sabato 17 gennaio 2015

La parola vigliacca

Quando i messaggi in Rete divennero di uso comune, noi fanatici della scrittura vivemmo un momento di rivalsa. L’oralità trionfante cedeva sorprendentemente il passo a una comunicazione meno spudorata, che avrebbe consentito anche ai timidi e ai riflessivi di fare sentire la propria voce nella piazza dell’umanità. Mai previsione è stata più stropicciata dalla realtà. Che si parli della malattia di Emma Bonino o della liberazione delle ragazze rapite in Siria - per limitarsi agli ultimi giorni - sul web si concentra un tasso insostenibile di volgarità e di grettezza. Una grettezza cupa, oltretutto, raramente attraversata da un refolo di ironia. 
Non mi riferisco al merito dei commenti. Nell’Occidente di Charlie ciascuno è libero di esprimere le opinioni più urticanti, purché rispettose della legge. No, è la forma dei messaggi che corrompe qualsiasi contenuto. Una radiografia di budella, una macedonia di miasmi, una collezione di frasi impronunciabili persino con se stessi. Nessuna di queste oscenità pigiate sui tasti troverebbe la strada per le corde vocali. Nessuno di quelli che per iscritto augurano dolori atroci alla Bonino e rimpiangono il mancato stupro delle cooperanti liberate avrebbe la forza di ripetere le sue bestialità davanti a un microfono o anche solo a uno specchio. La solitudine anonima della tastiera produce il microclima ideale per estrarre dalle viscere un orrore che forse neppure esiste. Non in una dimensione così allucinata, almeno. Per noi innamorati della parola scritta è una sconfitta sanguinosa che mette in crisi antiche certezze. Per la prima volta guardo il tasto «invio» del mio computer come un nemico.  

venerdì 16 gennaio 2015

Spese pazze, assolti i politici piemontesi

Notizia Ansa
Sono stati assolti "perché il fatto non costituisce reato" gli esponenti politici imputati a Torino nel processo-bis per lo scandalo delle "spese pazze" degli ex Consiglieri Regionali del Piemonte. Tra gli indagati, il segretario piemontese del PD Davide Gariglio e l'attuale presidente della Giunta Regionale Aldo Reschigna. 
Nel procedimento con rito abbreviato il Gup Rispoli ha accolto la tesi della stessa Procura, secondo la quale gli episodi di peculato contestati non costituiscono reato per mancanza di dolo. Una proposta in linea con la richiesta di archiviazione presentata alla fine delle indagini preliminari, respinta dal Gip che ordinò il rinvio a giudizio. 

domenica 11 gennaio 2015

No, non siamo in guerra con Allah (riflessioni dopo Charlie a Parigi)

Ho pensato che qualcuno potrebbe essere interessato a conoscere l'analisi di Mimmo Càndito (per i distratti: è anche mio marito) sui momenti drammatici che stiamo vivendo) 

Di Mimmo Càndito
dal blog "Il villaggio (quasi) globale"

No, non siamo in guerra con Allah perché non siamo in guerra con i 90 milioni di musulmani di Egitto, né con i 38 milioni di musulmani del Marocco, o i 35 milioni di musulmani di Tunisia, o i 240 milioni di musulmani dell'Indonesia, o i 150 milioni di musulmani indiani, o i 180 milioni pakistani, o quelli del Libano, del Mali, dell'Arabia Saudita, degli Emirati, dell'Iran, della Giordania, del Sudan, del Niger, e nemmeno con quelli della Libia o della Siria. E dico provocatoriamente che non siamo in guerra con tutta quella gente, e con il loro Allah, per riaffermare invece con più vigore il giudizio che nemmeno essi, ma nemmeno Allah,  sono in guerra con noi. 
Quanto è accaduto a Parigi, certamente terribile, angoscioso, anche seriamente preoccupante, impone una riflessione che non sia soltanto quella istintiva e traumatizzante della paura d'una minaccia che non siamo in grado di controllare. Perché quello, invece,  è l'obiettivo del terrorismo, creare cioè  l'ossessione d'un pericolo che non si può prevedere né misurare, e di conseguenza cedere la razionalità, rifugiarsi nell'attivazione d'una prevenzione dura, repressiva, che mortifica ogni quota di libertà in cambio d'una illusione di sicurezza. 
Ho letto quasi tutti i commenti dei grandi giornali, molte cose sono condivisibili e su altre occorre comunque un qualche distinguo. Ma non intendo fare qui un "digest" approssimativo e forse non del tutto imparziale, né intendo approfondire la divisione tra sunniti e sciiti che, eppure, è rilevante all'interno di una analisi delle tensioni mediorientali oggi. Preferisco richiamare l'attenzione su alcuni aspetti di questa storia amara che meritano un rilievo particolare. Anzitutto, ho dichiaratamente titolato che "non siamo in guerra" perché nel fondo di molti commenti, e di molte reazioni che tutti abbiamo potuto ascoltare parlando con amici o guardando le tv, si agita scomposto e minaccioso questo fantasma, che rischia di dettarci su quale terreno noi dobbiamo valutare la strage dello "Charlie": che, appunto, c'è ormai una guerra in corso, e quanto accade nel territorio dell'Is tra Siria e Iraq o in Nigeria con i Boko Haram o a Parigi con i due macellai francoalgerini o in Israele quando viene lanciata un'auto contro la folla o a Boston quando si corre una maratona, tutto questo, insomma, fa parte d'una guerra unica scatenata contro l'Occidente e che, pur nella diversità degli episodi, riceve una identificazione comune, dettata dall'odio del mondo musulmano verso gli "infedeli". E a una guerra si risponde con una guerra. 
La realtà (e tutti noi che viaggiamo ripetutamente nei paesi musulmani ne siamo testimoni diretti) è che, nel miliardo e 400 milioni di musulmani della Umma, l'adesione a una guerra contro gli "infedeli" è assolutamente marginale, in una consistenza numerica che va al massimo di alcune decime di migliaia di militanti o di sostenitori attivi. Probabilmente non supererà di molto il numero di centomila, che è tanto ma che ugualmente è nulla rispetto ai 1.400 milioni di musulmani. E però è altrettanto reale e importante che, in quella dimensione globale della Umma che non si riconosce nella guerra, vi sono diffuse disponibilità potenziali a sentire come legittima - e perfino condivisibile astrattamente - la "necessità" di difendere con durezza le ragioni fondanti della ortodossia musulmana. Queste disponibilità raramente si trasformano in appoggio reale, partecipe, ma sono comunque presenti e costituiscono il terreno nel quale la militanza militare cerca di arare un consenso e un'adesione. 
Perché? Perché l'obiettivo dei gruppi militanti è di polarizzare la consistenza della realtà, trovare adesioni e arruolamenti nelle loro file in modo da ridurre sempre più la complessità del reale a uno scontro "o noi o loro", o comunque a una divisione teologica tra "loro", l'Occidente, gli infedeli, il Male, e "noi", che siamo i fedeli di Allah e i difensori della religione e dunque il Bene e il Giusto. E poiché nel mondo musulmano - che non ha avuto una "pace di Vestfalia" - non vi è distinzione tra sfera pubblica e sfera privata, la difesa della ortodossia religiosa viene vissuta come baluardo integrale della stessa identità individuale e sociale. Se gli "infedeli" osano criticare o far satira sui valori fondamentali della pratica religiosa vanno attaccati perché mettono in discussione la stessa natura e qualità delle società musulmane. Questo "attacco" è talvolta un disgusto, un rifiuto di costumi e stili di vita che - in contrasto con la tradizione che tende a conservare le stesse modalità sociali di un passato lontano - vengono considerati come simboli evidenti di una decadenza destinata alla rovina, e talvolta invece - ma assai meno diffusamente - diventa la motivazione per una condanna da manifestare con la partecipazione attiva (la "guerra") al ripudio.  
(Vado avanti, se ancora avete pazienza a seguire la mia riflessione). Siamo dunque all'interno di una problematica specificamente culturale, che riguarda cioè la "cultura" di un popolo o comunque di una società costituta da varie società nazionali. Questa "cultura" deve misurarsi ogni giorno con le forme d'una modernizzazione che supera ormai (nel mondo globalizzato) qualsiasi frontiera, per cui la coesistenza tra le modalità proprie del consumo moderno - la tv, le auto, le forme industriali di produzione, l'elettronica etc - e la difesa di una integrità musulmana aderente a una lettura tradizionalista del Corano si fa occasione di contraddizioni che non sempre si risolvono. E, nel disagio di una contraddizione irrisolta, che provoca perdita di identità, squilibri psicologici, affanni difficilmente gestibili, la predicazione della purezza delle origini, perfino la difesa di chi si fa militante di una causa che appare "giusta", offrono un recupero rassicurante di identità, o comunque una tentazione molto consistente. Se le donne dell'Occidente si comportano come puttane, con i loro costumi irrispettosi di qualsiasi tradizione di pudore e riservatezza, allora occorre far di tutto perché le nostre donne, di noi musulmani, non abbiano a subire la contaminazione di simili comportamenti, che rischiano di distruggere i principi fondamentali della società musulmana e il ruolo che in essa hanno uomo e donna. (E questo é soltanto un esempio). 
Operativamente, il risultato di questo scompenso difficilmente assorbibile è quella che definivamo come una tendenziale disponibilità a guardare magari con qualche malcelata simpatia la battaglia di chi fa la "guerra" contro simili corrotti "infedeli",  o comunque la difficoltà diffusa a schierarsi in una condanna ferma e definitiva di quella "guerra". Appare perciò significativo che questa condanna arrivi piuttosto (e quasi esclusivamente) da chi nelle società musulmane ha ruoli istituzionali e identità culturalmente elevata. In altre parole, siamo di fronte a società nazionali accora molto arretrate nella scolarizzazione, e dunque facilmente permeabili da pratiche mitologiche, che la sofferenza delle contraddizioni tra modernità e tradizione la depositano in un rifugio rassicurante di identificazione religiosa/naziomalista ortodossa. 
C'è poi un ulteriore aspetto, che sta dentro il fantasma della "guerra": la predicazione che dice che noi Occidente siamo imbelli, ormai incapaci di difendere attivamente i nostri valori, la nostra stessa identità, e perciò cediamo progressivamente terreno alla aggressività perfino belligerante che hanno i popoli musulmani. E' lo stesso tema che propose con molto vigore Oriana Fallaci al tempo dell'attacco alle Twin Towers, e tuttora ricordo le intense discussioni che per interi pomeriggi ne avemmo in una Kabul ancora in guerra, tra l'ottobre e il novembre del 2001, con Bernardo Valli e Tiziano Terzani (che era colui che con maggiore forza intellettuale si era prodotto contro la tesi della Oriana sulle pagine del "Corsera"). Come allora, anche oggi resto convinto che alcuni elementi del teorema di Oriana siano espressione di una realtà concreta ma alla fine il teorema si autodistrugge. Alcuni anni fa, in America ebbe grande successo un libro (di Kaplan, mi pare, lo lessi negli Usa) che descriveva l'Europa come Venere e invece gli stati Uniti come Marte; non v'è dubbio che i 60 milioni di morti della Seconda guerra mondiale e le distruzioni patite in ogni parte del nostro continente abbiano prodotto una memoria che è fortemente condizionante per le scelte strategiche dell'Europa, quando il dibattito sia chiamato a confrontarsi con conflitti potenziali, al contrario di quanto fanno invece gli Usa che (anche per altre ragioni storiche e culturali) mantengono uno spirito nazionale più fortemente attivo, interventista. Alla luce di questa diversità palese, la definizione, dunque, di un Occidente integralmente imbelle pare malata piuttosto di eurocentrismo, e si sgonfia grossolanamente quando si piega alla lettura d'una realtà dove alcuni comportamenti marginali (cioè di piccole minoranze o di individui isolati) vengono valutati come espressione del comune sentire di tutta una identità "nazionale" di 1.400 milioni di persone. La rilevanza mediatica degli episodi di "qualità vitale" del mondo musulmano - gli attentati, le stragi, la militanza militare del terrorismo - rischia di ingannare la lettura della realtà, facendo confondere la forte eventizzazione di singoli episodi come la rappresentazione della intera realtà. 
Chiudo con la segnalazione di un ulteriore elemento, utile alla comprensione di quanto accade in questa "guerra". Una decina di anni fa Dominique Moisi pubblicò un volume che aveva un titolo molto interessante: "Geostrategia delle emozioni". Il politologo francese esprimeva il convincimento che, nel disegno delle strategie globali, hanno un ruolo non soltanto gli elementi della politica e le ragioni della economia ma anche "le emozioni", il sentire comune dei leader e dei popoli che essi guidano. Tralasciando qui l'Occidente e l'Oriente, Moisi proponeva come elemento caratterizzante della psicologia individuale e collettiva delle società dell'Islam la "umiliazione", o comunque il "risentimento". Diceva la sua tesi che i popoli musulmani, che a lungo erano stati forza vitale e centripeta della storia della umanità, oggi avvertono di essere al margine della Storia, che gli passa accanto quasi ignorandoli; prima l'Occidente, e oggi l'Oriente, appaiono come il fulcro autentico della evoluzione del mondo, ma in questa evoluzione l'Islam non ha più da tempo, da molto tempo, da troppo tempo, alcun ruolo attivo. Il Califfato, le adesioni diffuse nell'Islam al Califfato, la simpatia con cui comunque nel mondo musulmano si è portati a guardare alla "guerra" contro gli infedeli, sono espressioni del desiderio di rivalsa da questa "umiliazione", di un "risentimento" che ora preme per avere una vendetta, il recupero d'un guadagno storico. 
(Ovviamente, non scrivo nulla sull'attacco alla libertà del pensiero e al diritto di manifestare liberamente ogni atteggiamento critico verso tutto e verso tutti, perché di questo hanno scritto paginate intere tutti i giornali. E invece giudico un amaro segno di conferma alla tesi della Fallaci quanto ha scritto Barber sul "Financial Times", giudicando lui sostanzialmente inopportuna la satira di "Charlie" su Maometto e l'Islam: cedere alle pressioni delle armi e del terrorismo, manifestare già una sorta di autocensura, è una strada pericolosa, per tutti ma soprattutto per chi fa il giornalista e ha come primo dovere quello di non tradire la solidarietà verso chi si batte in difesa della ragione critica) 

venerdì 9 gennaio 2015

Quelli non sono

Quelli non sono musulmani. Quelli sono terroristi. Punto

sabato 3 gennaio 2015

Saluggia esclusa dalle aree idonee al deposito di scorie nucleari



Sogin ha consegnato a Ispra la sua proposta di Cnapi, la «Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee» ad ospitare il deposito nazionale unico delle scorie nucleari e il parco tecnologico. La società di Stato che si occupa del decommissioning ha dovuto selezionare i territori da escludere dalle aree idonee in base ai criteri (densità della popolazione, rischio sismico e di allagamenti) diffusi a giugno da Ispra. Dalla lista è esclusa Saluggia.  

Ora l’Istituto per l’ambiente avrà due mesi di tempo per convalidarla e trasmetterla ai ministeri competenti che, dopo 30 giorni, dovranno dare il nulla osta e pubblicarla. La pubblicazione della Carta e del progetto preliminare apriranno una fase di consultazione pubblica e di condivisione, che culminerà in un seminario nazionale, a giugno 2015. 

Elogio dell'imparare (non è mai troppo tardi)


Bertold Brecht torna a godere attenzione. Einaudi ha pubblicato in questi giorni una scelta di sue "Poesie Politiche".
Questo "Elogio dell'imparare" mi pare possa essere utile spunto di riflessione nella nostra Comunità...


Impara quel che è più semplice! Per quelli
il cui tempo è venuto
non è mai troppo tardi!
Impara l’abc; non basta, ma
imparalo! E non ti venga a noia!
Comincia! devi sapere tutto, tu!
Tu devi prendere il potere.

Impara, uomo all’ospizio!
Impara, uomo in prigione!
Impara, donna in cucina!
Impara, sessantenne!

Tu devi prendere il potere.
Frequenta la scuola, senzatetto!
Acquista il sapere, tu che hai freddo!
Affamato, afferra il libro: è un’arma.
Tu devi prendere il potere.
Non avere paura di chiedere, compagno!
Non lasciarti influenzare,
verifica tu stesso!
Quel che non sai tu stesso,
non lo saprai.

Controlla il conto,
sei tu che lo devi pagare.
Punta il dito su ogni voce,
chiedi: e questo, perché?
Tu devi prendere il potere.

Bertolt Brecht

giovedì 1 gennaio 2015

Buon 2015 gente mia!

E' vero che quando si tocca il fondo si può sempre cominciare a scavare, ma ad inizio anno - e soprattutto alla fine di un annus horribilis com'è stato il 2014 - abbiamo il dovere di almeno un piccolo soffio di ottimismo.
Dunque auguri auguri. Deve passare la nottata, come diceva Eduardo...
Buon 2015!


mercoledì 24 dicembre 2014

Buon Natale a Crescentino

Bertold Brecht
Alla Vigilia di Natale

Oggi siamo seduti, alla vigilia di Natale, noi, gente misera, in una gelida stanzetta, il vento corre fuori, il vento entra. Vieni, buon Signore Gesù, da noi, volgi lo sguardo: perché tu ci sei davvero necessario.

giovedì 18 dicembre 2014

L'umiltà e la compiacenza di consultarlo

Mi sono molto divertita - adesso che sono lontana - a contemplare in tutto il suo splendore il narcisismo di Gian Maria Mosca nell'intervista sul blog Mauro At Large. Ho visto Mauro scendere in campo in prima persona, non senza un filo di orgoglio. Ha messo su una bella macchina mediatica, adatta al nostro mini-villaggio global/local, e ne va giustamente fiero.
Fra le varie dichiarazioni, quella number one è, a proposito della soluzione adottata per le Case Bianco dal sindaco Greppi, il concetto che solo Mosca ha la giusta ricetta per ogni caso. La tecnica non è nuova, come se fosse l'unico avvocato sulla faccia della terra e non uno dei 230.435 iscritti all'Albo professionale in Italia (dati del 2013).
Ma, parlando di Greppi, è l'espressione che ha usato Mosca ad essere esilarante: "Non ha avuto - ha detto - l'umiltà e la compiacenza di consultarmi". Come si fa ad avere un simile debordante senso di sé, o almeno fingere di averlo? E rientra fra le tecniche di persuasione del prossimo cliente di studio, che sappia fin d'ora di avere di fronte a sé la Scienza in persona? 
Greppi giustamente, quando ne avrà bisogno, andrà da un avvocato di cui si fida, e non da un consigliere di opposizione. E' così ovvio, e peccato che "Egli" finga di non accorgersene, da tempo immemore. Un po' è irritante, ma un po' fa ridere. 
Sono rimasta abbastanza impressionata dal fatto che si sia guardato bene dall'entrare nella materia, di dire cioè - da consigliere comunale quale è e non da avvocato - che cosa pensi dell'idea di troncare l'uso delle case per i meno abbienti da parte del Comune. E' questo che il cittadino votante vorrebbe sapere, ma lui lo dice solo indirettamente, quando accusa il Sindaco di non esser stato umile: se si fosse rivolto a lui, avrebbe di certo risolto la questione, e avrebbe mandato fuori questa gente. Ciò sembra di capire. 
Gian Maria Mosca è di destra e di questo ci eravamo accorti tutti da lungo tempo, ma l'outing non lo fa mai (vorrà dire che se ne vergogna?). 

sabato 6 dicembre 2014

La Giunta disdice le Case Bianco dal 31 dicembre

Ricordate i 15 alloggi affittati dal Comune durante la mia Amministrazione, per far fronte al problema montante dell'indigenza che è poi andata aumentando con il mordere della crisi?  Ci fu una graduatoria della povertà, dell'impossibilità da parte di numerose famiglie con bambini piccoli a pagare un affitto. Una scommessa di solidarietà sociale, con gli  assegnatari che dovevano restituire il valore della pigione attraverso lavori socialmente utili.
Anche questa iniziativa è stata cancellata dalla Giunta Greppi, che la scorsa settimana ha deciso di rinnovare il comodato d'uso delle cosiddette Case Bianco soltanto fino al 31 dicembre di quest'anno.
Dal primo gennaio 2015, dunque, ogni residente del caseggiato di via Mazzini dovrà provvedere al pagamento del proprio affitto, se sarà in grado.
Ci sono stati senz'altro limiti nell'esperimento,  non tutti hanno onorato il loro impegno, ma la maggior parte è senz'altro costituita di persone veramente in difficoltà e senza alcun mezzo di sostentamento, con prole a carico.
Da quando ho avuto la notizia, penso a quei bambini e al loro diritto a un tetto sulla testa. Tutto questo viene ora messo in discussione, 
Mi aspetto ora una reazione forte da parte dell'opposizione non di destra come Mosca: per esempio da parte del PD, che deve sbrigarsi a risolvere i propri problemi per occuparsi finalmente di quelli della popolazione, com'è suo dovere sociale, e de "La città che cambia". Anche la Chiesa potrebbe dire la sua, e tutti i gruppi di volontariato che ci sono in città. Abbandonare quella gente a se stessa sarebbe un gesto di viltà collettiva
Mi auguro che il lavorio per la costituzione di una cooperativa fra gli abitanti trovi presto uno sbocco pratico, per evitare che i bambini e le loro famiglie finiscano in mezzo alla strada.
Non ho parole, questa volta. 

martedì 2 dicembre 2014

Il presidente della Regione Toscana e i ROM

di Massimo Gramellini
Da La Stampa del 2 dicembre 2014
"Vorrei spezzare una lancia, o almeno una piuma, a favore della categoria più impopolare del momento, i buonisti. Appena un buonista prende le parti di una minoranza detestata, per esempio i rom, viene accusato dal primo cattivista che passa di pontificare in cachemire da qualche attico, immancabilmente situato nel centro storico. Vacci a vivere tu in mezzo agli zingari, gli gridano. Ora si dà il caso che il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, abiti accanto a una famiglia rom. E che domenica abbia pubblicato sulla sua pagina Facebook una fotografia che lo ritrae in atteggiamento amichevole con i vicini di casa.
È stato immediatamente subissato di insulti e accusato di fare propaganda. Qui però la logica non mi soccorre. Se i rom stanno antipatici alla maggioranza degli elettori, che vantaggio potrà mai venire a Rossi dal farsi immortalare in mezzo a loro? L’opinione dominante, che rimbalza dal web ai talk show di Del Debbio, afferma che gli italiani impoveriti si ritengono discriminati e reclamano un diritto di precedenza.
Ecco, forse ho capito. Se buonismo significa atteggiarsi a bravi ragazzi con quelli che lo spirito del tempo indica come i più bisognosi, ne consegue che il nuovo buonista è Salvini".

venerdì 28 novembre 2014

Il wi-fi di Verrua Savoia su "La Stampa", stasera la presentazione


Ho segnalato a "La Stampa" il caso del progetto wi-fi di Verrua Savoia curato dal prof. Daniele Trinchero, e ieri mattina l'illuminata (aggettivo che amo moltissimo, al contrario di quelli che se ne fanno beffe perché guardano sempre per terra) idea è stata l'inizio di un articolo a piena pagina intitolato "L'Italia che fa da sé - Quando i servizi sono autogestiti".
Sono felice per Verrua e per il prof. Trinchero, stasera c'è la presentazione nel paese nostro vicino al di là del Po. Tanto più mi rincresce per il mio paese, che aveva avviato nel mio mandato, con l'assessore Gabriele Massa, una possibilità per progredire nel campo delle innumeri applicazioni legate al wi-fi, accantonando le necessarie risorse e collaborando con il Politecnico e il prof. Trinchero medesimo, originario di Crescentino. Purtroppo il progetto è stato ora interrotto con motivazioni economiche, e immiserito e ridotto alle sole telecamere di controllo.
La rete crea economia, la rete crea futuro: se quel futuro sanno vedere i cittadini, i commercianti (a Crescentino alla prima riunione sull'argomento sono venuti in 7), le amministrazioni alle prese con la più difficile delle congiunture di crisi. Il prof. Trinchero è riuscito a internettizzare le riserve degli Indiani in America, ma con Crescentino non ce l'ha fatta. Si vede che gli indiani hanno gli occhi più lunghi...

Qui di seguito la parte dell'articolo de La Stampa che si occupa di Verrua Savoia. 


Di ANDREA ROSSI
È vero, in Italia lo Stato spesso latita. E il privato non sempre lo rimpiazza: là dove c’è poco da guadagnare, poi, se ne guarda bene. Ci abbiamo messo del nostro: 3.512 comuni su 8.094 hanno me- no di 2 mila abitanti. Addirittura, 3.538 sono adagiati in montagna, spersi in territori ostili e isolati. Garantire i servizi non sempre è facile. Le amministrazioni locali non hanno le forze. E il privato si mobilita solo se ne vale la pena. Ma portare la banda larga in un piccolo paese non conviene a nessun operatore, a meno che non paghi il Comune. Far circolare gli autobus con una certa regolarità costa molto più di quanto si incassi dai biglietti. Garantire la raccolta dei rifiuti, la difesa del territorio e l’assistenza a volte è un’impresa. Fortuna che ci pensano i cittadini: riuniti in asso- ciazioni e comitati arrivano là dove lo Stato si arrende e il privato si dilegua.
Arriva la banda larga e costa 4 euro al mese
Verrua Savoia (To)
Meno di 1.500 abitanti, i cittadini si sono portati da sé la banda larga
L’Italia è una distesa di esperimenti, alcuni visionari. L’ultimo nascerà domani a Verrua Savoia, 1.477 abitanti a 60 chilometri da Torino: sarà il primo Comune italiano a essere considerato un provider, ovvero un fornitore di servizi Internet, sul modello delle compagnie telefoniche. Meglio, il provider non sarà il Comune (la legge lo vieta) ma un’associazione di cittadini creata ad hoc. L’hanno chiamata «Senza Fili, Senza confini», fornirà una connessione Internet a 20 Mb/s a qualunque abitante lo richieda e diventi socio dell’associazione. Costo: 50 euro l’anno, 4 al mese per una connessione che nessuna compagnia telefonica riuscirebbe a garantire a quel prezzo e a quella velocità. Il merito è di Daniele Trinchero, un professore del Politecnico di Torino, che da anni porta Internet negli angoli più remoti del pianeta e ora ha deciso di farlo anche a casa sua. Di un gruppo di cittadini, che ha aderito all’esperimento e di un team di esperti che ha trovato la formula giuridica per trasformarlo in realtà. Il ministero dello Sviluppo ha autorizzato l’associazione a
funzionare come provider. È il primo caso in Italia. Potrebbe essere il primo di tanti. 

lunedì 24 novembre 2014

L'analisi di Prodi sul post/elezioni (va bene anche da noi)

Elezioni Regionali Emilia Romagna, Errani e Prodi concordi: innovazione, il nuovo imperativo



L'analisi di oggi di Romano Prodi sul dopo elezioni nella sua Emilia-Romagna, con tanto massiccio astensionismo, si adatta perfettamente anche a noi Ragazzi della Bassa Padana, per altri motivi ma siamo sempre lì. 

Ha detto Romano Prodi: 
"Ai tempi del liceo il mio professore di filosofia, quando qualcuno di noi si esibiva in una interrogazione insufficiente, accampando a volte scuse, usava rispondergli amabilmente con queste parole: ''Mio caro, come ti fai il letto, così dormi''. Certo l'insonnia puo' avere cause più complesse ma la frase, pur nella sua incompletezza, mi sembra particolarmente adatta alle circostanze".


sabato 22 novembre 2014

L'importante

L'importante, è che ciascuno riconosca la legittimità dell'interlocutore e il suo diritto ad esprimere le proprie ragioni, ascoltandole e pensandoci sopra. 
L'importante, è che un confronto sia cominciato. 
L'importante è che si vuotino i sacchi, 
L'importante, è che si vada avanti nell'interesse del nostro paese, verso un futuro diverso.

giovedì 20 novembre 2014

PD, stasera è una bella serata

Stasera è una bella serata, per Crescentino. Mentre laggiù a Montecitorio infuria la tempesta, quassù le varie anime delle tre liste di centro/sinistra che sono state sconfitte, si riuniscono finalmente, su iniziativa del PD locale, per ricominciare una discussione, per ripartire. 
Molti di quelli che conosco, che erano con me in Giunta e in Maggioranza, hanno ricevuto telefonate di invito alla riunione, che si terrà in una sede non ufficiale. 
Farà piacere a qualcuno (o a molti) che nessuno mi abbia telefonato. Ma se non avessi proprio stasera il concerto di Peter Gabriel a Torino, sarei andata ugualmente, pronta a farmi dire "No grazie". 
Pensa te.
Aggiunta (che qualche giornale ignorerà, mentre sul capoverso precedente potrebbe farci un bel titolo): di che cosa sarò accusata? 1) Di non aver detto "grazie buana" e mandato un mazzo di fiori quando il 18 febbraio, in mia assenza e a 3 mesi dalle elezioni, è arrivata ai giornali (e non a me) una lettera dove mi si diceva di tutto, dal chiaro intento destabilizzante? 
2) Di non aver preso a calci nel sedere Gabriele Massa quando mi ha annunciato che avrebbe fatto una lista? (salvo poi scomparire).
3) Di non aver fatto fervente campagna elettorale a favore del compagno Allegranza? 
La pacificazione è un ottimo traguardo, ma se nessuno mi ha telefonato, tanta pacificazione non ci deve essere. E davanti alla carretta ci sono sempre i soliti che tirano. 
Santé, comunque (e vinca il migliore) 


martedì 18 novembre 2014

Un anno fa il Maturo ci ha lasciati

Il 18 novembre 2013 abbandonava questa Terra che lo ha fatto molto soffrire, ma anche molto divertire, Enzo Cena detto il Maturo. 
Manca sempre tantissimo, oltre che ai suoi familiari, a tutti i suoi amici e conoscenti, ai quali riusciva sempre a strappare un sorriso, ai quali dava sempre una mano, con la sua inventiva colorata, i suoi occhiali e orologi che ora gli fanno compagnia sulla targa della pista pedonale della Campagna, che gli è stata dedicata.
Ciao Maturo, stai con noi. E tienici su.

lunedì 3 novembre 2014

Via Roma, un salotto







Una distrazione può capitare a tutti. Ma più distrazioni riunite fanno una grande tristezza, anzi una desolazione; e a volte non si riesce neanche a individuare un colpevole. Però questa volta i colpevoli sono tanti. Io non li dico i nomi: ho fatto queste foto e ve le mostro perché una città civile non può essere ridotta in questo stato, e chi se ne deve occupare se ne occupi. 

Di sicuro non si sa chi (e perché mai) abbia scritto sul muro dell'Istituto Calamandrei quell'orrenda bestemmia. Che è stata subito raggiunta da un bel sacchetto di immondizia piazzato di sotto. E, tanto, anche il muro appena dipinto dalla ditta Speranza negli ultimi mesi del mio mandato si sta nel frattempo decomponendo,  senza che io in passato sia riuscita a farlo rimettere a posto in modo non provvisorio (e dubito assai che lo si faccia ora).

Ma poi c'è anche questo altro edificio cadente attiguo, che si affaccia sulla parte più decomposta di via Roma. Appena rimesso a posto, tutto bello ripulito, il tratto si è trasformato nuovamente in un sobborgo della Beirut bombardata. La già gloriosa scuola guida dell'Ivo Vigé sarà anche in attesa di essere ristrutturata: ma l'attesa dura da anni, e nei passati 5 io facevo chiamare il proprietario perché si occupasse di ripulire il guano dei piccioni, pericoloso e di pessima vista. 

Così ogni tanto passavano con la scopa. Oggi non più, il proprietario legittimamente non ha tempo, ma non c'è nessuno che se ne occupi al posto suo?

Così, oltre a non ripulire il guano, si lasciano centinaia di cartacce davanti allo storico portone. E' già un anticipo di discarica abusiva.

Meditate, gente, meditate.



giovedì 30 ottobre 2014

Non è che non avrei niente da dire...

Taccio ogni tanto a lungo, ma non perché non avrei niente da dire: a che serve? 
Ho letto su Mauro At Large l'intemerata dell'assessore Arlotta, che bontà sua e su segnalazione ha letto un mio vecchissimo post.
Ma ci dobbiamo metter qui a litigare come le comari? Per carità.
Io sono una schiappa, non valgo niente, ha fatto tutto lui. Va bene. Pazienza, andate avanti voi che siete bravi, lungimiranti. 
E Lorini che scrive di miei post solitari e nostalgici... ma quando mai, nostalgia di quell'atmosfera di piombo? Ma che ne sa lui di me? Ha mai tentato di porsi nella mia ottica, mi ha mai cercata per sentire le mie ragioni? Lo lascio al suo odio cieco e duraturo. L'odio fa male, non sono interessata. 

Ma questo è niente, in confronto alle notizie funeste della chiusura dell'ex Teatrino Civico, per i costi del riscaldamento di tre ore una volta al mese. Tornerà ad allevare topi, che tristezza un'opera così, fatta con tanto amore. Ma tanto, questa è Crescentino, di lì non si esce. 
E questo è niente, di fronte alla notizia che l'oratorio sarà venduto a privati, ammesso che si trovi qualcuno che lo voglia comprare di questi tempi. Il progetto originario Greppi, oltretutto.
E questo è niente, di fronte al giardino riconosciuto come bene storico dalla Sovrintendenza alle Suore della Carità, che si vuole privare di tale connotazione. Qualche altra bella villetta a schiera non guasterebbe, lo spazio c'è... via, via, alla Crescentino da ricordare, ai suoi luoghi topici.  
E la stagione teatrale dell'Angelini, una piccola vera stagione, scomparsa nel nulla perché Madame Balboni e il Sindaco si amano tanto quanto me e Allegranza, dopo che il marito della prima aveva fatto cadere il secondo nel 2009, con l'aiuto dell'opposizione? Sempre sereni, i rapporti fra Sindaci e Vicesindaci ambiziosi... Naturalmente sono cose che nessuno ha ricordato, ma quella è la storia. Anche questa, comunque sia andata, è una perdita culturale grave per la nostra Comunità: la signora Balboni con me stava all'Opposizione, ma le sue stagioni le ha fatte, nell'interesse collettivo. 
Tante piccole oasi sono rimaste insomma senza acqua. 
Del resto, Greppi ha vinto le elezioni, e legittimamente governa, con la sua cultura, la sua mentalità. E' la democrazia, baby.
Ci pensino sopra, al tanto lavoro andato a male, ai progetti buttati alle ortiche, coloro che hanno lavorato e combattuto a sinistra, per una candidatura divisiva, consentendo questo risultato elettorale e le inevitabili conseguenze. 



martedì 21 ottobre 2014

Rimborsopoli, ce n'è per tutti

Da "La Stampa" edizione cartacea, del 21 ottobre 2014

TORINO
Ai vecchi militanti del Pd, Stefano Lepri, ex consigliere regionale del Piemonte oggi senatore, regalava i panettoni dispensando in cambio consigli sulle pensioni. Davide Gariglio, tra i massimi esponenti Pd, a Natale 2010 ha regalato 30 bottiglie di prosecco a nome del partito, chiedendone poi il rimborso come «spese di rappresentanza». Aldo Reschigna, ex capo gruppo Pd oggi braccio destro di Sergio Chiamparino con delega al Bilancio, ha gestito con parsimonia i rimborsi personali, ma non ha saputo contenere le spese di partito per insalate di riso, macedonie e tranci di pizza consumati nelle riunioni «programmatiche». 

Ecco la coda dell’inchiesta sui rimborsi regionali che ha travolto l’ex governatore Roberto Cota e la sua maggioranza di centrodestra, già a giudizio. Adesso tocca anche al Pd finire nell’elenco dei «cattivi» assieme a pochi altri esponenti dell’ex Pdl scampati alla prima fase giudiziaria. Su circa sessanta indagati per i rimborsi illegittimi percepiti tra 2010 e 2012, sedici si erano «salvati»: per loro la procura torinese aveva deciso si archiviare le accuse di peculato.  

Ieri mattina il giudice Roberto Ruscello, dopo aver sollevato d’ufficio la procedura di «opposizione», ha respinto le richieste di archiviazione per dieci di loro, imponendo ai pm di formulare un’imputazione «coatta» e procedere alla richiesta di rinvio a giudizio. Restringendo le valutazioni della procura, il giudice ha riesaminato con cura, in un’ordinanza di circa 60 pagine, tutti gli scontrini dei consiglieri «salvati», ritenendo alcune spese destinate alle «esigenze alimentari» non compatibili con la normale attività istituzionale. Ad esempio pranzi e spuntini al bar. Tra i sei che hanno superato i tempi supplementari della giustizia, c’è l’ex zarina del Piemonte, Mercedes Bresso, ora europarlamentare, tirata in ballo con l’accusa di finanziamento illecito ai partiti, per un documentario realizzato nella campagna elettorale contro Cota.  

Tra questi dieci indagati quattro facevano parte del gruppo Pdl: Fabrizio Comba, Giampiero Leo, Gianluca Vignale, Luca Pedrale, (che ha già patteggiato l’estate scorsa per le spese personali ma qui viene ripescato come ex capogruppo). Quattro militano nel Pd: oltre a Reschigna, Gariglio e Lepri, c’è anche Angela Motta, tuttora in consiglio regionale. Due invece sono di Sel: l’ex consigliera Eleonora Artesio, in passato assessore regionale alla Sanità, e Monica Cerutti, assessore in carica con delega alla politiche giovanili. Spulciando tra i rimborsi di Eleonora Artesio, il giudice ha scovato uno scontrino di 2,90 euro dell’autogrill Crocetta Sud sull’A21: un accendino Bic e un caffè. Due minuti dopo altro scontrino di 10,70 euro: una birra media, un panino, pacchetto di sigarette Lucky Strike. Monica Cerutti, invece, ha oltre 9 mila euro di spese per ristoranti, spese per trasporti per oltre 10 mila euro. Tra queste voci, annota il giudice, compare quella di un rimborso in Tunisia a «favore di tale Marco Furfaro (per euro 240) e altri importi erogati al medesimo soggetto in relazione ad altri viaggi, nonché ricariche telefoniche effettuate a favore di beneficiari non identificati».  

Per tutti partirà d’ufficio una richiesta di rinvio a giudizio su cui deciderà un nuovo giudice. In linea di principio la procura potrebbe ribadire le scelte iniziali chiedendo, alla fine dell’udienza preliminare, il proscioglimento, affidandosi alla discrezione del nuovo giudice. Nel commentare l’ordinanza di Ruscello, il procuratore aggiunto Andrea Beconi ha detto che il «giudice ha adottato criteri più restrittivi ma in linea con l’impostazione della procura». 
Oggi intanto si apre il processo a Roberto Cota ed altri 24 imputati. La Regione sarà parte civile contro chi non ha risarcito. Cota ha restituito i rimborsi. Anche per le «mutande». 

martedì 14 ottobre 2014

Sindaco, Tari, Tasi....

Mi sembra un po' presto per farsi saltare i nervi. 
La situazione non lo permette. 
Did You want the Bicycle? 

Amarcord con Fegiz, il '94 e il mio primo mandato

Ieri mentre attraversavo le colline brumose sulla strada Crescentino-Montiglio-Frinco-Castello D'Annone-Rocchetta Tanaro, con tutto quell'ambaradan di alluvioni intorno e qui per fortuna no, mi sono ricordata dell'orrido autunno 1994, 20 anni fa. 

Come se fosse oggi, ma un giorno di novembre. Il Po era al massimo. Pioveva sempre. Mancava la luce, faceva freddo e avevo acceso il camino. Mi stavo cucinando un uovo quando è suonato il cellulare (diggià) e ho sentito la voce di Alessandra Comazzi che mi diceva: "Si dice che Mario Luzzatto Fegiz si sia suicidato impiccandosi in bagno". 
Ho visto tutto viola intorno a me, ho spento il fuoco dell'ovetto delle mie gallinelle. Fegiz per chi non lo sapesse è un mio collega del Corriere della Sera, al quale sono molto affezionata. Ho cominciato a chiamare tutti i colleghi, nessuno sapeva nulla. Ma uno di loro ha fatto quel che io non volevo fare, e ha chiamato direttamente Mario, che ha risposto e ha riso un sacco sul suo supposto suicidio. Telefono a mia volta, ridiamo. Sollievo.

Ieri anche Fegiz era alle Cantine di Giacomo Bologna, a Rocchetta, dove Paolo Conte (che vive lì vicino, a Scurzolengo) presentava il nuovo disco. Ho ricordato l'episodio, abbiamo nuovamente riso. Siamo due pensionati d'oro (si fa per dire, e per ora, finché non ci toglieranno la pensione, perché il nostro settore attraversa una crisi gravissima...) semilavoranti, io molto più di lui che è un pigro distratto.

Ma Mario si è anche ricordato, lui, che l'anno dopo sono diventata sindaco, e una notte di autunno, sempre come ora, è cominciato a piovere e l'emergenza è ricominciata a salire. Avevamo avuto 2 ragazze morte, a Crescentino. Mi ricordo solo l'ansia, io.

Mario mi ha detto che una sera mi ha chiamata, verso le sette: "Ciao, io sono dai Take That e tu?".
E a quel punto mi sono ricordata io. 
Gli avevo risposto al telefono mentre ero di fronte alla casa degli Ulla in via Po. Stavo andando a bussare porta a porta, per dire a tutti di tranquillizzarsi che il Po non era in quel momento pericoloso, l'onda si era fermata.
E gli risposi: "Io sono sul Po".  
Vent'anni, quasi. Pensa te. 




mercoledì 8 ottobre 2014

Il Pupillo

Ho visto le interviste ai ragazzi della Città che Cambia, del loro Capolista, di altri ex assessori, sul meritorio e spumeggiante blog "Mauro at Large".
E mi è venuta in mente la gag del pupillo, che andava molto in campagna elettorale presso i miei oppositori. 
In effetti, nel 2009 Gabriele Massa è stato da me richiesto di entrare in lista. Poi da me nominato assessore, infine da me nominato vicesindaco, il che poteva anche accreditare l'ipotesi del pupillo. 
Poi però è scomparso dalla mia esistenza, da quando ha scelto di candidarsi, e durante la campagna elettorale. 
E a forza di scomparire, prima durante e dopo le elezioni, si deve anche essere dimenticato che per cinque anni ha lavorato con un sindaco: è riuscito a parlare un quarto d'ora nell'intervista su Mauro At Large, anche dei progetti che avevamo portato avanti durante la mia Amministrazione, compreso quel wi-fi che avevo fortemente incoraggiato (sottolineo fortemente) contro la diffidenza del "sempre il solito": e tutto senza mai pronunciare la parola "Venegoni" (ma bastava anche sindaco), come se tutto fosse nato sotto un cavolo. 
Son ragazzi, ma sun pa foi. 

sabato 4 ottobre 2014

ROBLEDO

Ogni Paese ha il suo Robledo

Kippur

Oggi è il Giorno del Perdono per il calendario ebraico. C'è qualcuno che si candida a chiedere scusa? 

giovedì 25 settembre 2014

La festa dei nonni (gente da celebrare)





I nonni, si sa, hanno assunto negli ultimi anni un ruolo indispensabile. Non solo si prendono cura dei nipoti quando i figli sono così fortunati da avere un lavoro, ma quando i figli sono in difficoltà, sono loro con la loro pensione a tenere in piedi le economie domestiche. Non parliamo della baldanza con la quale tirano avanti la carretta, alla faccia degli stereotipi che come mi diceva l'altro ieri il celebre sociologo De Masi sono duri a morire anche nei libri di testo scolastici: descritti con barba e bastone, indossano oggi in realtà tute da ginnastica e sono persone in genere sane e attive, cosa che la società fa ancora fatica ad accettare.
Il preambolo era indispensabile per ricordarvi che domenica 5 ottobre, ci sarà a Crescentino la prima Festa dei Nonni, per celebrare queste indispensabili persone alle quali, ciascuno nella propria infanzia ha dovuto molto. Io per esempio ho debiti più di tutti, verso la mia nonna che è rimasta con me fino a quando ho compiuto 40 anni, tenendo viva la memoria del fatto che avevo avuto una famiglia: sono rimasta orfana di entrambi i genitori a 26 anni, sono figlia unica, evviva la mia nonna Giovanna che mi ha fatto compagnia e mi ha dato affetto (scusate il dato personale, ma sono molto sensibile all'argomento, visto che la mia vita è andata così).

Dunque, la Festa dei Nonni è organizzata dalla benemerita LILT, da noi rappresentata dalla signora Vanna Fasciola (un'istituzione locale, nel campo) ora coadiuvata anche da sua nipote Nicoletta Ravarino, la mia amata ex assessora, donna tutta d'un pezzo piena di inimmaginabili risorse per un essere umano solo. 

Il programma della manifestazione, al teatro Angelini, il 5 ottobre:
alle 15 inaugurazione
alle 15,30 un saluto del nuovo e già amatissimo Arcivescovo, monsignor Marco Arnolfo, un uomo dei nostri tempi.
A seguire
Spettacolo della Bottega Teatrale "La fame di Arlecchino"
Le danze di Sara Morolli e dei suoi Friends
Sorpresa finale, che non vi posso rivelare perché neanche io la so 
Portate i vostri bambini, si divertiranno e impareranno cose nuove.
Naturalmente, c'è il patrocinio del Comune.



mercoledì 24 settembre 2014

Già ai tempi dei Romani...

"L'invidia è cieca, né altro sa fare che sminuire il valore altrui, corrompendo gli onori e i meriti che uno si merita"
Tito Livio 

venerdì 19 settembre 2014

Mosca e il secchio della volgarità

Che volgarità, appendersi (con mesi di ritardo, tra l'altro) alla campagna per la lotta alla Sla, per farsi belli davanti ai media e raccattare un po' di pubblicità e quattro risate con la tecnica delle torte in faccia.  

Marameo

giovedì 18 settembre 2014

Saint -Just

Il fine letterato ci ha tenuti in sospeso per anni sulla sua identità, rivelando una eccezionale capacità di segretezza o forse di isolamento, prima di fare outing proprio su questo blog. 
Negli anni ha protestato per qualunque cosa si sia fatta. Qualunque. E - per problemi e frizioni che ci siano state - non è che siamo rimasti con le mani in mano...
Non è che semplicemente non gli piacesse, come può certo accadere, il taglio politico della mia Amministrazione? 
E quanto l'ideologia può ancora oggi rendere ciechi, sordi, muti? 
Ora sul blog di Mauro Novo il signor Omassi definisce la passata amministrazione di persone "diversamente parlanti". Con tutto il rispetto che nutro per i "diversamente qualcosa", mi piacerebbe sapere che cosa intende. Quale è il suo modello di capacità oratoria: per esempio, se stesso?
Io non so neanche che voce abbia, il signor Omassi. 

lunedì 15 settembre 2014

La mensa sotto l'occhio del tiggì

Non è che a Crescentino ci siamo svegliati poveri, è che c'è stato un discendendo (che è il contrario di crescendo) e ora il fatto del costo della mensa, applicato anche ai più poveri, ci ha riportati al per così dire onore dei tiggì, dopo quella buffonata del lei e del tu messa in piedi lo scorso inverno dall'ora mite, arrendevole e silenzioso consigliere Mosca.
Allora ricevetti davvero un'infinità di mail a favore, sulla mia posta e in quella del Comune, per una piccola battaglia di educazione che ogni amministratore dovrebbe avere a cuore per la propria cittadinanza. Se di cuore puro, s'intende.
Oggi naturalmente non so, come sia andata per Greppi dopo il TG.
Ma il problema a Crescentino è che spesso non pagano neanche i ricchi, che fingono di dimenticarsi. Figuriamoci i poveri, così tanti che ce n'è, e mi dicono che l'assessore Arlotta sia duramente provato dall'incarico.
Una cosa è certa. La mensa bella e piena con l'educazione alimentare che l'assessore Ravarino aveva promosso, è un ricordo del passato. Già nello scorso anno scolastico si era dovuta trovare un'aula dove alcuni ragazzi mangiavano il panino, mentre gli altri stavano in mensa, e così capita dovunque. Chi non lavora, ora i ragazzi se lì porta a casa, per pranzo. Si torna all'antico.
La mensa è diventata un lusso, si perdono anche lì posti di lavoro, e non è solo da noi, che siamo una cittadina con intorno l'Italia.
Ma i poveri, quelli veri, spesso non hanno neanche i soldi per comprarsi da mangiare a casa. E senza solidarietã umana, di questi tempi, credetemi, non si va da nessuna parte.  Pensateci, gente mia.

mercoledì 10 settembre 2014

Il Nucleare, problema di cui nessuno parla ma che abbiamo in casa



Da "La Stampa"
Maurizio Tropeano 
Denuclearizzare il Piemonte. È questo l’obiettivo di una mozione firmata da 17 consiglieri regionali del centrosinistra che chiede al presidente della Giunta, Sergio Chiamparino di impegnarsi, anche in qualità di presidente dei governatori, per ottenere dal governo l’individuazione del sito unico di stoccaggio delle scorie nucleari. In caso contrario «la nostra regione che già oggi stocca il 96% dei rifiuti radioattivi presenti a livello nazionale diventi di fatto la pattumiera nucleare», spiega Marco Grimaldi, capogruppo di Sel e primo firmatario del documento.  
Che cosa sta succedendo? Fra tre anni in base alle leggi europee, saranno restituite all’Italia i materiali radioattivi inviati nel corso degli anni a Sellafield, La Hague e Savannah River. Nei mesi scorsi, poi, la Francia ha bloccato gli ultimi viaggi di combustibile verso il suo territorio perché dubbiosa che l’Italia mantenga gli impegni e avvii il deposito nazionale, che deve essere pronto entro il 2025. «E così le ultime 47 barre di combustibile nucleare esaurito aspettano nella piscina della E. Fermi e altre 13,2 tonnellate di combustibile irraggiato giacciono all’Avogadro. Se il combustibile non parte, lo smantellamento dei siti si ferma», spiega Grimaldi. 
Il Piemonte ospita ancora sul proprio territorio, tre siti nucleari con quattro impianti rappresentativi di tutto il ciclo del combustibile nucleare: l’impianto di Bosco Marengo e quello di Saluggia, dove c’è anche il deposito Avogadro e la centrale di Trino. «Ma è il sito di Saluggia a presentare le maggiori problematicità», continua Grimaldi.  
L’interruzione delle attività nell’84 ha lasciato sul sito la quantità nazionale più rilevante di prodotti radioattivi di tutti i tipi, tra i quali i più pericolosi sono senz’altro i liquidi provenienti dal riprocessamento (circa 230 metri cubi contenuti in 5 serbatoi di acciaio, di cui oltre la metà catalogati in 2° categoria e il resto in 3°). La solidificazione di questi liquidi, attraverso la costruzione in loco di un impianto per la loro “cementazione”, rappresenta l’urgenza maggiore ormai da anni. 
Attualmente a Saluggia l’azienda statale S.O.G.I.N., cui sono state trasferite le licenze di esercizio di FN, EUREX ed E. Fermi per gestirne la disattivazione, sta ultimando la costruzione del deposito D2 (scorie di 1° e 2° categoria) e apprestandosi a costruire un secondo deposito, il D3 (scorie di 3° categoria). Si tratta di depositi temporanei ma c’è il rischio è che questi modelli «bunkerizzati e con caratteristiche di funzionalità non inferiori ai 50 anni, finiscano per diventare la tappa ultima di quel 98% di scorie “espatriate”’ che presto faranno ritorno», spiega Grimaldi.  
La rapida individuazione del sito per il deposito nazionale delle scorie diventa così uno strumento per evitare questo rischio visto che secondo i criteri definiti dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale il sito di Saluggia non sarebbe idoneo ad ospitarlo. 

sabato 6 settembre 2014

Lettera

Ricevo e pubblico 

Cara Venegoni,
Non è soltanto Mosca ad aver perso le ali, e direi anche finalmente, perché il suo rumore alla lunga era scomposto. Anche  i cittadini intorno alla CH4 hanno smesso di lamentarsi. 
Anche i titoli dei giornali sono diventati meno aggressivi. 
Allegranza vota pro Greppi, e del suo ex pupillo Gabriele Massa si sono perse le tracce. 
Che fine ha fatto? 
E Taverna?
Una grande pace avvolge la nostra cittadina dopo tanti anni di nervosismo. Anche se non si farà più niente, in questi anni come nei 10 che l'hanno preceduta, saranno tutti tranquilli.
Quella che agitava tutti era lei, cara Venegoni. Ma non lei-lei. La sua presenza, i suoi dintorni aggressivi e la sensazione di guerra permanente che emanava il Comune. 
Le dico solo che lei doveva mandare via molto prima il suo vicesindaco, che faceva squadra per conto suo. Ha fatto proprio male a non farlo, anche per se stessa.
Camilleri del Vercellese




giovedì 4 settembre 2014

Mi dicono

Mi dicono che il consigliere Mosca ha perso le ali.

domenica 31 agosto 2014

Mogherini ce l'ha fatta (facciamocela pure noi)

Federica Mogherini, 41 anni, ministro degli esteri della Repubblica Italiana, è diventata dopo un lungo braccio di ferro Lady Pesc, alto rappresentante agli esteri dell'Unione Europea.
Mi sono naturalmente ricordata di quanto poco vengano valutati, nel nostro paesello, sia i giovani che le donne, di quanto vengano tenuti da parte anche da quella parte politica che per natura e vocazione dovrebbe spingerli avanti, per i maneggi dei soliti furbacchioni assetati di quel potere da quattro soldi che certe cariche comportano. Basti pensare alle recenti elezioni amministrative.
Bene. Sono contenta per la Mogherini, penso che faccia bene a tutti, alle donne e ai giovani. Penso che la sua scelta darà coraggio alle ragazze di Crescentino che studiano e lavorano, e vorrebbero sporcarsi le mani con la politica ma il territorio è quello che è, come la mia storia insegna. Dai ragazze, datevi da fare. Il futuro è vostro. 


martedì 26 agosto 2014

Quelli che benpensano

Sono rimasta un po' basita dalle reazioni alle novità che Mauro Novo va introducendo nel suo blog, con le interviste ai personaggi del paese.
I commenti sono negativi, ironici, vogliono mettere in cattiva luce Mauro e il suo collaboratore (che non conosco, sia chiaro) e alcuni sembra che passino la vita a costruire novità online, vista la tigna che mettono nelle proprie parole (e temo che non sia così).
Questa è la malattia del nostro paese. Non essere capaci di apprezzare chi si dà da fare senza alcun interesse se non la passione, essere invece bravi a tagliare le gambe a chiunque (tranne a quelli che ti fanno paura, e anche questo la dice lunga), così tutti (in teoria, per fortuna) preferiranno stare fermi e sarà raggiunto lo scopo che non succeda mai niente: un ideale purtroppo largamente condiviso. E' una cultura radicata, non so se si guarisce. Purtroppissimo. 

sabato 16 agosto 2014

L'elogio dell'ipocrisia e le pericolose pratiche zen

Questo è soltanto l'inizio di un lungo articolo di Alessandro Piperno apparso la prima domenica d'agosto su "La lettura" del Corriere della Sera. Il resto del dottissimo percorso si sviluppa secondo parametri letterari, ma il succo che leggerete ha provocato vivissime discussioni in rete, e diviso i pareri. 
Oltre la sincerità e l'ipocrisia, c'è una terza opzione, il silenzio, che ho imparato in questi anni volendo portare a termine una situazione a dir poco difficile. Certo, una cosa è la vita e una cosa la "politica" (con mille virgolette). Da quest'ultimo punto di vista non lo consiglio tanto perché fa male, il silenzio: non allo spirito, se è temprato, però poi ho capito che è il fisico a ribellarsi, e ti vengono fuori cose tremende. A me (per ora) è ancora andata abbastanza bene; sono solo stata 15 giorni senza poter camminare, fino a pochi giorni fa; ma dallo stesso giorno in cui io mi sono bloccata all'improvviso, mio cugino primo Gianni - che ha cominciato e finito in Liguria un mandato di sindaco come me, e aveva (amministrazione di destra) una situazione assai turbolenta in Giunta, e ha praticato il mio stesso esercizio zen - da quello stesso giorno è all'ospedale con emorragia cerebrale, e per fortuna si sta riprendendo e non subirà danni.  Lui non si è nemmeno fatto saltare il tappo però, mai, fino alla fine (io, almeno, sì). 
Dico fin d'ora a chi fosse stufo di queste considerazioni, di non praticare il blog "Amare Crescentino".
***************
di Alessandro Piperno
Tanti anni fa, nel dedalo di viuzze che ancora oggi compongono il vecchio ghetto di Roma, si aggirava una signora un po’ stramba a cui nessuno rivolgeva la parola. Si diceva fosse stata una ragazza spigliata, sbarazzina, straordinariamente procace. Qualcosa doveva essere andato storto se la sua occupazione odierna consisteva nel battere le vie del ghetto con un cane immaginario al guinzaglio. Lo vezzeggiava, lo rimbrottava continuamente, suscitando la costernazione dei passanti. Quando la vidi per la prima volta stavo accompagnando mio nonno da un cliente. Ero abbastanza piccolo da trovare sbalorditiva la vista di una signora che parla con un cane inesistente. Immaginate allora il mio stupore quando mio nonno si chinò sull’invisibile bestiolina chiedendo con disinvoltura: «Come si chiama questo adorabile cagnetto?». «Si chiama Zeta».
Ho un ricordo abbastanza preciso della mia indignazione. Come poteva mio nonno farsi beffe della follia di un’alienata? Non aveva alcun rispetto per lei? Cosa lo aveva indotto a un così impudente gesto di scherno? Pochi giorni dopo, mio nonno ed io ci imbattemmo ancora nella signora. Stavolta fu lei ad avvicinarsi e a sorriderci. «Mi scusi, dottor Piperno, Zeta voleva farle le feste!». Fu allora che capii che la sollecitudine con cui mio nonno aveva assecondato la pazzia della signora non aveva l’intento derisorio che le avevo attribuito. Era un semplice disinteressato gesto di cortesia.
Passa qualche anno. Sono vicino alla laurea. La mia arroganza trae linfa dal carisma sessuale conferitomi dalla mia nuova ragazza. È molto carina, ci adoriamo. Una sera siamo seduti al tavolo di una pizzeria in Prati quando entra una mia compagna di classe che ai tempi del liceo mi piaceva parecchio. Mi alzo e corro a salutarla. Quando mi risiedo, la mia ragazza, piuttosto immusonita, mi dice: «Non pensavo ti piacessero ragazze del genere». La gelosia è la sua debolezza. Ecco perché dovrei rassicurarla. Dirle che non mi piace alcun genere di ragazza, perché a me piace solo lei. E invece mi metto lì a concionare. Non solo mi piacciono quel genere di ragazze lì, ma anche un’altra dozzina di generi che lei non può neppure immaginare. Poi alzo il tiro, snocciolando verità a buon mercato: la monogamia non ha senso, è un’impostura puritana; tutti siamo potenziali adulteri, soprattutto quelli che dicono di non esserlo. La foga oratoria trova requie solo alla comparsa della prima lacrima sulla guancia della mia ragazza. L’ho insultata. L’ho resa inutilmente infelice. L’ho fatta piangere. E tutto in nome di una verità che ciascuno di noi conosce, ma che non è così urgente ricordare al prossimo.
Sono solo due esempi, tratti dalla mia esperienza, che mostrano in modo plastico quanto la sincerità sia sopravvalutata. Detesto le persone schiette. Quelle che ti sbattono in faccia quello che pensano. Che ti dicono che sei ingrassato, che hai scritto un articolo insulso, che mentre parlavi di fronte alla vasta platea erano tutti ipnotizzati dal pezzo di spinacio incastrato tra i canini del conferenziere. Per non dire di quelli che proprio ieri hanno visto la tua ex mano nella mano con un altro tizio («sembravano felici»). Mi fa infuriare la finta coscienza immacolata, la malafede travestita da buonafede. Trovo volgare la retorica del pane al pane. E invece ho un debole per le ragazze che dopo il sesso ti dicono che non è mai stato così bello, per gli oncologi pietosi, gli avvocati ottimisti, i ruffiani di ogni foggia e colore. Adoro gli ipocriti. Un grande scrittore francese del secolo scorso diceva che la sincerità è la bava del cattivo umore. Non sempre naturalmente, ma molto spesso l’esigenza di dire una verità spiacevole cela un’inconfessabile frustrazione, un malanimo dissimulato.

martedì 12 agosto 2014

O Capitano, mio capitano

Cordoglio generale per la morte di un grandissimo attore, forse suicida per depressione, Robin Williams. Il suo must, L'attimo Fuggente.
Tutti abbiamo avuto un professore che ha dato il là alla nostra vita. In quel film, egli lo impersonò magistralmente.
Il professore che mi ha dato il là è stato Carlo Talenti, che insegnava storia e filosofia al liceo classico Palli di Casale Monferrato che ho frequentato. Mi viene in mente, dall'altra parte della barricata, un episodio del 25 aprile di 2 anni fa, quando al teatro Angelini durante la commemorazione della Resistenza salì sul palco un uomo canuto e riccioluto, che cominciò a leggere e declamare con grande abilità. Ne fummo tutti affascinati. Al termine del suo discorso, l'uomo scese e mi si avvicinò, spiegandomi di essere stato mio allievo al Liceo Scientifico di Borgosesia, dove avevo insegnato (a mia volta) storia e filosofia; mi disse anche di essere l'attuale preside del medesimo liceo, con la stessa laurea.  Che colpo. E' uno dei ricordi che mi ripagano in parte di tutte le amarezze che ho ingurgitato negli ultimi cinque anni.
Vabbé, eccovi la poesia di Walt Whitman dopo l'assassinio di Abramo Lincoln, pezzo forte del film "L'attimo fuggente", e RIP Robin Williams.


Oh! Capitano, mio Capitano, il tremendo viaggio è compiuto,
La nostra nave ha resistito ogni tempesta: abbiamo conseguito il premio desiderato.

Il porto è prossimo; odo le campane, il popolo tutto esulta.
Mentre gli occhi seguono la salda carena,
la nave austera e ardita.

Ma o cuore, cuore, cuore,
O stillanti gocce rosse
Dove sul ponte giace il mio Capitano.
Caduto freddo e morto.

O Capitano, mio Capitano, levati e ascolta le campane.
Levati, per te la bandiera sventola, squilla per te la tromba;
Per te mazzi e corone e nastri; per te le sponde si affollano;
Te acclamano le folle ondeggianti, volgendo i cupidi volti.

Qui Capitano, caro padre,
Questo mio braccio sotto la tua testa;
È un sogno che qui sopra il ponte
Tu giaccia freddo e morto.

Il mio Capitano tace: le sue labbra sono pallide e serrate;
Il mio padre non sente il mio braccio,
Non ha polso, né volontà
La nave è ancorata sicura e ferma ed il ciclo del viaggio è compiuto.
Dal tremendo viaggio la nave vincitrice arriva col compito esaurito,

Esultino le sponde e suonino le campane!
Ma io con passo dolorante
Passeggio sul ponte, ove giace il mio Capitano caduto freddo e morto.

(traduzione di Antonio Agresti, in "Abramo Lincoln", Formiggini, Genova 1913)

domenica 10 agosto 2014

Nell'Iran moderno ai blogger va decisamente peggio che da noi

IRAN: UCCISE BLOGGER IN CELLA, POLIZIOTTO CONDANNATO A CARCERE E FRUSTATE.

Teheran 
Un poliziotto iraniano è stato condannato a tre anni di carcere, due di esilio all'interno del Paese e a 74 frustate per l'omicidio premeditato di un blogger nel 2012. Lo riferiscono i media iraniani spiegando che Sattar Beheshti, 35 anni, era stato all'arrestato il 12 ottobre di due anni fa per aver criticato il regime di Teheran su Internet e il 3 novembre era stato trovato morto nella sua cella nel carcere di Kahrizak. I gruppi di opposizione denunciarono che l'uomo era stato torturato a morte. La procura di Teheran ha quindi stabilito che la morte di Beheshti è stata ''probabilmente causata da diversi colpi ricevuti in parti sensibili del suo corpo o per una pressione psicologica estrema''. L'omicidio premeditato è tra i reati punibili con la pena capitale in Iran e per questo l'avvocato della famiglia della vittima, Giti Pourfazl, ha definito ''sorprendente'' la condanna a tre anni di carcere per l'agente. (Adnkronos)