venerdì 1 aprile 2016

IL SINDACO DI RIACE UNICO ITALIANO NEL MONDO GRAZIE ALLA POLITICA SUI MIGRANTI


Mi ha fatto molta tristezza quel pezzo di ieri sulle pagine di Vercelli della Stampa dedicato a Crescentino con il titolo "Non vogliamo ospitare i profughi/Ma siamo obbligati dalla Questura" dove si leggevano le parole del sindaco Greppi: "Come Comune ribadiamo che non abbiamo disponibilità' all accoglienza". 
Il pezzo godeva di un finale nel quale il vicesindaco Speranza, da Crescentino accolto quando arrivo' dalla Calabria, dice: "Giovani sconosciuti in un piccolo centro (S. Grisante, ndr) limiteranno sicuramente la tranquillità degli abitanti, in particolare delle donne...". 
Crescentino sempre piu'chiuso in se stesso, prudente per ragioni elettorali e di convenienza, senza piu'attivita' culturali, con il centro storico morto, sceglie di chiudersi ancora di più'.
Capita dunque a fagiolo questa storia proprio calabrese, di un sindaco che ha fatto una scelta opposta e che ora si ritrova al quarantesimo posto - unico italiano - nella classifica mondiale delle persone piu'influenti, stilata dalla rivista FORTUNE, per le sue scelte politiche del tutto diverse e sicuramente più coraggiose. 
Ecco un pezzo di Repubblica che racconta una bella storia in controtendenza. 




REGGIO CALABRIA - C'è un solo italiano fra i 50 personaggi più influenti al mondo. Non ha incarichi di governo, né è a capo di una grande azienda. Si chiama Domenico Lucano, e da tre mandati è sindaco di Riace, paesino calabrese di poco più di duemila abitanti. Un quarto dei suoi concittadini non sono nati in Calabria: arrivano dall'Afghanistan, dal Senegal, dal Mali, hanno rischiato la vita attraversando il Mediterraneo e a Riace hanno trovato una casa. Per questo, Lucano si è guadagnato il 40esimo posto nella classifica delle persone più influenti al mondo della rivista Fortune,fianco a fianco con Angela Merkel, papa Francesco e l'ad di Apple, Tim Cook. In passato, aveva fatto innamorare un regista come Wim Wenders, che a Riace ha dedicato il film Il Volo.

"Qui non ci sono centri d'accoglienza, qui ai migranti diamo una casa vera", dice orgoglioso Lucano, sindaco della cittadina che neanche i Bronzi - statue di guerrieri del V secolo a. C. ritrovate in mare negli anni '70 - hanno salvato da povertà e desertificazione. Lo hanno fatto i profughi: strade e case svuotate dall'emigrazione sono state ripopolate da una comunità multietnica che ha riportato in vita anche gli antichi mestieri. Hanno riaperto laboratori di ceramica e tessitura, bar, panetterie e persino la scuola elementare. È stato avviato un programma di raccolta differenziata con due asinelli che si inerpicano nei vicoli del centro, e il Comune ha assunto mediatori culturali "che altrimenti avrebbero dovuto cercare lavoro altrove ". Un modello che, scrive Fortune, "ha messo contro Lucano la mafia e lo Stato, ma è stato studiato come possibile soluzione alla crisi dei rifugiati in Europa".

Lei è l'unico italiano in classifica . Si è chiesto perché?
"Non so neanche chi mi abbia candidato. Forse una studentessa statunitense che ha lavorato su Riace, o una tv che si è occupata di noi. Io l'ho saputo da chi mi chiamava per farmi i complimenti, ma per me non è cambiato niente. Sono solo un sindaco che ci mette l'anima. Nonostante le difficoltà di un territorio condizionato dalle mafie, da problemi economici, dalla disoccupazione e dall'isolamento istituzionale, è un lavoro appassionante".

Qual era, prima, la vita di Mimmo Lucano?
"Per anni, sono stato un insegnante del laboratorio di chimica. Ora sono in aspettativa, ma non ho mai vissuto di politica né intendo farlo in futuro. Sono stato anche io un emigrante a Torino, a Roma. Tornare in Calabria è stata la scelta più difficile: come tanti, avrei potuto costruire la mia vita al Nord, ma la voglia di tornare era troppo forte".

Con quale scopo?
"Da militante del movimento studentesco pensavo di poter partecipare alla costruzione di un mondo migliore. Poi quella via in Italia si è smarrita, ma a me è rimasta la voglia di fare qualcosa di concreto. Provarci non è stato semplice: la prima volta che mi sono candidato, non mi ha votato neanche mio papà. Poi, nel '98, sulle nostre coste è sbarcato un veliero pieno di richiedenti asilo curdi. E quell'esperienza ha cambiato tutto".

Cos'è successo?
"Anche con l'appoggio di monsignor Bregantini, allora vescovo di Locri, che invitò ad aprire i conventi per accogliere i migranti, ci venne l'idea di usare le case abbandonate del centro storico per ospitare un popolo in fuga. In paese non erano rimaste più di 400 persone, una comunità che si spegneva giorno dopo giorno. Poi, Riace ha aderito al Programma nazionale asilo ed è diventata luogo di transito di tantissimi migranti. Questo ha dato speranza a chi è arrivato, ma anche a chi ha accolto".

Questa esperienza è servita da modello in Calabria?
"Quando discutono di immigrazione in Regione neanche mi chiamano. Pensavo che il governatore Mario Oliverio, che come me viene da una tradizione di sinistra, sarebbe stato più aperto al confronto. Nel 2009, l'ex presidente della Regione Loiero fece approvare una legge nota come "Modello Riace". La presidente della Camera Laura Boldrini è nostra cittadina onoraria. Oggi non riusciamo più a farci ascoltare".

Si è pentito di essere tornato?
"No, ma non è stato facile. Qui sono solo: mia moglie è a Siena,
i miei figli studiano a Roma. Ma quest'esperienza, per quanto non pretenda di risolvere i problemi del Sud, dà un contributo. Dimostra che un altro modo di agire è possibile".

venerdì 25 marzo 2016

Il Venerdì Santo, la Pasqua, gli auguri

Cara Gente Mia, sono lontana per lavoro in questi giorni, lontanissima, all'Havana. 
Qui è ora di cena, lì da noi è notte. Mi è venuto un fulmine di ricordo. Da adolescente facevo la Maria velata, alla processione del Venerdì Santo. Portavo orgogliosa la mia croce per le strade del Paese, con il velo bianco sul volto.
Chi poteva immaginare che avrei portato tante altre croci.
Da adolescenti il futuro sembra bello, da grandi sembra sempre più provvisorio. Adesso non parliamone.
Povera Europa, sta passando un momento terribile. In America c'è tutta un'altra aria, e anche a Cuba. Hanno ridipinto tutto per la visita di Obama, la città è piena di case coloratissime, mi viene in mente oltre la processione anche il nostro povero Centro Storico, è tutto il giorno che girando in auto penso al Centro Storico di Crescentino. 
Auguro a tutti un futuro serenissimo e fin da stasera, sotto un lunone grosso così, vi auguro soprattutto Buona Pasqua con tutto il cuore
Marinella 

venerdì 18 marzo 2016

La maratonina dei Papà del 19 marzo (e la grande Nicoletta)

(mannaggia perdo i colpi, avevo scritto "maratonetina". ahi ahi ahi, scusate)

Il 19 marzo si tiene, come ognuno ormai sa, la "maratonina del cuore" in occasione della Festa del Papà, a cura della Lilt, nella quale Nicoletta Ravarino (una delle rare belle amicizie del mio ultimo mandato di sindaca) affianca la zia Vanna Fasciola in iniziative che sono difficili spesso da realizzare, nel nostro piccolo angolo di mondo. 
La maratonina, con quel diminutivo che già è una differenza, si tiene alle 14,30 con ritrovo presso il Parco Rita Levi Montalcini. Durerà un'oretta, sarà conclusa dal ritorno nello stesso parco per una gara di spremuta d'arance a coppie (padre e figlio/a), nello spazio antistante la sede degli Alpini. Due idee originali in un solo botto.
E Nicoletta era molto dispiaciuta che sul bel manifesto con un girotondo di bimbi di tutti i colori, fosse uscita la scritta "Parco Rita Levi Montalcino". Sono cose che succedono, bisogna sempre rileggere 60 volte e neanche quelle a volte bastano. Ma noi lo sappiamo che lei, Nicoletta, sa benissimo che non è Montalcino ma è la Montalcini, il premio Nobel, quella nobile vecchietta torinese morta a 100 anni passati, che era forte come una quercia. 
Il nome, al Parco, lo ha dato lei, Nicoletta. Una gran donna, credetemi, pure lei. 
Buona festa del Papà a tutti, e correte adagio eh...
Marinella 

Bersani, la sinistra PD e le mosse per uscire dalle secche del rapporto con Renzi






17/03/2016
Se incontri Pier Luigi Bersani e gli chiedi cosa pensa di un’eventuale scissione della sua minoranza dal Pd di Renzi, l’ex segretario insiste nel dire «che noi dobbiamo restare lì, quel Partito è il mio Partito. Certo - aggiunge scherzando ma non troppo - se quelli lì prendono il mitra allora ci toccherà andare in montagna. Altro che scissione...».  

Il richiamo alla Resistenza per quanto sia una battuta, spiega meglio di qualsiasi analisi politica a che punto siano arrivati i rapporti tra la sinistra del Pd e «quelli lì» come li chiama Bersani. Ovvero il gruppo dirigente del Partito, ovvero il cosiddetto Giglio magico, ovvero Matteo Renzi. Rapporti ormai ridotti al lumicino come si evince leggendo i giornali, guardando le televisioni (l’altra sera intervistato a «Di martedì» l’ex leader del Pd si tratteneva a stento quando Giovanni Floris lo provocava su Renzi), o ascoltando gli interventi pubblici dei vari protagonisti del dibattito, vedi il premier alla scuola di formazione politica per i giovani quando ha accusato l’ex gruppo dirigente di aver ucciso l’Ulivo. E questa è un’accusa che Bersani proprio non manda giù, infatti se qualcuno gliela ricorda la sua espressione normalmente serena diventa rabbiosa. 

In ogni caso per i mesi a seguire appare improbabile che la sinistra del Pd abbandoni il Partito, si avvicinano le amministrative e dopo l’estate arriva il referendum sulla riforma del Senato. Ecco, il referendum: che farà Bersani, come voterà? «Abbiamo votato sì in Parlamento e quindi voteremo sì. A condizione però che vengano accolte alcune nostre richieste, per esempio che la Corte Costituzionale non possa essere eletta da un solo partito. E poi che venga varata prima del referendum la legge elettorale sui cosiddetti senatori regionali. Noi abbiamo presentato una proposta, vogliamo che vengano scelti direttamente dai cittadini». 

E queste due condizioni, chiamiamole tecniche, basterebbero per mettervi in linea con Renzi? «Beh - risponde Bersani - è chiaro che esistono problemi di natura strettamente politica. Noi pretendiamo che da qui al referendum si chiarisca la gestione di questa vicenda. Mi spiego: non vogliamo che sia un plebiscito, pro o contro Renzi. E come ha proposto Gianni Cuperlo in un suo documento, pensiamo che chi vota no abbia completa legittimità a restare nel Pd, su questo pretendiamo un chiarimento politico. E inoltre non vogliamo che il referendum diventi un viatico per una nuova maggioranza politica con Alfano e Verdini. Per noi sarebbe inaccettabile».  

Nella sua recente intervista ad Aldo Cazzullo sul «Corriere della sera» Massimo D’Alema ha usato toni e contenuti più radicali di lei. «Con D’Alema siamo d’accordo nell’analisi, ma io non voglio rinunciare all’idea che il Pd sia il centrosinistra italiano. Insomma non lo voglio regalare a Renzi». Ma intanto Renzi sta lì e comanda lui. «Bisogna vedere fino a quando, io non credo che funzionerà a lungo. Né per l’italia e neanche sul piano politico. Finché la destra non si riorganizza, per Renzi è facile sostituire i voti che perde a sinistra con quelli degli (ex) avversari. Ma una volta che quelli si rimettono insieme allora il quadro cambia». Nel frattempo, voi che fate: restare alla finestra? «Macché. Noi dobbiamo organizzarci meglio e darci libertà di movimento. Dobbiamo combattere e poi vedremo che succede. È evidente che da soli non riusciremo a ribaltare la situazione, ma intanto dobbiamo esserci e alzare la voce». 

Fuori dal recinto dei democratici qualcosa si muove, alcuni suoi ex compagni sono impegnati con Sel nella gestazione di un nuovo partito di sinistra: interessa l’oggetto? «Con alcuni di loro siamo d’accordo sull’idea del centrosinistra di stampo ulivista, ma altri invece pensano che il Pd sia ormai perduto. Ma senza il Pd dove cavolo andiamo?». C’è anche chi come Franco Monaco, ulivista doc, propone di separarsi da Renzi per poi eventualmente allearsi alle elezioni... «Lo so lo so, ma io gli ho risposto che se due divorziano è improbabile che il giorno dopo vadano a letto insieme». 

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domenica 13 marzo 2016

Il PD alla resa dei conti, Renzi contro Bersani/D'Alema e viceversa

"La politica è un processo di ricostruzione e di sintesi verso nuovi orizzonti", ha detto Vasco Errani in una delle tante frettolose (ma qui ha detto una cosa molto seria...) interviste ai TG. 
In questi giorni il PD è un magma, una pentola di fagioli che bolle, lasciando le persone comuni che alla formazione fanno (o facevano) riferimento, in una situazione di smarrimento. 
Nessuna sorpresa, chi abbia anche solamente seguito da questo blog i fatti che si susseguono, immaginava che il redde rationem sarebbe arrivato presto. 
In realtà ha ragione Vasco Errani, e finché né Renzi né Bersani/D'Alema decideranno di sedersi a un tavolo e avviare questo processo di ricostruzione e sintesi, non esisteranno che macerie della memoria, trame e minacce, progetti di scissione.
Qui sotto, una ricostruzione dell'Agenzia Ansa con l'intervista a Bersani, nel montaggio grafico di Dagospia. com, dalla scuola di formazione politica dei Dem a Perugia. 




"Sì, lo ammetto, mi sono arrabbiato molto, se mi toccano l'Ulivo... Se al corso di formazione politica vai a dire che la sinistra ha distrutto l'Ulivo, che abbiamo aiutato Berlusconi...

Ricordo che il centrosinistra ha battuto tre volte Silvio Berlusconi e che, pochi o tanti voti che io abbia preso, Renzi sta comodamente governando con i voti che ho preso io. Non io Bersani, io centrosinistra". Lo dice Pier Luigi Bersani, al suo arrivo all'ultima giornata della kermesse di Sinistra riformista.

"Io assieme ad altri stiamo cercando di tenere dentro il Pd della gente che non è molto convinta di starci. A volte si ha l'impressione invece che il segretario voglia cacciarli fuori: il segretario deve fare la sintesi non deve insultare un pezzo di partito".
IL SALUTO TRA RENZI E BERSANIIL SALUTO TRA RENZI E BERSANI 

E a parlare è anche l'ex capogruppo, Roberto Speranza che avverte: "I nostri militanti ci chiedono se restiamo nel Pd. No, non restiamo dentro il Partito democratico: noi siamo il Pd. E senza di noi, senza questa cultura politica, senza queste storie e passioni, il Pd non c'è più, non esiste più se non c'è questo pezzo".

Orfini, niente fango - "Credo che Bersani, D'Alema, Speranza, Cuperlo abbiano molto da dire e da dare al Pd. Quello che stanno facendo a Perugia sicuramente è un momento di discussione importante.
RENZI MANGIA CON BERSANIRENZI MANGIA CON BERSANI

Però da presidente del Pd voglio dire che non consentirò a nessuno, né dentro né fuori al Pd, di infangare la nostra comunità". Così il presidente del Pd Matteo Orfini intervenendo a 'Classe democratica', la scuola di formazione politica dei dem.
ORFINI RENZIORFINI RENZISPERANZASPERANZA

domenica 28 febbraio 2016

Il dibattito sotto il cielo della sinistra Piddì. Da Scalfari a Barenghi, il dopo Unioni Civili..




L'approvazione in Senato delle Unioni Civili, con i voti dei Verdiniani, ha provocato le più varie reazioni, non solo negli ambienti che hanno il Centro-Sinistra come punto di riferimento, ma anche fra personaggi che a quel mondo fanno riferimento. 
Per consentire a ciascuno di chiarirsi le idee, cito soltanto come opposti, Eugenio Scalfari, fondatore di Repubblica, e Riccardo Barenghi ex Manifesto e ora notista de La Stampa. 
Com'è noto la sinistra Piddì si è molto adirata per il voto dei Verdiniani ed ha chiesto un Congresso, subito rigettato da sorella Boschi, con sbeffeggiamenti anche da parte di Renzi.
Scalfari ci è diventato renziano? Scrive che il tema della polemica sul contributo di Verdini gli pare "Privo di fondamento": "Se la sinistra ha accettato che Alfano facesse parte della Maggioranza di Governo, non si vede perché non possa accettare Verdini... che è anche più ragionevole di Alfano".
"Il problema - prosegue - è semmai un altro: è di sinistra il PD guidato da Renzi? E che cos'è la sinistra nel ventunesimo secolo? Nell'Europa e nell'Italia di oggi?". Segue lungo riassunto dei progressi di Renzi per la costituzione nel futuro di una vera Europa, e l'apprezzamento del decano dei giornalisti nei confronti del Presidente e delle sue ultime opere, alla luce di questo progetto.

Di tutt'altra pasta i ragionamenti di Riccardo Barenghi, la "Jena". che abbiamo imparato a conoscere.
In un suo corsivo su La Stampa di sabato 27, intitolato "La minoranza e quella lezione di Gaber", Barenghi scrive: 
"la realtà che oggi rappresenta il Pd di Matteo Renzi non è la stessa, tutt’altro, di quella in cui avevano creduto e che avevano costruito coloro i quali oggi sono in minoranza. La sinistra del partito, insomma, i vari Pier Luigi Bersani, Roberto Speranza, Gianni Cuperlo, Miguel Gotor, Walter Tocci, lo stesso Massimo D’Alema da ormai due anni militano in un partito che non è più il loro partito. E ogni giorno che passa lo è sempre di meno. Fino a ieri quando si è concretizzato lo spettro che da mesi si aggirava attorno ai democratici: lo spettro di Denis Verdini. Che insieme all’altro, ossia quello di Angelino Alfano, sta via via mettendo una fortissima ipoteca sull’identità di quel partito tanto faticosamente partorito, da Prodi in poi".
E continua: "E allora non sarebbe meglio per la sinistra prendere atto che quella storia è ormai finita, piuttosto che invocare improbabili congressi in cui discutere proprio di quell'identità?". Se si facesse (dice lui) molto probabilmente Renzi ne uscirebbe vittorioso, "e la minoranza con le ossa ancor più rotte".
Dunque? 

"In certi casi, e questo sembra proprio uno di quei casi, restare in una casa, in una ditta che non ti appartiene più diventa un’operazione autolesionista. Sarebbe meglio prenderne atto e partire armi e bagagli per una nuova avventura politica. Qualche compagno di avventura lo troverebbero sicuramente lì fuori, sulla strada. Certo, ci vuole coraggio: ma i dirigenti della sinistra del Pd non sono don Abbondio. Quello che il coraggio, se non ce l’hai, nessuno te lo può dare".
E qui, gente mia, a ciascuno le proprie riflessioni, prima che si arrivi (prima o poi) alle conclusioni. 

mercoledì 24 febbraio 2016

Il Governatore toscano Rossi si candida segretario PD contro Renzi

Qualcosa si muove nello stagno del potere all'interno del PD, l'avrete letto sui giornali ma mi fa piacere riproporvi qui la dichiarazione pubblicata sull'Huffington Post di Enrico Rossi, Governatore della Toscana. 

Praticamente, un derby... 



Enrico Rossi si candida alla segreteria Pd. "Sono alternativo a Matteo Renzi"

Pubblicato: Aggiornato: 
ENRICO ROSSI
Stampa
"Mi candido alla segreteria nazionale del Pd". Lo ha annunciato il governatore della Toscana, Enrico Rossi, parlando con i giornalisti a Pisa. Rossi intende raccogliere le firme per partecipare al congresso del partito che si svolgerà entro la fine del 2017. "Io non sono renziano, sono convintamente rossiano", ha detto.
"Faccio sul serio - ha dichiarato il presidente della Regione Toscana - Mi candido con l'idea di superare una contrapposizione tra renziani e antirenziani che non mi sembra faccia bene al partito. Io non sono renziano e mi candido in alternativa a Renzi. Diversamente da altri, come gli amici 'turchi' che fanno parte della maggioranza, io mi candiderò, se avrò i numeri, in alternativa a Renzi. Ma non condivido neanche certe posizioni della sinistra, con cui ovviamente dialogo e penso che in questo partito bisogna starci con le proprie posizioni con serenità".
Già nel settembre scorso il governatore Rossi aveva manifestato la sua volontà di correre alla segreteria nazionale del Pd. "E' mia personale convinzione che lo devo fare ora, una convinzione che si è fortemente rafforzata - ha spiegato - guardando alla politica nazionale, al partito democratico, andando in giro per la Toscana e l'Italia".
Secondo Enrico Rossi, è "bene" che ci sia "una selezione anche dal basso della classe dirigente del partito democratico: e quale migliore occasione per presentarsi in vista del congresso nazionale?". Esporrò le mie posizioni, poi vedremo i numeri che raccoglierò. Io non ho nessuna squadra, esprimo solo le mie opinioni. Ora non vedo altro modo di fare politica in questa fase se non propormi come candido alla segreteria nazionale del Pd. 

sabato 20 febbraio 2016

La sinistra perduta cerca se stessa partendo da Roma

Dobbiamo alla penna di Riccardo Barenghi, conosciuto come Jena per i suoi sapidi aforismi , ex Manifesto ed ora a La Stampa, questa cronaca che ci porta il lavorio in corso all'interno della Sinistra che non si riconosce nelle politiche di Renzi. Alcuni inquieti si sono ritrovati a Roma, ci sono i pensieri di Cofferati e pure di Bersani.
Leggere è obbligatorio, e altrettanto discuterne, e pensarci bene. 

Riccardo Barenghi
Alla ricerca della Sinistra aspettando mezzo Pd
Sulle ceneri di Sel nasce il nuovo partito. Bersani e Cuperlo in stand by
La Stampa, 20 febbraio 2016
Alla ricerca della sinistra perduta, si potrebbe dire con tante scuse a Marcel Proust per l’impropria parafrasi. Oppure della sinistra che non c’è, o magari che c’è ma non si vede. Comunque sia, questa è la scommessa che ha lanciato Sinistra italiana ieri pomeriggio dal Palazzo dei congressi di Roma. L’obiettivo è un nuovo partito, ovviamente di sinistra, che segni la fine di Sel sperando e lavorando affinché tanti italiani in cerca di una casa politica diversa, e per molti aspetti antagonista a quella di Renzi, la trovino accogliente.
Erano più di mille in platea, molti volti della sinistra storica ma anche nuove facce. Comunque tanti. Alfredo D’Attore, uno dei transfughi dal Pd, non si aspettava tanta partecipazione, infatti aveva scommesso che sarebbero stati meno con Nicola Fratoianni: «Purtroppo, anzi per fortuna, ho perso». Il vincitore, che poi è l’attuale coordinatore di Sel, amico e compagno di viaggio da una vita di Nichi Vendola, non nasconde la sua soddisfazione: «Qui sta nascendo qualcosa di nuovo, un progetto politico alternativo al renzismo. Vogliamo conquistare tanti cittadini, tanti elettori che oggi sono delusi o incazzati con l’attuale quadro politico, il sistema economico, la finanza che cancella diritti e futuro. Lo spazio c’è, eccome. Proviamo a occuparlo».
Ma il vero creatore di tutto questo è proprio Vendola, che però non c’è né verrà. Domenica parlerà attraverso un video di nove minuti: «Ho detto a Nichi che ha fatto un record, non aveva mai parlato così poco in vita sua», gioca Fratoianni. E’ in Canada, il presidente di Sel, con il suo compagno Ed. I pettegoli dicono, e qualche giornale l’ha anche scritto, che starebbe lì in attesa di un figlio fatto con la maternità surrogata. Diciamo solo che sono fatti suoi.
…Si avvicinano le elezioni amministrative, in molte città i candidati di Sel correranno per conto loro, senza accordi con quelli del Pd. Giorgio Airaudo, per esempio, sta facendo la sua campagna elettorale a Torino, e gli ultimi sondaggi lo accreditano dell’11 per cento: «Il nostro obiettivo è unire tutto ciò che sta a sinistra del Pd, nella società e nella politica». A Roma Stefano Fassina è in corsa da tempo mentre a Milano non c’è ancora un candidato della Sinistra, potrebbe essere Pippo Civati ma ancora non si sa. «In ogni caso – spiega Cofferati – noi non possiamo sostenere Giuseppe Sala, che è totalmente alternativo alla buona esperienza di Giuliano Pisapia». Passa Luca Casarini, anche lui impegnatissimo nella costruzione di questo nuovo partito. «Ma chi l’avrebbe mai detto – scherza l’ex leader della Cgil – che io e Casarini ci saremmo ritrovati insieme…». Miracolo di Renzi.
Che potrebbe farne un altro, con il referendum sulla riforma costituzionale. «Quello – dice D’Attorre – sarà il vero spartiacque: da una parte Renzi, Verdini e, Alfano, dall’altra noi e la Sinistra. Voglio vedere cosa faranno i miei ex compagni del Pd».
Il nuovo Partito dovrebbe nascere a dicembre. Per ora un leader non c’è. E non c’è neanche il nome: Sorpresa di Fratoianni: «Potrebbe pure non esserci la parola sinistra, tanto lo sanno tutti che siamo la sinistra».

venerdì 19 febbraio 2016

Le fortune dei piccoli borghi secondo Fabrizio Barca

Chiedo scusa della lunga assenza dovuta alla celebrazione del secondo anniversario del benservito di Franco Allegranza nella lieta terra dei cachi di Sanremo. Ogni martedì, quando il Festival comincia, mi ricordo di quella bella letterina piena di lodi nei miei confronti che arrivò ai giornali locali mentre ero alle prese con la più difficile giornata di lavoro della settimana. Cose che fanno bene al cuore.

Ma non è per questo che vi scrivo. Molti di voi conoscono Fabrizio Barca, un docente e politico di grande forza e raffinatezza, che tiene alto il morale sulla politica, quando la morale della politica si abbassa. Ho letto il blog di un personaggio, Alberto Cottica, che gli ha chiesto perché egli, Barca, sia così appassionato alle vicende dei piccoli borghi italiani, tanto da averne visitati tantissimi (purtroppo non ancora il nostro, ma non si sa mai). Riassumo la lunga disamina di chefuturo.it (al quale vi rimando nel caso voleste leggere tutto) nella quale si evidenziano i motivi di interesse di Barca per posti di dimensioni ancora più piccole di Crescentino. 

Perché il più interessante policy maker italiano non si occupa di città? Perché questa fascinazione per i borghi di montagna e le vallate?
Qualche settimana fa, durante una lunga chiacchierata nel suo ufficio romano, gli ho fatto la domanda direttamente. Riassumo la risposta: Fabrizio pensa che le aree interne siano il futuro non del mondo, ma dell’Italia. Per tre ragioni:
  • Rappresentano la maggior parte del territorio nazionale, e sono abbastanza omogenee tra loro. La Val Simeto in Sicilia e la Val di Vara in Liguria hanno problemi simili. I loro dirigenti si capiscono al volo tra loro, e possono collaborare, scambiandosi esperienze. Una policy per le aree interne ha buone possibilità di scalare al livello nazionale.
  • Per contro, le città italiane sono molto diverse tra loro, e diverse anche dalle altre città europee. Napoli è l’unica vera area metropolitana d’Italia. Milano ha alcune delle caratteristiche della grande città europea (design, finanza, creatività) ma non ne ha le dimensioni. Roma è un conglomerato turistico-burocratico-pastorale. Nessuna generalizzazione è possibile. Ciascuna grande città va affrontata come un problema a sé stante.
  • Ma soprattutto, in Italia, le aree interne danno segnali di vitalità. Vi nascono produzioni di eccellenza legate al turismo, alla cultura, all’agrifood. La scuola tiene, e in molti casi rilancia, arricchendosi di tecnologia. Lo stesso abbandono del territorio è a un millimetro dal rovesciarsi in una grande opportunità. Perché nelle aree interne c’è spazio. C’è attenzione delle comunità, c’è fame di innovazione, ci sono spazi a basso costo (e spesso molto belli) in cui portare nuove idee e nuove persone (Fabrizio: “Si offre diversità a un mondo che domanda diversità”).
Raccontata così, la storia di Barca mi sembra convincente – tanto più che ha una valanga di dati a suffragarla. Quindi il futuro è nelle aree interne, nelle loro colline e nei loro campanili. D’altra parte, anche la storia che emerge dagli studi di Banca Mondiale, Bettencourt-West e Brand è convincente, e anche quella è sostenuta da moltissimi dati. Quindi il futuro è nelle città, nelle loro università, nei loro laboratori, e anche nelle loro favelas. Come fanno queste due storie ad essere vere contemporaneamente?
 La mia ipotesi è questa: l’innovazione territoriale ha bisogno di libertà, di luoghi dove provare a fare cose nuove senza troppi vincoli

Dove le norme sociali approvano, o perlomeno non condannano, chi prova a percorrere strade insolite. Dove lo spazio non è già tutto rivendicato da stakeholders potenti e strutturati. Se mi guardo intorno, mi sembra che tutti gli spazi innovativi siano spazi più liberi della media. La libertà si trova nelle favelas raccontate da Brand, perché lo stato rinuncia a mantenervi un controllo capillare. Si trova nelle web farm e nei data havens della Silicon Valley, perché quel mondo (finora) è stato velocissimo e impermeabile agli strumenti tradizionali di controllo dell’economia. Si trova nello spazio, dove Elon Musk e gli altri space billionaires costruiscono un loro pezzo di futuro. E si trova nelle aree interne, aperta proprio dagli spazi fisici e dalla bassa densità di popolazione, che ti mettono al centro della società locale se appena prendi un’iniziativa coraggiosa. Questi luoghi sono la frontiera della società contemporanea, il nostro West, il nostro spazio vitale.
Se è così, allora la narrazione unificante del 2016 è più o meno questa. Le persone intelligenti, ambiziose o soltanto irrequiete sono in fuga dagli spazi chiusi, dove organizzazioni potenti (politica, stato, grande industria) limitano il raggio d’azione dell’iniziativa individuale. Dove vanno? Vanno a colonizzare gli spazi di frontiera. Le frontiere sono luoghi pieni di contraddizioni, talvolta anche spietati, ma forniscono agli individui meccanismi di mobilità sociale, e alle società laboratori di sperimentazione. L’Italia ha una frontiera in più: le aree interne. Ci servirà soprattutto per innovare sull’ambiente, sul turismo, sul leisure, sul presidio del territorio. È una bella occasione. Giochiamocela bene.
Vedo un ottimismo in questo riassunto che mi rallegra ma non riesco a condividerlo, per il carattere crescentinese tendente al pessimismo, che preferisce piangere e lamentarsi invece che agire o sognare e poi inventare. Anche la situazione politica locale ha un ruolo nella propulsione di idee o al contrario nello stringersi sempre più intorno alle proprie paure invece di aprirsi e abbracciare le novità. Temo che noi siamo nella seconda ipotesi, però è bello sognare e non si sa mai. Prima o poi... 

lunedì 8 febbraio 2016

I furti, Arlotta e la mazza

Quando ci si mette tutti insieme, come Comuni, capita anche che qualcuno raccolga il grido di dolore. (Magari succedesse anche di mettersi tutti insieme parlando del deposito nucleare di Saluggia...)
In attesa di vedere se succede qualcosa, una domanda tutti i cittadini di Crescentino dovrebbero fare ad Arlotta: che cosa ne vorrebbe fare, delle mazze da baseball che si augurava portassero i candidati alle ronde? 

venerdì 5 febbraio 2016

I debiti dell'ATC e la memoria corta di Fabrizio Greppi

A volte capita di doversi accorgere che le memorie si accorciano. E così dicendo voglio pensar bene dell'attuale Sindaco di Crescentino Fabrizio Greppi, quando leggo sulla Sesia del 29 gennaio un articolo a firma Sara Corsini nel quale, parlando della cronica mancanza di danaro di questi tempi, egli sembra ignorare ogni gesto compiuto dall'Amministrazione precedente, cioè la mia. 
Il povero Sindaco deve "contenere i danni fatti dall'Amministrazione Venegoni", dice lui. E cita ovviamente le case Bianco, ma purtroppo per lui anche lo "stratosferico debito con l'ATC". Si dà il caso che si trattasse di una situazione pregressa:  io stessa ricordo benissimo di aver dovuto - pochi mesi prima della fine del mio mandato - rinegoziare il debito con la stessa ATC e con il suo Presidente dell'epoca, piombato nel mio ufficio. In 5 anni non potevamo aver accumulato un debito di circa 150 mila euro, se ricordo bene: è vero che più gente aveva cominciato a non pagare l'affitto perché dal 2009 la condizione economica generale era peggiorata, ma ricordo anche bene che almeno 70 mila euro di questo debito appartenevano agli anni dell'Amministrazione Greppi 1999-2008; e che il Presidente mi disse che il debito non era mai stato trattato, con un impegno di rientro anche rateizzato: come feci poi invece io, impegnando il Comune per gli anni futuri. Ovviamente, si rateizza. 

In quanto a sistemare le scuole, credo che nessuna Amministrazione si sia dedicata come la nostra al patrimonio scolastico. La messa a norma delle elementari, l'ampliamento della scuola materna con sfinenti annessi-e-connessi, la collaborazione (sempre molto faticosa) con la Provincia per ridipingere l'esterno su via Roma della Ragioneria: appalto vinto da una ditta (di cui non ricordo il nome) dei Fratelli Speranza, portato a termine nell'aprile 2014 e come ognuno che passa può vedere, già deteriorato e mai ripristinato, con tanto di bella bestemmiaccia che alberga sul muro stinto da almeno un anno, senza che nessuno si scandalizzi o che scriva un pensoso articolo di fondo per chiedersi che paese è, un paese che non copre una bestemmia sul muro delle scuole (tra l'altro, una cosa da 5 minuti di lavoro che può fare chiunque con 10 euro di spesa). Allora che cosa dovrei pensare io di Speranza, che sempre mi cita a proposito degli attacchi di Mosca (per farmi sapere quanto lui e i suoi siano virilmente fighi e quanto io abboccassi invece alle provocazioni del sirenetto di via Michelangelo)? 
Ma per concludere delle Scuole, ricordo almeno che avevamo fatto ridipingere l'interno delle elementari, che avevamo trovato in stato comatoso al nostro arrivo. Ricostruirono che le elementari non erano mai più state ridipinte dagli Anni 80 (quindi anche durante il mio primo mandato, giusto per essere onesta). Rimasero fuori le Medie, perché i tempi non consentivano, con tutto il problema successivo del richiamo che ricevetti quando ero ormai fuori dal Comune.
E comunque se magari, come ha fatto per le cene di Carnevale, Greppi va a verificare la progressione del debito ATC, e a quanto ammontava quando se ne dovette andare per decisione della maggioranza del Consiglio Comunale, sarà costretto a darmi ragione.


mercoledì 3 febbraio 2016

Grillo è tornato in teatro: "Voglio la libertà, basta grillini"

Mai vi sarà accaduto di leggere una recensione così rapida... Grillo è tornato in teatro, al suo mestiere, e qui sotto l'agenzia Ansa racconta cos'è successo a Milano la sera di martedì 2 febbraio.



 Torna sul palco per recuperare "la libertà", Beppe Grillo, che questa sera a Milano ha debuttato con il suo nuovo spettacolo caratterizzato dalla "schizofrenia" del suo personaggio. Il politico che ha fondato il Movimento 5 Stelle e vuole liberarsi del ruolo di leader. E il comico che ha sempre cercato di essere scomodo e vorrebbe tornare predominante. 
'Grillo vs Grillo', il titolo dello spettacolo che sarà a Milano fino a venerdì, poi a Roma. Sul palco è apparso per primo un ologramma del Grillo politico (in giacca e cravatta), in scena a parlare del successo del Movimento 5 Stelle. 
Ha anche ironizzato sulle espulsioni: "I parlamentari? Sono rimasti in tre ma va bene". L'ologramma di Grillo ha detto che il M5S "è un grande, grandissimo movimento, e' la grande arca di Noè, l'arca dei grandi disadattati". 
Poi a un certo punto è entrato in scena, in carne e ossa, il Grillo comico, camicia bianca fuori dai pantaloni, che guardava il suo ologramma politico con sguardo sconsolato: "Ma come è successo? Come sono riuscito a fare questo movimento che forse è il primo movimento italiano? Io scherzavo!", ha detto il fondatore dei 5 Stelle suscitando i primi applausi.
"Sto perdendo la mia libertà - il cuore del Grillo pensiero una volta svanito l'ologramma -, sono stato 5, 6, 8 anni con questo sdoppiamento di personalità. Prevaleva prima la personalità del comico, poi quella del politico. Ma non si può pensare che possa continuare questo casino. Io voglio tornare ad analizzare la realtà come facevo prima". 
Così determinato da suscitare una grande risata quando ha sbottato: "Non voglio più vedere grillini, sono 7 anni che vedo solo grillini". E quando ha confessato in tono semiserio: "Abbiamo rubato tutti, ho rubato una canzone persino a Pippo Franco!". Grillo ha mostrato di ricredersi un po' sugli effetti positivi dell'Expo di Milano. E ha immaginato un'unica tassa sui consumi al 50% per finanziare un reddito universale. 
Per il resto lo spettacolo è stato un sunto di quanto ha fatto e detto Grillo in tutta la sua carriera pubblica, senza azzannare la stretta attualità. Il comico, appunto, e il politico che non riesce a uscire definitamente di scena. Con un pubblico che ha fatto la fila sotto la pioggia per entrare ma è apparso piuttosto freddo durante lo spettacolo e avaro di applausi.
    In teatro, a Milano, anche l'altro fondatore del M5S, Gianroberto Casaleggio, la cui figura è entrata più volte in scena sotto forma di ologramma. E il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, del direttorio del movimento. "Parleremo di futuro", ha detto Di Maio arrivando. Secondo lui Grillo non uscirà definitivamente di scena ma "sarà il garante di un movimento che però continuerà a camminare sempre di più sulle sue gambe". 
Quello che poi si è visto sul palco, due anni dopo il tour sui mali dell'Europa portato in giro da Grillo prima delle elezioni per il Parlamento Ue. Alla fine per il comico-politico bisogna smettere di pensare che la società sia divisa in destra e e sinistra. La differenza, per Grillo, e' "fra chi ha il cervello e chi non ce l'ha". 
"Io non sono andato via. Io osservo. Ma dobbiamo cambiarlo questo paese e ognuno deve fare la sua parte". Così Beppe Grillo ha chiuso il suo spettacolo, dopo aver abbracciato il suo ologramma e aver auspicato che il comico e il politico siano una sola persona: e si è fatto mandare a 'vaffa' dal pubblico per chiudere in bellezza.

martedì 2 febbraio 2016

L'innamoramento nel Terzo Millennio (e in tutti i secoli)

Mi è piaciuto molto questo "Buongiorno" di Massimo Gramellini comparso questa mattina su La Stampa, e mi piace condividerlo con voi
MV

Cirinnamoreremo
di Massimo Gramellini 


Nel giorno in cui il Senato comincia a votare la legge Cirinnà viene naturale chiedersi su chi si fondi davvero una famiglia. Su un uomo e una donna, oppure su due persone che si amano a prescindere dal proprio sesso? In natura ogni creazione presuppone il maschio e la femmina. Ma prima di tutto, anche del maschio e della femmina, la natura riconosce l’energia dell’amore. Due uomini o due donne che si amano sono da ritenersi contro natura più di un uomo e di una donna che stanno insieme detestandosi? Offende l’intelligenza emotiva di chiunque considerare famiglia naturale il tizio che ieri a Pozzuoli ha dato fuoco alla compagna incinta e famiglia innaturale la signora che accudisce in ospedale la sua fidanzata malata. In nome di quale principio astratto, ormai solo in questa nazione che ha la ventura di confinare con il Vaticano, bisognerebbe impedire a due individui dello stesso sesso di vedere riconosciuta la loro unione da una legge dello Stato?  

Quanto al temuto articolo 5 sull’adozione del figlio del partner, non è il cavallo di Troia per l’utero in affitto, ma il tentativo di risolvere una questione che riguarda poche centinaia di coppie omosessuali con cui vive un figlio rimasto privo dell’altro genitore biologico. Nell’ipotesi di morte del genitore superstite, è preferibile che il bambino rimanga nella casa e tra gli affetti in cui è cresciuto o che cominci il gioco dell’oca degli sballottamenti e magari degli orfanotrofi? Anche in questo caso la risposta è suggerita dall’amore. E l’amore non è mai contro natura. 


sabato 30 gennaio 2016

Greppi si inalbera, ma...

... Ma io non sono mica la proprietaria del Vickingo...
(lui, dell'agriturismo, sì)

mercoledì 27 gennaio 2016

Greppi e le questioni di opportunità o di conflitto di interesse

Leggo sul periodico "La Periferia", a proposito del programma di Carnevale:
Sabato 30 gennaio, ore 20,30
"Cena di Gala del Carnevale in onore della quarantaduesima Regina Papetta, presso il salone delle feste dell'Agriturismo Greppi...".
Io avrò finito due mandati con una maggioranza diversa da com'ero partita, come Greppi dice sul blog di Mauro Novo (la seconda volta, più che diversa, molto ridotta in verità), però su questo blog non ho neanche parlato del libro di mio marito appena uscito, anche se non sono sindaco di niente, perché il libro non riguarda Crescentino o i problemi generali che tratto di solito nello spazio. 
Invece vedo che il mio successore tanti problemi di conflitti di interesse, o anche soltanto di semplice opportunità, non se li pone proprio, nei rapporti fra la carica istituzionale e le sue attività private, tra l'altro con il Carnevale che dal Comune riceve un finanziamento e sponsorizzazione (giustamente).  Poi magari la cena è gratuita, e allora ritiro tutto. 
Lo dico solo per sottolineare quanto siamo diversi (cosa evidente, ma lo dico una volta in più).  Io non l'avrei fatto mai, se avessi avuto un ristorante. 

PD Crescentino: La mensa, il palazzetto gelato... E rifugiati alle Case Bianco?

Un comunicato stampa del PD di Crescentino
Un pessimo inizio d'anno
Fra Mensa, palazzetto gelato
E sfratti alle Case Bianco
(Arrivano i rifugiati?)

La Comunità crescentinese assiste dall'arrivo dell'Amministrazione Greppi a una serie di criticità che vengono assorbite in modo ovattato, quasi a rendere invisibili problemi che sono sotto gli occhi di tutti e che si vanno via via ampliando. 
Non parliamo soltanto della mensa scolastica, il cui bubbone è scoppiato in questi giorni con un caos di riunioni e contro riunioni, dopo l'allarme lanciato dal solito Consigliere in cerca di visibilità .
E' la situazione complessiva che fa acqua da tutte le parti.
2. Le strutture destinate allo sport, con l'inverno si trasformano in igloo. Genitori di bambini che al Palazzetto partecipano ai Campionati di Basket, ma anche adulti che praticano lo stesso sport, lamentano una temperatura di 12 gradi, nel l'indifferenza silenziosa del Comune e purtroppo anche di altri frequentatori in passato ben più esigenti.
3) Il Mercato. È' stato risistemato per motivi di sicurezza, giustamente. Purtroppo non è stato usato il minimo senso pratico e merceologico, con il rischio imminente di abbandono di commercianti e del depauperamento dell'appuntamento storico del venerdì.
4.Sulla CH4, dopo tanto vociare, è caduto il silenzio ma non la puzza, che torna a farsi viva malgrado il freddo invernale, in questi giorni. Non si hanno più avute notizie, negli ultimi 2 anni, dei controlli dell'Arpa né di vigilanza del Comune. Sarebbe opportuno che il Sindaco desse informazioni sugli ultimi sviluppi.
5. Ma il detonatore finale di questo quadro fosco è la fine del progetto di Social Housing nelle case Bianco. Voluto dalla precedente Amministrazione per andare incontro alle famiglie più povere e con bambini, favorendo un avvio di uscita dalla povertà con lavori socialmente utili e coinvolgimento della Protezione Civile, tale percorso è stato dapprima abbandonato rinunziando ai lavori socialmente utili, e ora stanno per arrivare ai residenti lettere di sfratto.
Nel frattempo, la proprietà si starebbe attrezzando per ospitare negli stessi locali rifugiati e/o profughi, di intesa con la Prefettura.
6) Registriamo invece con piacere l'apertura di una pagina di Facebook da parte della Sig. Elisabetta Mancuso, sui diritti delle persone gay, lesbiche e transgender. Sperando che questo sia di buon auspicio in vista della votazione di giovedì.
PD di Crescentino 

venerdì 22 gennaio 2016

Il nuovo mercato del venerdì e una gola profonda

Ricevo da posta privata e volentieri pubblico, perché mi fa persino sorridere:
"Ciao Marinella.
Questa mattina sono uscito e ho visto come hanno spostato il mercato. Mi sono detto che se c'era la Marinella avrebbe avuto gli ambulanti sotto casa con a capo il Mosca".
ehehehehe

giovedì 21 gennaio 2016

Butti la sigaretta per terra? 300 euro di multa dal 2 febbraio (150 per i fazzoletti)

Sulla Gazzetta Ufficiale è stata pubblicata la legge sulla "Green Economy" (al Governo Italiano la lingua italiana non piace molto) secondo la quale gettare a terra o nelle acque e negli scarichi (tombini compresi dunque) causa - a partire dal 2 febbraio 2016 - una multa che va dai 30 ai 300 euro. 
Parte da 30 euro e arriva a un massimo di 150, invece, la sanzione amministrativa per chi butta a terra, nelle acque, nei tombini o negli scarichi: scontrini, fazzoletti di carta, gomme da masticare.
E' la volta che il Comune di Crescentino (se si applica) può diventare ricco. 

La Gazzetta, La Sesia, La Periferia. La crisi è fatta di tanti particolari...

Quando vengo a casa, trovo sempre ad aspettarmi una pila di giornali locali. Me li faccio comprare tutti, sempre. I giornali sono una grande parte della mia vita, e anche se il mio rapporto con le pubblicazioni di qui durante i miei due mandati di sindaco è stato tumultuoso, con 2 su 3 testate querelate (una è in corso, l'altra vinta come ho spesso raccontato), penso di non perder mai di vista la loro posizione sul mercato, la linea, le risorse di cui dispongono.  E credo in modo oggettivo. 
Internet ha colpito duro sulla lettura quotidiana dei giornali, che già non è mai stata in Italia particolarmente brillante. Vedendo i tagli di spesa nelle grandi testate, a partire dal Corrierone della Sera e da La Stampa o Repubblica, immagino le sofferenze locali. Poi, esse si materializzano in vari modi. Ed è crisi, non c'è alcun dubbio. 

La GAZZETTA di Umberto Lorini ha appena annunciato il ritorno alla formula quindicinale, che sarà affiancata da un sito, del quale ormai i giornali non possono più fare a meno. La Gazzetta è una mia grande nemica, il perché mai l'ho capito e ci ho anche sofferto: ma per amor di verità debbo dire che è il giornale più professionale della nostra zona, se non fosse per le intemerate nelle quali il direttore si infila, con una serie di nemici da puntare fissi, con attacchi o con silenzi (nel caso di Gabriele Massa, per esempio: e anche all'opposto di Mauro Novo, mi accorgo a posteriori che mi era rimasto nei pensieri e non era uscito sui tasti).  Se uno non capita nel cerchio d'ombra o in quello di fuoco, non se ne accorge magari neanche. Però restano metodi (l'uno e l'altro) incomprensibili sul piano professionale, e a lungo andare penalizzanti perché i lettori amano pensare ai giornali come oggettivi, e qui il gioco è troppo scoperto. 

Proprio la Gazzetta ha annunciato che la SESIA, giornale bisettimanale storico del Vercellese, ha licenziato due redattrici, e la redazione è ora ridotta a tre persone, compreso il Direttore. La penuria di personale è evidente, il giornale si è assai impoverito, e dispiace veramente vederlo così aereo. Dispiace anche che Crescentino sia sempre più ridotta a una mezza pagina insieme con Fontanetto, ma è anche vero che nella nostra cittadina si vive una prolungata stagione di letargo umano e culturale e sociale. 

LA PERIFERIA invece sembra lievitare, con la sua prima pagina sempre puntata su qualche morto (mi facevano morir dal ridere le recensioni di Lorini sulla Gazzetta, a queste prime pagine sempre luttuose). Materiale fotografico locale abbondantissimo, che fa sempre acquistare copie, e sagre carnevali bellezze, un po' di sesso pruriginoso che dà pepe. Ma anche lì le idee mancano, e l'attenzione pure: Maria Giulia Alemanno, la pittrice di Crescentino che sta esponendo a Cuba, nell'ultimo numero viene definita "fotografa", il che denota conoscenza scarsa del territorio.
Ma poi si sa in che condizioni terribili si possa lavorare con tante pagine da fare (un lavoro difficile che richiede appunto attenzione e conoscenza) e poche persone al lavoro. 

Che brutta stagione per il giornalismo, grande o piccolo. Se non si è delle star del settore, la vita è veramente miseranda (come gli stipendi, del resto). 

sabato 16 gennaio 2016

SEL ha fatto il primo passo verso nuova Sinistra

SEL ha fatto il primo passo verso il sogno di una sinistra unita. L'Assemblea Nazionale del partito ha votato, con un solo contrario, lo stop al tesseramento 2016.
SEL parteciperá all'assemblea del 19/20/21 febbraio, promossa dall'appello "per la sinistra di tutti" con l'obiettivo di costruire "un nuovo soggetto politico della Sinistra italiana".
(Fonte: Ansa)

giovedì 14 gennaio 2016

Quel Ragazzo che Si Vuole Ammazzare

Come si è spostato il senso della nostra umanità, alla luce dei numerosi arrivi di genti che altrove soffrono, oppure (anche) uccidono? Se lo chiede Massimo Gramellini, nel suo doloroso Buongiorno su La Stampa di mercoledì 13 gennaio.
Marinella

Nella civilissima Ferrara un ragazzo nigeriano si butta sotto un treno in corsa e subito sul web cominciano le olimpiadi del disumano: brindisi, evviva, uno di meno. Chi si azzarda a commiserare il suicida viene accusato di ipocrisia: ma come, per una volta che uno di questi mangiatori a sbafo si toglie spontaneamente dai piedi? La medaglia d’oro della desolazione va al tizio che critica quelli che gioiscono, ma solo perché non si rendono conto che la disgrazia ha provocato disagi ai passeggeri.  

Questi commenti anonimi, denunciati dal giornale online «Ferrara Italia», registrano un umore sempre più diffuso. A dettarli sono la paura dell’immigrato non integrabile, la rabbia per i trattamenti di favore di cui godrebbe rispetto ai residenti. Quel rancore del piccolo borghese impoverito verso i miserabili e i poteri forti che storicamente è alle origini di tutti i movimenti razzisti. Il cosiddetto «buonismo» finge di ignorare il problema e finisce per annegarlo in una melassa di buone intenzioni impraticabili. Ma quando la morte di un essere umano non suscita più neanche un sussulto di immedesimazione significa che la guerra di civiltà, agognata dal Califfo e non disdegnata dai lepenisti d’Europa interessati a fare cassa elettorale a qualunque costo, ha piantato il suo seme venefico nei cuori. Resta da capire quale sia la civiltà sotto attacco che certa gente si sente in dovere di difendere: quella che esulta per un giovane depresso gettatosi sotto un treno non sembra, a occhio, troppo superiore alla visione del mondo reclamizzata dai tagliagole dell’Isis. 

mercoledì 6 gennaio 2016

Buon Anno anche al Teatrino Civico


Questa foto l'avete già vista, in un lontano passato. E' il teatrino del Palazzo Comunale, rimasto chiuso e via via degradato fino a questo stato, dopo che sono scomparse anche le quinte di legno in verde acqua e dipinte di oro, certo da restaurare ma c'erano, le avevo fatte portare nel magazzino della Protezione Civile nel 1999 prima di andarmene e non le ho mai più trovate, quando le ho cercate prima di cominciare i lavori di ristrutturazione.
Nessuno - nessuno - si ricordava di averle mai viste, quando ho chiesto notizie al mio ritorno in Municipio nel 2009. Io me le ricordo benissimo. Strano no?
Comunque il teatrino è rinato, e questo che vedete è solo un utile ricordo di come può andare in rovina il bene collettivo, quello di tutti noi, quando semplicemente lo si lascia andare.
Per 110 anni.
Come sia ora il teatrino, così bello con le sue poltrone rosse di velluto, lo sanno in pochi. Esso è chiuso a chiave e destinato a ri-marcire per altri 110 anni?
Così sembra che potrebbe succedere. 
Mi auguro di no.
Buon anno e Buona Befana a tutti voi, e anche al nostro Teatrino Civico.