domenica 29 maggio 2016

Franco, il nostro Bumbardin

In tutti i piccoli centri della nostra Penisola, ci sono persone che riescono a catturare la simpatia popolare senza gesti eroici, con l'arma della semplicità. Franco Saluzzo, il nostro Bumbardin, era un tipo particolare. Aveva appunto suonato nella Banda Comunale, girava con un'Ape riconoscibilissima da chiunque, era una persona generosa che faceva molto volontariato. Era sempre pronto a una battuta, a un sorriso, rispondeva per le rime quando si scherzava nelle tavolate delle quali era sempre ghiotto ed entusiasta ospite. 
Cose piccole, certo. Ma in un paese come il nostro che non sorride con facilità, facevano la differenza.
E' così che prima un tardivo amore, per il quale in tanti abbiamo fatto il tifo, poi la repentina malattia e la scomparsa di Franco sono stati seguiti con trasporto e preoccupazione da tanti crescentinesi, che si ricorderanno a lungo di lui, detto il Bumbardin. Un altro pezzo della vecchia Crescentino se ne va. Ciao Franco, non fate troppo casino lassù con il Madur. 

mercoledì 25 maggio 2016

Il povero parco Alemanno della Madonna del Palazzo (e del Levi Montalcini)


Leggo su La Stampa di oggi che il dottore forestale Carmelo Fruscione vuol spiegare ai cittadini quanto siano importanti i parchi nella nostra vita: è indubbio che (anche a Crescentino) essi migliorino la qualità della vita, abbattano  i livelli di CO2 e il caldo d'estate.
Noi abbiamo dei viali bellissimi, e anche debbo dire ben tenuti in questo momento. Abbiamo anche bei parchi, bellissimo il Montalcini, poi parchi giochi per i bimbi, che è una fatica mantenere sempre intatti da vandali e superuso e usura del tempo.

Quello che è rimasto senza scalpo è il parchetto Alemanno di fianco al Santuario Madonna del Palazzo, che nei Novanta fu una delle opere per me più care della mia Amministrazione, come ora il Teatrino del Palazzo Comunale. Fu dedicato a Nello Alemanno, perché il terreno di sua proprietà giaceva in preda alle erbacce in attesa della chiusura della lottizzazione delle villette, e senza il suo assenso sarebbe andata sempre peggio: invece in 4 e 4 otto, appena glielo chiesi, sbloccò il terreno e poté nascere quella meraviglietta che è.
Però quando è stato tagliato lo scalpo a tutte le piante del Paesello, pure lì fu portata via una serie di alberi, evidentemente malati, che facevano da corona e chiusura al verde.
Mentre in piazza Garibaldi le piante tornarono quasi subito, con la popolazione che guardava i buchi in cagnesco, nessuno spese una parola per il parco Alemanno: e poverino è ancora lì con un buco grande come una alopecia vegetale, e non ho sentito nessuno lamentarsi (e mai ne sentirò). Perché? Un po' ha il peccato originale di esser stato fatto da me, un po' chissenefrega. 
Eppure basterebbe andare alla Forestale, e farsi dare delle piante. Gratis, che tanto dove non si vuole i soldi non si trovano.
Eddai mettete ste piante! Saranno 3, farete bella figura.

Ma intanto che ci sono, mi dolgo assai di un'altra opera incompiuta, a opera della mia Amministrazione 2. 
Il gazebo che dovrebbe ospitare orchestrine al parco Levi Montalcini giace come struttura metallica, un'idea platonica di una riparo al quale tenevo tantissimo per eventi nel parco medesimo. In compenso, fu completato a tempo di record quello che sarebbe dovuto diventare un bar, fra la perplessità di molti dei miei e il gradimento totale di uno solo. E combinazione, man mano che la struttura cresceva, spariva dalla mia vista chi del parco si occupava, preferendo egli frequentare altri uffici. Anche così si guarda al futuro, scegliendo le porte dove entrare: certo che poi se le cose van male, ti ritrovi con la porta chiusa e buonanotte. 
Così, adesso, abbiamo l'incompiuta del Montalcini, e meno male che agli attuali amministratori è venuto in mente di mettere gli Alpini nel futuro bar mai nato. Per evitare un altro fantasma. 



lunedì 23 maggio 2016

Hanno riaperto la trattoria dei Galli (che bello)

C'era una confusione bestiale, domenica sera alla Trattoria dei Galli che ha felicemente riaperto alle 18, con un invito praticamente a tutta la popolazione (non solo della frazione, ma a tutte le altre e al Centro).
Succede sempre così quando si annuncia una magnata gratuita, ma non è su queste dinamiche così note che vi voglio intrattenere.

Mi sembra bellissimo che il prode Oreste abbia trovato qualcuno in grado di rimettere in moto la sua storica attività in uno dei luoghi tradizionalmente più amati da locali e viaggiatori, dai camionisti alle famiglie che arrivano fin da Torino per gustarsi gli antipasti e tutto il resto (copioso). Una chiusura più prolungata avrebbe di certo nuociuto al ritorno della clientela. 

Il signore che ha preso in gestione la Trattoria Operaia come si chiamava una volta (di certo prima che ci mettesse piede un tipo grazie al quale certe cene di un tempo sentirono il dovere di trasferirsi altrove, per non doverselo trovare davanti)))), il signore, dicevo (del quale ancora non conosco il nome), mi ha raccontato di avere una lunga tradizione di cucina. Arriva con la moglie dalla Bocciofila di Castiglione, ha navigato a lungo, è stato a lungo in Argentina dove ha imparato a cucinare l'asado, che sarebbe l'arrosto ma si intende, laggiù, carne cucinata alla griglia.
Vabbé, lunga vita alla Trattoria dei Galli, e grazie a Oreste e alla sua band per la lunga vita di servizio alimentare ai popoli. 


venerdì 13 maggio 2016

Mimmo Càndito parla del suo libro a Crescentino




Che Mimmo Càndito sia mio marito lo sanno anche le pietre. Sono felice che abbia accettato l'invito del PD di Crescentino a raccontare del libro dove si parla della sua vita, di guerre e della guerra al cancro, contratto sui fronti caldi di mezzo mondo per mezzo dell'uranio impoverito delle armi, che ha fatto strage di soldati, giornalisti e poveri cristi. 
A chi di questa serata faccia un fatto politico, anticipo che la politica non c'entra.  Sono memorie vive di umanità dispersa nel mondo e negli ospedali, comunque in situazioni difficili. Con anche un ospite speciale che tutti qui avete conosciuto, il nostro Enzo detto Madur (anche lui ha combattuto, e perso, la sua battaglia).  






domenica 8 maggio 2016

E' nato un rinoceronte fra via Roma e via Mazzini



Avevo appena finito di ricordare che quando sono arrivata in piazza Caretto, nel 2009, ho trovato sulla medesima numerose toppe fra i sampietrini, confezionate con l'asfalto. Non sapevo che un'altra sorpresa era stata preparata dall'Assessorato ai lavori pubblici. 
Forse nostalgico di quel periodo, il dipartimento ha voluto andare oltre, e ha confezionato con l'asfalto una specie di rinoceronte che si innerva fra le pietre del passaggio pedonale e poi con la sua mole si allarga verso la rotondina disegnata di bianco, che fa da apripista a piazza Caretto.
Ci vuole un bel coraggio a fare un lavoro così obbrobrioso, che sul piano estetico e del decoro della città fa il paio con un altro obbrobrio a pochi metri.
Qualcuno non ci crederà, ma simili iniziative, che di questi tempi solo ad Aleppo verrebbero vissute come risolutive di un problema banale di strada da aggiustare, danneggiano la già precaria visione e immagine della città, e favoriscono l'abbandono più totale, la corsa al "tanto peggio tanto meglio".
I barbari non sono quelli che alcuni pensano... 

martedì 3 maggio 2016

Il nostro Greppino che mi chiama badante))) (ma fosse solo quello)

Tra il serio e il faceto, pure io nel mio piccolo mi sono messa a fare due riflessioni sulle riflessioni del sindaco Fabrizio Greppi, apparse sul blog di Mauro Novo.
Se vi va, le troverete fra le righe dello scritto del mio successore, qui sotto...
Marinella 


Caro Blogger,
ti invio due riflessioni che mi sono venute (tra il serio ed il faceto) per così dire, spontanee;la prima, non appena mi hanno fatto leggere dei commenti anonimi (forse interessati se non addirittura "homemade"...) che sparano ad alzo zero contro il segretario del PD, Maurizio Ravarino molto presente però alle varie iniziative che si organizzano a Crescentino (lui si...), dileggiato per non possedere forbita oratoria, di quella salottiera, buona, per intenderci, solo a gettar fumo negli occhi per nascondere il nulla dietro ai paroloni, alle parabole, metafore, sineddoche, iperboli etc. etc.etc. 

Il Sindaco si fa difensore del Segretario del PD.  Cosa già in sé sospetta e contro (la sua) natura. Arriva a ipotizzare che io mi costruisca i commenti sul blog (omnia munda mundis). Ma soprattutto dileggia maliziosamente, mentre c'è, quelli che per loro fortuna (secondo me) hanno letto qualche libro o frequentato qualche scuola in più. Sono venditori di fumo, esempio da non seguire. Pubblicità progresso per i più giovani. 

E per continuare, che dire del PD Crescentinese, "... nel mezzo del cammin di sua vita ritrovatosi in una selva oscura, che smarrita aveva la diritta via" che finalmente pare aver trovato una levatrice ...o una badante…sono indeciso (…un po' di preferenza ce l' ho per la seconda definizione). 

A parte la maldestra citazione di Dante, dovendo riferirsi alla Venegoni, come (da lui) presunta autrice di un po' di movimento nel circolo cittadino del PD, ricorre ovviamente a professioni squisitamente femminili e di servizio (noi donne con tipi come questo non ce la potremo mai fare, ma per quanto mi riguarda non ci fermeremo). 

Comunque e finalmente una persona di respiro internazionale, che potrebbe dare notorietà, prestigio ed indirizzi politici a questo partito che in tutto ciò, fin'ora, parrebbe aver   difettato...
Adesso sarà mica che  radical chic, borghesi con stipendi elevati 
e pensioni ancor più laute si sentono novelle Giovanna d' Arco autoinvestendosi di mandati mondatori dell'incultura di un partito, per poi, dopo attenta selezione, istruirlo, ri-educarlo e guidarlo?

Prosegue la presa per i fondelli di chi per disgrazia, pur essendo donna, ha preso una laurea e ha avuto un suo successo che va oltre Verolengo in una professione alquanto appetita, pur senza aver avuto alcun santo in paradiso: cosa che non è tollerabile (Greppi in realtà ha una moglie laureata, è medico, ma non mi pare che eserciti. Lasciamo stare la famiglia però, come direbbero in Calabria). 
Nota: "finora" è una parola sola, non si scrive fin'ora. Eppure anche Greppi ha una laurea (ma la nasconde bene).

Veniamo al lato economico. Deduco che per il sindaco chi dispone di uno stipendio o di una pensione superiore ai duemila euro al mese debba per forza essere di destra e pensare - come egli fa - agli affari propri.  Egli ritiene che un profilo di questo tipo non debba occuparsi del suo paese, della società in cui vive, delle persone che soffrono e dei loro problemi, di chi ci governa, nel piccolo e nel grande. Certo, se i destini fossero così preconfezionati dalla condizione economica, sarebbe tutto più ovvio al pensiero debole del Sindaco, che presiede l'amabile presa per i fondelli di cui stiamo trattando. Elaborazioni da osteria degli Anni Cinquanta. 



Intanto, a me e alla mia amministrazionepurtroppo spetta un arduo compito, quello di risanare partite economiche che pesano come macigni (ma non è la prima volta !!), retaggi di sceltedi un recente passato a dir poco scellerate, atti di assoluta mancanza di cultura e prospettiva amministrativa e finanziaria(però per qualcuno sono state  un bell’affare), maspacciate per buonismo(invece è terzomondismo salottiero)trascurando la necessaria verifica della sostenibilità per il bilancio comunalee che alla collettività costano quasi 50.000,00  euro all'anno (volete ridere? sappiate che paghiamo pure l'IVA sui canoni di affitto!!!)   ed hanno creato solo un ‘enclave di persone che, più furbe di chi ha permesso loro di farlo (ma questo, loro, lo avevano capito subito..), vivono a sbafo di tutti, in particolare di quelli veramente bisognosi ma che non possiamo aiutare più di tanto perchè quelle ingenti risorse  sono bloccate fino a che troveremo il modo di eliminare questa palese ingiustizia verso tanti Crescentinesi che hanno sempre lavorato e pagato tasse a Crescentino.

Qui il gioco si fa duro, c'è l'onesto amministratore-padre di famiglia-persona di buon senso, contro la scellerata del "terzomondismo salottiero" che ha rovinato le casse. Peccato, caro Greppi, che se fosse stato solo per le tue opere a favore del tuo paese, in questi 11 anni e mezzo che hai passato in Comune, saremmo ancora all'età della pietra. 

Ricordati che tolleravi l'asfalto nei buchi lasciati dai sampietrini mancanti in Piazza Caretto, tanto per dirne una. Ricordati che se non avessi fatto la fontana luminosa con fondi acquisiti da lavori, e sistemato la piazza della Stazione (quest'ultima grazie alla vendita al Comune della bocciofila di tuo suocero mentre eri sindaco) e tra l'altro con l'orrendo edificio-supermercato abbandonato che deturpa quella che era un gioiellino di piazza... se non avessi fatto queste due "opere", dicevo, delle tue amministrazioni non resterebbe traccia alla vista di chi ha votato. 
Te ne sei andato nel 2009 lasciando un paese le cui strade sembravano il formaggio svizzero con i buchi, e non siamo riusciti nemmeno ad asfaltarle tutte in 5 anni, e non lo farai nemmeno tu adesso, scommettiamo? Sempre piangendo miseria, sempre lamentando e imprecando contro la donna perduta che ti ha preceduto, continui con il tuo stile, limitandoti ogni volta a finire le opere che noi abbiamo incominciato. 
Non ti occupi della Città. 
Due esempi soltanto.
1) Lasci - senza fiatare - che un intero piano di un palazzo storico sulla piazza del Municipio cuore del Centro Storico venga privato delle finestre, non solo deturpando in modo orribile la  visione ma favorendo, con quelle aperture senza appello, l'inevitabile rovina dell'edificio ormai trasformato in asilo per i piccioni. Dovresti opporti con il proprietario, imporgli il ripristino: a) per motivi igienici b) per il decoro del paese. E ne hai titolo, ma non ci pensi. 
2) Che fine ha fatto il Giardino storico delle Suore della Carità? Era un gioiello, la Sovrintendenza ci aveva messo il cappello e date prescrizioni. Andatelo a vedere, se ci riuscite.
3) Decoro, questo sconosciuto: un edificio di cui sei proprietario - l'ex scuola guida Vigé di via Roma - giace in simile situazione, con quattro anti igieniche dita di guano dei piccioni sul pubblico selciato, che nemmeno io quando ero sindaco sono mai riuscita a farti togliere. Ma aspetti giorni migliori, nell'economia, per fare la ristrutturazione. Tu sì che te ne intendi di affari, e la tua Centrale a biomasse a Cerrone - che vale almeno 5 milioni -, la tua villa-agriturismo-ristorante che è rimasta l'unica struttura del genere in città (e taccio per carità di patria su com'è nata, durante il tuo primo mandato) sono prove del tuo talento imprenditoriale. Purtroppo te lo tieni tutto per te, questo talento, non provi mai ad applicarlo al bene comune. Eppure fai il Sindaco. 

In attesa di Evita, non piangere o PD, e anch’ io, chè se tanto mi dà tanto, dovro' continuare a  fare il sindaco fino a che avro' anch'io bisogno di una badante (eh eheh!!)...

Don't cry for me Crescentino. Tu hai vinto perché il Centro-Sinistra si è diviso, e lo sai bene. E ti girano all'idea che alcune persone normali, comuni, laureate o non laureate, ricche o povere o così-così, assai colpite da quegli accadimenti - e dalla scomparsa di ogni forma di pensiero che ti sei portato dietro - possano decidere (per uscire dall'empasse di quella disastrosa gestione delle elezioni) d fare poche, semplici iniziative per riaffermare un diritto riconosciuto dalla Costituzione a pensare, discutere, occuparsi del bene pubblico, possibilmente senza far marcire almeno il cervello. Visto che già i palazzi marciscono in pace, senza che nessuno di coloro che ne avrebbero il compito muova un dito. 
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sabato 23 aprile 2016

Cosa dice Enrico Rossi, il primo candidato Segretario PD contro Renzi


I pochi che frequentano con attenzione questo blog sanno che mi sono appassionata al futuro del PD, in particolare al dopo-segreteria Renzi (ammesso che ci si arrivi mai). Malgrado il quindicinale "La Gazzetta" continui a scrivere di "ex appartenenti all'Amministrazione Venegoni" quasi come fossero persone senza alcun diritto a intervenire nella vita politica cittadina (non risulta esista ancora ostracismo come ai tempi dei Greci, ma forse nella mente della Gazzetta sì), oltre ai suoi ex assessori anche la Venegoni stessa si appassiona ed interviene, pensando di essere una cittadina con gli stessi diritti di tutti gli altri 8000 abitanti: e, in quanto tale, si può occupare del futuro del PD, sia di Crescentino, sia del nazionale. Pensa te. 
Dunque dicevo di Enrico Rossi, il governatore della Toscana, che nel mese di febbraio si è candidato a futuro segretario. Un percorso lungo e accidentato, da fondista come rivela di essere, Rossi in una interessante intervista al "Venerdì" di Repubblica spiega le sue strategie, e dice tra l'altro del conterraneo Renzi: "Credo che il velocismo sia la sua forza ma anche il suo limite. Tra un anno, quando si voterà per la direzione, potrebbe essere subentrata un po' di stanchezza". 
E ancora: "L'uomo giusto per battere Berlusconi non è necessariamente quello giusto per guidare il PD. Bisogna ridare senso alla militanza, rifuggire da tentazioni leaderistiche. E, fuori dal partito, ascoltare le associazioni sul territorio. Come insegnano i genetisti, le specie si rafforzano grazie alla variabilità intra-specifica, ovvero nell'insieme delle differenze tra i membri della stessa specie. Vale per tutti, anche per il partito democratico. Sarà una corsa in salita, ma so che se avessi deciso di non correrla sarebbe stato solo per codardia". 

mercoledì 20 aprile 2016

Stasera il Teatrino del Comune vi aspetta, si parla di diritti civili e della Cirinnà

Questa sera giovedì 21 aprile, il restaurato teatrino del Palazzo Comunale ospita una interessante iniziativa del PD, su un argomento del quale si è dibattuto in tutte le famiglie, di qualunque parte politica. 
I diritti civili sono un tema trasversale, con la legge Cirinnà da poco approvata si è fatto un passo avanti, fra mille polemiche.
E stasera si parla della legge e dei suoi risvolti anche più delicati, nel dibattito presentato alle ore 21 dalla dottoressa Nicoletta Ravarino. 
I relatori:
Filippo Stramaccioni, responsabile Arcigay di Vercelli/Valsesia e del Pd di Saluggia, entrerà nel merito della legge Cirinnà.
Alessandro Portinaro, sindaco di Trino, parlerà dell'applicazione sul territorio della nuova legge.
Simona Baulino, psicoterapeuta infantile della ASL TO4, si metterà "Dalla parte dei bambini".
Inutile dire che è meglio andare al Teatrino Civico, stasera, che rimanere davanti alla tv.

Sciopero di Arlotta sempre attuale... e i perché delle Case Bianco

Mi è annegato il Mac dentro mezzo bicchiere di acqua minerale gassata, e ho abbandonato per giorni qui Arlotta con il suo sciopero della fame. 
A leggere nel blog di Mauro Novo, se per caso l'avesse finito potrebbe pure ricominciarlo, visto che pare che profughi potrebbero arrivare alle case Bianco.
Mi stavo chiedendo se qualcuno conosce la storia di quell'edificio, ormai chiamato comunemente Case Bianco, un tempo molto prestigioso, dove c'era la ferramenta Valpreda. Vi ricordate la famiglia Pozzi, voi che avete compiuto parecchie volte 18 anni? Abitavano all'angolo, sopra il negozio, in un bell'appartamento ampio. Avevano una figlia, Marisa, che aveva qualche anno più di me e morì giovanissima, poverina (come il Riccardo Ferrero e il Cesare Borgondo, due santini della mia generazione che se ne andarono intorno ai vent'anni, due ragazzi in gambissima: mamma mia, che dolore fu per me fanciulla). 
In quel che sto per raccontare, vi avverto, ci possono essere delle imprecisioni. Scrivo quel che mi ricordo. Quando la casa fu venduta, fu ristrutturata con il contributo dell'Enel, che stava costruendo la Centrale Nucleare mai entrata in funzione (per fortuna) sulla strada delle Grange. 
Mi pare che all'inizio ci soggiornassero gli operai addetti alla costruzione. Ebbe insomma una destinazione di abitazioni per i meno abbienti, una specie di casa popolare privata. Da lì la sua vocazione che è proseguita, fra sfratti sempre più numerosi per i tanti che non pagavano, fino a quando con la mia Amministrazione decidemmo di prendere in affitto alcuni dei molti appartamenti vuoti per famiglie particolarmente indigenti e con bambini, sfrattati o addirittura senza casa. Allora, erano praticamente gli unici, poi diventò un fiume...
E' noto che l'Amministrazione in carica ha invertito, come per tutto il resto, la rotta. Ma rischia una tegola - ai suoi occhi, sia chiaro - ancora più invisa. 


venerdì 8 aprile 2016

Sciopero della fame

Dopo Gandhi, dopo Pannella, e' in sciopero della fame l'assessore 
Arlotta.
I motivi non sono nobili.
Povero Paesello mio, alla deriva umana e umanitaria. 

venerdì 1 aprile 2016

IL SINDACO DI RIACE UNICO ITALIANO NEL MONDO GRAZIE ALLA POLITICA SUI MIGRANTI


Mi ha fatto molta tristezza quel pezzo di ieri sulle pagine di Vercelli della Stampa dedicato a Crescentino con il titolo "Non vogliamo ospitare i profughi/Ma siamo obbligati dalla Questura" dove si leggevano le parole del sindaco Greppi: "Come Comune ribadiamo che non abbiamo disponibilità' all accoglienza". 
Il pezzo godeva di un finale nel quale il vicesindaco Speranza, da Crescentino accolto quando arrivo' dalla Calabria, dice: "Giovani sconosciuti in un piccolo centro (S. Grisante, ndr) limiteranno sicuramente la tranquillità degli abitanti, in particolare delle donne...". 
Crescentino sempre piu'chiuso in se stesso, prudente per ragioni elettorali e di convenienza, senza piu'attivita' culturali, con il centro storico morto, sceglie di chiudersi ancora di più'.
Capita dunque a fagiolo questa storia proprio calabrese, di un sindaco che ha fatto una scelta opposta e che ora si ritrova al quarantesimo posto - unico italiano - nella classifica mondiale delle persone piu'influenti, stilata dalla rivista FORTUNE, per le sue scelte politiche del tutto diverse e sicuramente più coraggiose. 
Ecco un pezzo di Repubblica che racconta una bella storia in controtendenza. 




REGGIO CALABRIA - C'è un solo italiano fra i 50 personaggi più influenti al mondo. Non ha incarichi di governo, né è a capo di una grande azienda. Si chiama Domenico Lucano, e da tre mandati è sindaco di Riace, paesino calabrese di poco più di duemila abitanti. Un quarto dei suoi concittadini non sono nati in Calabria: arrivano dall'Afghanistan, dal Senegal, dal Mali, hanno rischiato la vita attraversando il Mediterraneo e a Riace hanno trovato una casa. Per questo, Lucano si è guadagnato il 40esimo posto nella classifica delle persone più influenti al mondo della rivista Fortune,fianco a fianco con Angela Merkel, papa Francesco e l'ad di Apple, Tim Cook. In passato, aveva fatto innamorare un regista come Wim Wenders, che a Riace ha dedicato il film Il Volo.

"Qui non ci sono centri d'accoglienza, qui ai migranti diamo una casa vera", dice orgoglioso Lucano, sindaco della cittadina che neanche i Bronzi - statue di guerrieri del V secolo a. C. ritrovate in mare negli anni '70 - hanno salvato da povertà e desertificazione. Lo hanno fatto i profughi: strade e case svuotate dall'emigrazione sono state ripopolate da una comunità multietnica che ha riportato in vita anche gli antichi mestieri. Hanno riaperto laboratori di ceramica e tessitura, bar, panetterie e persino la scuola elementare. È stato avviato un programma di raccolta differenziata con due asinelli che si inerpicano nei vicoli del centro, e il Comune ha assunto mediatori culturali "che altrimenti avrebbero dovuto cercare lavoro altrove ". Un modello che, scrive Fortune, "ha messo contro Lucano la mafia e lo Stato, ma è stato studiato come possibile soluzione alla crisi dei rifugiati in Europa".

Lei è l'unico italiano in classifica . Si è chiesto perché?
"Non so neanche chi mi abbia candidato. Forse una studentessa statunitense che ha lavorato su Riace, o una tv che si è occupata di noi. Io l'ho saputo da chi mi chiamava per farmi i complimenti, ma per me non è cambiato niente. Sono solo un sindaco che ci mette l'anima. Nonostante le difficoltà di un territorio condizionato dalle mafie, da problemi economici, dalla disoccupazione e dall'isolamento istituzionale, è un lavoro appassionante".

Qual era, prima, la vita di Mimmo Lucano?
"Per anni, sono stato un insegnante del laboratorio di chimica. Ora sono in aspettativa, ma non ho mai vissuto di politica né intendo farlo in futuro. Sono stato anche io un emigrante a Torino, a Roma. Tornare in Calabria è stata la scelta più difficile: come tanti, avrei potuto costruire la mia vita al Nord, ma la voglia di tornare era troppo forte".

Con quale scopo?
"Da militante del movimento studentesco pensavo di poter partecipare alla costruzione di un mondo migliore. Poi quella via in Italia si è smarrita, ma a me è rimasta la voglia di fare qualcosa di concreto. Provarci non è stato semplice: la prima volta che mi sono candidato, non mi ha votato neanche mio papà. Poi, nel '98, sulle nostre coste è sbarcato un veliero pieno di richiedenti asilo curdi. E quell'esperienza ha cambiato tutto".

Cos'è successo?
"Anche con l'appoggio di monsignor Bregantini, allora vescovo di Locri, che invitò ad aprire i conventi per accogliere i migranti, ci venne l'idea di usare le case abbandonate del centro storico per ospitare un popolo in fuga. In paese non erano rimaste più di 400 persone, una comunità che si spegneva giorno dopo giorno. Poi, Riace ha aderito al Programma nazionale asilo ed è diventata luogo di transito di tantissimi migranti. Questo ha dato speranza a chi è arrivato, ma anche a chi ha accolto".

Questa esperienza è servita da modello in Calabria?
"Quando discutono di immigrazione in Regione neanche mi chiamano. Pensavo che il governatore Mario Oliverio, che come me viene da una tradizione di sinistra, sarebbe stato più aperto al confronto. Nel 2009, l'ex presidente della Regione Loiero fece approvare una legge nota come "Modello Riace". La presidente della Camera Laura Boldrini è nostra cittadina onoraria. Oggi non riusciamo più a farci ascoltare".

Si è pentito di essere tornato?
"No, ma non è stato facile. Qui sono solo: mia moglie è a Siena,
i miei figli studiano a Roma. Ma quest'esperienza, per quanto non pretenda di risolvere i problemi del Sud, dà un contributo. Dimostra che un altro modo di agire è possibile".

venerdì 25 marzo 2016

Il Venerdì Santo, la Pasqua, gli auguri

Cara Gente Mia, sono lontana per lavoro in questi giorni, lontanissima, all'Havana. 
Qui è ora di cena, lì da noi è notte. Mi è venuto un fulmine di ricordo. Da adolescente facevo la Maria velata, alla processione del Venerdì Santo. Portavo orgogliosa la mia croce per le strade del Paese, con il velo bianco sul volto.
Chi poteva immaginare che avrei portato tante altre croci.
Da adolescenti il futuro sembra bello, da grandi sembra sempre più provvisorio. Adesso non parliamone.
Povera Europa, sta passando un momento terribile. In America c'è tutta un'altra aria, e anche a Cuba. Hanno ridipinto tutto per la visita di Obama, la città è piena di case coloratissime, mi viene in mente oltre la processione anche il nostro povero Centro Storico, è tutto il giorno che girando in auto penso al Centro Storico di Crescentino. 
Auguro a tutti un futuro serenissimo e fin da stasera, sotto un lunone grosso così, vi auguro soprattutto Buona Pasqua con tutto il cuore
Marinella 

venerdì 18 marzo 2016

La maratonina dei Papà del 19 marzo (e la grande Nicoletta)

(mannaggia perdo i colpi, avevo scritto "maratonetina". ahi ahi ahi, scusate)

Il 19 marzo si tiene, come ognuno ormai sa, la "maratonina del cuore" in occasione della Festa del Papà, a cura della Lilt, nella quale Nicoletta Ravarino (una delle rare belle amicizie del mio ultimo mandato di sindaca) affianca la zia Vanna Fasciola in iniziative che sono difficili spesso da realizzare, nel nostro piccolo angolo di mondo. 
La maratonina, con quel diminutivo che già è una differenza, si tiene alle 14,30 con ritrovo presso il Parco Rita Levi Montalcini. Durerà un'oretta, sarà conclusa dal ritorno nello stesso parco per una gara di spremuta d'arance a coppie (padre e figlio/a), nello spazio antistante la sede degli Alpini. Due idee originali in un solo botto.
E Nicoletta era molto dispiaciuta che sul bel manifesto con un girotondo di bimbi di tutti i colori, fosse uscita la scritta "Parco Rita Levi Montalcino". Sono cose che succedono, bisogna sempre rileggere 60 volte e neanche quelle a volte bastano. Ma noi lo sappiamo che lei, Nicoletta, sa benissimo che non è Montalcino ma è la Montalcini, il premio Nobel, quella nobile vecchietta torinese morta a 100 anni passati, che era forte come una quercia. 
Il nome, al Parco, lo ha dato lei, Nicoletta. Una gran donna, credetemi, pure lei. 
Buona festa del Papà a tutti, e correte adagio eh...
Marinella 

Bersani, la sinistra PD e le mosse per uscire dalle secche del rapporto con Renzi






17/03/2016
Se incontri Pier Luigi Bersani e gli chiedi cosa pensa di un’eventuale scissione della sua minoranza dal Pd di Renzi, l’ex segretario insiste nel dire «che noi dobbiamo restare lì, quel Partito è il mio Partito. Certo - aggiunge scherzando ma non troppo - se quelli lì prendono il mitra allora ci toccherà andare in montagna. Altro che scissione...».  

Il richiamo alla Resistenza per quanto sia una battuta, spiega meglio di qualsiasi analisi politica a che punto siano arrivati i rapporti tra la sinistra del Pd e «quelli lì» come li chiama Bersani. Ovvero il gruppo dirigente del Partito, ovvero il cosiddetto Giglio magico, ovvero Matteo Renzi. Rapporti ormai ridotti al lumicino come si evince leggendo i giornali, guardando le televisioni (l’altra sera intervistato a «Di martedì» l’ex leader del Pd si tratteneva a stento quando Giovanni Floris lo provocava su Renzi), o ascoltando gli interventi pubblici dei vari protagonisti del dibattito, vedi il premier alla scuola di formazione politica per i giovani quando ha accusato l’ex gruppo dirigente di aver ucciso l’Ulivo. E questa è un’accusa che Bersani proprio non manda giù, infatti se qualcuno gliela ricorda la sua espressione normalmente serena diventa rabbiosa. 

In ogni caso per i mesi a seguire appare improbabile che la sinistra del Pd abbandoni il Partito, si avvicinano le amministrative e dopo l’estate arriva il referendum sulla riforma del Senato. Ecco, il referendum: che farà Bersani, come voterà? «Abbiamo votato sì in Parlamento e quindi voteremo sì. A condizione però che vengano accolte alcune nostre richieste, per esempio che la Corte Costituzionale non possa essere eletta da un solo partito. E poi che venga varata prima del referendum la legge elettorale sui cosiddetti senatori regionali. Noi abbiamo presentato una proposta, vogliamo che vengano scelti direttamente dai cittadini». 

E queste due condizioni, chiamiamole tecniche, basterebbero per mettervi in linea con Renzi? «Beh - risponde Bersani - è chiaro che esistono problemi di natura strettamente politica. Noi pretendiamo che da qui al referendum si chiarisca la gestione di questa vicenda. Mi spiego: non vogliamo che sia un plebiscito, pro o contro Renzi. E come ha proposto Gianni Cuperlo in un suo documento, pensiamo che chi vota no abbia completa legittimità a restare nel Pd, su questo pretendiamo un chiarimento politico. E inoltre non vogliamo che il referendum diventi un viatico per una nuova maggioranza politica con Alfano e Verdini. Per noi sarebbe inaccettabile».  

Nella sua recente intervista ad Aldo Cazzullo sul «Corriere della sera» Massimo D’Alema ha usato toni e contenuti più radicali di lei. «Con D’Alema siamo d’accordo nell’analisi, ma io non voglio rinunciare all’idea che il Pd sia il centrosinistra italiano. Insomma non lo voglio regalare a Renzi». Ma intanto Renzi sta lì e comanda lui. «Bisogna vedere fino a quando, io non credo che funzionerà a lungo. Né per l’italia e neanche sul piano politico. Finché la destra non si riorganizza, per Renzi è facile sostituire i voti che perde a sinistra con quelli degli (ex) avversari. Ma una volta che quelli si rimettono insieme allora il quadro cambia». Nel frattempo, voi che fate: restare alla finestra? «Macché. Noi dobbiamo organizzarci meglio e darci libertà di movimento. Dobbiamo combattere e poi vedremo che succede. È evidente che da soli non riusciremo a ribaltare la situazione, ma intanto dobbiamo esserci e alzare la voce». 

Fuori dal recinto dei democratici qualcosa si muove, alcuni suoi ex compagni sono impegnati con Sel nella gestazione di un nuovo partito di sinistra: interessa l’oggetto? «Con alcuni di loro siamo d’accordo sull’idea del centrosinistra di stampo ulivista, ma altri invece pensano che il Pd sia ormai perduto. Ma senza il Pd dove cavolo andiamo?». C’è anche chi come Franco Monaco, ulivista doc, propone di separarsi da Renzi per poi eventualmente allearsi alle elezioni... «Lo so lo so, ma io gli ho risposto che se due divorziano è improbabile che il giorno dopo vadano a letto insieme». 

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domenica 13 marzo 2016

Il PD alla resa dei conti, Renzi contro Bersani/D'Alema e viceversa

"La politica è un processo di ricostruzione e di sintesi verso nuovi orizzonti", ha detto Vasco Errani in una delle tante frettolose (ma qui ha detto una cosa molto seria...) interviste ai TG. 
In questi giorni il PD è un magma, una pentola di fagioli che bolle, lasciando le persone comuni che alla formazione fanno (o facevano) riferimento, in una situazione di smarrimento. 
Nessuna sorpresa, chi abbia anche solamente seguito da questo blog i fatti che si susseguono, immaginava che il redde rationem sarebbe arrivato presto. 
In realtà ha ragione Vasco Errani, e finché né Renzi né Bersani/D'Alema decideranno di sedersi a un tavolo e avviare questo processo di ricostruzione e sintesi, non esisteranno che macerie della memoria, trame e minacce, progetti di scissione.
Qui sotto, una ricostruzione dell'Agenzia Ansa con l'intervista a Bersani, nel montaggio grafico di Dagospia. com, dalla scuola di formazione politica dei Dem a Perugia. 




"Sì, lo ammetto, mi sono arrabbiato molto, se mi toccano l'Ulivo... Se al corso di formazione politica vai a dire che la sinistra ha distrutto l'Ulivo, che abbiamo aiutato Berlusconi...

Ricordo che il centrosinistra ha battuto tre volte Silvio Berlusconi e che, pochi o tanti voti che io abbia preso, Renzi sta comodamente governando con i voti che ho preso io. Non io Bersani, io centrosinistra". Lo dice Pier Luigi Bersani, al suo arrivo all'ultima giornata della kermesse di Sinistra riformista.

"Io assieme ad altri stiamo cercando di tenere dentro il Pd della gente che non è molto convinta di starci. A volte si ha l'impressione invece che il segretario voglia cacciarli fuori: il segretario deve fare la sintesi non deve insultare un pezzo di partito".
IL SALUTO TRA RENZI E BERSANIIL SALUTO TRA RENZI E BERSANI 

E a parlare è anche l'ex capogruppo, Roberto Speranza che avverte: "I nostri militanti ci chiedono se restiamo nel Pd. No, non restiamo dentro il Partito democratico: noi siamo il Pd. E senza di noi, senza questa cultura politica, senza queste storie e passioni, il Pd non c'è più, non esiste più se non c'è questo pezzo".

Orfini, niente fango - "Credo che Bersani, D'Alema, Speranza, Cuperlo abbiano molto da dire e da dare al Pd. Quello che stanno facendo a Perugia sicuramente è un momento di discussione importante.
RENZI MANGIA CON BERSANIRENZI MANGIA CON BERSANI

Però da presidente del Pd voglio dire che non consentirò a nessuno, né dentro né fuori al Pd, di infangare la nostra comunità". Così il presidente del Pd Matteo Orfini intervenendo a 'Classe democratica', la scuola di formazione politica dei dem.
ORFINI RENZIORFINI RENZISPERANZASPERANZA

domenica 28 febbraio 2016

Il dibattito sotto il cielo della sinistra Piddì. Da Scalfari a Barenghi, il dopo Unioni Civili..




L'approvazione in Senato delle Unioni Civili, con i voti dei Verdiniani, ha provocato le più varie reazioni, non solo negli ambienti che hanno il Centro-Sinistra come punto di riferimento, ma anche fra personaggi che a quel mondo fanno riferimento. 
Per consentire a ciascuno di chiarirsi le idee, cito soltanto come opposti, Eugenio Scalfari, fondatore di Repubblica, e Riccardo Barenghi ex Manifesto e ora notista de La Stampa. 
Com'è noto la sinistra Piddì si è molto adirata per il voto dei Verdiniani ed ha chiesto un Congresso, subito rigettato da sorella Boschi, con sbeffeggiamenti anche da parte di Renzi.
Scalfari ci è diventato renziano? Scrive che il tema della polemica sul contributo di Verdini gli pare "Privo di fondamento": "Se la sinistra ha accettato che Alfano facesse parte della Maggioranza di Governo, non si vede perché non possa accettare Verdini... che è anche più ragionevole di Alfano".
"Il problema - prosegue - è semmai un altro: è di sinistra il PD guidato da Renzi? E che cos'è la sinistra nel ventunesimo secolo? Nell'Europa e nell'Italia di oggi?". Segue lungo riassunto dei progressi di Renzi per la costituzione nel futuro di una vera Europa, e l'apprezzamento del decano dei giornalisti nei confronti del Presidente e delle sue ultime opere, alla luce di questo progetto.

Di tutt'altra pasta i ragionamenti di Riccardo Barenghi, la "Jena". che abbiamo imparato a conoscere.
In un suo corsivo su La Stampa di sabato 27, intitolato "La minoranza e quella lezione di Gaber", Barenghi scrive: 
"la realtà che oggi rappresenta il Pd di Matteo Renzi non è la stessa, tutt’altro, di quella in cui avevano creduto e che avevano costruito coloro i quali oggi sono in minoranza. La sinistra del partito, insomma, i vari Pier Luigi Bersani, Roberto Speranza, Gianni Cuperlo, Miguel Gotor, Walter Tocci, lo stesso Massimo D’Alema da ormai due anni militano in un partito che non è più il loro partito. E ogni giorno che passa lo è sempre di meno. Fino a ieri quando si è concretizzato lo spettro che da mesi si aggirava attorno ai democratici: lo spettro di Denis Verdini. Che insieme all’altro, ossia quello di Angelino Alfano, sta via via mettendo una fortissima ipoteca sull’identità di quel partito tanto faticosamente partorito, da Prodi in poi".
E continua: "E allora non sarebbe meglio per la sinistra prendere atto che quella storia è ormai finita, piuttosto che invocare improbabili congressi in cui discutere proprio di quell'identità?". Se si facesse (dice lui) molto probabilmente Renzi ne uscirebbe vittorioso, "e la minoranza con le ossa ancor più rotte".
Dunque? 

"In certi casi, e questo sembra proprio uno di quei casi, restare in una casa, in una ditta che non ti appartiene più diventa un’operazione autolesionista. Sarebbe meglio prenderne atto e partire armi e bagagli per una nuova avventura politica. Qualche compagno di avventura lo troverebbero sicuramente lì fuori, sulla strada. Certo, ci vuole coraggio: ma i dirigenti della sinistra del Pd non sono don Abbondio. Quello che il coraggio, se non ce l’hai, nessuno te lo può dare".
E qui, gente mia, a ciascuno le proprie riflessioni, prima che si arrivi (prima o poi) alle conclusioni. 

mercoledì 24 febbraio 2016

Il Governatore toscano Rossi si candida segretario PD contro Renzi

Qualcosa si muove nello stagno del potere all'interno del PD, l'avrete letto sui giornali ma mi fa piacere riproporvi qui la dichiarazione pubblicata sull'Huffington Post di Enrico Rossi, Governatore della Toscana. 

Praticamente, un derby... 



Enrico Rossi si candida alla segreteria Pd. "Sono alternativo a Matteo Renzi"

Pubblicato: Aggiornato: 
ENRICO ROSSI
Stampa
"Mi candido alla segreteria nazionale del Pd". Lo ha annunciato il governatore della Toscana, Enrico Rossi, parlando con i giornalisti a Pisa. Rossi intende raccogliere le firme per partecipare al congresso del partito che si svolgerà entro la fine del 2017. "Io non sono renziano, sono convintamente rossiano", ha detto.
"Faccio sul serio - ha dichiarato il presidente della Regione Toscana - Mi candido con l'idea di superare una contrapposizione tra renziani e antirenziani che non mi sembra faccia bene al partito. Io non sono renziano e mi candido in alternativa a Renzi. Diversamente da altri, come gli amici 'turchi' che fanno parte della maggioranza, io mi candiderò, se avrò i numeri, in alternativa a Renzi. Ma non condivido neanche certe posizioni della sinistra, con cui ovviamente dialogo e penso che in questo partito bisogna starci con le proprie posizioni con serenità".
Già nel settembre scorso il governatore Rossi aveva manifestato la sua volontà di correre alla segreteria nazionale del Pd. "E' mia personale convinzione che lo devo fare ora, una convinzione che si è fortemente rafforzata - ha spiegato - guardando alla politica nazionale, al partito democratico, andando in giro per la Toscana e l'Italia".
Secondo Enrico Rossi, è "bene" che ci sia "una selezione anche dal basso della classe dirigente del partito democratico: e quale migliore occasione per presentarsi in vista del congresso nazionale?". Esporrò le mie posizioni, poi vedremo i numeri che raccoglierò. Io non ho nessuna squadra, esprimo solo le mie opinioni. Ora non vedo altro modo di fare politica in questa fase se non propormi come candido alla segreteria nazionale del Pd. 

sabato 20 febbraio 2016

La sinistra perduta cerca se stessa partendo da Roma

Dobbiamo alla penna di Riccardo Barenghi, conosciuto come Jena per i suoi sapidi aforismi , ex Manifesto ed ora a La Stampa, questa cronaca che ci porta il lavorio in corso all'interno della Sinistra che non si riconosce nelle politiche di Renzi. Alcuni inquieti si sono ritrovati a Roma, ci sono i pensieri di Cofferati e pure di Bersani.
Leggere è obbligatorio, e altrettanto discuterne, e pensarci bene. 

Riccardo Barenghi
Alla ricerca della Sinistra aspettando mezzo Pd
Sulle ceneri di Sel nasce il nuovo partito. Bersani e Cuperlo in stand by
La Stampa, 20 febbraio 2016
Alla ricerca della sinistra perduta, si potrebbe dire con tante scuse a Marcel Proust per l’impropria parafrasi. Oppure della sinistra che non c’è, o magari che c’è ma non si vede. Comunque sia, questa è la scommessa che ha lanciato Sinistra italiana ieri pomeriggio dal Palazzo dei congressi di Roma. L’obiettivo è un nuovo partito, ovviamente di sinistra, che segni la fine di Sel sperando e lavorando affinché tanti italiani in cerca di una casa politica diversa, e per molti aspetti antagonista a quella di Renzi, la trovino accogliente.
Erano più di mille in platea, molti volti della sinistra storica ma anche nuove facce. Comunque tanti. Alfredo D’Attore, uno dei transfughi dal Pd, non si aspettava tanta partecipazione, infatti aveva scommesso che sarebbero stati meno con Nicola Fratoianni: «Purtroppo, anzi per fortuna, ho perso». Il vincitore, che poi è l’attuale coordinatore di Sel, amico e compagno di viaggio da una vita di Nichi Vendola, non nasconde la sua soddisfazione: «Qui sta nascendo qualcosa di nuovo, un progetto politico alternativo al renzismo. Vogliamo conquistare tanti cittadini, tanti elettori che oggi sono delusi o incazzati con l’attuale quadro politico, il sistema economico, la finanza che cancella diritti e futuro. Lo spazio c’è, eccome. Proviamo a occuparlo».
Ma il vero creatore di tutto questo è proprio Vendola, che però non c’è né verrà. Domenica parlerà attraverso un video di nove minuti: «Ho detto a Nichi che ha fatto un record, non aveva mai parlato così poco in vita sua», gioca Fratoianni. E’ in Canada, il presidente di Sel, con il suo compagno Ed. I pettegoli dicono, e qualche giornale l’ha anche scritto, che starebbe lì in attesa di un figlio fatto con la maternità surrogata. Diciamo solo che sono fatti suoi.
…Si avvicinano le elezioni amministrative, in molte città i candidati di Sel correranno per conto loro, senza accordi con quelli del Pd. Giorgio Airaudo, per esempio, sta facendo la sua campagna elettorale a Torino, e gli ultimi sondaggi lo accreditano dell’11 per cento: «Il nostro obiettivo è unire tutto ciò che sta a sinistra del Pd, nella società e nella politica». A Roma Stefano Fassina è in corsa da tempo mentre a Milano non c’è ancora un candidato della Sinistra, potrebbe essere Pippo Civati ma ancora non si sa. «In ogni caso – spiega Cofferati – noi non possiamo sostenere Giuseppe Sala, che è totalmente alternativo alla buona esperienza di Giuliano Pisapia». Passa Luca Casarini, anche lui impegnatissimo nella costruzione di questo nuovo partito. «Ma chi l’avrebbe mai detto – scherza l’ex leader della Cgil – che io e Casarini ci saremmo ritrovati insieme…». Miracolo di Renzi.
Che potrebbe farne un altro, con il referendum sulla riforma costituzionale. «Quello – dice D’Attorre – sarà il vero spartiacque: da una parte Renzi, Verdini e, Alfano, dall’altra noi e la Sinistra. Voglio vedere cosa faranno i miei ex compagni del Pd».
Il nuovo Partito dovrebbe nascere a dicembre. Per ora un leader non c’è. E non c’è neanche il nome: Sorpresa di Fratoianni: «Potrebbe pure non esserci la parola sinistra, tanto lo sanno tutti che siamo la sinistra».

venerdì 19 febbraio 2016

Le fortune dei piccoli borghi secondo Fabrizio Barca

Chiedo scusa della lunga assenza dovuta alla celebrazione del secondo anniversario del benservito di Franco Allegranza nella lieta terra dei cachi di Sanremo. Ogni martedì, quando il Festival comincia, mi ricordo di quella bella letterina piena di lodi nei miei confronti che arrivò ai giornali locali mentre ero alle prese con la più difficile giornata di lavoro della settimana. Cose che fanno bene al cuore.

Ma non è per questo che vi scrivo. Molti di voi conoscono Fabrizio Barca, un docente e politico di grande forza e raffinatezza, che tiene alto il morale sulla politica, quando la morale della politica si abbassa. Ho letto il blog di un personaggio, Alberto Cottica, che gli ha chiesto perché egli, Barca, sia così appassionato alle vicende dei piccoli borghi italiani, tanto da averne visitati tantissimi (purtroppo non ancora il nostro, ma non si sa mai). Riassumo la lunga disamina di chefuturo.it (al quale vi rimando nel caso voleste leggere tutto) nella quale si evidenziano i motivi di interesse di Barca per posti di dimensioni ancora più piccole di Crescentino. 

Perché il più interessante policy maker italiano non si occupa di città? Perché questa fascinazione per i borghi di montagna e le vallate?
Qualche settimana fa, durante una lunga chiacchierata nel suo ufficio romano, gli ho fatto la domanda direttamente. Riassumo la risposta: Fabrizio pensa che le aree interne siano il futuro non del mondo, ma dell’Italia. Per tre ragioni:
  • Rappresentano la maggior parte del territorio nazionalee sono abbastanza omogenee tra loro. La Val Simeto in Sicilia e la Val di Vara in Liguria hanno problemi simili. I loro dirigenti si capiscono al volo tra loro, e possono collaborare, scambiandosi esperienze. Una policy per le aree interne ha buone possibilità di scalare al livello nazionale.
  • Per contro, le città italiane sono molto diverse tra loro, e diverse anche dalle altre città europee. Napoli è l’unica vera area metropolitana d’Italia. Milano ha alcune delle caratteristiche della grande città europea (design, finanza, creatività) ma non ne ha le dimensioni. Roma è un conglomerato turistico-burocratico-pastorale. Nessuna generalizzazione è possibile. Ciascuna grande città va affrontata come un problema a sé stante.
  • Ma soprattutto, in Italia, le aree interne danno segnali di vitalità. Vi nascono produzioni di eccellenza legate al turismo, alla cultura, all’agrifood. La scuola tiene, e in molti casi rilancia, arricchendosi di tecnologia. Lo stesso abbandono del territorio è a un millimetro dal rovesciarsi in una grande opportunità. Perché nelle aree interne c’è spazio. C’è attenzione delle comunità, c’è fame di innovazione, ci sono spazi a basso costo (e spesso molto belli) in cui portare nuove idee e nuove persone (Fabrizio: “Si offre diversità a un mondo che domanda diversità”).
Raccontata così, la storia di Barca mi sembra convincente – tanto più che ha una valanga di dati a suffragarla. Quindi il futuro è nelle aree interne, nelle loro colline e nei loro campanili. D’altra parte, anche la storia che emerge dagli studi di Banca Mondiale, Bettencourt-West e Brand è convincente, e anche quella è sostenuta da moltissimi dati. Quindi il futuro è nelle città, nelle loro università, nei loro laboratori, e anche nelle loro favelas. Come fanno queste due storie ad essere vere contemporaneamente?
 La mia ipotesi è questa: l’innovazione territoriale ha bisogno di libertà, di luoghi dove provare a fare cose nuove senza troppi vincoli

Dove le norme sociali approvano, o perlomeno non condannano, chi prova a percorrere strade insolite. Dove lo spazio non è già tutto rivendicato da stakeholders potenti e strutturati. Se mi guardo intorno, mi sembra che tutti gli spazi innovativi siano spazi più liberi della media. La libertà si trova nelle favelas raccontate da Brand, perché lo stato rinuncia a mantenervi un controllo capillare. Si trova nelle web farm e nei data havens della Silicon Valley, perché quel mondo (finora) è stato velocissimo e impermeabile agli strumenti tradizionali di controllo dell’economia. Si trova nello spazio, dove Elon Musk e gli altri space billionaires costruiscono un loro pezzo di futuro. E si trova nelle aree interne, aperta proprio dagli spazi fisici e dalla bassa densità di popolazione, che ti mettono al centro della società locale se appena prendi un’iniziativa coraggiosa. Questi luoghi sono la frontiera della società contemporanea, il nostro West, il nostro spazio vitale.
Se è così, allora la narrazione unificante del 2016 è più o meno questa. Le persone intelligenti, ambiziose o soltanto irrequiete sono in fuga dagli spazi chiusi, dove organizzazioni potenti (politica, stato, grande industria) limitano il raggio d’azione dell’iniziativa individuale. Dove vanno? Vanno a colonizzare gli spazi di frontiera. Le frontiere sono luoghi pieni di contraddizioni, talvolta anche spietati, ma forniscono agli individui meccanismi di mobilità sociale, e alle società laboratori di sperimentazione. L’Italia ha una frontiera in più: le aree interne. Ci servirà soprattutto per innovare sull’ambiente, sul turismo, sul leisure, sul presidio del territorio. È una bella occasioneGiochiamocela bene.
Vedo un ottimismo in questo riassunto che mi rallegra ma non riesco a condividerlo, per il carattere crescentinese tendente al pessimismo, che preferisce piangere e lamentarsi invece che agire o sognare e poi inventare. Anche la situazione politica locale ha un ruolo nella propulsione di idee o al contrario nello stringersi sempre più intorno alle proprie paure invece di aprirsi e abbracciare le novità. Temo che noi siamo nella seconda ipotesi, però è bello sognare e non si sa mai. Prima o poi...