martedì 19 maggio 2015

Pre-elezioni in Liguria: e io che mi lamentavo della sinistra a Crescentino l'anno scorso...

Si vede che siamo una cittadina-laboratorio. L'anno scorso abbiamo anticipato, ma in modo infinitesimale, gli accadimenti attuali pre-elezioni in Liguria, dove la situazione è quasi comica (se non fosse drammatica) per quanto riguarda il Centro-Sinistra.
Qui sotto, preso da "Il Post", c'è un racconto sereno ed equilibrato della situazione ligure, a pochi giorni dalle elezioni regionali. Continuiamo così, facciamoci del male... evvai.
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Liguria
La situazione del centrosinistra in Liguria è piuttosto complicata. Raffaella Paita del PD, considerata vicina al segretario e presidente del Consiglio Matteo Renzi, ha ottenuto la candidatura a presidente della Liguria dopo aver vinto le primarie superando Sergio Cofferati, che aveva contestato il risultato denunciando irregolarità e annunciando che avrebbe lasciato il Partito Democratico. Paita – che è anche assessore regionale del PD alle Infrastrutture e alla Protezione civile – è indagata per quanto accaduto a Genova durante l’alluvione del 9 e 10 ottobre del 2014 e per il voto del prossimo 31 maggio aveva cercato un’alleanza con partiti di destra per governare in Liguria, similmente a quanto sta accadendo col governo nazionale.
Per gli stessi motivi di Cofferati, a seguito dell’esito delle primarie, Luca Pastorino, sindaco di Bogliasco e parlamentare vicino a Pippo Civati, si è dimesso dal gruppo del PD alla Camera entrando nel gruppo misto e candidandosi alla presidenza della regione appoggiato anche da SEL, da altri partiti di sinistra e da alcuni deputati critici con il PD nazionale. In questi ultimi giorni – anche dopo l’uscita dal PD di Civati, che ha raggiunto Pastorino in Liguria per la campagna elettorale – ci sono state diverse discussioni e polemiche da parte del PD: c’è chi ha invitato gli elettori e le elettrici liguri a «turarsi il naso e a votare PD» e c’è chi ha accusato i “fuoriusciti” di voler far perdere Paita e vincere il centrodestra. Pastorino e Civati hanno risposto: «se Paita non vince non deve certo dare la colpa a chi non la vuole votare. È una tautologia: la volessero votare in molti, vincerebbe».
Il centrodestra ha candidato Giovanni Toti, originario di Viareggio, sostenuto da sette liste: Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia, Nuovo Psi, Riformisti, Ap-Liguria, Liberali. Alice Salvatore è la candidata del Movimento Cinque Stelle. Gli altri candidati sono Antonio Bruno per Progetto Altra Liguria (lista che si ispira al leader greco Tsipras); Enrico Musso, per la lista di centrodestra Liguria Libera; Matteo Piccardi del Partito comunista dei lavoratori; Mirella Batini per Fratellanza donne.
Sulla Stampa di oggi Amedeo La Mattina fa il punto della situazione in Liguria dove l’esito delle elezioni è piuttosto incerto. E dice:
«I due fuoriusciti dal Pd stanno provocando una preoccupante emorragia di voti che potrebbe far perdere la candidata del Pd o consegnarle una vittoria senza maggioranza. Il primo giugno la Paita rischia di poter contare solo 15 consiglieri regionali su 30 e di non riuscire a governare la Liguria. Sarebbe un’anatra zoppa. A quel punto il vertice del Pd non esclude nulla, anche alleanze con Forza Italia e Ncd».

lunedì 18 maggio 2015

Primo partito i senza partito, un'indagine CMR Intesa SanPaolo per La Stampa

Da "La Stampa" del 18 maggio 2015



Il fenomeno degli “homeless” della politica si sta facendo sempre più evidente. È l’assenza di una casa, di un riferimento ideale in cui identificarsi. Ne abbiamo avuto un assaggio nei giorni scorsi con le elezioni di alcune amministrazioni locali. Gli stessi sondaggi sulle prossime elezioni regionali segnalano una quota rilevante di incerti e di elettori che non paiono intenzionati ad andare a votare. Di qui le difficoltà delle proiezioni elettorali e il materializzarsi dello spettro dell’astensionismo.  

CENTIMETRI

Da tempo l’azione del votare non è considerata più un obbligo morale: solo un terzo degli italiani (34,8%, CMR – Intesa Sanpaolo per La Stampa) considera del tutto inammissibile non esercitare questo diritto. Di qui, un rapporto sempre più laico, meno strettamente ideologico nei confronti della politica e dei partiti. Tuttavia, per l’Italia si pone un problema specifico. Diversamente dagli altri Paesi europei, il sistema politico e dei partiti da oltre 20 anni non ha ancora trovato una sua definizione. Da Tangentopoli in poi, abbiamo avuto diverse leggi elettorali, fra l’altro differenti secondo i livelli amministrativi. I partiti hanno sì mutato – e ripetutamente – sigle e simboli, ma altrettanto velocemente non si può dire sia avvenuta anche una riflessione culturale sulle trasformazioni sociali ed economiche. Il risultato è, quando va bene, il diffondersi di un generale disorientamento e disillusione nell’elettorato; quando va male, un disincanto e un distacco dalla politica. La ricerca di CMR affronta le difficoltà nel rapporto dei cittadini verso la politica. Con esiti non scontati.  

Complessivamente la maggioranza (52,6%) non individua, nell’attuale panorama politico, un soggetto (partito o movimento) cui sentirsi idealmente vicino. Per converso, solo il 17,7% si potrebbe definire un “militante”, che s’identifica pienamente in un partito. Fra questi due estremi si collocano quanti si approssimano (18,0%) a una delle formazioni politiche o evidenziano un atteggiamento negoziale, valutando di volta in volta (11,7%). Se poi si chiede non tanto l’intenzione di voto, quanto il livello di prossimità ai partiti, scopriamo che paradossalmente la prima formazione politica è il “non-partito”. Ben il 48,5%, infatti, non si sente vicino (o meno distante) ad alcuno della lunga lista di partiti oggi presenti. Certo, poi alla fine contano i partecipanti effettivi. E così stimando solo quanti esprimono una vicinanza, si può osservare che gli italiani si sentono idealmente più vicini (si badi bene, non che voterebbero) soprattutto al Pd (43,0%), mentre le altre formazioni seguono a grande distanza (M5S: 18,2%; Forza Italia: 12,2%; Lega Nord: 10,8%), evidenziando così lo sfarinamento delle opposizioni.  

La quota degli “homeless” della politica resta comunque elevata. Se ci fossero le elezioni nazionali nelle prossime settimane, andrebbe a votare poco più della metà degli aventi diritto (57,3%). Questo per tre motivi: la percezione della distanza del ceto politico dai problemi reali della popolazione (37,4%), la frustrazione per l’assenza di reali cambiamenti (27,5%), un disamore radicale nei confronti dei partiti (15,2%).  

Ma non di sola anti-politica si tratta, anzi. Da un lato emerge una domanda di politica nuova, in grado di aggiornare i propri riferimenti culturali e di analisi. Il 75,0% degli interpellati ritiene che le tradizionali categorie politiche (destra/centro/sinistra) non siano più in grado di leggere correttamente la realtà. E, quindi, di indicare prospettive coerenti con le trasformazioni. Inoltre, è la stessa forma partito a essere messa in discussione (55,4%). Dall’altro, trova spazio anche una forma di autocritica. C’è la consapevolezza che il livello scadente della politica nazionale sia responsabilità anche dei cittadini (69,9%) e che, in fondo, i politici siano lo specchio del paese (51,9%). Dunque c’è una domanda di nuova politica che necessita nuovi edifici culturali e forme organizzative. Così sarà possibile dare una casa anche agli “homeless” della politica. 

giovedì 14 maggio 2015

La calunnia è un venticello (di Zefiro)


"Popolare è popolare senza alcun dubbio, ci sono interi quartieri che la ricordano con affetto, ... il nome è trasportato dal vento", firmato Zefiro.

Ho copiato pari pari questo poetico riferimento da un commento dall'ultimo post, ma da tempo desideravo tornare sul tema dell'impianto della CH4, visto che sono davvero tanti quelli che mi dicono: "Hai visto? Da quando tu te ne sei andata, nessuno ha detto più una parola sull'argomento". Nessun dubbio che esso sia stato usato come un'arma contro di me. 

Sono e resto convinta che l'impianto di Brizio e Barra abbia dato molta sofferenza ai vicini, e che ci sia stata all'inizio una gestione non diligente né efficiente da parte della Ditta, sorda ai nostri infiniti richiami e alquanto indifferente alle lamentele dei vicini, pronta a spendere soldi con l'avvocato piuttosto che usarli per mettere al riparo il proprio prossimo. 

Le procedure avviate dopo lungo lavorio e sfinenti iter burocratici, d'intesa con l'Arpa di Vercelli, completate poi nei primi mesi dell'Amministrazione Greppi, hanno a quanto pare dato il loro risultato, visto che non si è più sentito alcun "venticello" se non quello di Zefiro, la cui penna riconoscerei tra mille. E si sa, la calunnia è appunto un venticello. 

Resta da ricordare che la presenza dell' impianto consente il riscaldamento alle Scuole Medie e all'Angelini a costo quasi zero, e con questo spirito era stata presa la decisione di dare il permesso all'insediamento della CH4.   Visto che l'economia non è dalla parte dei Comuni in questo periodo, come ben vediamo in tutta Italia,  non è cosa da poco. 

sabato 9 maggio 2015

Bobba ci ha visto lungo


Leggo sulla benemerita (in qualche caso) Gazzetta, che la povera Amministrazione Comunale di Vercelli continua a perdere petali come le rose spampanate. Che peccato, che triste spettacolo riesce spesso a dare la sinistra, tutta intera e sparpagliata, non capendo che fa il male delle Città che si sono fidate, ma soprattutto di se stessa, grandi partiti o cespugli o piccole formazioni civiche che siano. Dov'è l'interesse collettivo, dei cittadini, in questo spettacolo che ci viene offerto?
In un articolo, intitolato "Elezioni anticipate nel 2016?", con il punto interrogativo naturalmente, si legge: "Il sindaco non sembra avere in mano la situazione; in questi mesi non è mai riuscita a mettere in riga alleati e componenti dell'Esecutivo risultando spesso in balìa degli eventi". Dopo aver tanto criticato Corsato, si rischia di ridare la palla al Centro-Destra. 
Mi spiace davvero molto, per Vercelli e per la Sinistra tutta. Mi spiace per Maura Forte, che si starà divertendo pochissimo. Non credo che sia una persona non decisa, ma quando cominciano i giri di walzer a quei ritmi, è davvero difficile fare un punto, indurre tutti a ricominciare a ragionare. 
Questa situazione è un altro punto, comunque, a favore dell'onorevole Bobba, che in tutte parti impera e quivi regge. Anche nella gestione delle elezioni per Vercelli ci aveva visto lungo. 

Perla di saggezza da D'Alema

E' il politico più "simpatico" della scena italiana, per utilizzare un aggettivo di cui s'è molto discusso due piani sotto, nel post della Croce Rossa. Nel senso che sta alla simpatia come un calcio sui denti, parla spesso con arroganza, lo sa e ci marcia pure.
Non mi è piaciuto, fra le tante volte, quel suo fare la vittima ultimamente, a proposito del suo vino e della sua Fondazione. Perché vittima non era.
Però ha un indubbio fiuto politico, che non sempre ha portato al successo la compagine nella quale milita da decenni, ora PD.
Ieri se n'è uscito con una frase che condivido. Intervenendo a un dibattito a Pisa della sua Fondazione appunto, sul PD e l'ipotesi di una nuova sinistra, Massimo D'Alema ha detto: "Non credo che debba nascere un altro partito, per me il futuro della Sinistra nel Paese si gioca nel PD, ma con la schiena dritta e con la necessità di ritrovare anche una base".
Ecco, due cose che sono indispensabili anche in via De Gregori, 13044, Crescentino, Vercelli. 

venerdì 8 maggio 2015

GrilloLeaks (da Dagospia)

Visto l'interesse nei giorni scorsi per l'articolo di Dagospia, sito molto quotato per i pettegolezzi di ogni genere e anche molto per la politica, vi ammollo anche questo significativo quadretto di Beppe Grillo...

. GRILLOLEAKS
Annalisa Cuzzocrea per “La Repubblica

La voce di un leader assediato dai suoi parlamentari. Che ripete parole d’ordine, che cerca di tenere il punto mentre loro spiegano: «Tu non sai quel che accade alla Camera e al Senato. Credi alle persone sbagliate». L’audio dell’incontro tra Beppe Grillo e alcuni deputati nella villa di Bibbona, il 27 novembre scorso, la sera in cui una cinquantina di attivisti era andata a protestare contro l’espulsione di Massimo Artini, è la prova di un Movimento in cui nessuno si fida più di nessuno.
GRILLO LEAKSGRILLO LEAKS 

Ed è il pezzo forte della Wikileaks grillina: un sito pubblico, on line già da qualche giorno, su cui campeggia la scritta: «La trasparenza andrà di moda », con sotto le faccine - cliccabili - dei leader del Movimento (Beppe Grillo, Gianroberto Casaleggio, il figlio Davide), degli esponenti del direttorio e di alcuni tra i parlamentari più in vista. Sotto il volto di ognuno, ci sono alcune frasi rubate (con la scritta “coming soon” e la promessa di documenti audio e video in arrivo) e i numeri di cellulare, che Repubblica non ha intenzione e non ritiene giusto divulgare per una questione di privacy e di sicurezza degli interessati.

SIT IN GRILLOSIT IN GRILLO
Così, anche la voce del fondatore entra nel mare delle intercettazioni grilline. Come quella della fuoriuscita Mara Mucci, registrata in aula mentre parlava con un deputato di Scelta Civica e pubblicata on line per provarne il tradimento; di Cristian Iannuzzi, che aveva postato sulla sua pagina l’audio rubato di un’assemblea; di alcuni parlamentari siciliani, registrati durante un dibattito in Sicilia per dimostrare la loro mancata ortodossia.
SIT IN GRILLOSIT IN GRILLO

Ora, arrivano le intercettazioni di Beppe Grillo. Registrazioni che sono sfuggite di mano e che qualcuno ha deciso di mettere a disposizione su un sito chiamato, appunto, “Grilloleaks”. Ci sono frasi attribuite ad Alessandro Di Battista: «Passo la settimana parlamentare ad aumentare i miei follower ». O agli ex capigruppo Paola Carinelli («La Casaleggio decide, io eseguo...») e Nicola Morra («Gli attivisti non contano, conta quello che decidono su a Milano»). Soprattutto, c’è un lungo audio – più di un’ora – di Beppe Grillo che parla con i deputati Massimo Artini, Marco Baldassarre, Tatiana Basilio (i primi due oggi fuori, la seconda ancora dentro il Movimento) il giorno in cui sul blog era comparsa la votazione per cacciare lo stesso Artini e Paola Pinna per mancata rendicontazione.
GIANROBERTO E DAVIDE CASALEGGIO A ROMAGIANROBERTO E DAVIDE CASALEGGIO A ROMA

 Un match in cui i parlamentari spiegano al leader che il sistema in cui devono pubblicare i loro conti sulla restituzione di parte dello stipendio non funziona, e in cui lui ripete che non può essere vero. Ci sono scambi duri sulla mancata fiducia reciproca. Momenti da psicodramma: «Io per il Movimento sto divorziando”, dice una deputata. «Non dovete immolarvi. Io tra il Movimento e la famiglia scelgo la famiglia». Il fondatore si infuria quando si mettono in dubbio la strategia della Casaleggio Associati e la troppa voglia di clic. «Se ci sono tre persone che decidono basta saperlo – gli dicono – se c’è un direttivo deve essere esplicito».

DAVIDE CASALEGGIODAVIDE CASALEGGIO 
«È esplicitissimo», ribatte il leader, il giorno prima di diramare la nota in cui si dice «un po’ stanchino» e in cui propone il direttorio composto da Fico, Di Maio, Di Battista, Sibilia e Ruocco. Poi provoca: «Quando siete arrivati in Parlamento e avete votato se votare ho riso due giorni. Mi sono detto: “È tutto finito”. Cresciamo un po’». Ammette alcuni sbagli: «Scegliere Claudio Messora e Nicola Biondo come capi della comunicazione da parte della Casaleggio è stato un errore: a Messora non puoi dire niente, ma non aveva il carattere adatto. Anche in Europa. Abbiamo portato lui e alcuni parlamentari europei a Milano e a momenti si picchiavano».
CLAUDIO MESSORACLAUDIO MESSORA

Volano dei “vaffa” (da parte di Artini, che esplode nel sentirsi accusare di essere stato disonesto). Grillo sbotta: «Non le faccio più queste cose qua, le rendicontazioni, abbiamo toppato anche questa. In Europa abbiamo lasciato perdere, altrimenti passiamo ore, giorni, mesi a parlare di questo». Difende Gianroberto Casaleggio: «La società ha fatto due anni in rosso, lui non prende più i dividendi. Se non c’era Casaleggio questo Movimento non esisteva». Ammette di aver “toppato” alle regionali dell’anno scorso («In Calabria non ci dovevamo presentare») e rivendica come una sua scelta l’espulsione dell’emiliano Defranceschi («Ho deciso io»).
PAOLA PINNAPAOLA PINNA 

Poi attacca: «Ad agosto vi ero venuto a dire di uscire dal Parlamento: un giorno alla settimana, prendere una sedia, una piazza, perché ormai ci vedono come politici. Avevate detto sì bello, lo facciamo, ma non avete fatto un cazzo». Davanti a chi lo incalza, ammette: «La decisione di mettere sul sito l’espulsione di Artini e Pinna l’abbiamo presa io e Casaleggio. L’assemblea non voleva decidere ».

Chi lo contesta ripete: «Ma la condivisione, uno vale uno…». Lui non ne può più: «Abbiamo perso troppo tempo con voi parlamentari, stiamo perdendo i giovani, il territorio ». Li mette alla porta. Alla fine della registrazione si sentono ancora passi sulla ghiaia di Bibbona. Da quel giorno è cambiato molto: è nato il direttorio, sono usciti i 10 di Alternativa Libera, alcuni sono passati a Scelta Civica e al Pd, Grillo si è allontanato dalle piazze («non funzionano più», dice nell’audio). I veleni, però, restano in circolo. Cercano spazio sul web. E sono destinati a fare ancora male.

lunedì 4 maggio 2015

Benedetta Croce Rossa


Certo, la Croce Rossa a Crescentino ha un seguito che a una cittadina tutto sommato poco tonica, come la nostra, fa veramente onore. Il volontariato è una delle attività che più sono care alla nostra comunità, come mostra anche l'energia della Protezione Civile. Inutile negare che le azioni della CRI sono in aumento costante da quando, nel 2009, ha preso la presidenza Vittorio Ferrero: se ho fatto bene i conti dovrebbe avere trent'anni adesso, o poco più. Secondo me, farà strada nel ramo. 
Ferrero è un formidabile agit-prop, come diceva Berlusconi. Un ragazzo vulcanico, che non si arresta davanti a nulla, e inventa modi sempre diversi per raccogliere soldi, difficilissimi da togliere dalle tasche dei Crescentinesi. Ha un po' di horror vacui, secondo me: appena ha un momento libero, si dedica al Carnevale. 
Ed è anche abilissimo nello schivare tutte le trappole del coinvolgimento politico, terreno paludoso per mantenere rapporti a 360 gradi. Lui rispetta tutti, sa schivare chi passa di moda, e così non sbaglia e fa la fortuna della  nostra Croce Rossa.

Alla Festa per la nuova sede, Vittorio Ferrero, aprendo la cerimonia, si è giustamente commosso, commuovendo anche gli ascoltatori. E ha fatto bene a notarlo il nostro Prefettone Salvatore Malfi, una persona dal bel tratto umano, che mai dimenticherò perché un giorno, mentre da lui mi lamentavo dello stato di indigenza della nostra Cittadina (proprio come fa ora Arlotta, però senza dare la colpa a nessuno, io) mi disse una frase che conservo nel cuore: "Si ricordi che lei fa il sindaco e non il parroco". Io lo presi come un complimento, perché qualcuno che aiuta i poveri in Città ci deve pur essere, di questi tempi. Vabbé.
Magnifica cerimonia e progressiva, alla nuova sede messa su con sobria eleganza e ogni utilità, destinata alla Croce Rossa dalla mia Amministrazione, come ha avuto la bontà di ricordare Fabrizio Greppi, il sindaco un po' commosso pure lui. 
Non è stata altrettanto attenta Laura Di Caro sulla mia "Stampa", ma ci sono abituata e mi è anche andata bene. Non è stato altrettanto attento neppure Vittorio, e pazienza: i potenti erano altrove. Strano, quando mi sono sbattuta di telefonate e mail per fargli avere i 41 mila euro da Specchio dei Tempi, il Presidente mi sembrava più contento e generoso con me che non ultimamente. Tempus fugit. Come passa, il tempo.
Ma poi c'erano tutte le autorità, via. Quelle vere, reali, che contano. Per esempio l'onorevole Bobba (che non mi ha salutata, deve aver letto il post nel quale lo citavo qualche settimana fa), la rappresentante del Presidente Nazionale Cri, il Presidente Regionale, i consiglieri regionali Corgnati e Molinari, i sindaci di Lamporo e di Fontanetto (quello comandoso, che ama così tanto il potere), tanti Carabinieri, il maresciallo Macchia. Insomma, uno sfracello. 
Ma c'era anche molta gente comune, il che mi ha fatto molto piacere, è un segno di quanto incida la presenza della Cri a Crescentino. Un'anziana signora si lamentava con me che la sede sia ora molto più difficile da raggiungere che non in via Bolongara: ha ragione ma se ne occuperanno, spero, le auto Cri, per chiamata telefonica, senza far pagare il trasporto se uno è a piedi e ha bisogno. Ma quella posizione è perfetta per arrivare rapidamente anche negli altri Comuni dei quali la Benemerita Croce si occupa. 
Avevo prenotato per andare a vedere la Sindone che mai avevo visto, io, e ho dovuto andarmene durante la cerimonia. Non ho potuto dunque ritirare l'attestato a Specchio dei Tempi (il presidente non è potuto venire perché aveva la febbre), né assistere al banchetto, ma è stato quello l'unica cosa che ho trovato fuori luogo, per la mia sensibilità. Di questi tempi, soprattutto dopo aver raccolto tanto denaro dai cittadini, sarebbe stata più opportuna una bella pasta e fagioli organizzata in casa, dagli stessi membri della Cri che sono così bravi a cucinare. Più adatta ai tempi, sì. 



venerdì 1 maggio 2015

Buon Primo Maggio a Crescentino

Buon Primo Maggio a Crescentino
Senza Festa del Lavoro
e con poco lavoro
                 (Guardate com'è cambiato il mondo dai tempi della poesia di Gianni Rodari dedicata alla Giornata del Lavoro) 


Primo Maggio Festa del lavoro
Poesia di Gianni Rodari
I colori dei mestieri
Io so i colori dei mestieri:
sono bianchi i panettieri,
s'alzano prima degli uccelli
e han farina nei capelli;
sono neri gli spazzacamini,

di sette colori son gli imbianchini;
gli operai dell'officina
hanno una bella tuta azzurrina,
hanno le mani sporche di grasso:
i fannulloni vanno a spasso,
non si sporcano un dito
ma il loro mestiere non è pulito.


mercoledì 29 aprile 2015

Bersani: "Questo non è più il mio partito"

In queste giornate storiche e convulse, il PD sta cambiando pelle. La confessione storica fra le storiche, è quella dell'ex segretario Pierluigi Bersani. 
C'è qualcuno che ha voglia di dire che cosa ne pensa?

Un estratto dall'intervista comparsa sul "Corriere della Sera"

Bersani: "Non è la ditta che ho creato. Io posso prendere le sberle, l'Italia no" 

Intervista a Pier Luigi Bersani di Monica Guerzoni - Corriere della Sera

di Pier Luigi Bersani,  pubblicato il 29 aprile 2015
Ha l’aria mesta Pier Luigi Bersani mentre sale lo scalone di Montecitorio e si ferma davanti alla porta della commissione Attività produttive: «Vedo tanta tristezza in giro, tanta tristezza...». 

Per settimane si è sgolato, si è appellato al senso di responsabilità del presidente del Consiglio, lo ha implorato di non mettere la fiducia sulla legge elettorale, come nella storia d’Italia è accaduto solo due volte: sulla legge Acerbo del 1923 (all’inizio del ventennio di Mussolini) e sulla cosiddetta legge «truffa» del 1953. Gli ha chiesto di farsi carico del pericolo di una spaccatura irreparabile del Partito democratico, ha persino evocato il rischio di una dolorosa scissione. Ma niente, Matteo Renzi ha tirato dritto. 

Davvero non voterà la fiducia? 

«Davanti a scelte di questa portata, ognuno deve assumersi le sue responsabilità. Vedremo cosa fare assieme e poi vedrò cosa fare io». 

Giudica sbagliata la scelta del premier di legare la legge elettorale alla vita del governo? 

«Sì, perché qui il governo non c’entra niente. A essere in gioco è una cosuccia che si chiama democrazia». 

Perché Renzi ha deciso di forzare? Nella minoranza si parla di prepotenza... 

«Lui è in natura così». 

E com’è la natura di Renzi? 

«Non è una bella natura». 

È rimasto spiazzato dalla prova di forza? 

«No, io non avevo dubbi che avrebbe messo la fiducia. Ma che bisogno c’era? Si dice che la gente non capisca di che cosa si sta discutendo in Parlamento. Ma insomma, tocca a me spiegarlo?». 

Anche a lei, sì. 

«Può essere che tocchi anche a me, ma tocca a tutti. Parliamo delle regole del gioco, parliamo della nostra democrazia. Una cosa che non riguarda Bersani contro Renzi». 

Il premier le ha dato una bella sberla mettendo la fiducia. 

«Ma io, se serve, di sberle ne prendo quante volete. Il problema non è Bersani, è l’Italia». 

Col voto contrario di una parte della minoranza sarà la fine della ditta? 

«Non è più la ditta che ho costruito io. Questa è un’altra cosa, un altro partito». 

lunedì 27 aprile 2015

Cose che capitano in ogni parte d'Italia....

A consolazione, o (s)consolazione, di tanti che si riconoscono nel Centro-Sinistra, una storia che ha qualcosa di familiare...

Dal sito "Dagospia", il più citato (e saccheggiato) dai giornali italiani. 


MARIA ELENA BOSCHI SPACCA IL PD A ERCOLANO: LA ‘MADONNINA’ DI RENZI IMPONE IL SUO CANDIDATO ALLE COMUNALI, SENZA PRIMARIE O CONFRONTO CON GLI ISCRITTI - RISULTATO? MEZZO PARTITO LOCALE TRASLOCA IN UNA LISTA CIVICA DICHIARANDO GUERRA AL PD

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Carlo Tarallo per Dagospia

Ciro BuonajutoCIRO BUONAJUTO
Benvenuti a Ercolano comune de-renzizzato. La città degli Scavi, in provincia di Napoli, terra difficile, terra di camorra e di spaccio, di ricchezze archeologiche di inestimabile valore valorizzate poco e male, il comune nel cui territorio cade il Gran Cono del Vesuvio, visitato da un milione di turisti ogni anno, si è svegliato questa mattina senza più il Pd. O meglio, con un Partito Democratico semi-azzerato, svuotato del 90% dei suoi dirigenti, iscritti, militanti, simpatizzanti. Il merito? Di Matteo Renzi e soprattutto della sua “strana coppia” di fedelissimi, Luca Lotti e Maria Elena Boschi. Cosa è successo?

E’ successo che a Ercolano si vota e Lotti e la Boschi hanno fatto di tutto, ma proprio di tutto, per imporre un loro pupillo come candidato a sindaco: si tratta di Ciro Buonajuto, giovane consigliere comunale uscente, la cui candidatura è stata ufficializzata venerdì scorso: niente primarie, niente confronto con gli iscritti, niente dialogo con gli alleati.
Ciro Buonajuto con Matteo RenziCIRO BUONAJUTO CON MATTEO RENZI

A certificare la candidatura del Lotti-boy è stata il commissario cittadino, la deputata Teresa Armato, spedita a Ercolano giusto una settimana fa, chiamata a sostituire il segretario Antonio Liberti, dopo che questi aveva deciso di candidarsi alle primarie per sfidare proprio Buonajuto, forte dell’ 87% di firme a suo sostegno da parte degli iscritti della sezione Pd. Una discesa in campo, quella di Liberti, seguita a settimane e settimane di polemiche, primarie annunciate e poi rinviate, poi riconfermate e poi di nuovo azzerate, e con un avviso di garanzia che ha colpito il sindaco uscente Vincenzo Strazzullo, mettendolo fuori gioco.
boschi lottiBOSCHI LOTTI 

Settimane di polemiche fino al commissariamento: insediatasi a Ercolano con una procedura che in tanti contestano e definiscono illegittima, la Armato è andata avanti a carrarmato, ha eseguito gli ordini del Nazareno e ha fatto piazza pulita di qualunque ipotesi che non fosse la candidatura a sindaco di Buonajuto, senza se e senza ma. Risultato?

Il week end ha fatto registrare la diaspora di quell’87% di iscritti che non hanno accettato l’aut aut, e ora Antonio Liberti, il segretario commissariato, sarà il candidato a sindaco di una coalizione di liste civiche con un simbolo, Partecipazione e Democrazia, con una P e una D belli grandi, a ricordare la provenienza dei dissidenti.
orenzo Guerini Debora Serracchiani Luca Lotti Maria Elena Boschi b b adb c f a b ba MGzoomORENZO GUERINI DEBORA SERRACCHIANI LUCA LOTTI MARIA ELENA BOSCHI B B ADB C F A B BA MGZOOM 

Liberti contro Buonajuto, Pd contro Pd: gli alleati già prendono posizione e sembrano orientati a sostenere l’ex segretario, a partire dagli alfaniani di Alleanza Popolare, mentre il centrodestra gode e spera in un colpaccio insperato, con il centrosinistra spaccato in due come una mela.

Un centrosinistra che negli ultimi 15 anni, a Ercolano, ha dato vita a esperienza significative nella lotta alla camorra, come il sostegno alla locale associazione antiracket, la cui attività ha consentito di inchiodare in tribunale estorsori dei clan e i loro capi, con tanto di riconoscimenti pubblici da parte della magistratura. Una storia, quella della sinistra ercolanese, spazzata via con un tweet, come si usa ora. Un tweet che ha “incoronato” Buonajuto e fatto scappare via il resto del partito.  

sabato 25 aprile 2015

I Nove Martiri e Bella Ciao

I Nove Martiri saranno stati ammazzati da un treno? Forse così pensano il sindaco Fabrizio Greppi e la sua compagine. Che nemmeno nello scorso decennio, hanno allungato il corteo del 25 aprile dal Monumento ai Caduti fino alla piazza della Stazione che fu teatro della loro fucilazione. 

Saranno 100 passi, 10 minuti in tutto ma niente. Un po' di quelli che eravamo al corteo, e  dopo l'Inno Nazionale pensavamo di proseguire in massa verso la lapide che ricorda quei ragazzi uccisi brutalmente dai tedeschi, vedendo la banda fare dietro front ci siamo prima scandalizzati e poi incavolati, e abbiamo tirato diritto noi, per andare a rendere omaggio ai nostri Martiri che di sicuro ci aspettavano. 

Sono stati momenti improvvisati e gentili. Saremo stati una ventina. Un piccolo fiore è stato sporto in un vasetto della spoglia lapide, Mauro Novo ha fatto una foto ad un tenero bambino che brandiva una bandiera tricolore, figlio del segretario (lo è ancora, no?) del PD Ravarino. Poi, qualcuno ha intonato Bella Ciao e abbiamo fatto un coro.
Alla buona. 
E' stato bello. Però, che tristezza istituzionale. 

Diario dal microcosmo di un corteo del 25 aprile (il Sindaco, gli alpini, i saluti, Quaglieni)

Microcosmo per forza. A Crescentino, quanta gente partecipa di solito ai cortei istituzionali e celebrativi? Veramente poca. Anche se la ricorrenza dei 70 anni questa volta ha fatto il botto, e almeno un centinaio di persone c'erano. 
Intanto, con un'Amministrazione di Destra, anche la Sinistra partecipa. Il contrario non succede mai, anche per questo la folla è cresciuta. 
Ho visto forse una volta Gian Maria Mosca ad un corteo. Oggi non c'era. 
Greppi non lo vedevo mai ma ora per forza c'è. 
Arlotta non sono proprio i suoi giorni, né da Amministratore né da impiegato delle Poste. 
Tasso l'ho visto poco, in passato, ed è ricomparso anche lui con il suo cappello da alpino, in questo periodo in gran spolvero: tanto che ce l'aveva anche Speranza, e non sapevo nemmeno fosse un alpino pure lui. 
Gabriele Massa non c'era. Non c'era Gianni Taverna. C'era Nicoletta Ravarino (naturalmente, lei c'è quando c'è da esserci. E oggi bisognava esserci).  C'era Franco Allegranza. 

Questo non è un post sui valori del 25 Aprile, che sono indiscutibili e validi anche oggi che, come ha detto l'altra sera alla fiaccolata di Torino (sono stata anche a quella) Marisa Ombra vicepresidente dell'Anpi, "La Costituzione ha bisogno di ammodernamenti non di stravolgimenti". 

Questo è un post sul microcosmo del nostro corteo, che mi dice tante cose.
1) Il Sindaco mi ha vista in chiesa e si è limitato a un cenno con il mento. Stringere la mano sembrava troppo...

2) Ma almeno lui mi ha fatto un cenno. Non mi ha salutata Dante Balzola (sappia che Chiamparino alla fiaccolata dell'altra sera mi ha abbracciata e baciata), non Laura Chiò e nemmeno suo marito. Claudia De Marchi ha dovuto allungare la mano, visto che gliela avevo allungata io (idem è successo con Silvia Baratto). E' curioso che io venga ancora vista come responsabile di errori che appartengono alla compagine alla quale queste persone fanno riferimento. Non si dovrebbero salutare fra loro, al massimo. Ma è più comodo per tutti dare la colpa a me, la straniera di via Michelangelo.  

3) Piovicchiava e faceva freddo. Ma non solo per questo non mi sono fermata al discorso conclusivo di Quaglieni. Avevo ancora in mente quel che avevo appena letto su di lui,  a firma Marco Travaglio, da un numero del "Fatto Quotidiano" dell'anno scorso. Ve ne riproduco un breve ed esauriente sunto, ma il resto potete trovarlo su internet:

"Pier Franco Quaglieni, fondatore e presidente del Centro Pannunzio di Torino. Qualcuno dirà: e chi è costui? È quel che domanderebbe anche Mario Pannunzio, se fosse vivo. Nei primi anni 90, Indro Montanelli vinse il premio Pannunzio e lo accompagnai a ritirarlo. Durante la cerimonia, un trombone con barba e mustacchi risorgimentali concionò e tromboneggiò per ore, proclamandosi erede unico e universale del fondatore del Mondo. Montanelli, che di Pannunzio (quello vero) era amico e del suo giornale era collaboratore, lo ascoltò con crescente impazienza, poi mi sussurrò all’orecchio: “Ma chi è quel bischero? Io frequentavo Mario e il suo Mondo, ma non l’ho mai visto né sentito nominare”. Era Quaglieni". 

E se le cose stanno così, quasi quasi meno male che lo storico Teatrino Civico del Comune sia rimasto chiuso, anche questa volta,     anche senza dover pagare il riscaldamento, invece che ospitare la parte finale di una cerimonia istituzionale. Pur di non dare a nessuno la soddisfazione di usarlo, lo terranno lì sto povero teatro finché ridiventerà com'era. 








giovedì 23 aprile 2015

La Renzistenza e l'arte del tradimento

(Da "La Stampa" di mercoledì' 22 aprile) 

L’associazione partigiani di Alessandria decide di celebrare il 25 aprile con Cofferati. Ma la sindaca Rossa, che a dispetto del cognome è renziana, pone il veto sull’ex sindacalista e propone Boschi o Pinotti. I partigiani resistono e non se ne fa nulla. Intanto a Bologna parte la Festa dell’Unità dedicata alla Liberazione, dove non risultano invitati gli esponenti della minoranza: Cuperlo, Civati, Speranza, persino Bersani. 

Sarebbe grottesco rimpiangere i riti melmosi della Prima Repubblica, ma democristiani e comunisti avevano un altro stile. Moro e Fanfani si pugnalavano dietro le quinte, però a nessuno dei due sarebbe mai venuto in mente di escludere il rivale da una cerimonia ecumenica del partito. E nel Pci il «centralismo democratico» obbligava i capi delle varie correnti invisibili a sedere sullo stesso palco, applaudendo ritmicamente le prolusioni sterminate del Signor Segretario. 
Ipocrisie, certo. Ma la vita politica (e non solo quella) è fatta di forme che rivestono una sostanza: la ricerca delle ragioni profonde per cui si sta insieme, pur facendosi ogni giorno la guerra. 
Nel Partito democratico queste ragioni semplicemente non esistono. Nemmeno la Resistenza, a quanto pare, lo è. Chi vince le primarie emargina gli sconfitti. Lo ha fatto Bersani, e ora Renzi. Colui che afferra il volante si proclama diverso, ma poi anche lui seleziona i compagni di viaggio in base al tasso di fedeltà. Dimenticandosi che alla lunga in politica (e non solo in quella) sono sempre i più fedeli a tradire.  

sabato 18 aprile 2015

La Sindaca di Vercelli, le sue tempeste, l'onorevole Bobba


Ogni volta che leggo le avventure di Maura Forte, sindaca di Vercelli alle prese con tempeste permanenti, con due rimpasti avvenuti e uno futuro in un anno, con coalizioni in progress, resto molto turbata. In una situazione simile non ci fa bella figura nessuno, né lei né "loro", e chissà che razza di vita farà lei, alla sua prima esperienza, in quel marasma. 
Leggo di gaffes ripetute. Ma penso sempre che la politica si comporti con le donne in modo assai più malvagio che non con gli uomini. 
Penso solo al signor Mosca, ai suoi insulti furbastri nei miei confronti, e ancora sono indignata. Ho ascoltato l'intervista che fece mesi fa all'ottimo Mauro At Large, nella quale diceva più o meno che bisognava cercare il futuro candidato sindaco della sua compagine: non ricordo se lo disse apertamente, ma si capì che non avrebbe più proseguito nel presentare la propria, di candidatura. Sancta sanctorum. Naturalmente nessun giornale riprese la cosa, ma da queste parti delle notizie non si accorge nessuno, soprattutto se vengono da un blog. Errore fatale nel giornalismo di tutte le latitudini. 

Errori ne commettono tutti, ma non ho mai sentito che per un sindaco si chieda un tutor, come leggo sulla Sesia sia successo a Vercelli.  La trovo un'idea particolarmente umiliante, alla quale la Forte dovrebbe ribellarsi con energia. Magari l'ha fatto, e non l'ho letto da nessuna parte. 

Mi dicono che sia stata imposta dal suo partito, come candidata, la Forte. Ogni tanto mi chiedo se si ricordi mai, ms. Mayor, di un nostro incontro pre-elezioni, quand'era segretario del PD, durante il quale avevo cercato di spiegarle la situazione di Crescentino e di avvertirla dell'inevitabile deriva che aspettava la mia città. Deriva puntualmente arrivata il 25 maggio 2014. Ebbene, le sue azioni successive al nostro colloquio non tennero in alcun conto la mia allarmante narrazione, anzi. Il che non mi fece ben pensare. La negoziazione in questi casi è il balsamo che può lenire e portare a cambiare strada, magari imboccandone una imprevista che metta tutti d'accordo. Invece, si prende spesso la strada più gradita ai vertici di partito (ogni partito), e di solito non è quella che porta alla meta. 

Ho anche letto come a Vercelli stia trattando, per risolvere la situazione, l'onorevole Bobba. Ciò non mi rende ottimista per Vercelli. Anche lui, durante le sfinenti contese per i comportamenti del mio ex vice con il suo celestiale caratterino,  mi ha spesso dato l'impressione di avere in mente una strada sola. I politici pensano all'interesse della politica più che a quello delle città: e spesso finiscono per perseguire l'eterogenesi dei fini. Non sempre va come deve andare nei loro pensieri, né a Crescentino né a Vercelli né nel resto dell'universo, e infatti qui da noi il partito dell'onorevole Bobba, anche grazie al suo celebrato lavorio, ancora si deve riprendere dalla batosta. Chissà se nel frattempo l'onorevole se n'è accorto (e se se ne sia accorta la Forte, soprattutto sulla propria pelle). 


venerdì 10 aprile 2015

Il trenino dei silenzi intorno ad una app

I regimi nascono e crescono intorno ai silenzi, e figurarsi se ne voglio far parte.
E' successo che Gianni Taverna, brillante e combattivo ex mio assessore all'Ambiente, componente di "La Città che cambia" con Gabriele Massa - a sua volta mio ex assessore e per breve tempo vicesindaco - si è inventato una bella app piena di idee: l'idea principale è radunare, intorno al marchio, più notizie e informazioni possibili che riguardino l'intero mondo terracqueo ma anche locale, comunale. 
Dalla app di Taverna ho appena appreso, per esempio (l'hanno ripreso dal sito della Sesia), che i rappresentanti della Mossi&Ghisolfi in Consiglio Comunale hanno assicurato che faranno del loro meglio per riprendere i 27 dipendenti con contratto a termine lasciati a casa. Magari chi del gruppo fosse stato in Consiglio poteva brevemente riassumere altre notizie date da M&G durante la seduta: ma fare ciò solo apparentemente è facile. In effetti, i contenuti sono un problema non solo per le app, ma in una app come questa sono tutto.

E i silenzi, cosa c'entrano? Succede che, in questa app dedicata all'orbe terraqueo e a quello locale, c'è tutto tranne una piccolissima, trascurabile omissione. Sacrosantamente "linkato" il blog di Mauro Novo, grande informatore e puntuale di tutti noi, sulla app de "La Città che Cambia" di questo povero "Amare Crescentino" da cui vi scrivo non v'è invece traccia. E' vero che informo poco e non sono puntuale, ma "Amare Crescentino" it's here to stay, e mi risulta dai dati che sia ancora abbastanza seguito, anche se poco commentato (perché ormai insultarmi è inutile). Vengono molto riletti i post del passato, ma anche il presente non è male. 
Quante volte ho ospitato le notizie e i commenti dei miei due ex assessori, già definiti "gerani", su questo blog? Quante volte ne ho tessuto le virtù? Vi ricordate, no? Dovrebbero ricordarsi pure loro, sono giovani, e dalla tribolata esperienza in Comune e in comune avranno imparato molto. E invece. 
Ben mi sta, diranno i soliti. Avrei dunque potuto lasciar passare sotto silenzio l'esistenza della app, per vendetta: ma vendetta di che? Onestamente, che me ne importa? Già lo sapevo, da un anno ormai, che gli ex assessori di me non ne vogliono più sapere, almeno pubblicamente. Si vede che 'sti gerani li ho innaffiati troppo, avranno certo le loro ragioni. Ma qui a Crescentino e dintorni non usa dirle, le ragioni. Non c'è l'abitudine; è più facile un bel silenzio. 
Però i silenzi si fanno, e si subiscono. Nel trenino si è infilata infatti anche La Gazzetta, che non ha mandato nessuno alla conferenza stampa di presentazione della app della Città che Cambia. Eppure è un giornale di informazione, eppure la notizia era sfiziosa, e il giornale è molto attento a quel che succede qui. Perché, allora? Che gli hanno fatto, a Lorini, quelli della Città che Cambia? 
Niente da fare. Il trenino va, e ognuno mantiene i propri silenzi, i propri rancori. Qualche volta i propri odi addirittura, magari mutuati dall'odio per qualcun altro. Qualche volta - infine - c'è anche il paraculismo, sempre di gran moda. 

domenica 5 aprile 2015

Il possibile futuro della Mossi&Ghisolfi

Dopo la drammatica scomparsa, il mese scorso, del patron della prima bioraffineria italiana, Guido Ghisolfi, la già non brillante situazione industriale di Crescentino è stata funestata nei giorni scorsi dall'annuncio (da me paventato, fra le righe, già quando scrissi del suicidio dell'imprenditore) della riduzione di 30 unità di personale con contratti a termine, da parte della M&G. 
A questa si aggiunge la voce che il Centro Ricerche del colosso di Tortona starebbe per chiudere, e comunque parte del suo personale lavora ormai all'area ex Teksid. 
La bioraffineria era il sogno personale e più importante, a quel che avevo capito, di Guido Ghisolfi: ci aveva lavorato per anni tessendo la sua ragnatela sapiente di scienza e conoscenze, aveva ottenuto l'approvazione e il cospicuo finanziamento dell'Unione Europea, visto che l'Italia - come prevede la legge - era l'unica a non aver avviato ancora il processo del bioetanolo, a differenza di tutti gli altri paesi europei. 
Ghisolfi era anche un politico consumato, un industriale fra i rari che avevano scelto di appoggiarsi al centro-sinistra, un paladino del progetto renziano. Poi, certo, l'industria per sua vocazione è governativa, come diceva sempre l'Avvocato Agnelli: in questo caso e chissà per quanto, i due fatti coincidono. 
E' ovvio che la sua scomparsa abbia portato i componenti della famiglia a cominciare a rivedere alcune priorità, in attesa di decidere in che termini proseguire l'intero progetto, e l'attività del centro pionieristico di Crescentino, che comunque mi sento di dire che lì rimarrà, in qualche modo, a produrre e sperimentare, se non altro per onorare l'immensa cifra sborsata dalla UE. 
Fra le varie voci che circolano c'è anche quella di una possibile vendita del progetto sperimentale ad altro marchio, insieme con i complessi in costruzione in Puglia e fra mille difficoltà in Sardegna. Ma, ripeto, voci.
Tra l'altro questa situazione si riflette sull'area ancora libera da attività economiche nell'area ex Teksid, attualmente in disponibilità della Mossi&Ghisolfi. Si immaginava che altre attività fiorissero, ai "miei tempi" se ne parlava molto, ma chissà a questo punto. 
Immagino che colloqui siano in corso con l'Amministrazione Comunale attuale, credo che a breve il Sindaco dovrà rassicurare (o no) le persone che ancora lavorano nell'area ex Teksid. Non so se l'abbia già fatto. (Ma anche i sindaci, spesso, alcune cose sono gli ultimi a saperle). 


domenica 15 marzo 2015

Quelli che... il PD

Quelli che, dopo aver ridotto a polpette il Partito Democratico di Crescentino con i loro bei modini da contesse e imperatori, ora vanno a prendere la tessera a Vercelli... oh yeah 

mercoledì 4 marzo 2015

Il suicidio di Guido Ghisolfi


Appena ho saputo del suicidio di Guido Ghisolfi mi sono venuti in mente i suoi genitori: il padre Vittorio, fondatore e presidente della Mossi&Ghisolfi, e la mamma (è lei che fa Mossi di cognome). Un bella coppia fiera e dritta, di età avanzata ma in buona forma, elegante in modo semplice, senza ostentazione, con un forte senso dell'orgoglio per la propria azienda che è il secondo gruppo chimico in Italia ed una delle aziende leader nel mondo per la plastica. Li  avevo conosciuti brevemente nelle occasioni ufficiali delle inaugurazioni della prima bioraffineria chimica al mondo che avevano impiantato durante il mio secondo mandato come sindaco, a Crescentino. 

Ho pensato subito al loro dolore, alla sorpresa sconvolgente per il gesto così drammatico di un figlio di grande successo imprenditoriale, che a  58 anni  sceglie di togliersi la vita in macchina, in un parcheggio di Carbonara Scrivia, poco lontano dalla sua residenza e dalle sue aziende. Un colpo di fucile, di un'arma regolarmente denunciata.  Davvero un gesto in contrasto con tutta la vitalità e la positività che Guido Ghisolfi sembrava rappresentare, lui uomo di mondo che si sapeva muovere con agio nei salotti della politica ai massimi livelli. Era stato uno degli uomini della Leopolda con Renzi, Chiamparino ora lo piange dicendo che ha perso un amico. 

Alla Leopolda, nel 2013, Ghisolfi aveva raccontato le peripezie di un imprenditore alle prese con la burocrazia italiana. Si era anche parecchio lamentato, dopo che tutte le concessioni erano state ormai ottenute, dei lunghissimi tempi per poter partire con il suo progetto a Crescentino, per la prima bioraffineria al mondo: uno stabilimento-prototipo da far visitare ai compratori interessati, con l'obiettivo di esportare il modello in altre località, e non solo in Italia (un altro impianto, intanto, sorgerà nel Sulcis in Sardegna, dopo innumerevoli polemiche, un altro ancora è in corso di costruzione in Puglia, altri in America). 
Ricordo un terribile sfogo che Ghisolfi fece con me durante un breve viaggio in auto, lamentando - più che le lungaggini - gli alti costi richiesti per i vari permessi: certo non teneva conto della delicatezza e delle garanzie richieste per una bioraffineria. Ma la velocità delle concessioni secondo me era stata da record, vista la natura dell'insediamento, e questa inusuale velocità era stata consentita non soltanto dalla disponibilità dell'amministrazione comunale, attenta ad aprire a ogni opportunità economica per la città, ma anche dal fatto che c'era la Provincia commissariata dopo l'arresto del presidente Masoero, e glielo dissi. Per la mia esperienza successiva, ci fosse stato Riva Vercellotti, avremmo chiuso il mandato a malapena con la prima pietra. 
Noi avevamo fatto la nostra parte, come Comune, con infinite riunioni con infiniti esperti, per permettere sì l'apertura di questo canale economico nuovo che desse lavoro alla nostra città piegata dalla crisi dopo la chiusura della Teksid, ma anche per garantire tutta la possibile sicurezza dei cittadini. Tutti sanno che avevo una fifa blu, all'inizio, soprattutto per un possibile inquinamento atmosferico, e volevo garanzie che ritenevo doverose e prioritarie. E qualcuno - chissà chi - doveva averlo detto anche a lui, perché non ho mai avvertito una pur minima corrente di cordialità nei miei confronti. Nessuno dell'azienda mi ha nemmeno salutata quando me ne sono andata, e amen.

Quel che si sapeva di più recente, era che Guido Ghisolfi, un omone imponente, aveva fatto da poco una dieta ferrea perdendo decine di chili. Dell'azienda di Crescentino, si sa che la mancanza di canne palustri, sulle quali aveva basato il suo progetto, gli ha dato un sacco di grattacapi, obbligandolo a ricorrere a diverso  materiale vegetale per mandare avanti il suo sogno e rallentando così i tempi per la completa messa in produzione dello stabilimento alla ex Teksid.

Quello che ci si augura, in questo momento doloroso per la famiglia e per migliaia di dipendenti della Mossi&Ghisolfi sparsi nel mondo,  è ora che la drammatica fine di Guido Ghisolfi non interrompa in alcun modo i progetti dell'azienda nella sua complessità. Lo scomparso ha un fratello, una sorella e 4 figli, se ben ricordo, e una continuità sembra fin da ora garantita. 

In questo momento così tragicamente amaro, ricordare la figura e   il lavoro di Guido Ghisolfi nella memoria di chi ha contribuito con lui alla realizzazione di un progetto pilota, è comunque un omaggio al suo impegno e alle sue capacità imprenditoriali. Con le più sentite condoglianze alla famiglia, da ex-sindaco di Crecentino mi auguro che il completamento del progetto apra alla mia città ulteriori prospettive economiche.