giovedì 9 luglio 2015

La condanna (per modo di dire) di Berlusconi per corruzione

Avete già conosciuto su questo blog il sito Dagospia. Qui riporta con il consueto stile aggressivo la storia della condanna (per modo di dire appunto) dell'ex Presidente del Consiglio per corruzione del confesso De Gregorio. E come finirà, già si sa. 


NESSUNO LO PUÒ GIUDICARE – BERLUSCONI SI BECCA TRE ANNI PER CORRUZIONE NEL CASO DE GREGORIO MA NESSUNO LO FERMERÀ – A NOVEMBRE LA PRESCRIZIONE DECAPITA IL PROCESSO E NEL 2018 IL BANANA PUÒ RICANDIDARSI – LA PICCOLA VITTORIA DI GRASSO - 

La condanna di oggi era quasi già scritta. “Colpa” di Sergio De Gregorio, che ha confessato di essersi venduto a Forza Italia per tre milioni di euro per far cadere Prodi e che per questo ha patteggiato 20 mesi…

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Francesco Bonazzi per Dagospia

SERGIO DE GREGORIO SILVIO BERLUSCONI resizeSERGIO DE GREGORIO SILVIO BERLUSCONI RESIZE 
Uno sparo nel buio. La condanna a tre anni per corruzione emessa a Napoli contro Silvio Berlusconi non cambierà la storia politica del leader di Forza Italia. Forse contribuirà a riscrivere un pezzo di storia italiana, con quel governo Prodi caduto nel ’98 anche per i maneggi del Cavaliere con alcuni senatori, ma per il futuro cambia poco.

SILVIO BERLUSCONI E SERGIO DE GREGORIOSILVIO BERLUSCONI E SERGIO DE GREGORIO 
Merito della prescrizione, che a novembre decapiterà il processo sulla compravendita dei senatori e permetterà a Berlusconi di non macchiare ulteriormente la sua fedina penale. Un minimo di garantismo richiede di tenere conto che l’ex premier avrebbe anche potuto essere assolto in secondo grado o in Cassazione, dove Franco Coppi è maestro. Però la condanna in primo grado è un dato di fatto e senza prescrizione Berlusconi avrebbe un grattacapo di quelli pesanti.

SERGIO DE GREGORIO SILVIO BERLUSCONISERGIO DE GREGORIO SILVIO BERLUSCONI 
Se il processo andasse avanti e culminasse con una sentenza definitiva, il Cavaliere non avrebbe chance di tornare in Parlamento. Invece nel 2019, in base alla legge Severino, torna ricandidabile e questo termine in realtà “retrocede” al 2018 se si tiene conto che Berlusconi otterrà quasi certamente la riabilitazione per la condanna Mediaset.  Ciò significa che il capo di Forza Italia se vuole può tornare in pista per la prossima legislatura.
LavitolaLAVITOLA

Per la storia, ma giusto per quella, resta da dire che era onestamente difficile essere assolti, oggi, a Napoli. “Colpa” di Sergio De Gregorio, che ha confessato di essersi venduto per 3 milioni di euro e ha patteggiato una pena di 20 mesi. Assolvere oggi Berlusconi sarebbe stato come dire che l’ex senatore napoletano con la passione per i servizi segreti si era inventato tutto di sana pianta per il gusto di mettersi nei guai.

Infine resta da ricordare che Piero Grasso aveva voluto la costituzione del Senato come parte civile, scontrandosi con il suo ufficio di presidenza. Oggi la prima sezione penale del Tribunale di Napoli ha deciso che Palazzo Madama andrà risarcito, in misura che sarà poi il giudice civile a decidere. 





venerdì 3 luglio 2015

Gramellini: La ragazza violentata a Roma: se il colpevole non è un extracomunitario...

Ho trovato molto tristemente vere le riflessioni di stamattina di Massimo Gramellini, sulla prima pagina de La Stampa
Titolo: "Poco di buono".

Prati, quartiere del centro di Roma, una ragazzina viene trascinata in un parco e stuprata da un uomo di trent’anni. Immediata sul web si scatena la caccia al nero, all’immigrato, al rom, al sindaco Marino che li lascia andare in giro tutti e tre indisturbati a violentare le nostre donne. Ma appena irrompe la notizia che lo stupratore presunto è un italiano purosangue, per di più militare al servizio della sacra Patria, l’esecrazione della Rete dimentica immediatamente il carnefice e sterza sul vestito corto della vittima (a luglio di solito si indossano gonnelloni di lana) e sui genitori depravati che le permettono di rimanere in strada oltre la mezzanotte a differenza di Cenerentola. Gli stessi fini pensatori che sarebbero stati disposti a incendiare un campo rom per vendicare la ragazza offesa da uno di «quelli», indirizzano adesso i loro miasmi contro la scostumata.  

Cambiano gli strumenti per diffonderlo, ma il pensiero di queste minoranze rumorose non è molto dissimile da quello che doveva animare i loro progenitori nelle caverne: se l’aggressore non appartiene a un’altra tribù, allora è lei che dev’essere una poco di buono. Il problema è che le caverne erano spazi ristretti, mentre questi trogloditi da tastiera rivolgono i loro rutti potenzialmente al mondo intero. Rimedi? Parlarne e scriverne fino alla noia. Le parole sono lente, ma contagiose. Attecchiscono un po’ alla volta e però dappertutto, persino nelle caverne della modernità.  

giovedì 2 luglio 2015

Il lavoro titanico di Fabrizio Barca nel PD

Per i cultori e i seguaci delle cose interne al PD, pubblico questo trafiletto dell'edizione romana del Corriere della Sera, dove si riassume l'andamento del lavoro titanico di Fabrizio Barca nelle sezioni romane del partito: ci sono alla fine brevi considerazioni che possono essere oggetto di riflessione da Bolzano a Canicattì (Crescentino compresa).
MV

Il PD bene ai Parioli, male nelle periferie. 

Dopo lo scontro con le «sezioni», l’ex ministro torna a scrivere della situazione romana e fotografa un partito che vola nelle zone pregiate e fatica lontano dal centro storico

di Alessandro Capponi

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Alcuni circoli hanno «scelto un modo chiuso di reagire, con pressioni ricercate attraverso i loro referenti nel Pd romano o nazionale». Al terremoto successivo alla presentazione di «Mappa il Pd» da parte di Fabrizio Barca sono seguite, evidentemente, scosse d’assestamento: è lo stesso Barca a parlarne nella «nota aggiuntiva» con la quale ritorna sul lavoro per modificarlo (tre circoli) e ampliarlo. Ci sono i «sei passi» (suicidi) che hanno portato il Pd allo stato trovato da Barca; soprattutto, però, c’è una parte dedicata a Roma «per constatare quanta poca cura se ne abbia». Sia chiaro: lo dice parlando del Pd, non del Campidoglio. Barca sceglie di rendere nota «un’informazione elaborata negli ultimi giorni» che, in sintesi, racconta la «fatica del Pd» nelle aree in difficoltà, quelle nelle quali il livello di istruzione è basso. 
E così, incrociando i dati  con quelle delle Europee, Barca scopre che le zone nelle quali i voti Pd crescono più della media cittadina sono quelle — «nobili», benestanti, pregiate — che presentano un alto numero di laureati: Parioli, Eur, Ponte Milvio, Balduina, Centro, Tor Di Nona «dove il Pd non ha mai avuto un forte radicamento elettorale»; con livelli di istruzione bassi, invece, i voti Pd calano (Quarticciolo, San Basilio, La Rustica, Torre Spaccata). Per quel che riguarda le «criticità sociali» della città, Magliana e Torre Spaccata sono nei guai e Centro e Eur nella condizione migliore. E mentre la direzione regionale Pd istituisce «l’albo degli elettori» (per le primarie hanno diritto al voto gli iscritti «in una data non successiva al ventesimo giorno antecedente», quindi basta iscriversi venti giorni prima) Fabrizio Barca torna, senza complimenti, sul Pd Roma. 
Cambia la valutazione di tre circoli: Torrino (fu «terreno di conquista» che però venne «scongiurata») e Ponte Mammolo vengono recuperati nella categoria «inerzia» e lasciano il «potere per il potere»; Testaccio, invece, pur rimanendo nella graduatoria peggiore conquista una valutazione positiva, un «+». 

Nel lavoro vengono richiamati i «sei passi» che hanno portato il Pd allo stato di qualche mese fa: tra questi «l’incapacità di rinnovare gli strumenti di esternalizzazione di funzioni pubbliche (consorzi di “auto-recupero” e “cooperative sociali”), «l’avallo implicito che viene alla logica trasformista dalla ricerca di allargamento di consenso nelle comunali 2006», le modalità di nascita del Pd nel 2007 come affiancamento e non come amalgama di componenti», «le Parlamentarie 2013 per la logica personale che guida la ricerca di preferenze e per la disattenzione allo svuotamento di quadri che la selezione produce», e "il mancato presidio del Congresso 2013". 

Il grido di dolore di Gabriele Massa

Pubblico volentieri il grido di dolore del consigliere comunale Gabriele Massa a proposito della convocazione del Consiglio Comunale di domani mattina 3 luglio, venerdì. 

Ebbene si, credevo che dopo la prima convocazione del Consiglio Comunale da parte dell'attuale amministrazione alle nove del mattino, non dovessi più aspettarmi di peggio, invece mi sbagliavo. E' vero che non tutti abbiamo la stessa sensibilità nei confronti dei nostri concittadini i quali non potranno mai partecipare ad un'adunanza fino a quando, almeno su questo punto, la giunta comunale non riconoscerà l'errore per ritornare a convocazioni più consuete (alle 21:00, per esempio). 
Non solo sono trascorsi quasi due mesi dall'ultima seduta di consiglio, dimostrazione di un'agghiacciante inattività politico-amministrativa ma, come se non bastasse, apprendo da una mail inviata dagli uffici che la prossima seduta sarà alle nove con, pensate un po', venti punti all'ordine del giorno di un'importanza vitale per le sorti del nostro Comune; verranno infatti determinate le tariffe e contestualmente discusso il bilancio, occorrenza annuale che designa quali sono i progetti a breve e lungo termine dell'amministrazione. 

L'impressione che si ha è che la maggioranza non voglia condividere le proprie scelte ed i propri obiettivi con la cittadinanza, perché altrimenti la sensibilità alla quale facevo riferimento qualche riga fa, avrebbe comportato una convocazione serale, favorendo la partecipazione e l'informazione. Invece no, venti punti accumulati, quasi come a volersene sbrigare in fretta e furia in un'unica occasione...  
Gabriele Massa 

mercoledì 1 luglio 2015

Nicoletta Ravarino: un Saggio dell'Asilo e un grazie a Bianca e Caterina (e a tutti)

La più bella risposta a tanti pensieri negativi che attraversano in questi giorni la nostra Comunità, è questa recensione di uno spettacolo al teatro Angelini, con complimenti doverosi e condivisi all'Asilo già delle suore. Brave ragazze!!!
Marinella
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di Nicoletta Ravarino

Vorrei spendere ancora poche parole per fare i complimenti alle mie amiche Bianca Ratto e Caterina Borgondo per il miracolo che sono riuscite a compiere. Una struttura in forte difficoltà' nonostante il sostegno di molti Crescentinesi rischiava di chiudere ed invece l'altro giorno ha dato segni di straordinaria vitalità' nel modo più bello: dimostrando con i fatti il risultato grazie ad un saggio di fine anno bellissimo, con più' di 60 bambini che frequentano la struttura.

I complimenti alle insegnanti che con tenacia e pazienza in poco più di un mese hanno organizzato un intrattenimento che parlava di emozioni e di come vincere le paure che tutti abbiamo e ci portiamo dietro talvolta anche da grandi, ma che se affrontate nel modo giusto creano persone sicure. 

Dietro a tutto un grosso lavoro di educatore e di gruppo, per un risultato sotto gli occhi di chi come me lunedì 18 giugno era al Teatro Angelini.

Tutto è' iniziato con una bella e lunga canzoncina in inglese  con il maestro James  con risposte alla domanda " come mi sento oggi.? "Allegro, triste arrabbiato...".

Scenette deliziose sulla paura del buio nel bosco e come vincerla , sulla gentilezza che illumina il mondo che ci circonda, che con Il girotondo che sconfigge la strega Rabbia sono state un. crescendo; ma per me la più' bella e' stata la minestra della amicizia. 

Ve la racconto : un contadino arriva in un paesino dove gli abitanti non si parlavano più
e chiede un po' di acqua ed un fuoco per insegnare ad una nonnina a preparare  un nuova e gustosa minestra. Chiede , rimestando, ad uno ad uno gli ingredienti necessari, e viene accontentato, prima da un bambino poi da un'altra bambina e da un'altra ancora; tutti partecipano e donano riuscendo a dare vita ad una deliziosa minestra da gustare insieme intorno ad un tavolo. Un messaggio di partecipazione e di gioia attraverso la condivisione, un messaggio forte dai piccoli per i grandi che qualche volta dimenticano.

Hanno concluso la festa due belle canzoncine inglesi e la consegna dei diplomi ai piccoli che a settembre inizieranno un'altra avventura: le elementari.

Si respirava un'aria speciale di serenità, nel vedere tutti quei bei bambini festosi, educati e ben preparati e disinvolti sul palco che ci ha ricompensati ( immeritatamente mi ci metto anch' io che in quel periodo ero la rappresentante del Comune nel CDA) del periodo  difficile di rinascita dell' asilo. 

Una scommessa difficile ma " missione compiuta" ed adesso non bisogna mollare perché' Crescentino e tanti genitori e bambini hanno bisogno che continui a funzionare bene con un'offerta formativa dinamica per andare incontro alle esigenze delle famiglie con fasce orarie più' ampie ed utenze con esigenze legate ad un mercato del lavoro variegato.

Mi permetto intanto di invitarvi a diventare sostenitori (bastano poche decine di Euro) per aiutare con il vostro libero contributo la sopravvivenza di una struttura importante in un momento in cui i fondi pubblici destinati a questi enti sono sempre più scarsi ed i costi di gestione sono impattanti. Gli sforzi fatti finora hanno permesso di salvaguardare posti di lavoro ma anche di crearne di nuovi, cosa di non poco conto in un periodo di crisi e di servizi che si riducono.

domenica 28 giugno 2015

La Gazzetta, La Periferia, il PD, Mosca e il fascino segreto di Allegranza

Un articolo che non manco mai di leggere sulla Gazzetta di Lorini è la Rassegna Stampa. Praticamente sempre dedita alle note battaglie di avanguardia della Periferia.
In queste settimane La Gazzetta disquisisce con bella ironia sulla campagna mediatica del giornale concorrente per "aizzare la popolazione all'odio contro i migranti, i profughi, i rifugiati, i richiedenti asilo".  Leggo tra l'altro: "e siccome 'dajje al negro' è un genere che ai lettori piace assai, dopo aver soffiato sul fuoco a Saluggia ci si sposta a Crescentino. Dove di migranti non ce ne sono (cioè, ce ne sono tanti ma sono arrivati 40, 50 anni fa), la Prefettura non ne ha mandati ma ....". Segue il resoconto del timore che essi migranti "possano arrivare a Villa Tournon, al centro di un parco giochi frequentato ogni giorno da decine di mamme e bambini". Robe da matti davvero. 
La stessa atmosfera della Periferia, rafforzata da richieste di controlli e quant'altro, viene esibita dalla tristemente nota mozione del Consigliere Mosca: che alberga in apertura della pagina crescentinese della Gazzetta, con tanto di foto del Sullodato e delle sue pregevoli bretelle da benestante che fatica a scucire l'euro per il "povero negro" (con la "r").
Ma non leggo commento alcuno del vispo direttore del mio sempre giornale preferito, su questa vicenda. Se tale atteggiamento andava sottolineato per la Periferia, perché non per il baldo Consigliere, in un bel fondo di quelli suoi? Ai miei tempi sono stata passata per le armi per molto meno.

Il fondo sul PD

L'abile penna viene invece caricata per l'auspicabile rinascita del PD locale. Nel fondo "Il partito che cambia" si ripercorre la storia delle due liste perdenti, la débâcle di tessere e assenze seguita alla sconfitta elettorale a tutto campo. Per poi rimarcare  le presenze alle nuove riunioni, e concludere: " 'Il cuore del nuovo PD crescentinese aperto verso l'avvenire' - per dirla con Ravarino - è tutta la Giunta Venegoni. Tranne un suo membro: che prima hanno fatto fuori dal Municipio, ed ora anche emarginato dal partito". 

Dovete sapere che ho due gatti, e hanno l'abitudine di mangiare qualche fiocco della loro pappa, poi allontanarsi, e venire da me a chiedere altro cibo, come se non vedessero più la scodella piena. Mi sono venuti in mente, perché anche loro non vedono, non si accorgono. Il fondista della Gazzetta non ricorda, non si accorge che quella mammoletta di Allegranza si era fatto fuori da solo con la sua bella idea di quella lettera del famoso 18 febbraio 2014 inviata ai giornali mentre io ero a Sanremo, piena di accuse varie, dal mio assenteismo in là, che posso anche ripubblicare, ad usum Lorini. 
Era pur sempre il Vicesindaco, potevo fidarmi ancora di un vice che mi sparava in faccia solo per candidarsi sindaco, pronto al tutto per tutto? Ricordo anche che, nei pochi mesi da lì alle elezioni, nessuno abbandonò la nave della Maggioranza. 

La storia seguente era già scritta prima di cominciare, bastava togliersi le fette di salame dagli occhi. Quel che successe nella costruzione delle liste com'è noto non lo so, perché tutti presero le distanze da me, da Gianni Taverna a Franco Allegranza. Ciascuno con i suoi bravi motivi elettorali o personali. Furbizie o rivalse. Ma ne girano di ogni, ogni giorno ne apprendo una nuova. 
Vi giuro che non me ne importa nulla, e penso sia arrivato il momento di lasciarsi dietro quella pagina sciagurata e di occuparsi d'altro. Delle persone comuni, alle quali questi comportamenti non piacciono, tanto che hanno disertato le tessere. 

Solo i politici navigati si divertono.  Scazzottarsi ha portato solo acqua agli avversari politici. Dico solo che il PD di Crescentino deve ricominciare a vivere non per i notabili ma per la gente comune, per essere al fianco delle persone e dei loro problemi. Se no, che si vive a fare? 




sabato 27 giugno 2015

Accordo sui profughi al summit dell'Unione Europea

Sperando che qualcuno legga prima di spararle grosse sui blog, ben coperti da anonimato (così non si vede quanto siano ignoranti non perché ignoranti, ma perché dediti alle proprie idee soltanto, senza cercare il confronto), pubblico qui i termini dell'accordo raggiunto alla Commissione sulla discussa questione dei migranti. 
Da La Stampa di oggi, autore l'ottimo Marco Zatterin.
MV


Strutture, quote e rimpatri: come si muoverà da oggi l’Europa

«Per la fine dell’estate saremo molto vicini a determinare dove distribuire i 40 mila», stima una fonte diplomatica europea. Processo lento, dunque, ma a suo modo concreto. Nelle prossime settimane i tecnici della Commissione, d’intesa con quelli della presidenza lussemburghese entrante, lavoreranno ai criteri di ripartizione dei migranti aventi diritto di protezione che l’Europa dovrà spartirsi sulla base del consenso e delle necessità specifiche. L’effetto del modello scelto dal Vertice Ue è che i 24 mila presi nei centri italiani lasceranno il Paese dall’autunno, dopo una lavoro di definizione delle quote che non appare facile. Non è la sola novità del summit chiusosi ieri. Ecco le altre. 

HOTSPOT  
La Commissione Ue è chiamata a redigere entro il mese di luglio, in cooperazione con gli Stati, «una tabella di marcia sugli aspetti giuridici, finanziari e operativi» delle nuove strutture di accoglienza negli Stati. Sono gli hotspot - i «punti di crisi» - dove le autorità nazionali, gli esperti di altri Paesi, l’agenzia Frontex per la sorveglianza delle frontiere, l’ufficio per l’asilo (Easo) e l’Europol, identificheranno chi arriva. Ciò consentirà di stabilire chi ha bisogno di protezione internazionale. Gli altri dovranno essere rimpatriati. Il funzionamento dei centri è una condizione necessaria per avviare la riforma del regolamento di Dublino che impone il principio dello sbarco nel porto sicuro più vicino. L’Italia ne avrà 5-6 sparsi nel Mezzogiorno. Funzionamento previsto: autunno.  

IL REINSEDIAMENTO  
Ventimila cittadini stranieri aventi diritto alla protezione internazionale, ma non ancora entrati in Europa, verranno redistribuiti fra «tutti gli Stati» rispecchiando le loro «situazioni specifiche». Tempi e modi da definire. 

RIMPATRI  
I leader chiedono di mobilitare «tutti gli strumenti a disposizione per promuovere la riammissione degli irregolare nei Paesi di origine e transito». Il Consiglio, con la Commissione, «preparerà un pacchetto globale» per chiudere i negoziati coi Paesi terzi: attualmente non abbiamo dei patti simili con alcun Paese del Nord Africa, ad esempio. Gli Stati si impegnano ad adottare pienamente la direttiva rimpatri, mentre le espulsioni decise finiranno nel Sis, il Sistema di informazioni di Schengen. Attualmente è molto difficile sapere se un migrante è stato espulso da un altro partner europeo. 

FRONTEX E GLI ILLEGALI  
Entro luglio, la Commissione stabilirà le modalità con cui Frontex potrà fornire sostegno immediato in materia di rimpatri agli Stati sotto pressione come Grecia e Italia. Oggi, noi espelliamo appena il 20% di chi ha un foglio di via. La Francia fa appena meglio.  

ASILO  
Nel corso del mese venturo Bruxelles dovrà dire come l’Easo potrà coordinare l’attuazione delle disposizioni sul Paese di origine sicuro. Serve una lista degli luoghi verso i quali è possibile rimandare i clandestini. E serve in fretta. 
 
MARCO ZATTERIN

mercoledì 24 giugno 2015

Di che pasta è fatto il Consigliere Mosca?


Avrete ormai letto sul blog di Mauro Novo (che gentilmente mi ha dato il permesso di riprodurla, più sotto) la mozione del redivivo consigliere Gian Maria Mosca, che torna ai fasti della prima fila "politica" dedicandosi all'argomento del giorno, i profughi che vivono a Verrua Savoia da qualche tempo. 
Mi dicono che si sta per accendere anche una competizione in Consiglio fra chi è più oltranzista e più duro nei confronti della nuova situazione. 
Una bella lezione di vita, davvero, per la nostra povera Crescentino. 
Molti consiglieri e sindaci di destra in giro per l'Italia sono finiti sulle prime pagine dei giornali per aver espresso idee molto più pacate di quelle che avete letto o leggerete qui sotto.
Poche parole.
Spiace che l'intelligenza di un Consigliere Comunale con la laurea sia messa tristemente al servizio dell'euro per il carrello. 
Spiace che egli dimentichi che cosa c'è dietro l'arrivo di tante persone, da Aosta a Lampedusa fino in Svezia, in quest'epoca che fra 100 anni sarà ricordata sui libri di storia per le spaventose migrazioni causate dalle guerre più atroci ma anche dalla fame dei paesi meno sviluppati, quelli che i cosiddetti paesi civili non sono stati finora in grado di aiutare sul loro territorio, limitandosi a sfruttarne le risorse. 
Spiace che una decina di persone - peraltro nemmeno residenti a Crescentino - che sono senza patria, senza affetti, senza soldi, e per ora senza prospettive, vengano viste come dei pericoli pubblici. 
Poche domande.
Abbiamo paura di dieci profughi? 
Chi ha scritto questa mozione sembra non aver visto un tg, non aver letto un giornale né un libro da tempo. 
Che cosa c'è nel nostro animo, se consideriamo ogni sconosciuto (quelli poveri eh, che per gli altri non c'è problema) un pericolo per i nostri beni? 
Che educazione diamo ai bambini e ai ragazzi, se il messaggio che arriva loro dai nostri comportamenti è che bisogna sempre diffidare, allontanare, protestare per uno che ti chiede un'euro senza puntarti la pistola, e chiamare i carabinieri? 
Quali virtù umane vengono promosse da questa mozione, che sembra ignorare ogni pudore civico? 



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Mi hanno detto che la Sig.ra Moscoloni, Sindaco di Verrua Savoia, è una persona di vero cuore, generosa ed ospitale non solo a casa degli altri.
Non se la prenda, quindi, se in questo caso le chiediamo di collaborare con noi aiutandoci ad acquisire qualche notizia basilare, anche per ragioni di sicurezza pubblica, sui giovani ospitati sul nostro territorio (benché per qualche ora, di notte, formalmente sul bordo del confine di Verrua Savoia), permanentemente occupati di fronte al nostro ipermercato ad esercitare il diritto perentorio di 
parcheggiare i nostri carrelli prelevando il nostro Euro.

E’ mai possibile che uno non possa in santa pace decidere se tenersi in tasca quell’ultimo Euro in attesa che tra poco tempo qualche nuovo aumento, o la prossima imposta, lo polverizzi anche senza l’aiuto dei nostri vicini di casa?


                                                                                                                                                                                                                                                                                                    GIAN MARIA MOSCA

Ill.mo Consiglio Comunale di Crescentino Pregiatissimi Colleghi Consiglieri,

 le ripetute smentite – lette sugli organi di informazione – di fronte all’ipotesi che a Crescentino vengano ospitati gruppi di migranti, risultano tanto interessanti quanto prive di prospettiva. Infatti sul nostro territorio sono già ospiti, durante l’intero arco della giornata, coloro che di notte dormono in territori vicini, primo fra tutti Verrua Savoia. 

Ho personalmente verificato che costoro stazionano per lo più di fronte all’ipermercato di via Viotti dove, muniti di cuffie nelle orecchie e telefono cellulare (o altro dispositivo elettronico) tra le mani, camminano a falcate verso i clienti che escono dal negozio dicendo a voce alta: “CARRELLO!”. 

Senza attendere una risposta o un cenno adesivo, costoro si pongono in ogni caso ad un metro e mezzo circa dalla persona che scarica la spesa nel baule dell’auto, guardandola in silenzio fino alla fine. 

Qualcuno cede per timore, qualcuno per fastidio. Qualcuno resiste e mantiene il carrello riguadagnando la propria moneta. Il fenomeno è inopportuno e sempre più ricorrente. Poiché da un confronto avuto con le Forze dell’Ordine locali non risulta che costoro siano noti ed identificati, il che tra l’altro agevola chi si dissocia dal problema avendolo creato, chiedo al Consiglio di votare all’unanimità la seguente mozione costituente anche atto di indirizzo per l’Amministrazione:

 “Il Consiglio Comunale di Crescentino si esprime affinché:

 - venga richiesto a stretto giro a tutti i Comuni confinanti sul cui territorio risultano ospitati – per la notte – migranti / profughi, a partire dal Comune di Verrua Savoia in relazione a coloro che dimorano in Frazione La Rocca, un’informativa completa contenente i dati anagrafici dei predetti soggetti, la durata prevista del soggiorno e le attività poste in essere dai medesimi – per quanto noto e verificabile – durante la giornata -

 venga impartito un ordine di servizio al Comando di Polizia Municipale affinché, ove possibile anche di concerto con i Carabinieri della locale Stazione, dia corso ad attività di vigilanza del territorio identificando (e verificandone la regolarità amministrativa) coloro che, stazionando o meno nei pressi di esercizi pubblici, molestano l’utenza e la cittadinanza con atteggiamenti come quelli sopra descritti. 

Con osservanza.

 Gian Maria Mosca 

venerdì 19 giugno 2015

Addio a Beppe Aichino, il prof.

Il povero Beppe Aichino non è più tra noi, se n'è andato in seguito ad un edema polmonare  all'ospedale di Chivasso dov'era ricoverato da alcuni giorni. A ottobre avrebbe compiuto 80 anni.
Una figura caratteristica della nostra comunità, a lungo professore alla Ragioneria. A lungo, in gioventù, ha suonato l'organo in Parrocchia durante le funzioni: ancora mi ricordo il suo stile.
Persona stravagante e simpatica, un solitario senza averne la vocazione; i suoi ultimi anni sono stati rallegrati e confortati dalla straordinaria solidarietà umana di alcuni Crescentinesi, ai quali va la mia ammirazione. 
Ciao Beppe!!!!

Ed ecco il pensiero di Massimo D'Alema, la grande star (dal Corriere della Sera)

Ne conosco pochi più scostanti di lui, e in compenso sono tutti meno intelligenti. Il Corriere della Sera di questa mattina pubblica questa intervista a firma di Antonio Macaluso, che l'ha scovato se ho capito bene a una cena della sua Fondazione Italiani-Europei (più che altro, della cena di finanziamento si è parlato al TG7 di ieri sera, quando Mentana ha fatto ascoltare una sua battutaccia sul basso livello dei giornalisti, alla quale Mitraglia ha replicato con un ironico "Caro...").
Il titolo del Corriere è
"Se cede il PD, Italia preda dei populismi/Ora si deve riaprire il dialogo interno al partito".
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Il sorriso sotto i baffi c’è, ma è amaro: «Oramai lo dico senza alcuna vis polemica... Non partecipo più alle riunioni del Pd. Non mi arrabbio neanche più, sono preoccupato. Se si spezza il legame tra il Pd e la sua gente viene meno un punto di tenuta che ha retto finora. E rischiamo di cedere nel pieno della crisi europea, stretti tra Grecia e immigrazione». 

Massimo D’Alema è appena tornato da un convegno a Tunisi. 
«Ovunque vado, fuori dall’Unione, mi colpisce l’impressionante caduta di immagine dell’Europa. C’è una crescente disillusione. Sull’altra sponda del Mediterraneo vengono apprezzati gli sforzi fatti dall’Italia con “Mare Nostrum” e altre iniziative, ma quando descrivono ciò che i loro cari trovano nel nostro Paese, allora il racconto cambia: sfruttamento, ingiustizia, prevaricazione. C’è molto turbamento per l’incapacità dell’Europa a fronteggiare un’emergenza che riguarda alcune decine di migliaia di persone». 

Potrebbero arrivare centinaia di migliaia di immigrati. 
«Se non si riescono a gestire poche decine di migliaia di persone e si diffondono immagini di abbandono, degrado, mancanza di controllo, è naturale che aumenti la paura, ma ciò dimostra un impressionante vuoto di classe dirigente. Durante la drammatica crisi del Kosovo ci furono 300 mila profughi, ma non vi fu questo stato di tensione. È vero che era un’Europa forte, dove c’era una comunità di valori solidali e condivisi. Governava la sinistra». 

Anche oggi in Francia e in Italia è la sinistra che governa. 
«In Francia è una sinistra tallonata da Marine Le Pen, mentre l’Italia fa quel che può, stretta tra una legge folle, la Bossi-Fini, che produce clandestinità e respinge l’immigrazione di qualità, e la mancata gestione del fenomeno. In questo quadro, la sinistra rischia la sconfitta: non può affrontare il problema accodandosi ai populismi. Rischia di perdere senza combattere. In gioco ci sono i valori di accoglienza e solidarietà della democrazia europea». 

Sulla quale pesa anche il caso Grecia. 
«Sì, infatti, è l’altra grande emergenza che, se non risolta, non solo avrà risvolti economici devastanti, ma causerà anche una nuova ondata antieuropea. Se la Grecia non sarà salvata, il cittadino medio penserà che l’Europa feroce dei banchieri ha voluto schiacciare chi si è ribellato all’austerità in nome della sopravvivenza». 

Arriviamo alla politica italiana. 
«Quello che è avvenuto è più che un campanello d’allarme. Ho letto dichiarazioni che attribuiscono responsabilità alle primarie, ai candidati. Ma come? Una volta le primarie facevano vincere e ora fanno perdere? Tutto questo non c’entra nulla. Quando c’è una tendenza che si manifesta in tutto il Paese e con tutti i candidati, salvo eccezioni, si è di fronte ad un fatto politico. Non ci vuole un grande analista per capirlo: una parte grande del nostro elettorato ci ha abbandonato e il crollo della partecipazione al voto è stato particolarmente forte nelle Regioni rosse». 

Facciamo un breve elenco dei mali che affliggono il Pd. 
«Il fatto più grave? Tanti militanti e dirigenti hanno abbandonato il partito negli ultimi mesi e anziché capire che questo era il segno di un distacco progressivo di una parte importante dell’insediamento storico della sinistra, si è reagito con un atteggiamento sprezzante che ha finito per radicalizzare un sentimento negativo verso il Pd». 

Renzi fa un’analisi diversa e pensa di tornare al Renzi 1... 
«Il Renzi 1 è quello che ha portato il Pd unito alle Europee». 

Cosa è successo dopo il 41 per cento alle Europee? 
«Si è illuso di avere oramai vinto e di poter fare da solo ma ha finito per deludere molte delle speranze che aveva suscitato. La disillusione è stata ancora più cocente. Di fronte a misure che hanno colpito il nostro popolo, la gente si è sentita tradita. È di oggi il provvedimento che permette alle aziende di spiare mail e telefonate dei dipendenti. Speriamo che venga modificato, ma il fatto stesso che il governo del Pd possa prendere un provvedimento del genere è inquietante. Ho paura che possa alimentare nel popolo della sinistra un sentimento di estraneità e di disamore. Pensiamo a ciò che è accaduto nella scuola, dove si sono create le condizioni perché la rivolta degli insegnanti fosse uno dei fenomeni che ha caratterizzato la campagna elettorale». 

Bisogna cambiare rotta, riaprire il dialogo interno? 
«Sì, certo. Basta con questa finzione sui riformisti e i conservatori: tutti vogliamo le riforme. Si tratta di capire se sono le nostre riforme oppure quelle ispirate dal centrodestra. Mentre la riforma uninominale Mattarella fu una grande riforma perché creava le condizioni per una democrazia più avanzata e dava maggior potere dei cittadini, l’Italicum è una legge dirigista e plebiscitaria, pericolosamente ispirata al Porcellum. E se la sinistra fa le riforme della destra, il nostro popolo ci lascia. Colpiscono l’entusiasmo di Sacconi, che parla di vittoria culturale della destra, il sostegno di Bondi, la simpatia di Verdini. Non solo non colmano il vuoto che si crea dall’altra parte, ma rischiano persino di incoraggiare tanti a sinistra che pensano che questo non sia più il loro partito». 

E dunque? 
«Ci vogliono coraggio e onestà intellettuale, non si può sempre dare la colpa agli altri. Gli altri vanno rispettati. Si parla di Blair, dimenticando che fu capace di andare verso il centro, ma mantenendo il radicamento tradizionale del partito laburista. Vinse perché fu un rinnovatore e non un rottamatore». 

Vede segnali di cambiamento nella gestione Renzi? 
«Alcune delle dichiarazioni attribuite a Renzi in questi giorni mi hanno preoccupato perché sembrano voler dividere anziché unire. Che senso ha dire: Marino deve avere paura? Renzi è il capo del governo e il segretario del partito. Non può liquidare una situazione così complessa con una battuta. Il sindaco di Roma è in una tempesta: o lo si sostiene o si va alle elezioni. Indebolirlo e lasciarlo a se stesso non mi sembra una buona soluzione». 

Renzi l’ha più visto o sentito? 
«No. Ma d’altro canto capisco il rilievo dei suoi impegni e non si tratta di rapporti personali. Si tratta della necessità di un confronto serio e di un cambiamento politico, che sono indispensabili e urgenti». 

Non è che fa il gufo? 
«La prego... Sono preoccupato, ho paura che il Paese non ce la faccia e che, se cede il Pd, finisca preda dei populismi. Occorre ricostruire il campo del centrosinistra. In fondo Berlusconi sta cercando di fare la stessa cosa dall’altra parte. Noi non possiamo pensare che si possa andare avanti come se nulla fosse, magari con i voti di Verdini. Non credo che quei voti ci riporteranno i milioni di voti persi tra la nostra gente. Vorrei garbatamente farlo presente a Palazzo Chigi». 

mercoledì 17 giugno 2015

Rossi (governatore Toscana): vince chi occupa il Centro ma non perde a Sinistra


Se a qualcuno può interessare, fra le figure emergenti e pensanti del Centro-Sinistra, oltre al mitico Barca, c'è il governatore della Toscana Rossi, che in questa intervista a Repubblica, uscita stamattina, mostra di che pasta è fatto e i ragionamenti sensati da portare avanti in quest'area politica tanto sofferente. 
MV



FIRENZE. "Il partito della nazione? Per il Pd finisce prima di cominciare. È il caso invece di provare ad essere il partito della sinistra nuova ". Enrico Rossi, governatore della Toscana rieletto col 48 per cento, apre una discussione sulla natura e il destino dei Democratici.

Renzi dice che l'Italia è un paese moderato dove vince chi occupa il centro.
"E io aggiungo che vince chi occupa il centro ma non perde a sinistra. Sarebbe un grave errore ignorare la delusione che emerge dall'astensione record e dai tanti segnali di disagio della società".

Alle Europee il Pd aveva fatto centro. Che è successo poi?
"Allora era stata importante la forza innovativa del leader ma ancora più decisiva la scelta di stampo laburista degli 80 euro in busta paga. Dopo un anno di riforme è inevitabile scontentare parte dell'elettorato ma non bisogna accentuare la frattura".

Pensa a scuola e sindacati?
"Il rapporto con i sindacati è vitale per una forza di sinistra, non perché si debba sempre dare ragione a loro ma perché sono importanti. Il Pd deve costruirsi un'idea delle forze sociali con cui dialogare prioritariamente. Esiste un mondo del lavoro che è fatto di capitani di industria che investono sull'innovazione e di lavoro dipendente. Vorrei che nelle fabbriche si parlasse di introdurre modelli di cogestione e compartecipazione, i tempi ormai sono maturi in un paese vocato all'export. Queste elezioni denunciano la necessità di avere un profilo culturale più forte in campo sociale. Non è un caso che tutti aspettiamo l'enciclica del Papa. Anche la politica ha bisogno di avere una filosofia alle spalle. E il centrodestra vince ancora perché è capace di conservare la sua egemonia culturale di fronte ad emergenze come quella dell'immigrazione".

Il Pd paga le sue divisioni?
"Sono contrario alle divisioni, è giusto discutere ma poi ci si adegui al voto della maggioranza. Altrimenti non siamo un partito. Servono organi dirigenti più snelli, un maggiore radicamento nel territorio e un vero coinvolgimento degli iscritti. Per me non va bene il partito all'americana che lavora in vista delle primarie
e delle elezioni. Io penso a un "partito comunità" di impronta olivettiana che sia un corpo intermedio tra individuo e Stato. Un partito di fede e di militanza fondato su valori condivisi, che mantenga un carattere di leggerezza ma non diventi mai volatile"