuori dalla
drammatica crisi che sta vivendo insieme con il nostro Paese.
venerdì 14 febbraio 2014
Una targa per Josef Steiner, ultima opera dei fratelli Salati
Sabato 15 febbraio, alle ore 15, scopriremo in via Roma, accanto alla porta di Palazzo De Gregory, una targa in ricordo di Joseph Steiner, il cittadino tedesco a lungo residente a Crescentino, proprio in quel palazzo, che con la sua azione diplomatica contribuì a salvare molti crescentinesi negli anni tragici del nazifascismo e della Resistenza.
A ricordare la figura di Steiner sarà la prof. Marilena Vittone.
La targa marmorea, che reca una frase di Primo Levi, è l'ultima opera dei Fratelli Salati, prima dell'imminente chiusura del loro celeberrimo laboratorio artigiano. Se ne va, con la loro sapienza che riassume più generazioni di maestri, un altro pezzo di una Crescentino capace di primeggiare, bonaria e operosa. Grazie al loro talento, con l'augurio di un riposo sereno in questa stagione della loro vita.
giovedì 13 febbraio 2014
Correttore di bozze
"Solo più" in italiano non si dice, e non si scrive. E' un piemontesismo che traduce letteralmente "mac pi".
lunedì 10 febbraio 2014
Nicoletta Ravarino: la serata per i risicoltori
Di Nicoletta Ravarino, assessore alla Cultura e all'educazione.
La serata del 5 febbraio è stata dedicata ai nuovi aspetti della risicultura nella sfida del mercato globale.
Sono intervenuti la dott.ssa Cinzia Mainini e Dott. Vito Baroni , ricercatori presso il Dipartimento di Studi per l'Economia e l'Impresa dell'Università degli Studi del Piemonte Orientale.
Chi ha sfidato la serata piovosa è stato ricompensato dalle idee offerte dalla bravura dei 2 relatori che hanno analizzato il panorama italiano, valutando i pro e i contro della nostra organizzazione agricola a vocazione risicola.
Solo per citare 2 dati statistici, la produzione italiana rappresenta il 56% a livello europeo contro lo 0,4% a livello globale. Il che permette di capire che la sfida va compattuta soprattutto facendo forza sulla peculiarità del nostro prodotto.
Quindi mantenimento dei livelli di qualità a fronte di una riduzione del 13% dello scorso anno del coltivato, con problematiche legate alla parcellizzazione del settore. Le nuove strategie passano, alla luce della riduzione dei contributi europei, attraverso la capacità degli agricoltori di fare cooperazione, requisito fondamentale in futuro per avere accesso ai fondi europei.
Questo il primo grosso problema che i relatori intravvedono: iniziare a ragionare non più in termini individuali ma collettivi. Non ci siamo abituati.
L'Europa prevede anche la costituzione di aree di rispetto per salvaguardare la biodiversità, per i terreni meno produttivi. E potrebbe essere un'opportunità per il territorio favorire fonti di reddito alternative, ad esempio legate al turismo europeo di birdwatching, cioè l'osservazione degli uccelli, un'attività e una passione che godono di un successo crescente.
Nel nostro territorio esistono già aree dedicate, come la palude di SanGenuario, e cascina Ressia che adeguatamente potenziate potrebbero rientrare in questi circuiti.
Le relazioni sono state esaustive. Si è parlato nella prima di sviluppo locale, distretti agroalimentari e ampiamenti di risicoltura.
Nella seconda relazione, più tecnica, si sono affrontate le soluzioni finanziare innovative per favorire accesso al credito e sviluppo locale.
Alla fine, vivace dibattito.
I relatori hanno soddisfatto a pieno la miriade di domande dei presenti che ho intervistato alla conclusione.Tutti molto soddisfatti ma un po' scettici per quanto riguarda la cooperazione. Alcuni hanno citato esperienze pregresse non troppo positive.
Cercherò di organizzare, a breve, un altro evento analogo, fermamente convinta che la formazione sia fondamentale per un processo di ammodernamento anche rapido a cui siamo tutti tenuti se non vogliamo restare ai margini . I relatori hanno raccolto un questionario con i temi di approfondimento desiderati , che saranno oggetto del prossimo incontro.
Vorrei vedervi ancora più numerosi perchè è in gioco la nostra sopravvivenza, e mi piacerebbe insieme con voi mettere le basi per una strategia vincente che faccia crescere il nostro paesello, come abbiamo cercato di fare con la rete informatica.
sabato 8 febbraio 2014
Un complesso maschile
Di Natalia Aspesi, da Repubblica dell'8/2/14
Un tempo c'erano le madonne e le puttane, e ogni donna aveva la sua collocazione e la sua funzione. Adesso le donne invadono luoghi, per esempio gli anfratti della politica, dove per secoli avevano diritto di accesso solo gli uomini.
Che se le trovano sempre tra i piedi, un po' puttane forse, visto che se fossero madonne starebbero a casa. Certe addirittura ai vertici del potere, e va bene la parità, ma non esageriamo: si ricordano uomini importanti sghignazzare su donne che non avrebbero dovuto essere importanti in quanto culone, vecchie, inscopabili, e fare arrivare anche al governo le meritevoli, cioè le giovani e belle, idealmente scopabilissime.
Urge una riflessione sul complesso di inferiorità degli uomini, che quelle cose là pensano di non meritarsele gratis, e si sentono costretti a pagare, con denaro, o addirittura poltrone, le gentili officianti e parenti. Quelle che ci arrivano per conto loro, alle poltrone, devono per forza essere un nuovo tipo pericoloso di puttana esente da baratti sessuali: quindi, meritevoli di insulti.
Un tempo c'erano le madonne e le puttane, e ogni donna aveva la sua collocazione e la sua funzione. Adesso le donne invadono luoghi, per esempio gli anfratti della politica, dove per secoli avevano diritto di accesso solo gli uomini.
Che se le trovano sempre tra i piedi, un po' puttane forse, visto che se fossero madonne starebbero a casa. Certe addirittura ai vertici del potere, e va bene la parità, ma non esageriamo: si ricordano uomini importanti sghignazzare su donne che non avrebbero dovuto essere importanti in quanto culone, vecchie, inscopabili, e fare arrivare anche al governo le meritevoli, cioè le giovani e belle, idealmente scopabilissime.
Urge una riflessione sul complesso di inferiorità degli uomini, che quelle cose là pensano di non meritarsele gratis, e si sentono costretti a pagare, con denaro, o addirittura poltrone, le gentili officianti e parenti. Quelle che ci arrivano per conto loro, alle poltrone, devono per forza essere un nuovo tipo pericoloso di puttana esente da baratti sessuali: quindi, meritevoli di insulti.
venerdì 7 febbraio 2014
domenica 2 febbraio 2014
Chi si fa agnello, il lupo se lo mangia
(Da Esopo, segue traduzione…)
Lupus et agnus
Ad rivum eundem lupus et agnus venerant, siti compulsi.
Superior stabat lupus, Tunc fauce improba "Cur - inquit - turbulentam fecisti
aquam mihi bibenti?"
Laniger contra timens "Qui possum - quaeso - facere quod quereris, lupe?
A te decurrit ad meos haustus liquor."
Repulsus ille veritatis viribus: "Ante hos sex menses male - ait - dixisti mihi". Respondit agnus: "Equidem natus non eram!" "Pater, hercle, tuus - ille inquit - male dixit mihi!" Atque ita correptum lacerat iniusta nece. qui fictis causis innocentes opprimunt. |
Il lupo e l'agnello
|
venerdì 31 gennaio 2014
Dare del lei, dare del tu
Scopro dall'eccellente blog di Mauro Novo che l'educazione fa ancora notizia. Una nota di segreteria del Comune di Crescentino nella quale si invitano i dipendenti a dare del "lei" ai Cittadini che per qualunque motivo si rivolgano loro, viene giustamente vista come una stranezza degna di rilievo da parte del (tra l'altro, mio, nel senso che ci lavoro da una vita) giornale La Stampa.
Non ho nessuna intenzione di nascondere che qualche giorno fa, chiedendo a un dipendente di ascoltare un signore con una richiesta tecnica da fare, ho sentito l'impiegato rivolgersi al signore con un "Dimmi". Ho chiesto al dipendente: "Vi conoscete?", e ho ricevuto un "no" deciso.
Una delle sciatterie più tristi alle quali si assiste nei rapporti umani, lo sanno tutti, è che complice "Il grande fratello" o "L'isola dei famosi" che sia, tutti si sentono autorizzati a dare del "tu" a tutti, in un marasma indistinto che invita fintamente alla confidenza anche se essa non è sottintesa.
E soprattutto in un Comune (ma anche in un negozio, debbo ammettere) sentire apostrofare con un "tu" sbrigativo una persona che non si conosce, e alla quale si deve considerazione anche verbale, mi irrita profondamente e lo considero segno di non buona educazione.
Così ho raccontato l'episodio alla Segretaria Comunale, che si è a sua volta sorpresa, e la raccomandazione è finita in una delibera. Raccomandazione sacrosanta, per chiunque anche di voi legga queste note, e diretta a chiunque. Dare il "lei" a chi non si conosce è un segno di rispetto, una modalità naturale riconosciuta e praticata nella lingua italiana. Punto.
Poi certo siamo in un piccolo centro, e accade che ci conosciamo l'un l'altro. Se arriva in Comune qualcuno al quale si dà abitualmente del tu, per carità, si vada avanti così, ci mancherebbe, è naturale.
Ma se il Cittadino che si rivolge all'Istituzione non è conosciuto, e già deve sopportare tutti i problemi quotidiani che lo portano negli uffici a chiedere informazioni per espletare pratiche in questo nerissimo periodo, almeno venga ricevuto con il "lei", e con quel rispetto anche formale che gli si deve.
Tutto il resto, è fuffa preelettorale. Della quale non m'importa un fico secco, e che non qualifica chi ne fa uso.
giovedì 30 gennaio 2014
Una serata per i risicoltori con docenti universitari
In questi tempi che sopportano sfide ardue, presi come sono fra progresso tecnologico e crisi economica, anche il mondo dell'agricoltura si trova ad affrontare cambiamenti importanti. Pensando al settore del riso, dipartimento cruciale nella struttura del nostro territorio, è nata dall'assessore alla Cultura Nicoletta Ravarino l'idea di un incontro destinato agli operatori locali con due docenti, Vito Barone e Cinzia Mainini, del Dipartimento di Studi per l'Economia e l'Impresa presso l'Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro" di Novara.
L'incontro si terrà la sera del 5 febbraio, mercoledì, presso la Sala del Consiglio Comunale alle ore 21.
Verranno esaminati i vari problemi che la crisi si è portata dietro: la riduzione dei contributi a sostegno del reddito, gli elevati costi di produzione, l'aumento della pressione fiscale, il trend incerto delle quotazioni e la maggiore rigidità del rapporto banca-impresa. Temi che gli operatori già hanno sperimentato sulla propria pelle e che impongono appunto nuove sfide, incrociandosi con l'evoluzione delle normative comunitarie in materia di politica agricola.Alle imprese risicole è imposto un notevole sforzo di ristrutturazione, e si fa imprescindibile la ricerca di nuove fonti alternative di finanziamento. L'aggregazione e lo sviluppo delle reti d’impresa diventa un'opzione da considerare seriamente. Per saperne di più, per riflettere sul proprio futuro.
martedì 28 gennaio 2014
Giorno della Memoria all'Angelini (ma per pochi)
Assordante assenza di Crescentinesi (e di Politici crescentinesi) ieri sera al teatro Angelini, per la celebrazione del Giorno della Memoria con il patrocinio del Comune e dell'Anpi, con uno spettacolo commovente degli alunni della scuola "Peppino Impastato" di Monteu da Po: che, in "Per non dimenticare", hanno rievocato con la loro freschezza fanciullesca le tragedie dei protagonisti della Shoah. In apertura, la prof. Marilena Vittone ha ricordato l'avvio delle celebrazioni dell'Anpi per i settant'anni dei Nove Martiri; e Piero Cappone, una roccia nel suo intento di tramandare appunto la memoria, ha ricordato alcuni momenti del '45, dopo la fine della Guerra: l'incontro con un vecchio amico di allora, che invece di parlargli di una vendetta per tutto quanto era successo, offriva il senso della tolleranza e del perdono. Nicoletta Ravarino, assessore alla Scuola e alla Cultura, ha infine offerto a ciascuno dei piccoli attori un quaderno colorato per annotare i propri sogni.
C'è stato anche un mio breve intervento, in apertura, per ricordare l'origine di questa Giornata, istituita nel 2000.
C'è stato anche un mio breve intervento, in apertura, per ricordare l'origine di questa Giornata, istituita nel 2000.
Oggi noi celebriamo, anche con questo spettacolo, la Giornata della Memoria.
Perchè oggi? Perchè il 27 gennaio del 1945, negli ultimi mesi ormai della II guerra mondiale, i soldati dell'Armata Rossa che stavano attaccando da Oriente i soldati della Germania nazista in ritirata liberarono il campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, il più esteso dei campi di sterminio che i nazisti avevano organizzato nei territori da loro occupati. I soldati trovarono nel campo 2.819 tra uomini e donne ridotti, tutti, a scheletri viventi, solo pelle e ossa; ma trovarono anche 348.820 abiti maschili e 836.255 abiti femminili. In quel campo era passato più di 1 milione di donne e uomini, e ora restavano solo quei 2.819 sopavvissuti. Tutti gli altri erano stati uccisi nelle camere a gas e bruciati nei forni che ancor oggi si vedono.
Un giorno, alcuni tra di voi, forse molti, andranno in Polonia a visitare quei campi di sterminio, e vedranno con i propri occhi montagne di occhiali e di valigie, unico resto terreno di quel milione di corpi vivi passati per il camino, e vedranno di quale inconcepibile violenza possiamo essere capaci noi uomini, quando perdiamo il senso del rispetto degli altri e riduciamo a cose, a numeri, a entità materiali, un uomo o una donna. Nella lucida razionalità alla quale per difenderci vogliamo dare il nome di follia, ma che follia non era affatto, un regime politico – il nazismo – pretendeva di distinguere gli uomini tra esseri superiori ed esseri inferiori, e gli inferiori andavano ammazzati come bestie. Questi esseri inferiori erano gli ebrei, anzitutto, ma poi gli omosessuali, gli handicappati, i comunisti, i sinti, i ROM, i testimoni di Geova, i matti – tutti coloro, insomma, che avevano una identità altra da coloro che si autodefinivano esseri superiori e misuravano la propria superiorità nella diversità degli altri.
Oggi noi celebriamo il Giorno della Memoria perchè siamo consapevoli che quel male antico che accompagna la cancellazione di quanti noi sentiamo come “diversi” da noi fa parte ancora delle nostre società, del nostro modo di vivere e di organizzare la nostra relazione con chi è, o appare, differente, per costume e cultura e abitudini, per il colore della pelle, per la religione che pratica, per le idee che difende.
Attenzione a non credere che l'Olocausto – cioè il genocidio organizzato dai nazisti – sia soltanto un ricordo della Storia passata: quella mentalità e quella cultura si riappropriano di noi ogni qual volta reagiamo con paura e con sentimento di superiorità verso chi vediamo diverso da noi, forse un ebreo, certamente un rumeno o un albanese o un nigeriano, o un omosessuale, o uno sciancato, o un orbo, o una donna. E per qualcuno ancora, perfino un comunista.
La ricchezza dell'umanità è fatta dalla diversità; se fossimo tutti uguali, saremmo soltanto macchine. Ma siamo uomini, con storie, identità, culture, vite, tutte differenti, e però tutte ugualmente significative perchè tutte apportatrici di contributi capaci di costruire la complessità del genere umano. Negare l'umanità del diverso da noi significa negare la nostra stessa umanità: non dimenticate che l'uomo nasce nel cuore dell'Africa, là dove vivono quegli uomini e donne neri che noi consideriamo inferiori a noi e che sono invece i nostri stessi progenitori.
Conserviamo quindi la memoria della nostra identità, perchè ciascuno di noi è anche quel nero, quel rumeno, quel marocchino, quello zingaro, quell'omosessuale che giudichiamo con tanto disprezzo, o con tanta paura.
Viviamo in un tempo nel quale l'accelerazione e la velocizzazione sembrano essere le forme identitarie del nostro costume quotidiano: tutto è rapido, veloce, si consuma in un baleno sostituito subito da altro che si consuma altrettanto rapidamente, un i-phone dietro l'altro, un videogioco che subito è un altro, un modello di i-pad che non hai nemmeno il tempo di conoscere e già ce n'è un altro più avanzato. Tutto si brucia in pochissimi attimi.
Eppure, noi siamo la nostra memoria; senza la memoria noi siamo soltanto un corpo di carne e di ossa. Nella società liquida che siamo diventati, dove valori e principi diventano subito polvere del passato e rischiamo di non capire nemmeno più chi siamo e ciò che vogliamo, celebrare il Giorno della Memoria vuol dire non soltanto voler ricordare che c'è stato un tempo nel quale si ammazzava e si sterminava chiunque veniva indicato come il nostro avversario, il nemico di cui avere paura, ma vuol dire anche riconoscere nella diversità dell'altro la ricchezza della nostra comune identità, marocchini e crescentinesi, nigeriani e trinesi, omosessuali e rumeni, albanesi e musulmani, calabresi ed ebrei. Tutti uguali nella nostra diversità, tutti uomini e donne, loro come noi, noi come loro.
domenica 26 gennaio 2014
Vent'anni con Silvio Berlusconi
Da La Stampa del 25 gennaio 2014
di Massimo Gramellini
Entrate con me nella macchina del tempo: oggi è il 25 gennaio 1994, tra ventiquattro ore Berlusconi annuncerà da tutti i televisori la sua discesa in campo e la storia d’Italia cambierà per sempre. Il videomessaggio è già stato registrato, ma forse si può fare ancora qualcosa. Dov’è Tom Cruise di Mission Impossible? Ci guardiamo intorno smarriti, il giornale serrato tra le mani, ma nessuno sembra rendersi conto di ciò che lo aspetta. Bossi lancia un ultimatum a Segni. Occhetto incontra i cristiano sociali. Pannella insulta i giornalisti. Ordinaria amministrazione, mentre questa è la vigilia di un giorno straordinario, per la miseria. «Ehi, qualcuno ci sente? Attenzione, sta per arrivarvi addosso Berlusc…». La sirena d’allarme viene inghiottita dal chiacchiericcio quotidiano. La figlia di Al Bano e Romina è sparita. Un ragazzo di Torino ha scritto al presidente Scalfaro perché impedisca alla fidanzata di abortire e l’Italia, tanto per cambiare, si è spaccata in due. Scorriamo i necrologi: l’anziana beneamata, l’esimio anestesista, il magistrato partigiano. Loro non sapranno mai. L’ultimo, in particolare, si è risparmiato un’inutile crudeltà.
Il solo ad annusare il pericolo è l’apache democristiano Mino Martinazzoli, che dichiara su «La Stampa» ad Augusto Minzolini: «Berlusconi vuole fare politica trattandoci come delle cameriere». Martinazzoli, la preveggenza del genio. Anche se, col senno di poi, parlando di cameriere era stato fin troppo ottimista. Risaliamo sconsolati sulla macchina del tempo, mentre uno scout fiorentino di diciotto anni ci chiede un passaggio per Palazzo Chigi.
mercoledì 22 gennaio 2014
Gli sgarbi
Pro memoria
Imparare a considerare gli sgarbi che riceviamo come informazioni su chi ce li fa. Non come occasioni di mortificazione.
lunedì 20 gennaio 2014
domenica 19 gennaio 2014
giovedì 16 gennaio 2014
La Stampa: Cota e altri 39 consiglieri, rinvio a giudizio (Luca Pedrale sì, Bresso no)
Da "La Stampa" web del 16 gennaio 2014
Sono in totale 40 i consiglieri regionali sotto accusa, per 17 si va verso l’archiviazione
Roberto Cota, presidente della Regione Piemonte
MASSIMILIANO PEGGIO, MAURIZIO TROPEANO
TORINO
TI CONSIGLIAMO:
Richiesta di rinvio a giudizio per Roberto Cota, presidente della Regione, nell’inchiesta su Rimborsopoli. Insieme alla sua sono state depositate questa mattina quelle di altri 39 consiglieri sotto accusa. Le richieste di archiviazione sono invece 17: Fabrizio Comba, Giampiero Leo, Gianluca Vignale, Fabrizio Biolè, Davide Bono, Eleonora Artesio, Antonino Boeti, Davide Gariglio, Stefano Lepri, Giuliana Manica, Angela Motta, Rocco Muliere, Aldo Reschigna, Gianni Ronzani, Gianna Pentenero, Mercedes Bresso, Monica Cerutti. La posizione di Luca Pedrale è archiviata solo per le accuse in concorso con Comba, Leo e Vignale, non come capogruppo, quindi il suo nome è anche fra quelli delle richieste di rinvio a giudizio.
Tra le accuse mosse a Cota anche quelle sull’acquisto delle mutande verdi a spese della Regione.
Due richieste di rinvio a giudizio riguardano anche Gabriele Moretti (concorso in peculato) e Sara Lupi (per concorso in truffa con il padre Maurizio). Supplemento di indagine per Andrea Stara.
L’inchiesta
L’inchiesta è quella per le spese sostenute con i fondi dei gruppi consiliari regionali. Iniziata nel 2012, l’inchiesta ha coinvolto 56 consiglieri per le ipotesi di peculato, truffa e finanziamento illecito ai partiti. Le indagini della Guardia di Finanza su scontrini e tabulati telefonici hanno permesso ai pm di circoscrive le contestazioni più gravi a 43 consiglieri, raggiunti nei mesi scorsi dagli avvisi di chiusura indagini, passo che precede la richiesta di rinvio a giudizio. Con la trasmissione al tribunale degli atti d’indagine, la procura ufficializzerà anche le richieste di archiviazione. Altri consiglieri, oltre a quelli non raggiunti dall’avviso di conclusione indagini, potrebbero evitare di finire alla sbarra.
L’archiviazione
I motivi dell’archiviazione sono racchiusi in 22 pagine. È stata ritenuta convincente la versione di Bresso, cioè che i servizi foto e video commissionati in campagna elettorale sono stati usati per il sito web del gruppo e quindi potevano rientrare nelle spese del gruppo
Le prime reazioni
Mercedes Bresso si dice «contenta di essere riuscita a chiarire la mia posizione». «Nel secondo interrogatorio con i pm – continua - ho chiarito nei minimi particolari il mio operato, dimostrando la correttezza del mio comportamento. Stiamo vivendo la pagina più brutta per l’istituzione regionale – prosegue l’ex presidente –: una Regione umiliata da un presidente eletto illecitamente e ora rinviato a giudizio per spese personali a carico della collettività. Mi domando – conclude Bresso - cos’altro deve succedere per costringere Cota a staccarsi dalla poltrona?».
«Andiamo avanti convinti di dimostrare la correttezza del nostro comportamento davanti al Gip»: Mario Carossa, capogruppo della Lega Nord, commenta così la richiesta di rinvio a giudizio per Rimbirsopoli. Il governatore Cota e tutta la squadra leghista in Regione dovranno affrontare l’udienza preliminare. Le parole di Carossa sembrano avvalorare la volontà della giunta regionale di andare avanti: «Tutto come previst0; sono contento per le richieste di archiviazioni per tutti tranne che per Bresso».
mercoledì 15 gennaio 2014
Nel Far West c'è anche la CH4
Non è che Crescentino sia fuori dal mondo, e dunque anche da noi gli ultimi giorni sono stati funestati da azioni malavitose. La prima veramente in stile Far West, con l'assalto di un'auto alla Tim sotto i portici (e non è la prima volta), la seconda con la sparatoria di ieri sera, gente perduta e ubriaca che non si è fermata al posto di blocco, i carabinieri che sono riusciti a bloccarli sparando, e ad arrestarli.
Spavento, ambulanze, gazzelle in frotte. Roba da telefilm, ma purtroppo è realtà pesante. La vita non vale una lira, la crisi si mangia ogni residuo di morale, il centro storico deserto e anche un po' fatiscente favorisce il degrado e le male azioni. E un grazie al cittadino che ha cercato di bloccare i malviventi in via Mazzini buttando vasi dal balcone, per fortuna che c'è ancora qualcuno che ha la voglia di reagire.
Ma il Far West c'è anche in versione colletti bianchi, ai nostri giorni. Ieri mattina il Segretario Comunale della nostra Città è andato dai Carabinieri a denunciare la scomparsa dal suo ufficio, in Municipio, del faldone con tutti i documenti della CH4. Stava alle spalle della scrivania, naturalmente erano copie di lavoro della dott. Piazza, ci sono altri esemplari.
Ma chi si infila nell'ufficio del Segretario, e come se niente fosse, non notato, se ne va con il faldone della CH4 sotto il braccio? E perché?
Un bel rebus.
Tutto questo in concomitanza con la ripresa della guerra politica intorno all'impianto a biomasse CH4 che doveva essere una risorsa e si è trasformato in problema. Alla vigilia delle Elezioni Amministrative, ancora una volta il tentativo è di addossare non ai proprietari ma all'Amministrazione la colpa della puzza che riprende a spizzichi e bocconi per tormentare gli abitanti dei dintorni.
Già questo andazzo ha fatto i suoi danni, consentendo a lungo a Brizio&Barra di ripararsi dietro la contesa. Se è solo una faccenda politica, perché preoccuparsi? In fondo, sono affari nostri, se è solo una questione di Maggioranza e Opposizione.
Invece no.
Invece è questione di mettere a punto tutte le tecniche che ancora non sono state attivate, dopo due anni, per proteggere i loro vicini di casa.
Invece è questione di accendere l'impianto di abbattimento odori, se mai è stato completato come in questi giorni i tecnici del Comune stanno per l'ennesima volta accertando.
Intanto ci stiamo muovendo con una diversa impostazione sul piano legale, seguendo le indicazioni dell'Avvocato Scaparone del Foro di Torino che ci aveva seguiti all'inizio della vicenda.
E speriamo di uscire dal Far West, anche. In tutti i sensi, quello di John Wayne, e quello dei colletti bianchi.
Spavento, ambulanze, gazzelle in frotte. Roba da telefilm, ma purtroppo è realtà pesante. La vita non vale una lira, la crisi si mangia ogni residuo di morale, il centro storico deserto e anche un po' fatiscente favorisce il degrado e le male azioni. E un grazie al cittadino che ha cercato di bloccare i malviventi in via Mazzini buttando vasi dal balcone, per fortuna che c'è ancora qualcuno che ha la voglia di reagire.
Ma il Far West c'è anche in versione colletti bianchi, ai nostri giorni. Ieri mattina il Segretario Comunale della nostra Città è andato dai Carabinieri a denunciare la scomparsa dal suo ufficio, in Municipio, del faldone con tutti i documenti della CH4. Stava alle spalle della scrivania, naturalmente erano copie di lavoro della dott. Piazza, ci sono altri esemplari.
Ma chi si infila nell'ufficio del Segretario, e come se niente fosse, non notato, se ne va con il faldone della CH4 sotto il braccio? E perché?
Un bel rebus.
Tutto questo in concomitanza con la ripresa della guerra politica intorno all'impianto a biomasse CH4 che doveva essere una risorsa e si è trasformato in problema. Alla vigilia delle Elezioni Amministrative, ancora una volta il tentativo è di addossare non ai proprietari ma all'Amministrazione la colpa della puzza che riprende a spizzichi e bocconi per tormentare gli abitanti dei dintorni.
Già questo andazzo ha fatto i suoi danni, consentendo a lungo a Brizio&Barra di ripararsi dietro la contesa. Se è solo una faccenda politica, perché preoccuparsi? In fondo, sono affari nostri, se è solo una questione di Maggioranza e Opposizione.
Invece no.
Invece è questione di mettere a punto tutte le tecniche che ancora non sono state attivate, dopo due anni, per proteggere i loro vicini di casa.
Invece è questione di accendere l'impianto di abbattimento odori, se mai è stato completato come in questi giorni i tecnici del Comune stanno per l'ennesima volta accertando.
Intanto ci stiamo muovendo con una diversa impostazione sul piano legale, seguendo le indicazioni dell'Avvocato Scaparone del Foro di Torino che ci aveva seguiti all'inizio della vicenda.
E speriamo di uscire dal Far West, anche. In tutti i sensi, quello di John Wayne, e quello dei colletti bianchi.
domenica 12 gennaio 2014
Gabriele Massa: il nostro Wi-Fi e le sue applicazioni
Come tutti i progetti con un inizio, una prosecuzione ed un termine, anche quello del wi-fi gratuito ha visto il suo punto di partenza dalle due piazze del centro storico, ossia Piazza Caretto e Piazza Vische. I due luoghi indicati sono stati i primi che hanno potuto godere del servizio hotspot, caratterizzato dalla possibilità, all'interno della zona coperta dal segnale, di connettersi ad internet in maniera gratuita ed illimitata temporalmente (24h). Sono state settimane orientate alla stabilizzazione del segnale e del servizio, al fine di rendere possibile, nei giorni a seguire, l'installazione di tutti gli altri punti hotspots distribuiti sul territorio comunale, frazioni comprese.
Com'è noto dall'inizio, anche le frazioni potranno fruire della banda larga gratuita in almeno un punto, comunemente situato nelle zone di maggiore aggregazione, fino ad arrivare ad un numero complessivo di 30 punti in tutto il territorio. Le zone coperte saranno, come anche comunicato precedentemente, le piazze, gli impianti sportivi, le scuole, i parchi gioco, la biblioteca.
La sperimentazione ha registrato fino ad ora circa 500 utenze, numero calcolato dal laboratorio Ixem Lab del Politecnico di Torino, con un download istantaneo e contemporaneo di circa 10 apparecchi elettronici. Il risultato si attesta sopra le aspettative, considerando che ora i punti sono numericamente molto ridotti rispetto alla totalità del progetto.
Molte saranno le possibilità fornite da questa tecnologia, che incroceranno la sperimentazione del Politecnico focalizzando maggiormente le attenzioni su tutti i risvolti sociali ed ambientali.
Infatti, tra non molto, grazie all'utilissimo apporto dell'assessore all'Ambiente del Comune di Crescentino Gianni Taverna, sarà possibile aggiornare e memorizzare, ai fini della sicurezza e della ricerca, un numero considerevole di variabili ambientali (altezza fiume Po e concentrazione di microparticelle nell'aria)
che influenzano la vita dei cittadini.
Progetto futuro e possibile sarà l'assistenza degli anziani che si trovano a vivere soli, con sensori non invasivi e di tecnologia sempre sperimentale.
Non ultimo, e come già indicato nel progetto originale, verranno installate videocamere nei luoghi più sensibili agli atti vandalici (parchi gioco, vie del centro). E dovranno stare attenti anche i padroni dei cani non forniti di regolare sacchetto...
Prossima modifica: cambierà il sistema di accesso, che necessiterà di un'autenticazione tramite rilascio delle credenziali dell'utilizzatore e dell'immediata restituzione di una password, attraverso un sistema automatico, da digitare ad ogni connessione.
Gabriele Massa
Assessore all'innovazione
giovedì 9 gennaio 2014
Una pista ciclabile per il Madur, un cartello che gli somiglia
Questo che vedete qui sotto è il modello di uno dei quattro segnali che saranno posti, non appena pronti, nei quattro punti definiti della nuova pista ciclabile di frazione Campagna, intitolata qualche settimana fa dalla Giunta al Madur, aka Enzo Cena, nostro indimenticabile concittadino, presidente della Pro Loco, persona buona e generosa, amato da tutti.
L'abbiamo pensata disegnata sulla sua personalità, con gli oggetti che lo contraddistinguevano, occhiali colorati, orologi ad ogni polso. Mi piace immaginare che lui da lassù sorriderà e ne sarà contento, la pista a lui intitolata passa davanti a casa sua.
Non appena i segnali saranno pronti, faremo una piccola inaugurazione e lo ricorderemo.
Ciao Enzo!!
L'abbiamo pensata disegnata sulla sua personalità, con gli oggetti che lo contraddistinguevano, occhiali colorati, orologi ad ogni polso. Mi piace immaginare che lui da lassù sorriderà e ne sarà contento, la pista a lui intitolata passa davanti a casa sua.
Non appena i segnali saranno pronti, faremo una piccola inaugurazione e lo ricorderemo.
Ciao Enzo!!
lunedì 6 gennaio 2014
L'ex Sindaco Novelli, D'Alema e il "valore" della furbizia
Sul Venerdì una gustosa intervista a Diego Novelli, ex sindaco di Torino, un "cattocomunista" della prima ora, si chiude con un succoso giudizio su Massimo D'Alema:
"Io continuo a pensare - dice Novelli - che sia una grande intelligenza politica. Ma ha sempre voluto essere troppo furbo.
Ai tempi della Bicamerale con Berlusconi glielo dissi in faccia:
- Tu farai la fine di Garibuja -
Lui mi replicò stizzito:
-E chi è questo Garibuja? -
Gli risposi
-Una maschera piemontese: uno che si credeva così furbo da mettere i soldi al sicuro nelle tasche degli altri-
Alla fine ho avuto ragione io, anche se non mi fa piacere: Massimo ha fatto proprio quella fine lì".
"Io continuo a pensare - dice Novelli - che sia una grande intelligenza politica. Ma ha sempre voluto essere troppo furbo.
Ai tempi della Bicamerale con Berlusconi glielo dissi in faccia:
- Tu farai la fine di Garibuja -
Lui mi replicò stizzito:
-E chi è questo Garibuja? -
Gli risposi
-Una maschera piemontese: uno che si credeva così furbo da mettere i soldi al sicuro nelle tasche degli altri-
Alla fine ho avuto ragione io, anche se non mi fa piacere: Massimo ha fatto proprio quella fine lì".
domenica 5 gennaio 2014
Bersani operato per emorragia cerebrale (e i cretini su Facebook)
Ore d'ansia nel pomeriggio della domenica di vigilia della Befana, per l'ex segretario del PD Pierluigi Bersani, che dopo un malessere si è presentato al pronto soccorso dell'ospedale della sua Piacenza e poi è stato trasferito d'urgenza a Parma dov'è stato operato per emorragia cerebrale.
Si potrà discutere delle sue scelte politiche e dei suoi sbagli, ma Bersani è un uomo che fa e ha fatto politica con il cuore. Gli va reso rispetto. Fare politica con il cuore è una grande fatica fisica, infatti. Pensate a come è cambiato e invecchiato in pochi mesi Papa Francesco, uno che incide sulla società con il Vangelo in mano. E avrete notato quanto è incanutito Obama, oppresso dalle proprie responsabilità.
E poi certo ci sono (anche fra noi) marpioni che godono invece del potere e se ne fanno belli, si rinvigoriscono a ogni colpo che piazzano, nutrendo il proprio Ego. "Il potere logora chi non ce l'ha", diceva Andreotti, e certo parlava di quelli come lui, che sono ancora tanti. Ma è giusto che la società sia nelle mani dei cinici?
Tanto più resto basita dalle frasi lette riportate da Twitter che elenca in un tweet alcuni commenti di Facebook, scritti mentre ancora la strada della cura di Bersani era da prendere: "Finalmente una buona notizia", "speriamo che ci resti secco", "riposa in pace, parassita", "Fuori uno! Vai a smacchiare i giaguari nell'aldilà".
Non so che uomini o donne siano. Spero di non conoscerne. Mi fanno paura.
Si potrà discutere delle sue scelte politiche e dei suoi sbagli, ma Bersani è un uomo che fa e ha fatto politica con il cuore. Gli va reso rispetto. Fare politica con il cuore è una grande fatica fisica, infatti. Pensate a come è cambiato e invecchiato in pochi mesi Papa Francesco, uno che incide sulla società con il Vangelo in mano. E avrete notato quanto è incanutito Obama, oppresso dalle proprie responsabilità.
E poi certo ci sono (anche fra noi) marpioni che godono invece del potere e se ne fanno belli, si rinvigoriscono a ogni colpo che piazzano, nutrendo il proprio Ego. "Il potere logora chi non ce l'ha", diceva Andreotti, e certo parlava di quelli come lui, che sono ancora tanti. Ma è giusto che la società sia nelle mani dei cinici?
Tanto più resto basita dalle frasi lette riportate da Twitter che elenca in un tweet alcuni commenti di Facebook, scritti mentre ancora la strada della cura di Bersani era da prendere: "Finalmente una buona notizia", "speriamo che ci resti secco", "riposa in pace, parassita", "Fuori uno! Vai a smacchiare i giaguari nell'aldilà".
Non so che uomini o donne siano. Spero di non conoscerne. Mi fanno paura.
venerdì 3 gennaio 2014
E' la campagna elettorale, bellezza
Non è da oggi che il Sindaco pro tempore scrive qui sopra di accettare solo commenti riconoscibili. I passanti leggono ciò che vogliono ed è un loro pieno diritto, ma la regola vale sempre, con il principio che si discute, anche a muso duro, ma mettendoci la faccia.
Da qualche giorno c'è un "virus" che sotto vari nomi, compreso quello di Giorgio che poi appare anche su Mauro at Large, pontifica sulla mia nullafacenza nel ruolo istituzionale, e poi sulle censure che accompagnano i commenti qui. Misteriosamente, un riassunto delle sue tesi che avevo pubblicato si è dissolto nel post sottostante, e dunque ho anche dovuto prendere le mie brave precauzioni sulla sicurezza del blog.
E' la campagna elettorale, bellezza.
Da qualche giorno c'è un "virus" che sotto vari nomi, compreso quello di Giorgio che poi appare anche su Mauro at Large, pontifica sulla mia nullafacenza nel ruolo istituzionale, e poi sulle censure che accompagnano i commenti qui. Misteriosamente, un riassunto delle sue tesi che avevo pubblicato si è dissolto nel post sottostante, e dunque ho anche dovuto prendere le mie brave precauzioni sulla sicurezza del blog.
E' la campagna elettorale, bellezza.
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