sabato 25 aprile 2015

Diario dal microcosmo di un corteo del 25 aprile (il Sindaco, gli alpini, i saluti, Quaglieni)

Microcosmo per forza. A Crescentino, quanta gente partecipa di solito ai cortei istituzionali e celebrativi? Veramente poca. Anche se la ricorrenza dei 70 anni questa volta ha fatto il botto, e almeno un centinaio di persone c'erano. 
Intanto, con un'Amministrazione di Destra, anche la Sinistra partecipa. Il contrario non succede mai, anche per questo la folla è cresciuta. 
Ho visto forse una volta Gian Maria Mosca ad un corteo. Oggi non c'era. 
Greppi non lo vedevo mai ma ora per forza c'è. 
Arlotta non sono proprio i suoi giorni, né da Amministratore né da impiegato delle Poste. 
Tasso l'ho visto poco, in passato, ed è ricomparso anche lui con il suo cappello da alpino, in questo periodo in gran spolvero: tanto che ce l'aveva anche Speranza, e non sapevo nemmeno fosse un alpino pure lui. 
Gabriele Massa non c'era. Non c'era Gianni Taverna. C'era Nicoletta Ravarino (naturalmente, lei c'è quando c'è da esserci. E oggi bisognava esserci).  C'era Franco Allegranza. 

Questo non è un post sui valori del 25 Aprile, che sono indiscutibili e validi anche oggi che, come ha detto l'altra sera alla fiaccolata di Torino (sono stata anche a quella) Marisa Ombra vicepresidente dell'Anpi, "La Costituzione ha bisogno di ammodernamenti non di stravolgimenti". 

Questo è un post sul microcosmo del nostro corteo, che mi dice tante cose.
1) Il Sindaco mi ha vista in chiesa e si è limitato a un cenno con il mento. Stringere la mano sembrava troppo...

2) Ma almeno lui mi ha fatto un cenno. Non mi ha salutata Dante Balzola (sappia che Chiamparino alla fiaccolata dell'altra sera mi ha abbracciata e baciata), non Laura Chiò e nemmeno suo marito. Claudia De Marchi ha dovuto allungare la mano, visto che gliela avevo allungata io (idem è successo con Silvia Baratto). E' curioso che io venga ancora vista come responsabile di errori che appartengono alla compagine alla quale queste persone fanno riferimento. Non si dovrebbero salutare fra loro, al massimo. Ma è più comodo per tutti dare la colpa a me, la straniera di via Michelangelo.  

3) Piovicchiava e faceva freddo. Ma non solo per questo non mi sono fermata al discorso conclusivo di Quaglieni. Avevo ancora in mente quel che avevo appena letto su di lui,  a firma Marco Travaglio, da un numero del "Fatto Quotidiano" dell'anno scorso. Ve ne riproduco un breve ed esauriente sunto, ma il resto potete trovarlo su internet:

"Pier Franco Quaglieni, fondatore e presidente del Centro Pannunzio di Torino. Qualcuno dirà: e chi è costui? È quel che domanderebbe anche Mario Pannunzio, se fosse vivo. Nei primi anni 90, Indro Montanelli vinse il premio Pannunzio e lo accompagnai a ritirarlo. Durante la cerimonia, un trombone con barba e mustacchi risorgimentali concionò e tromboneggiò per ore, proclamandosi erede unico e universale del fondatore del Mondo. Montanelli, che di Pannunzio (quello vero) era amico e del suo giornale era collaboratore, lo ascoltò con crescente impazienza, poi mi sussurrò all’orecchio: “Ma chi è quel bischero? Io frequentavo Mario e il suo Mondo, ma non l’ho mai visto né sentito nominare”. Era Quaglieni". 

E se le cose stanno così, quasi quasi meno male che lo storico Teatrino Civico del Comune sia rimasto chiuso, anche questa volta,     anche senza dover pagare il riscaldamento, invece che ospitare la parte finale di una cerimonia istituzionale. Pur di non dare a nessuno la soddisfazione di usarlo, lo terranno lì sto povero teatro finché ridiventerà com'era. 








giovedì 23 aprile 2015

La Renzistenza e l'arte del tradimento

(Da "La Stampa" di mercoledì' 22 aprile) 

L’associazione partigiani di Alessandria decide di celebrare il 25 aprile con Cofferati. Ma la sindaca Rossa, che a dispetto del cognome è renziana, pone il veto sull’ex sindacalista e propone Boschi o Pinotti. I partigiani resistono e non se ne fa nulla. Intanto a Bologna parte la Festa dell’Unità dedicata alla Liberazione, dove non risultano invitati gli esponenti della minoranza: Cuperlo, Civati, Speranza, persino Bersani. 

Sarebbe grottesco rimpiangere i riti melmosi della Prima Repubblica, ma democristiani e comunisti avevano un altro stile. Moro e Fanfani si pugnalavano dietro le quinte, però a nessuno dei due sarebbe mai venuto in mente di escludere il rivale da una cerimonia ecumenica del partito. E nel Pci il «centralismo democratico» obbligava i capi delle varie correnti invisibili a sedere sullo stesso palco, applaudendo ritmicamente le prolusioni sterminate del Signor Segretario. 
Ipocrisie, certo. Ma la vita politica (e non solo quella) è fatta di forme che rivestono una sostanza: la ricerca delle ragioni profonde per cui si sta insieme, pur facendosi ogni giorno la guerra. 
Nel Partito democratico queste ragioni semplicemente non esistono. Nemmeno la Resistenza, a quanto pare, lo è. Chi vince le primarie emargina gli sconfitti. Lo ha fatto Bersani, e ora Renzi. Colui che afferra il volante si proclama diverso, ma poi anche lui seleziona i compagni di viaggio in base al tasso di fedeltà. Dimenticandosi che alla lunga in politica (e non solo in quella) sono sempre i più fedeli a tradire.  

sabato 18 aprile 2015

La Sindaca di Vercelli, le sue tempeste, l'onorevole Bobba


Ogni volta che leggo le avventure di Maura Forte, sindaca di Vercelli alle prese con tempeste permanenti, con due rimpasti avvenuti e uno futuro in un anno, con coalizioni in progress, resto molto turbata. In una situazione simile non ci fa bella figura nessuno, né lei né "loro", e chissà che razza di vita farà lei, alla sua prima esperienza, in quel marasma. 
Leggo di gaffes ripetute. Ma penso sempre che la politica si comporti con le donne in modo assai più malvagio che non con gli uomini. 
Penso solo al signor Mosca, ai suoi insulti furbastri nei miei confronti, e ancora sono indignata. Ho ascoltato l'intervista che fece mesi fa all'ottimo Mauro At Large, nella quale diceva più o meno che bisognava cercare il futuro candidato sindaco della sua compagine: non ricordo se lo disse apertamente, ma si capì che non avrebbe più proseguito nel presentare la propria, di candidatura. Sancta sanctorum. Naturalmente nessun giornale riprese la cosa, ma da queste parti delle notizie non si accorge nessuno, soprattutto se vengono da un blog. Errore fatale nel giornalismo di tutte le latitudini. 

Errori ne commettono tutti, ma non ho mai sentito che per un sindaco si chieda un tutor, come leggo sulla Sesia sia successo a Vercelli.  La trovo un'idea particolarmente umiliante, alla quale la Forte dovrebbe ribellarsi con energia. Magari l'ha fatto, e non l'ho letto da nessuna parte. 

Mi dicono che sia stata imposta dal suo partito, come candidata, la Forte. Ogni tanto mi chiedo se si ricordi mai, ms. Mayor, di un nostro incontro pre-elezioni, quand'era segretario del PD, durante il quale avevo cercato di spiegarle la situazione di Crescentino e di avvertirla dell'inevitabile deriva che aspettava la mia città. Deriva puntualmente arrivata il 25 maggio 2014. Ebbene, le sue azioni successive al nostro colloquio non tennero in alcun conto la mia allarmante narrazione, anzi. Il che non mi fece ben pensare. La negoziazione in questi casi è il balsamo che può lenire e portare a cambiare strada, magari imboccandone una imprevista che metta tutti d'accordo. Invece, si prende spesso la strada più gradita ai vertici di partito (ogni partito), e di solito non è quella che porta alla meta. 

Ho anche letto come a Vercelli stia trattando, per risolvere la situazione, l'onorevole Bobba. Ciò non mi rende ottimista per Vercelli. Anche lui, durante le sfinenti contese per i comportamenti del mio ex vice con il suo celestiale caratterino,  mi ha spesso dato l'impressione di avere in mente una strada sola. I politici pensano all'interesse della politica più che a quello delle città: e spesso finiscono per perseguire l'eterogenesi dei fini. Non sempre va come deve andare nei loro pensieri, né a Crescentino né a Vercelli né nel resto dell'universo, e infatti qui da noi il partito dell'onorevole Bobba, anche grazie al suo celebrato lavorio, ancora si deve riprendere dalla batosta. Chissà se nel frattempo l'onorevole se n'è accorto (e se se ne sia accorta la Forte, soprattutto sulla propria pelle). 


venerdì 10 aprile 2015

Il trenino dei silenzi intorno ad una app

I regimi nascono e crescono intorno ai silenzi, e figurarsi se ne voglio far parte.
E' successo che Gianni Taverna, brillante e combattivo ex mio assessore all'Ambiente, componente di "La Città che cambia" con Gabriele Massa - a sua volta mio ex assessore e per breve tempo vicesindaco - si è inventato una bella app piena di idee: l'idea principale è radunare, intorno al marchio, più notizie e informazioni possibili che riguardino l'intero mondo terracqueo ma anche locale, comunale. 
Dalla app di Taverna ho appena appreso, per esempio (l'hanno ripreso dal sito della Sesia), che i rappresentanti della Mossi&Ghisolfi in Consiglio Comunale hanno assicurato che faranno del loro meglio per riprendere i 27 dipendenti con contratto a termine lasciati a casa. Magari chi del gruppo fosse stato in Consiglio poteva brevemente riassumere altre notizie date da M&G durante la seduta: ma fare ciò solo apparentemente è facile. In effetti, i contenuti sono un problema non solo per le app, ma in una app come questa sono tutto.

E i silenzi, cosa c'entrano? Succede che, in questa app dedicata all'orbe terraqueo e a quello locale, c'è tutto tranne una piccolissima, trascurabile omissione. Sacrosantamente "linkato" il blog di Mauro Novo, grande informatore e puntuale di tutti noi, sulla app de "La Città che Cambia" di questo povero "Amare Crescentino" da cui vi scrivo non v'è invece traccia. E' vero che informo poco e non sono puntuale, ma "Amare Crescentino" it's here to stay, e mi risulta dai dati che sia ancora abbastanza seguito, anche se poco commentato (perché ormai insultarmi è inutile). Vengono molto riletti i post del passato, ma anche il presente non è male. 
Quante volte ho ospitato le notizie e i commenti dei miei due ex assessori, già definiti "gerani", su questo blog? Quante volte ne ho tessuto le virtù? Vi ricordate, no? Dovrebbero ricordarsi pure loro, sono giovani, e dalla tribolata esperienza in Comune e in comune avranno imparato molto. E invece. 
Ben mi sta, diranno i soliti. Avrei dunque potuto lasciar passare sotto silenzio l'esistenza della app, per vendetta: ma vendetta di che? Onestamente, che me ne importa? Già lo sapevo, da un anno ormai, che gli ex assessori di me non ne vogliono più sapere, almeno pubblicamente. Si vede che 'sti gerani li ho innaffiati troppo, avranno certo le loro ragioni. Ma qui a Crescentino e dintorni non usa dirle, le ragioni. Non c'è l'abitudine; è più facile un bel silenzio. 
Però i silenzi si fanno, e si subiscono. Nel trenino si è infilata infatti anche La Gazzetta, che non ha mandato nessuno alla conferenza stampa di presentazione della app della Città che Cambia. Eppure è un giornale di informazione, eppure la notizia era sfiziosa, e il giornale è molto attento a quel che succede qui. Perché, allora? Che gli hanno fatto, a Lorini, quelli della Città che Cambia? 
Niente da fare. Il trenino va, e ognuno mantiene i propri silenzi, i propri rancori. Qualche volta i propri odi addirittura, magari mutuati dall'odio per qualcun altro. Qualche volta - infine - c'è anche il paraculismo, sempre di gran moda. 

domenica 5 aprile 2015

Il possibile futuro della Mossi&Ghisolfi

Dopo la drammatica scomparsa, il mese scorso, del patron della prima bioraffineria italiana, Guido Ghisolfi, la già non brillante situazione industriale di Crescentino è stata funestata nei giorni scorsi dall'annuncio (da me paventato, fra le righe, già quando scrissi del suicidio dell'imprenditore) della riduzione di 30 unità di personale con contratti a termine, da parte della M&G. 
A questa si aggiunge la voce che il Centro Ricerche del colosso di Tortona starebbe per chiudere, e comunque parte del suo personale lavora ormai all'area ex Teksid. 
La bioraffineria era il sogno personale e più importante, a quel che avevo capito, di Guido Ghisolfi: ci aveva lavorato per anni tessendo la sua ragnatela sapiente di scienza e conoscenze, aveva ottenuto l'approvazione e il cospicuo finanziamento dell'Unione Europea, visto che l'Italia - come prevede la legge - era l'unica a non aver avviato ancora il processo del bioetanolo, a differenza di tutti gli altri paesi europei. 
Ghisolfi era anche un politico consumato, un industriale fra i rari che avevano scelto di appoggiarsi al centro-sinistra, un paladino del progetto renziano. Poi, certo, l'industria per sua vocazione è governativa, come diceva sempre l'Avvocato Agnelli: in questo caso e chissà per quanto, i due fatti coincidono. 
E' ovvio che la sua scomparsa abbia portato i componenti della famiglia a cominciare a rivedere alcune priorità, in attesa di decidere in che termini proseguire l'intero progetto, e l'attività del centro pionieristico di Crescentino, che comunque mi sento di dire che lì rimarrà, in qualche modo, a produrre e sperimentare, se non altro per onorare l'immensa cifra sborsata dalla UE. 
Fra le varie voci che circolano c'è anche quella di una possibile vendita del progetto sperimentale ad altro marchio, insieme con i complessi in costruzione in Puglia e fra mille difficoltà in Sardegna. Ma, ripeto, voci.
Tra l'altro questa situazione si riflette sull'area ancora libera da attività economiche nell'area ex Teksid, attualmente in disponibilità della Mossi&Ghisolfi. Si immaginava che altre attività fiorissero, ai "miei tempi" se ne parlava molto, ma chissà a questo punto. 
Immagino che colloqui siano in corso con l'Amministrazione Comunale attuale, credo che a breve il Sindaco dovrà rassicurare (o no) le persone che ancora lavorano nell'area ex Teksid. Non so se l'abbia già fatto. (Ma anche i sindaci, spesso, alcune cose sono gli ultimi a saperle). 


domenica 15 marzo 2015

Quelli che... il PD

Quelli che, dopo aver ridotto a polpette il Partito Democratico di Crescentino con i loro bei modini da contesse e imperatori, ora vanno a prendere la tessera a Vercelli... oh yeah 

mercoledì 4 marzo 2015

Il suicidio di Guido Ghisolfi


Appena ho saputo del suicidio di Guido Ghisolfi mi sono venuti in mente i suoi genitori: il padre Vittorio, fondatore e presidente della Mossi&Ghisolfi, e la mamma (è lei che fa Mossi di cognome). Un bella coppia fiera e dritta, di età avanzata ma in buona forma, elegante in modo semplice, senza ostentazione, con un forte senso dell'orgoglio per la propria azienda che è il secondo gruppo chimico in Italia ed una delle aziende leader nel mondo per la plastica. Li  avevo conosciuti brevemente nelle occasioni ufficiali delle inaugurazioni della prima bioraffineria chimica al mondo che avevano impiantato durante il mio secondo mandato come sindaco, a Crescentino. 

Ho pensato subito al loro dolore, alla sorpresa sconvolgente per il gesto così drammatico di un figlio di grande successo imprenditoriale, che a  58 anni  sceglie di togliersi la vita in macchina, in un parcheggio di Carbonara Scrivia, poco lontano dalla sua residenza e dalle sue aziende. Un colpo di fucile, di un'arma regolarmente denunciata.  Davvero un gesto in contrasto con tutta la vitalità e la positività che Guido Ghisolfi sembrava rappresentare, lui uomo di mondo che si sapeva muovere con agio nei salotti della politica ai massimi livelli. Era stato uno degli uomini della Leopolda con Renzi, Chiamparino ora lo piange dicendo che ha perso un amico. 

Alla Leopolda, nel 2013, Ghisolfi aveva raccontato le peripezie di un imprenditore alle prese con la burocrazia italiana. Si era anche parecchio lamentato, dopo che tutte le concessioni erano state ormai ottenute, dei lunghissimi tempi per poter partire con il suo progetto a Crescentino, per la prima bioraffineria al mondo: uno stabilimento-prototipo da far visitare ai compratori interessati, con l'obiettivo di esportare il modello in altre località, e non solo in Italia (un altro impianto, intanto, sorgerà nel Sulcis in Sardegna, dopo innumerevoli polemiche, un altro ancora è in corso di costruzione in Puglia, altri in America). 
Ricordo un terribile sfogo che Ghisolfi fece con me durante un breve viaggio in auto, lamentando - più che le lungaggini - gli alti costi richiesti per i vari permessi: certo non teneva conto della delicatezza e delle garanzie richieste per una bioraffineria. Ma la velocità delle concessioni secondo me era stata da record, vista la natura dell'insediamento, e questa inusuale velocità era stata consentita non soltanto dalla disponibilità dell'amministrazione comunale, attenta ad aprire a ogni opportunità economica per la città, ma anche dal fatto che c'era la Provincia commissariata dopo l'arresto del presidente Masoero, e glielo dissi. Per la mia esperienza successiva, ci fosse stato Riva Vercellotti, avremmo chiuso il mandato a malapena con la prima pietra. 
Noi avevamo fatto la nostra parte, come Comune, con infinite riunioni con infiniti esperti, per permettere sì l'apertura di questo canale economico nuovo che desse lavoro alla nostra città piegata dalla crisi dopo la chiusura della Teksid, ma anche per garantire tutta la possibile sicurezza dei cittadini. Tutti sanno che avevo una fifa blu, all'inizio, soprattutto per un possibile inquinamento atmosferico, e volevo garanzie che ritenevo doverose e prioritarie. E qualcuno - chissà chi - doveva averlo detto anche a lui, perché non ho mai avvertito una pur minima corrente di cordialità nei miei confronti. Nessuno dell'azienda mi ha nemmeno salutata quando me ne sono andata, e amen.

Quel che si sapeva di più recente, era che Guido Ghisolfi, un omone imponente, aveva fatto da poco una dieta ferrea perdendo decine di chili. Dell'azienda di Crescentino, si sa che la mancanza di canne palustri, sulle quali aveva basato il suo progetto, gli ha dato un sacco di grattacapi, obbligandolo a ricorrere a diverso  materiale vegetale per mandare avanti il suo sogno e rallentando così i tempi per la completa messa in produzione dello stabilimento alla ex Teksid.

Quello che ci si augura, in questo momento doloroso per la famiglia e per migliaia di dipendenti della Mossi&Ghisolfi sparsi nel mondo,  è ora che la drammatica fine di Guido Ghisolfi non interrompa in alcun modo i progetti dell'azienda nella sua complessità. Lo scomparso ha un fratello, una sorella e 4 figli, se ben ricordo, e una continuità sembra fin da ora garantita. 

In questo momento così tragicamente amaro, ricordare la figura e   il lavoro di Guido Ghisolfi nella memoria di chi ha contribuito con lui alla realizzazione di un progetto pilota, è comunque un omaggio al suo impegno e alle sue capacità imprenditoriali. Con le più sentite condoglianze alla famiglia, da ex-sindaco di Crecentino mi auguro che il completamento del progetto apra alla mia città ulteriori prospettive economiche. 





lunedì 23 febbraio 2015

La pena del contrappasso

Cerco di trattenermi dal commentare le notizie - e i commenti - che leggo sui giornali e blog (cioè Mauro at Large). 
Questa volta non riesco tanto, a trattenermi.
Penso alla pena del contrappasso, e sorrido. 
Il baldo Mosca (in arte Gomez Addams, come l'ho visto in una divertita foto di Carnevale), dopo aver invano sfranto i cabasisi  per un quinquennio anche in modo feroce e insultante, viene ora messo all'angolo per aver utilizzato la corrente elettrica della Sala Consigliare in corso di seduta. 
E un altro consigliere di minoranza, Franco Allegranza, simpaticamente soprannominato Napoleone dai suoi compagni di Maggioranza in quello stesso quinquennio per motivi che è inutile spiegare, accusa l'attuale sindaco di arroganza. 
Robe da matti. 




sabato 14 febbraio 2015

Vedo la PFM e penso al Chico Bum

Ho visto l'apertura della finale del Festival di Sanremo con la PFM insieme con la Banda dell'Esercito Italiano, e mi è venuto in mente il bellissimo concerto che la PFM tenne a Crescentino nel Chico Bum Festival, prima che andasse alla deriva. Neanche loro hanno mai preso i soldi, non crediate. Lo so per certo. Colpa mia, no? ahajaja
Però che concerto la PFM, gente. Qualcuno se lo ricorda? E ora sono a Sanremo ad aprire la serata.
Dai dai parlate male che vi divertite tanto! E' ora, ve l'ho offerta sul cucchiaio d'argento.  
(Guardavo i commenti che ho appena postato e pensavo che il problema di Crescentino è grosso: nel senso che ognuno che esprime un pensiero, subito dopo si sente obbligato a  precisare che il suo pensiero non è a favore di uno o a discapito di un altro: pensate che fatica vivere in questo modo, uno non ha neanche il diritto di pensare liberamente, deve subito mettere i paletti. Schiavi assoluti, di se stessi). 

martedì 3 febbraio 2015

Una interrogazione della Città che Cambia

Su richiesta del leader della Città che Cambia, Gabriele Massa, pubblico volentieri questa interrogazione destinata al primo Consiglio Comunale
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Ill.mi Sindaco e Assessore competente,
siamo entrati nell'anno 2015 e secondo ciò che veniva sottoscritto nel febbraio 2013 dal Comune di Crescentino ed altri comuni aderenti al progetto Wi-Fi condotto dal Laboratorio Ixem Lab del Politecnico di Torino, questo segnerà il termine ultimo (FINE 2015) e, quindi, l'interruzione del rapporto di collaborazione con i soggetti sopracitati per lo sviluppo e la sperimentazione del Wi-Fi pubblico. Il progetto, iniziato durante il mandato della precedente Amministrazione con Marinella Venegoni Sindaco attraverso l'Assessorato all'Informatizzazione, è poi passato nelle mani dall'attuale Giunta Comunale in fase di implementazione.

Dalla data dell'elezione ad oggi il sottoscritto, nonché ex Assessore all'informatizzazione, ha rilevato una fase di STALLO rispetto a tale infrastruttura con un'interruzione sostanziale nello sviluppo della rete e delle relative installazioni degli HOT-SPOTS, fulcro della fornitura di banda e dalla possibilità di utilizzo del servizio da parte dei Cittadini (es: biblioteca ancora non servita).


Inoltre, come appreso da svariate segnalazioni, alla situazione attuale l'Istituto Comprensivo Serra, impegnato da giorni nella trascrizione delle pagelle nel formato elettronico, la famosa “pagella elettronica”, non può usufruire del servizio internet, che ricordo essere parte di un accordo con il Comune di Verrua Savoia ed il Politecnico. Questa situazione, considerando l'epoca in cui viviamo e l'importanza della rete,
è inammissibile, soprattutto nell'ambito scolastico.

Non ultimo, attraverso una rassegna stampa delle testate giornalistiche locali, nazionali ed estere degli ultimi mesi, fra gli articoli che hanno catturato l'interesse dei “tecnologicamente sensibili” si è potuto apprendere come all'interno del Comune di Verrua Savoia, con adesione anche del Comune Di Lamporo, si sia costituita un'associazione senza scopo di lucro chiamata “senzaflisenzaconfni” (
www.senzaflisenzaconfni.it) registrata come Internet Service Provider presso il Ministero dello Sviluppo Economico. Questa associazione rappresenta una piccola rivoluzione in ambito dei servizi a banda larga, soprattutto per ciò che concerne l'assoluta convenienza, con un risparmio consistente per tutti gli utenti che necessitano di servizio internet domestico (tutto consultabile alla pagina web indicata sopra). Il progetto del Prof. Trinchero ha portato Verrua Savoia fin sulle pagine del New York Times, ma da tutto questo Crescentino continua a rimanerne fuori.
Facendo seguito alle premesse, si interroga il Sindaco o l'Assessore Competente sulle seguenti tematiche:
  1. qual è lo stato di avanzamento lavori e quali sono le intenzioni dell'amministrazione in relazione al proseguo o meno del progetto alla scadenza fssata per fne 2015?
  2. Quale inconveniente ha causato l'assenza di banda nel plesso scolastico di Crescentino e quali sono gli interventi che l'amministrazione intende intraprendere per ovviare al disservizio?
  3. Esiste l'intenzione di prendere contatti con “senzaflisenzaconfni” , di adeguare la rete esistente, peraltro già implementata per consentire nuove applicazioni, e di aderire all'associazione ampliando l'offerta Wi-Fi esistente e dando l'opportunità di servizio a banda larga ai cittadini del centro e, soprattutto, delle frazioni?
Alla Cortese att.ne del Sindaco Fabrizio Greppi.
Alla Cortese att.ne dell'Assessore all'informatizzazione Chiara Rosmo.
All'att.ne del Consiglio Comunale.

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Si richiede relazione nel primo Consiglio Comunale utile.
Distinti saluti.
Gabriele Massa
La Città che cambia. 

lunedì 2 febbraio 2015

Il wi-fi e la ciucca d'acqua del fiume Lete




Dove sarà stato l'intero mio amato paesello quando, negli scorsi anni, si spiegava più e più volte il progetto wi-fi del Comune di Crescentino? Conferenze pubbliche, presentazioni, conferenze stampa, incontri con il prof. Trinchero del Politecnico nonché concittadino nostro, una riunione con i commercianti nella quale spiegavamo come potevano approfittare di questa ormai non più nuova risorsa (parteciparono in 7), la caccia al luogo più alto della città e delle frazioni dove mettere i ricettori. 

Non è che non se ne sia parlato gente mia, anche se poi l'informazione locale era assai restia a dare informazioni su una cosa utile che stavamo facendo, preferendo lo sport del tiro al piccione (io). 

Non so se ci sia stato un tuffo generale nel fiume Lete (quello della Repubblica di Platone nel quale si raccomandava di non buttarsi, perché le sue acque provocavano l'oblio) però quello è stato un gran bel progetto. Ma a leggere il blog di Mauro Novo (che saluto) mi pare sia stato tutto dimenticato. 

Negli ultimi mesi, ho letto che l'attuale Amministrazione bloccava il proseguimento dell'iniziativa per la solita mancanza di fondi (erano impegnati, in realtà) e la riduceva alla fase delle telecamere, per motivi sacrosanti di sicurezza (che però non possono essere i soli a guidare un paese che voglia guardare avanti).

Negli ultimi mesi, ho letto che il prof. Trinchero è finito sul New York Times con l'evoluzione del suo progetto a Verrua, che vede i cittadini attivi diventare loro stessi provider attraverso una associazione. Trinchero è un personaggio immaginifico, ne ha inventate più lui nel suo campo, ha portato il wi-fi nei tepee degli indiani d'America ma al suo paese non ce l'ha fatta... e noi avevamo un'occasione speciale, eravamo i primi in Nord Italia, in un progetto che si associava a Verrua e prendeva Lamporo. E cosa abbiamo fatto? Siamo stati fermi, abbiam fatto marcia indietro e tanto per cambiare abbiamo buttato un po' di cacca in faccia al vecchio sindaco (io).

E' anche vero che di quelle cose lì bisogna capirci qualcosa, bisogna aver seguito le evoluzioni tecnologiche, e utilizzare internet per capirne l'importanza. Noi avevamo Gabriele Massa, che è ingegnere elettronico anche se non piace ad Allegranza, e per così dire giocavamo in casa. Pure io vivo nel mondo di oggi, e la possibilità mi pareva formidabile, ma non avevo fatto i conti con il futuro del mio Paese dopo il 25 maggio. 

Adesso anche le Scuole Medie non hanno più internet, siamo alla canna del gas, noi che avevamo internet free in piazza Caretto. E per fortuna che c'è in municipio un geometra, Borgondo, che se ne sta occupando da quello che capisco. 

Io dico: prima di tutto, bisognerebbe aprire i cervelli e lasciar fluire il mondo che cambia così velocemente. C'è gente che non si è nemmeno accorta di quel che succedeva qualche anno fa, sono assordati dal rumore del proprio continuo brontolio. Altri hanno scordato. Una ciucca di fiume Lete. 

Il fatto è che il mondo non si ferma ad aspettare Crescentino. Va avanti per conto suo, e se ci sei bene, altrimenti peggio per te (anzi, peggio per noi).

domenica 1 febbraio 2015

Hello Mattarella

Che bello, abbiamo un nuovo Presidente della Repubblica. 
Certo c'è Presidente e Presidente, ma questo è una persona speciale. Una persona per bene, senza macchie e senza paura, fratello di Piersanti, ammazzato dalla mafia. 
Le sue prime, avare parole sono state per le persone in difficoltà nel nostro Paese. E nel pomeriggio il primo eloquente gesto, una visita alle Fosse Ardeatine: per i distratti, il teatro del massacro di 335 civili e militari italiani da parte delle forze di occupazione militari tedesche. 
Ci è andato in Panda.
Ha seguito lo spoglio dei voti dalla casa della figlia Laura, avuta dalla moglie Marisa scomparsa nel marzo del 2012. 
E' vero, non sorride mai. Ci abitueremo a conoscerlo. 

sabato 17 gennaio 2015

La parola vigliacca

Quando i messaggi in Rete divennero di uso comune, noi fanatici della scrittura vivemmo un momento di rivalsa. L’oralità trionfante cedeva sorprendentemente il passo a una comunicazione meno spudorata, che avrebbe consentito anche ai timidi e ai riflessivi di fare sentire la propria voce nella piazza dell’umanità. Mai previsione è stata più stropicciata dalla realtà. Che si parli della malattia di Emma Bonino o della liberazione delle ragazze rapite in Siria - per limitarsi agli ultimi giorni - sul web si concentra un tasso insostenibile di volgarità e di grettezza. Una grettezza cupa, oltretutto, raramente attraversata da un refolo di ironia. 
Non mi riferisco al merito dei commenti. Nell’Occidente di Charlie ciascuno è libero di esprimere le opinioni più urticanti, purché rispettose della legge. No, è la forma dei messaggi che corrompe qualsiasi contenuto. Una radiografia di budella, una macedonia di miasmi, una collezione di frasi impronunciabili persino con se stessi. Nessuna di queste oscenità pigiate sui tasti troverebbe la strada per le corde vocali. Nessuno di quelli che per iscritto augurano dolori atroci alla Bonino e rimpiangono il mancato stupro delle cooperanti liberate avrebbe la forza di ripetere le sue bestialità davanti a un microfono o anche solo a uno specchio. La solitudine anonima della tastiera produce il microclima ideale per estrarre dalle viscere un orrore che forse neppure esiste. Non in una dimensione così allucinata, almeno. Per noi innamorati della parola scritta è una sconfitta sanguinosa che mette in crisi antiche certezze. Per la prima volta guardo il tasto «invio» del mio computer come un nemico.  

venerdì 16 gennaio 2015

Spese pazze, assolti i politici piemontesi

Notizia Ansa
Sono stati assolti "perché il fatto non costituisce reato" gli esponenti politici imputati a Torino nel processo-bis per lo scandalo delle "spese pazze" degli ex Consiglieri Regionali del Piemonte. Tra gli indagati, il segretario piemontese del PD Davide Gariglio e l'attuale presidente della Giunta Regionale Aldo Reschigna. 
Nel procedimento con rito abbreviato il Gup Rispoli ha accolto la tesi della stessa Procura, secondo la quale gli episodi di peculato contestati non costituiscono reato per mancanza di dolo. Una proposta in linea con la richiesta di archiviazione presentata alla fine delle indagini preliminari, respinta dal Gip che ordinò il rinvio a giudizio. 

domenica 11 gennaio 2015

No, non siamo in guerra con Allah (riflessioni dopo Charlie a Parigi)

Ho pensato che qualcuno potrebbe essere interessato a conoscere l'analisi di Mimmo Càndito (per i distratti: è anche mio marito) sui momenti drammatici che stiamo vivendo) 

Di Mimmo Càndito
dal blog "Il villaggio (quasi) globale"

No, non siamo in guerra con Allah perché non siamo in guerra con i 90 milioni di musulmani di Egitto, né con i 38 milioni di musulmani del Marocco, o i 35 milioni di musulmani di Tunisia, o i 240 milioni di musulmani dell'Indonesia, o i 150 milioni di musulmani indiani, o i 180 milioni pakistani, o quelli del Libano, del Mali, dell'Arabia Saudita, degli Emirati, dell'Iran, della Giordania, del Sudan, del Niger, e nemmeno con quelli della Libia o della Siria. E dico provocatoriamente che non siamo in guerra con tutta quella gente, e con il loro Allah, per riaffermare invece con più vigore il giudizio che nemmeno essi, ma nemmeno Allah,  sono in guerra con noi. 
Quanto è accaduto a Parigi, certamente terribile, angoscioso, anche seriamente preoccupante, impone una riflessione che non sia soltanto quella istintiva e traumatizzante della paura d'una minaccia che non siamo in grado di controllare. Perché quello, invece,  è l'obiettivo del terrorismo, creare cioè  l'ossessione d'un pericolo che non si può prevedere né misurare, e di conseguenza cedere la razionalità, rifugiarsi nell'attivazione d'una prevenzione dura, repressiva, che mortifica ogni quota di libertà in cambio d'una illusione di sicurezza. 
Ho letto quasi tutti i commenti dei grandi giornali, molte cose sono condivisibili e su altre occorre comunque un qualche distinguo. Ma non intendo fare qui un "digest" approssimativo e forse non del tutto imparziale, né intendo approfondire la divisione tra sunniti e sciiti che, eppure, è rilevante all'interno di una analisi delle tensioni mediorientali oggi. Preferisco richiamare l'attenzione su alcuni aspetti di questa storia amara che meritano un rilievo particolare. Anzitutto, ho dichiaratamente titolato che "non siamo in guerra" perché nel fondo di molti commenti, e di molte reazioni che tutti abbiamo potuto ascoltare parlando con amici o guardando le tv, si agita scomposto e minaccioso questo fantasma, che rischia di dettarci su quale terreno noi dobbiamo valutare la strage dello "Charlie": che, appunto, c'è ormai una guerra in corso, e quanto accade nel territorio dell'Is tra Siria e Iraq o in Nigeria con i Boko Haram o a Parigi con i due macellai francoalgerini o in Israele quando viene lanciata un'auto contro la folla o a Boston quando si corre una maratona, tutto questo, insomma, fa parte d'una guerra unica scatenata contro l'Occidente e che, pur nella diversità degli episodi, riceve una identificazione comune, dettata dall'odio del mondo musulmano verso gli "infedeli". E a una guerra si risponde con una guerra. 
La realtà (e tutti noi che viaggiamo ripetutamente nei paesi musulmani ne siamo testimoni diretti) è che, nel miliardo e 400 milioni di musulmani della Umma, l'adesione a una guerra contro gli "infedeli" è assolutamente marginale, in una consistenza numerica che va al massimo di alcune decime di migliaia di militanti o di sostenitori attivi. Probabilmente non supererà di molto il numero di centomila, che è tanto ma che ugualmente è nulla rispetto ai 1.400 milioni di musulmani. E però è altrettanto reale e importante che, in quella dimensione globale della Umma che non si riconosce nella guerra, vi sono diffuse disponibilità potenziali a sentire come legittima - e perfino condivisibile astrattamente - la "necessità" di difendere con durezza le ragioni fondanti della ortodossia musulmana. Queste disponibilità raramente si trasformano in appoggio reale, partecipe, ma sono comunque presenti e costituiscono il terreno nel quale la militanza militare cerca di arare un consenso e un'adesione. 
Perché? Perché l'obiettivo dei gruppi militanti è di polarizzare la consistenza della realtà, trovare adesioni e arruolamenti nelle loro file in modo da ridurre sempre più la complessità del reale a uno scontro "o noi o loro", o comunque a una divisione teologica tra "loro", l'Occidente, gli infedeli, il Male, e "noi", che siamo i fedeli di Allah e i difensori della religione e dunque il Bene e il Giusto. E poiché nel mondo musulmano - che non ha avuto una "pace di Vestfalia" - non vi è distinzione tra sfera pubblica e sfera privata, la difesa della ortodossia religiosa viene vissuta come baluardo integrale della stessa identità individuale e sociale. Se gli "infedeli" osano criticare o far satira sui valori fondamentali della pratica religiosa vanno attaccati perché mettono in discussione la stessa natura e qualità delle società musulmane. Questo "attacco" è talvolta un disgusto, un rifiuto di costumi e stili di vita che - in contrasto con la tradizione che tende a conservare le stesse modalità sociali di un passato lontano - vengono considerati come simboli evidenti di una decadenza destinata alla rovina, e talvolta invece - ma assai meno diffusamente - diventa la motivazione per una condanna da manifestare con la partecipazione attiva (la "guerra") al ripudio.  
(Vado avanti, se ancora avete pazienza a seguire la mia riflessione). Siamo dunque all'interno di una problematica specificamente culturale, che riguarda cioè la "cultura" di un popolo o comunque di una società costituta da varie società nazionali. Questa "cultura" deve misurarsi ogni giorno con le forme d'una modernizzazione che supera ormai (nel mondo globalizzato) qualsiasi frontiera, per cui la coesistenza tra le modalità proprie del consumo moderno - la tv, le auto, le forme industriali di produzione, l'elettronica etc - e la difesa di una integrità musulmana aderente a una lettura tradizionalista del Corano si fa occasione di contraddizioni che non sempre si risolvono. E, nel disagio di una contraddizione irrisolta, che provoca perdita di identità, squilibri psicologici, affanni difficilmente gestibili, la predicazione della purezza delle origini, perfino la difesa di chi si fa militante di una causa che appare "giusta", offrono un recupero rassicurante di identità, o comunque una tentazione molto consistente. Se le donne dell'Occidente si comportano come puttane, con i loro costumi irrispettosi di qualsiasi tradizione di pudore e riservatezza, allora occorre far di tutto perché le nostre donne, di noi musulmani, non abbiano a subire la contaminazione di simili comportamenti, che rischiano di distruggere i principi fondamentali della società musulmana e il ruolo che in essa hanno uomo e donna. (E questo é soltanto un esempio). 
Operativamente, il risultato di questo scompenso difficilmente assorbibile è quella che definivamo come una tendenziale disponibilità a guardare magari con qualche malcelata simpatia la battaglia di chi fa la "guerra" contro simili corrotti "infedeli",  o comunque la difficoltà diffusa a schierarsi in una condanna ferma e definitiva di quella "guerra". Appare perciò significativo che questa condanna arrivi piuttosto (e quasi esclusivamente) da chi nelle società musulmane ha ruoli istituzionali e identità culturalmente elevata. In altre parole, siamo di fronte a società nazionali accora molto arretrate nella scolarizzazione, e dunque facilmente permeabili da pratiche mitologiche, che la sofferenza delle contraddizioni tra modernità e tradizione la depositano in un rifugio rassicurante di identificazione religiosa/naziomalista ortodossa. 
C'è poi un ulteriore aspetto, che sta dentro il fantasma della "guerra": la predicazione che dice che noi Occidente siamo imbelli, ormai incapaci di difendere attivamente i nostri valori, la nostra stessa identità, e perciò cediamo progressivamente terreno alla aggressività perfino belligerante che hanno i popoli musulmani. E' lo stesso tema che propose con molto vigore Oriana Fallaci al tempo dell'attacco alle Twin Towers, e tuttora ricordo le intense discussioni che per interi pomeriggi ne avemmo in una Kabul ancora in guerra, tra l'ottobre e il novembre del 2001, con Bernardo Valli e Tiziano Terzani (che era colui che con maggiore forza intellettuale si era prodotto contro la tesi della Oriana sulle pagine del "Corsera"). Come allora, anche oggi resto convinto che alcuni elementi del teorema di Oriana siano espressione di una realtà concreta ma alla fine il teorema si autodistrugge. Alcuni anni fa, in America ebbe grande successo un libro (di Kaplan, mi pare, lo lessi negli Usa) che descriveva l'Europa come Venere e invece gli stati Uniti come Marte; non v'è dubbio che i 60 milioni di morti della Seconda guerra mondiale e le distruzioni patite in ogni parte del nostro continente abbiano prodotto una memoria che è fortemente condizionante per le scelte strategiche dell'Europa, quando il dibattito sia chiamato a confrontarsi con conflitti potenziali, al contrario di quanto fanno invece gli Usa che (anche per altre ragioni storiche e culturali) mantengono uno spirito nazionale più fortemente attivo, interventista. Alla luce di questa diversità palese, la definizione, dunque, di un Occidente integralmente imbelle pare malata piuttosto di eurocentrismo, e si sgonfia grossolanamente quando si piega alla lettura d'una realtà dove alcuni comportamenti marginali (cioè di piccole minoranze o di individui isolati) vengono valutati come espressione del comune sentire di tutta una identità "nazionale" di 1.400 milioni di persone. La rilevanza mediatica degli episodi di "qualità vitale" del mondo musulmano - gli attentati, le stragi, la militanza militare del terrorismo - rischia di ingannare la lettura della realtà, facendo confondere la forte eventizzazione di singoli episodi come la rappresentazione della intera realtà. 
Chiudo con la segnalazione di un ulteriore elemento, utile alla comprensione di quanto accade in questa "guerra". Una decina di anni fa Dominique Moisi pubblicò un volume che aveva un titolo molto interessante: "Geostrategia delle emozioni". Il politologo francese esprimeva il convincimento che, nel disegno delle strategie globali, hanno un ruolo non soltanto gli elementi della politica e le ragioni della economia ma anche "le emozioni", il sentire comune dei leader e dei popoli che essi guidano. Tralasciando qui l'Occidente e l'Oriente, Moisi proponeva come elemento caratterizzante della psicologia individuale e collettiva delle società dell'Islam la "umiliazione", o comunque il "risentimento". Diceva la sua tesi che i popoli musulmani, che a lungo erano stati forza vitale e centripeta della storia della umanità, oggi avvertono di essere al margine della Storia, che gli passa accanto quasi ignorandoli; prima l'Occidente, e oggi l'Oriente, appaiono come il fulcro autentico della evoluzione del mondo, ma in questa evoluzione l'Islam non ha più da tempo, da molto tempo, da troppo tempo, alcun ruolo attivo. Il Califfato, le adesioni diffuse nell'Islam al Califfato, la simpatia con cui comunque nel mondo musulmano si è portati a guardare alla "guerra" contro gli infedeli, sono espressioni del desiderio di rivalsa da questa "umiliazione", di un "risentimento" che ora preme per avere una vendetta, il recupero d'un guadagno storico. 
(Ovviamente, non scrivo nulla sull'attacco alla libertà del pensiero e al diritto di manifestare liberamente ogni atteggiamento critico verso tutto e verso tutti, perché di questo hanno scritto paginate intere tutti i giornali. E invece giudico un amaro segno di conferma alla tesi della Fallaci quanto ha scritto Barber sul "Financial Times", giudicando lui sostanzialmente inopportuna la satira di "Charlie" su Maometto e l'Islam: cedere alle pressioni delle armi e del terrorismo, manifestare già una sorta di autocensura, è una strada pericolosa, per tutti ma soprattutto per chi fa il giornalista e ha come primo dovere quello di non tradire la solidarietà verso chi si batte in difesa della ragione critica) 

venerdì 9 gennaio 2015

Quelli non sono

Quelli non sono musulmani. Quelli sono terroristi. Punto

sabato 3 gennaio 2015

Saluggia esclusa dalle aree idonee al deposito di scorie nucleari



Sogin ha consegnato a Ispra la sua proposta di Cnapi, la «Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee» ad ospitare il deposito nazionale unico delle scorie nucleari e il parco tecnologico. La società di Stato che si occupa del decommissioning ha dovuto selezionare i territori da escludere dalle aree idonee in base ai criteri (densità della popolazione, rischio sismico e di allagamenti) diffusi a giugno da Ispra. Dalla lista è esclusa Saluggia.  

Ora l’Istituto per l’ambiente avrà due mesi di tempo per convalidarla e trasmetterla ai ministeri competenti che, dopo 30 giorni, dovranno dare il nulla osta e pubblicarla. La pubblicazione della Carta e del progetto preliminare apriranno una fase di consultazione pubblica e di condivisione, che culminerà in un seminario nazionale, a giugno 2015. 

Elogio dell'imparare (non è mai troppo tardi)


Bertold Brecht torna a godere attenzione. Einaudi ha pubblicato in questi giorni una scelta di sue "Poesie Politiche".
Questo "Elogio dell'imparare" mi pare possa essere utile spunto di riflessione nella nostra Comunità...


Impara quel che è più semplice! Per quelli
il cui tempo è venuto
non è mai troppo tardi!
Impara l’abc; non basta, ma
imparalo! E non ti venga a noia!
Comincia! devi sapere tutto, tu!
Tu devi prendere il potere.

Impara, uomo all’ospizio!
Impara, uomo in prigione!
Impara, donna in cucina!
Impara, sessantenne!

Tu devi prendere il potere.
Frequenta la scuola, senzatetto!
Acquista il sapere, tu che hai freddo!
Affamato, afferra il libro: è un’arma.
Tu devi prendere il potere.
Non avere paura di chiedere, compagno!
Non lasciarti influenzare,
verifica tu stesso!
Quel che non sai tu stesso,
non lo saprai.

Controlla il conto,
sei tu che lo devi pagare.
Punta il dito su ogni voce,
chiedi: e questo, perché?
Tu devi prendere il potere.

Bertolt Brecht

giovedì 1 gennaio 2015

Buon 2015 gente mia!

E' vero che quando si tocca il fondo si può sempre cominciare a scavare, ma ad inizio anno - e soprattutto alla fine di un annus horribilis com'è stato il 2014 - abbiamo il dovere di almeno un piccolo soffio di ottimismo.
Dunque auguri auguri. Deve passare la nottata, come diceva Eduardo...
Buon 2015!


mercoledì 24 dicembre 2014

Buon Natale a Crescentino

Bertold Brecht
Alla Vigilia di Natale

Oggi siamo seduti, alla vigilia di Natale, noi, gente misera, in una gelida stanzetta, il vento corre fuori, il vento entra. Vieni, buon Signore Gesù, da noi, volgi lo sguardo: perché tu ci sei davvero necessario.

giovedì 18 dicembre 2014

L'umiltà e la compiacenza di consultarlo

Mi sono molto divertita - adesso che sono lontana - a contemplare in tutto il suo splendore il narcisismo di Gian Maria Mosca nell'intervista sul blog Mauro At Large. Ho visto Mauro scendere in campo in prima persona, non senza un filo di orgoglio. Ha messo su una bella macchina mediatica, adatta al nostro mini-villaggio global/local, e ne va giustamente fiero.
Fra le varie dichiarazioni, quella number one è, a proposito della soluzione adottata per le Case Bianco dal sindaco Greppi, il concetto che solo Mosca ha la giusta ricetta per ogni caso. La tecnica non è nuova, come se fosse l'unico avvocato sulla faccia della terra e non uno dei 230.435 iscritti all'Albo professionale in Italia (dati del 2013).
Ma, parlando di Greppi, è l'espressione che ha usato Mosca ad essere esilarante: "Non ha avuto - ha detto - l'umiltà e la compiacenza di consultarmi". Come si fa ad avere un simile debordante senso di sé, o almeno fingere di averlo? E rientra fra le tecniche di persuasione del prossimo cliente di studio, che sappia fin d'ora di avere di fronte a sé la Scienza in persona? 
Greppi giustamente, quando ne avrà bisogno, andrà da un avvocato di cui si fida, e non da un consigliere di opposizione. E' così ovvio, e peccato che "Egli" finga di non accorgersene, da tempo immemore. Un po' è irritante, ma un po' fa ridere. 
Sono rimasta abbastanza impressionata dal fatto che si sia guardato bene dall'entrare nella materia, di dire cioè - da consigliere comunale quale è e non da avvocato - che cosa pensi dell'idea di troncare l'uso delle case per i meno abbienti da parte del Comune. E' questo che il cittadino votante vorrebbe sapere, ma lui lo dice solo indirettamente, quando accusa il Sindaco di non esser stato umile: se si fosse rivolto a lui, avrebbe di certo risolto la questione, e avrebbe mandato fuori questa gente. Ciò sembra di capire. 
Gian Maria Mosca è di destra e di questo ci eravamo accorti tutti da lungo tempo, ma l'outing non lo fa mai (vorrà dire che se ne vergogna?). 

sabato 6 dicembre 2014

La Giunta disdice le Case Bianco dal 31 dicembre

Ricordate i 15 alloggi affittati dal Comune durante la mia Amministrazione, per far fronte al problema montante dell'indigenza che è poi andata aumentando con il mordere della crisi?  Ci fu una graduatoria della povertà, dell'impossibilità da parte di numerose famiglie con bambini piccoli a pagare un affitto. Una scommessa di solidarietà sociale, con gli  assegnatari che dovevano restituire il valore della pigione attraverso lavori socialmente utili.
Anche questa iniziativa è stata cancellata dalla Giunta Greppi, che la scorsa settimana ha deciso di rinnovare il comodato d'uso delle cosiddette Case Bianco soltanto fino al 31 dicembre di quest'anno.
Dal primo gennaio 2015, dunque, ogni residente del caseggiato di via Mazzini dovrà provvedere al pagamento del proprio affitto, se sarà in grado.
Ci sono stati senz'altro limiti nell'esperimento,  non tutti hanno onorato il loro impegno, ma la maggior parte è senz'altro costituita di persone veramente in difficoltà e senza alcun mezzo di sostentamento, con prole a carico.
Da quando ho avuto la notizia, penso a quei bambini e al loro diritto a un tetto sulla testa. Tutto questo viene ora messo in discussione, 
Mi aspetto ora una reazione forte da parte dell'opposizione non di destra come Mosca: per esempio da parte del PD, che deve sbrigarsi a risolvere i propri problemi per occuparsi finalmente di quelli della popolazione, com'è suo dovere sociale, e de "La città che cambia". Anche la Chiesa potrebbe dire la sua, e tutti i gruppi di volontariato che ci sono in città. Abbandonare quella gente a se stessa sarebbe un gesto di viltà collettiva
Mi auguro che il lavorio per la costituzione di una cooperativa fra gli abitanti trovi presto uno sbocco pratico, per evitare che i bambini e le loro famiglie finiscano in mezzo alla strada.
Non ho parole, questa volta. 

martedì 2 dicembre 2014

Il presidente della Regione Toscana e i ROM

di Massimo Gramellini
Da La Stampa del 2 dicembre 2014
"Vorrei spezzare una lancia, o almeno una piuma, a favore della categoria più impopolare del momento, i buonisti. Appena un buonista prende le parti di una minoranza detestata, per esempio i rom, viene accusato dal primo cattivista che passa di pontificare in cachemire da qualche attico, immancabilmente situato nel centro storico. Vacci a vivere tu in mezzo agli zingari, gli gridano. Ora si dà il caso che il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, abiti accanto a una famiglia rom. E che domenica abbia pubblicato sulla sua pagina Facebook una fotografia che lo ritrae in atteggiamento amichevole con i vicini di casa.
È stato immediatamente subissato di insulti e accusato di fare propaganda. Qui però la logica non mi soccorre. Se i rom stanno antipatici alla maggioranza degli elettori, che vantaggio potrà mai venire a Rossi dal farsi immortalare in mezzo a loro? L’opinione dominante, che rimbalza dal web ai talk show di Del Debbio, afferma che gli italiani impoveriti si ritengono discriminati e reclamano un diritto di precedenza.
Ecco, forse ho capito. Se buonismo significa atteggiarsi a bravi ragazzi con quelli che lo spirito del tempo indica come i più bisognosi, ne consegue che il nuovo buonista è Salvini".

venerdì 28 novembre 2014

Il wi-fi di Verrua Savoia su "La Stampa", stasera la presentazione


Ho segnalato a "La Stampa" il caso del progetto wi-fi di Verrua Savoia curato dal prof. Daniele Trinchero, e ieri mattina l'illuminata (aggettivo che amo moltissimo, al contrario di quelli che se ne fanno beffe perché guardano sempre per terra) idea è stata l'inizio di un articolo a piena pagina intitolato "L'Italia che fa da sé - Quando i servizi sono autogestiti".
Sono felice per Verrua e per il prof. Trinchero, stasera c'è la presentazione nel paese nostro vicino al di là del Po. Tanto più mi rincresce per il mio paese, che aveva avviato nel mio mandato, con l'assessore Gabriele Massa, una possibilità per progredire nel campo delle innumeri applicazioni legate al wi-fi, accantonando le necessarie risorse e collaborando con il Politecnico e il prof. Trinchero medesimo, originario di Crescentino. Purtroppo il progetto è stato ora interrotto con motivazioni economiche, e immiserito e ridotto alle sole telecamere di controllo.
La rete crea economia, la rete crea futuro: se quel futuro sanno vedere i cittadini, i commercianti (a Crescentino alla prima riunione sull'argomento sono venuti in 7), le amministrazioni alle prese con la più difficile delle congiunture di crisi. Il prof. Trinchero è riuscito a internettizzare le riserve degli Indiani in America, ma con Crescentino non ce l'ha fatta. Si vede che gli indiani hanno gli occhi più lunghi...

Qui di seguito la parte dell'articolo de La Stampa che si occupa di Verrua Savoia. 


Di ANDREA ROSSI
È vero, in Italia lo Stato spesso latita. E il privato non sempre lo rimpiazza: là dove c’è poco da guadagnare, poi, se ne guarda bene. Ci abbiamo messo del nostro: 3.512 comuni su 8.094 hanno me- no di 2 mila abitanti. Addirittura, 3.538 sono adagiati in montagna, spersi in territori ostili e isolati. Garantire i servizi non sempre è facile. Le amministrazioni locali non hanno le forze. E il privato si mobilita solo se ne vale la pena. Ma portare la banda larga in un piccolo paese non conviene a nessun operatore, a meno che non paghi il Comune. Far circolare gli autobus con una certa regolarità costa molto più di quanto si incassi dai biglietti. Garantire la raccolta dei rifiuti, la difesa del territorio e l’assistenza a volte è un’impresa. Fortuna che ci pensano i cittadini: riuniti in asso- ciazioni e comitati arrivano là dove lo Stato si arrende e il privato si dilegua.
Arriva la banda larga e costa 4 euro al mese
Verrua Savoia (To)
Meno di 1.500 abitanti, i cittadini si sono portati da sé la banda larga
L’Italia è una distesa di esperimenti, alcuni visionari. L’ultimo nascerà domani a Verrua Savoia, 1.477 abitanti a 60 chilometri da Torino: sarà il primo Comune italiano a essere considerato un provider, ovvero un fornitore di servizi Internet, sul modello delle compagnie telefoniche. Meglio, il provider non sarà il Comune (la legge lo vieta) ma un’associazione di cittadini creata ad hoc. L’hanno chiamata «Senza Fili, Senza confini», fornirà una connessione Internet a 20 Mb/s a qualunque abitante lo richieda e diventi socio dell’associazione. Costo: 50 euro l’anno, 4 al mese per una connessione che nessuna compagnia telefonica riuscirebbe a garantire a quel prezzo e a quella velocità. Il merito è di Daniele Trinchero, un professore del Politecnico di Torino, che da anni porta Internet negli angoli più remoti del pianeta e ora ha deciso di farlo anche a casa sua. Di un gruppo di cittadini, che ha aderito all’esperimento e di un team di esperti che ha trovato la formula giuridica per trasformarlo in realtà. Il ministero dello Sviluppo ha autorizzato l’associazione a
funzionare come provider. È il primo caso in Italia. Potrebbe essere il primo di tanti. 

lunedì 24 novembre 2014

L'analisi di Prodi sul post/elezioni (va bene anche da noi)

Elezioni Regionali Emilia Romagna, Errani e Prodi concordi: innovazione, il nuovo imperativo



L'analisi di oggi di Romano Prodi sul dopo elezioni nella sua Emilia-Romagna, con tanto massiccio astensionismo, si adatta perfettamente anche a noi Ragazzi della Bassa Padana, per altri motivi ma siamo sempre lì. 

Ha detto Romano Prodi: 
"Ai tempi del liceo il mio professore di filosofia, quando qualcuno di noi si esibiva in una interrogazione insufficiente, accampando a volte scuse, usava rispondergli amabilmente con queste parole: ''Mio caro, come ti fai il letto, così dormi''. Certo l'insonnia puo' avere cause più complesse ma la frase, pur nella sua incompletezza, mi sembra particolarmente adatta alle circostanze".


sabato 22 novembre 2014

L'importante

L'importante, è che ciascuno riconosca la legittimità dell'interlocutore e il suo diritto ad esprimere le proprie ragioni, ascoltandole e pensandoci sopra. 
L'importante, è che un confronto sia cominciato. 
L'importante è che si vuotino i sacchi, 
L'importante, è che si vada avanti nell'interesse del nostro paese, verso un futuro diverso.

giovedì 20 novembre 2014

PD, stasera è una bella serata

Stasera è una bella serata, per Crescentino. Mentre laggiù a Montecitorio infuria la tempesta, quassù le varie anime delle tre liste di centro/sinistra che sono state sconfitte, si riuniscono finalmente, su iniziativa del PD locale, per ricominciare una discussione, per ripartire. 
Molti di quelli che conosco, che erano con me in Giunta e in Maggioranza, hanno ricevuto telefonate di invito alla riunione, che si terrà in una sede non ufficiale. 
Farà piacere a qualcuno (o a molti) che nessuno mi abbia telefonato. Ma se non avessi proprio stasera il concerto di Peter Gabriel a Torino, sarei andata ugualmente, pronta a farmi dire "No grazie". 
Pensa te.
Aggiunta (che qualche giornale ignorerà, mentre sul capoverso precedente potrebbe farci un bel titolo): di che cosa sarò accusata? 1) Di non aver detto "grazie buana" e mandato un mazzo di fiori quando il 18 febbraio, in mia assenza e a 3 mesi dalle elezioni, è arrivata ai giornali (e non a me) una lettera dove mi si diceva di tutto, dal chiaro intento destabilizzante? 
2) Di non aver preso a calci nel sedere Gabriele Massa quando mi ha annunciato che avrebbe fatto una lista? (salvo poi scomparire).
3) Di non aver fatto fervente campagna elettorale a favore del compagno Allegranza? 
La pacificazione è un ottimo traguardo, ma se nessuno mi ha telefonato, tanta pacificazione non ci deve essere. E davanti alla carretta ci sono sempre i soliti che tirano. 
Santé, comunque (e vinca il migliore) 


martedì 18 novembre 2014

Un anno fa il Maturo ci ha lasciati

Il 18 novembre 2013 abbandonava questa Terra che lo ha fatto molto soffrire, ma anche molto divertire, Enzo Cena detto il Maturo. 
Manca sempre tantissimo, oltre che ai suoi familiari, a tutti i suoi amici e conoscenti, ai quali riusciva sempre a strappare un sorriso, ai quali dava sempre una mano, con la sua inventiva colorata, i suoi occhiali e orologi che ora gli fanno compagnia sulla targa della pista pedonale della Campagna, che gli è stata dedicata.
Ciao Maturo, stai con noi. E tienici su.

lunedì 3 novembre 2014

Via Roma, un salotto







Una distrazione può capitare a tutti. Ma più distrazioni riunite fanno una grande tristezza, anzi una desolazione; e a volte non si riesce neanche a individuare un colpevole. Però questa volta i colpevoli sono tanti. Io non li dico i nomi: ho fatto queste foto e ve le mostro perché una città civile non può essere ridotta in questo stato, e chi se ne deve occupare se ne occupi. 

Di sicuro non si sa chi (e perché mai) abbia scritto sul muro dell'Istituto Calamandrei quell'orrenda bestemmia. Che è stata subito raggiunta da un bel sacchetto di immondizia piazzato di sotto. E, tanto, anche il muro appena dipinto dalla ditta Speranza negli ultimi mesi del mio mandato si sta nel frattempo decomponendo,  senza che io in passato sia riuscita a farlo rimettere a posto in modo non provvisorio (e dubito assai che lo si faccia ora).

Ma poi c'è anche questo altro edificio cadente attiguo, che si affaccia sulla parte più decomposta di via Roma. Appena rimesso a posto, tutto bello ripulito, il tratto si è trasformato nuovamente in un sobborgo della Beirut bombardata. La già gloriosa scuola guida dell'Ivo Vigé sarà anche in attesa di essere ristrutturata: ma l'attesa dura da anni, e nei passati 5 io facevo chiamare il proprietario perché si occupasse di ripulire il guano dei piccioni, pericoloso e di pessima vista. 

Così ogni tanto passavano con la scopa. Oggi non più, il proprietario legittimamente non ha tempo, ma non c'è nessuno che se ne occupi al posto suo?

Così, oltre a non ripulire il guano, si lasciano centinaia di cartacce davanti allo storico portone. E' già un anticipo di discarica abusiva.

Meditate, gente, meditate.



giovedì 30 ottobre 2014

Non è che non avrei niente da dire...

Taccio ogni tanto a lungo, ma non perché non avrei niente da dire: a che serve? 
Ho letto su Mauro At Large l'intemerata dell'assessore Arlotta, che bontà sua e su segnalazione ha letto un mio vecchissimo post.
Ma ci dobbiamo metter qui a litigare come le comari? Per carità.
Io sono una schiappa, non valgo niente, ha fatto tutto lui. Va bene. Pazienza, andate avanti voi che siete bravi, lungimiranti. 
E Lorini che scrive di miei post solitari e nostalgici... ma quando mai, nostalgia di quell'atmosfera di piombo? Ma che ne sa lui di me? Ha mai tentato di porsi nella mia ottica, mi ha mai cercata per sentire le mie ragioni? Lo lascio al suo odio cieco e duraturo. L'odio fa male, non sono interessata. 

Ma questo è niente, in confronto alle notizie funeste della chiusura dell'ex Teatrino Civico, per i costi del riscaldamento di tre ore una volta al mese. Tornerà ad allevare topi, che tristezza un'opera così, fatta con tanto amore. Ma tanto, questa è Crescentino, di lì non si esce. 
E questo è niente, di fronte alla notizia che l'oratorio sarà venduto a privati, ammesso che si trovi qualcuno che lo voglia comprare di questi tempi. Il progetto originario Greppi, oltretutto.
E questo è niente, di fronte al giardino riconosciuto come bene storico dalla Sovrintendenza alle Suore della Carità, che si vuole privare di tale connotazione. Qualche altra bella villetta a schiera non guasterebbe, lo spazio c'è... via, via, alla Crescentino da ricordare, ai suoi luoghi topici.  
E la stagione teatrale dell'Angelini, una piccola vera stagione, scomparsa nel nulla perché Madame Balboni e il Sindaco si amano tanto quanto me e Allegranza, dopo che il marito della prima aveva fatto cadere il secondo nel 2009, con l'aiuto dell'opposizione? Sempre sereni, i rapporti fra Sindaci e Vicesindaci ambiziosi... Naturalmente sono cose che nessuno ha ricordato, ma quella è la storia. Anche questa, comunque sia andata, è una perdita culturale grave per la nostra Comunità: la signora Balboni con me stava all'Opposizione, ma le sue stagioni le ha fatte, nell'interesse collettivo. 
Tante piccole oasi sono rimaste insomma senza acqua. 
Del resto, Greppi ha vinto le elezioni, e legittimamente governa, con la sua cultura, la sua mentalità. E' la democrazia, baby.
Ci pensino sopra, al tanto lavoro andato a male, ai progetti buttati alle ortiche, coloro che hanno lavorato e combattuto a sinistra, per una candidatura divisiva, consentendo questo risultato elettorale e le inevitabili conseguenze. 



martedì 21 ottobre 2014

Rimborsopoli, ce n'è per tutti

Da "La Stampa" edizione cartacea, del 21 ottobre 2014

TORINO
Ai vecchi militanti del Pd, Stefano Lepri, ex consigliere regionale del Piemonte oggi senatore, regalava i panettoni dispensando in cambio consigli sulle pensioni. Davide Gariglio, tra i massimi esponenti Pd, a Natale 2010 ha regalato 30 bottiglie di prosecco a nome del partito, chiedendone poi il rimborso come «spese di rappresentanza». Aldo Reschigna, ex capo gruppo Pd oggi braccio destro di Sergio Chiamparino con delega al Bilancio, ha gestito con parsimonia i rimborsi personali, ma non ha saputo contenere le spese di partito per insalate di riso, macedonie e tranci di pizza consumati nelle riunioni «programmatiche». 

Ecco la coda dell’inchiesta sui rimborsi regionali che ha travolto l’ex governatore Roberto Cota e la sua maggioranza di centrodestra, già a giudizio. Adesso tocca anche al Pd finire nell’elenco dei «cattivi» assieme a pochi altri esponenti dell’ex Pdl scampati alla prima fase giudiziaria. Su circa sessanta indagati per i rimborsi illegittimi percepiti tra 2010 e 2012, sedici si erano «salvati»: per loro la procura torinese aveva deciso si archiviare le accuse di peculato.  

Ieri mattina il giudice Roberto Ruscello, dopo aver sollevato d’ufficio la procedura di «opposizione», ha respinto le richieste di archiviazione per dieci di loro, imponendo ai pm di formulare un’imputazione «coatta» e procedere alla richiesta di rinvio a giudizio. Restringendo le valutazioni della procura, il giudice ha riesaminato con cura, in un’ordinanza di circa 60 pagine, tutti gli scontrini dei consiglieri «salvati», ritenendo alcune spese destinate alle «esigenze alimentari» non compatibili con la normale attività istituzionale. Ad esempio pranzi e spuntini al bar. Tra i sei che hanno superato i tempi supplementari della giustizia, c’è l’ex zarina del Piemonte, Mercedes Bresso, ora europarlamentare, tirata in ballo con l’accusa di finanziamento illecito ai partiti, per un documentario realizzato nella campagna elettorale contro Cota.  

Tra questi dieci indagati quattro facevano parte del gruppo Pdl: Fabrizio Comba, Giampiero Leo, Gianluca Vignale, Luca Pedrale, (che ha già patteggiato l’estate scorsa per le spese personali ma qui viene ripescato come ex capogruppo). Quattro militano nel Pd: oltre a Reschigna, Gariglio e Lepri, c’è anche Angela Motta, tuttora in consiglio regionale. Due invece sono di Sel: l’ex consigliera Eleonora Artesio, in passato assessore regionale alla Sanità, e Monica Cerutti, assessore in carica con delega alla politiche giovanili. Spulciando tra i rimborsi di Eleonora Artesio, il giudice ha scovato uno scontrino di 2,90 euro dell’autogrill Crocetta Sud sull’A21: un accendino Bic e un caffè. Due minuti dopo altro scontrino di 10,70 euro: una birra media, un panino, pacchetto di sigarette Lucky Strike. Monica Cerutti, invece, ha oltre 9 mila euro di spese per ristoranti, spese per trasporti per oltre 10 mila euro. Tra queste voci, annota il giudice, compare quella di un rimborso in Tunisia a «favore di tale Marco Furfaro (per euro 240) e altri importi erogati al medesimo soggetto in relazione ad altri viaggi, nonché ricariche telefoniche effettuate a favore di beneficiari non identificati».  

Per tutti partirà d’ufficio una richiesta di rinvio a giudizio su cui deciderà un nuovo giudice. In linea di principio la procura potrebbe ribadire le scelte iniziali chiedendo, alla fine dell’udienza preliminare, il proscioglimento, affidandosi alla discrezione del nuovo giudice. Nel commentare l’ordinanza di Ruscello, il procuratore aggiunto Andrea Beconi ha detto che il «giudice ha adottato criteri più restrittivi ma in linea con l’impostazione della procura». 
Oggi intanto si apre il processo a Roberto Cota ed altri 24 imputati. La Regione sarà parte civile contro chi non ha risarcito. Cota ha restituito i rimborsi. Anche per le «mutande». 

martedì 14 ottobre 2014

Sindaco, Tari, Tasi....

Mi sembra un po' presto per farsi saltare i nervi. 
La situazione non lo permette. 
Did You want the Bicycle? 

Amarcord con Fegiz, il '94 e il mio primo mandato

Ieri mentre attraversavo le colline brumose sulla strada Crescentino-Montiglio-Frinco-Castello D'Annone-Rocchetta Tanaro, con tutto quell'ambaradan di alluvioni intorno e qui per fortuna no, mi sono ricordata dell'orrido autunno 1994, 20 anni fa. 

Come se fosse oggi, ma un giorno di novembre. Il Po era al massimo. Pioveva sempre. Mancava la luce, faceva freddo e avevo acceso il camino. Mi stavo cucinando un uovo quando è suonato il cellulare (diggià) e ho sentito la voce di Alessandra Comazzi che mi diceva: "Si dice che Mario Luzzatto Fegiz si sia suicidato impiccandosi in bagno". 
Ho visto tutto viola intorno a me, ho spento il fuoco dell'ovetto delle mie gallinelle. Fegiz per chi non lo sapesse è un mio collega del Corriere della Sera, al quale sono molto affezionata. Ho cominciato a chiamare tutti i colleghi, nessuno sapeva nulla. Ma uno di loro ha fatto quel che io non volevo fare, e ha chiamato direttamente Mario, che ha risposto e ha riso un sacco sul suo supposto suicidio. Telefono a mia volta, ridiamo. Sollievo.

Ieri anche Fegiz era alle Cantine di Giacomo Bologna, a Rocchetta, dove Paolo Conte (che vive lì vicino, a Scurzolengo) presentava il nuovo disco. Ho ricordato l'episodio, abbiamo nuovamente riso. Siamo due pensionati d'oro (si fa per dire, e per ora, finché non ci toglieranno la pensione, perché il nostro settore attraversa una crisi gravissima...) semilavoranti, io molto più di lui che è un pigro distratto.

Ma Mario si è anche ricordato, lui, che l'anno dopo sono diventata sindaco, e una notte di autunno, sempre come ora, è cominciato a piovere e l'emergenza è ricominciata a salire. Avevamo avuto 2 ragazze morte, a Crescentino. Mi ricordo solo l'ansia, io.

Mario mi ha detto che una sera mi ha chiamata, verso le sette: "Ciao, io sono dai Take That e tu?".
E a quel punto mi sono ricordata io. 
Gli avevo risposto al telefono mentre ero di fronte alla casa degli Ulla in via Po. Stavo andando a bussare porta a porta, per dire a tutti di tranquillizzarsi che il Po non era in quel momento pericoloso, l'onda si era fermata.
E gli risposi: "Io sono sul Po".  
Vent'anni, quasi. Pensa te.