Ho visto le interviste ai ragazzi della Città che Cambia, del loro Capolista, di altri ex assessori, sul meritorio e spumeggiante blog "Mauro at Large".
E mi è venuta in mente la gag del pupillo, che andava molto in campagna elettorale presso i miei oppositori.
In effetti, nel 2009 Gabriele Massa è stato da me richiesto di entrare in lista. Poi da me nominato assessore, infine da me nominato vicesindaco, il che poteva anche accreditare l'ipotesi del pupillo.
Poi però è scomparso dalla mia esistenza, da quando ha scelto di candidarsi, e durante la campagna elettorale.
E a forza di scomparire, prima durante e dopo le elezioni, si deve anche essere dimenticato che per cinque anni ha lavorato con un sindaco: è riuscito a parlare un quarto d'ora nell'intervista su Mauro At Large, anche dei progetti che avevamo portato avanti durante la mia Amministrazione, compreso quel wi-fi che avevo fortemente incoraggiato (sottolineo fortemente) contro la diffidenza del "sempre il solito": e tutto senza mai pronunciare la parola "Venegoni" (ma bastava anche sindaco), come se tutto fosse nato sotto un cavolo.
Son ragazzi, ma sun pa foi.
mercoledì 8 ottobre 2014
sabato 4 ottobre 2014
giovedì 25 settembre 2014
La festa dei nonni (gente da celebrare)
I nonni, si sa, hanno assunto negli ultimi anni un ruolo indispensabile. Non solo si prendono cura dei nipoti quando i figli sono così fortunati da avere un lavoro, ma quando i figli sono in difficoltà, sono loro con la loro pensione a tenere in piedi le economie domestiche. Non parliamo della baldanza con la quale tirano avanti la carretta, alla faccia degli stereotipi che come mi diceva l'altro ieri il celebre sociologo De Masi sono duri a morire anche nei libri di testo scolastici: descritti con barba e bastone, indossano oggi in realtà tute da ginnastica e sono persone in genere sane e attive, cosa che la società fa ancora fatica ad accettare.
Il preambolo era indispensabile per ricordarvi che domenica 5 ottobre, ci sarà a Crescentino la prima Festa dei Nonni, per celebrare queste indispensabili persone alle quali, ciascuno nella propria infanzia ha dovuto molto. Io per esempio ho debiti più di tutti, verso la mia nonna che è rimasta con me fino a quando ho compiuto 40 anni, tenendo viva la memoria del fatto che avevo avuto una famiglia: sono rimasta orfana di entrambi i genitori a 26 anni, sono figlia unica, evviva la mia nonna Giovanna che mi ha fatto compagnia e mi ha dato affetto (scusate il dato personale, ma sono molto sensibile all'argomento, visto che la mia vita è andata così).
Dunque, la Festa dei Nonni è organizzata dalla benemerita LILT, da noi rappresentata dalla signora Vanna Fasciola (un'istituzione locale, nel campo) ora coadiuvata anche da sua nipote Nicoletta Ravarino, la mia amata ex assessora, donna tutta d'un pezzo piena di inimmaginabili risorse per un essere umano solo.
Il programma della manifestazione, al teatro Angelini, il 5 ottobre:
alle 15 inaugurazione
alle 15,30 un saluto del nuovo e già amatissimo Arcivescovo, monsignor Marco Arnolfo, un uomo dei nostri tempi.
A seguire
Spettacolo della Bottega Teatrale "La fame di Arlecchino"
Le danze di Sara Morolli e dei suoi Friends
Sorpresa finale, che non vi posso rivelare perché neanche io la so
Portate i vostri bambini, si divertiranno e impareranno cose nuove.
Naturalmente, c'è il patrocinio del Comune.
mercoledì 24 settembre 2014
Già ai tempi dei Romani...
"L'invidia è cieca, né altro sa fare che sminuire il valore altrui, corrompendo gli onori e i meriti che uno si merita"
Tito Livio
Tito Livio
venerdì 19 settembre 2014
Mosca e il secchio della volgarità
Che volgarità, appendersi (con mesi di ritardo, tra l'altro) alla campagna per la lotta alla Sla, per farsi belli davanti ai media e raccattare un po' di pubblicità e quattro risate con la tecnica delle torte in faccia.
Marameo
Marameo
giovedì 18 settembre 2014
Saint -Just
Il fine letterato ci ha tenuti in sospeso per anni sulla sua identità, rivelando una eccezionale capacità di segretezza o forse di isolamento, prima di fare outing proprio su questo blog.
Negli anni ha protestato per qualunque cosa si sia fatta. Qualunque. E - per problemi e frizioni che ci siano state - non è che siamo rimasti con le mani in mano...
Non è che semplicemente non gli piacesse, come può certo accadere, il taglio politico della mia Amministrazione?
E quanto l'ideologia può ancora oggi rendere ciechi, sordi, muti?
Ora sul blog di Mauro Novo il signor Omassi definisce la passata amministrazione di persone "diversamente parlanti". Con tutto il rispetto che nutro per i "diversamente qualcosa", mi piacerebbe sapere che cosa intende. Quale è il suo modello di capacità oratoria: per esempio, se stesso?
Io non so neanche che voce abbia, il signor Omassi.
Negli anni ha protestato per qualunque cosa si sia fatta. Qualunque. E - per problemi e frizioni che ci siano state - non è che siamo rimasti con le mani in mano...
Non è che semplicemente non gli piacesse, come può certo accadere, il taglio politico della mia Amministrazione?
E quanto l'ideologia può ancora oggi rendere ciechi, sordi, muti?
Ora sul blog di Mauro Novo il signor Omassi definisce la passata amministrazione di persone "diversamente parlanti". Con tutto il rispetto che nutro per i "diversamente qualcosa", mi piacerebbe sapere che cosa intende. Quale è il suo modello di capacità oratoria: per esempio, se stesso?
Io non so neanche che voce abbia, il signor Omassi.
lunedì 15 settembre 2014
La mensa sotto l'occhio del tiggì
Non è che a Crescentino ci siamo svegliati poveri, è che c'è stato un discendendo (che è il contrario di crescendo) e ora il fatto del costo della mensa, applicato anche ai più poveri, ci ha riportati al per così dire onore dei tiggì, dopo quella buffonata del lei e del tu messa in piedi lo scorso inverno dall'ora mite, arrendevole e silenzioso consigliere Mosca.
Allora ricevetti davvero un'infinità di mail a favore, sulla mia posta e in quella del Comune, per una piccola battaglia di educazione che ogni amministratore dovrebbe avere a cuore per la propria cittadinanza. Se di cuore puro, s'intende.
Oggi naturalmente non so, come sia andata per Greppi dopo il TG.
Ma il problema a Crescentino è che spesso non pagano neanche i ricchi, che fingono di dimenticarsi. Figuriamoci i poveri, così tanti che ce n'è, e mi dicono che l'assessore Arlotta sia duramente provato dall'incarico.
Una cosa è certa. La mensa bella e piena con l'educazione alimentare che l'assessore Ravarino aveva promosso, è un ricordo del passato. Già nello scorso anno scolastico si era dovuta trovare un'aula dove alcuni ragazzi mangiavano il panino, mentre gli altri stavano in mensa, e così capita dovunque. Chi non lavora, ora i ragazzi se lì porta a casa, per pranzo. Si torna all'antico.
La mensa è diventata un lusso, si perdono anche lì posti di lavoro, e non è solo da noi, che siamo una cittadina con intorno l'Italia.
Ma i poveri, quelli veri, spesso non hanno neanche i soldi per comprarsi da mangiare a casa. E senza solidarietã umana, di questi tempi, credetemi, non si va da nessuna parte. Pensateci, gente mia.
Allora ricevetti davvero un'infinità di mail a favore, sulla mia posta e in quella del Comune, per una piccola battaglia di educazione che ogni amministratore dovrebbe avere a cuore per la propria cittadinanza. Se di cuore puro, s'intende.
Oggi naturalmente non so, come sia andata per Greppi dopo il TG.
Ma il problema a Crescentino è che spesso non pagano neanche i ricchi, che fingono di dimenticarsi. Figuriamoci i poveri, così tanti che ce n'è, e mi dicono che l'assessore Arlotta sia duramente provato dall'incarico.
Una cosa è certa. La mensa bella e piena con l'educazione alimentare che l'assessore Ravarino aveva promosso, è un ricordo del passato. Già nello scorso anno scolastico si era dovuta trovare un'aula dove alcuni ragazzi mangiavano il panino, mentre gli altri stavano in mensa, e così capita dovunque. Chi non lavora, ora i ragazzi se lì porta a casa, per pranzo. Si torna all'antico.
La mensa è diventata un lusso, si perdono anche lì posti di lavoro, e non è solo da noi, che siamo una cittadina con intorno l'Italia.
Ma i poveri, quelli veri, spesso non hanno neanche i soldi per comprarsi da mangiare a casa. E senza solidarietã umana, di questi tempi, credetemi, non si va da nessuna parte. Pensateci, gente mia.
mercoledì 10 settembre 2014
Il Nucleare, problema di cui nessuno parla ma che abbiamo in casa
Da "La Stampa"
Maurizio Tropeano
Denuclearizzare il Piemonte. È questo l’obiettivo di una mozione firmata da 17 consiglieri regionali del centrosinistra che chiede al presidente della Giunta, Sergio Chiamparino di impegnarsi, anche in qualità di presidente dei governatori, per ottenere dal governo l’individuazione del sito unico di stoccaggio delle scorie nucleari. In caso contrario «la nostra regione che già oggi stocca il 96% dei rifiuti radioattivi presenti a livello nazionale diventi di fatto la pattumiera nucleare», spiega Marco Grimaldi, capogruppo di Sel e primo firmatario del documento.
Che cosa sta succedendo? Fra tre anni in base alle leggi europee, saranno restituite all’Italia i materiali radioattivi inviati nel corso degli anni a Sellafield, La Hague e Savannah River. Nei mesi scorsi, poi, la Francia ha bloccato gli ultimi viaggi di combustibile verso il suo territorio perché dubbiosa che l’Italia mantenga gli impegni e avvii il deposito nazionale, che deve essere pronto entro il 2025. «E così le ultime 47 barre di combustibile nucleare esaurito aspettano nella piscina della E. Fermi e altre 13,2 tonnellate di combustibile irraggiato giacciono all’Avogadro. Se il combustibile non parte, lo smantellamento dei siti si ferma», spiega Grimaldi.
Il Piemonte ospita ancora sul proprio territorio, tre siti nucleari con quattro impianti rappresentativi di tutto il ciclo del combustibile nucleare: l’impianto di Bosco Marengo e quello di Saluggia, dove c’è anche il deposito Avogadro e la centrale di Trino. «Ma è il sito di Saluggia a presentare le maggiori problematicità», continua Grimaldi.
L’interruzione delle attività nell’84 ha lasciato sul sito la quantità nazionale più rilevante di prodotti radioattivi di tutti i tipi, tra i quali i più pericolosi sono senz’altro i liquidi provenienti dal riprocessamento (circa 230 metri cubi contenuti in 5 serbatoi di acciaio, di cui oltre la metà catalogati in 2° categoria e il resto in 3°). La solidificazione di questi liquidi, attraverso la costruzione in loco di un impianto per la loro “cementazione”, rappresenta l’urgenza maggiore ormai da anni.
Attualmente a Saluggia l’azienda statale S.O.G.I.N., cui sono state trasferite le licenze di esercizio di FN, EUREX ed E. Fermi per gestirne la disattivazione, sta ultimando la costruzione del deposito D2 (scorie di 1° e 2° categoria) e apprestandosi a costruire un secondo deposito, il D3 (scorie di 3° categoria). Si tratta di depositi temporanei ma c’è il rischio è che questi modelli «bunkerizzati e con caratteristiche di funzionalità non inferiori ai 50 anni, finiscano per diventare la tappa ultima di quel 98% di scorie “espatriate”’ che presto faranno ritorno», spiega Grimaldi.
La rapida individuazione del sito per il deposito nazionale delle scorie diventa così uno strumento per evitare questo rischio visto che secondo i criteri definiti dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale il sito di Saluggia non sarebbe idoneo ad ospitarlo.
sabato 6 settembre 2014
Lettera
Ricevo e pubblico
Cara Venegoni,
Non è soltanto Mosca ad aver perso le ali, e direi anche finalmente, perché il suo rumore alla lunga era scomposto. Anche i cittadini intorno alla CH4 hanno smesso di lamentarsi.
Anche i titoli dei giornali sono diventati meno aggressivi.
Allegranza vota pro Greppi, e del suo ex pupillo Gabriele Massa si sono perse le tracce.
Che fine ha fatto?
E Taverna?
Una grande pace avvolge la nostra cittadina dopo tanti anni di nervosismo. Anche se non si farà più niente, in questi anni come nei 10 che l'hanno preceduta, saranno tutti tranquilli.
Quella che agitava tutti era lei, cara Venegoni. Ma non lei-lei. La sua presenza, i suoi dintorni aggressivi e la sensazione di guerra permanente che emanava il Comune.
Le dico solo che lei doveva mandare via molto prima il suo vicesindaco, che faceva squadra per conto suo. Ha fatto proprio male a non farlo, anche per se stessa.
Camilleri del Vercellese
Cara Venegoni,
Non è soltanto Mosca ad aver perso le ali, e direi anche finalmente, perché il suo rumore alla lunga era scomposto. Anche i cittadini intorno alla CH4 hanno smesso di lamentarsi.
Anche i titoli dei giornali sono diventati meno aggressivi.
Allegranza vota pro Greppi, e del suo ex pupillo Gabriele Massa si sono perse le tracce.
Che fine ha fatto?
E Taverna?
Una grande pace avvolge la nostra cittadina dopo tanti anni di nervosismo. Anche se non si farà più niente, in questi anni come nei 10 che l'hanno preceduta, saranno tutti tranquilli.
Quella che agitava tutti era lei, cara Venegoni. Ma non lei-lei. La sua presenza, i suoi dintorni aggressivi e la sensazione di guerra permanente che emanava il Comune.
Le dico solo che lei doveva mandare via molto prima il suo vicesindaco, che faceva squadra per conto suo. Ha fatto proprio male a non farlo, anche per se stessa.
Camilleri del Vercellese
giovedì 4 settembre 2014
domenica 31 agosto 2014
Mogherini ce l'ha fatta (facciamocela pure noi)
Federica Mogherini, 41 anni, ministro degli esteri della Repubblica Italiana, è diventata dopo un lungo braccio di ferro Lady Pesc, alto rappresentante agli esteri dell'Unione Europea.
Mi sono naturalmente ricordata di quanto poco vengano valutati, nel nostro paesello, sia i giovani che le donne, di quanto vengano tenuti da parte anche da quella parte politica che per natura e vocazione dovrebbe spingerli avanti, per i maneggi dei soliti furbacchioni assetati di quel potere da quattro soldi che certe cariche comportano. Basti pensare alle recenti elezioni amministrative.
Bene. Sono contenta per la Mogherini, penso che faccia bene a tutti, alle donne e ai giovani. Penso che la sua scelta darà coraggio alle ragazze di Crescentino che studiano e lavorano, e vorrebbero sporcarsi le mani con la politica ma il territorio è quello che è, come la mia storia insegna. Dai ragazze, datevi da fare. Il futuro è vostro.
Mi sono naturalmente ricordata di quanto poco vengano valutati, nel nostro paesello, sia i giovani che le donne, di quanto vengano tenuti da parte anche da quella parte politica che per natura e vocazione dovrebbe spingerli avanti, per i maneggi dei soliti furbacchioni assetati di quel potere da quattro soldi che certe cariche comportano. Basti pensare alle recenti elezioni amministrative.
Bene. Sono contenta per la Mogherini, penso che faccia bene a tutti, alle donne e ai giovani. Penso che la sua scelta darà coraggio alle ragazze di Crescentino che studiano e lavorano, e vorrebbero sporcarsi le mani con la politica ma il territorio è quello che è, come la mia storia insegna. Dai ragazze, datevi da fare. Il futuro è vostro.
martedì 26 agosto 2014
Quelli che benpensano
Sono rimasta un po' basita dalle reazioni alle novità che Mauro Novo va introducendo nel suo blog, con le interviste ai personaggi del paese.
I commenti sono negativi, ironici, vogliono mettere in cattiva luce Mauro e il suo collaboratore (che non conosco, sia chiaro) e alcuni sembra che passino la vita a costruire novità online, vista la tigna che mettono nelle proprie parole (e temo che non sia così).
Questa è la malattia del nostro paese. Non essere capaci di apprezzare chi si dà da fare senza alcun interesse se non la passione, essere invece bravi a tagliare le gambe a chiunque (tranne a quelli che ti fanno paura, e anche questo la dice lunga), così tutti (in teoria, per fortuna) preferiranno stare fermi e sarà raggiunto lo scopo che non succeda mai niente: un ideale purtroppo largamente condiviso. E' una cultura radicata, non so se si guarisce. Purtroppissimo.
I commenti sono negativi, ironici, vogliono mettere in cattiva luce Mauro e il suo collaboratore (che non conosco, sia chiaro) e alcuni sembra che passino la vita a costruire novità online, vista la tigna che mettono nelle proprie parole (e temo che non sia così).
Questa è la malattia del nostro paese. Non essere capaci di apprezzare chi si dà da fare senza alcun interesse se non la passione, essere invece bravi a tagliare le gambe a chiunque (tranne a quelli che ti fanno paura, e anche questo la dice lunga), così tutti (in teoria, per fortuna) preferiranno stare fermi e sarà raggiunto lo scopo che non succeda mai niente: un ideale purtroppo largamente condiviso. E' una cultura radicata, non so se si guarisce. Purtroppissimo.
sabato 16 agosto 2014
L'elogio dell'ipocrisia e le pericolose pratiche zen
Questo è soltanto l'inizio di un lungo articolo di Alessandro Piperno apparso la prima domenica d'agosto su "La lettura" del Corriere della Sera. Il resto del dottissimo percorso si sviluppa secondo parametri letterari, ma il succo che leggerete ha provocato vivissime discussioni in rete, e diviso i pareri.
Oltre la sincerità e l'ipocrisia, c'è una terza opzione, il silenzio, che ho imparato in questi anni volendo portare a termine una situazione a dir poco difficile. Certo, una cosa è la vita e una cosa la "politica" (con mille virgolette). Da quest'ultimo punto di vista non lo consiglio tanto perché fa male, il silenzio: non allo spirito, se è temprato, però poi ho capito che è il fisico a ribellarsi, e ti vengono fuori cose tremende. A me (per ora) è ancora andata abbastanza bene; sono solo stata 15 giorni senza poter camminare, fino a pochi giorni fa; ma dallo stesso giorno in cui io mi sono bloccata all'improvviso, mio cugino primo Gianni - che ha cominciato e finito in Liguria un mandato di sindaco come me, e aveva (amministrazione di destra) una situazione assai turbolenta in Giunta, e ha praticato il mio stesso esercizio zen - da quello stesso giorno è all'ospedale con emorragia cerebrale, e per fortuna si sta riprendendo e non subirà danni. Lui non si è nemmeno fatto saltare il tappo però, mai, fino alla fine (io, almeno, sì).
Dico fin d'ora a chi fosse stufo di queste considerazioni, di non praticare il blog "Amare Crescentino".
***************
di Alessandro Piperno
Tanti anni fa, nel dedalo di viuzze che ancora oggi compongono il vecchio ghetto di Roma, si aggirava una signora un po’ stramba a cui nessuno rivolgeva la parola. Si diceva fosse stata una ragazza spigliata, sbarazzina, straordinariamente procace. Qualcosa doveva essere andato storto se la sua occupazione odierna consisteva nel battere le vie del ghetto con un cane immaginario al guinzaglio. Lo vezzeggiava, lo rimbrottava continuamente, suscitando la costernazione dei passanti. Quando la vidi per la prima volta stavo accompagnando mio nonno da un cliente. Ero abbastanza piccolo da trovare sbalorditiva la vista di una signora che parla con un cane inesistente. Immaginate allora il mio stupore quando mio nonno si chinò sull’invisibile bestiolina chiedendo con disinvoltura: «Come si chiama questo adorabile cagnetto?». «Si chiama Zeta».
Ho un ricordo abbastanza preciso della mia indignazione. Come poteva mio nonno farsi beffe della follia di un’alienata? Non aveva alcun rispetto per lei? Cosa lo aveva indotto a un così impudente gesto di scherno? Pochi giorni dopo, mio nonno ed io ci imbattemmo ancora nella signora. Stavolta fu lei ad avvicinarsi e a sorriderci. «Mi scusi, dottor Piperno, Zeta voleva farle le feste!». Fu allora che capii che la sollecitudine con cui mio nonno aveva assecondato la pazzia della signora non aveva l’intento derisorio che le avevo attribuito. Era un semplice disinteressato gesto di cortesia.
Passa qualche anno. Sono vicino alla laurea. La mia arroganza trae linfa dal carisma sessuale conferitomi dalla mia nuova ragazza. È molto carina, ci adoriamo. Una sera siamo seduti al tavolo di una pizzeria in Prati quando entra una mia compagna di classe che ai tempi del liceo mi piaceva parecchio. Mi alzo e corro a salutarla. Quando mi risiedo, la mia ragazza, piuttosto immusonita, mi dice: «Non pensavo ti piacessero ragazze del genere». La gelosia è la sua debolezza. Ecco perché dovrei rassicurarla. Dirle che non mi piace alcun genere di ragazza, perché a me piace solo lei. E invece mi metto lì a concionare. Non solo mi piacciono quel genere di ragazze lì, ma anche un’altra dozzina di generi che lei non può neppure immaginare. Poi alzo il tiro, snocciolando verità a buon mercato: la monogamia non ha senso, è un’impostura puritana; tutti siamo potenziali adulteri, soprattutto quelli che dicono di non esserlo. La foga oratoria trova requie solo alla comparsa della prima lacrima sulla guancia della mia ragazza. L’ho insultata. L’ho resa inutilmente infelice. L’ho fatta piangere. E tutto in nome di una verità che ciascuno di noi conosce, ma che non è così urgente ricordare al prossimo.
Sono solo due esempi, tratti dalla mia esperienza, che mostrano in modo plastico quanto la sincerità sia sopravvalutata. Detesto le persone schiette. Quelle che ti sbattono in faccia quello che pensano. Che ti dicono che sei ingrassato, che hai scritto un articolo insulso, che mentre parlavi di fronte alla vasta platea erano tutti ipnotizzati dal pezzo di spinacio incastrato tra i canini del conferenziere. Per non dire di quelli che proprio ieri hanno visto la tua ex mano nella mano con un altro tizio («sembravano felici»). Mi fa infuriare la finta coscienza immacolata, la malafede travestita da buonafede. Trovo volgare la retorica del pane al pane. E invece ho un debole per le ragazze che dopo il sesso ti dicono che non è mai stato così bello, per gli oncologi pietosi, gli avvocati ottimisti, i ruffiani di ogni foggia e colore. Adoro gli ipocriti. Un grande scrittore francese del secolo scorso diceva che la sincerità è la bava del cattivo umore. Non sempre naturalmente, ma molto spesso l’esigenza di dire una verità spiacevole cela un’inconfessabile frustrazione, un malanimo dissimulato.
martedì 12 agosto 2014
O Capitano, mio capitano
Cordoglio generale per la morte di un grandissimo attore, forse suicida per depressione, Robin Williams. Il suo must, L'attimo Fuggente.
Tutti abbiamo avuto un professore che ha dato il là alla nostra vita. In quel film, egli lo impersonò magistralmente.
Il professore che mi ha dato il là è stato Carlo Talenti, che insegnava storia e filosofia al liceo classico Palli di Casale Monferrato che ho frequentato. Mi viene in mente, dall'altra parte della barricata, un episodio del 25 aprile di 2 anni fa, quando al teatro Angelini durante la commemorazione della Resistenza salì sul palco un uomo canuto e riccioluto, che cominciò a leggere e declamare con grande abilità. Ne fummo tutti affascinati. Al termine del suo discorso, l'uomo scese e mi si avvicinò, spiegandomi di essere stato mio allievo al Liceo Scientifico di Borgosesia, dove avevo insegnato (a mia volta) storia e filosofia; mi disse anche di essere l'attuale preside del medesimo liceo, con la stessa laurea. Che colpo. E' uno dei ricordi che mi ripagano in parte di tutte le amarezze che ho ingurgitato negli ultimi cinque anni.
Vabbé, eccovi la poesia di Walt Whitman dopo l'assassinio di Abramo Lincoln, pezzo forte del film "L'attimo fuggente", e RIP Robin Williams.
Oh! Capitano, mio Capitano, il tremendo viaggio è compiuto,
La nostra nave ha resistito ogni tempesta: abbiamo conseguito il premio desiderato.
Il porto è prossimo; odo le campane, il popolo tutto esulta.
Mentre gli occhi seguono la salda carena,
la nave austera e ardita.
Ma o cuore, cuore, cuore,
O stillanti gocce rosse
Dove sul ponte giace il mio Capitano.
Caduto freddo e morto.
O Capitano, mio Capitano, levati e ascolta le campane.
Levati, per te la bandiera sventola, squilla per te la tromba;
Per te mazzi e corone e nastri; per te le sponde si affollano;
Te acclamano le folle ondeggianti, volgendo i cupidi volti.
Qui Capitano, caro padre,
Questo mio braccio sotto la tua testa;
È un sogno che qui sopra il ponte
Tu giaccia freddo e morto.
Il mio Capitano tace: le sue labbra sono pallide e serrate;
Il mio padre non sente il mio braccio,
Non ha polso, né volontà
La nave è ancorata sicura e ferma ed il ciclo del viaggio è compiuto.
Dal tremendo viaggio la nave vincitrice arriva col compito esaurito,
Esultino le sponde e suonino le campane!
Ma io con passo dolorante
Passeggio sul ponte, ove giace il mio Capitano caduto freddo e morto.
(traduzione di Antonio Agresti, in "Abramo Lincoln", Formiggini, Genova 1913)
Tutti abbiamo avuto un professore che ha dato il là alla nostra vita. In quel film, egli lo impersonò magistralmente.
Il professore che mi ha dato il là è stato Carlo Talenti, che insegnava storia e filosofia al liceo classico Palli di Casale Monferrato che ho frequentato. Mi viene in mente, dall'altra parte della barricata, un episodio del 25 aprile di 2 anni fa, quando al teatro Angelini durante la commemorazione della Resistenza salì sul palco un uomo canuto e riccioluto, che cominciò a leggere e declamare con grande abilità. Ne fummo tutti affascinati. Al termine del suo discorso, l'uomo scese e mi si avvicinò, spiegandomi di essere stato mio allievo al Liceo Scientifico di Borgosesia, dove avevo insegnato (a mia volta) storia e filosofia; mi disse anche di essere l'attuale preside del medesimo liceo, con la stessa laurea. Che colpo. E' uno dei ricordi che mi ripagano in parte di tutte le amarezze che ho ingurgitato negli ultimi cinque anni.
Vabbé, eccovi la poesia di Walt Whitman dopo l'assassinio di Abramo Lincoln, pezzo forte del film "L'attimo fuggente", e RIP Robin Williams.
Oh! Capitano, mio Capitano, il tremendo viaggio è compiuto,
La nostra nave ha resistito ogni tempesta: abbiamo conseguito il premio desiderato.
Il porto è prossimo; odo le campane, il popolo tutto esulta.
Mentre gli occhi seguono la salda carena,
la nave austera e ardita.
Ma o cuore, cuore, cuore,
O stillanti gocce rosse
Dove sul ponte giace il mio Capitano.
Caduto freddo e morto.
O Capitano, mio Capitano, levati e ascolta le campane.
Levati, per te la bandiera sventola, squilla per te la tromba;
Per te mazzi e corone e nastri; per te le sponde si affollano;
Te acclamano le folle ondeggianti, volgendo i cupidi volti.
Qui Capitano, caro padre,
Questo mio braccio sotto la tua testa;
È un sogno che qui sopra il ponte
Tu giaccia freddo e morto.
Il mio Capitano tace: le sue labbra sono pallide e serrate;
Il mio padre non sente il mio braccio,
Non ha polso, né volontà
La nave è ancorata sicura e ferma ed il ciclo del viaggio è compiuto.
Dal tremendo viaggio la nave vincitrice arriva col compito esaurito,
Esultino le sponde e suonino le campane!
Ma io con passo dolorante
Passeggio sul ponte, ove giace il mio Capitano caduto freddo e morto.
(traduzione di Antonio Agresti, in "Abramo Lincoln", Formiggini, Genova 1913)
domenica 10 agosto 2014
Nell'Iran moderno ai blogger va decisamente peggio che da noi
IRAN: UCCISE BLOGGER IN CELLA, POLIZIOTTO CONDANNATO A CARCERE E FRUSTATE.
Teheran
Un poliziotto iraniano è stato condannato a tre anni di carcere, due di esilio all'interno del Paese e a 74 frustate per l'omicidio premeditato di un blogger nel 2012. Lo riferiscono i media iraniani spiegando che Sattar Beheshti, 35 anni, era stato all'arrestato il 12 ottobre di due anni fa per aver criticato il regime di Teheran su Internet e il 3 novembre era stato trovato morto nella sua cella nel carcere di Kahrizak. I gruppi di opposizione denunciarono che l'uomo era stato torturato a morte. La procura di Teheran ha quindi stabilito che la morte di Beheshti è stata ''probabilmente causata da diversi colpi ricevuti in parti sensibili del suo corpo o per una pressione psicologica estrema''. L'omicidio premeditato è tra i reati punibili con la pena capitale in Iran e per questo l'avvocato della famiglia della vittima, Giti Pourfazl, ha definito ''sorprendente'' la condanna a tre anni di carcere per l'agente. (Adnkronos)
venerdì 8 agosto 2014
Fubini, così siamo noi italiani (e cambiare?)
Da "Repubblica" del 7 agosto, un'analisi del giornalista economico Federico Fubini che ci racconta quel che noi italiani fummo, e quel che siamo e saremo, con una lucidità rara.
FORSE il problema non è tanto l’ennesima recessione, ma il fatto che tutto ritorni così simile a se stesso in questo Paese. Nel giugno del ‘44, già pensando al dopoguerra, Luigi Einaudi scrisse al direttore dell’ Economist una supplica agli alleati di non forzare l’Italia a diventare un’economia moderna. Non perché le riforme non fossero necessarie, spiegò, ma per non creare una reazione di rigetto in un’Italia dove il fascismo era morto, ma lo sciovinismo restava vivo e vegeto.
«I NOSTRI rappresentanti verrebbero banditi come traditori e agenti dei poteri finanziari plutocratici stranieri», scrisse Einaudi.
«I NOSTRI rappresentanti verrebbero banditi come traditori e agenti dei poteri finanziari plutocratici stranieri», scrisse Einaudi.
Questa sembra di averla già sentita, più di recente. Altrettanto familiare suona anche la previsione formulata allora dal futuro presidente e i successivi esiti. Einaudi promise agli angloamericani che gli italiani sarebbero stati felici di fare le riforme da sé, se solo fosse stata lasciata loro la sovranità (oggi diremmo: niente troika). Non successe. Lo Stato corporativo cambiò nome o bandiere ma non la sua struttura, che ancora oggi si perpetua. L’Iri sopravvisse e oggi il virus dell’invadenza della politica nelle banche e nelle imprese infuria con oltre diecimila società partecipate dallo Stato: per lo più costose per il cittadino, monopoliste e inefficienti. E la burocrazia dell’Italia democratica rimane più votata al controllo e allo scarico di responsabilità che all’efficienza e al servizio. Così l’Italia ha attraversato il dopoguerra avendo cambiato le istituzioni politiche, ma non quelle dell’economia fascista.
Avanti veloce di settant’anni ed è difficile non accorgersi di cosa sta succedendo. Puntualmente il governo di turno annuncia la ripresa, che poi non arriva. Nell’ultimo decennio il Tesoro ha sempre sbagliato per eccesso le stime di crescita dell’anno in corso. Dall’avvio dell’euro l’Italia è il solo Paese, Grecia inclusa, nel quale il reddito per abitante è calato. Negli ultimi venti anni non c’è stata quasi crescita economica, il risultato peggiore fra le 34 democrazie avanzate dell’Ocse. In questo secolo la produttività – la capacità di generare reddito in un’ora di lavoro – è rimasta ferma mentre è salita in Germania, Francia, Gran Bretegna, Stati Uniti, Spagna, Svezia e una quantità di altri concorrenti. Eurostat stima che l’export di alta tecnologia è il 6% del totale per l’Italia, ma il 16% nella media europea.
Le istituzioni economiche ereditate dal fascismo, sopravvissute con molte metamorfosi, si stanno dimostrando incompatibili con il ventunesimo secolo. Non si può più vivere di protezionismo e autarchia (oggi diremmo: tutela degli insider e «decrescita felice »). Ciò che fa vivere è la capacità di innovare e sostenere imprese pensate per stare su mercati globali, invece la struttura dell’economia italiana ha prodotto l’opposto. Il tempo medio per una causa civile o commerciale è di 2992 giorni (900 in Germania) perché gli avvocati continuano a prendere parcelle basate sulla durata di un caso, mentre i magistrati sono pochi e non vengono valutati sul loro rendimento. Normale poi che in queste condizioni gli investimenti diretti esteri in Italia fra il 2009 e il 2013 siano stati di 80 miliardi, contro i 126 della Francia, 143 della Spagna, 187 della Germania e 261 della Gran Bretagna.
Quanto alle aziende, ormai la loro dimensione media è di appena quattro addetti e solo una su cento ne ha più di 50. Gli imprenditori vengono incoraggiati a restare piccoli, con tanto di retorica sul loro eroismo, quando invece è ormai ovvio che per stare sul mercato hanno bisogno di una taglia più grande. Rafael Domenech del Bbva stima che un’azienda di 250 addetti crea in un’ora di lavoro tre volte più prodotto e più reddito (anche per gli operai) rispetto a un’azienda di soli dieci. Eppure in Italia si incentivano ancora le imprese a restare nane offrendo contratti di lavoro meno blindati solo a chi assume non oltre 15 persone: così il lavoro diventa meno efficace, i prodotti poco competitivi e vendibili solo a prezzi bassi, dunque il fatturato cala, i compensi anche, crolla la domanda interna e non basteranno certo 80 euro a rianimarla.
Quanto alle tasse e il rapporto con la burocrazia, non c’è solo un’imposizione fiscale sulle imprese che arriva al 65,8% del fatturato: il 23% in più della media europea. C’è anche l’incredibile, addirittura offensiva complessità. Confartigianato stima che fra aprile 2008 e marzo 2014 sono state introdotte in Italia 629 nuove leggi tributarie, due alla settimana negli ultimi sei anni. Per ognuna che semplificava, oltre cinque hanno introdotto una nuova complicazione. Gli adempimenti impongono quasi due mesi di lavoro di un mini-imprenditore l’anno: tutto tempo negato all’innovazione, alla cura del prodotto, ai viaggi per ricavarsi nuovi mercati esteri.
La lista delle assurdità potrebbe continuare. Ma vista così, questa non è solo una nuova recessione: la storia è piena di Paesi che a un certo punto entrano in fasi di declino di lungo periodo. L’economia argentina era davanti a Francia, Germania e Italia nel 1914, con un reddito medio per abitante fra i più alti al mondo. Un secolo dopo l’Argentina è quasi un paria internazionale, il reddito sceso al 43% dei più ricchi. Fra il 1945 e il 1976 anche la Gran Bretagna è cresciuta di meno di metà del resto d’Europa. La Germania è stata il malato d’Europa negli anni ’90 e il Giappone ha già vissuto due «decenni perduti» (crescendo il doppio dell’Italia però).
Alcuni di questi Paesi si sono ribellati alle loro stesse contraddizioni, e ne sono usciti: Gran Bretagna o Germania insegnano. Il Giappone sta lottando per scrollarsi il declino di dosso, assumendosene i rischi e la fatica. Altri infine preferiscono abbaiare ai capri espiatori, i plutocrati, George Soros, la Merkel o la Bce, e restare in trappola. L’Argentina è un monito anche per noi. Ora più che mai, dobbiamo decidere dove vogliamo andare.
sabato 2 agosto 2014
Italcardano, i pregiudizi fanno male a tutti
Nel caso dell'Italcardano, assisto con perplessità alla deriva poco logica del normale rapporto fra fonti e informazione. L'informazione in questi ultimi anni è molto cambiata: non solo non ci sono più le ferie signora mia, non solo è sparito l'esodo del primo agosto; non solo ha chiuso l'Unità (che dispiacere), ma il web si sta mangiando l'accesso alle notizie, un tempo appannaggio della sola carta stampata. Ne soffrono tutti i giornali del mondo, dal New York Times alla Gazzetta di Lorini. E lo dico per fare un paragone di larga scala, non per vendicarmi di un foglio i cui strali continuano ad essere indirizzati soltanto a me, che sono rimasta l'unico male del mondo e non ho fatto una cosa buona - una - in 5 anni.
E poi, dicevo, ci sono i blog, moltissimi nel mondo, proprio come quello di Mauro Novo e questo, che parlano delle città e delle comunità, dei loro problemi, delle loro allegrie (poche, di questi tempi). Tocca farsene una ragione, vivere nel presente.
Mi dispiace che alla base del trattamento subito da parte di Mauro Novo davanti all'Italcardano, sia da alcuni operai che dalle RSU, ci sia un pregiudizio che non tiene conto dello specifico dei blog, e che non fa bene alla causa dei lavoratori e nemmeno all'immagine del Sindacato, alle prese con una vertenza difficile in un'azienda che attraversa un momento (lungo, in verità) di crisi.
Non è certo il silenzio quello che giova, come se si trattasse di un affare aumm-aumm, e non invece di un argomento che tocca la vita e i portafogli già duramente provati di molti crescentinesi, e non solo.
Vietate le foto e le dichiarazioni a Mauro, che è andato fin lì a documentare con la consueta precisione e diligenza questo affaire di cui si è molto parlato. Attacchi, oltre che a lui, anche a questo blog, del quale si parla e spesso non con simpatia: sarà anche perché io per 4 anni e qualcosa ho come lavorato in una dépendance della multinazionale, e conosco e non ho apprezzato alcuni metodi che altri invece continuano ad apprezzare, malgrado tutto.
Sono stata io la prima ad affrontare l'argomento Italcardano sul blog, perché mi sono arrivate notizie precise dall'interno, di persone che già erano state contattate dai vertici in vista delle "novità". Nelle poche righe, oltre a dare genericamente la notizia, offrivo solidarietà ai lavoratori e spazio al Sindacato che non si è fatto vivo. Ho commesso un reato? Certo che no. Un blog dà legittimamente notizie, e ne chiede.
Sono arrivati naturalmente molti commenti, sia su Mauro at Large che qui, e molti anonimi. E' noto che invoco sempre la glasnost, ma non ce l'ho fatta per ora a far firmare la gente, ancora grazie che si danno un nick (io altrimenti non pubblico, almeno quello...). Il Sindacato si è indispettito, mi dice Mauro, per le critiche che gli sono state mosse. Ma nessuno è più intoccabile: anche questo succede, non solo la miseria imperante, la scomparsa delle ferie, la chiusura dell'Unità. Quel che si legge, dovrebbe anzi essere utile ai rappresentanti dei lavoratori per le proprie valutazioni complessive.
Insomma, il comunicato che c'è e non arriva, il rifiuto di dare informazioni a un organo locale di informazione, sono segni di un pregiudizio che non fa onore a chi ce l'ha. Sono sintomi di passatismo, che non giova alla causa del futuro dell'azienda ormai storica sul nostro territorio. Pensiamoci, tutti.
E poi, dicevo, ci sono i blog, moltissimi nel mondo, proprio come quello di Mauro Novo e questo, che parlano delle città e delle comunità, dei loro problemi, delle loro allegrie (poche, di questi tempi). Tocca farsene una ragione, vivere nel presente.
Mi dispiace che alla base del trattamento subito da parte di Mauro Novo davanti all'Italcardano, sia da alcuni operai che dalle RSU, ci sia un pregiudizio che non tiene conto dello specifico dei blog, e che non fa bene alla causa dei lavoratori e nemmeno all'immagine del Sindacato, alle prese con una vertenza difficile in un'azienda che attraversa un momento (lungo, in verità) di crisi.
Non è certo il silenzio quello che giova, come se si trattasse di un affare aumm-aumm, e non invece di un argomento che tocca la vita e i portafogli già duramente provati di molti crescentinesi, e non solo.
Vietate le foto e le dichiarazioni a Mauro, che è andato fin lì a documentare con la consueta precisione e diligenza questo affaire di cui si è molto parlato. Attacchi, oltre che a lui, anche a questo blog, del quale si parla e spesso non con simpatia: sarà anche perché io per 4 anni e qualcosa ho come lavorato in una dépendance della multinazionale, e conosco e non ho apprezzato alcuni metodi che altri invece continuano ad apprezzare, malgrado tutto.
Sono stata io la prima ad affrontare l'argomento Italcardano sul blog, perché mi sono arrivate notizie precise dall'interno, di persone che già erano state contattate dai vertici in vista delle "novità". Nelle poche righe, oltre a dare genericamente la notizia, offrivo solidarietà ai lavoratori e spazio al Sindacato che non si è fatto vivo. Ho commesso un reato? Certo che no. Un blog dà legittimamente notizie, e ne chiede.
Sono arrivati naturalmente molti commenti, sia su Mauro at Large che qui, e molti anonimi. E' noto che invoco sempre la glasnost, ma non ce l'ho fatta per ora a far firmare la gente, ancora grazie che si danno un nick (io altrimenti non pubblico, almeno quello...). Il Sindacato si è indispettito, mi dice Mauro, per le critiche che gli sono state mosse. Ma nessuno è più intoccabile: anche questo succede, non solo la miseria imperante, la scomparsa delle ferie, la chiusura dell'Unità. Quel che si legge, dovrebbe anzi essere utile ai rappresentanti dei lavoratori per le proprie valutazioni complessive.
Insomma, il comunicato che c'è e non arriva, il rifiuto di dare informazioni a un organo locale di informazione, sono segni di un pregiudizio che non fa onore a chi ce l'ha. Sono sintomi di passatismo, che non giova alla causa del futuro dell'azienda ormai storica sul nostro territorio. Pensiamoci, tutti.
lunedì 21 luglio 2014
Don Eusebio
Erano anni, quelli, nei quali non c'era né la comunità musulmana né quella ortodossa. Non c'erano i buddisti, e nemmeno i testimoni di Geova.
Erano anni nei quali non c'erano discoteche da andare a visitare lontano, ma soltanto il Canarino in piazza Garibaldi con l'orchestrina dal vivo che suonava "Ora sei rimasta sola", per le ragazze così fortunate da aver genitori che le lasciavano uscire il sabato o la domenica sera (io, no).
Erano anni nei quali c'era aperto il Cinema Moderno (prossimamente: "vendonsi appartamenti in prestigioso edificio storico crescentinese") e le coppiette di ragazzi andavano a vedere Alberto Sordi per scambiarsi i primi baci.
Insomma, Crescentino era praticamente autonoma nei servizi e nelle distrazioni, anche perché le macchine non c'erano e tanto, se eri adolescente, non ti veniva neanche in mente che potevi andare altrove (l'altrove, poi, erano Livorno e Cigliano quando si esagerava).
Erano anni nei quali tutta la vita sociale della gioventù, dorata e non, si svolgeva intorno alle strutture della Chiesa. Le classi sociali si mescolavano e convivevano con naturalezza e senza troppe invidie.
La domenica pomeriggio, le ragazze andavano dalle suore in via Bolongara, i ragazzi all'Oratorio. "Loro" giocavano a pallone. Noi ricamavamo, o imparavamo il catechismo dalla Neti o dalla Caterina Bosso (Caterina, credo: comunque, l'ancora bellissima mamma dell'attuale dottor Bianco della Tao, che affitta al Comune le case di via Mazzini). Suor Giovannina e Suor Francesca ci tenevano d'occhio (eravamo già una generazione un po' più agitata delle precedenti); suor Scolastica, la superiora, era troppo vecchia per darci retta.
Don Eusebio era capitato in Parrocchia come il cacio sui maccheroni. Era un giovane sacerdote molto attivo, molto naturalmente bravo nei rapporti sociali. Capace di stabilire rapporti con tutte le generazioni, ascoltare anche fuori confessione le ansie e i mugugni, i problemi e le difficoltà dai 12 ai 90 anni. Il tutto senza andare a casa di nessuno, senza partecipare a pranzi o cene collettive (forse non ce n'erano neanche, non mi ricordo comunque). Andavano tutti da lui, che stava spesso all'Oratorio, allora sempre aperto e frequentatissimo.
Era simpatico, rideva volentieri, conosceva tutti, organizzava tornei di pallone e calcio-balilla, corsi di inglese e altre, scusate, diavolerie. Sempre nell'ambito dell'oratorio.
Crescentino, o almeno la maggior parte della città, si innamorò subito di questo giovane e pimpante viceparroco di un amore sincero e viscerale. Non ricordo altri sacerdoti così amati, non ce ne sono stati.
Quel che mi ricordo, poi, è che un brutto giorno si sparse fra noi ragazzi la notizia che Don Eusebio era stato mandato via dalla città, a Curino, oscuro e lontano posto in Valsesia, dov'era stato promosso parroco (se ricordo bene, eh).
Successe la rivoluzione. Ricordo i muri dei portici e quelli dell'Oratorio pieni di scritte inneggianti a Don Eusebio e contro la Chiesa. Fu una parentesi lunga e difficile, per noi giovani e giovanissimi una botta al cuore, incomprensibile. Si sparsero, figuriamoci, pettegolezzi di ogni tipo.
Ricordo che andai a trovare Don Eusebio in quel paesino, su su a Curino, con il mio morosino dell'epoca e un gruppo di amici. Lo scrutavamo, lo interrogavamo, ma lui non rispondeva. Sorrideva, ma mi pareva che non avesse più il sorriso aperto come prima.
Ricordo che quando arrivò anche il nuovo parroco, don Migliavacca, uomo di tutt'altro e antico stampo, per un bel po' le presenze in Chiesa diminuirono notevolmente.
Ora quel Don Eusebio lì, della mia adolescenza e di quella di tanti altri, non c'è più. Da decenni era parroco alla Concordia di Vercelli. Aveva 87 anni, pazzesco. Non riesco a pensarlo vecchio.
Lo seppelliscono oggi.
Confesso che mi è venuto un nodo in gola.
Un'altra bella botta di nostalgia. Mi sono ricordata tutte queste cose che vi ho raccontato, avevo voglia di condividerle.
Addio a Don Eusebio. Un uomo, ma anche un pezzo della gioventù di tanti Crescentinesi, che se ne va.
domenica 20 luglio 2014
Italcardano, licenziamenti
Mi dicono che all'Italcardano, proseguendo nel piano di ristrutturazione già annunciato, hanno cominciato a licenziare gli "esuberi". Circolano i primi nomi ai quali il provvedimento è stato ormai reso noto. Già non è un bel momento, ci mancava anche questa.
Solidarietà ai lavoratori colpiti.
Ospiterò volentieri un comunicato del Sindacato, e le testimonianze di chi ne sa di più (che non possono ovviamente essere anonime).
Solidarietà ai lavoratori colpiti.
Ospiterò volentieri un comunicato del Sindacato, e le testimonianze di chi ne sa di più (che non possono ovviamente essere anonime).
martedì 15 luglio 2014
Pedrale patteggia un anno e 6 mesi, Tiramani e Cortopassi rinviati a giudizio
Il cosiddetto caso delle mutande verdi che ha squassato la Regione leghista di Cota è arrivato a una prima conclusione, come potete leggere qui sotto nelle cronache della Stampa di ieri. Luca Pedrale ha patteggiato 1 anno e sei mesi, Tiramani e Cortopassi sono stati rinviati a giudizio. Li ricordo perché sono stati personaggi di rilievo nella passata legislatura anche qui da noi, e in particolare Tiramani mi ha crocifissa sulla vicenda dei container agli zingari: ricordate che addirittura la Regione chiese la restituzione del container quando scoprì che dentro non ci stavano dei crescentinesi, ma dei Rom? Avesse pensato più ai poveretti e ai diseredati che alle sue note spese, sarebbe stato meglio anche per lui.
In tutto, comunque, la Regione ha riavuto indietro 2 milioni. 2 milioni!
Da "LA STAMPA" DEL 14 LUGLIO 2014
Per lo scandalo Rimborsopoli
4 condanne e 14 patteggiamenti
Imputate 41 persone, fra le quali l’ex presidente del Consiglio regionale Cattaneo: 23 i rinvii a giudizio
L’ex presidente del Consiglio Regionale Valerio Cattaneo in Tribunale per una delle ultime udienze
PAOLA ITALIANO, MASSIMILIANO PEGGIO
TORINO
Quattro condanne tra un anno e otto mesi e tre anni, 14 patteggiamenti e 23 rinvii a giudizio: queste le decisioni del gup Roberto Ruscello. Le condanne sono di tre anni aRoberto Boniperti, 2 anni e sei mesi a Gabriele Moretti e di 3 anni per Carla Spagnuolo(1 anno e 8 mesi) e Valerio Cattaneo (1 anno e 8 mesi), ex presidente del consiglio regionale. Accolte tutte le richieste di patteggiamento. Per gli ex consiglieri rinviati a giudizio il processo inizierà il 21 ottobre, data già fissata per il giudizio dell’ex presidente Roberto Cota.
I consiglieri a giudizio
I rinviati a giudizio sono Michele Dell’Utri (Moderati), Angelo Burzi (Progettazione), Michele Formagnana (Pdl), Daniele Cantore (Pdl), Alberto Cortopassi (Pdl), Rosa Anna Costa (Pdl),Massimo Giordano (Lega Nord), Roberto De Magistris (Lega Nord), Luigi Cursio (Idv),Giovanni Negro (Udc), Andrea Stara (Insieme per Bresso), Girolamo La Rocca (Pdl), Lorenzo Leardi (Pdl), Rosanna Valle (Progett’Azione), Massimiliano Motta (Pdl), Federico Gregorio(Lega Nord), Riccardo Molinari (Lega Nord), Paolo Tiramani (Lega Nord). Sono stati rinviati a giudizio anche Michele Giovine (Pensionati per Cota), Angiolino Mastrullo (Pdl), Augusta Montaruli (Pdl), Alfredo Roberto Tentoni (Pdl) .
I patteggiamenti
Queste le pene patteggiate: Maurizio Lupi, dei Verdi Verdi, rinviato a giudizio per l’accusa di truffa, ha patteggiato la pena di 1 anni e 4 mesi per il reato di peculato. Oltre ai 23 ex consiglieri rinviati a giudizio, andrà a processo anche Sara Lupi, figlia di Maurizio, a cui è contesta la truffa in concorso con il padre per avere percepito un compenso da collaboratrice del gruppo, nonostante (secondo l’accusa) fosse in realtà a Parigi per motivi di studio. Hanno patteggiato Gianfranco Novero (Lega Nord), 1 anno e 3 mesi; Elena Maccanti (Lega Nord) 1 anno; Franco Maria Botta (Pdl ) 1 anno e 4 mesi; Antonello Angeleri (Lega Nord) 1 anno e 4 mesi; Marco Botta (Pdl), 1 anno e 1 mese; Cristiano Bussola (Pdl), 1 anno e 1 mese; Luca Pedrale (Pdl), 1 anno e 6 mesi; Mario Carossa (Lega Nord), 1 anno e 6 mesi;Giovanna Quaglia (Lega Nord), 1 anno; Tullio Ponso (Idv), 1 anno e 3 mesi; Andrea Buquicchio(Idv), 1 anno e 4 mesi; Francesco Toselli (Pdl), 1 anno e 1 mese; Michele Marinello (Lega Nord), 1 anno.
Codacons respinto
Respinta la richiesta di risarcimento danni del Codacons nei confronti degli imputati che ha scelto il rito abbreviato, ammessa unicamente al pagamento delle spese di costituzione civile, 3 mila euro, per i patteggiamenti. «Condivido in pieno questa decisione perché era una costituzione di sciacallaggio- ha detto l’avvocato Tom Servetto - il Gup respingendo le istanze del Codacons evidentemente ha accolto le nostre opposizioni».
L’ex presidente del Consiglio Regionale Valerio Cattaneo in Tribunale per una delle ultime udienze
PAOLA ITALIANO, MASSIMILIANO PEGGIO
Quattro condanne tra un anno e otto mesi e tre anni, 14 patteggiamenti e 23 rinvii a giudizio: queste le decisioni del gup Roberto Ruscello. Le condanne sono di tre anni aRoberto Boniperti, 2 anni e sei mesi a Gabriele Moretti e di 3 anni per Carla Spagnuolo(1 anno e 8 mesi) e Valerio Cattaneo (1 anno e 8 mesi), ex presidente del consiglio regionale. Accolte tutte le richieste di patteggiamento. Per gli ex consiglieri rinviati a giudizio il processo inizierà il 21 ottobre, data già fissata per il giudizio dell’ex presidente Roberto Cota.
I consiglieri a giudizio
I rinviati a giudizio sono Michele Dell’Utri (Moderati), Angelo Burzi (Progettazione), Michele Formagnana (Pdl), Daniele Cantore (Pdl), Alberto Cortopassi (Pdl), Rosa Anna Costa (Pdl),Massimo Giordano (Lega Nord), Roberto De Magistris (Lega Nord), Luigi Cursio (Idv),Giovanni Negro (Udc), Andrea Stara (Insieme per Bresso), Girolamo La Rocca (Pdl), Lorenzo Leardi (Pdl), Rosanna Valle (Progett’Azione), Massimiliano Motta (Pdl), Federico Gregorio(Lega Nord), Riccardo Molinari (Lega Nord), Paolo Tiramani (Lega Nord). Sono stati rinviati a giudizio anche Michele Giovine (Pensionati per Cota), Angiolino Mastrullo (Pdl), Augusta Montaruli (Pdl), Alfredo Roberto Tentoni (Pdl) .
I patteggiamenti
Queste le pene patteggiate: Maurizio Lupi, dei Verdi Verdi, rinviato a giudizio per l’accusa di truffa, ha patteggiato la pena di 1 anni e 4 mesi per il reato di peculato. Oltre ai 23 ex consiglieri rinviati a giudizio, andrà a processo anche Sara Lupi, figlia di Maurizio, a cui è contesta la truffa in concorso con il padre per avere percepito un compenso da collaboratrice del gruppo, nonostante (secondo l’accusa) fosse in realtà a Parigi per motivi di studio. Hanno patteggiato Gianfranco Novero (Lega Nord), 1 anno e 3 mesi; Elena Maccanti (Lega Nord) 1 anno; Franco Maria Botta (Pdl ) 1 anno e 4 mesi; Antonello Angeleri (Lega Nord) 1 anno e 4 mesi; Marco Botta (Pdl), 1 anno e 1 mese; Cristiano Bussola (Pdl), 1 anno e 1 mese; Luca Pedrale (Pdl), 1 anno e 6 mesi; Mario Carossa (Lega Nord), 1 anno e 6 mesi;Giovanna Quaglia (Lega Nord), 1 anno; Tullio Ponso (Idv), 1 anno e 3 mesi; Andrea Buquicchio(Idv), 1 anno e 4 mesi; Francesco Toselli (Pdl), 1 anno e 1 mese; Michele Marinello (Lega Nord), 1 anno.
Codacons respinto
Respinta la richiesta di risarcimento danni del Codacons nei confronti degli imputati che ha scelto il rito abbreviato, ammessa unicamente al pagamento delle spese di costituzione civile, 3 mila euro, per i patteggiamenti. «Condivido in pieno questa decisione perché era una costituzione di sciacallaggio- ha detto l’avvocato Tom Servetto - il Gup respingendo le istanze del Codacons evidentemente ha accolto le nostre opposizioni».
Mosca ci ricasca
Diretto al Sindaco, durante l'ultimo Consiglio Comunale, lo spumeggiante Consigliere Gian Maria Mosca ha detto:
"Al di là del fatto che non sa bene quel che dice
e non afferra a fondo il significato delle parole che usa..."
Indipendentemente dal contesto politico, sono espressioni offensive della persona, e non fanno onore a chi le pronuncia.
Non si fa politica così.
"Al di là del fatto che non sa bene quel che dice
e non afferra a fondo il significato delle parole che usa..."
Indipendentemente dal contesto politico, sono espressioni offensive della persona, e non fanno onore a chi le pronuncia.
Non si fa politica così.
giovedì 10 luglio 2014
Arlotta e il dono dell'understatement
Nel cambio di Amministrazione ogni Comune degno di questo nome comincia di solito a menare fendenti verso la Giunta precedente. Avendo capito che così va il mondo, ero piacevolmente sorpresa di una sorta di understatement durato ben un mese e mezzo.
L'ottimo Mauro Novo ha posto fine alla magìa con il suo interessante post nel quale colloquia con l'assessore Arlotta, che gli apre il suo cuore e... avanti Savoia.
Non invidio l'assessore Arlotta. Ha delle deleghe pesantissime, in un momento pesantissimo, e con un sacco di guai che si trascinano per via proprio della crisi di cui parla nell'ultima parte dell'interessante intervista.
Forse per questo non ha avuto tempo di consultare documenti ancora più vecchi, a proposito dei debiti del Comune con l'ATC, dai quali avrebbe potuto ricavare che la Giunta precedente alla mia, di cui faceva parte, è quella che ha accumulato il debito di cui si lamenta lui, senza iniziare un negoziato con l'ATC medesimo per rateizzare la morosità incolpevole (cioè il debito che si riversa sul Comune per i casi di povertà estrema di coloro che non riescono a pagare l'affitto, anche modesto) e dunque ce lo siamo trovato noi sul groppone, e abbiamo avviato la pratica, che prevede che si sgancino quei soldi poco per volta.
E' una figuraccia, la sua? Un po', per non essersi informato. Ma soprattutto perché ne approfitta per compiere riti consumati come questi attacchi ciechi ai quali preferirei non rispondere. Perché, per dire, non sarebbe certo elegante ricordare ora lo stato del suo ufficio in Biblioteca quando siamo arrivati nel 2009, per non dire degli scatoloni di tutto il materiale Casalone, fondo Marchese con dentro libri della Biblioteca mai restituiti (birichino di quel Marchese, cara persona), polvere e cose rotte e mai riparate ammonticchiate alla rinfusa.
Me ne sono ricordata leggendo come Arlotta ritenga di poco conto il lavoro di chi tira su le cicche per terra, anche se sono molte meno di una volta. Cosa invece importantissima, che dissuade dallo sporcare il pulito, e tenere dunque pulita la città tutta intera. Detto tra noi, nel 2009 Crescentino faceva veramente pena.
Ho postato qui la foto del Teatrino Civico prima della cura, proprio per rilevare che il nostro patrimonio (di tutti) non si può ridurre in quello stato. La ristrutturazione costa 140/50 mila euro, un mutuo è stato acceso, per le poltrone e le luci e le tende erano stati stanziati circa 35 mila euro, come lui dice: ma un'emergenza abitativa causata dalla necessità di ristrutturare un appartamento del Comune che perdeva letteralmente i pezzi, e che ha dovuto essere sgombrato, ha tagliato ulteriormente quel fondo.
Si può stare senza le tende. Ma per il patrimonio comunale la manutenzione è obbligatoria, altrimenti poi si trova, come si è trovato, il palazzo che cade a pezzi (si chieda all'attuale vicesindaco che ci ha lavorato con la sua impresa per questi ultimi anni, con la velocità della Salerno/Reggio Calabria), e altre proprietà collettive come il prezioso Archivio Storico, bisognosi di cure.
Ritengo che un assessore alla Cultura, come tra l'altro Arlotta è ridiventato, non può dire che il teatrino è un mio capriccio. Si sa, le donne sono capricciose eh, Arlotta? Bravo merlo. "Dilapidare fondi delle casse comunali per appagare il proprio ego personale" è una frase che mi spaventa non per la spaventosa accusa che mi fa, ma per il pensiero che sottintende nella cura della cosa pubblica. Evidentemente, la cultura per lui è ancora il minculpop.
D'altronde, non è questo l'unico pensiero di Arlotta che spaventa. Ce ne sono ben altri.
domenica 6 luglio 2014
La casa Comune prima della cura
Così si presentava il Teatrino Civico chiuso da 110 anni fino a 2 anni fa, quando sono iniziati i lavori di una spartana ma accuratissima ristrutturazione che ha permesso anche di verificare lo scempio del pavimento originario avvenuto con la posa del camino per la pizzeria dopo l'incendio del 2008, praticato senza purtroppo alcuna cura o rispetto per il nostro patrimonio artistico (delle sopravvissute piastrelle d'epoca alcune sono state utilizzate per la stanza riunioni in fondo al piano, le altre sono state numerate fotografate e depositate in luogo sicuro dalla dott. Cesare, responsabile dell'Archivio Storico).
(PS. Mi è arrivata una precisazione secondo la quale le piastrelle ancora giacciono nella hall di fianco alla nuova Sala del Consiglio Comunale, dopo essere state fotografate e numerate dalla dott. Cesare con l'aiuto di Elio Dappiano, volontario dell'Archivio Storico. Vigilate gente vigilate.....)
giovedì 3 luglio 2014
Renzi ha citato Telemaco pensando al PD di Crescentino 2.0
Ohibò, possibile che con tutto quel che ha da fare, Renzi riesca a seguire anche le vicende crescentinesi?
Naturalmente scherzo, ma riguardatevi il discorso su Telemaco che il Presidente del Consiglio ha fatto ieri a Strasburgo. Sembra concepito per incoraggiare i ragazzi (anche quelli più cresciuti) che debbono prendere in mano il nuovo che non avanza nel nostro paesello, e non l'hanno ancora potuto fare perché la vecchia mentalità stenta a farsi da parte, e con essa le contesse e i periti meccanici e i geometri e quant'altro.
Quella lista polverosa quanto la sede di via De Gregori, profumata di Anni '50, è difficile da dimenticare: come incamminarsi verso un PD 2.0, se la strada è piena di macigni più antichi dell'Odissea? Non per anagrafe, ma per testa, ben inteso.
Usando come metafora il figlio di Ulisse, Renzi ha detto: "Dobbiamo essere come Telemaco, prendere la tradizione da cui veniamo e darla ai nostri figli>.
Datevi una mossa, ladies and gentlemen, anzi boys and girls.
Naturalmente scherzo, ma riguardatevi il discorso su Telemaco che il Presidente del Consiglio ha fatto ieri a Strasburgo. Sembra concepito per incoraggiare i ragazzi (anche quelli più cresciuti) che debbono prendere in mano il nuovo che non avanza nel nostro paesello, e non l'hanno ancora potuto fare perché la vecchia mentalità stenta a farsi da parte, e con essa le contesse e i periti meccanici e i geometri e quant'altro.
Quella lista polverosa quanto la sede di via De Gregori, profumata di Anni '50, è difficile da dimenticare: come incamminarsi verso un PD 2.0, se la strada è piena di macigni più antichi dell'Odissea? Non per anagrafe, ma per testa, ben inteso.
Usando come metafora il figlio di Ulisse, Renzi ha detto: "Dobbiamo essere come Telemaco, prendere la tradizione da cui veniamo e darla ai nostri figli>.
Datevi una mossa, ladies and gentlemen, anzi boys and girls.
lunedì 30 giugno 2014
I buoni e i cattivi
Il mondo è diviso in buoni e cattivi.
I buoni dormono meglio la notte, i cattivi se la spassano meglio di giorno
(Woody Allen)
I buoni dormono meglio la notte, i cattivi se la spassano meglio di giorno
(Woody Allen)
mercoledì 25 giugno 2014
PD (Poi Decidiamo)
(Si ricorda che questo blog non accetta commenti anonimi, e propone la semplice formalità di un nick name, ovvero di un nome che se è il proprio è meglio anzi è grasso che cola, ma può pure essere di fantasia)
Ho profondo rispetto per i problemi del Pd di Crescentino, dopo la pesante débâcle delle elezioni amministrative di ormai un mese fa. Immagino il travaglio per coloro che avevano accarezzato un progetto diverso, che avevano lavorato a una lista unitaria che avrebbe avuto - lo si è visto dai voti sommati delle due formazioni avversarie ma di simile ispirazione - ottime possibilità di successo. Essa è stata irrimediabilmente ostacolata, perché sulla candidatura alternativa a quella del partito aleggiava il mio fantasma: soltanto perché io avevo fatto per prima il nome di Gabriele Massa, egli non poteva essere scelto.
Dalla sconfitta in poi, quel che è capitato in via De Gregori - prima e dopo le elezioni - è peggio del terzo segreto di Fatima.
Un mese dopo, le porte di quella sede polverosa rimangono chiuse. Una sola persona ha parlato, attraverso il blog di Mauro Novo, ma ho letto che le è stato rimproverato che avrebbe dovuto esprimersi nel Direttivo, che non era quella la sede. Insomma, i panni sporchi si lavano in casa: roba da profondo Sud Anni '50, ma anche da stalinismo bello e buono.
Il mondo è cambiato e cambia ogni giorno, i giornali raccontano che nel PD ferve il dibattito, che esso venga apprezzato lo dice anche la valanga di voti a favore di Renzi. Perché a Crescentino bisogna stare zitti? Nemmeno la pagina Facebook è aggiornata.
Aprite le finestre, please, e fate entrare un po' d'aria, in via De Gregori. Provate a portare gente nuova, a organizzare dibattiti e discussioni sui problemi del nostro paese e dell'Italia intera. Vedrete che non è difficile, si può fare. Le stanze silenziose e polverose, non servono a nessuno.
Ho profondo rispetto per i problemi del Pd di Crescentino, dopo la pesante débâcle delle elezioni amministrative di ormai un mese fa. Immagino il travaglio per coloro che avevano accarezzato un progetto diverso, che avevano lavorato a una lista unitaria che avrebbe avuto - lo si è visto dai voti sommati delle due formazioni avversarie ma di simile ispirazione - ottime possibilità di successo. Essa è stata irrimediabilmente ostacolata, perché sulla candidatura alternativa a quella del partito aleggiava il mio fantasma: soltanto perché io avevo fatto per prima il nome di Gabriele Massa, egli non poteva essere scelto.
Dalla sconfitta in poi, quel che è capitato in via De Gregori - prima e dopo le elezioni - è peggio del terzo segreto di Fatima.
Un mese dopo, le porte di quella sede polverosa rimangono chiuse. Una sola persona ha parlato, attraverso il blog di Mauro Novo, ma ho letto che le è stato rimproverato che avrebbe dovuto esprimersi nel Direttivo, che non era quella la sede. Insomma, i panni sporchi si lavano in casa: roba da profondo Sud Anni '50, ma anche da stalinismo bello e buono.
Il mondo è cambiato e cambia ogni giorno, i giornali raccontano che nel PD ferve il dibattito, che esso venga apprezzato lo dice anche la valanga di voti a favore di Renzi. Perché a Crescentino bisogna stare zitti? Nemmeno la pagina Facebook è aggiornata.
Aprite le finestre, please, e fate entrare un po' d'aria, in via De Gregori. Provate a portare gente nuova, a organizzare dibattiti e discussioni sui problemi del nostro paese e dell'Italia intera. Vedrete che non è difficile, si può fare. Le stanze silenziose e polverose, non servono a nessuno.
venerdì 20 giugno 2014
S.E.L.
Sinistra
Eutanasia
Libertà
(Jena, La Stampa di oggi, pag. 3)
"I grandi animali come il leone non fanno più paura a nessuno - faceva dire Corrado Guzzanti al suo irresistibile Bertinotti qualche anno fa -. Spaventano invece i virus, microrganismi che non si possono neanche vedere. E allora, compagni, noi dobbiamo continuare a scinderci sempre di più".
(Filippo Ceccarelli, La Repubblica di oggi, pag.1)
lunedì 16 giugno 2014
Il Signor Brizio e la puzza politica
La Sesia della scorsa settimana ha pubblicato la visione dei guai della puzza della CH4 secondo i proprietari, anzi secondo il dott. Marco Brizio, uno dei due soci.
Ci sono state ancora lamentele sugli odori? Chiede Sara Corsini.
E il dott. Brizio risponde: "Non ci sono state più lamentele. Evidentemente la situazione contingente era strettamente legata alle elezioni crescentinesi".
Non ho parole.
Ci sono state ancora lamentele sugli odori? Chiede Sara Corsini.
E il dott. Brizio risponde: "Non ci sono state più lamentele. Evidentemente la situazione contingente era strettamente legata alle elezioni crescentinesi".
Non ho parole.
domenica 15 giugno 2014
Il Consigliere Gian Maria Mosca, il coccio e la pubblicità
I romani, quando qualcuno proprio non la vuole capire, usano un'espressione vivace. Dicono: "E' de coccio".
E un po' ha a che vedere con il coccio la perseveranza con la quale il consigliere Gian Maria Mosca, uno dei 230 mila avvocati italiani (il triplo della media dell'Unione Europea) ha rivendicato a se stesso nel primo Consiglio Comunale, come fece ad libitum nella passata legislatura, la disponibilità a soccorrere il (certo immeritevole) sindaco di turno con la sua scienza e la sua sapienza: "Mi offro gratuitamente per chiarire ogni dubbio legale", ha detto a La Sesia. Proseguendo: "Sono disponibile ad aiutarli gratuitamente e in modo disinteressato affinché colmino le notevoli lacune giuridiche che hanno evidenziato da subito".
Sono sensibile all'argomento, per via della triturazione degli organi che ho subito nel corso di 5 anni dal nostro emerito Consigliere, senz'altro dotato di indole generosa: va ricordato che fu l'unico consigliere di Minoranza, all'epoca, a contribuire personalmente alla somma che - come dazione assolutamente personale - avevamo raccolto in Giunta per finanziare il trasporto degli studenti indigenti verso le scuole fuori città; progetto, tanto per esser chiari, dal quale il compagno Allegranza si era tenuto prudentemente fuori.
Ma sul fatto di utilizzare il proprio mestiere per rendere un servigio alla Città, occorre essere prudenti. Speranza, con la sua ditta, lavorava per il Palazzo Comunale, e diventato vicesindaco si è chiamato fuori; così è stato per Borgondo, che ha dimesso la propria carica all'interno di lavori comunali, pur pagati (come nel caso di Speranza) dalla Ilvo.
E' vero, si trattava di lavori retribuiti, e invece magnanimamente Mosca avrebbe consigliato gratis. Ora, il caso recente del sindaco appena dimissionario di Venezia, avvocato Giorgio Orsoni - già presidente dell'Ordine degli Avvocati di Venezia, già presidente dell'Unione della Triveneta dei Consigli dell'Ordine - ci dice che non sempre un avvocato anche ai massimi livelli è infallibile, e non andiamo avanti per carità di patria.
Morale, ogni sindaco al mondo ben fa a non accogliere l'offerta di consulenza gratuita da parte di un consigliere per giunta di opposizione, e a scegliersi invece quello che non a caso viene definito un avvocato di fiducia. D'altra parte, l'avvocato/consigliere Mosca tutto questo sa benissimo, ma quel che ricava è comunque un bel po' di pubblicità per la sua professione. Del maiale non si butta via niente, come di ogni atto pubblico.
giovedì 12 giugno 2014
I sindaci chiedono sempre
Mi fa sorridere l'insistenza con la quale si riparla, in questo periodo dannatamente tangentistico, del fatto che Cacciari abbia dichiarato di aver chiesto aiuto come sindaco di Venezia a Mazzacurati e Consorzio Venezia Nuova, ora nella bufera per tangenti.
Ogni sindaco che si rispetti, chiede. Ovviamente non per sé ma per la sua gente, per le aziende del territorio: "io non ho mai chiesto favori personali. Ma solo interventi per aziende in crisi o faccende di interesse locale. Facevo il mio mestiere di sindaco", ha detto oggi al Corriere della Sera Cacciari.
E' ipocrita fare i pelosi, e lascia immaginare ben altre responsabilità
Più interessante, ricordare come sei trattato quando chiedi, senza nulla dare in cambio naturalmente. Spesso con indifferenza, spesso male. Spesso non ti rispondono nemmeno al telefono, e non richiamano. Mi è successo molte volte cercando di aiutare qualche poveretto ad entrare alla Mossi&Ghisolfi, per esempio. Eppure quante facce di Crescentino ho visto, entrando lì.
Ogni tanto penso al faldone di curricula che c'era sulla mia scrivania, un centinaio di persone bisognose. Spero abbiano prima o poi fortuna.
Ogni sindaco che si rispetti, chiede. Ovviamente non per sé ma per la sua gente, per le aziende del territorio: "io non ho mai chiesto favori personali. Ma solo interventi per aziende in crisi o faccende di interesse locale. Facevo il mio mestiere di sindaco", ha detto oggi al Corriere della Sera Cacciari.
E' ipocrita fare i pelosi, e lascia immaginare ben altre responsabilità
Più interessante, ricordare come sei trattato quando chiedi, senza nulla dare in cambio naturalmente. Spesso con indifferenza, spesso male. Spesso non ti rispondono nemmeno al telefono, e non richiamano. Mi è successo molte volte cercando di aiutare qualche poveretto ad entrare alla Mossi&Ghisolfi, per esempio. Eppure quante facce di Crescentino ho visto, entrando lì.
Ogni tanto penso al faldone di curricula che c'era sulla mia scrivania, un centinaio di persone bisognose. Spero abbiano prima o poi fortuna.
martedì 10 giugno 2014
Addio al basso Ivo Vinco, marito della mezzosoprano Fiorenza Cossotto
Se n'è andato ieri dopo una lunga malattia, all'età di 87 anni, il basso Ivo Vinco. Nato a Bosco Chiesanuova in provincia di Verona, dov'era tornato negli ultimi anni, Ivo Vinco era ben conosciuto nel nostro paese, avendo condiviso la vita privata e artistica con la moglie Fiorenza Cossotto, mezzosoprano celebre in tutto il mondo, e nostra concittadina.
Dalla loro unione è nato Roberto.
Molti lo ricorderanno, seduto spesso nei bar sotto i portici, a chiacchierare amabilmente con coloro che lo salutavano. Era una persona semplice e simpatica.
Ivo Vinco, che si era perfezionato all'Accademia della Scala di Milano, si è esibito nei maggiori teatri d'Italia e del mondo, ed è stato uno dei maggiori bassi verdiani della sua epoca. Lascia una copiosa produzione discografica, spesso accanto alla moglie che nel tempo era diventata assai famosa e richiesta dai maggiori teatri.
A Fiorenza e a Roby le mie più affettuose condoglianze.
lunedì 9 giugno 2014
La disperazione più grave
La disperazione più grave che possa impadronirsi di una società, è il dubbio che vivere onestamente sia inutile
(Corrado Alvaro)
giovedì 5 giugno 2014
Damnatio Memoriae: l'orto nelle scuole, la Biblioteca, la Salerno-Reggio Calabria del Palazzo Comunale
Oggi ho visto sul Corriere in prima pagina un titolo che diceva "Educare e coltivare nelle scuole, così si ridurranno gli sprechi: Orti ai bambini per salvare il cibo".
Anche in un paese di campagna come il nostro, c'è il rischio che un bimbo cresca senza mai vedere una gallina o un cespo d'insalata salire intrepido dal terreno. Per questo l'assessore Nicoletta Ravarino aveva voluto l'orto nelle scuole, e fatto lavorare nonni entusiasti per evitare tale eventualità, e avvicinare intanto i bambini alla natura.
Adesso speriamo che il nuovo assessore voglia proseguire quest'opera meritoria per l'educazione.
La "Damnatio Memoriae" è la cancellazione attuata dal Senato romano nei confronti di cose e persone che venivano ritenute indegne. Si estendeva all'abbattimento di statue e iscrizioni.
Ovviamente la mia è un'iperbole, una provocazione; ma le buone abitudini, da qualunque parte esse provengano, dovrebbero essere salvate in un cambio di amministrazione.
Penso anche alla Biblioteca e all'ufficio dell'assessore liberato di scatole e scatoloni e polvere che avevamo trovato: dentro si è scoperto giacere il Fondo Casalone, penso alla catalogazione di questo come del Fondo Marchese. Penso che questo lavoro fatto, naturalmente, non possa scomparire. Ormai è fatto, almeno quello.
E penso alla mia personale Salerno-Reggio Calabria, la sfinente ristrutturazione del Palazzo Comunale della quale ho potuto vedere un decimo, mentre i lavori del Teatrino galoppavano felici alla conclusione. Non son riuscita a vedere pulita la scala d'ingresso che dà sui portici, fino a poco tempo fa sotterrata dalla muffa di una parete, per una perdita d'acqua che aveva almeno 50 anni di vita o giù di lì.
Due giorni prima che me ne andassi, sono stati terminati i bagni per i dipendenti, che mai ne avevano avuti. Mi avevano garantito che sarebbero terminati l'anno scorso.
Ora uno degli interlocutori che avevo - durante le inutili e sfinenti riunioni per mandare avanti il lavoro - è in Comune: come si comporterà dialogando con se stesso? Metterà la famosa finestra, che gli ho chiesto invano circa 6.790 volte, al piano sopra l'alloggio del custode, per impedire nuove infiltrazioni che renderebbero inutile il lavoro fatto?
Sono domande. Ci passerò, guarderò in su e vi farò sapere. Con il dovere di mantenere l'ottimismo.
domenica 1 giugno 2014
Il venditore di lucciole
Uno dei principi sacri del giornalismo e' la separazione dei fatti dalle opinioni. E' un principio dietro il quale si maschera molta ipocrisia, ma la sua difesa serve comunque a conservare quel minimo di credibilità cui il giornalismo affida la propria sopravvivenza.
Questo principio vale per i giornali nazionali come per i piccoli fogli locali, dove chi scrive e pubblica fa comunque giornalismo anche se non sempre la deontologia trova assertori difendibili. Chi mescola fatti ed opinioni rischia pesantemente di avviare forme di manipolazione, sottraendo al lettore la possibilità di distinguere tra ciò che è realtà e ciò che invece è "interpretazione" della realtà. E far passare per realtà quella che è una personale rappresentazione di essa è un grave atto di disonestà intellettuale.
Forse non vorrebbe nemmeno la pena di spendere tante parole per chi questo atto compie, poiché lo compie consapevolmente, non...a sua insaputa. Ma se dico questo, e' per coloro che sono le vittime di questa operazione. Un avviso ai naviganti, insomma.
Nelle due pagine che "la Gazzetta" ha dedicato ai risultati delle elezioni a Crescentino viene offerto al lettore un panorama delle sei liste che concorrevano alla elezione del sindaco. L'intera offerta grafica e gli spazi riportavano i commenti dei protagonisti e le analisi a loro correlate. In altre parole, l'identità della offerta proposta al lettore era segnata dal carattere cronachistico, di un racconto dei fatti, lista per lista. Di queste sei, una però si staccava, quella relativa alla "Città che cambia", che era null'altro che una accidiosa manifestazione del noto pensiero di u.l. con l'eleganza e la levità stilistica che lo contraddistinguono.
Il personaggio e' ampiamente noto per la sua incapacità di trovare nei 5 anni della mia gestione un solo operato positivo; anche la faziosità fa parte della libertà di pensiero, il personaggio va accettato con pazienza e senso di misericordia per il suo fegato. Tuttavia, contrabbandare per racconto cronachistico la sua personale biliosa interpretazione della storia e del risultato del voto e' certamente un atto che contraddice i fondamenti del giornalismo (non soltanto la struttura grafica dei sei racconti e' omogenea, ma il commento - la bile deve aver debordato - sta in basso, nelle due pagine, ben distinto da quelle che vengono offerte come ricostruzioni di cronaca e non opinioni).
Per 5 anni ho seguito con ammirazione la costanza della protervia con la quale si rappresentava quanto accadeva in Consiglio Comunale e, soprattutto, il mio ruolo. I Sallusti di paese hanno grandi ambizioni di crescita, e a loro comunque va tutto il mio augurio di collega giornalista. Solo che l'originale - il Sallusti vero, quello del "Giornale" - scrive per un quotidiano che ha una chiara linea politica ed editoriale; il personaggio u.l. si propone invece con una immagine di obiettività informativa. E le lucciole sono spacciate per lanterne.
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