venerdì 31 gennaio 2014
Dare del lei, dare del tu
Scopro dall'eccellente blog di Mauro Novo che l'educazione fa ancora notizia. Una nota di segreteria del Comune di Crescentino nella quale si invitano i dipendenti a dare del "lei" ai Cittadini che per qualunque motivo si rivolgano loro, viene giustamente vista come una stranezza degna di rilievo da parte del (tra l'altro, mio, nel senso che ci lavoro da una vita) giornale La Stampa.
Non ho nessuna intenzione di nascondere che qualche giorno fa, chiedendo a un dipendente di ascoltare un signore con una richiesta tecnica da fare, ho sentito l'impiegato rivolgersi al signore con un "Dimmi". Ho chiesto al dipendente: "Vi conoscete?", e ho ricevuto un "no" deciso.
Una delle sciatterie più tristi alle quali si assiste nei rapporti umani, lo sanno tutti, è che complice "Il grande fratello" o "L'isola dei famosi" che sia, tutti si sentono autorizzati a dare del "tu" a tutti, in un marasma indistinto che invita fintamente alla confidenza anche se essa non è sottintesa.
E soprattutto in un Comune (ma anche in un negozio, debbo ammettere) sentire apostrofare con un "tu" sbrigativo una persona che non si conosce, e alla quale si deve considerazione anche verbale, mi irrita profondamente e lo considero segno di non buona educazione.
Così ho raccontato l'episodio alla Segretaria Comunale, che si è a sua volta sorpresa, e la raccomandazione è finita in una delibera. Raccomandazione sacrosanta, per chiunque anche di voi legga queste note, e diretta a chiunque. Dare il "lei" a chi non si conosce è un segno di rispetto, una modalità naturale riconosciuta e praticata nella lingua italiana. Punto.
Poi certo siamo in un piccolo centro, e accade che ci conosciamo l'un l'altro. Se arriva in Comune qualcuno al quale si dà abitualmente del tu, per carità, si vada avanti così, ci mancherebbe, è naturale.
Ma se il Cittadino che si rivolge all'Istituzione non è conosciuto, e già deve sopportare tutti i problemi quotidiani che lo portano negli uffici a chiedere informazioni per espletare pratiche in questo nerissimo periodo, almeno venga ricevuto con il "lei", e con quel rispetto anche formale che gli si deve.
Tutto il resto, è fuffa preelettorale. Della quale non m'importa un fico secco, e che non qualifica chi ne fa uso.
giovedì 30 gennaio 2014
Una serata per i risicoltori con docenti universitari
In questi tempi che sopportano sfide ardue, presi come sono fra progresso tecnologico e crisi economica, anche il mondo dell'agricoltura si trova ad affrontare cambiamenti importanti. Pensando al settore del riso, dipartimento cruciale nella struttura del nostro territorio, è nata dall'assessore alla Cultura Nicoletta Ravarino l'idea di un incontro destinato agli operatori locali con due docenti, Vito Barone e Cinzia Mainini, del Dipartimento di Studi per l'Economia e l'Impresa presso l'Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro" di Novara.
L'incontro si terrà la sera del 5 febbraio, mercoledì, presso la Sala del Consiglio Comunale alle ore 21.
Verranno esaminati i vari problemi che la crisi si è portata dietro: la riduzione dei contributi a sostegno del reddito, gli elevati costi di produzione, l'aumento della pressione fiscale, il trend incerto delle quotazioni e la maggiore rigidità del rapporto banca-impresa. Temi che gli operatori già hanno sperimentato sulla propria pelle e che impongono appunto nuove sfide, incrociandosi con l'evoluzione delle normative comunitarie in materia di politica agricola.Alle imprese risicole è imposto un notevole sforzo di ristrutturazione, e si fa imprescindibile la ricerca di nuove fonti alternative di finanziamento. L'aggregazione e lo sviluppo delle reti d’impresa diventa un'opzione da considerare seriamente. Per saperne di più, per riflettere sul proprio futuro.
martedì 28 gennaio 2014
Giorno della Memoria all'Angelini (ma per pochi)
Assordante assenza di Crescentinesi (e di Politici crescentinesi) ieri sera al teatro Angelini, per la celebrazione del Giorno della Memoria con il patrocinio del Comune e dell'Anpi, con uno spettacolo commovente degli alunni della scuola "Peppino Impastato" di Monteu da Po: che, in "Per non dimenticare", hanno rievocato con la loro freschezza fanciullesca le tragedie dei protagonisti della Shoah. In apertura, la prof. Marilena Vittone ha ricordato l'avvio delle celebrazioni dell'Anpi per i settant'anni dei Nove Martiri; e Piero Cappone, una roccia nel suo intento di tramandare appunto la memoria, ha ricordato alcuni momenti del '45, dopo la fine della Guerra: l'incontro con un vecchio amico di allora, che invece di parlargli di una vendetta per tutto quanto era successo, offriva il senso della tolleranza e del perdono. Nicoletta Ravarino, assessore alla Scuola e alla Cultura, ha infine offerto a ciascuno dei piccoli attori un quaderno colorato per annotare i propri sogni.
C'è stato anche un mio breve intervento, in apertura, per ricordare l'origine di questa Giornata, istituita nel 2000.
C'è stato anche un mio breve intervento, in apertura, per ricordare l'origine di questa Giornata, istituita nel 2000.
Oggi noi celebriamo, anche con questo spettacolo, la Giornata della Memoria.
Perchè oggi? Perchè il 27 gennaio del 1945, negli ultimi mesi ormai della II guerra mondiale, i soldati dell'Armata Rossa che stavano attaccando da Oriente i soldati della Germania nazista in ritirata liberarono il campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, il più esteso dei campi di sterminio che i nazisti avevano organizzato nei territori da loro occupati. I soldati trovarono nel campo 2.819 tra uomini e donne ridotti, tutti, a scheletri viventi, solo pelle e ossa; ma trovarono anche 348.820 abiti maschili e 836.255 abiti femminili. In quel campo era passato più di 1 milione di donne e uomini, e ora restavano solo quei 2.819 sopavvissuti. Tutti gli altri erano stati uccisi nelle camere a gas e bruciati nei forni che ancor oggi si vedono.
Un giorno, alcuni tra di voi, forse molti, andranno in Polonia a visitare quei campi di sterminio, e vedranno con i propri occhi montagne di occhiali e di valigie, unico resto terreno di quel milione di corpi vivi passati per il camino, e vedranno di quale inconcepibile violenza possiamo essere capaci noi uomini, quando perdiamo il senso del rispetto degli altri e riduciamo a cose, a numeri, a entità materiali, un uomo o una donna. Nella lucida razionalità alla quale per difenderci vogliamo dare il nome di follia, ma che follia non era affatto, un regime politico – il nazismo – pretendeva di distinguere gli uomini tra esseri superiori ed esseri inferiori, e gli inferiori andavano ammazzati come bestie. Questi esseri inferiori erano gli ebrei, anzitutto, ma poi gli omosessuali, gli handicappati, i comunisti, i sinti, i ROM, i testimoni di Geova, i matti – tutti coloro, insomma, che avevano una identità altra da coloro che si autodefinivano esseri superiori e misuravano la propria superiorità nella diversità degli altri.
Oggi noi celebriamo il Giorno della Memoria perchè siamo consapevoli che quel male antico che accompagna la cancellazione di quanti noi sentiamo come “diversi” da noi fa parte ancora delle nostre società, del nostro modo di vivere e di organizzare la nostra relazione con chi è, o appare, differente, per costume e cultura e abitudini, per il colore della pelle, per la religione che pratica, per le idee che difende.
Attenzione a non credere che l'Olocausto – cioè il genocidio organizzato dai nazisti – sia soltanto un ricordo della Storia passata: quella mentalità e quella cultura si riappropriano di noi ogni qual volta reagiamo con paura e con sentimento di superiorità verso chi vediamo diverso da noi, forse un ebreo, certamente un rumeno o un albanese o un nigeriano, o un omosessuale, o uno sciancato, o un orbo, o una donna. E per qualcuno ancora, perfino un comunista.
La ricchezza dell'umanità è fatta dalla diversità; se fossimo tutti uguali, saremmo soltanto macchine. Ma siamo uomini, con storie, identità, culture, vite, tutte differenti, e però tutte ugualmente significative perchè tutte apportatrici di contributi capaci di costruire la complessità del genere umano. Negare l'umanità del diverso da noi significa negare la nostra stessa umanità: non dimenticate che l'uomo nasce nel cuore dell'Africa, là dove vivono quegli uomini e donne neri che noi consideriamo inferiori a noi e che sono invece i nostri stessi progenitori.
Conserviamo quindi la memoria della nostra identità, perchè ciascuno di noi è anche quel nero, quel rumeno, quel marocchino, quello zingaro, quell'omosessuale che giudichiamo con tanto disprezzo, o con tanta paura.
Viviamo in un tempo nel quale l'accelerazione e la velocizzazione sembrano essere le forme identitarie del nostro costume quotidiano: tutto è rapido, veloce, si consuma in un baleno sostituito subito da altro che si consuma altrettanto rapidamente, un i-phone dietro l'altro, un videogioco che subito è un altro, un modello di i-pad che non hai nemmeno il tempo di conoscere e già ce n'è un altro più avanzato. Tutto si brucia in pochissimi attimi.
Eppure, noi siamo la nostra memoria; senza la memoria noi siamo soltanto un corpo di carne e di ossa. Nella società liquida che siamo diventati, dove valori e principi diventano subito polvere del passato e rischiamo di non capire nemmeno più chi siamo e ciò che vogliamo, celebrare il Giorno della Memoria vuol dire non soltanto voler ricordare che c'è stato un tempo nel quale si ammazzava e si sterminava chiunque veniva indicato come il nostro avversario, il nemico di cui avere paura, ma vuol dire anche riconoscere nella diversità dell'altro la ricchezza della nostra comune identità, marocchini e crescentinesi, nigeriani e trinesi, omosessuali e rumeni, albanesi e musulmani, calabresi ed ebrei. Tutti uguali nella nostra diversità, tutti uomini e donne, loro come noi, noi come loro.
domenica 26 gennaio 2014
Vent'anni con Silvio Berlusconi
Da La Stampa del 25 gennaio 2014
di Massimo Gramellini
Entrate con me nella macchina del tempo: oggi è il 25 gennaio 1994, tra ventiquattro ore Berlusconi annuncerà da tutti i televisori la sua discesa in campo e la storia d’Italia cambierà per sempre. Il videomessaggio è già stato registrato, ma forse si può fare ancora qualcosa. Dov’è Tom Cruise di Mission Impossible? Ci guardiamo intorno smarriti, il giornale serrato tra le mani, ma nessuno sembra rendersi conto di ciò che lo aspetta. Bossi lancia un ultimatum a Segni. Occhetto incontra i cristiano sociali. Pannella insulta i giornalisti. Ordinaria amministrazione, mentre questa è la vigilia di un giorno straordinario, per la miseria. «Ehi, qualcuno ci sente? Attenzione, sta per arrivarvi addosso Berlusc…». La sirena d’allarme viene inghiottita dal chiacchiericcio quotidiano. La figlia di Al Bano e Romina è sparita. Un ragazzo di Torino ha scritto al presidente Scalfaro perché impedisca alla fidanzata di abortire e l’Italia, tanto per cambiare, si è spaccata in due. Scorriamo i necrologi: l’anziana beneamata, l’esimio anestesista, il magistrato partigiano. Loro non sapranno mai. L’ultimo, in particolare, si è risparmiato un’inutile crudeltà.
Il solo ad annusare il pericolo è l’apache democristiano Mino Martinazzoli, che dichiara su «La Stampa» ad Augusto Minzolini: «Berlusconi vuole fare politica trattandoci come delle cameriere». Martinazzoli, la preveggenza del genio. Anche se, col senno di poi, parlando di cameriere era stato fin troppo ottimista. Risaliamo sconsolati sulla macchina del tempo, mentre uno scout fiorentino di diciotto anni ci chiede un passaggio per Palazzo Chigi.
mercoledì 22 gennaio 2014
Gli sgarbi
Pro memoria
Imparare a considerare gli sgarbi che riceviamo come informazioni su chi ce li fa. Non come occasioni di mortificazione.
lunedì 20 gennaio 2014
domenica 19 gennaio 2014
giovedì 16 gennaio 2014
La Stampa: Cota e altri 39 consiglieri, rinvio a giudizio (Luca Pedrale sì, Bresso no)
Da "La Stampa" web del 16 gennaio 2014
Sono in totale 40 i consiglieri regionali sotto accusa, per 17 si va verso l’archiviazione
Roberto Cota, presidente della Regione Piemonte
MASSIMILIANO PEGGIO, MAURIZIO TROPEANO
TORINO
TI CONSIGLIAMO:
Richiesta di rinvio a giudizio per Roberto Cota, presidente della Regione, nell’inchiesta su Rimborsopoli. Insieme alla sua sono state depositate questa mattina quelle di altri 39 consiglieri sotto accusa. Le richieste di archiviazione sono invece 17: Fabrizio Comba, Giampiero Leo, Gianluca Vignale, Fabrizio Biolè, Davide Bono, Eleonora Artesio, Antonino Boeti, Davide Gariglio, Stefano Lepri, Giuliana Manica, Angela Motta, Rocco Muliere, Aldo Reschigna, Gianni Ronzani, Gianna Pentenero, Mercedes Bresso, Monica Cerutti. La posizione di Luca Pedrale è archiviata solo per le accuse in concorso con Comba, Leo e Vignale, non come capogruppo, quindi il suo nome è anche fra quelli delle richieste di rinvio a giudizio.
Tra le accuse mosse a Cota anche quelle sull’acquisto delle mutande verdi a spese della Regione.
Due richieste di rinvio a giudizio riguardano anche Gabriele Moretti (concorso in peculato) e Sara Lupi (per concorso in truffa con il padre Maurizio). Supplemento di indagine per Andrea Stara.
L’inchiesta
L’inchiesta è quella per le spese sostenute con i fondi dei gruppi consiliari regionali. Iniziata nel 2012, l’inchiesta ha coinvolto 56 consiglieri per le ipotesi di peculato, truffa e finanziamento illecito ai partiti. Le indagini della Guardia di Finanza su scontrini e tabulati telefonici hanno permesso ai pm di circoscrive le contestazioni più gravi a 43 consiglieri, raggiunti nei mesi scorsi dagli avvisi di chiusura indagini, passo che precede la richiesta di rinvio a giudizio. Con la trasmissione al tribunale degli atti d’indagine, la procura ufficializzerà anche le richieste di archiviazione. Altri consiglieri, oltre a quelli non raggiunti dall’avviso di conclusione indagini, potrebbero evitare di finire alla sbarra.
L’archiviazione
I motivi dell’archiviazione sono racchiusi in 22 pagine. È stata ritenuta convincente la versione di Bresso, cioè che i servizi foto e video commissionati in campagna elettorale sono stati usati per il sito web del gruppo e quindi potevano rientrare nelle spese del gruppo
Le prime reazioni
Mercedes Bresso si dice «contenta di essere riuscita a chiarire la mia posizione». «Nel secondo interrogatorio con i pm – continua - ho chiarito nei minimi particolari il mio operato, dimostrando la correttezza del mio comportamento. Stiamo vivendo la pagina più brutta per l’istituzione regionale – prosegue l’ex presidente –: una Regione umiliata da un presidente eletto illecitamente e ora rinviato a giudizio per spese personali a carico della collettività. Mi domando – conclude Bresso - cos’altro deve succedere per costringere Cota a staccarsi dalla poltrona?».
«Andiamo avanti convinti di dimostrare la correttezza del nostro comportamento davanti al Gip»: Mario Carossa, capogruppo della Lega Nord, commenta così la richiesta di rinvio a giudizio per Rimbirsopoli. Il governatore Cota e tutta la squadra leghista in Regione dovranno affrontare l’udienza preliminare. Le parole di Carossa sembrano avvalorare la volontà della giunta regionale di andare avanti: «Tutto come previst0; sono contento per le richieste di archiviazioni per tutti tranne che per Bresso».
mercoledì 15 gennaio 2014
Nel Far West c'è anche la CH4
Non è che Crescentino sia fuori dal mondo, e dunque anche da noi gli ultimi giorni sono stati funestati da azioni malavitose. La prima veramente in stile Far West, con l'assalto di un'auto alla Tim sotto i portici (e non è la prima volta), la seconda con la sparatoria di ieri sera, gente perduta e ubriaca che non si è fermata al posto di blocco, i carabinieri che sono riusciti a bloccarli sparando, e ad arrestarli.
Spavento, ambulanze, gazzelle in frotte. Roba da telefilm, ma purtroppo è realtà pesante. La vita non vale una lira, la crisi si mangia ogni residuo di morale, il centro storico deserto e anche un po' fatiscente favorisce il degrado e le male azioni. E un grazie al cittadino che ha cercato di bloccare i malviventi in via Mazzini buttando vasi dal balcone, per fortuna che c'è ancora qualcuno che ha la voglia di reagire.
Ma il Far West c'è anche in versione colletti bianchi, ai nostri giorni. Ieri mattina il Segretario Comunale della nostra Città è andato dai Carabinieri a denunciare la scomparsa dal suo ufficio, in Municipio, del faldone con tutti i documenti della CH4. Stava alle spalle della scrivania, naturalmente erano copie di lavoro della dott. Piazza, ci sono altri esemplari.
Ma chi si infila nell'ufficio del Segretario, e come se niente fosse, non notato, se ne va con il faldone della CH4 sotto il braccio? E perché?
Un bel rebus.
Tutto questo in concomitanza con la ripresa della guerra politica intorno all'impianto a biomasse CH4 che doveva essere una risorsa e si è trasformato in problema. Alla vigilia delle Elezioni Amministrative, ancora una volta il tentativo è di addossare non ai proprietari ma all'Amministrazione la colpa della puzza che riprende a spizzichi e bocconi per tormentare gli abitanti dei dintorni.
Già questo andazzo ha fatto i suoi danni, consentendo a lungo a Brizio&Barra di ripararsi dietro la contesa. Se è solo una faccenda politica, perché preoccuparsi? In fondo, sono affari nostri, se è solo una questione di Maggioranza e Opposizione.
Invece no.
Invece è questione di mettere a punto tutte le tecniche che ancora non sono state attivate, dopo due anni, per proteggere i loro vicini di casa.
Invece è questione di accendere l'impianto di abbattimento odori, se mai è stato completato come in questi giorni i tecnici del Comune stanno per l'ennesima volta accertando.
Intanto ci stiamo muovendo con una diversa impostazione sul piano legale, seguendo le indicazioni dell'Avvocato Scaparone del Foro di Torino che ci aveva seguiti all'inizio della vicenda.
E speriamo di uscire dal Far West, anche. In tutti i sensi, quello di John Wayne, e quello dei colletti bianchi.
Spavento, ambulanze, gazzelle in frotte. Roba da telefilm, ma purtroppo è realtà pesante. La vita non vale una lira, la crisi si mangia ogni residuo di morale, il centro storico deserto e anche un po' fatiscente favorisce il degrado e le male azioni. E un grazie al cittadino che ha cercato di bloccare i malviventi in via Mazzini buttando vasi dal balcone, per fortuna che c'è ancora qualcuno che ha la voglia di reagire.
Ma il Far West c'è anche in versione colletti bianchi, ai nostri giorni. Ieri mattina il Segretario Comunale della nostra Città è andato dai Carabinieri a denunciare la scomparsa dal suo ufficio, in Municipio, del faldone con tutti i documenti della CH4. Stava alle spalle della scrivania, naturalmente erano copie di lavoro della dott. Piazza, ci sono altri esemplari.
Ma chi si infila nell'ufficio del Segretario, e come se niente fosse, non notato, se ne va con il faldone della CH4 sotto il braccio? E perché?
Un bel rebus.
Tutto questo in concomitanza con la ripresa della guerra politica intorno all'impianto a biomasse CH4 che doveva essere una risorsa e si è trasformato in problema. Alla vigilia delle Elezioni Amministrative, ancora una volta il tentativo è di addossare non ai proprietari ma all'Amministrazione la colpa della puzza che riprende a spizzichi e bocconi per tormentare gli abitanti dei dintorni.
Già questo andazzo ha fatto i suoi danni, consentendo a lungo a Brizio&Barra di ripararsi dietro la contesa. Se è solo una faccenda politica, perché preoccuparsi? In fondo, sono affari nostri, se è solo una questione di Maggioranza e Opposizione.
Invece no.
Invece è questione di mettere a punto tutte le tecniche che ancora non sono state attivate, dopo due anni, per proteggere i loro vicini di casa.
Invece è questione di accendere l'impianto di abbattimento odori, se mai è stato completato come in questi giorni i tecnici del Comune stanno per l'ennesima volta accertando.
Intanto ci stiamo muovendo con una diversa impostazione sul piano legale, seguendo le indicazioni dell'Avvocato Scaparone del Foro di Torino che ci aveva seguiti all'inizio della vicenda.
E speriamo di uscire dal Far West, anche. In tutti i sensi, quello di John Wayne, e quello dei colletti bianchi.
domenica 12 gennaio 2014
Gabriele Massa: il nostro Wi-Fi e le sue applicazioni
Come tutti i progetti con un inizio, una prosecuzione ed un termine, anche quello del wi-fi gratuito ha visto il suo punto di partenza dalle due piazze del centro storico, ossia Piazza Caretto e Piazza Vische. I due luoghi indicati sono stati i primi che hanno potuto godere del servizio hotspot, caratterizzato dalla possibilità, all'interno della zona coperta dal segnale, di connettersi ad internet in maniera gratuita ed illimitata temporalmente (24h). Sono state settimane orientate alla stabilizzazione del segnale e del servizio, al fine di rendere possibile, nei giorni a seguire, l'installazione di tutti gli altri punti hotspots distribuiti sul territorio comunale, frazioni comprese.
Com'è noto dall'inizio, anche le frazioni potranno fruire della banda larga gratuita in almeno un punto, comunemente situato nelle zone di maggiore aggregazione, fino ad arrivare ad un numero complessivo di 30 punti in tutto il territorio. Le zone coperte saranno, come anche comunicato precedentemente, le piazze, gli impianti sportivi, le scuole, i parchi gioco, la biblioteca.
La sperimentazione ha registrato fino ad ora circa 500 utenze, numero calcolato dal laboratorio Ixem Lab del Politecnico di Torino, con un download istantaneo e contemporaneo di circa 10 apparecchi elettronici. Il risultato si attesta sopra le aspettative, considerando che ora i punti sono numericamente molto ridotti rispetto alla totalità del progetto.
Molte saranno le possibilità fornite da questa tecnologia, che incroceranno la sperimentazione del Politecnico focalizzando maggiormente le attenzioni su tutti i risvolti sociali ed ambientali.
Infatti, tra non molto, grazie all'utilissimo apporto dell'assessore all'Ambiente del Comune di Crescentino Gianni Taverna, sarà possibile aggiornare e memorizzare, ai fini della sicurezza e della ricerca, un numero considerevole di variabili ambientali (altezza fiume Po e concentrazione di microparticelle nell'aria)
che influenzano la vita dei cittadini.
Progetto futuro e possibile sarà l'assistenza degli anziani che si trovano a vivere soli, con sensori non invasivi e di tecnologia sempre sperimentale.
Non ultimo, e come già indicato nel progetto originale, verranno installate videocamere nei luoghi più sensibili agli atti vandalici (parchi gioco, vie del centro). E dovranno stare attenti anche i padroni dei cani non forniti di regolare sacchetto...
Prossima modifica: cambierà il sistema di accesso, che necessiterà di un'autenticazione tramite rilascio delle credenziali dell'utilizzatore e dell'immediata restituzione di una password, attraverso un sistema automatico, da digitare ad ogni connessione.
Gabriele Massa
Assessore all'innovazione
giovedì 9 gennaio 2014
Una pista ciclabile per il Madur, un cartello che gli somiglia
Questo che vedete qui sotto è il modello di uno dei quattro segnali che saranno posti, non appena pronti, nei quattro punti definiti della nuova pista ciclabile di frazione Campagna, intitolata qualche settimana fa dalla Giunta al Madur, aka Enzo Cena, nostro indimenticabile concittadino, presidente della Pro Loco, persona buona e generosa, amato da tutti.
L'abbiamo pensata disegnata sulla sua personalità, con gli oggetti che lo contraddistinguevano, occhiali colorati, orologi ad ogni polso. Mi piace immaginare che lui da lassù sorriderà e ne sarà contento, la pista a lui intitolata passa davanti a casa sua.
Non appena i segnali saranno pronti, faremo una piccola inaugurazione e lo ricorderemo.
Ciao Enzo!!
L'abbiamo pensata disegnata sulla sua personalità, con gli oggetti che lo contraddistinguevano, occhiali colorati, orologi ad ogni polso. Mi piace immaginare che lui da lassù sorriderà e ne sarà contento, la pista a lui intitolata passa davanti a casa sua.
Non appena i segnali saranno pronti, faremo una piccola inaugurazione e lo ricorderemo.
Ciao Enzo!!
lunedì 6 gennaio 2014
L'ex Sindaco Novelli, D'Alema e il "valore" della furbizia
Sul Venerdì una gustosa intervista a Diego Novelli, ex sindaco di Torino, un "cattocomunista" della prima ora, si chiude con un succoso giudizio su Massimo D'Alema:
"Io continuo a pensare - dice Novelli - che sia una grande intelligenza politica. Ma ha sempre voluto essere troppo furbo.
Ai tempi della Bicamerale con Berlusconi glielo dissi in faccia:
- Tu farai la fine di Garibuja -
Lui mi replicò stizzito:
-E chi è questo Garibuja? -
Gli risposi
-Una maschera piemontese: uno che si credeva così furbo da mettere i soldi al sicuro nelle tasche degli altri-
Alla fine ho avuto ragione io, anche se non mi fa piacere: Massimo ha fatto proprio quella fine lì".
"Io continuo a pensare - dice Novelli - che sia una grande intelligenza politica. Ma ha sempre voluto essere troppo furbo.
Ai tempi della Bicamerale con Berlusconi glielo dissi in faccia:
- Tu farai la fine di Garibuja -
Lui mi replicò stizzito:
-E chi è questo Garibuja? -
Gli risposi
-Una maschera piemontese: uno che si credeva così furbo da mettere i soldi al sicuro nelle tasche degli altri-
Alla fine ho avuto ragione io, anche se non mi fa piacere: Massimo ha fatto proprio quella fine lì".
domenica 5 gennaio 2014
Bersani operato per emorragia cerebrale (e i cretini su Facebook)
Ore d'ansia nel pomeriggio della domenica di vigilia della Befana, per l'ex segretario del PD Pierluigi Bersani, che dopo un malessere si è presentato al pronto soccorso dell'ospedale della sua Piacenza e poi è stato trasferito d'urgenza a Parma dov'è stato operato per emorragia cerebrale.
Si potrà discutere delle sue scelte politiche e dei suoi sbagli, ma Bersani è un uomo che fa e ha fatto politica con il cuore. Gli va reso rispetto. Fare politica con il cuore è una grande fatica fisica, infatti. Pensate a come è cambiato e invecchiato in pochi mesi Papa Francesco, uno che incide sulla società con il Vangelo in mano. E avrete notato quanto è incanutito Obama, oppresso dalle proprie responsabilità.
E poi certo ci sono (anche fra noi) marpioni che godono invece del potere e se ne fanno belli, si rinvigoriscono a ogni colpo che piazzano, nutrendo il proprio Ego. "Il potere logora chi non ce l'ha", diceva Andreotti, e certo parlava di quelli come lui, che sono ancora tanti. Ma è giusto che la società sia nelle mani dei cinici?
Tanto più resto basita dalle frasi lette riportate da Twitter che elenca in un tweet alcuni commenti di Facebook, scritti mentre ancora la strada della cura di Bersani era da prendere: "Finalmente una buona notizia", "speriamo che ci resti secco", "riposa in pace, parassita", "Fuori uno! Vai a smacchiare i giaguari nell'aldilà".
Non so che uomini o donne siano. Spero di non conoscerne. Mi fanno paura.
Si potrà discutere delle sue scelte politiche e dei suoi sbagli, ma Bersani è un uomo che fa e ha fatto politica con il cuore. Gli va reso rispetto. Fare politica con il cuore è una grande fatica fisica, infatti. Pensate a come è cambiato e invecchiato in pochi mesi Papa Francesco, uno che incide sulla società con il Vangelo in mano. E avrete notato quanto è incanutito Obama, oppresso dalle proprie responsabilità.
E poi certo ci sono (anche fra noi) marpioni che godono invece del potere e se ne fanno belli, si rinvigoriscono a ogni colpo che piazzano, nutrendo il proprio Ego. "Il potere logora chi non ce l'ha", diceva Andreotti, e certo parlava di quelli come lui, che sono ancora tanti. Ma è giusto che la società sia nelle mani dei cinici?
Tanto più resto basita dalle frasi lette riportate da Twitter che elenca in un tweet alcuni commenti di Facebook, scritti mentre ancora la strada della cura di Bersani era da prendere: "Finalmente una buona notizia", "speriamo che ci resti secco", "riposa in pace, parassita", "Fuori uno! Vai a smacchiare i giaguari nell'aldilà".
Non so che uomini o donne siano. Spero di non conoscerne. Mi fanno paura.
venerdì 3 gennaio 2014
E' la campagna elettorale, bellezza
Non è da oggi che il Sindaco pro tempore scrive qui sopra di accettare solo commenti riconoscibili. I passanti leggono ciò che vogliono ed è un loro pieno diritto, ma la regola vale sempre, con il principio che si discute, anche a muso duro, ma mettendoci la faccia.
Da qualche giorno c'è un "virus" che sotto vari nomi, compreso quello di Giorgio che poi appare anche su Mauro at Large, pontifica sulla mia nullafacenza nel ruolo istituzionale, e poi sulle censure che accompagnano i commenti qui. Misteriosamente, un riassunto delle sue tesi che avevo pubblicato si è dissolto nel post sottostante, e dunque ho anche dovuto prendere le mie brave precauzioni sulla sicurezza del blog.
E' la campagna elettorale, bellezza.
Da qualche giorno c'è un "virus" che sotto vari nomi, compreso quello di Giorgio che poi appare anche su Mauro at Large, pontifica sulla mia nullafacenza nel ruolo istituzionale, e poi sulle censure che accompagnano i commenti qui. Misteriosamente, un riassunto delle sue tesi che avevo pubblicato si è dissolto nel post sottostante, e dunque ho anche dovuto prendere le mie brave precauzioni sulla sicurezza del blog.
E' la campagna elettorale, bellezza.
martedì 31 dicembre 2013
Buon Anno a Crescentino
Buon Anno a Crescentino nel mio ultimo Capodanno da sindaco.
Sono anni difficili non solo per l'Italia, ma il nostro Paesello sta vivendo davvero un periodo duro, e spesso torno a casa dal Comune sconvolta per le storie tristissime che i cittadini vengono a raccontare, chiedendo aiuto e conforto.
Spero con tutto il cuore che il futuro prossimo ci riservi nuove possibilità, oltre a quelle in verità scarse che sono apparse finora.
E' come se anche i più intrepidi avessero messo il coraggio in banca, per ritirarlo fuori al momento opportuno. Auguro a ciascuno di tenersene sempre in tasca un pezzo, di coraggio, perché serve ogni giorno, a chiunque.
A maggio ci attendono le elezioni amministrative. Auguro a tutti i miei concittadini di continuare ad allevare la passione politica coltivandola con il cervello e non con altre parti meno nobili del corpo. Ho sempre apprezzato la dialettica del confronto, mi infastidiscono (ma li considero nel corso naturale delle cose) il vuoto istrionismo, la ricerca del consenso a qualsiasi costo e soprattutto l'abbandono dell'intelligenza.
Leggo sul blog di Mauro Novo che avrei fatto una "furba provocazione" esprimendomi a favore delle Primarie nel PD crescentinese. Non capisco né la furbizia né la provocazione. Il mio modo di ragionare è completamente diverso, in privato e in pubblico. Pur rischiando di stupire anime poco candide, continuo a essere convinta che l'esercizio delle Primarie, cui il PD ha fatto spesso ricorso negli ultimi anni a livello nazionale ma anche locale (come nel caso delle Amministrative di Trino), sia il percorso migliore per una scelta democratica e popolare delle decisioni politiche da adottare.
Dire quel che si pensa è provocare? Talvolta ho l'impressione che a Crescentino Candide non sia passato. Io non mi vergogno di quel che penso, dovrebbero vergognarsi quelli che mi vorrebbero zitta.
E con ciò, gente mia, per ora passo e chiudo. Ricordo a tutti quelli che continuano a mandar insulti e provocazioni non firmate a questo blog, di non sprecare tempo: ma se decideranno di firmarsi, pubblicherò ben volentieri. Come sempre.
Buon anno!!!
Sono anni difficili non solo per l'Italia, ma il nostro Paesello sta vivendo davvero un periodo duro, e spesso torno a casa dal Comune sconvolta per le storie tristissime che i cittadini vengono a raccontare, chiedendo aiuto e conforto.
Spero con tutto il cuore che il futuro prossimo ci riservi nuove possibilità, oltre a quelle in verità scarse che sono apparse finora.
E' come se anche i più intrepidi avessero messo il coraggio in banca, per ritirarlo fuori al momento opportuno. Auguro a ciascuno di tenersene sempre in tasca un pezzo, di coraggio, perché serve ogni giorno, a chiunque.
A maggio ci attendono le elezioni amministrative. Auguro a tutti i miei concittadini di continuare ad allevare la passione politica coltivandola con il cervello e non con altre parti meno nobili del corpo. Ho sempre apprezzato la dialettica del confronto, mi infastidiscono (ma li considero nel corso naturale delle cose) il vuoto istrionismo, la ricerca del consenso a qualsiasi costo e soprattutto l'abbandono dell'intelligenza.
Leggo sul blog di Mauro Novo che avrei fatto una "furba provocazione" esprimendomi a favore delle Primarie nel PD crescentinese. Non capisco né la furbizia né la provocazione. Il mio modo di ragionare è completamente diverso, in privato e in pubblico. Pur rischiando di stupire anime poco candide, continuo a essere convinta che l'esercizio delle Primarie, cui il PD ha fatto spesso ricorso negli ultimi anni a livello nazionale ma anche locale (come nel caso delle Amministrative di Trino), sia il percorso migliore per una scelta democratica e popolare delle decisioni politiche da adottare.
Dire quel che si pensa è provocare? Talvolta ho l'impressione che a Crescentino Candide non sia passato. Io non mi vergogno di quel che penso, dovrebbero vergognarsi quelli che mi vorrebbero zitta.
E con ciò, gente mia, per ora passo e chiudo. Ricordo a tutti quelli che continuano a mandar insulti e provocazioni non firmate a questo blog, di non sprecare tempo: ma se decideranno di firmarsi, pubblicherò ben volentieri. Come sempre.
Buon anno!!!
lunedì 30 dicembre 2013
"NATALE
DI VOCI&NOTE"
Concerto
Polifonico
Crescentino,
giovedì 2 gennaio 2014
ore
21:00
Confraternita
di San Bernardino
Il
concerto corale dell’ottetto misto Voci&Note vuol essere un
saluto per il Natale e il Nuovo Anno, con alcuni tra i più noti
brani della tradizione natalizia: “Astro del Ciel” in tedesco,
inglese e italiano, “Tu scendi dalle stelle” sia nella versione
napoletana “Quanno nascette Ninno” scritta dall’autore S.
Alfonso de’ Liguori sia in quella più nota in italiano, gli
antichi brani “Adeste Fideles” e “The First Nowel”, i più
recenti e laici “Jingle Bells” e “White Christmas”. E poi
pezzi tradizionali che ci giungono da Polonia, Francia e Germania, da
Inghilterra, Irlanda e Stati Uniti. Non manca ovviamente l’Italia.
Con alcuni “gioielli” che ci giungono dal Medio Evo sono quasi
mille anni di musica corale. Dulcis in fundo si potrà ascoltare
anche un brano intitolato “Ab Woon”, cioè Padre Nostro, cantato
dal solista in aramaico, la lingua in cui probabilmente fu insegnato
da Gesù.
martedì 24 dicembre 2013
E' il momento degli auguri, senza se e senza ma...
Tanti cari auguri di Buon Natale con questa celebre poesia di Guido Gozzano che ha accompagnato l'infanzia di molte generazioni
LA NOTTE SANTA
- Consolati, Maria, del tuo pellegrinare!
Siam giunti. Ecco Betlemme ornata di trofei.
Presso quell'osteria potremo riposare,
ché troppo stanco sono e troppo stanca sei.
Il campanile scocca
lentamente le sei.
- Avete un po' di posto, o voi del Caval Grigio?
Un po' di posto per me e per Giuseppe?
- Signori, ce ne duole: è notte di prodigio;
son troppi i forestieri; le stanze ho piene zeppe.
Il campanile scocca
lentamente le sette.
- Oste del Moro, avete un rifugio per noi?
Mia moglie più non regge ed io son così rotto!
- Tutto l'albergo ho pieno, soppalchi e ballatoi:
Tentate al Cervo Bianco, quell'osteria più sotto.
Il campanile scocca
lentamente le otto.
- O voi del Cervo Bianco, un sottoscala almeno
avete per dormire? Non ci mandate altrove!
- S'attende la cometa. Tutto l'albergo ho pieno
d'astronomi e di dotti, qui giunti d'ogni dove.
Il campanile scocca
lentamente le nove.
- Ostessa dei Tre Merli, pietà d'una sorella!
Pensate in quale stato e quanta strada feci!
- Ma fin sui tetti ho gente: attendono la stella.
Son negromanti, magi persiani, egizi, greci...
Il campanile scocca
lentamente le dieci.
- Oste di Cesarea... - Un vecchio falegname?
Albergarlo? Sua moglie? Albergarli per niente?
L'albergo è tutto pieno di cavalieri e dame
non amo la miscela dell'alta e bassa gente.
Il campanile scocca
le undici lentamente.
La neve! - ecco una stalla! - Avrà posto per due?
- Che freddo! - Siamo a sosta - Ma quanta neve, quanta!
Un po' ci scalderanno quell'asino e quel bue...
Maria già trascolora, divinamente affranta...
Il campanile scocca
La Mezzanotte Santa.
- Consolati, Maria, del tuo pellegrinare!
Siam giunti. Ecco Betlemme ornata di trofei.
Presso quell'osteria potremo riposare,
ché troppo stanco sono e troppo stanca sei.
Il campanile scocca
lentamente le sei.
- Avete un po' di posto, o voi del Caval Grigio?
Un po' di posto per me e per Giuseppe?
- Signori, ce ne duole: è notte di prodigio;
son troppi i forestieri; le stanze ho piene zeppe.
Il campanile scocca
lentamente le sette.
- Oste del Moro, avete un rifugio per noi?
Mia moglie più non regge ed io son così rotto!
- Tutto l'albergo ho pieno, soppalchi e ballatoi:
Tentate al Cervo Bianco, quell'osteria più sotto.
Il campanile scocca
lentamente le otto.
- O voi del Cervo Bianco, un sottoscala almeno
avete per dormire? Non ci mandate altrove!
- S'attende la cometa. Tutto l'albergo ho pieno
d'astronomi e di dotti, qui giunti d'ogni dove.
Il campanile scocca
lentamente le nove.
- Ostessa dei Tre Merli, pietà d'una sorella!
Pensate in quale stato e quanta strada feci!
- Ma fin sui tetti ho gente: attendono la stella.
Son negromanti, magi persiani, egizi, greci...
Il campanile scocca
lentamente le dieci.
- Oste di Cesarea... - Un vecchio falegname?
Albergarlo? Sua moglie? Albergarli per niente?
L'albergo è tutto pieno di cavalieri e dame
non amo la miscela dell'alta e bassa gente.
Il campanile scocca
le undici lentamente.
La neve! - ecco una stalla! - Avrà posto per due?
- Che freddo! - Siamo a sosta - Ma quanta neve, quanta!
Un po' ci scalderanno quell'asino e quel bue...
Maria già trascolora, divinamente affranta...
Il campanile scocca
La Mezzanotte Santa.
Guido Gozzano
domenica 22 dicembre 2013
Pedrale dai giudici: "Ho spiegato tutto"
Da "La Stampa" del 22 dicembre 2013
Spese pazze a Palazzo Lascaris
Spese pazze a Palazzo Lascaris
L’esponente di Forza Italia
difende 60 mila euro
di rimborsi
«È stata un’occasione per fare finalmente chiarezza». Quattro ore di interrogatorio ieri in procura per l’ex capogruppo regionale del Pdl, Luca Pedrale, oggi Forza Italia. Ne aveva di cose da dire al pm Enrica Gabetta, uno dei magistrati che si occupa del- l’inchiesta sui rimborsi dei gruppi consiliari. Pedrale, durante le indagini, si era avvalso della facoltà di non rispondere ed aveva replicato alle accuse di peculato, per sé e come responsabile del gruppo, producendo una memoria difensiva. Adesso, a indagini chiuse, ha chiesto di farsi interrogare. «Abbiamo scelto questa strada - hanno spiegato ieri i suoi legali, Carlo Federico Grosso e Luigi Chiappero - perché prima di rispondere alle contestazioni volevamo conoscere a fondo le carte dell’inchiesta».
Ecco spiegate le quattro ore di faccia a faccia col magistrato, spezzate appena da una breve pausa. Personalmente è accusato di aver fatto spese anomale per poco meno di 60 mila euro. Tra le voci contestate, rimborsi per le manutenzioni dell’autovettura e
«È stata un’occasione per fare finalmente chiarezza». Quattro ore di interrogatorio ieri in procura per l’ex capogruppo regionale del Pdl, Luca Pedrale, oggi Forza Italia. Ne aveva di cose da dire al pm Enrica Gabetta, uno dei magistrati che si occupa del- l’inchiesta sui rimborsi dei gruppi consiliari. Pedrale, durante le indagini, si era avvalso della facoltà di non rispondere ed aveva replicato alle accuse di peculato, per sé e come responsabile del gruppo, producendo una memoria difensiva. Adesso, a indagini chiuse, ha chiesto di farsi interrogare. «Abbiamo scelto questa strada - hanno spiegato ieri i suoi legali, Carlo Federico Grosso e Luigi Chiappero - perché prima di rispondere alle contestazioni volevamo conoscere a fondo le carte dell’inchiesta».
Ecco spiegate le quattro ore di faccia a faccia col magistrato, spezzate appena da una breve pausa. Personalmente è accusato di aver fatto spese anomale per poco meno di 60 mila euro. Tra le voci contestate, rimborsi per le manutenzioni dell’autovettura e
regali: fiori, oggetti preziosi,
prodotti di profumeria e
champagne. E poi abbigliamento, alberghi, e ovviamente ristoranti e bar. Da
sola la voce «alimentazione»
vale oltre 19 mila euro di
contestazioni.
Soddisfatto dell’incontro col pm? «Sì - dice Pedrale uscendo dalla procura - credo di aver chiarito tutte le spese personali e quelle istituzionali affrontate dal gruppo. Ho fornito spiegazioni per ogni singola voce». Alle parole ha fatto seguire anche tabelle e documenti, indicando circostanze e motivazioni dei rimborsi. Scontrini simultanei? «Nel mio caso non ci sono problemi di ubiquità di spese» dice. Alle dichiarazioni del presidente del Consiglio regionale Valerio Catteneo, che ha invitato i colleghi politici e indagati a chiedere scusa pubblicamente, vista l’immagine compromessa degli «inquilini» di Palazzo Lascaris, Pedrale taglia corto evitando di alimentare ulteriori polemiche. Il clima, fuori e dentro il palazzo, è teso.
«Cattaneo - afferma - mi ha chiamato dicendo che le sue dichiarazioni sono state fraintese, e comunque ciò che ha detto resta la sua opinione personale». Dal canto suo Luca Pedrale, tiene a precisare che i politici regionali in carica, avvolti da mesi dalla fitta bufera giudiziaria, hanno ridotto i costi della politica «tagliando il budget a disposizione dei gruppi consiliari». [M. PEG.]
Soddisfatto dell’incontro col pm? «Sì - dice Pedrale uscendo dalla procura - credo di aver chiarito tutte le spese personali e quelle istituzionali affrontate dal gruppo. Ho fornito spiegazioni per ogni singola voce». Alle parole ha fatto seguire anche tabelle e documenti, indicando circostanze e motivazioni dei rimborsi. Scontrini simultanei? «Nel mio caso non ci sono problemi di ubiquità di spese» dice. Alle dichiarazioni del presidente del Consiglio regionale Valerio Catteneo, che ha invitato i colleghi politici e indagati a chiedere scusa pubblicamente, vista l’immagine compromessa degli «inquilini» di Palazzo Lascaris, Pedrale taglia corto evitando di alimentare ulteriori polemiche. Il clima, fuori e dentro il palazzo, è teso.
«Cattaneo - afferma - mi ha chiamato dicendo che le sue dichiarazioni sono state fraintese, e comunque ciò che ha detto resta la sua opinione personale». Dal canto suo Luca Pedrale, tiene a precisare che i politici regionali in carica, avvolti da mesi dalla fitta bufera giudiziaria, hanno ridotto i costi della politica «tagliando il budget a disposizione dei gruppi consiliari». [M. PEG.]
giovedì 19 dicembre 2013
Il PD di Crescentino per la Sardegna
Chiedo scusa a Mauro Novo se per la prima volta gli copioincollo un post che mi sembra da diffondere ancor più per la virtuosa notizia che contiene.
COMUNICAZIONE DAL PD DI CRESCENTINO
Buongiorno,
come avevamo anticipato, i due euro che ciascun elettore ha versato durante la partecipazione alle primarie PD dello scorso 8 dicembre, sono state devoluti a Torpè, comune di della provincia di Nuoro, tra i più colpiti dalla recente alluvione che ha flagellato la Sardegna.
I votanti delle primarie erano stati 445 ma grazie alla generosità di molti la somma raccolta è stata di 1003 euro, interamente versata al comune di cui sopra.
E' una piccola somma che però va ad attestare la solidarietà e vicinanza nostra e di tutti coloro che hanno partecipato alle primarie.
Cordiali saluti e buone feste
come avevamo anticipato, i due euro che ciascun elettore ha versato durante la partecipazione alle primarie PD dello scorso 8 dicembre, sono state devoluti a Torpè, comune di della provincia di Nuoro, tra i più colpiti dalla recente alluvione che ha flagellato la Sardegna.
I votanti delle primarie erano stati 445 ma grazie alla generosità di molti la somma raccolta è stata di 1003 euro, interamente versata al comune di cui sopra.
E' una piccola somma che però va ad attestare la solidarietà e vicinanza nostra e di tutti coloro che hanno partecipato alle primarie.
Cordiali saluti e buone feste
sabato 14 dicembre 2013
Finanziamento ai partiti, il peperoncino della concorrenza
Il fondo di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, autori de "La Casta", sul Corriere della Sera del 14 dicembre 13. Molto utile per capirne di più, in questi strani giorni di rilanci collettivi.
Evviva la concorrenza. Se la tanto invocata abolizione (in differita) dei rimborsi elettorali decisa dal governo sia dovuta alla voglia di Enrico Letta di prendere in contropiede Matteo Renzi che stava per annunciare una netta accelerazione, non si sa. Come non si sa quanto possa aver pesato la scelta di Berlusconi e Grillo di cavalcare il ribellismo dei Forconi. Movimento ancora informe ma infettato, tra tante persone esasperate e perbene, da infami rutti contro i «banchieri ebrei» e insensati peana a favore dell’ungherese Viktor Orbán, l’anima bruna dell’Europa autoritaria post comunista. Ma ciò che non era riuscito al referendum sull’abolizione del finanziamento pubblico passato nel ‘93 con il 90,3% dei voti né alle varie ondate di indignazione contro la crescita abnorme dei soldi ai partiti (+1.110%) nel primo decennio del secolo segnato in parallelo dal ristagno e dall’impoverimento degli italiani pare essere riuscito al peperoncino della concorrenza. Dentro la sinistra, dentro la destra, dentro l’opposizione a tutto e tutti.
È come si fosse aperta una gara a chi mostra d’avere una più forte e impaziente spinta riformatrice. Al punto di scavalcare per virtù dichiarata, nell’ansia di far perdonare alla politica la bulimia di questi anni, il resto d’Europa. Dove, come ricordano Piero Ignazi, Eugenio Pizzimenti e altri, solo la Svizzera non prevede alcuna forma di finanziamento. Estremismi all’italiana: dalle abbuffate trimalcioniche alla dieta totale. Dicono i grillini, i quali nei giorni scorsi sono riusciti a far passare un emendamento piccolo ma saggio perché consente di disdettare in 30 giorni una serie di esosi contratti d’affitto (11 sedi per il Senato, 20 per la presidenza del Consiglio, 21 per la Camera: assurdo) che il decreto voluto da Letta per tagliare corto con le meline parlamentari, è solo l’annuncio d’un progressivo esaurimento dei rimborsi che si compirà fra quattro anni. Vero. E mai come oggi i cittadini devono tenere gli occhi aperti su eventuali ritocchi, ripensamenti, giochini.
Sarebbe ingeneroso, però, dire che non rappresenti un passo avanti. Sul piano dei risparmi ma più ancora sulla trasparenza. Non solo dei bilanci dei partiti, la cui pubblicazione online diventa finalmente tassativa: è prevista la diffusione sul web anche degli elenchi di persone e società che finanziano la politica. Bene. E bene le misure che potrebbero spingere alla fine dei partiti personali, le sanzioni in denaro per chi viola la parità uomo-donna, l’obbligo di indicare negli statuti di ciascuna forza politica la cadenza delle assemblee dove sottoporre le leadership alla verifica democratica. Certo, che una donazione di 70mila euro a una onlus possa avere uno sconto fiscale di 537 euro e a un partito di 18.200 (34 volte di più) è una disparità ardua da capire. Che continuerà a caricare sulle casse pubbliche una parte significativa dei costi.
Per non dire degli altri capitoli meno vistosi del finanziamento, come i contributi ai gruppi parlamentari e alla stampa di partito: neanche sfiorati. Staremo a vedere. Una svolta radicale, del resto, è nell’interesse dei partiti stessi. Troppi denari pubblici, garantiti sempre e comunque, avevano reso quasi superfluo il rapporto con gli elettori. Creando un distacco inaccettabile. Essere obbligati a raccogliere euro su euro li costringerà a parlare, discutere, convincere uno ad uno i cittadini. E, finalmente, ad ascoltare ciò che hanno da dire.
venerdì 13 dicembre 2013
Fabrizio Barca: "Se stabilità vuol dire nessun cambiamento, no grazie"
In quest'epoca di diffidenza verso la politica, trovo che svetti la figura di Fabrizio Barca, uno studioso e un pragmatico, persona per benissimo, per il quale mi auguro un futuro degno. Mi piace condividere con voi la sua intervista su La Stampa di oggi, raccolta da Paolo Festuccia.
Aspettiamo l’Epifania. Ma è già successo molto. Fabrizio Barca, ex ministro del governo Monti, raccoglie ancora appunti per l’Italia. Osserva le prime mosse di Renzi, e
lancia (domani) a Bologna, «I luoghi ideali». Pensando, così «a un partito che nasce anche dalla base, più “glocal” per citare Bassetti, e dove possano con- frontarsi anche un operaio cinese con un imprenditore».
Da Renzi cosa si spetta nelle prossime
settimane?
«E’ già successo molto e mi sembra significativo. Poche ore dopo ha realizzato la frattura generazionale. Ed è la prima volta che moltissimi di noi, non solo per età, vedono all’interno di quell’organo tecnico persone di questo mondo: che si incontrano tra la gente comune, per strada, nei dibattiti: il cambio di composizione che si sta realizzando è davvero interessante».
Può bastare per il rinnovamento radicale cui mira Renzi?
«La sfida del neo segretario è dentro il Pd. Un partito, infatti, che per statuto prevede un organo di indirizzo strategico con duecento persone - che se fosse un’azienda si chiamerebbe cda per intenderci - diventa incapace di raccogliere le indicazioni e le proposte che provengono fuori dall’Italia. Poi c’è un altro aspetto: quello di evitare che il partito sia ancora concepito come uno strumento per occupare incarichi negli enti pubblici».
Un suo vecchio pallino contro le élite e i partiti stato-centrici...
«La fine degli intrecci tra nomine e partiti negli enti sono il segno che l’Italia attende dal Pd. Il partito non può essere un luogo per trovare lavoro più rapidamente o come direbbe meglio Renzi per evitare il vaglio di merito».
Molti pensano che per «sostanza» e contenuti il suo documento sul Pd guardasse più a Cuperlo che ad altri. Lei ha poi scelto Civati perché?
«Forse perché la mia proposta non era tanto concettuale quanto enormemente operativa. E quel mio documento conteneva già in se la voglia di menar le mani nel territorio. L’idea, di un partito che deve tornare a essere mobilitante. Civati di quel documento da il segno pratico».
Come finirà tra azione di rinnovamento del Pd e stabilità di governo?
«La parola stabilità a me non piace. Abbiamo, invece, bisogno di un paese governato. Se stabilità vuol dire nessun cambiamento allora no grazie. Detto questo ci vuole un cambiamento radicale, ma non significa assolutamente che debba cadere il governo, che ha in- vece almeno due compiti importanti: la legge elettorale e il presidio del ciclo economico su tutto. Dunque, tolto il ter- mine stabilità, che dovrebbe sparire dal vocabolario, non mi sembra che la nomina di Renzi rappresenti automaticamente un elemento che renda meno probabile questo. Anzi, un Pd forte da maggiori garanzie sia sulla legge elettorale che sulle misure giuste da prende- re sul fronte economico».
Aspettiamo l’Epifania. Ma è già successo molto. Fabrizio Barca, ex ministro del governo Monti, raccoglie ancora appunti per l’Italia. Osserva le prime mosse di Renzi, e
lancia (domani) a Bologna, «I luoghi ideali». Pensando, così «a un partito che nasce anche dalla base, più “glocal” per citare Bassetti, e dove possano con- frontarsi anche un operaio cinese con un imprenditore».
Da Renzi cosa si spetta nelle prossime
settimane?
«E’ già successo molto e mi sembra significativo. Poche ore dopo ha realizzato la frattura generazionale. Ed è la prima volta che moltissimi di noi, non solo per età, vedono all’interno di quell’organo tecnico persone di questo mondo: che si incontrano tra la gente comune, per strada, nei dibattiti: il cambio di composizione che si sta realizzando è davvero interessante».
Può bastare per il rinnovamento radicale cui mira Renzi?
«La sfida del neo segretario è dentro il Pd. Un partito, infatti, che per statuto prevede un organo di indirizzo strategico con duecento persone - che se fosse un’azienda si chiamerebbe cda per intenderci - diventa incapace di raccogliere le indicazioni e le proposte che provengono fuori dall’Italia. Poi c’è un altro aspetto: quello di evitare che il partito sia ancora concepito come uno strumento per occupare incarichi negli enti pubblici».
Un suo vecchio pallino contro le élite e i partiti stato-centrici...
«La fine degli intrecci tra nomine e partiti negli enti sono il segno che l’Italia attende dal Pd. Il partito non può essere un luogo per trovare lavoro più rapidamente o come direbbe meglio Renzi per evitare il vaglio di merito».
Molti pensano che per «sostanza» e contenuti il suo documento sul Pd guardasse più a Cuperlo che ad altri. Lei ha poi scelto Civati perché?
«Forse perché la mia proposta non era tanto concettuale quanto enormemente operativa. E quel mio documento conteneva già in se la voglia di menar le mani nel territorio. L’idea, di un partito che deve tornare a essere mobilitante. Civati di quel documento da il segno pratico».
Come finirà tra azione di rinnovamento del Pd e stabilità di governo?
«La parola stabilità a me non piace. Abbiamo, invece, bisogno di un paese governato. Se stabilità vuol dire nessun cambiamento allora no grazie. Detto questo ci vuole un cambiamento radicale, ma non significa assolutamente che debba cadere il governo, che ha in- vece almeno due compiti importanti: la legge elettorale e il presidio del ciclo economico su tutto. Dunque, tolto il ter- mine stabilità, che dovrebbe sparire dal vocabolario, non mi sembra che la nomina di Renzi rappresenti automaticamente un elemento che renda meno probabile questo. Anzi, un Pd forte da maggiori garanzie sia sulla legge elettorale che sulle misure giuste da prende- re sul fronte economico».
Cuperlo ha preso tempo per decidere
se accettare o meno la carica di presi-
dente del Pd. Dovrebbe accettarla?
«Nessuno sa meglio di lui cosa fare. Cuperlo è persona di straordinaria umanità, poco incline a mettersi a fare il bilancino».
C’è chi lancia anche lei alla presidenza...
«Sarei ipocrita a dire che non mi fa piacere. Lo prendo come un segno di stima, ma non è detto che sia una buona idea».
Come finirà tra Matteo Renzi e Susanna Camusso?
dente del Pd. Dovrebbe accettarla?
«Nessuno sa meglio di lui cosa fare. Cuperlo è persona di straordinaria umanità, poco incline a mettersi a fare il bilancino».
C’è chi lancia anche lei alla presidenza...
«Sarei ipocrita a dire che non mi fa piacere. Lo prendo come un segno di stima, ma non è detto che sia una buona idea».
Come finirà tra Matteo Renzi e Susanna Camusso?
«Penso che come il sindacato ha cercato, almeno al 99 per cento, di non in-
terferire sul congresso Pd, è importante che il partito non lo faccia su
quello della Cgil».
Lei ha girato tutto il Paese: ora cosa farà?
«Per il mio lavoro mi occuperò da direttore generale della strategia per le aree interne formalizzate dal ministro Trigilia. Dal venerdì sera, invece, vorrei provare a dimostrare nei fatti che il nuovo Pd si costruisce anche dal basso affiancando sul territorio alcune leadership già interessanti che chiedono cambiamento».
Lei ha girato tutto il Paese: ora cosa farà?
«Per il mio lavoro mi occuperò da direttore generale della strategia per le aree interne formalizzate dal ministro Trigilia. Dal venerdì sera, invece, vorrei provare a dimostrare nei fatti che il nuovo Pd si costruisce anche dal basso affiancando sul territorio alcune leadership già interessanti che chiedono cambiamento».
Per questo ha lanciato una raccolta
fondi?
«Serviranno ai volontari come me per avvalersi di una squadra che consenta di lavorare. Il mio operato da ministro si è caratterizzato per la trasparenza. An- che da privato cittadino si può realizza- re, con una piccola comunità di contri- butori. Abbiamo superato i diecimila euro. L’obiettivo è arrivare a 40mila. Massimo 500 euro. Per chi verserà più di 200 euro cucinerò io una cena».
fondi?
«Serviranno ai volontari come me per avvalersi di una squadra che consenta di lavorare. Il mio operato da ministro si è caratterizzato per la trasparenza. An- che da privato cittadino si può realizza- re, con una piccola comunità di contri- butori. Abbiamo superato i diecimila euro. L’obiettivo è arrivare a 40mila. Massimo 500 euro. Per chi verserà più di 200 euro cucinerò io una cena».
martedì 10 dicembre 2013
Fare scuola con la scuola
Siamo messi malissimo, in Italia, lo vediamo dovunque. Ma siamo messi male anche sotto il profilo del rispetto delle regole, e nella fumosità degli enunciati della politica ai quali fanno da contraltare i nostri comportamenti: Renzi ha vinto anche su questi temi. Sono rimasta colpita dall'ultimo capoverso dell'articolo di fondo di domenica scorsa del Corriere della Sera, a firma di Alberto Alesina e Francesco Giavazzi, due economisti di tempra, che analizzavano le mosse del presidente Letta e la sua difficoltà di dar seguito ai propositi che va elencando.
Ebbene, il loro pezzo si chiude così:
"… A proposito di scuola, vogliamo riconoscere che, se non si inizia a insegnare ai bambini che copiare è immorale, che farsi fare i compiti da genitori troppo protettivi è altrettanto sbagliato, che seguire le regole dev'essere una cosa naturale e automatica, non un optional, non faremo che produrre evasori fiscali?".
La trovo una straordinaria verità pedagogica.
Ebbene, il loro pezzo si chiude così:
"… A proposito di scuola, vogliamo riconoscere che, se non si inizia a insegnare ai bambini che copiare è immorale, che farsi fare i compiti da genitori troppo protettivi è altrettanto sbagliato, che seguire le regole dev'essere una cosa naturale e automatica, non un optional, non faremo che produrre evasori fiscali?".
La trovo una straordinaria verità pedagogica.
lunedì 9 dicembre 2013
La magia delle primarie (con richiesta di bis)
L'Italia si sveglia il lunedì del 9 dicembre un po' diversa. Matteo Renzi ha stravinto le Primarie del PD (anche a Crescentino: 350 voti sono andati a lui, 53 a Civati e solo 41 a Cuperlo, in tutto 444), e da questo famoso lunedì comincerà in qualche modo nel nostro tormentato Paese il rinnovamento del partito più grande della galassia della sinistra, quello al quale - con tutte le difficoltà, gli sbagli, le incongruenze - si fa riferimento quando si discute di futuro appunto da sinistra, seppure nelle varie sfumature.
Mi è molto piaciuta la campagna elettorale. Conosco troppo bene Grillo (da trent'anni, e da vicino grazie a Fabrizio De André) per poter mai diventare grillina, e alla fine tutti quelli che restano come me ancorati ai valori fondanti della sinistra sognano di vivere in un paese dove ci sia più onestà, più solidarietà, dove le cose - compresi gli ospedali - funzionino e anche i furbastri paghino le tasse, e i consiglieri regionali con le loro note spese comincino un po' a vergognarsi. Vedere questi tre personaggi - Renzi, Civati, Cuperlo, così distanti dalla nomenclatura consolidata - confrontarsi sui temi del nostro disagio quotidiano, esaminare la loro anagrafe, ci fa capire che forse (forse) davvero un lungo momento storico sta per finire, e nuove logiche più moderne e di buon senso potrebbero finalmente darci un po' di speranza nel futuro.
Soprattutto, il confronto fra i tre in occasione delle Primarie ha in qualche modo polarizzato l'attenzione sui temi e i personaggi del Centro-Sinistra, mettendo la sordina ai proclami di Berlusconi e alle liste di proscrizione di Grillo. Anche questo accendersi di un faro così potente mi convince sempre più della necessità per il PD crescentinese di abbracciare l'iniziativa delle Primarie per le future elezioni amministrative, quando senza ricandidarmi (come vado dicendo a chiunque da parecchio tempo) lascerò quest'esperienza di sindaco che ha occupato i miei ultimi cinque anni di vita. E' stato fatto a Trino con successo, sarebbe bello che si facesse anche qui.
Non da oggi, inoltre, esprimo la speranza che il nuovo sindaco sia espressione di quel desiderio di rinnovamento che in questi anni ho sostenuto e che tanto fortemente segna oggi la relazione fra la società e la politica. Avevo detto o scritto che, se dovessi votare oggi, sceglierei un giovane o una donna, l'uno e l'altra il simbolo più diretto di un rinnovamento. Leggo sulla Gazzetta, sempre attenta a questo blog e mai in positivo, che il Segretario locale del Pd ha espresso qualche perplessità su questa mia idea, e che preferirebbe invece un sindaco "capace e presente".
Ora, poiché nessuno sano di mente vorrebbe un sindaco "incapace e assente", viene da pensare che con le sue frasi il Segretario locale abbia una figura di apparato in mente, e si schieri dunque paradossalmente contro la linea ufficiale del suo stesso partito, che sul rinnovamento ha puntato tutto presentando alle Primarie "tre giovani tre". Conto dunque sui tanti giovani del Pd e non solo, perché prendano in mano il proprio destino per disegnarsi un futuro che scacci le difficoltà del nostro tempo, e i segni di tanti errori del passato.
martedì 3 dicembre 2013
Risvolti di un Consiglio Comunale
"Uno degli aspetti negativi della personalità dei narcisi: la strumentalizzazione. Manipolano infatti eventi e persone in funzione della valorizzazione del proprio ego".
Prof. Willy Pasini, da "La vita è semplice", 1998
Prof. Willy Pasini, da "La vita è semplice", 1998
lunedì 2 dicembre 2013
Ferrovie, l'Assessore Casa spiega i due cambiamenti d'orario
L'Assessore ai Trasporti del Comune di Crescentino, Fabrizio Casa, nella mattinata del 2 dicembre ha partecipato ad un incontro a Torino dove sono state rese note due variazioni di orario che riguardano la nostra linea ferroviaria, a partire dal giorno 15 prossimo.
1) Anticipo alle 6.48 del treno 10122 con arrivo a Chivasso alle 7:15. Il treno per Torino parte alle 7:31 per cui si ha abbastanza tempo a disposizione per il cambio, inoltre il treno proveniente da Crescentino verrà indirizzato sullo stesso binario di partenza del treno per Torino SFM2 al fine di evitare l'attraversamento dei binari segnalato dagli utenti.
2) Eliminato il treno 4282 con partenza da Crescentino alle 6:03 e arrivo a Chivasso alle 6:25.
Scrive Fabrizio Casa:
"Come rappresentante del nostro Comune (erano presenti anche Verolengo e Balzola che condividevano) ho preso atto con soddisfazione delle modifiche del treno 10122 che hanno recepito sostanzialmente le nostre richieste. Ho espresso invece il no assoluto all'eliminazione del treno 4282 e consegnato le firme già raccolte, argomentando la questione dell'orario di arrivo sui posti di lavoro.
I tecnici regionali sembrerebbero aver capito la cosa e mi hanno promesso il ripristino della corsa a partire dalla prima revisione utile in data 02/02/14. Nel frattempo si impegnano a trovare un accordo con la Provincia di Vercelli (presente all'incontro) per l'utilizzo con l'abbonamento del treno sugli autobus ATAP per Chivasso (Crescentino 5:29 - Chivasso 5:57).
Nessuno del Comitato pendolari era presente alla riunione".
Grazie a Fabrizio Casa
Corsa contro il tempo per l'abolizione delle Province (Da La Stampa 2/12/13)
ALESSANDRO BARBERA
ROMA
L’ora della verità è arrivata. Dopo un rinvio e un lungo iter in commissione il disegno di legge per l’abolizione delle Province arriva in aula alla Camera. È il terzo tentativo in pochi anni: ci provarono già i governi Berlusconi e Monti e s’è visto come è andata a finire. Prima scoppiò il caso delle Province di confine (tutte al Nord) che la Lega impose di salvare dalla mannaia, mentre Monti dovette fare i conti con la rivalità fra campanili. Quando uscì la nuova mappa dei confini e si seppe che Pisa e Livorno avrebbero dovuto condividere l’istituzione il Vernacoliere sentenziò: «I pisani restano pisani». Insomma, dopo tanto rimestare il nuovo governo è finalmente giunto alla conclusione che solo abolendole tutte insieme si può sperare di arrivare in fondo al guado.
Il ministro delle Regioni Delrio ne ha fatto un punto d’onore. Del resto, a forza di discuterne il tema ha superato i confini ed è diventato oggetto di raccomandazioni del Fondo monetario internazionale e della Commissione europea. Il governo si è dato l’obiettivo di chiudere la discussione entro la fine di gennaio. E però - potenza del complicato funzionamento della macchina dello Stato - non si tratterà comunque della abolizione vera e propria: per quella ci vorrà un disegno di legge costituzionale ancora ai blocchi di partenza. Per il momento - se l’iter andrà avanti - la riforma riduce le loro funzioni, le rende enti di «area vasta» (così dice il gergo tecnico) con funzioni di coordinamento. I consiglieri provinciali non verrano più eletti più direttamente dai cittadini, ma fra i Comuni stessi. Raggiungere un testo condiviso in commissione è stata una fatica di Sisifo. Cambia qui, ritocca di là, ogni partito aveva ottime ragioni per chiedere questa o quella modifica. Il sospetto di Delrio è che fra Pd e Pdl ci sia chi cerchi di spostare più in là il voto finale, almeno fino al rinnovo delle 54 amministrazioni previsto per la prossima primavera.
Così il ministro ha ottenuto un emendamento alla legge di Stabilità che allunga la vita ai consigli in scadenza fino al 30 giugno, nella speranza nel frattempo di approvare almeno il disegno di legge ordinario. E poco importa se il presidente dell’Unione delle Province, il torinese Antonio Saitta, ha definito «senza fondamento giuridico» la decisione del governo.
Chi ha approfondito la materia non ha dubbi: quale che sia l’utilità di un organo che coordini alcune funzioni dei Comuni, le Province così concepite sono un inutile spreco di denaro. Uno studio appena pubblicato dall’Istituto Bruno Leoni calcola che la loro abolizione - se accompagnata dalla riduzione delle Prefetture - può valere da 1,3 fino a due miliardi di risparmi.
Con un ma: agli esperti di Ibl non è sfuggito il dettaglio dell’aumento del numero delle cosiddette «città metropolitane», gli enti che dovrebbero rimanere in vita nelle grandi aree urbane. Erano dieci, sono diventate quindici. Dieci sono quelle decretate dal Parlamento, le altre cinque sono quelle assegnate alle Regioni a Statuto speciale. La sola Sicilia ne vuole tre: Palermo, Catania e Messina. C’è Reggio Calabria, con un territorio provinciale che è la metà di quello di Cuneo. E c’è Trieste che, per quanto importante, raccoglie attorno a sé sei Comuni, non propriamente un’area metropolitana. «Se non chiudiamo l’iter di approvazione della legge entro la fine dell’anno si rischia di ripartire di nuovo da zero», ammette Delrio. Il conto alla rovescia è iniziato.
I rimborsi spesa delle Regioni e la vita in una piccola città
E' terrificante leggere le notizie di questi giorni sui rimborsi spesa ai consiglieri della Regione Piemonte ma non solo. Nel vortice sono finiti in tanti, perfino la già virtuosa Regione Emilia Romagna, al centro di uno scandalo analogo.
Un fondo del Corriere della Sera, qualche giorno fa, scriveva che piuttosto che le Province meglio sarebbe stato pensare ad abolire le Regioni, forzieri senza fondo dove si perdono le nostre sostanze.
Ma una volta che uno si è terrificato e scorato, una volta che è chiaro che così fan "quasi" tutti (Gianna Pentenero, per esempio, no), è inutile perdersi in questo ginepraio, meglio aspettare che le indagini facciano fino in fondo il loro corso, e che chi ha sbagliato e troppo "scontrinato" paghi. Anzi: prima restituisca (anzi, ci restituisca) poi paghi.
Sarebbe troppo facile sparare ora addosso all'indagato Luca Pedrale, come lui fece con me quando avevo chiesto il container della Regione Piemonte per gli zingari nel 2010. Lui e Tiramani, con la loro interrogazione e le "battaglie di civiltà" contro di me, a colpi di manifesti. Guerrieri senza macchia e senza paura… Per carità, mi preferisco centomila volte.
Però è desolante il paragone fra chi fa politica, o meglio amministrazione, in un centro come il nostro, e chi frequenta le sfere alte della Regione. Sono profili e ambizioni completamente diverse. Certo, anche qui c'è chi ha una sete di potere che non basterebbe a saziarla un pozzo senza fondo: ma il modo, il profilo, la fatica, la dedizione, il dispendio di energie spesso anche economiche personali, lo spirito di servizio, sono qualità generalmente imprescindibili per un amministratore locale, di questi tempi.
Certo ci sono anche nei piccoli centri coloro che sono mossi da ambizione, che considerano quello di un Comune il predellino per volare altrove e più in alto, o per avere una occasione di migliori guadagni nella propria professione. C'è anche chi ne approfitta per affari non chiari, mica sono tutte mammolette: ci sono ampli precedenti in merito. Però, a leggere in questi giorni le cronache regionali, in un paese o in una cittadina sembra di stare in una specie di isola fuori dal mondo.
Un fondo del Corriere della Sera, qualche giorno fa, scriveva che piuttosto che le Province meglio sarebbe stato pensare ad abolire le Regioni, forzieri senza fondo dove si perdono le nostre sostanze.
Ma una volta che uno si è terrificato e scorato, una volta che è chiaro che così fan "quasi" tutti (Gianna Pentenero, per esempio, no), è inutile perdersi in questo ginepraio, meglio aspettare che le indagini facciano fino in fondo il loro corso, e che chi ha sbagliato e troppo "scontrinato" paghi. Anzi: prima restituisca (anzi, ci restituisca) poi paghi.
Sarebbe troppo facile sparare ora addosso all'indagato Luca Pedrale, come lui fece con me quando avevo chiesto il container della Regione Piemonte per gli zingari nel 2010. Lui e Tiramani, con la loro interrogazione e le "battaglie di civiltà" contro di me, a colpi di manifesti. Guerrieri senza macchia e senza paura… Per carità, mi preferisco centomila volte.
Però è desolante il paragone fra chi fa politica, o meglio amministrazione, in un centro come il nostro, e chi frequenta le sfere alte della Regione. Sono profili e ambizioni completamente diverse. Certo, anche qui c'è chi ha una sete di potere che non basterebbe a saziarla un pozzo senza fondo: ma il modo, il profilo, la fatica, la dedizione, il dispendio di energie spesso anche economiche personali, lo spirito di servizio, sono qualità generalmente imprescindibili per un amministratore locale, di questi tempi.
Certo ci sono anche nei piccoli centri coloro che sono mossi da ambizione, che considerano quello di un Comune il predellino per volare altrove e più in alto, o per avere una occasione di migliori guadagni nella propria professione. C'è anche chi ne approfitta per affari non chiari, mica sono tutte mammolette: ci sono ampli precedenti in merito. Però, a leggere in questi giorni le cronache regionali, in un paese o in una cittadina sembra di stare in una specie di isola fuori dal mondo.
lunedì 25 novembre 2013
Un lunedì da leonesse per fermare la violenza sulle donne
»
Da "La Stampa" del 25/11/2013
Mai tanta eco e iniziative contro maltrattamenti e femminicidio.
Proclamata dall’Onu nel 1999, la «Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne» si celebra in Italia dal 2005. Il 25 novembre fu scelto perché in quella data, nel 1960, le tre sorelle Patria, Minerva e Maria Teresa Mirabal, oppositrici del dittatore dominicano Trujillo, vennero sequestrate, torturate e uccise. In questa giornata, in Italia, si svolgono incontri, si aprono mostre, si svolgono spettacoli a tema. In sedi diverse, dalla Camera dei Deputati, dove alle 17, alla presenza della Presidente Boldrini, una parlamentare di ogni gruppo (tranne i 5 Stelle) legge un brano del libro «Ferite a morte» di Serena Dandini, all’Umanitaria di Milano, dove 44 fotografi partecipano alla mostra «Chiamala violenza, non amore». Oggi il Campidoglio, a Roma, viene illuminato di rosso, colore simbolo dell’iniziativa, e in tutta italia esce «La moglie del poliziotto», film premiato all’ultimo Festival del Cinema di Venezia, che affronta la tematica della violenza in famiglia.
Oggi scarpe rosse e vuote nelle piazze d’Italia. Rosse come il sangue o come la rabbia? E vuote come le donne che non potranno più calzarle per muoversi nel mondo? Ogni anno, soprattutto il 25 novembre, giornata mondiale contro la violenza, se ne tiene la contabilità: siamo a quota 182.
Rosso è il lutto quando si fa grido collettivo, rosso è la ribellione degli oppressi che la sinistra al neon azzurro bianco e verdino ha messo nel baule dei giocattoli vecchi, rosso è anche trasgressione e divertimento al piede di un ragazza. Rosso è vita.
Eppure il 25 novembre, con un segno rosso negli abiti, si è chiamate a custodire nel cuore le donne che non possono più difendersi.
Ma è solo questo il significato della giornata, una specie di due novembre ritardato? Le campagne di comunicazione, come non osassero ferire il dolore delle congiunte, oppure sapessero solo esprimere violenza anche se si battono contro di essa, usano quasi sempre la stessa grammatica.
La Yamamay invita le ragazze a ribellarsi – «Ferma il bastardo», proclama – ma per ora è lui a fermare un bel visino dalla pelle chiara nell’eterna istantanea dell’occhio nero. La regione Liguria, per promuovere una giornata di studio, sceglie una schiena femminile nuda e liscia stampigliata con un tatuaggio: «Fragile». Un donna è come un pacco delicato da consegnare a uno spedizioniere.
Il Comune di Torino stilizza un viso femminile con pesanti tratti neri, evocando chiaramente l’angoscia dell’urlo di Munch. Napoli sceglie un ever green, una donna discinta, gettata a terra, con i capelli scomposti. La Cgil si incarta nel simbolismo: croci bianche su fondo nero che, nella parte finale del manifesto, si rovesciano in simboli femminili accompagnati dall’invocazione «Vive le donne!».
Tutto è meglio del silenzio e la giornata mondiale contro la violenza sulle donne, a lungo relegata nel nostro Paese fra i rituali delle Nazioni Unite, non ha mai avuto tanta eco come quest’anno. Ottima cosa. Una signora che se ne intende, Anna Maria Testa, però sostiene che una pubblicità, per essere efficace, deve avere humour, leggerezza e pertinenza. E chiarezza, aggiungerei, soprattutto se si tratta di comunicazione pubblica.
Allora, con chiarezza, cosa vogliamo? Che le donne siano più libere, che rifiutino la posizione della vittima, che si sottraggano alla coazione a scambiare la brutalità per amore e a sopportarla più e più volte. E vogliamo anche che gli uomini che conoscono l’alfabeto dei sentimenti la smettano di balbettare, si facciano protagonisti, gridino forte che neanche loro ci stanno, o che se ci sono cascati una volta non vogliono perseverare e aiutino gli altri uomini aiutando se stessi, se hanno la maturità per farlo.
Cecilia Guerra, viceministra con delega alle pari opportunità, è lieve e chiara. Sceglie una coppia, lui con il viso coperto da una scritta («La violenza ha mille volti, impara a riconoscerli»), lei che sfodera un sorriso ironico. E gli slogan: «Se il tuo sogno d’amore finisce a botte, svegliati»; oppure: «Sai già che picchia, quando picchia alla porta non aprire». E la pertinenza: il numero 1522, quello cui le donne possono chiedere aiuto, scritto in bell’evidenza.
Meno lievi, ma altrettanto pertinenti sono gli autori che hanno partecipato alla scrittura collettiva di un libro straordinario: «Il lato oscuro degli uomini», Ediesse 2013. Nel 2006 un gruppo di giovani maschi aveva cominciato a spendersi portando il 25 di novembre un fiocco bianco sulla giacca, poi è nata la campagna «Noi no!», con volti maschili noti che dichiaravano il loro rifiuto della violenza, oggi – come il libro racconta – c’è un mondo che si muove: gruppi di auto aiuto, interventi nelle carceri, programmi che possono sostituire parte della carcerazione, progetti di prevenzione. Tutti sorretti dall’energia di professionisti e volontari maschi che ci credono e lo dimostrano.
Stasera a Roma, alla Pelanda di Testaccio, Snoqfactory, un laboratorio che raccoglie molte giovani artiste, ha organizzato una performance perché le donne non si sentano «vittime, irrilevanti e perdenti». Lo ha chiamato «Un lunedì da leonesse». Humour, leggerezza e, auguriamocelo, anche pertinenza.
Da La Stampa del 25/11/2013.
Iscriviti a:
Post (Atom)


