Sono in corso oggi e domani le giornate del Fai, il Fondo Ambiente Italiano, che invitano i cittadini a visitare alcuni dei luoghi più belli e rappresentativi del nostro Paese.
Anche noi di Crescentino fino al 2014 abbiamo avuto le giornate Fai, con le visite guidate verso alcuni degli obiettivi significativi della nostra storia. Ve le ricordate?
Piccoli momenti di ripasso della nostra cultura.
Poi le giornate Fai sono sparite.
Com'è sparita la stagione teatrale che per anni ha rallegrato il teatro Angelini sotto la guida sia di Giovanni Mongiano, oggi tornato ad organizzare nella sua Fontanetto, sia poi con Magda Balboni, mia severa oppositrice in Consiglio Comunale ma comunque sempre più corretta che non il Presidente del Consiglio Comunale Dario Gallo, da me scelto, che me ne ha fatte più di Bertoldo in Francia dopo il suo abbandono della Maggioranza (in verità, ho dovuto andarlo a cercare su internet per trovare il nome che non ricordavo più. Pensa te che tracce ha lasciato).
Anche dietro il FAI c'erano i rapporti di Magda Balboni con il Fondo. Era un modo diverso di lavorare, che badava agli interessi della collettività più che alle beghe politiche. Almeno all'epoca, perché poi con l'Amministrazione successiva i suoi legami si sono spezzati. Non si poteva: troppa ruggine si era accumulata sui rapporti. E smetto qui, il resto lo sapete già voi.
Però, avendo il personaggio adatto in Giunta o il Consiglio, anche questa Amministrazione avrebbe potuto cimentarsi nelle due imprese...
Invece, pazienza.
(intanto la Sovrintendenza è stata chiamata da alcuni cittadini a occuparsi di Piazza Caretto che minaccia di essere rifatta dal Vice)
sabato 24 marzo 2018
lunedì 19 marzo 2018
PD, Gariglio lascia, Chiamparino tra i reggenti
Dopo mesi di piccole e grandi sfide, e arroganze più grandi che piccole, il PD di Renzi ha raccolto ciò che ha seminato: non essendo più in grado di parlare al Paese, con un leader avvicinato più alla débâcle di certe banche che non ai problemi della gente comune e della povertà, cacciati i vecchi "patetici" (che a loro volta hanno combinato altri guai), l'erede del PCI è precipitato in Piemonte rispetto al 2008 da 12 a 6 milioni di elettori.
I 31 parlamentari piemontesi sono diventati 14, e uno di questi è Davide Gariglio, che starà ancora nel cerchio magico di Renzi in Parlamento, ma (come lui) ha dato le dimissioni da segretario regionale, com'è giusto che fosse: "Abbiamo sbagliato politica", ha dichiarato candidamente a Torino.
Sconcerto, sconforto domenica scorsa alla riunione di partito a Torino. Si riparte quasi da zero, anzi si torna all'antico perché "sembra tornata la voglia di far funzionare un partito nel senso più tradizionale del termine, fatto di sezioni sotto casa per discutere e riunioni per decidere", scrive Repubblica. Ci si sveglia da una ubriacatura che più che democristiana mi è sembrata craxiana: sono stati anni terribili, a mio parere, quelli di Renzi, che era solo capace a farsi bello e si è visto com'è finito e dove ha fatto finire noi, con la sua sicumera cieca.
(Un conto è tifare per la Fiorentina, un conto tifare per Renzi, no?)
Nello sconforto, si ricomincia. Alla riunione Sergio Chiamparino ha messo le mani avanti, come racconta La Stampa, indicando le priorità nel processo di transizione: "L'avvio di un forum per la ricucitura del centro-sinistra a cui partecipi anche LeU e l'individuazione di un metodo per la scelta dei candidati".
Nel '19 ci sono le Regionali, Chiampa non si candiderà perché mi ha detto che è vecchio, in realtà tornerà a occuparsi del partito.
Lo ha proposto Giancarlo Quagliotti, uomo di Fassino: "L'assemblea va convocata per affidare la guida del partito a un comitato di gestione guidato da Chiamparino". Gli ex popolari, in primis Gariglio, hanno dovuto votare in massa la proposta, non essendoci altra strada.
Andarono per rottamare, e furono rottamati. Peccato però che adesso è tutto un rottame, dovunque ci si giri.
I 31 parlamentari piemontesi sono diventati 14, e uno di questi è Davide Gariglio, che starà ancora nel cerchio magico di Renzi in Parlamento, ma (come lui) ha dato le dimissioni da segretario regionale, com'è giusto che fosse: "Abbiamo sbagliato politica", ha dichiarato candidamente a Torino.
Sconcerto, sconforto domenica scorsa alla riunione di partito a Torino. Si riparte quasi da zero, anzi si torna all'antico perché "sembra tornata la voglia di far funzionare un partito nel senso più tradizionale del termine, fatto di sezioni sotto casa per discutere e riunioni per decidere", scrive Repubblica. Ci si sveglia da una ubriacatura che più che democristiana mi è sembrata craxiana: sono stati anni terribili, a mio parere, quelli di Renzi, che era solo capace a farsi bello e si è visto com'è finito e dove ha fatto finire noi, con la sua sicumera cieca.
(Un conto è tifare per la Fiorentina, un conto tifare per Renzi, no?)
Nello sconforto, si ricomincia. Alla riunione Sergio Chiamparino ha messo le mani avanti, come racconta La Stampa, indicando le priorità nel processo di transizione: "L'avvio di un forum per la ricucitura del centro-sinistra a cui partecipi anche LeU e l'individuazione di un metodo per la scelta dei candidati".
Nel '19 ci sono le Regionali, Chiampa non si candiderà perché mi ha detto che è vecchio, in realtà tornerà a occuparsi del partito.
Lo ha proposto Giancarlo Quagliotti, uomo di Fassino: "L'assemblea va convocata per affidare la guida del partito a un comitato di gestione guidato da Chiamparino". Gli ex popolari, in primis Gariglio, hanno dovuto votare in massa la proposta, non essendoci altra strada.
Andarono per rottamare, e furono rottamati. Peccato però che adesso è tutto un rottame, dovunque ci si giri.
sabato 17 marzo 2018
Il giallo della mia liquidazione da sindaca e l'ascensore
Non è che sia proprio un momento felice nella mia vita umana, e potete ben capire quanto io abbia voglia di fare polemiche di qualunque genere. Ma vengo tirata per i capelli da ciò che ho letto su "La Periferia".
Pare che al Comune di Crescentino sia scomparsa la somma della mia liquidazione a fine mandato (non mi ricordo esattamente l'ammontare, confesso: 4 mila euro?) che nel 2014 avevo lasciato a disposizione della futura amministrazione, con apposita delibera, per erigere un piccolo ascensore in grado di trasportare i disabili dal secondo piano del Palazzo fino al teatrino per mia forte volontà restaurato e restituito a un accettabile splendore, per la cifra che c'era a disposizione.
Dice fra virgolette il vicesindaco Speranza: "... mancano i fondi a nostra disposizione per farlo (l'ascensore, ndr). Se all'epoca ci fossimo stati noi alla guida, avremmo previsto anche quel lavoro ma non è andata così. E ora dobbiamo attendere di trovare i fondi".
Mi perdoni dopo tante gentilezze che ho appena ricevuto, il Vicesindaco: ma io credo che se ci fossero stati loro, il teatrino sarebbe rimasto una soffitta polverosa e bruciacchiata. In particolare, in caso di effettivo rifacimento su iniziativa di Speranza, avrei tremato per la pittura delle pareti, vista l'ormai famosa performance sulla facciata dell'Istituto Calamandrei che è lì da vedere, e che all'epoca si era appena compiuta.
I soldi? Basterebbe fare pochi passi, andare in segreteria e chiedere di tirar fuori la delibera di aprile o maggio 2014 con la quale si decideva la destinazione della somma, poi fare altri pochi passi e spingersi fino alla Ragioneria, e chiedere alla Ragioniera (che è sempre la stessa) di controllare se la somma da me lasciata era stata in effetti registrata e messa in conto con quella destinazione: che certo, poi, la futura Giunta (quella cioè di cui fa parte il Vicesindaco) avrebbe dovuto confermare con un proprio atto.
Sono invece finiti in un calderone generale, quei soldi? Riprendano la delibera, ne facciano una nuova e li destinino all'ascensore. Facile no? Se vogliono piallare viale Po che non ne ha nemmeno bisogno, potrebbero pure trovare quella cifra.
E comunque al teatrino si sale anche con la carrozzella, è solo un po' più lunga e bisogna passare dal poggiolo del cortile interno; però, 'sto ascensore s'ha da fare, e i soldi ci sono. Li ho lasciati io.
sabato 10 marzo 2018
Che bravo don Gian Maria, che brava la nostra Banda. e Grazie Sindaco
Non sono mai stata una affezionata di Facebook, ma in questi giorni ne ho compreso la potenza dirompente. Sono quasi 79 mila i contatti alla notizia della morte del mio adorato sposo.
Lui con Amare Crescentino c'entra molto, mi ha aiutata assai nei tempi in cui tutto il lavoro politico veniva costruito.Dunque mi permetto di postare qui il pezzo sul funerale che ho scritto per Facebook, caso mai qualcuno di voi non l'abbia letto
Ne approfitto per ringraziare Don Gian Maria e il suo acume: la sua predica è stata apprezzata assai da tutti coloro con i quali ho parlato. Grazie alla Banda, e grazie anche al Sindaco Fabrizio Greppi, che con il vicesindaco è stato di disponibilità e aiuto indispensabile.
E IL CHIERICHETTO ERA MARIO LUZZATTO FEGIZ
Ci sono funerali e funerali. Questo di Mimmo non aveva applausi, ce li siamo risparmiati. E il chierichetto della Messa era Mario Luzzatto Fegiz, mio storico collega critico musicale al Corriere della Sera. Ha letto le Scritture, ha servito. Mimmo avrà sorriso.
E sarà stato contento della sosta al Circolo dei Lettori di Torino, lunedì scorso, luogo che amava moltissimo, lui lettore vorace. Molte persone sono venute a salutarlo, fra le quali due vecchi amici ed estimatori, Chiamparino e Don Ciotti. Grazie a Luca Beatrice e alla direttrice Maurizia Rebola, che lo hanno accolto.
Ho cercato di far somigliare un po' alla vita di Mimmo questo funerale, di renderlo meno ufficiale e più affettuoso. C'erano cittadini del mio paese, Crescentino, e amici da tutta l'Italia, colleghi suoi e miei, parenti, un pugno di belle persone della discografia e promozione.
C'erano i colleghi de La Stampa, pensionati e non, e il vicedirettore vicario Luca Ubaldeschi. E i compagni di avventure e viaggi di Mimmo: Ettore Mo del Corriere, decano, che ha raccontato di come evitava le pallottole grazie al fatto che era piccolo. Mi sono immaginata che articolo IL facessero, Mimmo e lui quando andavano in giro insieme: Mimmo è alto 1.92.
Antonio Ferrari del Corriere ha ri-raccontato ai convenuti dei pranzi collettivi dei corrispondenti di guerra, tutti che mangiavano bevevano e fumavano a quattro ganasce, e l'Uomo Mio che ci dava di arance mandarini e ogni tipo di frutta, beveva acqua, e diceva loro sommessamente che forse sarebbe stato meglio fumare un po' meno, anzi niente. Mimmo era la virtù praticata contro ogni stravizio. Quando andavano alle guerre arabe nascondevano gli alcolici nella sua stanza, perché sarebbe stato l'unico che non li avrebbe consumati. Era certo.
Ma lui si aggira ora per le nuvole, e loro sono qui vispi e arzilli a raccontare. Con amore, con grande rispetto per Mimmo.
Grande consolazione.
Vittorio Dell'Uva, del Mattino, e Lorenzo Bianchi del Carlino. E Claudio Monici dell'Avvenire, Gabriella Simoni di Mediaset, unica donna inviata di guerra all'epoca. Tanti altri. Lo chiamavano sempre, anzi era Vittorio incaricato di prendere notizie sulla sua salute e diffonderle agli altri in tutti questi anni.
Che Dio li benedica, anche se non credono.
Il viceparroco, don Gian Maria, è stato così bravo da raccontare la sua fresca scoperta di Mimmo come persona e inviato di guerra, attraverso le letture su Internet. Ci ha beccato in pieno, anche se quasi non lo conosceva. Bravo davvero, mi ha colpita.
Poi c'era la Banda Comunale del mio paese, Crescentino in provincia di Vercelli appunto, dove ora Mimmo riposa nella mia tomba di famiglia accanto ai suoi genitori e a suo fratello.
La Banda ha suonato "Bella Ciao" davanti al Cimitero. Un regalo per lui, che credeva in alcuni valori conquistati a fatica e ora in dispersione. Ma anche, era come se salutasse la sua bella. E spero di essere stata io.
Marinella
(continua)
E sarà stato contento della sosta al Circolo dei Lettori di Torino, lunedì scorso, luogo che amava moltissimo, lui lettore vorace. Molte persone sono venute a salutarlo, fra le quali due vecchi amici ed estimatori, Chiamparino e Don Ciotti. Grazie a Luca Beatrice e alla direttrice Maurizia Rebola, che lo hanno accolto.
Ho cercato di far somigliare un po' alla vita di Mimmo questo funerale, di renderlo meno ufficiale e più affettuoso. C'erano cittadini del mio paese, Crescentino, e amici da tutta l'Italia, colleghi suoi e miei, parenti, un pugno di belle persone della discografia e promozione.
C'erano i colleghi de La Stampa, pensionati e non, e il vicedirettore vicario Luca Ubaldeschi. E i compagni di avventure e viaggi di Mimmo: Ettore Mo del Corriere, decano, che ha raccontato di come evitava le pallottole grazie al fatto che era piccolo. Mi sono immaginata che articolo IL facessero, Mimmo e lui quando andavano in giro insieme: Mimmo è alto 1.92.
Antonio Ferrari del Corriere ha ri-raccontato ai convenuti dei pranzi collettivi dei corrispondenti di guerra, tutti che mangiavano bevevano e fumavano a quattro ganasce, e l'Uomo Mio che ci dava di arance mandarini e ogni tipo di frutta, beveva acqua, e diceva loro sommessamente che forse sarebbe stato meglio fumare un po' meno, anzi niente. Mimmo era la virtù praticata contro ogni stravizio. Quando andavano alle guerre arabe nascondevano gli alcolici nella sua stanza, perché sarebbe stato l'unico che non li avrebbe consumati. Era certo.
Ma lui si aggira ora per le nuvole, e loro sono qui vispi e arzilli a raccontare. Con amore, con grande rispetto per Mimmo.
Grande consolazione.
Vittorio Dell'Uva, del Mattino, e Lorenzo Bianchi del Carlino. E Claudio Monici dell'Avvenire, Gabriella Simoni di Mediaset, unica donna inviata di guerra all'epoca. Tanti altri. Lo chiamavano sempre, anzi era Vittorio incaricato di prendere notizie sulla sua salute e diffonderle agli altri in tutti questi anni.
Che Dio li benedica, anche se non credono.
Il viceparroco, don Gian Maria, è stato così bravo da raccontare la sua fresca scoperta di Mimmo come persona e inviato di guerra, attraverso le letture su Internet. Ci ha beccato in pieno, anche se quasi non lo conosceva. Bravo davvero, mi ha colpita.
Poi c'era la Banda Comunale del mio paese, Crescentino in provincia di Vercelli appunto, dove ora Mimmo riposa nella mia tomba di famiglia accanto ai suoi genitori e a suo fratello.
La Banda ha suonato "Bella Ciao" davanti al Cimitero. Un regalo per lui, che credeva in alcuni valori conquistati a fatica e ora in dispersione. Ma anche, era come se salutasse la sua bella. E spero di essere stata io.
Marinella
(continua)
sabato 3 marzo 2018
Sono senza Mimmo
Da oggi sono senza Mimmo.
E' stata una giornata tremenda, distratta e ravvivata da un duecento telefonate più quelle che ho perso, più 458 sms che non ho nemmeno avuto il tempo di aprire.
Su Internet ho letto decine di ritratti di mio marito, uno bellissimo è stato pubblicato da Mauro che ringrazio: lo hanno scritto le ragazze dell'Indice dei Libri, il mensile che dirigeva, naturalmente gratis da lungo tempo.
Con Mimmo sto dal lontano 1974: lo avevo conosciuto poco dopo la morte di mia mamma, ed ero veramente a pezzi. E' stato un colpo di fulmine, non ci siamo mai più lasciati, anche se siamo in fondo stati insieme pochissimo, uno che viaggiava nei pericoli e una che girava nella musica, lui in Afghanistan e io a Londra, per dire.
Vite complementari.
E' stata una giornata tremenda, ma ho provato sollievo a non vederlo più soffrire. Gli ultimi giorni sono stati terribili, questa terapia del dolore ti porta via la persona che ami e che non riconosci più, lontana da te e da tutto per sopravvivenza. La sofferenza è tale, che per essere lenita ha bisogno di bombe autentiche.
Eppure Mimmo è stato fortunato. Dal 2005 quando gli diedero tre mesi di vita per un cancro al polmone (lui non fumatore ma frequentatore di guerre, nei suoi vetrini fu trovato metallo) ha vissuto 10 anni in perfetta salute, sempre sottoponendosi agli esami, prima che la bestia si facesse viva.
Non l'ho mai lasciato, mai abbandonato un momento. Anzi lui non ha abbandonato me, venendomi dietro a Crescentino e aiutandomi e consolandomi nelle tribolate vicende del mio secondo mandato di sindaca.
Ringrazio Dio di aver incontrato sulla strada della mia vita una persona così meravigliosa. E' stata una grande fortuna.
E' stata una giornata tremenda, distratta e ravvivata da un duecento telefonate più quelle che ho perso, più 458 sms che non ho nemmeno avuto il tempo di aprire.
Su Internet ho letto decine di ritratti di mio marito, uno bellissimo è stato pubblicato da Mauro che ringrazio: lo hanno scritto le ragazze dell'Indice dei Libri, il mensile che dirigeva, naturalmente gratis da lungo tempo.
Con Mimmo sto dal lontano 1974: lo avevo conosciuto poco dopo la morte di mia mamma, ed ero veramente a pezzi. E' stato un colpo di fulmine, non ci siamo mai più lasciati, anche se siamo in fondo stati insieme pochissimo, uno che viaggiava nei pericoli e una che girava nella musica, lui in Afghanistan e io a Londra, per dire.
Vite complementari.
E' stata una giornata tremenda, ma ho provato sollievo a non vederlo più soffrire. Gli ultimi giorni sono stati terribili, questa terapia del dolore ti porta via la persona che ami e che non riconosci più, lontana da te e da tutto per sopravvivenza. La sofferenza è tale, che per essere lenita ha bisogno di bombe autentiche.
Eppure Mimmo è stato fortunato. Dal 2005 quando gli diedero tre mesi di vita per un cancro al polmone (lui non fumatore ma frequentatore di guerre, nei suoi vetrini fu trovato metallo) ha vissuto 10 anni in perfetta salute, sempre sottoponendosi agli esami, prima che la bestia si facesse viva.
Non l'ho mai lasciato, mai abbandonato un momento. Anzi lui non ha abbandonato me, venendomi dietro a Crescentino e aiutandomi e consolandomi nelle tribolate vicende del mio secondo mandato di sindaca.
Ringrazio Dio di aver incontrato sulla strada della mia vita una persona così meravigliosa. E' stata una grande fortuna.
lunedì 26 febbraio 2018
Chiamparino, così di moda, vuol prendersi il PD nel dopo Renzi?
In questi giorni pre-elettorali girano tante foto dell'immarcescibile presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino. Un pezzo d'uomo che poche Regioni possono vantare. In molti, adesso, corrono a farsi fotografare con lui, io ricordo bene che non è stato sempre così, dalle nostre parti. Eppure, era sempre lui...
Sul Corriere della Sera dell'altro giorno, è comparso un articolo a firma Valerio Valentini, nel quale si ipotizza un futuro impegno del Presidente attuale del Piemonte nella corsa alla segreteria del PD, attualmente in mano a Renzi.
Ecco l'articolo
Sul Corriere della Sera dell'altro giorno, è comparso un articolo a firma Valerio Valentini, nel quale si ipotizza un futuro impegno del Presidente attuale del Piemonte nella corsa alla segreteria del PD, attualmente in mano a Renzi.
Ecco l'articolo
Sul suo ruolo, persino i suoi fan si mostrano incerti. «Sindaco», «presidente», «eccellenza». Sono questi gli epiteti con cui, nella sua camminata mattutina tra i mercati di Santa e Corso Racconigi, Sergio Chiamparino si sente acclamare da decine di torinesi che lo mostrano a dito («È lui!»). Sindaco, lo è stato. «Il sindaco vecchio», precisa lui, schermendosi di fronte alle lodi di un passante che quasi gli getta le braccia al collo: «Chiamparino, da quando non sei più a Palazzo civico ho strappato la tessera del Pd».
Presidente lo è tutt’ora: ma non è un mistero che nel suo ruolo di governatore del Piemonte non si diverta poi tanto. E questo apre degli interrogativi sul suo futuro. Che non sarà, però, in abiti talari: il che spiega perché, di fronte ad un fruttivendolo che gli offre due arance e lo chiama «eccellenza», Chiamparino alzi le mani. È il primo giorno di impegno in strada, per il governatore, in vista del 4 marzo. I vertici del partito locale gli hanno chiesto un impegno speciale, per queste settimane conclusive di campagna elettorale: e lui alla fine non si è sottratto.
Sorride, stringe mani. Certo, il malcontento non manca, qualche insulto arriva. Ma a fine mattinata, il bilancio è senz’altro positivo. Un tassista, ora in pensione, si fa largo per bussare alla spalle del presidente: «Lei non sa quante volte l’ho scarrozzata, quando era sindaco». C’è gente che strappa i volantini distribuiti dai militanti del Pd; ma poi, cinquanta metri dopo, incontra «il Chiampa» e gli fa i complimenti. «Quasi come se fosse percepito al di sopra delle parti», si lascia sfuggire un suo stretto collaboratore. E non è solo un’impressione. Perché in realtà Chiamparino, a giudizio di molti, sta preparando il suo gran ritorno. Ma da padre nobile. E non a caso parla da federatore, in questi giorni.
Incontra prima la leader radicale Emma Bonino – è successo lunedì – e poi il ministro della Salute Beatrice Lorenzin (martedì, al Circolo della Stampa): quasi che il compito di tenere unita la coalizione, sotto la Mole, se lo sia assunto lui. Parla degli scenari del dopo-voto: «Se c’è stallo meglio tornare alle urne, altroché larghe intese», spiega. «Prima però bisogna cambiare la legge elettorale, introducendo il voto disgiunto», aggiunge, ammiccando a chi auspica la ricomposizione di un centrosinistra largo. E non solo: «C’è bisogno che i partiti facciano una profonda riflessione interna, rivedendo la loro proposta e il loro posizionamento», prosegue. «Vuol dire che sta lavorando contro Renzi», analizza un parlamentare torinese del Pd, quando lo ascolta.
«Si sta ritagliando un ruolo da traghettatore per il dopo voto», confermano i suoi colleghi. In tanti, in effetti, a Torino e non solo, glielo stanno suggerendo: «Se il Pd scende sotto quota 23 per cento, sei tu la persona giusta per il dopo-Renzi». Lui, sornione, nicchia: «Pensiamo piuttosto a vincere queste elezioni». Ma nel suo staff confermano che la tentazione c’è. E allora ecco che l’ex «sindaco» ora «presidente», che non sarà mai «eccellenza», potrebbe alla fine reinventarsi «segretario». Tra le bancarelle del mercato, però, questa parola ancora non la sussurra nessuno.
sabato 24 febbraio 2018
I lavoratori Coop: "Una sinistra irriconoscibile"
Questo articolo uscito sulla Stampa di venerdì racconta bene il guazzabuglio di sentimenti che travaglia la sinistra. Parla delle Coop di Bologna, dove si consuma un confronto paradossale e perfino ridicolo se qualcuno avesse voglia di ridere: Il PD ha candidato il democristiano di sempre Casini, spesso berlusconiano, mentre Vasco Errani, già presidente della Regione Emilia-Romagna, già con incarichi nell'ultimo Governo in carica, corre per LEU, Liberi e Uguali, dove la sinistra più classica si è rifugiata, praticamente cacciata (diciamolo dai, diciamolo) da Renzi.
Una vicenda dolorosa e insensata che non farà del bene a nessuno. Gabriele Martini, autore del pezzo, è andato a sentire la base. E ci fa riflettere...
Una vicenda dolorosa e insensata che non farà del bene a nessuno. Gabriele Martini, autore del pezzo, è andato a sentire la base. E ci fa riflettere...
GABRIELE MARTINI
INVIATO A BOLOGNA
«Mio nonno era comunista, ma per davvero. Lui ci credeva. Ecco, io penso che se mio nonno sapesse che il Pd ha candidato Casini, si rivolterebbe nella tomba. Poi rivolterebbe anche le sezioni del partito di tutta la provincia. La faccio breve: per la prima volta in vita mia, non so chi votare». I tormenti del popolo di sinistra alla vigilia delle elezioni prendono forma in un pomeriggio d’inverno al bancone della pescheria di un ipermercato Coop alle porte di Bologna. Il caporeparto Gianluca Giunta, 54 anni, parla schietto e si accalora: «Anche stavolta metterò la croce sulla scheda elettorale, ma sono arrabbiato. Renzi ha svenduto la nostra storia. Gli vorrei fare una sola domanda: caro Matteo, cosa ti è passato per la testa? Mia figlia vota per i grillini, chissà che forse abbia ragione lei».
Nella roccaforte rossa
Fuori piove a dirotto, la nebbia spessa sale da Ferrara e nasconde i colli. «Fa un freddo birichino», chiosa la signora mentre litiga con l’ombrello. Coop Alleanza 3.0 è la cooperativa di consumatori più grande d’Italia. Gestisce punti vendita lungo tutta la dorsale adriatica, dal Friuli alla Puglia. Solo in Emilia Romagna dà lavoro a quasi 12 mila persone. Tra questi c’è Alessandro Petrolati, ferrarese, 52 anni di cui trenta passati in cooperativa. «All’inizio facevo il cassiere, poi sono passato all’ortofrutta e adesso sono qui». Oggi è il direttore di un supermercato con 380 dipendenti. Il suo amore per la Spal è smisurato, pari solo all’allergia per le cravatte. «La cosa più bella – racconta - è quando riesco ad assumere i giovani. La mia filosofia è aiutare chi è rimasto indietro. Proprio quello che dovrebbe fare la politica...». E invece? «Invece i governanti si sono dimenticati che fuori dai palazzi esiste la gente. Hanno smarrito gli ideali». Affetti e politica, nell’ultima roccaforte rossa tutto s’intreccia. «La mia è una famiglia di sinistra. Mio padre è un vecchio militante, dice che dovrei votare Pd - rivela Petrolati -. Ma sono troppo deluso. Penso che alla fine sceglierò Bonino e Tabacci, sono brave persone e competenti».
Il duello più atteso
A Bologna - da sempre laboratorio politico e città maestra di contraddizioni - va in scena una delle poche sfide degne di nota della tornata elettorale. La gustosa battaglia è quella per il collegio uninominale del Senato. Da una parte c’è Pier Ferdinando Casini, navigato democristiano in Parlamento dal 1983, che ha strappato l’ambito posto in lista nella coalizione guidata dal Pd. Dall’altra c’è l’ex comunista Vasco Errani, già presidente della Regione, schierato da Grasso e Bersani nel tentativo di sgambettare Renzi nella città simbolo della sinistra. Infine ci sono Michela Montevecchi (Movimento 5 Stelle) ed Elisabetta Brunelli (civica vicina a Forza Italia), che sperano di beneficiare dello scontro fratricida a sinistra. Scontro che, almeno finora, non c’è stato.
Tra Casini ed Errani, per ora, scorrono parole al miele: «Non ho alcun motivo per polemizzare con lui», dice uno; «Lo rispetto, è un politico per bene», risponde l’altro.
Per sapere come andrà a finire tocca aspettare il 5 marzo. Tuttavia l’indagine lampo effettuata tra le corsie delle Coop bolognesi – nessuna pretesa statistica, per carità – qualcosa rivela. Su trenta interpellati, undici dicono che voteranno per il Pd, sei per i grillini, tre per Liberi e Uguali, due per Forza Italia, uno per Salvini; tre non andranno alle urne, mentre quattro non hanno ancora deciso che fare. Numeri a parte, a colpire è lo scetticismo, tratto distintivo dell’homo bononiensis.
I clienti più cortesi sospirano e sbuffano, i più insofferenti si allontanano e imprecano contro le classi dirigenti (a volte con parole irriferibili). Il termine più abusato è delusione. «Voto Pd, è ovvio», assicura lisciandosi i baffi Graziano Albertazzi, classe 1933: «Casini? Pazienza, mi turerò il naso, ma non tradisco il partito». Domenico Fortunato, dirigente bancario in pensione, si definisce un «liberale spaesato». Sorride gentile, cita Einaudi e Malagodi: «Quegli ideali si sono persi. Oggi la politica è sporca. Voterò per il centrodestra. Avrei potuto scegliere anche il Pd, in passato l’ho fatto. Ma finché il ciarlatano toscano non va a casa, preferisco Berlusconi».
Al reparto carni Luciano Aldrovandi affetta con sapienza il sottofiletto: «Io non ho la ricetta magica per guarire i mali del Paese. Quello che so è che dobbiamo lavorare meno per lavorare tutti. Non sta in piedi un sistema che mi tiene qui fino a 70 anni e lascia fuori i giovani. Io cerco di essere ottimista, ma è sempre più difficile. Speravo in un mondo migliore per i miei figli, dovranno costruirselo da soli».
All’uscita del supermercato del quartiere San Donato c’è il banchetto di Greenpeace. «Vuole salvare una balena?», domanda la ragazza con la pettorina verde. Quasi nessuno si ferma. Il cielo è grigio, l’umidità penetra nelle ossa. Iyabo batte i denti e sorride a tutti. È arrivato dalla Nigeria un anno fa, laggiù ci sono una moglie e due figli che lo aspettano. Aiuta gli anziani a portare i sacchetti della spesa in cambio di una moneta: «Ci sono le elezioni? Non lo sapevo. In Nigeria i politici sono tutti corrotti. E qui?».
La signora Carla
La ragazza è l’arcobaleno che all’improvviso sbuca dalla nebbia: occhi verdi, capelli blu, giubbotto rosso, anfibi viola. «Se stai facendo un sondaggio lascia perdere perché non faccio testo, io sono strana». Si chiama Alida, studia Lettere all’università. Meglio Renzi o Di Maio? Lei finge di svenire, poi sorride: «E va bene, te la sei cercata. Il mio voto va alla signora Carla, anche se non è candidata». E chi sarebbe? «Una donna di sessant’anni che vive nelle case popolari del quartiere Corticella assieme al figlio disoccupato. Qualche settimana fa volevano sfrattarla, ma l’abbiamo impedito. A Bologna i politici fanno la guerra ai poveri». Che cosa farà Alida il 4 marzo? «Quel giorno inforcherò la bici e andrò fuori città. Nei seggi elettorali c’è un cattivo odore, a me piace l’aria pura».
giovedì 22 febbraio 2018
"La nuova Piazza Caretto sarà disegnata dal Vicesindaco"
Così leggo su "La Periferia"
Speriamo gli venga meglio della facciata del Calamandrei
Speriamo gli venga meglio della facciata del Calamandrei
domenica 18 febbraio 2018
Eni, offerta per gli impianti Mossi&Ghisolfi. Crescentino può sperare?
L'unica attività produttiva mai arrivata a Crescentino negli ultimi dieci anni - cioè dalla chiusura della Teksid - è stata l'avveniristica impresa per la produzione di bioetanolo voluta dalla Mossi e Ghisolfi di Tortona. Accettata dopo numerosissimi esami degli Enti Pubblici e di studiosi del settore, costruita grazie a un contributo monstre dell'Unione Europea, è stata come ognuno sa funestata da vari insuccessi, ma soprattutto dal suicidio di Guido Ghisolfi, il promoter dell'intera faccenda, che si uccise a 58 anni con un colpo di fucile in auto, il 3 marzo 2015.
Vicepresidente della multinazionale tortonese della chimica in forte sviluppo nel campo dei biocarburanti, con 2.100 dipendenti e un fatturato annuo di oltre 3 miliardi di dollari, Ghisolfi era sofferente di depressione secondo quanto sostenuto dai familiari. Aveva concepito questo progetto pilota come modello da esportare in altri paesi del mondo.
La sua drammatica dipartita ha portato prematuramente a compimento a Crescentino una crisi nella ricerca delle materie prime adatte alla produzione, e ora l'impianto è chiuso e i dipendenti in cassa integrazione, tranne i pochi che si alternano alla manutenzione del forno che brucia cippato e lignina per produrre energia elettrica: la Provincia ha già formalmente comunicato all'azienda che esso dovrà essere spento a 6 mesi dalla cessazione della produzione principale, di bioetanolo. In una sorta di perverso gioco di domino, l'intera azienda di Tortona, con le sue propaggini in diversi paesi del mondo, versa ora in difficoltà.
Da mesi si sente parlare di una cessione all'Eni, e le sorti dell'impianto di Crescentino sono ora legati all'esito di tale trattativa.
Da mesi si sente parlare di una cessione all'Eni, e le sorti dell'impianto di Crescentino sono ora legati all'esito di tale trattativa.
Questo l'articolo uscito nei giorni scorsi sul quotidiano La Stampa.
"Eni avrebbe presentato un’offerta formale per una parte delle attività italiane di Mossi & Ghisolfi, il gruppo chimico di Tortona in difficoltà finanziaria. Dopo le indiscrezioni sul suo possibile interessamento, Eni avrebbe presentato un’offerta per Biochemtex, una controllata del gruppo alessandrino che ha sviluppato e commercializza una piattaforma tecnologica per la produzione di biocarburanti. Al momento, si spiega, le parti sono impegnate in un negoziato sul prezzo. L’obiettivo è quello di chiudere entro il 22 febbraio, data entro la quale un’altra controllata del gruppo attualmente in concordato preventivo (Ibp Energia) rischia di dover portare i libri in tribunale. Alla ristruttirazione della parte italiana del gruppo stanno lavorando Mediobanca e i legali di Gianni Origoni Grippo.
Se la trattativa con Eni dovesse fallire, secondo quanto ricostruito, il gruppo Mossi e Ghisolfi potrebbe finire in amministrazione straordinaria.
Le attività italiane sono gravate da un debito di circa 200 milioni di euro e le cessioni programmate, secondo le fonti interpellate, lasceranno comunque la holding che controlla il gruppo comunque indebitata.
Prosegue intanto la dismissione degli asset della parte americana del gruppo chimico, sulla quale stanno lavorando gli specialisti di ristrutturazioni Alvarez & Marsal. La settimana scorsa il giudice texano Brendan Shannon ha approvato la cessione della Apple Grove, una divisione della M&G Polymers, ai cinesi di Far Eastern Investment per 33,5 milioni di euro. Il prezzo, si spiega, è superiore alle attese della società, attualmente sotto la protezione dai creditori prevista dal Chapter 11 della legge fallimentare Usa. Un esito simile è auspicato per la vendita dell’impianto di Corpus Christi, in Texas, i cui ritardi nella realizzazione e i maggiori costi sostenuti sono all’origine dei guai del gruppo, gravato da 1,8 miliardi di debiti.
mercoledì 14 febbraio 2018
Leo Alati, candidato pure lui... quanta strada nei suoi sandali
Nel mio elenco dei giorni scorsi ho improvvidamente mancato il nome di un amico e anche ex collaboratore in Comune, come assessore. Alle prossime elezioni del 4 marzo Leo Alati corre per "Insieme" (Socialisti, Verdi e Area Civica).
Tante volte candidato, l'amico Leo. Una volta anche con me, nel lontano 1995. Fummo per un po' di tempo insieme in Giunta, e Segretaria Comunale (com'è piccolo il mondo) era la dott. Livia Scuncio.
Per i socialisti erano tempi un po' così, Nel 1992 c'era stato l'arresto del "mariuolo" Mario Chiesa per il Pio Albergo Trivulzio, improvvidamente evocato l'altro giorno da Renzi. Era scoppiata Mani Pulite, Di Pietro era un eroe nazionale (pensate quanto tempo è passato) e una eco spiacevole dei casini del PSI era arrivata fino nelle nostre terre (dove il Partito Socialista dell'epoca era in gran spolvero) per certi comportamenti che mi avevano costretta a fare denunce, nel senso che era un mio dovere, venendo a conoscenza di reati. Chi c'era si ricorda, tranquilli che non mi metto a raccontare la storia.
I rapporti all'interno del Comune erano un po' nervosi, ma la Giunta era sana.
Poi ci fu una bufera, legata a un'occasione per me fatale: pensate un po': la convenzione con la Parrocchia per rimettere in piedi l'ex chiesa della Resurrezione (CHE VI PREGO TUTTI DI NON DIMENTICARE). Difendevo la necessità di quel trattato per sanare l'edificio che era già pericoloso: Leo non condivideva il punto in cui si diceva che le iniziative da attuare in quello spazio dovevano essere concordate con la Parrocchia e si pronunciò per il no. Io gli risposi che magari lui, non essendo crescentinese, non ci teneva tanto a quella ex chiesa. Si offese moltissimo e mi disse che ero come Borghezio (cosa per me alquanto offensiva). Comunque ci lasciammo, i socialisti ed io, Alati compreso: furono tempi difficili, tanto per cambiare. E' il mio karma. La Resurrezione restò com'era, a continuare a distruggersi: e adesso che è a posto, non se la fila nessuno. Con quel che è costata di soldi ed energie. Che dramma.
Con Leo rimanemmo naturalmente amici: avevo imparato che la politica è una cosa e la vita un'altra (non ho mai imparato bene, in verità). Leo ha continuato a far politica a livello locale provinciale regionale e non lo so, non sempre ho seguito le sue gesta. Certo son rimasta perplessa quando l'ho visto una volta candidato sindaco della Sinistra nel 2004 e la volta dopo in lista con Greppi sempre alle Comunali.
Il fatto è che Leo Alati è un tipo moderno, adesso sono tutti disinvolti così come lui. Oppure coubertiniani: l'importante è partecipare.
Io meno. Molto meno.
Adesso leggo in una sua intervista di qualche settimana fa, sulla Voce, che fra le varie domande, a quella "E Venegoni?" Alati risponde: "Che dire? E' il passato ormai".
Fossi un uomo mi toccherei. Ma sono lieta di essere il passato, visto che il secondo round in Comune 10 anni dopo è stato molto più pesante del primo, cercando io di essere più aperta verso le cose che non condividevo, e di tenere in piedi la baracca che rotolava sotto un gigantesco Ego mascherato da politica.
Poi nell'intervista, Leo dice però una cosa che mi trova d'accordo:
"Non ho apprezzato la confusione di ruoli che, quando lei era sindaco, s'è creata per le domande di assunzione alla Mossi&Ghisolfi e al Mercatò. Che bisogno c'era di raccoglierle in Municipio? In politica non conta solo la buona volontà, non l'ho mica inventato io che le strade per l'inferno sono lastricate di buone intenzioni".
Dio solo sa quanto fossi in imbarazzo io. Non ho nemmeno mai messo un piede al Mercatò, per dire, neanche a comprare una mela, per dire. E non voglio ripercorrere poi un episodio di un'assunzione alla M&G della quale non fui nemmeno avvertita.
Però a volte devi abbozzare, devi sperare che le cose filino dritte se vuoi mantenere la compattezza di un gruppo che già aveva perso dei pezzi. Così feci, mangiai la mia palata di letame per il quieto vivere e per arrivare alla fine della legislatura, ché molte occasioni erano buone per lasciare, a chi cercava lo scontro.
Ecco, detto ciò caro Leo, mi chiedo come puoi tu così intransigente (e magari, sui principi, a ragione) perdere talvolta il senso del tuo cammino . E diventare così sportivo. Io, che sono una donna del passato, non ci riuscirei.
Buone elezioni comunque!
Tante volte candidato, l'amico Leo. Una volta anche con me, nel lontano 1995. Fummo per un po' di tempo insieme in Giunta, e Segretaria Comunale (com'è piccolo il mondo) era la dott. Livia Scuncio.
Per i socialisti erano tempi un po' così, Nel 1992 c'era stato l'arresto del "mariuolo" Mario Chiesa per il Pio Albergo Trivulzio, improvvidamente evocato l'altro giorno da Renzi. Era scoppiata Mani Pulite, Di Pietro era un eroe nazionale (pensate quanto tempo è passato) e una eco spiacevole dei casini del PSI era arrivata fino nelle nostre terre (dove il Partito Socialista dell'epoca era in gran spolvero) per certi comportamenti che mi avevano costretta a fare denunce, nel senso che era un mio dovere, venendo a conoscenza di reati. Chi c'era si ricorda, tranquilli che non mi metto a raccontare la storia.
I rapporti all'interno del Comune erano un po' nervosi, ma la Giunta era sana.
Poi ci fu una bufera, legata a un'occasione per me fatale: pensate un po': la convenzione con la Parrocchia per rimettere in piedi l'ex chiesa della Resurrezione (CHE VI PREGO TUTTI DI NON DIMENTICARE). Difendevo la necessità di quel trattato per sanare l'edificio che era già pericoloso: Leo non condivideva il punto in cui si diceva che le iniziative da attuare in quello spazio dovevano essere concordate con la Parrocchia e si pronunciò per il no. Io gli risposi che magari lui, non essendo crescentinese, non ci teneva tanto a quella ex chiesa. Si offese moltissimo e mi disse che ero come Borghezio (cosa per me alquanto offensiva). Comunque ci lasciammo, i socialisti ed io, Alati compreso: furono tempi difficili, tanto per cambiare. E' il mio karma. La Resurrezione restò com'era, a continuare a distruggersi: e adesso che è a posto, non se la fila nessuno. Con quel che è costata di soldi ed energie. Che dramma.
Con Leo rimanemmo naturalmente amici: avevo imparato che la politica è una cosa e la vita un'altra (non ho mai imparato bene, in verità). Leo ha continuato a far politica a livello locale provinciale regionale e non lo so, non sempre ho seguito le sue gesta. Certo son rimasta perplessa quando l'ho visto una volta candidato sindaco della Sinistra nel 2004 e la volta dopo in lista con Greppi sempre alle Comunali.
Il fatto è che Leo Alati è un tipo moderno, adesso sono tutti disinvolti così come lui. Oppure coubertiniani: l'importante è partecipare.
Io meno. Molto meno.
Adesso leggo in una sua intervista di qualche settimana fa, sulla Voce, che fra le varie domande, a quella "E Venegoni?" Alati risponde: "Che dire? E' il passato ormai".
Fossi un uomo mi toccherei. Ma sono lieta di essere il passato, visto che il secondo round in Comune 10 anni dopo è stato molto più pesante del primo, cercando io di essere più aperta verso le cose che non condividevo, e di tenere in piedi la baracca che rotolava sotto un gigantesco Ego mascherato da politica.
Poi nell'intervista, Leo dice però una cosa che mi trova d'accordo:
"Non ho apprezzato la confusione di ruoli che, quando lei era sindaco, s'è creata per le domande di assunzione alla Mossi&Ghisolfi e al Mercatò. Che bisogno c'era di raccoglierle in Municipio? In politica non conta solo la buona volontà, non l'ho mica inventato io che le strade per l'inferno sono lastricate di buone intenzioni".
Dio solo sa quanto fossi in imbarazzo io. Non ho nemmeno mai messo un piede al Mercatò, per dire, neanche a comprare una mela, per dire. E non voglio ripercorrere poi un episodio di un'assunzione alla M&G della quale non fui nemmeno avvertita.
Però a volte devi abbozzare, devi sperare che le cose filino dritte se vuoi mantenere la compattezza di un gruppo che già aveva perso dei pezzi. Così feci, mangiai la mia palata di letame per il quieto vivere e per arrivare alla fine della legislatura, ché molte occasioni erano buone per lasciare, a chi cercava lo scontro.
Ecco, detto ciò caro Leo, mi chiedo come puoi tu così intransigente (e magari, sui principi, a ragione) perdere talvolta il senso del tuo cammino . E diventare così sportivo. Io, che sono una donna del passato, non ci riuscirei.
Buone elezioni comunque!
giovedì 1 febbraio 2018
Pedrale, Bobba, De Marchi e Mosca JR sulle nostre schede
Abbiamo nella nostra zona un parterre affollato di aspiranti deputati.
Scusandomi per il lungo silenzio dovuto a motivi personali, mi piace sottolineare che la specie locale sotto elezioni si dà da fare, e ce la fa in tempi particolarmente bollenti e difficoltosi come questi.
L'arco parlamentare è alquanto ben rappresentato. Come da tradizione, la Lega al nostro Paesello praticamente non c'è. Come da tradizione, la Destra sta sopravanzando la Sinistra, e questo è un fenomeno figlio delle ultime elezioni comunali locali, che hanno sulla coscienza alcuni di quelli che non sono riusciti a fare uno sforzo per trovare una sintesi vincente sul candidato, preferendo perdersi in blablabla. Il sottosegretario Bobba, navigatore di lungo corso, è di Cigliano e fa buona propaganda personale, ma vedo il PD debole sul nostro territorio: un territorio che non sta a cuore a nessuno se non a noi che ci abitiamo. Vai a Cigliano e Trino e sono città abitabili, decenti, pulite, che ci tengono. Vieni a Crescentino e vedi solo rovine: un motivo ci sarà.
Claudia De Marchi, attuale sindaca di Fontanetto, una delle figure chiave del PD nella scorsa legislatura anche qui a Crescentino, se l'è data verso LEU, Liberi e Uguali che l'ha candidata. Ho capito che ai Crescentinesi non è molto simpatica e vedremo nelle schede se la compagine è forte.
Invece Pedrale sul territorio forte lo è sempre, e Forza Italia in buona posizione, se il leader Berlusconi riuscirà a tener fuori i piedi dal letto fino al 4 marzo (giorno del compleanno di Lucio Dalla, oltre che delle elezioni).
Infine, Mosca JR, fratello minore del prode Avvocato Mosca che tanto si è divertito durante il mio mandato. Le parole di Mosca Jr potete trovarle sul blog di Mauro Novo, grazie al quale mi tengo informata in questi tempi per me difficili: lui grillino duro e puro, convinto di poter trovare la sintesi fra volere e potere. Intanto però Grillo ha tagliato la corda, ché non ne poteva più davvero, e ha lasciato a combattere lo stewart Di Maio. I 5 stelle sono forti nella nostra zona, anche se non proprio a Crescentino. Ammesso che ancora esista, il nostro Paesello.
Scusandomi per il lungo silenzio dovuto a motivi personali, mi piace sottolineare che la specie locale sotto elezioni si dà da fare, e ce la fa in tempi particolarmente bollenti e difficoltosi come questi.
L'arco parlamentare è alquanto ben rappresentato. Come da tradizione, la Lega al nostro Paesello praticamente non c'è. Come da tradizione, la Destra sta sopravanzando la Sinistra, e questo è un fenomeno figlio delle ultime elezioni comunali locali, che hanno sulla coscienza alcuni di quelli che non sono riusciti a fare uno sforzo per trovare una sintesi vincente sul candidato, preferendo perdersi in blablabla. Il sottosegretario Bobba, navigatore di lungo corso, è di Cigliano e fa buona propaganda personale, ma vedo il PD debole sul nostro territorio: un territorio che non sta a cuore a nessuno se non a noi che ci abitiamo. Vai a Cigliano e Trino e sono città abitabili, decenti, pulite, che ci tengono. Vieni a Crescentino e vedi solo rovine: un motivo ci sarà.
Claudia De Marchi, attuale sindaca di Fontanetto, una delle figure chiave del PD nella scorsa legislatura anche qui a Crescentino, se l'è data verso LEU, Liberi e Uguali che l'ha candidata. Ho capito che ai Crescentinesi non è molto simpatica e vedremo nelle schede se la compagine è forte.
Invece Pedrale sul territorio forte lo è sempre, e Forza Italia in buona posizione, se il leader Berlusconi riuscirà a tener fuori i piedi dal letto fino al 4 marzo (giorno del compleanno di Lucio Dalla, oltre che delle elezioni).
Infine, Mosca JR, fratello minore del prode Avvocato Mosca che tanto si è divertito durante il mio mandato. Le parole di Mosca Jr potete trovarle sul blog di Mauro Novo, grazie al quale mi tengo informata in questi tempi per me difficili: lui grillino duro e puro, convinto di poter trovare la sintesi fra volere e potere. Intanto però Grillo ha tagliato la corda, ché non ne poteva più davvero, e ha lasciato a combattere lo stewart Di Maio. I 5 stelle sono forti nella nostra zona, anche se non proprio a Crescentino. Ammesso che ancora esista, il nostro Paesello.
sabato 13 gennaio 2018
Il faticoso inizio del '18
Magari lui, il 2018, non se n'è neanche accorto. Invece noi tutti consideriamo con tristezza le persone che in così pochi giorni se ne sono andate, le poche cose che sono cambiate, ma in peggio.
Per dire di coloro che meglio conoscevo... Giulia Barbarito in Bottino, la bella moglie cinquantenne del nostro Mario, sconfitta da un male improvviso quanto misterioso, che lascia qui con il suo disperato papà anche la figlia Elisa, architetta di soli 23 anni;
pure Gualtiero Cornero conoscevo benissimo: per i capovolgimenti della "politica", era stato in lista con me nel 1995, mio primo mandato, nel gruppo dei Socialisti, e come gli altri del suo partito mi aveva poi giustamente abbandonata a metà del cammino.
Eravamo veramente su fronti opposti, per dire della discontinuità con il passare del tempo. Nel mio secondo mandato, quando si trattò di scegliere il presidente dell'Infermeria Santo Spirito, non fu il suo il nome che feci al Presidente della Provincia: ma Riva Vercellotti con gran gioia si prese una delle tante soddisfazioni contro di me, nominandolo com'era sua prerogativa.
Aveva solo 59 anni, Gualtiero. Un dolore grande per chi lo conosceva, che ha investito anche la nostra comunità, e che fa naturalmente passare in secondo piano l'incarico politico.
Mi fa anche tristezza, anche se di un altro genere, vedere il negozio del Piero Bazzano chiuso, in quell'angolo di via Roma che sta morendo (tanto per cambiare), riempito per ora del suo simpatico manifesto di saluto. Piero è un caro amico, un crescentinese simpatico emigrato oltre Po, abbiamo passato insieme momenti molto divertenti, prima che la vita ci separasse. Lui ha fatto bene a chiudere bottega, se era stanco, ma per il nostro Paese penso che sia una grave perdita. Riposati Peter!!
lunedì 1 gennaio 2018
Buon 2018
L’anno nuovo
Indovinami, indovino,
tu che leggi nel destino:
l’anno nuovo come sarà?
Bello, brutto o metà e metà?
Trovo stampato nei miei libroni
che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un carnevale e un ferragosto,
e il giorno dopo il lunedì
sarà sempre un martedì.
Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell’anno nuovo:
per il resto anche quest’anno
sarà come gli uomini lo faranno.
(Gianni Rodari)
Indovinami, indovino,
tu che leggi nel destino:
l’anno nuovo come sarà?
Bello, brutto o metà e metà?
Trovo stampato nei miei libroni
che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un carnevale e un ferragosto,
e il giorno dopo il lunedì
sarà sempre un martedì.
Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell’anno nuovo:
per il resto anche quest’anno
sarà come gli uomini lo faranno.
(Gianni Rodari)
lunedì 25 dicembre 2017
Per favore non dimenticate la Resurrezione
Buon fine giornata di Natale a tutti i
Crescentinesi.
E per favore non dimenticate questo capolavoro di Tomaso Prunotto, allievo dello Juvarra, che giace ormai da un paio di anni QUASI terminato e COMPLETAMENTE inutilizzato.
La Chiesa sconsacrata della Resurrezione, dopo decenni di abbandono, è stata restaurata grazie a un generoso contributo della Fondazione Compagnia delle Opere di San Paolo.
Appartiene alla Parrocchia, ma se continuerà ad essere trascurata e dimenticata come è successo con la QUASI fine lavori (non sono del tutto finiti perché mancano le chiusure, il cancello esterno e insomma la sicurezza, nonché l'inizio di cura al giardino/ossario), sarà destinata a ritornare alla condizione precedente nel giro di poco tempo.
Se invece sarà terminata, e nel giardino/ossario di fianco alla struttura sarà fatta pulizia e piantati fiori e piante e messe panchine, diventerà un'area gradevolissima del nostro disastrato Centro Storico.
E' importante mantenere viva l'attenzione verso la pregevole struttura architettonica, e chiedere alla Proprietà di darla in affitto o comodato gratuito. La Diocesi dovrebbe muoversi, e fare ciò che riterrà più opportuno.
La vocazione della Resurrezione paiono naturalmente i fini culturali, o ricreativi, secondo le intenzioni di chi se ne occupa.
Sarebbe un'ottima struttura per mostre, rappresentazioni, spettacoli e concerti, che trarrebbero vantaggio dalla bellezza spoglia e austera dell'insieme. Per dirne una, l'ex chiesa è senz'altro un po' meglio dell'ex bocciofila della Stazione...
Le istituzioni culturali della Città dovrebbero cominciare seriamente a farsi parte attiva per spingere la Chiesa ad assegnare una funzione a questo gioiello riportato in vita, e anche il Parroco dovrebbe sentire il peso di questo fardello, da aggiungere a tutti gli altri...
Un gioiello che nacque grazie ad una sottoscrizione dei cittadini di Crescentino, e che potrebbe tornare ad essere utile a loro, tanti secoli dopo.
Non sarebbe bello?
Crescentinesi.
E per favore non dimenticate questo capolavoro di Tomaso Prunotto, allievo dello Juvarra, che giace ormai da un paio di anni QUASI terminato e COMPLETAMENTE inutilizzato.
La Chiesa sconsacrata della Resurrezione, dopo decenni di abbandono, è stata restaurata grazie a un generoso contributo della Fondazione Compagnia delle Opere di San Paolo.
Appartiene alla Parrocchia, ma se continuerà ad essere trascurata e dimenticata come è successo con la QUASI fine lavori (non sono del tutto finiti perché mancano le chiusure, il cancello esterno e insomma la sicurezza, nonché l'inizio di cura al giardino/ossario), sarà destinata a ritornare alla condizione precedente nel giro di poco tempo.
Se invece sarà terminata, e nel giardino/ossario di fianco alla struttura sarà fatta pulizia e piantati fiori e piante e messe panchine, diventerà un'area gradevolissima del nostro disastrato Centro Storico.
E' importante mantenere viva l'attenzione verso la pregevole struttura architettonica, e chiedere alla Proprietà di darla in affitto o comodato gratuito. La Diocesi dovrebbe muoversi, e fare ciò che riterrà più opportuno.
La vocazione della Resurrezione paiono naturalmente i fini culturali, o ricreativi, secondo le intenzioni di chi se ne occupa.
Sarebbe un'ottima struttura per mostre, rappresentazioni, spettacoli e concerti, che trarrebbero vantaggio dalla bellezza spoglia e austera dell'insieme. Per dirne una, l'ex chiesa è senz'altro un po' meglio dell'ex bocciofila della Stazione...
Le istituzioni culturali della Città dovrebbero cominciare seriamente a farsi parte attiva per spingere la Chiesa ad assegnare una funzione a questo gioiello riportato in vita, e anche il Parroco dovrebbe sentire il peso di questo fardello, da aggiungere a tutti gli altri...
Un gioiello che nacque grazie ad una sottoscrizione dei cittadini di Crescentino, e che potrebbe tornare ad essere utile a loro, tanti secoli dopo.
Non sarebbe bello?
lunedì 11 dicembre 2017
Parchi e viali: "Speranza e Greppi dove vogliono arrivare?"
Un contestatore, rimasto anonimo, elenca:
"Parco prospiciente alla Madonna del palazzo distrutto.
Parco viale Odetti distrutto.
Piazza Garibaldi distrutta.
Piazza Ierinò distrutta.
Piazza Matteotti distrutta.
Piazza Caretto distrutta. ...
e la prossima a chi toccherà???
Tra le poche cose belle di Crescentino c'erano viali e parchi. Ora non ci sono quasi più.
Speranza e Greppi dove vogliono arrivare? ""
Questo parco, da me fortemente voluto nel primo mandato per rimpiazzare una oscena boscaglia, poi intitolato a Nello Alemanno, era particolarmente ben riuscito, finché qualche tempo fa sono state abbattute alcune piante danneggiate dal maltempo. E' ovvio che dovevano essere rimpiazzate: ma neanche questo è successo, e adesso il povero parchetto giace senza più una fisionomia compiuta.
D'altra parte, in 10 anni l'attuale Sindaco&Friends non erano riusciti a completare neanche il complesso sportivo, e l'abbiamo ultimato al mio ritorno del 2009, con cordoli e parcheggi e piante e quant'altro.
Non sono mica delle opere eroiche, sono cose normali per gente normale. Che tristezza, va.
sabato 9 dicembre 2017
L'assessore verde Speranza
Speranza impazza nel verde crescentinese. Molte persone che oggi mi hanno fermata per strada si sono dette convinte che l'assessore non voglia far tornare piazza Caretto al progetto originario di quando sono state tolte le auto (amministrazione Venegoni, ricordo) e anzi preferisca piuttosto far tornare direttamente le auto.
Se sarà così, potremo forse essere aiutati soltanto da una sua nota capacità di perdere tempo: per fare un solo esempio, l'assessore al verde ha iniziato il suo mandato nel 2014, con un evidente sbrego sulla facciata nuova della Ragioneria Calamandrei in via Roma, al quale faceva da contrappeso una bestemmia apparsa a pochi metri.
Per capirci, l'opera di ridipintura era stata a cura della di lui ditta, di famiglia (che aveva vinto l'appalto), completata in qualche modo pochi giorni prima delle elezioni del maggio di quell'anno.
E se il graffio è ancora lì e anzi non è più solo, si deve certo al fatto che Speranza non si è mosso in quasi 4 anni, neanche per un senso di orgoglio personale: dunque ci sono altrettante possibilità che il mandato finisca ancora con la piazza Caretto quasi deserta com'è sotto gli occhi di tutti da qualche settimana.
Ho letto anche di una sua idea di nuovi arredamenti marmorei, a sostituire quelli attuali che non incontrano il suo gusto.
Uno spavento vero (per non parlare dei soldi buttati via).
venerdì 8 dicembre 2017
Bersani e i 101: "Renzi parlò con Alfano... per giubilare Prodi"
Ne abbiamo dette e giubilate tante, negli scorsi mesi e fino a pochi giorni fa, sulle derive della politica italiana che si andava trasformando sotto occhi allegri o sgomenti, dipende.
Questo blog nel suo piccolo ha dato dei contributi, fino a qualche giorno fa.
Quella che segue è una confessione pubblicata il 7 dicembre scorso sul Corriere della Sera, che riguarda i famosi 101 franchi tiratori del PD contro Prodi, per l'elezione del Presidente della Repubblica che fu poi Mattarella.
Ecco qui.
"Bersani alla fine conferma: "Quagliariello? Tutto vero".
I 101 franchi tiratori del Partito Democratico furono la convergenza fra chi voleva fermare Romano Prodi e chi voleva fermare il sottoscritto". Così Pier Luigi Bersani ha commentato a Montecitorio l'anticipazione del libro di Gaetano Quagliariello, "Sereno è", pubblicata ieri dal Corriere.
A quanto scrive l'ex ministro del governo Letta, il 18 aprile 2013 Renzi parlò al telefono con Alfano e gli disse che avrebbe dato il suo contributo per giubilare la candidatura di Prodi.
Bersani conferma: "Non ho motivo per smentire Quagliariello".
sabato 25 novembre 2017
Buon compleanno a un Crescentinese, mio papà
Direte che potevo anche svegliarmi prima, è quasi mezzanotte. Ma ho voluto godermi in solitudine il compleanno di mio papà, che il 6 gennaio saranno 44 anni che non c'è più, e però il 25 novembre avrebbe compiuto 100 anni.
Ho pensato a lui quest'anno tutte le volte che sui giornali locali ho visto foto di arzille centenarie celebrare davanti a fiori e torte. Le donne sono più forti, resistono più a lungo. Vero ragazzi?
Ma Aldo Venegoni, visto adesso, mi sembra il testimonial ideale di Amare Crescentino. Eppure non era un crescentinese, ma lo diventò. Fu una persona attiva nella comunità.
Lui era di Busto Arsizio, provincia di Varese. E finita la guerra e i 7 anni di servizio militare che si era digerito, era finito qui da noi per amore della mia mamma Tina, che era la sua madrina di guerra: si scrivevano lettere probabilmente d'amore che io ho cercato dappertutto ma mai ritrovato.
Erano tempi magri, quasi come oggi ma senza supermercati. Per fortuna, i miei nonni ai Gianoli avevano l'orto.
Si sposarono il 3 marzo 1946 e andarono a vivere nel condominio Lanza, davanti al Municipio: quello dove sono poi nata io, quello che poi ho cercato ogni giorno per 5 anni di far restaurare ridipingere ma invano, e che resta una schifezza a tutti gli effetti nell'indifferenza generale verso una piazza che fa ora letteralmente piangere.
I coniugi Venegoni presero in seguito in affitto dalle Ferrovie il bar della Stazione, che era rimasto chiuso fin da quando il suo gestore, Edoardo Castiglione, era stato fucilato con gli altri Martiri l'8 settembre.
Non erano ricchi, i miei, ma come tutti all'epoca avevano una gran voglia di fare, di costruire, lavorare, lasciarsi alle spalle le macerie della guerra. E nella sua nuova famiglia il Venegoni si crescentinizzò, imparò il dialetto locale, fece amicizia con tutti quelli che andavano a prendere il treno, fece una vita da cani perché si alzava sempre alle 4 per aprire il bar con il primo treno, e non poté mai prendersi un giorno di vacanza, nei 18 anni che passammo lì, perché il bar doveva restare aperto.
Mi fece studiare, e la seconda parte della sua vita attiva fu dedicata a un'azienda tessile, in contatto e collaborazione all'inizio con i suoi parenti di Busto Arsizio che lavoravano nel ramo. Un gran lavoratore, un caratteraccio che ho ereditato in pieno. Una fine a 56 anni repentina, che mi lascia ancora con il magone e debbo smettere di scrivere.
Caro Venegoni, che roccia che sei stato. E che bravo crescentinese. Sono fiera di te. Grazie e buon compleanno.
Ho pensato a lui quest'anno tutte le volte che sui giornali locali ho visto foto di arzille centenarie celebrare davanti a fiori e torte. Le donne sono più forti, resistono più a lungo. Vero ragazzi?
Ma Aldo Venegoni, visto adesso, mi sembra il testimonial ideale di Amare Crescentino. Eppure non era un crescentinese, ma lo diventò. Fu una persona attiva nella comunità.
Lui era di Busto Arsizio, provincia di Varese. E finita la guerra e i 7 anni di servizio militare che si era digerito, era finito qui da noi per amore della mia mamma Tina, che era la sua madrina di guerra: si scrivevano lettere probabilmente d'amore che io ho cercato dappertutto ma mai ritrovato.
Erano tempi magri, quasi come oggi ma senza supermercati. Per fortuna, i miei nonni ai Gianoli avevano l'orto.
Si sposarono il 3 marzo 1946 e andarono a vivere nel condominio Lanza, davanti al Municipio: quello dove sono poi nata io, quello che poi ho cercato ogni giorno per 5 anni di far restaurare ridipingere ma invano, e che resta una schifezza a tutti gli effetti nell'indifferenza generale verso una piazza che fa ora letteralmente piangere.
I coniugi Venegoni presero in seguito in affitto dalle Ferrovie il bar della Stazione, che era rimasto chiuso fin da quando il suo gestore, Edoardo Castiglione, era stato fucilato con gli altri Martiri l'8 settembre.
Non erano ricchi, i miei, ma come tutti all'epoca avevano una gran voglia di fare, di costruire, lavorare, lasciarsi alle spalle le macerie della guerra. E nella sua nuova famiglia il Venegoni si crescentinizzò, imparò il dialetto locale, fece amicizia con tutti quelli che andavano a prendere il treno, fece una vita da cani perché si alzava sempre alle 4 per aprire il bar con il primo treno, e non poté mai prendersi un giorno di vacanza, nei 18 anni che passammo lì, perché il bar doveva restare aperto.
Mi fece studiare, e la seconda parte della sua vita attiva fu dedicata a un'azienda tessile, in contatto e collaborazione all'inizio con i suoi parenti di Busto Arsizio che lavoravano nel ramo. Un gran lavoratore, un caratteraccio che ho ereditato in pieno. Una fine a 56 anni repentina, che mi lascia ancora con il magone e debbo smettere di scrivere.
Caro Venegoni, che roccia che sei stato. E che bravo crescentinese. Sono fiera di te. Grazie e buon compleanno.
Le notizie false, o verità: il New York Times trova Lega e M5S uniti in rete
Anche i più riluttanti sono diventati esperti di comunicazione, e anche un po' poliglotti, visto che restano in pochi quelli che non sanno cosa significhi "Fake news", notizie false.
Di notizie false è pieno il web.
Ma è anche pieno di notizie che sembrano false però sono vere, o viceversa.
Un rompicapo che rende i nostri pensieri sempre più confusi. Per il sito Repubblica It, Carlo Brunelli ha tentato una sintesi, nella quale il dato più interessante è la possibilità, secondo quanto sostiene il New York Times, di un legame in rete fra la Lega e il M5S....
L' Italia sotto la morsa delle fake news? Lo denuncia il Pd. Lo nega il M5S, che ribalta l' accusa sul leader Pd.
Lo sostiene il New York Times in un' inchiesta pubblicata ieri sul proprio sito: «Come già successo negli USA, in Francia, in Germania e per la Brexit, anche in italia la tornata elettorale potrebbe essere falsata dalla propaganda incentrata sulla disinformazione».
Il caso è riesploso dopo la diffusione incontrollata sul web di una foto fake che ritraeva Maria Elena Boschi, Laura Boldrini e altri dem tutti insieme «al funerale di Riina».
Funerale che, nella realtà, non si è mai tenuto. Tantomeno con i suddetti ospiti dem.
Ma l' editor di BuzzFeed Alberto Nardelli twitta i legami di Valente con i vertici del M5s: oltre alle foto del profilo in cui abbraccia Beppe Grillo, anche il tag in un post del vice-Presidente della Camera Luigi Di Maio. I legami tra Valente e il Movimento sono palesi, basta visitare il suo profilo e trovare in primo piano foto con Carla Ruocco e Luigi Di Maio. Valente smentisce però di aver postato la bufala. E spiega: «La pagina Virus 5 stelle è gestita da 6 ragazzi compreso io. La foto l' ha postata un ragazzo che tra l' altro non conosco e non io». Ma chi è Mario de Luise? Un profilo vero o un fake usa-e-getta da utilizzare per postare contenuti diffamatori?
Proprio della galassia dei siti che propalano fake news si occupa l' inchiesta del New York Times.
Raccontando che Andrea Stroppa, ricercatore di Ghost Data e consulente di Renzi sulle cybersecurity, ha compilato un dossier nel quale si dimostra che la pagina ufficiale del movimento Noi con Salvini condivide lo stesso identificativo Google con diversi siti di disinformazione come IoStoConPutin.info, MondoLibero.org, ma soprattutto con una delle tante pagine non ufficiali di propaganda del Movimento 5 Stelle.
Il codice unico di Google permette di collegare tutti i siti allo stesso account pubblicitario, permettendo ad una sola persona di gestire tutti gli introiti. Google non ha voluto rivelare il nome del proprietario dell' account e ha cercato di calmare le acque sostenendo che a volte siti non collegati utilizzano lo stesso ID Google. Da Noi con Salvini dicono di non sapere di cosa si stia parlando. Luca Morisi, il digital philosopher di Matteo Salvini, non ha voluto commentare. Dal M5s spiegano che, essendo pagine create dai fan, non possono essere collegate al Movimento.
Non smentibili sono i bersagli delle campagne fake. Nelle foto di questi siti Renzi è un clown, oppure ha il naso di Pinocchio, la Meloni è Gollum, Berlusconi è truccato da donna. Poi c' è il filone Cecile Kyenge. Lei che, cattolica, avrebbe voluto abolire mercatini di Natale e presepi nelle scuole. Lei che, da ministro, avrebbe augurato attentati all' Italia. Lei che avrebbe assunto al ministero la figlia, che nella foto è la cantante Rihanna, con uno stipendio da 15.000 euro al mese.
La Presidente della Camera Laura Boldrini è stata vittima dello stesso tipo di campagna diffamatoria violenta, che ha toccato il suo apice nella diffusione della notizia che avesse fatto andare in pensione a 35 anni sua sorella minore, scomparsa prematuramente anni fa.
sabato 11 novembre 2017
Le disavventure del PD, e i voti che il caso Grasso porta via
Quante ne sono capitate nelle ultime settimane. Le elezioni siciliane, come si sapeva del resto, hanno fatto da detonatore alla deriva elettorale del PD. Non si sapeva invece, e lo prevedevano in pochi, che sarebbe scoppiata anche la miccia di Pietro Grasso, presidente del Senato e casualmente siciliano, che come tanti altri prima di lui ha abbandonato il partito di Renzi, nei giorni precedenti al voto di Trinacria.
Dei fiumi di parole versati in questi giorni, c'è qui un utile riassunto pratico sul piano dei voti in ballo per le prossime elezioni. Dalle pagine de La Stampa di sabato, a cura di Andrea Carugati.
MV
Dei fiumi di parole versati in questi giorni, c'è qui un utile riassunto pratico sul piano dei voti in ballo per le prossime elezioni. Dalle pagine de La Stampa di sabato, a cura di Andrea Carugati.
MV
Tutti i big del Pd renziano, con
l’apporto di Dario Franceschini, all’attacco di Pietro Grasso. Al Nazareno non hanno digerito le parole del presidente
del Senato, da poco uscito dal
partito e in pole position per
guidare una lista di sinistra,
che giovedì sera ha detto che
«dopo la guida di Bersani il Pd
non c’è più, ha smarrito i suoi
valori». Renzi si chiama fuori
dalla contesa, «le polemiche le
ricevo non le faccio», ma lo
stato maggiore dem s’incarica di rintuzzare le accuse: «Il
suo giudizio sprezzante nei
confronti del nostro partito è
inaccettabile, parla come un
esponente politico che è sceso
in campo contro il Pd», tuona
il capogruppo Ettore Rosato.
Lorenzo Guerini: «Chiedo rispetto per il Pd, come ne ho
per il piccolo partito di cui
Grasso aspira a diventare leader». Il vicesegretario Maurizio Martina rivendica «con orgoglio il lavoro fatto dal Pd in
questi anni nel solco dei nostri
valori». Anche Franceschini
giudica «assolutamente non
condivisibili» le parole del
presidente del Senato e si dice
«dispiaciuto».
Tra i sondaggisti il nuovo
soggetto di sinistra non è stato
ancora ufficialmente testato.
«Finora abbiamo raccolto la
somma delle varie sigle, da
Mdp a Sinistra italiana e sono
intorno al 6,5%», spiega Fabrizio Masia di Emg.
«A nostro avviso il potenziale è tra il 9 e il 10%, ma non è un risultato scontato. Molto dipenderà dal tipo di campagna che avremo e dall’appello del Pd al voto utile». Concorda il presidente di Ixè Roberto Weber: «Per noi si collocano tra il 6 e il 10%. Circa la metà dei voti arriveranno dalla ex sinistra radicale, altrettanti da elettori delusi dal Pd». Secondo Weber, «la figura di Grasso non ha un potenziale elettorale in sé. Per la sinistra è indispensabile la figura di un federatore che trasmetta simbolicamente l’idea di unità».
Diverso il tema dei collegi delle regioni rosse. Secondo Masia e Weber la divisione tra Pd e sinistra potrebbe far perdere ai dem tra 20 e 30 collegi. «Quelli dove il vantaggio Pd è meno sensibile», dice Masia. Weber annota che, «come è avvenuto in Sicilia con i voti al candidato grillino Cancelleri superiori a quelli della lista, il voto in uscita dal Pd si sta orientando più verso il M5S che verso la sinistra. I grillini vengono percepiti dagli elettori dem delusi come un più solido argine contro Berlusconi. Un argomento destinato a pesare soprattutto in Emilia e Toscana».
«A nostro avviso il potenziale è tra il 9 e il 10%, ma non è un risultato scontato. Molto dipenderà dal tipo di campagna che avremo e dall’appello del Pd al voto utile». Concorda il presidente di Ixè Roberto Weber: «Per noi si collocano tra il 6 e il 10%. Circa la metà dei voti arriveranno dalla ex sinistra radicale, altrettanti da elettori delusi dal Pd». Secondo Weber, «la figura di Grasso non ha un potenziale elettorale in sé. Per la sinistra è indispensabile la figura di un federatore che trasmetta simbolicamente l’idea di unità».
Diverso il tema dei collegi delle regioni rosse. Secondo Masia e Weber la divisione tra Pd e sinistra potrebbe far perdere ai dem tra 20 e 30 collegi. «Quelli dove il vantaggio Pd è meno sensibile», dice Masia. Weber annota che, «come è avvenuto in Sicilia con i voti al candidato grillino Cancelleri superiori a quelli della lista, il voto in uscita dal Pd si sta orientando più verso il M5S che verso la sinistra. I grillini vengono percepiti dagli elettori dem delusi come un più solido argine contro Berlusconi. Un argomento destinato a pesare soprattutto in Emilia e Toscana».
Una preoccupazione, quella
per i collegi a rischio, che continua ad animare la discussione dentro il Pd. Le minoranze
di Andrea Orlando, Gianni Cuperlo e Cesare Damiano hanno
preparato un ordine del giorno
per i gruppi Pd (che si potrà
anche trasformare in un documento per la direzione) in cui
si ribadisce la richiesta di co-
struire una coalizione anche
con Mdp. E per farlo si propone di «riaprire un confronto
sulla disciplina dei licenziamenti disciplinari e collettivi»,
quando arriveranno in Aula
(tra una decina di giorni) le
proposte di legge delle sinistre
sul ripristino dell’articolo 18.
Altre due richieste riguardano
il superamento del superticket
e la revisione del meccanismo
per l’età pensionabile.
«Se si cominciasse a ragionare sulle scelte compiute sarebbe l’avvio di una fase nuova», commenta il bersaniano Alfredo D’Attorre. «Ma non credo che sarà questa la linea del gruppo dirigente Pd»
«Se si cominciasse a ragionare sulle scelte compiute sarebbe l’avvio di una fase nuova», commenta il bersaniano Alfredo D’Attorre. «Ma non credo che sarà questa la linea del gruppo dirigente Pd»
sabato 28 ottobre 2017
Mossi&Ghisolfi, ricerca di fondi per l'impianto USA
Da "La Stampa" del 28 ottobre, pagine economiche
M&G Polymers Usa, controllata americana di Mossi e
Ghisolfi, ha presentato la richiesta di protezione dai creditori secondo la procedura
del «Chapter 11» della legge
fallimentare americana. Il ricorso alla procedura del
Chapter 11 da parte di M&G
Polimers dovrebbe «attrarre» anche le altre società
americane del gruppo alla
protezione dai creditori.
Il gruppo, che nei giorni scorsi ha presentato la richiesta di concordato preventivo per le attività italiane, è anche alla ricerca di finanziatori per completare il progetto dell’impanto di Corpus Christi, in Texas, i cui ritardi e aumenti di costi sono all’origine del dissesto del gruppo.
Secondo quanto ricostruito, il fondo Och Ziff - uno dei principali creditori del gruppo - sarebbe tra i soggetti interessati a finanziare l’operazione. L’aumento dei costi per l’impianto di Corpus Christi, che dovrà produrre Pet e materie prime per la sua lavorazione, ha causato un aumento del debito del gruppo del 32%, a 1,8 miliardi di euro.
Il gruppo, che nei giorni scorsi ha presentato la richiesta di concordato preventivo per le attività italiane, è anche alla ricerca di finanziatori per completare il progetto dell’impanto di Corpus Christi, in Texas, i cui ritardi e aumenti di costi sono all’origine del dissesto del gruppo.
Secondo quanto ricostruito, il fondo Och Ziff - uno dei principali creditori del gruppo - sarebbe tra i soggetti interessati a finanziare l’operazione. L’aumento dei costi per l’impianto di Corpus Christi, che dovrà produrre Pet e materie prime per la sua lavorazione, ha causato un aumento del debito del gruppo del 32%, a 1,8 miliardi di euro.
Tra i creditori della M&G
Polymers Usa figurano anche
due banche italiane: Unicredit,
che ha rilasciato lettere di credito per 15,7 milioni di euro, e
Monte dei Paschi (filiale di
New York) per un prestito di 10
milioni di euro. Gli altri creditori sono in prevalenza fornitori di materie prime per la realizzazione di materiali plastici.
Tra gli altri creditori bancari del gruppo figurano, per le attività all’estero, BofA e Deutsche Bank. Tra le banche italiane Unicredit - uno dei principali debitori bancari, tra italia e estero - Banco Bpm e Intesa Sanpaolo.
La richiesta di concordato è stata depositata al tribunale di Alessandria lo scorso 17 ottobre e riguarda otto società del gruppo.
Mossi e Ghisolfi è assisitita da Rothschild in Usa e da Me- diobanca in Italia, con Alvarez & Marsal, specialista di ri- strutturazioni complesse, chiamato ad occuparsi della parte internazionale. [G. PAO.]
Tra gli altri creditori bancari del gruppo figurano, per le attività all’estero, BofA e Deutsche Bank. Tra le banche italiane Unicredit - uno dei principali debitori bancari, tra italia e estero - Banco Bpm e Intesa Sanpaolo.
La richiesta di concordato è stata depositata al tribunale di Alessandria lo scorso 17 ottobre e riguarda otto società del gruppo.
Mossi e Ghisolfi è assisitita da Rothschild in Usa e da Me- diobanca in Italia, con Alvarez & Marsal, specialista di ri- strutturazioni complesse, chiamato ad occuparsi della parte internazionale. [G. PAO.]
giovedì 26 ottobre 2017
Il Presidente del Senato Grasso lascia il PD
Un momento veramente difficile per il PD. Il Rosatellum è fermentato a dismisura, il clima in Parlamento dev'essere terribile se dopo l'approvazione della legge elettorale la seconda carica dello Stato, Grasso, lascia la formazione. Tempi veramente bui, verrebbe da dire che forze oscure sembrano spingere il PD verso la dissoluzione, e Renzi come sempre ci mette del suo.
(Dall'Ansa, a cura di Anna Laura Bussa)
ROMA, 26 OTT - Ha ingoiato tutto in silenzio per
anni facendo buon viso a cattivo gioco perché il compito che
gli è stato affidato è quello di rappresentare e difendere l'
istituzione Senato. E spesso, come ha ricordato lui stesso in
Aula rispondendo al M5S, "è più difficile restare che andare
via". Ma ora la misura è colma e il presidente di Palazzo
Madama, nel giorno in cui passa al Senato in via definitiva il
"Rosatellum" e Denis Verdini entra ufficialmente nella
maggioranza, prende le distanze da un partito con il quale non
si trova più in sintonia e del quale non condivide più né metodi
usati, né contenuti, e lascia il gruppo del Pd. A norma di
regolamento sarà iscritto al gruppo Misto, quello presieduto da
Loredana De Petris che immediatamente gli dà "il benvenuto".
Con il suo gesto, Grasso crea un precedente clamoroso, come osserva
anche Alessandro Di Battista (M5S), perché nella storia
repubblicana non si era mai visto un presidente del Senato
lasciare il gruppo di appartenenza a fine legislatura. Unica
eccezione: Cesare Merzagora che pur essendo stato eletto con la
Dc si era iscritto volutamente, ma sin dall'inizio, al Misto.
Grasso ha un temperamento mite, non è uomo uso a sfuriate,
scatti d'ira o colpi di testa. Quindi se è arrivato a una simile
decisione è perché la situazione è diventata complicata.
"Quando mi sono candidato nel Pd - motiva il suo gesto la seconda carica
dello Stato - mi riconoscevo in principi, valori e metodi che
poi si sono andati perdendo nel corso degli anni". Pertanto
meglio prendere le distanze da un partito e da un segretario che
anche con forzature come quella delle 8 fiducie sulla legge
elettorale contribuisce a comprimere il ruolo del Parlamento.
La decisione di "Grasso è inaspettata e non prevedibile"
commenta il presidente dei senatori Dem Luigi Zanda, mentre
Maurizio Martina parla di "una scelta che amareggia". "Mi
meraviglio che non lo avesse già fatto" è l'osservazione al
vetriolo di Roberto Giachetti. In realtà è "una scelta tardiva"
ribatte Vito Crimi (M5S) perché "se si fosse dimesso ieri, come
gli avevamo chiesto, il suo nome non comparirebbe ora tra i
responsabili del "Rosatellum".
Ed è proprio rispondendo a Crimi
in Aula che Grasso, già ieri, aveva fatto trapelare un certo
disagio. In risposta alla richiesta di dimissioni aveva infatti
reagito affermando che "può essere più duro resistere che
abbandonare con una fuga vigliacca".
E aveva rivendicato il "no"
alla candidatura in Sicilia per il suo senso delle istituzioni.
"Ora faccio il presidente del Senato - aveva osservato - e porto
avanti il mio compito. Si può esprimere il malessere ma non è
detto che, quando si ha il senso delle istituzioni, si debba
obbedire ai propri sentimenti". Oggi però un segno ha voluto
lanciarlo.
E la scelta di lasciare il gruppo è stata sofferta.
Anche se la rottura con il partito e Renzi sembra venire da
lontano, dai tempi della riforma. Da quando si forzarono anche
in quel caso tempi e norme e si ricorse a escamotage come il
"canguro" per tagliare gli emendamenti. Poi fu la volta della
campagna referendaria dai "toni eccessivi e personalistici" non
condivisa anche dal presidente Giorgio Napolitano che pure si
era impegnato tanto per la riforma. Ma di screzi tra la seconda
carica dello Stato e il Pd ce n'è più di uno. Non ultimo quello
del 24 settembre quando Matteo Orfini lo accusò di usare i toni
"dell'antipolitica" e di non rispettare il ruolo dei partiti.
Un'accusa alla quale Grasso ribatté: "Io rispetto i partiti ma
loro rispettino il Parlamento". E ancora: "Mi sono saltati
addosso senza che io dicessi niente". Ma il dissapore più
recente risale a qualche ora fa quando durante la Conferenza dei
Capigruppo convocata per il calendario della manovra, Zanda ha
criticato Grasso per il modo in cui ha condotto l'Aula ieri
senza che si riuscisse a stoppare la protesta dei 5 stelle.
Grasso si è difeso, ha spiegato (come poi riferito dallo stesso
Zanda ha detto anche che se lui avesse votato avrebbe detto no a
"Rosatellum" e fiducia) e poi ha deciso. Ora sul suo futuro sono
in molti a interrogarsi e c'è chi lo vede in corsa con Mdp.
A
chi riesce a parlarci però dichiara secco: "Per il futuro si
vedrà, non è certo oggi la giornata giusta per parlarne".
Intanto da Mdp arriva un commento benevolo: "Rispetto Grasso -
dichiara Speranza - c'è bisogno di buoni esempi". Mentre
Fratoianni parla di "fatto politico importante".(ANSA).
(Dall'Ansa, a cura di Anna Laura Bussa)
ROMA, 26 OTT - Ha ingoiato tutto in silenzio per
anni facendo buon viso a cattivo gioco perché il compito che
gli è stato affidato è quello di rappresentare e difendere l'
istituzione Senato. E spesso, come ha ricordato lui stesso in
Aula rispondendo al M5S, "è più difficile restare che andare
via". Ma ora la misura è colma e il presidente di Palazzo
Madama, nel giorno in cui passa al Senato in via definitiva il
"Rosatellum" e Denis Verdini entra ufficialmente nella
maggioranza, prende le distanze da un partito con il quale non
si trova più in sintonia e del quale non condivide più né metodi
usati, né contenuti, e lascia il gruppo del Pd. A norma di
regolamento sarà iscritto al gruppo Misto, quello presieduto da
Loredana De Petris che immediatamente gli dà "il benvenuto".
Con il suo gesto, Grasso crea un precedente clamoroso, come osserva
anche Alessandro Di Battista (M5S), perché nella storia
repubblicana non si era mai visto un presidente del Senato
lasciare il gruppo di appartenenza a fine legislatura. Unica
eccezione: Cesare Merzagora che pur essendo stato eletto con la
Dc si era iscritto volutamente, ma sin dall'inizio, al Misto.
Grasso ha un temperamento mite, non è uomo uso a sfuriate,
scatti d'ira o colpi di testa. Quindi se è arrivato a una simile
decisione è perché la situazione è diventata complicata.
"Quando mi sono candidato nel Pd - motiva il suo gesto la seconda carica
dello Stato - mi riconoscevo in principi, valori e metodi che
poi si sono andati perdendo nel corso degli anni". Pertanto
meglio prendere le distanze da un partito e da un segretario che
anche con forzature come quella delle 8 fiducie sulla legge
elettorale contribuisce a comprimere il ruolo del Parlamento.
La decisione di "Grasso è inaspettata e non prevedibile"
commenta il presidente dei senatori Dem Luigi Zanda, mentre
Maurizio Martina parla di "una scelta che amareggia". "Mi
meraviglio che non lo avesse già fatto" è l'osservazione al
vetriolo di Roberto Giachetti. In realtà è "una scelta tardiva"
ribatte Vito Crimi (M5S) perché "se si fosse dimesso ieri, come
gli avevamo chiesto, il suo nome non comparirebbe ora tra i
responsabili del "Rosatellum".
Ed è proprio rispondendo a Crimi
in Aula che Grasso, già ieri, aveva fatto trapelare un certo
disagio. In risposta alla richiesta di dimissioni aveva infatti
reagito affermando che "può essere più duro resistere che
abbandonare con una fuga vigliacca".
E aveva rivendicato il "no"
alla candidatura in Sicilia per il suo senso delle istituzioni.
"Ora faccio il presidente del Senato - aveva osservato - e porto
avanti il mio compito. Si può esprimere il malessere ma non è
detto che, quando si ha il senso delle istituzioni, si debba
obbedire ai propri sentimenti". Oggi però un segno ha voluto
lanciarlo.
E la scelta di lasciare il gruppo è stata sofferta.
Anche se la rottura con il partito e Renzi sembra venire da
lontano, dai tempi della riforma. Da quando si forzarono anche
in quel caso tempi e norme e si ricorse a escamotage come il
"canguro" per tagliare gli emendamenti. Poi fu la volta della
campagna referendaria dai "toni eccessivi e personalistici" non
condivisa anche dal presidente Giorgio Napolitano che pure si
era impegnato tanto per la riforma. Ma di screzi tra la seconda
carica dello Stato e il Pd ce n'è più di uno. Non ultimo quello
del 24 settembre quando Matteo Orfini lo accusò di usare i toni
"dell'antipolitica" e di non rispettare il ruolo dei partiti.
Un'accusa alla quale Grasso ribatté: "Io rispetto i partiti ma
loro rispettino il Parlamento". E ancora: "Mi sono saltati
addosso senza che io dicessi niente". Ma il dissapore più
recente risale a qualche ora fa quando durante la Conferenza dei
Capigruppo convocata per il calendario della manovra, Zanda ha
criticato Grasso per il modo in cui ha condotto l'Aula ieri
senza che si riuscisse a stoppare la protesta dei 5 stelle.
Grasso si è difeso, ha spiegato (come poi riferito dallo stesso
Zanda ha detto anche che se lui avesse votato avrebbe detto no a
"Rosatellum" e fiducia) e poi ha deciso. Ora sul suo futuro sono
in molti a interrogarsi e c'è chi lo vede in corsa con Mdp.
A
chi riesce a parlarci però dichiara secco: "Per il futuro si
vedrà, non è certo oggi la giornata giusta per parlarne".
Intanto da Mdp arriva un commento benevolo: "Rispetto Grasso -
dichiara Speranza - c'è bisogno di buoni esempi". Mentre
Fratoianni parla di "fatto politico importante".(ANSA).
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