mercoledì 29 aprile 2015

Bersani: "Questo non è più il mio partito"

In queste giornate storiche e convulse, il PD sta cambiando pelle. La confessione storica fra le storiche, è quella dell'ex segretario Pierluigi Bersani. 
C'è qualcuno che ha voglia di dire che cosa ne pensa?

Un estratto dall'intervista comparsa sul "Corriere della Sera"

Bersani: "Non è la ditta che ho creato. Io posso prendere le sberle, l'Italia no" 

Intervista a Pier Luigi Bersani di Monica Guerzoni - Corriere della Sera

di Pier Luigi Bersani,  pubblicato il 29 aprile 2015
Ha l’aria mesta Pier Luigi Bersani mentre sale lo scalone di Montecitorio e si ferma davanti alla porta della commissione Attività produttive: «Vedo tanta tristezza in giro, tanta tristezza...». 

Per settimane si è sgolato, si è appellato al senso di responsabilità del presidente del Consiglio, lo ha implorato di non mettere la fiducia sulla legge elettorale, come nella storia d’Italia è accaduto solo due volte: sulla legge Acerbo del 1923 (all’inizio del ventennio di Mussolini) e sulla cosiddetta legge «truffa» del 1953. Gli ha chiesto di farsi carico del pericolo di una spaccatura irreparabile del Partito democratico, ha persino evocato il rischio di una dolorosa scissione. Ma niente, Matteo Renzi ha tirato dritto. 

Davvero non voterà la fiducia? 

«Davanti a scelte di questa portata, ognuno deve assumersi le sue responsabilità. Vedremo cosa fare assieme e poi vedrò cosa fare io». 

Giudica sbagliata la scelta del premier di legare la legge elettorale alla vita del governo? 

«Sì, perché qui il governo non c’entra niente. A essere in gioco è una cosuccia che si chiama democrazia». 

Perché Renzi ha deciso di forzare? Nella minoranza si parla di prepotenza... 

«Lui è in natura così». 

E com’è la natura di Renzi? 

«Non è una bella natura». 

È rimasto spiazzato dalla prova di forza? 

«No, io non avevo dubbi che avrebbe messo la fiducia. Ma che bisogno c’era? Si dice che la gente non capisca di che cosa si sta discutendo in Parlamento. Ma insomma, tocca a me spiegarlo?». 

Anche a lei, sì. 

«Può essere che tocchi anche a me, ma tocca a tutti. Parliamo delle regole del gioco, parliamo della nostra democrazia. Una cosa che non riguarda Bersani contro Renzi». 

Il premier le ha dato una bella sberla mettendo la fiducia. 

«Ma io, se serve, di sberle ne prendo quante volete. Il problema non è Bersani, è l’Italia». 

Col voto contrario di una parte della minoranza sarà la fine della ditta? 

«Non è più la ditta che ho costruito io. Questa è un’altra cosa, un altro partito». 

lunedì 27 aprile 2015

Cose che capitano in ogni parte d'Italia....

A consolazione, o (s)consolazione, di tanti che si riconoscono nel Centro-Sinistra, una storia che ha qualcosa di familiare...

Dal sito "Dagospia", il più citato (e saccheggiato) dai giornali italiani. 


MARIA ELENA BOSCHI SPACCA IL PD A ERCOLANO: LA ‘MADONNINA’ DI RENZI IMPONE IL SUO CANDIDATO ALLE COMUNALI, SENZA PRIMARIE O CONFRONTO CON GLI ISCRITTI - RISULTATO? MEZZO PARTITO LOCALE TRASLOCA IN UNA LISTA CIVICA DICHIARANDO GUERRA AL PD

Condividi questo articolo
Carlo Tarallo per Dagospia

Ciro BuonajutoCIRO BUONAJUTO
Benvenuti a Ercolano comune de-renzizzato. La città degli Scavi, in provincia di Napoli, terra difficile, terra di camorra e di spaccio, di ricchezze archeologiche di inestimabile valore valorizzate poco e male, il comune nel cui territorio cade il Gran Cono del Vesuvio, visitato da un milione di turisti ogni anno, si è svegliato questa mattina senza più il Pd. O meglio, con un Partito Democratico semi-azzerato, svuotato del 90% dei suoi dirigenti, iscritti, militanti, simpatizzanti. Il merito? Di Matteo Renzi e soprattutto della sua “strana coppia” di fedelissimi, Luca Lotti e Maria Elena Boschi. Cosa è successo?

E’ successo che a Ercolano si vota e Lotti e la Boschi hanno fatto di tutto, ma proprio di tutto, per imporre un loro pupillo come candidato a sindaco: si tratta di Ciro Buonajuto, giovane consigliere comunale uscente, la cui candidatura è stata ufficializzata venerdì scorso: niente primarie, niente confronto con gli iscritti, niente dialogo con gli alleati.
Ciro Buonajuto con Matteo RenziCIRO BUONAJUTO CON MATTEO RENZI

A certificare la candidatura del Lotti-boy è stata il commissario cittadino, la deputata Teresa Armato, spedita a Ercolano giusto una settimana fa, chiamata a sostituire il segretario Antonio Liberti, dopo che questi aveva deciso di candidarsi alle primarie per sfidare proprio Buonajuto, forte dell’ 87% di firme a suo sostegno da parte degli iscritti della sezione Pd. Una discesa in campo, quella di Liberti, seguita a settimane e settimane di polemiche, primarie annunciate e poi rinviate, poi riconfermate e poi di nuovo azzerate, e con un avviso di garanzia che ha colpito il sindaco uscente Vincenzo Strazzullo, mettendolo fuori gioco.
boschi lottiBOSCHI LOTTI 

Settimane di polemiche fino al commissariamento: insediatasi a Ercolano con una procedura che in tanti contestano e definiscono illegittima, la Armato è andata avanti a carrarmato, ha eseguito gli ordini del Nazareno e ha fatto piazza pulita di qualunque ipotesi che non fosse la candidatura a sindaco di Buonajuto, senza se e senza ma. Risultato?

Il week end ha fatto registrare la diaspora di quell’87% di iscritti che non hanno accettato l’aut aut, e ora Antonio Liberti, il segretario commissariato, sarà il candidato a sindaco di una coalizione di liste civiche con un simbolo, Partecipazione e Democrazia, con una P e una D belli grandi, a ricordare la provenienza dei dissidenti.
orenzo Guerini Debora Serracchiani Luca Lotti Maria Elena Boschi b b adb c f a b ba MGzoomORENZO GUERINI DEBORA SERRACCHIANI LUCA LOTTI MARIA ELENA BOSCHI B B ADB C F A B BA MGZOOM 

Liberti contro Buonajuto, Pd contro Pd: gli alleati già prendono posizione e sembrano orientati a sostenere l’ex segretario, a partire dagli alfaniani di Alleanza Popolare, mentre il centrodestra gode e spera in un colpaccio insperato, con il centrosinistra spaccato in due come una mela.

Un centrosinistra che negli ultimi 15 anni, a Ercolano, ha dato vita a esperienza significative nella lotta alla camorra, come il sostegno alla locale associazione antiracket, la cui attività ha consentito di inchiodare in tribunale estorsori dei clan e i loro capi, con tanto di riconoscimenti pubblici da parte della magistratura. Una storia, quella della sinistra ercolanese, spazzata via con un tweet, come si usa ora. Un tweet che ha “incoronato” Buonajuto e fatto scappare via il resto del partito.  

sabato 25 aprile 2015

I Nove Martiri e Bella Ciao

I Nove Martiri saranno stati ammazzati da un treno? Forse così pensano il sindaco Fabrizio Greppi e la sua compagine. Che nemmeno nello scorso decennio, hanno allungato il corteo del 25 aprile dal Monumento ai Caduti fino alla piazza della Stazione che fu teatro della loro fucilazione. 

Saranno 100 passi, 10 minuti in tutto ma niente. Un po' di quelli che eravamo al corteo, e  dopo l'Inno Nazionale pensavamo di proseguire in massa verso la lapide che ricorda quei ragazzi uccisi brutalmente dai tedeschi, vedendo la banda fare dietro front ci siamo prima scandalizzati e poi incavolati, e abbiamo tirato diritto noi, per andare a rendere omaggio ai nostri Martiri che di sicuro ci aspettavano. 

Sono stati momenti improvvisati e gentili. Saremo stati una ventina. Un piccolo fiore è stato sporto in un vasetto della spoglia lapide, Mauro Novo ha fatto una foto ad un tenero bambino che brandiva una bandiera tricolore, figlio del segretario (lo è ancora, no?) del PD Ravarino. Poi, qualcuno ha intonato Bella Ciao e abbiamo fatto un coro.
Alla buona. 
E' stato bello. Però, che tristezza istituzionale. 

Diario dal microcosmo di un corteo del 25 aprile (il Sindaco, gli alpini, i saluti, Quaglieni)

Microcosmo per forza. A Crescentino, quanta gente partecipa di solito ai cortei istituzionali e celebrativi? Veramente poca. Anche se la ricorrenza dei 70 anni questa volta ha fatto il botto, e almeno un centinaio di persone c'erano. 
Intanto, con un'Amministrazione di Destra, anche la Sinistra partecipa. Il contrario non succede mai, anche per questo la folla è cresciuta. 
Ho visto forse una volta Gian Maria Mosca ad un corteo. Oggi non c'era. 
Greppi non lo vedevo mai ma ora per forza c'è. 
Arlotta non sono proprio i suoi giorni, né da Amministratore né da impiegato delle Poste. 
Tasso l'ho visto poco, in passato, ed è ricomparso anche lui con il suo cappello da alpino, in questo periodo in gran spolvero: tanto che ce l'aveva anche Speranza, e non sapevo nemmeno fosse un alpino pure lui. 
Gabriele Massa non c'era. Non c'era Gianni Taverna. C'era Nicoletta Ravarino (naturalmente, lei c'è quando c'è da esserci. E oggi bisognava esserci).  C'era Franco Allegranza. 

Questo non è un post sui valori del 25 Aprile, che sono indiscutibili e validi anche oggi che, come ha detto l'altra sera alla fiaccolata di Torino (sono stata anche a quella) Marisa Ombra vicepresidente dell'Anpi, "La Costituzione ha bisogno di ammodernamenti non di stravolgimenti". 

Questo è un post sul microcosmo del nostro corteo, che mi dice tante cose.
1) Il Sindaco mi ha vista in chiesa e si è limitato a un cenno con il mento. Stringere la mano sembrava troppo...

2) Ma almeno lui mi ha fatto un cenno. Non mi ha salutata Dante Balzola (sappia che Chiamparino alla fiaccolata dell'altra sera mi ha abbracciata e baciata), non Laura Chiò e nemmeno suo marito. Claudia De Marchi ha dovuto allungare la mano, visto che gliela avevo allungata io (idem è successo con Silvia Baratto). E' curioso che io venga ancora vista come responsabile di errori che appartengono alla compagine alla quale queste persone fanno riferimento. Non si dovrebbero salutare fra loro, al massimo. Ma è più comodo per tutti dare la colpa a me, la straniera di via Michelangelo.  

3) Piovicchiava e faceva freddo. Ma non solo per questo non mi sono fermata al discorso conclusivo di Quaglieni. Avevo ancora in mente quel che avevo appena letto su di lui,  a firma Marco Travaglio, da un numero del "Fatto Quotidiano" dell'anno scorso. Ve ne riproduco un breve ed esauriente sunto, ma il resto potete trovarlo su internet:

"Pier Franco Quaglieni, fondatore e presidente del Centro Pannunzio di Torino. Qualcuno dirà: e chi è costui? È quel che domanderebbe anche Mario Pannunzio, se fosse vivo. Nei primi anni 90, Indro Montanelli vinse il premio Pannunzio e lo accompagnai a ritirarlo. Durante la cerimonia, un trombone con barba e mustacchi risorgimentali concionò e tromboneggiò per ore, proclamandosi erede unico e universale del fondatore del Mondo. Montanelli, che di Pannunzio (quello vero) era amico e del suo giornale era collaboratore, lo ascoltò con crescente impazienza, poi mi sussurrò all’orecchio: “Ma chi è quel bischero? Io frequentavo Mario e il suo Mondo, ma non l’ho mai visto né sentito nominare”. Era Quaglieni". 

E se le cose stanno così, quasi quasi meno male che lo storico Teatrino Civico del Comune sia rimasto chiuso, anche questa volta,     anche senza dover pagare il riscaldamento, invece che ospitare la parte finale di una cerimonia istituzionale. Pur di non dare a nessuno la soddisfazione di usarlo, lo terranno lì sto povero teatro finché ridiventerà com'era. 








giovedì 23 aprile 2015

La Renzistenza e l'arte del tradimento

(Da "La Stampa" di mercoledì' 22 aprile) 

L’associazione partigiani di Alessandria decide di celebrare il 25 aprile con Cofferati. Ma la sindaca Rossa, che a dispetto del cognome è renziana, pone il veto sull’ex sindacalista e propone Boschi o Pinotti. I partigiani resistono e non se ne fa nulla. Intanto a Bologna parte la Festa dell’Unità dedicata alla Liberazione, dove non risultano invitati gli esponenti della minoranza: Cuperlo, Civati, Speranza, persino Bersani. 

Sarebbe grottesco rimpiangere i riti melmosi della Prima Repubblica, ma democristiani e comunisti avevano un altro stile. Moro e Fanfani si pugnalavano dietro le quinte, però a nessuno dei due sarebbe mai venuto in mente di escludere il rivale da una cerimonia ecumenica del partito. E nel Pci il «centralismo democratico» obbligava i capi delle varie correnti invisibili a sedere sullo stesso palco, applaudendo ritmicamente le prolusioni sterminate del Signor Segretario. 
Ipocrisie, certo. Ma la vita politica (e non solo quella) è fatta di forme che rivestono una sostanza: la ricerca delle ragioni profonde per cui si sta insieme, pur facendosi ogni giorno la guerra. 
Nel Partito democratico queste ragioni semplicemente non esistono. Nemmeno la Resistenza, a quanto pare, lo è. Chi vince le primarie emargina gli sconfitti. Lo ha fatto Bersani, e ora Renzi. Colui che afferra il volante si proclama diverso, ma poi anche lui seleziona i compagni di viaggio in base al tasso di fedeltà. Dimenticandosi che alla lunga in politica (e non solo in quella) sono sempre i più fedeli a tradire.  

sabato 18 aprile 2015

La Sindaca di Vercelli, le sue tempeste, l'onorevole Bobba


Ogni volta che leggo le avventure di Maura Forte, sindaca di Vercelli alle prese con tempeste permanenti, con due rimpasti avvenuti e uno futuro in un anno, con coalizioni in progress, resto molto turbata. In una situazione simile non ci fa bella figura nessuno, né lei né "loro", e chissà che razza di vita farà lei, alla sua prima esperienza, in quel marasma. 
Leggo di gaffes ripetute. Ma penso sempre che la politica si comporti con le donne in modo assai più malvagio che non con gli uomini. 
Penso solo al signor Mosca, ai suoi insulti furbastri nei miei confronti, e ancora sono indignata. Ho ascoltato l'intervista che fece mesi fa all'ottimo Mauro At Large, nella quale diceva più o meno che bisognava cercare il futuro candidato sindaco della sua compagine: non ricordo se lo disse apertamente, ma si capì che non avrebbe più proseguito nel presentare la propria, di candidatura. Sancta sanctorum. Naturalmente nessun giornale riprese la cosa, ma da queste parti delle notizie non si accorge nessuno, soprattutto se vengono da un blog. Errore fatale nel giornalismo di tutte le latitudini. 

Errori ne commettono tutti, ma non ho mai sentito che per un sindaco si chieda un tutor, come leggo sulla Sesia sia successo a Vercelli.  La trovo un'idea particolarmente umiliante, alla quale la Forte dovrebbe ribellarsi con energia. Magari l'ha fatto, e non l'ho letto da nessuna parte. 

Mi dicono che sia stata imposta dal suo partito, come candidata, la Forte. Ogni tanto mi chiedo se si ricordi mai, ms. Mayor, di un nostro incontro pre-elezioni, quand'era segretario del PD, durante il quale avevo cercato di spiegarle la situazione di Crescentino e di avvertirla dell'inevitabile deriva che aspettava la mia città. Deriva puntualmente arrivata il 25 maggio 2014. Ebbene, le sue azioni successive al nostro colloquio non tennero in alcun conto la mia allarmante narrazione, anzi. Il che non mi fece ben pensare. La negoziazione in questi casi è il balsamo che può lenire e portare a cambiare strada, magari imboccandone una imprevista che metta tutti d'accordo. Invece, si prende spesso la strada più gradita ai vertici di partito (ogni partito), e di solito non è quella che porta alla meta. 

Ho anche letto come a Vercelli stia trattando, per risolvere la situazione, l'onorevole Bobba. Ciò non mi rende ottimista per Vercelli. Anche lui, durante le sfinenti contese per i comportamenti del mio ex vice con il suo celestiale caratterino,  mi ha spesso dato l'impressione di avere in mente una strada sola. I politici pensano all'interesse della politica più che a quello delle città: e spesso finiscono per perseguire l'eterogenesi dei fini. Non sempre va come deve andare nei loro pensieri, né a Crescentino né a Vercelli né nel resto dell'universo, e infatti qui da noi il partito dell'onorevole Bobba, anche grazie al suo celebrato lavorio, ancora si deve riprendere dalla batosta. Chissà se nel frattempo l'onorevole se n'è accorto (e se se ne sia accorta la Forte, soprattutto sulla propria pelle). 


venerdì 10 aprile 2015

Il trenino dei silenzi intorno ad una app

I regimi nascono e crescono intorno ai silenzi, e figurarsi se ne voglio far parte.
E' successo che Gianni Taverna, brillante e combattivo ex mio assessore all'Ambiente, componente di "La Città che cambia" con Gabriele Massa - a sua volta mio ex assessore e per breve tempo vicesindaco - si è inventato una bella app piena di idee: l'idea principale è radunare, intorno al marchio, più notizie e informazioni possibili che riguardino l'intero mondo terracqueo ma anche locale, comunale. 
Dalla app di Taverna ho appena appreso, per esempio (l'hanno ripreso dal sito della Sesia), che i rappresentanti della Mossi&Ghisolfi in Consiglio Comunale hanno assicurato che faranno del loro meglio per riprendere i 27 dipendenti con contratto a termine lasciati a casa. Magari chi del gruppo fosse stato in Consiglio poteva brevemente riassumere altre notizie date da M&G durante la seduta: ma fare ciò solo apparentemente è facile. In effetti, i contenuti sono un problema non solo per le app, ma in una app come questa sono tutto.

E i silenzi, cosa c'entrano? Succede che, in questa app dedicata all'orbe terraqueo e a quello locale, c'è tutto tranne una piccolissima, trascurabile omissione. Sacrosantamente "linkato" il blog di Mauro Novo, grande informatore e puntuale di tutti noi, sulla app de "La Città che Cambia" di questo povero "Amare Crescentino" da cui vi scrivo non v'è invece traccia. E' vero che informo poco e non sono puntuale, ma "Amare Crescentino" it's here to stay, e mi risulta dai dati che sia ancora abbastanza seguito, anche se poco commentato (perché ormai insultarmi è inutile). Vengono molto riletti i post del passato, ma anche il presente non è male. 
Quante volte ho ospitato le notizie e i commenti dei miei due ex assessori, già definiti "gerani", su questo blog? Quante volte ne ho tessuto le virtù? Vi ricordate, no? Dovrebbero ricordarsi pure loro, sono giovani, e dalla tribolata esperienza in Comune e in comune avranno imparato molto. E invece. 
Ben mi sta, diranno i soliti. Avrei dunque potuto lasciar passare sotto silenzio l'esistenza della app, per vendetta: ma vendetta di che? Onestamente, che me ne importa? Già lo sapevo, da un anno ormai, che gli ex assessori di me non ne vogliono più sapere, almeno pubblicamente. Si vede che 'sti gerani li ho innaffiati troppo, avranno certo le loro ragioni. Ma qui a Crescentino e dintorni non usa dirle, le ragioni. Non c'è l'abitudine; è più facile un bel silenzio. 
Però i silenzi si fanno, e si subiscono. Nel trenino si è infilata infatti anche La Gazzetta, che non ha mandato nessuno alla conferenza stampa di presentazione della app della Città che Cambia. Eppure è un giornale di informazione, eppure la notizia era sfiziosa, e il giornale è molto attento a quel che succede qui. Perché, allora? Che gli hanno fatto, a Lorini, quelli della Città che Cambia? 
Niente da fare. Il trenino va, e ognuno mantiene i propri silenzi, i propri rancori. Qualche volta i propri odi addirittura, magari mutuati dall'odio per qualcun altro. Qualche volta - infine - c'è anche il paraculismo, sempre di gran moda. 

domenica 5 aprile 2015

Il possibile futuro della Mossi&Ghisolfi

Dopo la drammatica scomparsa, il mese scorso, del patron della prima bioraffineria italiana, Guido Ghisolfi, la già non brillante situazione industriale di Crescentino è stata funestata nei giorni scorsi dall'annuncio (da me paventato, fra le righe, già quando scrissi del suicidio dell'imprenditore) della riduzione di 30 unità di personale con contratti a termine, da parte della M&G. 
A questa si aggiunge la voce che il Centro Ricerche del colosso di Tortona starebbe per chiudere, e comunque parte del suo personale lavora ormai all'area ex Teksid. 
La bioraffineria era il sogno personale e più importante, a quel che avevo capito, di Guido Ghisolfi: ci aveva lavorato per anni tessendo la sua ragnatela sapiente di scienza e conoscenze, aveva ottenuto l'approvazione e il cospicuo finanziamento dell'Unione Europea, visto che l'Italia - come prevede la legge - era l'unica a non aver avviato ancora il processo del bioetanolo, a differenza di tutti gli altri paesi europei. 
Ghisolfi era anche un politico consumato, un industriale fra i rari che avevano scelto di appoggiarsi al centro-sinistra, un paladino del progetto renziano. Poi, certo, l'industria per sua vocazione è governativa, come diceva sempre l'Avvocato Agnelli: in questo caso e chissà per quanto, i due fatti coincidono. 
E' ovvio che la sua scomparsa abbia portato i componenti della famiglia a cominciare a rivedere alcune priorità, in attesa di decidere in che termini proseguire l'intero progetto, e l'attività del centro pionieristico di Crescentino, che comunque mi sento di dire che lì rimarrà, in qualche modo, a produrre e sperimentare, se non altro per onorare l'immensa cifra sborsata dalla UE. 
Fra le varie voci che circolano c'è anche quella di una possibile vendita del progetto sperimentale ad altro marchio, insieme con i complessi in costruzione in Puglia e fra mille difficoltà in Sardegna. Ma, ripeto, voci.
Tra l'altro questa situazione si riflette sull'area ancora libera da attività economiche nell'area ex Teksid, attualmente in disponibilità della Mossi&Ghisolfi. Si immaginava che altre attività fiorissero, ai "miei tempi" se ne parlava molto, ma chissà a questo punto. 
Immagino che colloqui siano in corso con l'Amministrazione Comunale attuale, credo che a breve il Sindaco dovrà rassicurare (o no) le persone che ancora lavorano nell'area ex Teksid. Non so se l'abbia già fatto. (Ma anche i sindaci, spesso, alcune cose sono gli ultimi a saperle). 


domenica 15 marzo 2015

Quelli che... il PD

Quelli che, dopo aver ridotto a polpette il Partito Democratico di Crescentino con i loro bei modini da contesse e imperatori, ora vanno a prendere la tessera a Vercelli... oh yeah 

mercoledì 4 marzo 2015

Il suicidio di Guido Ghisolfi


Appena ho saputo del suicidio di Guido Ghisolfi mi sono venuti in mente i suoi genitori: il padre Vittorio, fondatore e presidente della Mossi&Ghisolfi, e la mamma (è lei che fa Mossi di cognome). Un bella coppia fiera e dritta, di età avanzata ma in buona forma, elegante in modo semplice, senza ostentazione, con un forte senso dell'orgoglio per la propria azienda che è il secondo gruppo chimico in Italia ed una delle aziende leader nel mondo per la plastica. Li  avevo conosciuti brevemente nelle occasioni ufficiali delle inaugurazioni della prima bioraffineria chimica al mondo che avevano impiantato durante il mio secondo mandato come sindaco, a Crescentino. 

Ho pensato subito al loro dolore, alla sorpresa sconvolgente per il gesto così drammatico di un figlio di grande successo imprenditoriale, che a  58 anni  sceglie di togliersi la vita in macchina, in un parcheggio di Carbonara Scrivia, poco lontano dalla sua residenza e dalle sue aziende. Un colpo di fucile, di un'arma regolarmente denunciata.  Davvero un gesto in contrasto con tutta la vitalità e la positività che Guido Ghisolfi sembrava rappresentare, lui uomo di mondo che si sapeva muovere con agio nei salotti della politica ai massimi livelli. Era stato uno degli uomini della Leopolda con Renzi, Chiamparino ora lo piange dicendo che ha perso un amico. 

Alla Leopolda, nel 2013, Ghisolfi aveva raccontato le peripezie di un imprenditore alle prese con la burocrazia italiana. Si era anche parecchio lamentato, dopo che tutte le concessioni erano state ormai ottenute, dei lunghissimi tempi per poter partire con il suo progetto a Crescentino, per la prima bioraffineria al mondo: uno stabilimento-prototipo da far visitare ai compratori interessati, con l'obiettivo di esportare il modello in altre località, e non solo in Italia (un altro impianto, intanto, sorgerà nel Sulcis in Sardegna, dopo innumerevoli polemiche, un altro ancora è in corso di costruzione in Puglia, altri in America). 
Ricordo un terribile sfogo che Ghisolfi fece con me durante un breve viaggio in auto, lamentando - più che le lungaggini - gli alti costi richiesti per i vari permessi: certo non teneva conto della delicatezza e delle garanzie richieste per una bioraffineria. Ma la velocità delle concessioni secondo me era stata da record, vista la natura dell'insediamento, e questa inusuale velocità era stata consentita non soltanto dalla disponibilità dell'amministrazione comunale, attenta ad aprire a ogni opportunità economica per la città, ma anche dal fatto che c'era la Provincia commissariata dopo l'arresto del presidente Masoero, e glielo dissi. Per la mia esperienza successiva, ci fosse stato Riva Vercellotti, avremmo chiuso il mandato a malapena con la prima pietra. 
Noi avevamo fatto la nostra parte, come Comune, con infinite riunioni con infiniti esperti, per permettere sì l'apertura di questo canale economico nuovo che desse lavoro alla nostra città piegata dalla crisi dopo la chiusura della Teksid, ma anche per garantire tutta la possibile sicurezza dei cittadini. Tutti sanno che avevo una fifa blu, all'inizio, soprattutto per un possibile inquinamento atmosferico, e volevo garanzie che ritenevo doverose e prioritarie. E qualcuno - chissà chi - doveva averlo detto anche a lui, perché non ho mai avvertito una pur minima corrente di cordialità nei miei confronti. Nessuno dell'azienda mi ha nemmeno salutata quando me ne sono andata, e amen.

Quel che si sapeva di più recente, era che Guido Ghisolfi, un omone imponente, aveva fatto da poco una dieta ferrea perdendo decine di chili. Dell'azienda di Crescentino, si sa che la mancanza di canne palustri, sulle quali aveva basato il suo progetto, gli ha dato un sacco di grattacapi, obbligandolo a ricorrere a diverso  materiale vegetale per mandare avanti il suo sogno e rallentando così i tempi per la completa messa in produzione dello stabilimento alla ex Teksid.

Quello che ci si augura, in questo momento doloroso per la famiglia e per migliaia di dipendenti della Mossi&Ghisolfi sparsi nel mondo,  è ora che la drammatica fine di Guido Ghisolfi non interrompa in alcun modo i progetti dell'azienda nella sua complessità. Lo scomparso ha un fratello, una sorella e 4 figli, se ben ricordo, e una continuità sembra fin da ora garantita. 

In questo momento così tragicamente amaro, ricordare la figura e   il lavoro di Guido Ghisolfi nella memoria di chi ha contribuito con lui alla realizzazione di un progetto pilota, è comunque un omaggio al suo impegno e alle sue capacità imprenditoriali. Con le più sentite condoglianze alla famiglia, da ex-sindaco di Crecentino mi auguro che il completamento del progetto apra alla mia città ulteriori prospettive economiche. 





lunedì 23 febbraio 2015

La pena del contrappasso

Cerco di trattenermi dal commentare le notizie - e i commenti - che leggo sui giornali e blog (cioè Mauro at Large). 
Questa volta non riesco tanto, a trattenermi.
Penso alla pena del contrappasso, e sorrido. 
Il baldo Mosca (in arte Gomez Addams, come l'ho visto in una divertita foto di Carnevale), dopo aver invano sfranto i cabasisi  per un quinquennio anche in modo feroce e insultante, viene ora messo all'angolo per aver utilizzato la corrente elettrica della Sala Consigliare in corso di seduta. 
E un altro consigliere di minoranza, Franco Allegranza, simpaticamente soprannominato Napoleone dai suoi compagni di Maggioranza in quello stesso quinquennio per motivi che è inutile spiegare, accusa l'attuale sindaco di arroganza. 
Robe da matti. 




sabato 14 febbraio 2015

Vedo la PFM e penso al Chico Bum

Ho visto l'apertura della finale del Festival di Sanremo con la PFM insieme con la Banda dell'Esercito Italiano, e mi è venuto in mente il bellissimo concerto che la PFM tenne a Crescentino nel Chico Bum Festival, prima che andasse alla deriva. Neanche loro hanno mai preso i soldi, non crediate. Lo so per certo. Colpa mia, no? ahajaja
Però che concerto la PFM, gente. Qualcuno se lo ricorda? E ora sono a Sanremo ad aprire la serata.
Dai dai parlate male che vi divertite tanto! E' ora, ve l'ho offerta sul cucchiaio d'argento.  
(Guardavo i commenti che ho appena postato e pensavo che il problema di Crescentino è grosso: nel senso che ognuno che esprime un pensiero, subito dopo si sente obbligato a  precisare che il suo pensiero non è a favore di uno o a discapito di un altro: pensate che fatica vivere in questo modo, uno non ha neanche il diritto di pensare liberamente, deve subito mettere i paletti. Schiavi assoluti, di se stessi). 

martedì 3 febbraio 2015

Una interrogazione della Città che Cambia

Su richiesta del leader della Città che Cambia, Gabriele Massa, pubblico volentieri questa interrogazione destinata al primo Consiglio Comunale
mv


Ill.mi Sindaco e Assessore competente,
siamo entrati nell'anno 2015 e secondo ciò che veniva sottoscritto nel febbraio 2013 dal Comune di Crescentino ed altri comuni aderenti al progetto Wi-Fi condotto dal Laboratorio Ixem Lab del Politecnico di Torino, questo segnerà il termine ultimo (FINE 2015) e, quindi, l'interruzione del rapporto di collaborazione con i soggetti sopracitati per lo sviluppo e la sperimentazione del Wi-Fi pubblico. Il progetto, iniziato durante il mandato della precedente Amministrazione con Marinella Venegoni Sindaco attraverso l'Assessorato all'Informatizzazione, è poi passato nelle mani dall'attuale Giunta Comunale in fase di implementazione.

Dalla data dell'elezione ad oggi il sottoscritto, nonché ex Assessore all'informatizzazione, ha rilevato una fase di STALLO rispetto a tale infrastruttura con un'interruzione sostanziale nello sviluppo della rete e delle relative installazioni degli HOT-SPOTS, fulcro della fornitura di banda e dalla possibilità di utilizzo del servizio da parte dei Cittadini (es: biblioteca ancora non servita).


Inoltre, come appreso da svariate segnalazioni, alla situazione attuale l'Istituto Comprensivo Serra, impegnato da giorni nella trascrizione delle pagelle nel formato elettronico, la famosa “pagella elettronica”, non può usufruire del servizio internet, che ricordo essere parte di un accordo con il Comune di Verrua Savoia ed il Politecnico. Questa situazione, considerando l'epoca in cui viviamo e l'importanza della rete,
è inammissibile, soprattutto nell'ambito scolastico.

Non ultimo, attraverso una rassegna stampa delle testate giornalistiche locali, nazionali ed estere degli ultimi mesi, fra gli articoli che hanno catturato l'interesse dei “tecnologicamente sensibili” si è potuto apprendere come all'interno del Comune di Verrua Savoia, con adesione anche del Comune Di Lamporo, si sia costituita un'associazione senza scopo di lucro chiamata “senzaflisenzaconfni” (
www.senzaflisenzaconfni.it) registrata come Internet Service Provider presso il Ministero dello Sviluppo Economico. Questa associazione rappresenta una piccola rivoluzione in ambito dei servizi a banda larga, soprattutto per ciò che concerne l'assoluta convenienza, con un risparmio consistente per tutti gli utenti che necessitano di servizio internet domestico (tutto consultabile alla pagina web indicata sopra). Il progetto del Prof. Trinchero ha portato Verrua Savoia fin sulle pagine del New York Times, ma da tutto questo Crescentino continua a rimanerne fuori.
Facendo seguito alle premesse, si interroga il Sindaco o l'Assessore Competente sulle seguenti tematiche:
  1. qual è lo stato di avanzamento lavori e quali sono le intenzioni dell'amministrazione in relazione al proseguo o meno del progetto alla scadenza fssata per fne 2015?
  2. Quale inconveniente ha causato l'assenza di banda nel plesso scolastico di Crescentino e quali sono gli interventi che l'amministrazione intende intraprendere per ovviare al disservizio?
  3. Esiste l'intenzione di prendere contatti con “senzaflisenzaconfni” , di adeguare la rete esistente, peraltro già implementata per consentire nuove applicazioni, e di aderire all'associazione ampliando l'offerta Wi-Fi esistente e dando l'opportunità di servizio a banda larga ai cittadini del centro e, soprattutto, delle frazioni?
Alla Cortese att.ne del Sindaco Fabrizio Greppi.
Alla Cortese att.ne dell'Assessore all'informatizzazione Chiara Rosmo.
All'att.ne del Consiglio Comunale.

page1image24776
Si richiede relazione nel primo Consiglio Comunale utile.
Distinti saluti.
Gabriele Massa
La Città che cambia. 

lunedì 2 febbraio 2015

Il wi-fi e la ciucca d'acqua del fiume Lete




Dove sarà stato l'intero mio amato paesello quando, negli scorsi anni, si spiegava più e più volte il progetto wi-fi del Comune di Crescentino? Conferenze pubbliche, presentazioni, conferenze stampa, incontri con il prof. Trinchero del Politecnico nonché concittadino nostro, una riunione con i commercianti nella quale spiegavamo come potevano approfittare di questa ormai non più nuova risorsa (parteciparono in 7), la caccia al luogo più alto della città e delle frazioni dove mettere i ricettori. 

Non è che non se ne sia parlato gente mia, anche se poi l'informazione locale era assai restia a dare informazioni su una cosa utile che stavamo facendo, preferendo lo sport del tiro al piccione (io). 

Non so se ci sia stato un tuffo generale nel fiume Lete (quello della Repubblica di Platone nel quale si raccomandava di non buttarsi, perché le sue acque provocavano l'oblio) però quello è stato un gran bel progetto. Ma a leggere il blog di Mauro Novo (che saluto) mi pare sia stato tutto dimenticato. 

Negli ultimi mesi, ho letto che l'attuale Amministrazione bloccava il proseguimento dell'iniziativa per la solita mancanza di fondi (erano impegnati, in realtà) e la riduceva alla fase delle telecamere, per motivi sacrosanti di sicurezza (che però non possono essere i soli a guidare un paese che voglia guardare avanti).

Negli ultimi mesi, ho letto che il prof. Trinchero è finito sul New York Times con l'evoluzione del suo progetto a Verrua, che vede i cittadini attivi diventare loro stessi provider attraverso una associazione. Trinchero è un personaggio immaginifico, ne ha inventate più lui nel suo campo, ha portato il wi-fi nei tepee degli indiani d'America ma al suo paese non ce l'ha fatta... e noi avevamo un'occasione speciale, eravamo i primi in Nord Italia, in un progetto che si associava a Verrua e prendeva Lamporo. E cosa abbiamo fatto? Siamo stati fermi, abbiam fatto marcia indietro e tanto per cambiare abbiamo buttato un po' di cacca in faccia al vecchio sindaco (io).

E' anche vero che di quelle cose lì bisogna capirci qualcosa, bisogna aver seguito le evoluzioni tecnologiche, e utilizzare internet per capirne l'importanza. Noi avevamo Gabriele Massa, che è ingegnere elettronico anche se non piace ad Allegranza, e per così dire giocavamo in casa. Pure io vivo nel mondo di oggi, e la possibilità mi pareva formidabile, ma non avevo fatto i conti con il futuro del mio Paese dopo il 25 maggio. 

Adesso anche le Scuole Medie non hanno più internet, siamo alla canna del gas, noi che avevamo internet free in piazza Caretto. E per fortuna che c'è in municipio un geometra, Borgondo, che se ne sta occupando da quello che capisco. 

Io dico: prima di tutto, bisognerebbe aprire i cervelli e lasciar fluire il mondo che cambia così velocemente. C'è gente che non si è nemmeno accorta di quel che succedeva qualche anno fa, sono assordati dal rumore del proprio continuo brontolio. Altri hanno scordato. Una ciucca di fiume Lete. 

Il fatto è che il mondo non si ferma ad aspettare Crescentino. Va avanti per conto suo, e se ci sei bene, altrimenti peggio per te (anzi, peggio per noi).

domenica 1 febbraio 2015

Hello Mattarella

Che bello, abbiamo un nuovo Presidente della Repubblica. 
Certo c'è Presidente e Presidente, ma questo è una persona speciale. Una persona per bene, senza macchie e senza paura, fratello di Piersanti, ammazzato dalla mafia. 
Le sue prime, avare parole sono state per le persone in difficoltà nel nostro Paese. E nel pomeriggio il primo eloquente gesto, una visita alle Fosse Ardeatine: per i distratti, il teatro del massacro di 335 civili e militari italiani da parte delle forze di occupazione militari tedesche. 
Ci è andato in Panda.
Ha seguito lo spoglio dei voti dalla casa della figlia Laura, avuta dalla moglie Marisa scomparsa nel marzo del 2012. 
E' vero, non sorride mai. Ci abitueremo a conoscerlo. 

sabato 17 gennaio 2015

La parola vigliacca

Quando i messaggi in Rete divennero di uso comune, noi fanatici della scrittura vivemmo un momento di rivalsa. L’oralità trionfante cedeva sorprendentemente il passo a una comunicazione meno spudorata, che avrebbe consentito anche ai timidi e ai riflessivi di fare sentire la propria voce nella piazza dell’umanità. Mai previsione è stata più stropicciata dalla realtà. Che si parli della malattia di Emma Bonino o della liberazione delle ragazze rapite in Siria - per limitarsi agli ultimi giorni - sul web si concentra un tasso insostenibile di volgarità e di grettezza. Una grettezza cupa, oltretutto, raramente attraversata da un refolo di ironia. 
Non mi riferisco al merito dei commenti. Nell’Occidente di Charlie ciascuno è libero di esprimere le opinioni più urticanti, purché rispettose della legge. No, è la forma dei messaggi che corrompe qualsiasi contenuto. Una radiografia di budella, una macedonia di miasmi, una collezione di frasi impronunciabili persino con se stessi. Nessuna di queste oscenità pigiate sui tasti troverebbe la strada per le corde vocali. Nessuno di quelli che per iscritto augurano dolori atroci alla Bonino e rimpiangono il mancato stupro delle cooperanti liberate avrebbe la forza di ripetere le sue bestialità davanti a un microfono o anche solo a uno specchio. La solitudine anonima della tastiera produce il microclima ideale per estrarre dalle viscere un orrore che forse neppure esiste. Non in una dimensione così allucinata, almeno. Per noi innamorati della parola scritta è una sconfitta sanguinosa che mette in crisi antiche certezze. Per la prima volta guardo il tasto «invio» del mio computer come un nemico.  

venerdì 16 gennaio 2015

Spese pazze, assolti i politici piemontesi

Notizia Ansa
Sono stati assolti "perché il fatto non costituisce reato" gli esponenti politici imputati a Torino nel processo-bis per lo scandalo delle "spese pazze" degli ex Consiglieri Regionali del Piemonte. Tra gli indagati, il segretario piemontese del PD Davide Gariglio e l'attuale presidente della Giunta Regionale Aldo Reschigna. 
Nel procedimento con rito abbreviato il Gup Rispoli ha accolto la tesi della stessa Procura, secondo la quale gli episodi di peculato contestati non costituiscono reato per mancanza di dolo. Una proposta in linea con la richiesta di archiviazione presentata alla fine delle indagini preliminari, respinta dal Gip che ordinò il rinvio a giudizio. 

domenica 11 gennaio 2015

No, non siamo in guerra con Allah (riflessioni dopo Charlie a Parigi)

Ho pensato che qualcuno potrebbe essere interessato a conoscere l'analisi di Mimmo Càndito (per i distratti: è anche mio marito) sui momenti drammatici che stiamo vivendo) 

Di Mimmo Càndito
dal blog "Il villaggio (quasi) globale"

No, non siamo in guerra con Allah perché non siamo in guerra con i 90 milioni di musulmani di Egitto, né con i 38 milioni di musulmani del Marocco, o i 35 milioni di musulmani di Tunisia, o i 240 milioni di musulmani dell'Indonesia, o i 150 milioni di musulmani indiani, o i 180 milioni pakistani, o quelli del Libano, del Mali, dell'Arabia Saudita, degli Emirati, dell'Iran, della Giordania, del Sudan, del Niger, e nemmeno con quelli della Libia o della Siria. E dico provocatoriamente che non siamo in guerra con tutta quella gente, e con il loro Allah, per riaffermare invece con più vigore il giudizio che nemmeno essi, ma nemmeno Allah,  sono in guerra con noi. 
Quanto è accaduto a Parigi, certamente terribile, angoscioso, anche seriamente preoccupante, impone una riflessione che non sia soltanto quella istintiva e traumatizzante della paura d'una minaccia che non siamo in grado di controllare. Perché quello, invece,  è l'obiettivo del terrorismo, creare cioè  l'ossessione d'un pericolo che non si può prevedere né misurare, e di conseguenza cedere la razionalità, rifugiarsi nell'attivazione d'una prevenzione dura, repressiva, che mortifica ogni quota di libertà in cambio d'una illusione di sicurezza. 
Ho letto quasi tutti i commenti dei grandi giornali, molte cose sono condivisibili e su altre occorre comunque un qualche distinguo. Ma non intendo fare qui un "digest" approssimativo e forse non del tutto imparziale, né intendo approfondire la divisione tra sunniti e sciiti che, eppure, è rilevante all'interno di una analisi delle tensioni mediorientali oggi. Preferisco richiamare l'attenzione su alcuni aspetti di questa storia amara che meritano un rilievo particolare. Anzitutto, ho dichiaratamente titolato che "non siamo in guerra" perché nel fondo di molti commenti, e di molte reazioni che tutti abbiamo potuto ascoltare parlando con amici o guardando le tv, si agita scomposto e minaccioso questo fantasma, che rischia di dettarci su quale terreno noi dobbiamo valutare la strage dello "Charlie": che, appunto, c'è ormai una guerra in corso, e quanto accade nel territorio dell'Is tra Siria e Iraq o in Nigeria con i Boko Haram o a Parigi con i due macellai francoalgerini o in Israele quando viene lanciata un'auto contro la folla o a Boston quando si corre una maratona, tutto questo, insomma, fa parte d'una guerra unica scatenata contro l'Occidente e che, pur nella diversità degli episodi, riceve una identificazione comune, dettata dall'odio del mondo musulmano verso gli "infedeli". E a una guerra si risponde con una guerra. 
La realtà (e tutti noi che viaggiamo ripetutamente nei paesi musulmani ne siamo testimoni diretti) è che, nel miliardo e 400 milioni di musulmani della Umma, l'adesione a una guerra contro gli "infedeli" è assolutamente marginale, in una consistenza numerica che va al massimo di alcune decime di migliaia di militanti o di sostenitori attivi. Probabilmente non supererà di molto il numero di centomila, che è tanto ma che ugualmente è nulla rispetto ai 1.400 milioni di musulmani. E però è altrettanto reale e importante che, in quella dimensione globale della Umma che non si riconosce nella guerra, vi sono diffuse disponibilità potenziali a sentire come legittima - e perfino condivisibile astrattamente - la "necessità" di difendere con durezza le ragioni fondanti della ortodossia musulmana. Queste disponibilità raramente si trasformano in appoggio reale, partecipe, ma sono comunque presenti e costituiscono il terreno nel quale la militanza militare cerca di arare un consenso e un'adesione. 
Perché? Perché l'obiettivo dei gruppi militanti è di polarizzare la consistenza della realtà, trovare adesioni e arruolamenti nelle loro file in modo da ridurre sempre più la complessità del reale a uno scontro "o noi o loro", o comunque a una divisione teologica tra "loro", l'Occidente, gli infedeli, il Male, e "noi", che siamo i fedeli di Allah e i difensori della religione e dunque il Bene e il Giusto. E poiché nel mondo musulmano - che non ha avuto una "pace di Vestfalia" - non vi è distinzione tra sfera pubblica e sfera privata, la difesa della ortodossia religiosa viene vissuta come baluardo integrale della stessa identità individuale e sociale. Se gli "infedeli" osano criticare o far satira sui valori fondamentali della pratica religiosa vanno attaccati perché mettono in discussione la stessa natura e qualità delle società musulmane. Questo "attacco" è talvolta un disgusto, un rifiuto di costumi e stili di vita che - in contrasto con la tradizione che tende a conservare le stesse modalità sociali di un passato lontano - vengono considerati come simboli evidenti di una decadenza destinata alla rovina, e talvolta invece - ma assai meno diffusamente - diventa la motivazione per una condanna da manifestare con la partecipazione attiva (la "guerra") al ripudio.  
(Vado avanti, se ancora avete pazienza a seguire la mia riflessione). Siamo dunque all'interno di una problematica specificamente culturale, che riguarda cioè la "cultura" di un popolo o comunque di una società costituta da varie società nazionali. Questa "cultura" deve misurarsi ogni giorno con le forme d'una modernizzazione che supera ormai (nel mondo globalizzato) qualsiasi frontiera, per cui la coesistenza tra le modalità proprie del consumo moderno - la tv, le auto, le forme industriali di produzione, l'elettronica etc - e la difesa di una integrità musulmana aderente a una lettura tradizionalista del Corano si fa occasione di contraddizioni che non sempre si risolvono. E, nel disagio di una contraddizione irrisolta, che provoca perdita di identità, squilibri psicologici, affanni difficilmente gestibili, la predicazione della purezza delle origini, perfino la difesa di chi si fa militante di una causa che appare "giusta", offrono un recupero rassicurante di identità, o comunque una tentazione molto consistente. Se le donne dell'Occidente si comportano come puttane, con i loro costumi irrispettosi di qualsiasi tradizione di pudore e riservatezza, allora occorre far di tutto perché le nostre donne, di noi musulmani, non abbiano a subire la contaminazione di simili comportamenti, che rischiano di distruggere i principi fondamentali della società musulmana e il ruolo che in essa hanno uomo e donna. (E questo é soltanto un esempio). 
Operativamente, il risultato di questo scompenso difficilmente assorbibile è quella che definivamo come una tendenziale disponibilità a guardare magari con qualche malcelata simpatia la battaglia di chi fa la "guerra" contro simili corrotti "infedeli",  o comunque la difficoltà diffusa a schierarsi in una condanna ferma e definitiva di quella "guerra". Appare perciò significativo che questa condanna arrivi piuttosto (e quasi esclusivamente) da chi nelle società musulmane ha ruoli istituzionali e identità culturalmente elevata. In altre parole, siamo di fronte a società nazionali accora molto arretrate nella scolarizzazione, e dunque facilmente permeabili da pratiche mitologiche, che la sofferenza delle contraddizioni tra modernità e tradizione la depositano in un rifugio rassicurante di identificazione religiosa/naziomalista ortodossa. 
C'è poi un ulteriore aspetto, che sta dentro il fantasma della "guerra": la predicazione che dice che noi Occidente siamo imbelli, ormai incapaci di difendere attivamente i nostri valori, la nostra stessa identità, e perciò cediamo progressivamente terreno alla aggressività perfino belligerante che hanno i popoli musulmani. E' lo stesso tema che propose con molto vigore Oriana Fallaci al tempo dell'attacco alle Twin Towers, e tuttora ricordo le intense discussioni che per interi pomeriggi ne avemmo in una Kabul ancora in guerra, tra l'ottobre e il novembre del 2001, con Bernardo Valli e Tiziano Terzani (che era colui che con maggiore forza intellettuale si era prodotto contro la tesi della Oriana sulle pagine del "Corsera"). Come allora, anche oggi resto convinto che alcuni elementi del teorema di Oriana siano espressione di una realtà concreta ma alla fine il teorema si autodistrugge. Alcuni anni fa, in America ebbe grande successo un libro (di Kaplan, mi pare, lo lessi negli Usa) che descriveva l'Europa come Venere e invece gli stati Uniti come Marte; non v'è dubbio che i 60 milioni di morti della Seconda guerra mondiale e le distruzioni patite in ogni parte del nostro continente abbiano prodotto una memoria che è fortemente condizionante per le scelte strategiche dell'Europa, quando il dibattito sia chiamato a confrontarsi con conflitti potenziali, al contrario di quanto fanno invece gli Usa che (anche per altre ragioni storiche e culturali) mantengono uno spirito nazionale più fortemente attivo, interventista. Alla luce di questa diversità palese, la definizione, dunque, di un Occidente integralmente imbelle pare malata piuttosto di eurocentrismo, e si sgonfia grossolanamente quando si piega alla lettura d'una realtà dove alcuni comportamenti marginali (cioè di piccole minoranze o di individui isolati) vengono valutati come espressione del comune sentire di tutta una identità "nazionale" di 1.400 milioni di persone. La rilevanza mediatica degli episodi di "qualità vitale" del mondo musulmano - gli attentati, le stragi, la militanza militare del terrorismo - rischia di ingannare la lettura della realtà, facendo confondere la forte eventizzazione di singoli episodi come la rappresentazione della intera realtà. 
Chiudo con la segnalazione di un ulteriore elemento, utile alla comprensione di quanto accade in questa "guerra". Una decina di anni fa Dominique Moisi pubblicò un volume che aveva un titolo molto interessante: "Geostrategia delle emozioni". Il politologo francese esprimeva il convincimento che, nel disegno delle strategie globali, hanno un ruolo non soltanto gli elementi della politica e le ragioni della economia ma anche "le emozioni", il sentire comune dei leader e dei popoli che essi guidano. Tralasciando qui l'Occidente e l'Oriente, Moisi proponeva come elemento caratterizzante della psicologia individuale e collettiva delle società dell'Islam la "umiliazione", o comunque il "risentimento". Diceva la sua tesi che i popoli musulmani, che a lungo erano stati forza vitale e centripeta della storia della umanità, oggi avvertono di essere al margine della Storia, che gli passa accanto quasi ignorandoli; prima l'Occidente, e oggi l'Oriente, appaiono come il fulcro autentico della evoluzione del mondo, ma in questa evoluzione l'Islam non ha più da tempo, da molto tempo, da troppo tempo, alcun ruolo attivo. Il Califfato, le adesioni diffuse nell'Islam al Califfato, la simpatia con cui comunque nel mondo musulmano si è portati a guardare alla "guerra" contro gli infedeli, sono espressioni del desiderio di rivalsa da questa "umiliazione", di un "risentimento" che ora preme per avere una vendetta, il recupero d'un guadagno storico. 
(Ovviamente, non scrivo nulla sull'attacco alla libertà del pensiero e al diritto di manifestare liberamente ogni atteggiamento critico verso tutto e verso tutti, perché di questo hanno scritto paginate intere tutti i giornali. E invece giudico un amaro segno di conferma alla tesi della Fallaci quanto ha scritto Barber sul "Financial Times", giudicando lui sostanzialmente inopportuna la satira di "Charlie" su Maometto e l'Islam: cedere alle pressioni delle armi e del terrorismo, manifestare già una sorta di autocensura, è una strada pericolosa, per tutti ma soprattutto per chi fa il giornalista e ha come primo dovere quello di non tradire la solidarietà verso chi si batte in difesa della ragione critica) 

venerdì 9 gennaio 2015

Quelli non sono

Quelli non sono musulmani. Quelli sono terroristi. Punto

sabato 3 gennaio 2015

Saluggia esclusa dalle aree idonee al deposito di scorie nucleari



Sogin ha consegnato a Ispra la sua proposta di Cnapi, la «Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee» ad ospitare il deposito nazionale unico delle scorie nucleari e il parco tecnologico. La società di Stato che si occupa del decommissioning ha dovuto selezionare i territori da escludere dalle aree idonee in base ai criteri (densità della popolazione, rischio sismico e di allagamenti) diffusi a giugno da Ispra. Dalla lista è esclusa Saluggia.  

Ora l’Istituto per l’ambiente avrà due mesi di tempo per convalidarla e trasmetterla ai ministeri competenti che, dopo 30 giorni, dovranno dare il nulla osta e pubblicarla. La pubblicazione della Carta e del progetto preliminare apriranno una fase di consultazione pubblica e di condivisione, che culminerà in un seminario nazionale, a giugno 2015. 

Elogio dell'imparare (non è mai troppo tardi)


Bertold Brecht torna a godere attenzione. Einaudi ha pubblicato in questi giorni una scelta di sue "Poesie Politiche".
Questo "Elogio dell'imparare" mi pare possa essere utile spunto di riflessione nella nostra Comunità...


Impara quel che è più semplice! Per quelli
il cui tempo è venuto
non è mai troppo tardi!
Impara l’abc; non basta, ma
imparalo! E non ti venga a noia!
Comincia! devi sapere tutto, tu!
Tu devi prendere il potere.

Impara, uomo all’ospizio!
Impara, uomo in prigione!
Impara, donna in cucina!
Impara, sessantenne!

Tu devi prendere il potere.
Frequenta la scuola, senzatetto!
Acquista il sapere, tu che hai freddo!
Affamato, afferra il libro: è un’arma.
Tu devi prendere il potere.
Non avere paura di chiedere, compagno!
Non lasciarti influenzare,
verifica tu stesso!
Quel che non sai tu stesso,
non lo saprai.

Controlla il conto,
sei tu che lo devi pagare.
Punta il dito su ogni voce,
chiedi: e questo, perché?
Tu devi prendere il potere.

Bertolt Brecht

giovedì 1 gennaio 2015

Buon 2015 gente mia!

E' vero che quando si tocca il fondo si può sempre cominciare a scavare, ma ad inizio anno - e soprattutto alla fine di un annus horribilis com'è stato il 2014 - abbiamo il dovere di almeno un piccolo soffio di ottimismo.
Dunque auguri auguri. Deve passare la nottata, come diceva Eduardo...
Buon 2015!