(Da "La Stampa" del 30 giugno)
GABRIELE MARTELOZZO
SANTHIA’
Le comunali del 2011 sono ancora lontane, ma Santhià - o almeno una sua parte - è già in pieno clima pre-elettorale. Dopo circa due settimane dalla candidatura ufficiale di Angelo Cappuccio, il gruppo che lo sosterrà nei prossimi nove mesi di campagna muove i primi passi presentando le proprie idee. «Il movimento - spiegano i sostenitori - è formato da cittadini di ogni età e di ogni estrazione sociale: studenti, giovani in cerca di lavoro, operai, impiegati, lavoratori autonomi, casalinghe, pensionati». Aggiungono: «Ci siamo aggregati attraverso il passaparola e incontri informali in cui ci siamo confrontati ponendoci una domanda: la nostra città ci piace, così com'è e così dove sta andando?». Evidentemente negativa la risposta, seguita da un «dobbiamo fare qualcosa». «Ecco il primo punto che ci accomuna: la voglia di cambiare e dare una svolta decisiva ed innovatrice alla nostra Santhià, trasformandola in una città per tutti».
Altri punti che legano il gruppo sono l'idea di un'amministrazione trasparente, la salvaguardia dell'ambiente, la difesa delle aziende locali, l'agevolazione dell'insediamento di nuove attività, l'attenzione al problema dei giovani, dei disoccupati e di chi sta vivendo un momento difficile e la volontà di incentivare e coordinare meglio le numerose iniziative di volontariato cittadine.
Gilberto Canova, attuale primo cittadino, esprime ampie perplessità sulla scelta di Cappuccio di candidarsi con così largo anticipo rispetto alle elezioni amministrative 2011. «Secondo noi - spiega - non ha alcun senso partire già da ora con la campagna elettorale, anche perché in Consiglio comunale c'è una minoranza in essere che immagino possa sentirsi sminuiti nel suo ruolo. Noi cominceremo a discuterne dopo l’estate, solo allora si valuterà il nome del candidato».
Tra i santhiatesi e nel mondo politico locale viene dato come certo successore di Canova Massimo Simion, attuale assessore al Bilancio del Comune ed ex assessore provinciale, da anni elemento di spicco del centrodestra santhiatese. E' tra i nomi che si rincorrono anche per le future elezioni provinciali.
mercoledì 30 giugno 2010
domenica 27 giugno 2010
La dèbacle del Chicobum
Giu ha detto...
Ma scherziamo mica: la Sindaca ha portato qui Marceca. La Sindaca ha voluto spendere una fortuna per il disastro Chico. La Sindaca definisce la sua una grande idea. La Sindaca quindi deve restituire alla collettività la montagna di quattrini spesi malamente. Questa volta pieno appoggio alla minoranza perché presenti il conto
Gian Maria Mosca ha detto...
Lo so che non sei blogger per la maggioranza, non dubitarne, pero' non ti indigni nemmeno un po' - e questo mi pare strano - di fronte a ciò che il Sindaco dice e scrive. Perché il rapporto tra maggioranza e opposizione inizi ad essere meno aspro devono farle uscire, prima o poi, le paroline: "ho sbagliato scusate". Invece dalla centralina al Chico, quando qualcosa non va per il verso giusto, non fanno altro che arrampicarsi sugli specchi. La domanda rimane: a questo punto un Sindaco può ancora definire "grande idea" questo fallimento. Per me no e se lei ne fosse davvero convinta penso farebbe bene a dimettersi in questo istante, perché vorrebbe dire che ha perso il contatto con la realtà.Tutto questo per me bisognerebbe farlo notare di più. Ciao a tutti
Ho preso dal blog dell'amico Mauro Novo due commenti significativi sul caso Chicobum che prima ha ammorbato la vita di molte persone contrarie a questo tipo di iniziative, e dopo questo tremendo weekend, con il racconto vivo di Mauro della protesta del giovane aspirante Bono, ammorba pure la mia.
Mi pare che con poca onestà intellettuale si mescolino realtà e odi di parte.
La realtà è stata che, finché il programma è stato rispettato e pure i patti, la città ha risposto bene all'invito a uscire di casa e a vedersi qualche bel concerto di prima classe senza spendere un soldo (su proposta dello stesso organizzatore). Ma i paganti da fuori sono stati pochissimi (450 per i Nomadi e 600 per PFM) a fronte di una spesa ingente, sui 50 mila euro, nelle logiche di mercato.
E' mancato l'arrivo di gente da fuori città, per i motivi più vari: il posto è nuovo, i manifesti erano pochi, il tempo è stato infame per tre lunghi weekend. L'organizzatore si è trovato in profondo rosso e con prevendite dei concerti successivi vicine allo zero: 37 per i Baustelle, 8 per Nina Zilli, zero per i Tambours du Bronx e via discorrendo. Nel frattempo, alcuni di questi nomi sono stati annunciati al concerto gratuito di stasera e dei giorni scorsi di MTV a Torino. E la logica di mercato ha penalizzato il Chicobum crescentinese.
Eppure Ivaldo Marceca non è un nuovo arrivato, ha fatto dieci anni di Chicobum di gran successo a Borgaro.
La nostra città ha avuto una grande occasione, e finché ha potuto seguire il programma l'ha sfruttata
Purtroppo, i giornali e tutti, con quello spirito malevolo che spesso accompagna le nuove iniziative, han cominciato a dire che il Chicobum chiudeva.
Pochissima diffusione hanno avuto le notizie del nuovo programma. Questo è il guaio vero, perché con il caldo finalmente dell'estate, altra gente sarebbe potuta finalmente venire.
Mi spiace anche che, travolto dai suoi guai che debbono esser stati notevoli,
Ivaldo Marceca non sia più riapparso, né abbia dato diffusione del nuovo cartellone se non via internet. Dalle nostre parti non va così.
E mi spiace soprattutto per i nostri commercianti che hanno affrontato il rischio di mercato, in un momento in cui osare è veramente raro. Il mio pensiero in questi giorni va sempre a loro.
In quanto ai 15 mila euro (non ancora completamente) sborsati dal Comune che ora i miei peggiori amici trattano come se fossero un milione, Festival ben più piccoli sparsi in centri ben più piccoli hanno avuto molti finanziamenti in più: lo so di prima mano da colleghi, organizzatori e professionisti che frequento nella mia vita lavorativa.
In sintesi:
1) Il Festival mi è stato offerto da Marceca. Un professionista con una storia inattaccabile.
2) Il progetto era di "risvegliare" la città, come ai tempi di "R/Estate insieme" che suscitò polemiche anche allora ma fu copiato da molti comuni circostanti.
3) Finché il programma è stato rispettato, la città ha risposto positivamente. 4) Le carenze dell'organizzazione non possono essere attribuite al Comune, che ha fatto la sua parte al meglio.
5) Le critiche sono sempre legittime. Quando però non si riflette sulla realtà e la si disegna a proprio comodo, si rischia di far male alla città più che al sindaco che si vorrebbe invece colpire.
Ma scherziamo mica: la Sindaca ha portato qui Marceca. La Sindaca ha voluto spendere una fortuna per il disastro Chico. La Sindaca definisce la sua una grande idea. La Sindaca quindi deve restituire alla collettività la montagna di quattrini spesi malamente. Questa volta pieno appoggio alla minoranza perché presenti il conto
Gian Maria Mosca ha detto...
Lo so che non sei blogger per la maggioranza, non dubitarne, pero' non ti indigni nemmeno un po' - e questo mi pare strano - di fronte a ciò che il Sindaco dice e scrive. Perché il rapporto tra maggioranza e opposizione inizi ad essere meno aspro devono farle uscire, prima o poi, le paroline: "ho sbagliato scusate". Invece dalla centralina al Chico, quando qualcosa non va per il verso giusto, non fanno altro che arrampicarsi sugli specchi. La domanda rimane: a questo punto un Sindaco può ancora definire "grande idea" questo fallimento. Per me no e se lei ne fosse davvero convinta penso farebbe bene a dimettersi in questo istante, perché vorrebbe dire che ha perso il contatto con la realtà.Tutto questo per me bisognerebbe farlo notare di più. Ciao a tutti
Ho preso dal blog dell'amico Mauro Novo due commenti significativi sul caso Chicobum che prima ha ammorbato la vita di molte persone contrarie a questo tipo di iniziative, e dopo questo tremendo weekend, con il racconto vivo di Mauro della protesta del giovane aspirante Bono, ammorba pure la mia.
Mi pare che con poca onestà intellettuale si mescolino realtà e odi di parte.
La realtà è stata che, finché il programma è stato rispettato e pure i patti, la città ha risposto bene all'invito a uscire di casa e a vedersi qualche bel concerto di prima classe senza spendere un soldo (su proposta dello stesso organizzatore). Ma i paganti da fuori sono stati pochissimi (450 per i Nomadi e 600 per PFM) a fronte di una spesa ingente, sui 50 mila euro, nelle logiche di mercato.
E' mancato l'arrivo di gente da fuori città, per i motivi più vari: il posto è nuovo, i manifesti erano pochi, il tempo è stato infame per tre lunghi weekend. L'organizzatore si è trovato in profondo rosso e con prevendite dei concerti successivi vicine allo zero: 37 per i Baustelle, 8 per Nina Zilli, zero per i Tambours du Bronx e via discorrendo. Nel frattempo, alcuni di questi nomi sono stati annunciati al concerto gratuito di stasera e dei giorni scorsi di MTV a Torino. E la logica di mercato ha penalizzato il Chicobum crescentinese.
Eppure Ivaldo Marceca non è un nuovo arrivato, ha fatto dieci anni di Chicobum di gran successo a Borgaro.
La nostra città ha avuto una grande occasione, e finché ha potuto seguire il programma l'ha sfruttata
Purtroppo, i giornali e tutti, con quello spirito malevolo che spesso accompagna le nuove iniziative, han cominciato a dire che il Chicobum chiudeva.
Pochissima diffusione hanno avuto le notizie del nuovo programma. Questo è il guaio vero, perché con il caldo finalmente dell'estate, altra gente sarebbe potuta finalmente venire.
Mi spiace anche che, travolto dai suoi guai che debbono esser stati notevoli,
Ivaldo Marceca non sia più riapparso, né abbia dato diffusione del nuovo cartellone se non via internet. Dalle nostre parti non va così.
E mi spiace soprattutto per i nostri commercianti che hanno affrontato il rischio di mercato, in un momento in cui osare è veramente raro. Il mio pensiero in questi giorni va sempre a loro.
In quanto ai 15 mila euro (non ancora completamente) sborsati dal Comune che ora i miei peggiori amici trattano come se fossero un milione, Festival ben più piccoli sparsi in centri ben più piccoli hanno avuto molti finanziamenti in più: lo so di prima mano da colleghi, organizzatori e professionisti che frequento nella mia vita lavorativa.
In sintesi:
1) Il Festival mi è stato offerto da Marceca. Un professionista con una storia inattaccabile.
2) Il progetto era di "risvegliare" la città, come ai tempi di "R/Estate insieme" che suscitò polemiche anche allora ma fu copiato da molti comuni circostanti.
3) Finché il programma è stato rispettato, la città ha risposto positivamente. 4) Le carenze dell'organizzazione non possono essere attribuite al Comune, che ha fatto la sua parte al meglio.
5) Le critiche sono sempre legittime. Quando però non si riflette sulla realtà e la si disegna a proprio comodo, si rischia di far male alla città più che al sindaco che si vorrebbe invece colpire.
sabato 26 giugno 2010
Assemblea sul progetto Mossi&Ghisolfi il 12 luglio
Il 12 luglio alle 21,30, presso l'Auditorium Angelini, il Comune di Crescentino propone un'assemblea pubblica di informazione e di discussione sul progetto di impianto di Bioetanolo di II generazione, presentato agli uffici della Provincia di Vercelli da Mossi&Ghisolfi il 20 aprile scorso.
Parleranno il proponente dott.Ghisolfi e Gianpiero Godio, rappresentante di Lega Ambiente e di Pro Natura.
Modera il Sindaco.
Sono invitati all'Assemblea i Gruppi Consigliari, i Partiti Politici, i movimenti, le associazioni. la Provincia di Vercelli, l'Arpa di Vercelli e i Cittadini tutti.
mercoledì 23 giugno 2010
Il videogioco che diverte gli oppositori
Succede anche che sfottano perché questo blog resta fermo per alcuni giorni, come se uno (una) non sapesse cosa dire. Forse questi scatenati avversari preferirebbero che stessi qui a dar loro materia per nuovi lazzi, invece di sprecare il mio tempo alla Conferenza dei Servizi sulla proposta Mossi&Ghisolfi per il noto impianto.
Fra i blog di Crescentino c'è chi fa informazione e dibattito, e chi ha ormai acquisito la certezza di essere nella terza camera, il Porta a Porta de noantri, o l'Emilio Fede show ai tempi in cui era all'opposizione.
C'è chi ci coltiva il culto della personalità, con foto di famiglia e parlando di sé in terza persona come il Papa; e c'è chi non aspetta che l'amo per attaccarsi e sparare tutta la bile che ha in corpo. Ci sono i target più diversi, dal Chicobum all'erba alta: un consigliere abilissimo si muove come in un videogioco, all'opposizione. Prende una figurina-assessore (sempre il solito, pare) e spara colpendolo mentre è alle prese con i propri vari doveri. Ta-ra-ta-ta-ta. Poi decide che sta facendo punteggio, e proclama di aver vinto la partita.
E' la libertà che la rete ha consegnato a noi cittadini del Terzo Millennio, regalandoci la possibilità dell'invenzione di nuove dinamiche sociali.
Resta il solito dilemma: quanti saremo, di Crescentinesi, a giocare in questi nuovi videogiochi con il Municipio come target? Si valuta che in Italia il 17,9 per cento abbia accesso quotidiano ad Internet. Conoscendo il nostro paese, fatevi voi i conti.
venerdì 18 giugno 2010
Zanzare e pipistrelli
Dal "Corriere della Sera" di oggi 18 giugno 2010 (Santa Marina....)
Il rifugio da giardino diventa uno dei gadget dell’estate
La riscossa dei pipistrelli Le Bat box in migliaia di case
Vendute contro le zanzare anche nei supermarket
ROMA - Sarà che per le zanzare funziona meglio di un mega-zampirone. O che, anche se sembra un topo con le ali, in fondo è un bruttino che fa tenerezza. La scoperta è che il pipistrello piace agli italiani. Disposti ad ospitarlo sul terrazzo o in giardino, nella sua bella casetta di legno, come fosse un qualunque cucciolo domestico. Almeno secondo i dati di vendita della Coop, che da tre anni commercializza la bat box, ovvero la scatola rifugio dove il piccolo mammifero peloso può appendersi in santa pace a testa in giù.
Tra aprile e maggio, nei supermercati e ipermercati della catena, reparto bricolage, ne sono stati acquistati 12 mila pezzi a 27 euro l’uno, tanto che l’articolo su molti scaffali è quasi esaurito e al produttore (la ditta Demolli di Assago) è stato richiesto un riassortimento urgente. La «cuccia» per pipistrelli è un parallelepipedo di legno di betulla di circa 35 cm per 60, spesso soltanto 5 (i pipistrelli, tolte le ali, sono piccini: lunghi dai 5 ai 7 cm, pesano tra i 5 e i 15 grammi), assemblata senza collanti e coloranti nocivi, e inodore, altrimenti respinge l’aspirante inquilino.
Il progetto «Un pipistrello per amico», nato in collaborazione con il Museo di Storia Naturale dell’università di Firenze, è partito come campagna ecologica: il chirottero è una specie a rischio. Nei primi tre anni, sono state smerciate circa 7 mila casette, ma si trovavano soltanto in tre regioni, Toscana, Lazio ed Emilia Romagna. «Adesso invece le bat box si possono acquistare nei nostri 160 punti vendita in tutta Italia», racconta Antonio Comerci della Coop, che il boom di questo inusuale gadget l’aveva previsto. «Pensi che ne abbiamo spedite almeno 300 ordinate on line, per gente che era rimasta senza. E il 2010 è l’anno della biodiversità, i nostri clienti sono molto sensibili alle tematiche ambientali». La Lombardia è la regione più colpita dalla pipistrellomania: ma ovunque vanno forte anche magliette, cappellini e quaderni con l’animaletto notturno. Alla bat box è allegata una storia a fumetti della Disney con Paperino e il pipistrello Kiro.
Il momento migliore per posizionare la bat-casetta sarebbe marzo e aprile, quando il pipistrello esce dal letargo e cerca casa. Ma è d’estate, come antizanzare, che il nuovo beniamino riscuote maggior successo. «Un solo esemplare mangia più o meno 10 mila insetti per notte», spiega Paolo Agnelli, zoologo del museo fiorentino. «Di questi, grosso modo 2 mila sono zanzare». Un’arma micidiale, dunque. Innocua per l’ambiente: «I sistemi chimici sono veleno per l’aria e uccidono anche api e lucciole». E per l’uomo: «Nonostante una certa fama negativa, le assicuro che il pipistrello è inoffensivo, non è vero che si impiglia nei capelli, non attacca e non morde, anzi è timido». Brutto? «Scherza? L’orecchione, con quegli occhi grandi, è carinissimo».
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La scatola va messa ad almeno 4metri dal suolo, o in pieno sole o all’ombra totale (anche tra i pipistrelli le femmine amano il caldo e i maschi il fresco). All’esterno. Anche se, racconta il rappresentate della Coop, più di una persona «ha chiesto se poteva mettersela sopra il letto». E qualcuno credeva pure che nel kit fosse compresa una coppia in affido. In realtà bisogna montare la bat-cuccia e aspettare che si presenti l’affittuario. Probabilmente arriverà: «C’è crisi degli alloggi anche per loro, le nuove costruzioni non offrono più quelle fessure e quei buchi che un tempo servivano da rifugio», dice lo zoologo Agnelli, convinto che il record di vendite si spieghi con l’animo sempre più ambientalista degli italiani: «La gente sente molto il tema dell’ecologia, ma finora poteva fare ben poco. Con la bat box invece ha la sensazione di aiutare concretamente una specie in pericolo».
Giovanna Cavalli
Il rifugio da giardino diventa uno dei gadget dell’estate
La riscossa dei pipistrelli Le Bat box in migliaia di case
Vendute contro le zanzare anche nei supermarket
ROMA - Sarà che per le zanzare funziona meglio di un mega-zampirone. O che, anche se sembra un topo con le ali, in fondo è un bruttino che fa tenerezza. La scoperta è che il pipistrello piace agli italiani. Disposti ad ospitarlo sul terrazzo o in giardino, nella sua bella casetta di legno, come fosse un qualunque cucciolo domestico. Almeno secondo i dati di vendita della Coop, che da tre anni commercializza la bat box, ovvero la scatola rifugio dove il piccolo mammifero peloso può appendersi in santa pace a testa in giù.
Tra aprile e maggio, nei supermercati e ipermercati della catena, reparto bricolage, ne sono stati acquistati 12 mila pezzi a 27 euro l’uno, tanto che l’articolo su molti scaffali è quasi esaurito e al produttore (la ditta Demolli di Assago) è stato richiesto un riassortimento urgente. La «cuccia» per pipistrelli è un parallelepipedo di legno di betulla di circa 35 cm per 60, spesso soltanto 5 (i pipistrelli, tolte le ali, sono piccini: lunghi dai 5 ai 7 cm, pesano tra i 5 e i 15 grammi), assemblata senza collanti e coloranti nocivi, e inodore, altrimenti respinge l’aspirante inquilino.
Il progetto «Un pipistrello per amico», nato in collaborazione con il Museo di Storia Naturale dell’università di Firenze, è partito come campagna ecologica: il chirottero è una specie a rischio. Nei primi tre anni, sono state smerciate circa 7 mila casette, ma si trovavano soltanto in tre regioni, Toscana, Lazio ed Emilia Romagna. «Adesso invece le bat box si possono acquistare nei nostri 160 punti vendita in tutta Italia», racconta Antonio Comerci della Coop, che il boom di questo inusuale gadget l’aveva previsto. «Pensi che ne abbiamo spedite almeno 300 ordinate on line, per gente che era rimasta senza. E il 2010 è l’anno della biodiversità, i nostri clienti sono molto sensibili alle tematiche ambientali». La Lombardia è la regione più colpita dalla pipistrellomania: ma ovunque vanno forte anche magliette, cappellini e quaderni con l’animaletto notturno. Alla bat box è allegata una storia a fumetti della Disney con Paperino e il pipistrello Kiro.
Il momento migliore per posizionare la bat-casetta sarebbe marzo e aprile, quando il pipistrello esce dal letargo e cerca casa. Ma è d’estate, come antizanzare, che il nuovo beniamino riscuote maggior successo. «Un solo esemplare mangia più o meno 10 mila insetti per notte», spiega Paolo Agnelli, zoologo del museo fiorentino. «Di questi, grosso modo 2 mila sono zanzare». Un’arma micidiale, dunque. Innocua per l’ambiente: «I sistemi chimici sono veleno per l’aria e uccidono anche api e lucciole». E per l’uomo: «Nonostante una certa fama negativa, le assicuro che il pipistrello è inoffensivo, non è vero che si impiglia nei capelli, non attacca e non morde, anzi è timido». Brutto? «Scherza? L’orecchione, con quegli occhi grandi, è carinissimo».
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La scatola va messa ad almeno 4metri dal suolo, o in pieno sole o all’ombra totale (anche tra i pipistrelli le femmine amano il caldo e i maschi il fresco). All’esterno. Anche se, racconta il rappresentate della Coop, più di una persona «ha chiesto se poteva mettersela sopra il letto». E qualcuno credeva pure che nel kit fosse compresa una coppia in affido. In realtà bisogna montare la bat-cuccia e aspettare che si presenti l’affittuario. Probabilmente arriverà: «C’è crisi degli alloggi anche per loro, le nuove costruzioni non offrono più quelle fessure e quei buchi che un tempo servivano da rifugio», dice lo zoologo Agnelli, convinto che il record di vendite si spieghi con l’animo sempre più ambientalista degli italiani: «La gente sente molto il tema dell’ecologia, ma finora poteva fare ben poco. Con la bat box invece ha la sensazione di aiutare concretamente una specie in pericolo».
Giovanna Cavalli
mercoledì 16 giugno 2010
QU.I.P DAY il 19. Venite a cucire al Parco Tournon
Brava Marina, grazie Marina!
Con Comune e Pro Loco, e con la collaborazione di Quiltitalia, associazione di patchwork, lavori d'ago e affini, sabato 19 giugno dalle 10 del mattino alcune signore (e signori, perché no?) si troveranno al Parco Tournon per la terza giornata europea del quilt in luogo pubblico.
In occasione del Solstizio d'Estate, i Quilt si mettono in mostra, e scendono in strada per fare conoscere il magico mondo del Patchwork.
Porta un tuo lavoro iniziato, cuci in compagnia, oppure vieni a scambiare idee e suggerimenti.
Sarà l'occasione per trascorrere un sabato diverso in compagnia di persone che condividono il tuo hobby.
martedì 15 giugno 2010
Il Chicobum fa i conti con il Vercellese
Un signor Lippi che mi chiede: "Prova molta vergogna dott.ssa Venegoni?" è solo la punta dell'iceberg di quelli che si stanno fregando le mani per le difficoltà in cui versa il Chicobum Festival, convinti come sempre di vivere su un'isola che non ha un mondo intorno, come se dopo la Lignola (montagnata) ci fosse l'Iperuranio.
Parlo da professionista, adesso. La musica estiva sta andando male dovunque. A Roma hanno annullato un omaggio a Michael Jackson previsto per il 25 giugno all'Olimpico per scarsezza di biglietti venduti, a Trieste hanno chiuso un piccolo Festival dopo che Irene Grandi ha fatto 300 spettatori paganti, sono in sofferenza le vendite del prossimo Heineken Jammin' Festival di Venezia che ha una caratura europea, con Pearl Jam o Aerosmith. A Venaria non ridono, e nemmeno a Colonia Sonora a Collegno. Un po' sono anche i Mondiali.
La gratuità di alcuni ospiti degli MTV Days a Torino, in comune con il Chicobum (Baustelle, Zilli, Roy Paci), ha messo ulteriormente in crisi un Festival che si è appena insediato in un territorio nuovo e (come si legge sui blog) alquanto ostile ad ogni genere di novità. Ci sono leggi e consuetudini nel mondo delle agenzie, secondo le quali un promoter va avvertito se l'artista che ha scritturato si esibisce a una certa vicinanza gratuitamente, pena la decadenza del contratto. Le prevendite andavano comunque non bene.
Le prime serate del Chicobum sono state per i crescentinesi un immenso successo, e da questo punto di vista non posso che essere soddisfatta, come sindaco di una città che ha accolto una grandissima novità.
Inutile negare che per le tasche dell'organizzatore la scarsa affluenza di paganti da fuori Crescentino è stata fonte di sonoro rosso: 450 per i Nomadi, 600 per la PFM. Una débacle, a fronte di cachet ingenti, trattandosi di artisti che convogliano di solito almeno 2 mila paganti.
Che vogliamo fare, lo vogliamo ammazzare anche noi direttamente, l'Ivaldo, e fare il girotondo intorno al cadavere, immaginando magari che quel cadavere sia il mio, di Marinella Venegoni?
Ieri poi il fortunale del tardo pomeriggio ha investito in pieno l'area del Chico, danneggiando una delle discoteche e la tenda della Croce Rossa, mandando per aria alcuni banchi. Ho consigliato a Ivaldo di andare a farsi benedire. Ci andrò anch'io.
Per quel che so, a questo momento, il Festival è intenzionato a continuare. Sostituendo concerti gratuiti con quelli a pagamento, visto il gradimento che si riscontra il sabato sera. E visto che ci sono contratti con gli stand che vanno onorati. L'organizzatore è al lavoro in questo senso.
Chi ci tiene, abbia fiducia. Gli altri, scaldino pure i ferri per la tortura: soprattutto quella anonima e via blog, che da queste parti è quella più coltivata. Grande segno di civiltà.
Alcuni titoli utili
Da "La Stampa" del 13 giugno:
(1)
Proposta sponsorizzata dal Vicepresidente della Regione Roberto Rosso
Una Provincia federata
fra Vercelli e Casale
Doppio incontro nelle due città per sondare gli umori
(2)
Sgarbi per ventimila euro
Testimonial del Novarese
"Di che vi meravigliate? La cultura ha il suo prezzo"
(3)
Baustelle, Nina Zilli e Roy Paci fra gli artisti in Piazza agli MTV Days di Torino.
MTV Day diventa MTV Days e approda a Torino.
MTV Italia ha deciso di rivoluzionare il suo più classico appuntamento - l’MTV Day - che da oltre dieci anni racconta la musica italiana ed internazionale più amata dai giovani, trasformandolo in MTV Days, tre giorni di appuntamenti dove la musica troverà spazio in tutte le sue forme ed espressioni. Il 25/26/27 Giugno a Torino Mtv Italia per la prima volta regalerà a tutti i suoi fan tre giorni di concerti, dj set, dibattiti e la rappresentazione della musica in tante forme espressive musicali come lo storytelling, le listening sessions e i “panel” in cui la musica, i suoi autori e gli spettatori saranno i veri protagonisti.Per l'occasione viene lanciato anche l'MTV New Generation Contest, concorso per artisti esordienti attraverso il quale MTV Italia selezionerà quindici finalisti. I sei vincitori si esibiranno nel corso degli MTV Days sugli stessi palchi dai quali suoneranno artisti già conosciuti e affermati. Il vincitore otterrà un contratto editoriale e il finanziamento di un videoclip.Tutto il meglio dell’MTVDays 2010 sarà visibile sulle piattaforme di MTV Italia: dalla tv free to air ai canali satellitari, dal web al mobile.
(1)
Proposta sponsorizzata dal Vicepresidente della Regione Roberto Rosso
Una Provincia federata
fra Vercelli e Casale
Doppio incontro nelle due città per sondare gli umori
(2)
Sgarbi per ventimila euro
Testimonial del Novarese
"Di che vi meravigliate? La cultura ha il suo prezzo"
(3)
Baustelle, Nina Zilli e Roy Paci fra gli artisti in Piazza agli MTV Days di Torino.
MTV Day diventa MTV Days e approda a Torino.
MTV Italia ha deciso di rivoluzionare il suo più classico appuntamento - l’MTV Day - che da oltre dieci anni racconta la musica italiana ed internazionale più amata dai giovani, trasformandolo in MTV Days, tre giorni di appuntamenti dove la musica troverà spazio in tutte le sue forme ed espressioni. Il 25/26/27 Giugno a Torino Mtv Italia per la prima volta regalerà a tutti i suoi fan tre giorni di concerti, dj set, dibattiti e la rappresentazione della musica in tante forme espressive musicali come lo storytelling, le listening sessions e i “panel” in cui la musica, i suoi autori e gli spettatori saranno i veri protagonisti.Per l'occasione viene lanciato anche l'MTV New Generation Contest, concorso per artisti esordienti attraverso il quale MTV Italia selezionerà quindici finalisti. I sei vincitori si esibiranno nel corso degli MTV Days sugli stessi palchi dai quali suoneranno artisti già conosciuti e affermati. Il vincitore otterrà un contratto editoriale e il finanziamento di un videoclip.Tutto il meglio dell’MTVDays 2010 sarà visibile sulle piattaforme di MTV Italia: dalla tv free to air ai canali satellitari, dal web al mobile.
sabato 12 giugno 2010
Nuovi indicatori di benessere? Creatività e cultura
(questo blog non risponde ai messaggi anonimi)
Da "Repubblica" di oggi 12 giugno, di Michele Smargiassi
"Da quando, otto anni or sono, il sociologo di Toronto Richard Florida inventò la fortunatissima definizione di "creative class" e ne fece l'indicatore fondamentale della fortuna socio-economica di ogni comunità post-industriale, l'apertura di una discoteca gay o l'insediamento nel vicinato di una comune di ballerini smandrappati è salutata con l'entusiasmo che ai tempi della crescita si riservava all'aumento di uno zerovirgola del Pil.
Lo stesso Florida, nel blog che tiene sul sito della rivista "The Atlantic", continua a rispondere a lettori ansiosi di controllare il rango della propria città nella classifica del Bohemian index, forse il più curioso degli indicatori di prosperità creativa".
In America è prima Los Angeles, e New Orléans terzultima.
In Italia Milano doppia Napoli, città bohemienne per eccellenza.
"In ogni caso, l'idea sarebbe questa: dove ci sono vivacità culturale, inventiva, mobilità sociale e ribollire di idee e intensità di relazioni, c'è anche sviluppo economico.... da qui la frenesia mondiale, vera e propria caccia al reclutamento del preziosissimo creativo: con operazioni urbanistiche, incentivi, finanziamenti per attirare la "creative class" nel proprio territorio. Per aumentare l'indice di sviluppo più che lo sviluppo in sé>.
Da "Repubblica" di oggi 12 giugno, di Michele Smargiassi
"Da quando, otto anni or sono, il sociologo di Toronto Richard Florida inventò la fortunatissima definizione di "creative class" e ne fece l'indicatore fondamentale della fortuna socio-economica di ogni comunità post-industriale, l'apertura di una discoteca gay o l'insediamento nel vicinato di una comune di ballerini smandrappati è salutata con l'entusiasmo che ai tempi della crescita si riservava all'aumento di uno zerovirgola del Pil.
Lo stesso Florida, nel blog che tiene sul sito della rivista "The Atlantic", continua a rispondere a lettori ansiosi di controllare il rango della propria città nella classifica del Bohemian index, forse il più curioso degli indicatori di prosperità creativa".
In America è prima Los Angeles, e New Orléans terzultima.
In Italia Milano doppia Napoli, città bohemienne per eccellenza.
"In ogni caso, l'idea sarebbe questa: dove ci sono vivacità culturale, inventiva, mobilità sociale e ribollire di idee e intensità di relazioni, c'è anche sviluppo economico.... da qui la frenesia mondiale, vera e propria caccia al reclutamento del preziosissimo creativo: con operazioni urbanistiche, incentivi, finanziamenti per attirare la "creative class" nel proprio territorio. Per aumentare l'indice di sviluppo più che lo sviluppo in sé>.
venerdì 11 giugno 2010
Allegranza: "Io nell'occhio del ciclone"
(si rammenta che questo blog non risponde agli anonimi)
Gentili lettori del blog,
con un po’ di ritardo (scusate la mia ingenuità) ho capito che in Italia così come a Crescentino le sedi istituzionali per dibattere i problemi della collettività sono passate di moda.
Oggi ciò che conta è solo avere una esposizione mediatica (che sia tv, giornali o blog) per apparire e quando possibile criminalizzare l’avversario per futili motivi.
Ne prendo atto e cercherò di rispondere ai quesiti ed alle polemiche sterili che mi hanno riguardato in modo sereno e trasparente.
Durante il primo anno di “amministrazione Venegoni” sono finito nell’occhio del ciclone per sei volte.
Prima per aver parcheggiato un mattino nello spazio auto riservato all’ufficio tecnico. Successivamente per la questione centralina idroelettrica, per aver fumato in ufficio, per le luci accese al chicobum festival, per un viaggio al raduno nazionale anziani con l’auto di servizio ed infine per i lavori pubblici eseguiti male.
Ora cerco di rispondere in merito a ciascuna accusa.
Parcheggio nello spazio destinato all’ufficio tecnico:
In un anno ho parcheggiato in quello spazio una sola mattina, oltre che in via del tutto eccezionale, in buona fede, con la convinzione di poterlo fare.
In quel frangente insieme alla mia auto era parcheggiata l’auto dell’assessore Angelone.
Naturalmente nessuno ha minimamente coinvolto il collega, si è preferito “sparare” esclusivamente sul vicesindaco.
Centralina idroelettrica:
E’ stata una scelta di tutta la giunta ed approvata dal Consiglio Comunale. Ad un certo punto due assessori (Angelone e Sellaro) hanno smentito la precedente deliberazione e si sono dissociati (scelta legittima anche se di difficile comprensione se fatta a posteriori).
A questo punto è scoppiato il finimondo.
Ovviamente è stato individuato come unico responsabile il sottoscritto sottoposto ad un linciaggio mediatico, in particolar modo sui blog in cui alcuni commentatori hanno oltrepassato il segno supponendo che in cambio della scelta di quella ditta avrei ricevuto favori economici.
Favori economici che non ho mai preteso né ricevuto nella mia carriera professionale prima da operaio, poi da impiegato ed infine da dirigente d’azienda e che non intendo ricevere in futuro.
Tornando al discorso centralina, Crescentino oggi avrebbe potuto averne una funzionante la quale avrebbe garantito un reddito per il comune, magari limitato ma meglio di nulla (almeno il 7-8 % di utile sul capitale investito), e avrebbe dato un segnale di svolta dal punto di vista ambientale nella produzione di energia elettrica.
Ad ogni la situazione è la seguente:
- la ditta che avrebbe dovuto costruire la centralina ha comunicato al Comune l’intenzione di procedere alla costruzione per conto proprio ed ha richiesto all’ente proprietario del sito (l’ovest sesia) l’autorizzazione.
Come amministrazione ovviamente ci siamo opposti per evitare di correre il rischio di avere la centralina sul nostro territorio ma non poter accedere ai suoi benefici produttivi ed economici. Pensate che beffa sarebbe per Crescentino.
- Per quanto riguarda invece l’iter comunale, ieri sono stato informato dal responsabile dell’ufficio tecnico che siamo quasi al progetto preliminare. Se saremo fortunati tra 1 o 2 anni si potrà procedere all’appalto della tanto attesa centralina (ricordo che nessuno era contrario alla scelta, si contestava solo il modo di procedere). Quando sarà ora di appaltare i lavori qualcuno si accorgerà che buona parte dei fondi saranno stati spesi in consulenze, progettisti, burocrazia, ecc.. e quindi non ci saranno più i fondi per la realizzazione. Bel risultato !!! A quel punto Allegranza spero che non avrà colpe.
Fumo in ufficio:
E’ vero, ho la debolezza di fumare occasionalmente qualche sigaretta in ufficio. Da maggio del 2009 fino a settembre-ottobre mi ero liberato dal vizio del fumo, l’ho ripreso e cercherò quanto prima di smettere nuovamente.
Solo chi è fumatore sa quanto sia difficile farlo.
Bisogna però dire che in ufficio fumano anche la sindaca e gli assessori Angelone e Sellaro (tra l’altro ripreso da un filmato che circola su internet) e qualche sigaretta pure Massa.
Non è mia intenzione giustificare un comportamento sbagliato ma desidero evidenziare come ancora una volta la polemica si sia scatenata esclusivamente nei miei confronti.
Luci Chicobum:
Qui l’accanimento è ancora più evidente.
Come ho già spiegato in un post precedente, vengo fatto oggetto di un’interrogazione consigliare con il tentativo di delineare una mia responsabilità su una materia che esula totalmente dalle mie competenze.
Viaggio con auto di servizio al raduno regionali dei circoli degli anziani
Utilizzare auto di servizio per incarichi di rappresentanza è risaputo essere una cosa legittima che molti hanno praticato prima di me e molti altri faranno dopo.
E’ necessario però dire che normalmente utilizzo la mia auto (non richiedendo a volte neanche il rimborso spese) anche per trasferimenti a Torino o Vercelli.
In un anno ho utilizzato l’auto di servizio in due casi e sempre con l’autista perché non tutte le automobili del comune possano essere utilizzate dagli amministratori per problemi assicurativi.
La prima volta il 21 o 22 dicembre per andare in Prefettura a Vercelli per firmare la convenzione del finanziamento per il recupero dell’area stazione. C’erano 15 centimetri di neve e ho ritenuto che un fuoristrada a doppia trazione fosse più idoneo di un auto a trazione posteriore quale è la mia.
La seconda volta è stato il trasferimento a Bra per il raduno anziani.
Come nei casi precedenti, anche la sindaca ed alcuni assessori periodicamente utilizzano auto di servizio (con o senza autista ) ma come nei casi precedenti la pietra dello scandalo rimango sempre io.
Ritengo utile ricordare ai cittadini che uno degli interroganti (’ex sindaco Greppi) abitualmente non solo utilizzava auto di servizio, ma riteneva legittimo farsi rimborsare il costo del caffè, delle bibite o della colazione consumati duranti i viaggi di rappresentanza (ci sono i rimborsi spesa presso l’ufficio ragioneria del nostro comune).
Lavori pubblici eseguiti male:
E’ solo il caso di ricordare che gli amministratori danno gli indirizzi sui lavori da eseguire e successivamente i funzionari del comune sono i responsabili operativi delle opere. Mi dispiace deludere i miei detrattori, ma anche in questo caso non ritengo di avere responsabilità anche se è pur vero che, abituato alle mie precedenti esperienze di lavoro, abitualmente esprimo il mio parere sul risultato dei lavori svolti intervenendo per farli correggere o rifare come è successo ad esempio in via Dalmazia e via Dappiano (ovviamente a costo zero per il comune) quando eseguiti in modo non consono alle giuste esigenze dei cittadini . E’ necessario però ribadire con chiarezza che la stragrande maggioranza dei lavori, a mio avviso, sono stati eseguiti ad opera d’arte e che i pochi errori sono solo dovuti al troppo carico di lavoro di un funzionario comunale che colgo l’occasione per ringraziare di nuovo per la professionalità che ha e l’impegno che mette nell’espletamento delle sue funzioni.
Cercando di comprendere le cause di questi esclusivi attacchi alla mia persona ed in alcuni casi ad altri assessori di area PD (vedere post su Crescentino Ricomincia” indirizzato a Ratto), sono giunto alla conclusione che abbiano una sola motivazione.
Il fastidio provato da alcuni consiglieri di opposizione per la capacità di fare della nostra amministrazione ed in modo particolare verso il sottoscritto che avendo più deleghe immediatamente visibili (lavori pubblici) sta avendo un discreto credito tra i cittadini. In buona sostanza, a loro modo di vedere, cercano di farmi dimettere per mandare a casa tutta l’amministrazione.
Ci restano ancora 4 anni per amministrare ed intendiamo svolgere fino i fondo il mandato avuto dall’elettorato poi la parola passerà nuovamente ai crescentinesi i quali se eventualmente non saranno soddisfatti non rinnoveranno la fiducia alla coalizione di centro sinistra.
Colgo l’occasione per ringraziare le decine di cittadini diversi che ogni settimana telefonandomi, venendo a trovarmi in ufficio o incontrandomi per la strada mi esprimono la loro gratitudine per il lavoro svolto.
Cordialmente
Franco Allegranza
Gentili lettori del blog,
con un po’ di ritardo (scusate la mia ingenuità) ho capito che in Italia così come a Crescentino le sedi istituzionali per dibattere i problemi della collettività sono passate di moda.
Oggi ciò che conta è solo avere una esposizione mediatica (che sia tv, giornali o blog) per apparire e quando possibile criminalizzare l’avversario per futili motivi.
Ne prendo atto e cercherò di rispondere ai quesiti ed alle polemiche sterili che mi hanno riguardato in modo sereno e trasparente.
Durante il primo anno di “amministrazione Venegoni” sono finito nell’occhio del ciclone per sei volte.
Prima per aver parcheggiato un mattino nello spazio auto riservato all’ufficio tecnico. Successivamente per la questione centralina idroelettrica, per aver fumato in ufficio, per le luci accese al chicobum festival, per un viaggio al raduno nazionale anziani con l’auto di servizio ed infine per i lavori pubblici eseguiti male.
Ora cerco di rispondere in merito a ciascuna accusa.
Parcheggio nello spazio destinato all’ufficio tecnico:
In un anno ho parcheggiato in quello spazio una sola mattina, oltre che in via del tutto eccezionale, in buona fede, con la convinzione di poterlo fare.
In quel frangente insieme alla mia auto era parcheggiata l’auto dell’assessore Angelone.
Naturalmente nessuno ha minimamente coinvolto il collega, si è preferito “sparare” esclusivamente sul vicesindaco.
Centralina idroelettrica:
E’ stata una scelta di tutta la giunta ed approvata dal Consiglio Comunale. Ad un certo punto due assessori (Angelone e Sellaro) hanno smentito la precedente deliberazione e si sono dissociati (scelta legittima anche se di difficile comprensione se fatta a posteriori).
A questo punto è scoppiato il finimondo.
Ovviamente è stato individuato come unico responsabile il sottoscritto sottoposto ad un linciaggio mediatico, in particolar modo sui blog in cui alcuni commentatori hanno oltrepassato il segno supponendo che in cambio della scelta di quella ditta avrei ricevuto favori economici.
Favori economici che non ho mai preteso né ricevuto nella mia carriera professionale prima da operaio, poi da impiegato ed infine da dirigente d’azienda e che non intendo ricevere in futuro.
Tornando al discorso centralina, Crescentino oggi avrebbe potuto averne una funzionante la quale avrebbe garantito un reddito per il comune, magari limitato ma meglio di nulla (almeno il 7-8 % di utile sul capitale investito), e avrebbe dato un segnale di svolta dal punto di vista ambientale nella produzione di energia elettrica.
Ad ogni la situazione è la seguente:
- la ditta che avrebbe dovuto costruire la centralina ha comunicato al Comune l’intenzione di procedere alla costruzione per conto proprio ed ha richiesto all’ente proprietario del sito (l’ovest sesia) l’autorizzazione.
Come amministrazione ovviamente ci siamo opposti per evitare di correre il rischio di avere la centralina sul nostro territorio ma non poter accedere ai suoi benefici produttivi ed economici. Pensate che beffa sarebbe per Crescentino.
- Per quanto riguarda invece l’iter comunale, ieri sono stato informato dal responsabile dell’ufficio tecnico che siamo quasi al progetto preliminare. Se saremo fortunati tra 1 o 2 anni si potrà procedere all’appalto della tanto attesa centralina (ricordo che nessuno era contrario alla scelta, si contestava solo il modo di procedere). Quando sarà ora di appaltare i lavori qualcuno si accorgerà che buona parte dei fondi saranno stati spesi in consulenze, progettisti, burocrazia, ecc.. e quindi non ci saranno più i fondi per la realizzazione. Bel risultato !!! A quel punto Allegranza spero che non avrà colpe.
Fumo in ufficio:
E’ vero, ho la debolezza di fumare occasionalmente qualche sigaretta in ufficio. Da maggio del 2009 fino a settembre-ottobre mi ero liberato dal vizio del fumo, l’ho ripreso e cercherò quanto prima di smettere nuovamente.
Solo chi è fumatore sa quanto sia difficile farlo.
Bisogna però dire che in ufficio fumano anche la sindaca e gli assessori Angelone e Sellaro (tra l’altro ripreso da un filmato che circola su internet) e qualche sigaretta pure Massa.
Non è mia intenzione giustificare un comportamento sbagliato ma desidero evidenziare come ancora una volta la polemica si sia scatenata esclusivamente nei miei confronti.
Luci Chicobum:
Qui l’accanimento è ancora più evidente.
Come ho già spiegato in un post precedente, vengo fatto oggetto di un’interrogazione consigliare con il tentativo di delineare una mia responsabilità su una materia che esula totalmente dalle mie competenze.
Viaggio con auto di servizio al raduno regionali dei circoli degli anziani
Utilizzare auto di servizio per incarichi di rappresentanza è risaputo essere una cosa legittima che molti hanno praticato prima di me e molti altri faranno dopo.
E’ necessario però dire che normalmente utilizzo la mia auto (non richiedendo a volte neanche il rimborso spese) anche per trasferimenti a Torino o Vercelli.
In un anno ho utilizzato l’auto di servizio in due casi e sempre con l’autista perché non tutte le automobili del comune possano essere utilizzate dagli amministratori per problemi assicurativi.
La prima volta il 21 o 22 dicembre per andare in Prefettura a Vercelli per firmare la convenzione del finanziamento per il recupero dell’area stazione. C’erano 15 centimetri di neve e ho ritenuto che un fuoristrada a doppia trazione fosse più idoneo di un auto a trazione posteriore quale è la mia.
La seconda volta è stato il trasferimento a Bra per il raduno anziani.
Come nei casi precedenti, anche la sindaca ed alcuni assessori periodicamente utilizzano auto di servizio (con o senza autista ) ma come nei casi precedenti la pietra dello scandalo rimango sempre io.
Ritengo utile ricordare ai cittadini che uno degli interroganti (’ex sindaco Greppi) abitualmente non solo utilizzava auto di servizio, ma riteneva legittimo farsi rimborsare il costo del caffè, delle bibite o della colazione consumati duranti i viaggi di rappresentanza (ci sono i rimborsi spesa presso l’ufficio ragioneria del nostro comune).
Lavori pubblici eseguiti male:
E’ solo il caso di ricordare che gli amministratori danno gli indirizzi sui lavori da eseguire e successivamente i funzionari del comune sono i responsabili operativi delle opere. Mi dispiace deludere i miei detrattori, ma anche in questo caso non ritengo di avere responsabilità anche se è pur vero che, abituato alle mie precedenti esperienze di lavoro, abitualmente esprimo il mio parere sul risultato dei lavori svolti intervenendo per farli correggere o rifare come è successo ad esempio in via Dalmazia e via Dappiano (ovviamente a costo zero per il comune) quando eseguiti in modo non consono alle giuste esigenze dei cittadini . E’ necessario però ribadire con chiarezza che la stragrande maggioranza dei lavori, a mio avviso, sono stati eseguiti ad opera d’arte e che i pochi errori sono solo dovuti al troppo carico di lavoro di un funzionario comunale che colgo l’occasione per ringraziare di nuovo per la professionalità che ha e l’impegno che mette nell’espletamento delle sue funzioni.
Cercando di comprendere le cause di questi esclusivi attacchi alla mia persona ed in alcuni casi ad altri assessori di area PD (vedere post su Crescentino Ricomincia” indirizzato a Ratto), sono giunto alla conclusione che abbiano una sola motivazione.
Il fastidio provato da alcuni consiglieri di opposizione per la capacità di fare della nostra amministrazione ed in modo particolare verso il sottoscritto che avendo più deleghe immediatamente visibili (lavori pubblici) sta avendo un discreto credito tra i cittadini. In buona sostanza, a loro modo di vedere, cercano di farmi dimettere per mandare a casa tutta l’amministrazione.
Ci restano ancora 4 anni per amministrare ed intendiamo svolgere fino i fondo il mandato avuto dall’elettorato poi la parola passerà nuovamente ai crescentinesi i quali se eventualmente non saranno soddisfatti non rinnoveranno la fiducia alla coalizione di centro sinistra.
Colgo l’occasione per ringraziare le decine di cittadini diversi che ogni settimana telefonandomi, venendo a trovarmi in ufficio o incontrandomi per la strada mi esprimono la loro gratitudine per il lavoro svolto.
Cordialmente
Franco Allegranza
giovedì 10 giugno 2010
Crescentino, Allegranza e le non-auto blu
(si ricorda che in questo blog non si risponde agli anonimi. Sono accettati i nick, detti stranom nella nostra lingua)
Fatto salvo il sacrosanto diritto/dovere della Minoranza di controllare l'operato dell'Amministrazione, resto stupita di tutto il can-can che si è fatto perché il vicesindaco Allegranza è andato al raduno degli Anziani in macchina con il vigile.
Il raduno durava dal mattino presto alla sera, lui aveva da fare per il Comune nel pomeriggio. E' andato con la macchina dei vigili, portato da un vigile, per rappresentare la Città, non per fare una gita; ed è tornato in tempo per i suoi impegni. Altri amministratori hanno usato la macchina dei vigili prima di lui, e prima-prima. Altri lo faranno dopo, e dopo-dopo, quando sarà il loro turno. E' normale che questo avvenga, quando ci sono urgenze o impossibilità a usare la propria auto per i motivi più vari.
Mi rendo conto però che è un argomento suggestivo, quello dell'interrogazione. Se poi ci si mette a usare - giocando a Montecitorio - l'espressione "auto blu", la cosa risulta anche di facile presa demagogica: sia per gli interroganti, e tanto più per un giornale come "La Periferia", che nell'ultimo numero di mercoledì scorso è riuscita persino a mettere una foto della Festa Padronale con il Sindaco di Vische con fascia tricolore in bella mostra, tagliandomi fuori: cosicché i cittadini più distratti avranno pensato di aver cambiato sindaco senza esser stati avvertiti.
Vabbè, sono piccole miserie, e che Dio li protegga.
Ma resto sorpresa, dicevo, dell'accanimento contro Franco Allegranza. Che non avrà un carattere facile, non sarà un compagnone (ma mica deve presentare "Domenica In", no?) però è un grandissimo lavoratore, non per sé ma per il Comune. Nessuno può negarlo.
Lo sapete tutti che è sempre lì, e fa il diavolo a quattro ogni giorno dall'alba al tramonto dietro i problemi, le lentezze, le burocrazie. Questo suo accanimento efficientista darà sui nervi? E comunque, la "gita" a Bra di mezza giornata è semplicemente indicativa del fatto che Allegranza ha fatto il proprio dovere di rappresentanza al mattino, e poi pure il proprio dovere di amministratore al pomeriggio. Certo lui saprà difendersi da solo e non avrà bisogno di me, ma dico solo che veder bastonare una persona che lavora come un mulo mi fa una grande tristezza.
Fatto salvo il sacrosanto diritto/dovere della Minoranza di controllare l'operato dell'Amministrazione, resto stupita di tutto il can-can che si è fatto perché il vicesindaco Allegranza è andato al raduno degli Anziani in macchina con il vigile.
Il raduno durava dal mattino presto alla sera, lui aveva da fare per il Comune nel pomeriggio. E' andato con la macchina dei vigili, portato da un vigile, per rappresentare la Città, non per fare una gita; ed è tornato in tempo per i suoi impegni. Altri amministratori hanno usato la macchina dei vigili prima di lui, e prima-prima. Altri lo faranno dopo, e dopo-dopo, quando sarà il loro turno. E' normale che questo avvenga, quando ci sono urgenze o impossibilità a usare la propria auto per i motivi più vari.
Mi rendo conto però che è un argomento suggestivo, quello dell'interrogazione. Se poi ci si mette a usare - giocando a Montecitorio - l'espressione "auto blu", la cosa risulta anche di facile presa demagogica: sia per gli interroganti, e tanto più per un giornale come "La Periferia", che nell'ultimo numero di mercoledì scorso è riuscita persino a mettere una foto della Festa Padronale con il Sindaco di Vische con fascia tricolore in bella mostra, tagliandomi fuori: cosicché i cittadini più distratti avranno pensato di aver cambiato sindaco senza esser stati avvertiti.
Vabbè, sono piccole miserie, e che Dio li protegga.
Ma resto sorpresa, dicevo, dell'accanimento contro Franco Allegranza. Che non avrà un carattere facile, non sarà un compagnone (ma mica deve presentare "Domenica In", no?) però è un grandissimo lavoratore, non per sé ma per il Comune. Nessuno può negarlo.
Lo sapete tutti che è sempre lì, e fa il diavolo a quattro ogni giorno dall'alba al tramonto dietro i problemi, le lentezze, le burocrazie. Questo suo accanimento efficientista darà sui nervi? E comunque, la "gita" a Bra di mezza giornata è semplicemente indicativa del fatto che Allegranza ha fatto il proprio dovere di rappresentanza al mattino, e poi pure il proprio dovere di amministratore al pomeriggio. Certo lui saprà difendersi da solo e non avrà bisogno di me, ma dico solo che veder bastonare una persona che lavora come un mulo mi fa una grande tristezza.
mercoledì 9 giugno 2010
Il compleanno
Scusate, ho avuto molto da fare e ho trascurato un po' il blog. Leggo il blog del PD, e loro sì, si sono ricordati di celebrare il primo anno della nostra Amministrazione. Vi rimando a quella lettura, per i bilanci e le cose fatte. Il loro giusto rimprovero è di comunicare poco, però basta anche, volendo, guardarsi un po' intorno.
Amministrare un comune significa in fondo la gestione di emergenze che si presentano quotidianamente, con in più il programma da attuare, i contrattempi da combattere, cercando di seguire i meandri della burocrazia, contando sulla buona volontà, superando le mancanze endemiche, e le simpatie e le antipatie che comporta la natura umana.
Un'esperienza bellissima che arricchisce se presa con il giusto spirito di servizio, senza lasciarsi travolgere né far saltare i nervi, senza arroganza, senza fasciarsi la testa se non è necessario. Dando retta all'interesse collettivo e non a quello individuale, sempre.
E' stato comunque un anno molto denso, pieno di casini e di problemi da risolvere. Non è un bel periodo per esser sindaco o assessore, ma sono tutti capaci a farlo quando ci sono tanti soldi e le cose vanno bene.
Dopo tonnellate di incontri con Provincia, Arpa, Ilvo, Mossi&Ghisolfi sempre in attesa, sono cominciati ieri mattina una serie di incontri fra soli tecnici che debbono trovare la strada e il metodo per procedere congiuntamente a una soluzione condivisa e a termini di legge, che risolva il problema della bonifica e della riperimetrazione all'interno delle aree ex Teksid. Il primo incontro è stato positivo, non sono cose facili ma sono ottimista.
E' alla firma la convenzione con un privato per ospitare le famiglie che saranno sfrattate in giugno.
Sono allo studio i cantieri di lavoro.
Il Chicobum Festival ha aperto occasioni di incontro per la comunità crescentinese non solo giovanile. In molti hanno partecipato gratuitamente ai concerti di Nomadi e PFM, due serate di festa che il Comune non si sarebbe mai potuto permettere.
Qualcuno ha cominciato a tinteggiare i portici. Molti pensano che il quarto lato, che dà su via Mazzini, non sia loro: risultato, la via centrale è sempre cadente. Invece è loro, il quarto lato. Più avanti valuteremo il da farsi. Sarà ridipinto finalmente il palazzo antistante il Comune, lavori sono in corso nel lato portici. Ma niente si può fare in poco tempo, bisogna avere pazienza. La gatta frettolosa fa i gattini ciechi, dice il proverbio.
Per festeggiare il compleanno, e dare il mio contributo all'abbattimento del malcostume di lanciare strali o banalità protetti da un comodo anonimato, d'ora in avanti risponderò su questo blog solo a coloro che si firmeranno. Vi invito a scegliervi un nick. E scusate il ritardo.
domenica 6 giugno 2010
E Allegranza interrogato sulle luci risponde....
Gentili lettori del blog,
vista l’interpellanza indirizzata alla mia persona pubblicata sul blog “ Crescentino ricomincia” relativa agli sprechi di energia elettrica nell’area CHICOBUM, premesso che ritengo istituzionalmente non corretto rispondere su un blog o sui giornali prima di averlo fatto ufficialmente in consiglio comunale, darò alcune informazioni in merito perché probabilmente non saranno convocati consigli comunali nelle prossime settimane.
Il mio ruolo nell’organizzazione, per la parte di competenza dell’amministrazione comunale, è delineato e limitato dalle deleghe rilasciatemi dalla sindaca ed in ottemperanza alle deliberazioni della Giunta Comunale.
Nel dettaglio, sono a mio carico:
1. l’organizzazione e gestione della viabilità (segnaletica orizzontale e verticale, camminamenti pedonali, organizzazione delle aree a parcheggio con esclusione della gestione del pagamento).
Tutto ciò è stato fatto in accordo con la dirigente provinciale del settore, con la DIGOS, con il comandante della polizia locale, con il responsabile del servizio comunale della viabilità e con il coordinatore della protezione civile di Crescentino e colgo l’occasione per ringraziarli per l’ottimo lavoro che hanno fatto e che stanno facendo.
2. l’indicazione al gestore dell’area festival di tutte le prescrizioni cui è necessario attenersi per garantire la sicurezza degli spettatori (in quanto presidente della commissione pubblici spettacoli composta dall’ ing. Meda, esperto per la sicurezza degli impianti elettrici, da un ingegnere dirigente del comando provinciale dei V.V.F.F. di Vercelli, dalla dott.ssa Greco dell’ ASL TO4, dall’ Architetto Gallina – Responsabile ufficio tecnico del Comune ed infine dal Comandante della polizia locale Ernesto Monchietto).
E’ evidente quindi come i consiglieri Speranza e Mosca abbiamo commesso un errore nell’indirizzare a me l’interpellanza.
Ciò nonostante, desidero entrare nel merito dell’interpellanza stessa per dovere di informazione verso i cittadini rendendo noto quanto segue.
Come certamente saprete, le spese a carico del Comune per la realizzazione del festival sono state pari a 15.000 euro di contributo all’organizzazione ai quali vanno aggiunte le spese per le attività descritte al punto 1, quantificabili in circa 5.000 euro ed infine il costo per la fornitura dell’ energia elettrica.
Per la fornitura di energia elettrica c’erano due possibilità:
a) Fornitura ENEL con un costo di € 6.000
b) Fornitura dalla rete di una nota azienda crescentinese (che ringraziamo) con un costo stimato di € 2.000/3.000 da definire in base ai consumi a fine manifestazione.
La giunta comunale ha optato ovviamente per la soluzione b ottenendo un teorico risparmio per la collettività del 50%.
L’oggetto dell’interpellanza è sicuramente giustificato perché gli sprechi di energia sono a carico del comune.
Anche se la gestione dell’area interna e gli opportuni controlli non rientra nei miei compiti ho segnalato al gestore con tempestività il problema (lunedì 24 maggio) invitandolo ad una gestione corretta dell’area.
Da tale data i fari rimasti accesi nel corso delle ore diurne ma non durante tutti i giorni sono in totale .
Avendo ciascun faro una potenza di 300 watt, ipotizzando che siano rimasti accesi 8 – 10 giorni per 15 ore al giorno, il consumo complessivo sprecato è stato indicativamente e fino ad ora di 270 KW che tradotto in euro risulta essere di circa 30 euro.
Sicuramente il costo dello spreco è modesto, ma ciò non giustifica comunque il suo perdurare pertanto sarà cura dell’Amministrazione Comunale e dei funzionari del Comune fare tutto il possibile per risolvere il problema.
Cordiali saluti
Franco Allegranza
vista l’interpellanza indirizzata alla mia persona pubblicata sul blog “ Crescentino ricomincia” relativa agli sprechi di energia elettrica nell’area CHICOBUM, premesso che ritengo istituzionalmente non corretto rispondere su un blog o sui giornali prima di averlo fatto ufficialmente in consiglio comunale, darò alcune informazioni in merito perché probabilmente non saranno convocati consigli comunali nelle prossime settimane.
Il mio ruolo nell’organizzazione, per la parte di competenza dell’amministrazione comunale, è delineato e limitato dalle deleghe rilasciatemi dalla sindaca ed in ottemperanza alle deliberazioni della Giunta Comunale.
Nel dettaglio, sono a mio carico:
1. l’organizzazione e gestione della viabilità (segnaletica orizzontale e verticale, camminamenti pedonali, organizzazione delle aree a parcheggio con esclusione della gestione del pagamento).
Tutto ciò è stato fatto in accordo con la dirigente provinciale del settore, con la DIGOS, con il comandante della polizia locale, con il responsabile del servizio comunale della viabilità e con il coordinatore della protezione civile di Crescentino e colgo l’occasione per ringraziarli per l’ottimo lavoro che hanno fatto e che stanno facendo.
2. l’indicazione al gestore dell’area festival di tutte le prescrizioni cui è necessario attenersi per garantire la sicurezza degli spettatori (in quanto presidente della commissione pubblici spettacoli composta dall’ ing. Meda, esperto per la sicurezza degli impianti elettrici, da un ingegnere dirigente del comando provinciale dei V.V.F.F. di Vercelli, dalla dott.ssa Greco dell’ ASL TO4, dall’ Architetto Gallina – Responsabile ufficio tecnico del Comune ed infine dal Comandante della polizia locale Ernesto Monchietto).
E’ evidente quindi come i consiglieri Speranza e Mosca abbiamo commesso un errore nell’indirizzare a me l’interpellanza.
Ciò nonostante, desidero entrare nel merito dell’interpellanza stessa per dovere di informazione verso i cittadini rendendo noto quanto segue.
Come certamente saprete, le spese a carico del Comune per la realizzazione del festival sono state pari a 15.000 euro di contributo all’organizzazione ai quali vanno aggiunte le spese per le attività descritte al punto 1, quantificabili in circa 5.000 euro ed infine il costo per la fornitura dell’ energia elettrica.
Per la fornitura di energia elettrica c’erano due possibilità:
a) Fornitura ENEL con un costo di € 6.000
b) Fornitura dalla rete di una nota azienda crescentinese (che ringraziamo) con un costo stimato di € 2.000/3.000 da definire in base ai consumi a fine manifestazione.
La giunta comunale ha optato ovviamente per la soluzione b ottenendo un teorico risparmio per la collettività del 50%.
L’oggetto dell’interpellanza è sicuramente giustificato perché gli sprechi di energia sono a carico del comune.
Anche se la gestione dell’area interna e gli opportuni controlli non rientra nei miei compiti ho segnalato al gestore con tempestività il problema (lunedì 24 maggio) invitandolo ad una gestione corretta dell’area.
Da tale data i fari rimasti accesi nel corso delle ore diurne ma non durante tutti i giorni sono in totale .
Avendo ciascun faro una potenza di 300 watt, ipotizzando che siano rimasti accesi 8 – 10 giorni per 15 ore al giorno, il consumo complessivo sprecato è stato indicativamente e fino ad ora di 270 KW che tradotto in euro risulta essere di circa 30 euro.
Sicuramente il costo dello spreco è modesto, ma ciò non giustifica comunque il suo perdurare pertanto sarà cura dell’Amministrazione Comunale e dei funzionari del Comune fare tutto il possibile per risolvere il problema.
Cordiali saluti
Franco Allegranza
venerdì 4 giugno 2010
La Crescentino che fu in vetrina da Pin Gorrino
Da venerdì 4 giugno chi percorrendo i portici si fermerà davanti alla vetrina della farmacia Gorrino vedrà qualcosa di diverso , tornerà indietro negli anni .
Purtroppo nessun magico rimedio , sarà un ritorno al passato con gli occhi e i coi ricordi guardando le immagini delle vecchie cartoline di Crescentino scorrere su due cornici digitali .
A cominciare dalle prime cartoline del 1900 si potranno ammirare 150 pezzi , una selezione delle oltre 600 della collezione , scelte privilegiando le immagini più vecchie ed interessanti. -
La collezione è iniziata oltre venti anni fa ed è frutto di una lunga ricerca che non si può considerare finita , ancora recentemente girando i mercatini ho trovato due cartoline " mai viste "e sono sempre interessato a cartoline di Crescentino e del vercellese.
Negli anni ho esposto la collezione in più occasioni , a metà anni novanta in sala consigliare , ricordo poi una trasposizione delle immagini su diapositive all' università della terza età , due esposizioni di ingrandimenti una al parco Tournon con la pro loco e una a san Genuario in collaborazione col circolo F. Francese.
Ho avuto anche il piacere di vedere alcune cartoline da me raccolte in una rassegna de "la Stampa" e di poterle offrire in manifestazioni in collaborazione con la Croce Rossa e gli Amici della Biblioteca. -L'iniziativa proseguirà fino a venerdì 11.
Pin Gorrino
lunedì 31 maggio 2010
San Crescentino: Orchestra in Chiesa, bande, pranzo sotto i portici, Musica in Comune
Vediamo se almeno questa volta riesco a render noto il programma che ho steso prima dell'amico Mauro Novo. Spesso non accade, e non ho nemmeno salutato la fine dei Venerdì Letterari, che cercherò di far ritornare questo autunno.
Domenica, com'è noto, è San Crescentino, nostro Santo Patrono.
I festeggiamenti si aprono SABATO SERA 5 GIUGNO alle 21 nella Chiesa Parrocchiale, dove Don Edoardo gentilmente ospita un concerto dell'Orchestra da Camera A.Vivaldi della Valle Camonica, che arriva grazie al pensiero e all' omaggio del Rag.Buzzi proprietario della Ilvo. Direttore il M°Silvio Maggioni, eseguirà musiche di Bach, Mozart, Mangani e Marcello.
DOMENICA, alle 10,30, ci troviamo in piazza Vische con la Banda Arditi e la delegazione di Vische. Alle 11, Messa e Processione con l'urna del Santo Patrono.
Alle 12,30, pranzo sotto i portici con le Autorità Comunali, la Delegazione di Vische, le Autorità Ecclesiastiche (c'è anche il Parroco di Vische). La cittadinanza è invitata a partecipare: prenotazioni presso Bar In e Pro Loco 347.19.88.096. Costo 20 euro (diciamo subito che noi dell'Amministrazione ci pagheremo il nostro pranzo, che sarà invece offerto ai Vischiani e ai Parroci tutti).
Ore 15. In Piazza Garibaldi, premiazione dei "Bimbi Poeti" a cura della Lega Tumori, Fiduciariato di Crescentino (la cara instancabile Vanna).
Ore 15.30. Ritrovo in piazza Vische delle bande L.Arditi di Crescentino e La Fenice di Brusasco. Sfilata per le vie della Città.
Ore 16, Piazza Vische: Concertone a Bande Unificate.
LUNEDI' 7 GIUGNO
Ore 20,30 Villaggio Annunziata. Saggio Laboratori Musicali - Progetto "Musica in Comune" - Allievi Scuole dell'Infanzia, Elementari e Medie. Coro, strumenti e danza.
(Si raccomanda la puntualità).
sabato 29 maggio 2010
Provincia di Vercelli, il Grande Rischio
(Da "La Stampa" del 29 maggio 2010)
Alessandro Ballesio
VERCELLI
Il giorno dopo la grande illusione (o la grande paura) di Vercelli senza più Provincia, la speranza è bipartisan: «L’accorpamento? È quello che ci serve. Ogni tanto torna d’attualità ma sì, va fatto. È l’unica soluzione».Con i dovuti distinguo è il pensiero di due ex esponenti della Provincia che fino a pochi mesi fa erano in opposte fazioni: vice presidente e reggente, Paolo Tiramani; leader dell’opposizione, Alessandro Portinaro. Dopo i chiarimenti di Berlusconi («Nessun accenno alle province italiane nella manovra») che spazzano via tutti i dubbi, rimangono le riflessioni e le tracce di due giornate convulse. «Che è successo? Certi equilibri politici non hanno permesso di completare la manovra, questo è chiaro - dice Tiramani -. Anche se noi siamo già fortunati ad avere a disposizione le somme dei Fondi Scanzano, troppe piccole province fanno fatica a sopravvivere. Accorparsi è l’unico modo per andare avanti, prima o poi si deve fare perchè il problema c’è». Mentre Portinaro osserva: «Forse una sola provincia per Vercelli, Biella, Verbania e Novara è eccessivo, ma un percorso di aggregazione va fatto. In ogni caso serve un collegamento intermedio tra Comuni e Regione, ma bisogna sedersi attorno a un tavolo e ragionare sul funzionamento. In questi giorni si è consumato soltanto un ridicolo spot».
Alessandro Ballesio
VERCELLI
Il giorno dopo la grande illusione (o la grande paura) di Vercelli senza più Provincia, la speranza è bipartisan: «L’accorpamento? È quello che ci serve. Ogni tanto torna d’attualità ma sì, va fatto. È l’unica soluzione».Con i dovuti distinguo è il pensiero di due ex esponenti della Provincia che fino a pochi mesi fa erano in opposte fazioni: vice presidente e reggente, Paolo Tiramani; leader dell’opposizione, Alessandro Portinaro. Dopo i chiarimenti di Berlusconi («Nessun accenno alle province italiane nella manovra») che spazzano via tutti i dubbi, rimangono le riflessioni e le tracce di due giornate convulse. «Che è successo? Certi equilibri politici non hanno permesso di completare la manovra, questo è chiaro - dice Tiramani -. Anche se noi siamo già fortunati ad avere a disposizione le somme dei Fondi Scanzano, troppe piccole province fanno fatica a sopravvivere. Accorparsi è l’unico modo per andare avanti, prima o poi si deve fare perchè il problema c’è». Mentre Portinaro osserva: «Forse una sola provincia per Vercelli, Biella, Verbania e Novara è eccessivo, ma un percorso di aggregazione va fatto. In ogni caso serve un collegamento intermedio tra Comuni e Regione, ma bisogna sedersi attorno a un tavolo e ragionare sul funzionamento. In questi giorni si è consumato soltanto un ridicolo spot».
martedì 25 maggio 2010
Come siamo fatti noi Crescentinesi
Io capisco tante cose della mia storia e della mia vita, quando leggo questi blog. Blog che - ricordo - ho avuto la fortuna (o la disgrazia) di inaugurare in un lontano dicembre del 2008, con questo che voleva essere un modo di agitare le acque nella palude in cui mi sembrava immersa la mia amata cittadina.
Capisco tante cose. Per esempio, la difficoltà che c'è nel godersi la vita. Non siamo capaci. Dobbiamo sempre guardare il pelo nell'uovo, quel particolare che ci disturba, e a quello ci appendiamo per non dover ammettere la piacevolezza di un attimo di pausa. Le positività, insomma, ci danno fastidio.
Capisco tante cose. Per esempio, la tendenza a dilatare un particolare, a farci sopra una ricerca ossessiva che permea ogni altro angolo del nostro essere. Per esempio, la tendenza a credere al primo gonzo che ne spara una grossa, e ricamarci sopra fino a farla diventare reale.
Capisco tante cose. Che i blog, anche il mio, sono di opposizione, per poter dire indisturbati e protetti dall'anonimato quello che ci aggrada. Cose, anche, che non diremmo mai a viso aperto, se non altro per non fare brutta figura: quella, è l'unica cosa che temiamo.
Capisco tante cose. Che se il Chicobum va male, la colpa sarà mia. E se andrà bene, il merito sarà di sicuro di qualcun altro. Ma io non ho colpe né meriti, ho voluto dare un'opportunità alla mia città, con i miei Amministratori.
Capisco tante cose. Ma una non mi somiglia e non mi va giù. Abbiamo occasione di vedere dei concerti gratis. Nomi mai passati dalle nostre parti e anche nei dintorni, nomi della scena contemporanea e non soltanto del passato.
Ma non vogliamo spendere neanche due euro per un parcheggio. E, a parte il fatto che si potrebbe andare a piedi con una bella pila in mano come fanno in tutti i Festival del mondo che Dio ha creato negli ultimi 50 anni dalla Lapponia fino al Portogallo, a parte che c'è un pullmino (mi risulta almeno), niente da fare. Vogliamo andarci con la macchina, e parcheggiare davanti al tettoione ma senza spendere una lira, e in un posto perfetto, perbacco: che modi sono, come si permettono?
Ecco, questo come crescentinese mi ferisce. Mi dispiace che ci sia tanta gente con il braccino corto, o più che altro propensa a fare la furba sotto le mentite spoglie del diritto. Ma che diritto?
Questo non mi piace, non va bene, non è civile. E mi dispiace per lo spettacolo di Crescentino che stanno offrendo i blog in questo momento. Come ha scritto qualcuno da qualche parte: ma perché non si chiedono più notizie della bonifica della Teksid?
giovedì 20 maggio 2010
Grande successo per negozi aperti di domenica
Grande successo per la proposta di tenere aperti i negozi di domenica fino a metà luglio, in Crescentino.
Una delle Associazioni di Categoria ha sottoposto ai commercianti un questionario: su 39 restituiti , 29 hanno dichiarato di non essere interessati all'iniziativa.
mercoledì 19 maggio 2010
Allegranza, il futuro della Scuola Materna
Nei giorni scorsi, su questo blog, la signora Gillio ha lamentato che non si completino i lavori della Scuola Materna.
Il vicesindaco Franco Allegranza risponde e spiega.
"Signora Piera Gillio, non è mia abitudine rispondere ai commenti dei blog, ma questa volta lo faccio volentieri perchè richiestomi dalla Sindaca e perchè il quesito è di estrema importanza e posto in modo costruttivo.
Cerco di sintetizzare:
1) I lavori avviati alla scuola materna sono un'eredità del commissario prefettizio e della precedente amministrazione. Suppongo fosse noto fin dall'inizio che con i fondi disponibili non sarebbe stato possibile completare la struttura. Comunque, ciò che è stato fatto è meglio di nulla e si tratta ora di completare l'opera per la quale, nuovo tunnel compreso, sono necessari almeno 100.000 euro. In questo momento, purtroppo, non ci sono fondi disponibili per eseguire quanto è necessario al completamento dell'opera ed inoltre, qualora vi fossero i fondi, non sarebbe comunque possibile giungere al termine dei lavori entro ottobre causa i dovuti passaggi burocratici ( teniamo presente che ciò che normalmente si realizza nel privato in pochi giorni nell’ente pubblico necessitano più mesi).
Realisticamente sarà tecnicamente possibile concludere i lavori non prima di 7/9 mesi e quindi non in tempo utile per l’avvio dell’anno scolastico (2010/2011), ma sarà nostra cura fare tutto il possibile affinchè ciò si realizzi.
2) Riguardo i fondi per la messa in sicurezza delle scuole, in questo momento non è possibile dare risposte certe circa il loro utilizzo. A mio avviso sarà difficile poterli utilizzare in parte per adeguare la scuola materna, soprattutto perché i fondi dovranno essere utilizzati per la messa in sicurezza di edifici e impianti e non per ampliamenti o nuove costruzioni e perché sono destinati alla scuola primaria e non a quella dell’infanzia..
Quando avremo notizie certe dal Ministero, comunicheremo in merito. Nell'ipotesi peggiore, ovvero che il Comune non riesca a reperire finanziamenti per completare l'opera, si procederà al completamento dell'opera con fondi comunali (mutuo).
3) I lavori di manutenzione ordinaria, attesi da almeno 5-6 anni, si stanno realizzando, compreso il riscaldamento del vecchio tunnel. L'architetto Gallina ed il geom. Preti sono impegnati tutti i giorni per accelerare gli interventi necessari, nonostante il grande carico di lavoro a cui sono sottoposti per concretizzare le varie iniziative dell’amministrazione ( piazza Caretto, portici, asfaltatura strade, area stazione, ecc..) e per questo colgo l’occasione per ringraziarli.
4) La collega Nicoletta Ravarino sta valutando tutte le possibilità per poter soddisfare, anche se in modo provvisorio, le richieste delle famiglie ed evitare che ad ottobre alcune di esse non possano usufruire del servizio.
Con la speranza di essere stato esauriente, colgo l’occasione per porgere
cordiali saluti
Franco Allegranza
Il vicesindaco Franco Allegranza risponde e spiega.
"Signora Piera Gillio, non è mia abitudine rispondere ai commenti dei blog, ma questa volta lo faccio volentieri perchè richiestomi dalla Sindaca e perchè il quesito è di estrema importanza e posto in modo costruttivo.
Cerco di sintetizzare:
1) I lavori avviati alla scuola materna sono un'eredità del commissario prefettizio e della precedente amministrazione. Suppongo fosse noto fin dall'inizio che con i fondi disponibili non sarebbe stato possibile completare la struttura. Comunque, ciò che è stato fatto è meglio di nulla e si tratta ora di completare l'opera per la quale, nuovo tunnel compreso, sono necessari almeno 100.000 euro. In questo momento, purtroppo, non ci sono fondi disponibili per eseguire quanto è necessario al completamento dell'opera ed inoltre, qualora vi fossero i fondi, non sarebbe comunque possibile giungere al termine dei lavori entro ottobre causa i dovuti passaggi burocratici ( teniamo presente che ciò che normalmente si realizza nel privato in pochi giorni nell’ente pubblico necessitano più mesi).
Realisticamente sarà tecnicamente possibile concludere i lavori non prima di 7/9 mesi e quindi non in tempo utile per l’avvio dell’anno scolastico (2010/2011), ma sarà nostra cura fare tutto il possibile affinchè ciò si realizzi.
2) Riguardo i fondi per la messa in sicurezza delle scuole, in questo momento non è possibile dare risposte certe circa il loro utilizzo. A mio avviso sarà difficile poterli utilizzare in parte per adeguare la scuola materna, soprattutto perché i fondi dovranno essere utilizzati per la messa in sicurezza di edifici e impianti e non per ampliamenti o nuove costruzioni e perché sono destinati alla scuola primaria e non a quella dell’infanzia..
Quando avremo notizie certe dal Ministero, comunicheremo in merito. Nell'ipotesi peggiore, ovvero che il Comune non riesca a reperire finanziamenti per completare l'opera, si procederà al completamento dell'opera con fondi comunali (mutuo).
3) I lavori di manutenzione ordinaria, attesi da almeno 5-6 anni, si stanno realizzando, compreso il riscaldamento del vecchio tunnel. L'architetto Gallina ed il geom. Preti sono impegnati tutti i giorni per accelerare gli interventi necessari, nonostante il grande carico di lavoro a cui sono sottoposti per concretizzare le varie iniziative dell’amministrazione ( piazza Caretto, portici, asfaltatura strade, area stazione, ecc..) e per questo colgo l’occasione per ringraziarli.
4) La collega Nicoletta Ravarino sta valutando tutte le possibilità per poter soddisfare, anche se in modo provvisorio, le richieste delle famiglie ed evitare che ad ottobre alcune di esse non possano usufruire del servizio.
Con la speranza di essere stato esauriente, colgo l’occasione per porgere
cordiali saluti
Franco Allegranza
martedì 18 maggio 2010
Venerdì Letterari: Politica e magistratura
Venerdì 21 alle 18,15, proseguono nella Biblioteca di Villa Tournon i Venerdì Letterari.
Marilena Vittone incontrerà l'ex Procuratore Aggiunto di Torino Bruno Tinti, che dal 2008 ha lasciato la magistratura e fa, come dice lui, il cantastorie: scrive e racconta quello che ha imparato riguardo a leggi, politica, giustizia.
Il suo libro, edito da Chiarelettere, s'intitola "La Questione morale-Perché la politica vuole controllare la magistratura".
sabato 15 maggio 2010
Notiziona, un vecchio miliardo per le Elementari
Notiziona. Colpevolmente ultimo fra i blog, anche "Amare Crescentino" ha il piacere e l'onore di raccontare che il Ministero dell'Istruzione ci ha concesso 500.000 Euro per la messa in sicurezza delle nostre scuole elementari: un bellissimo edificio sul quale però gravano i segni del tempo e tutte le carenze accumulatesi nei decenni.
Fondamentale l'iperattivismo del vicesindaco Franco Allegranza, l'aiuto del sindaco di Verrua Valesio al quale va un grande "grazie", e soprattutto il decisivo intervento dell'ex assessore all'Istruzione della Regione, la prof.Pentenero.
Altri 150 mila euro vengono destinati alla messa in sicurezza dell'Istituto Calamandrei.
Sogni di una scuola più moderna che si possono realizzare.
Siamo contenti, e speriamo pure voi....
venerdì 14 maggio 2010
Piazza Caretto, nuova
Leggo su alcuni blog critiche perché si sta rifacendo piazza Caretto, la piazza del Comune.
Non ci posso credere.
Si vede che piacevano le toppe di asfalto fra i sanpietrini.
Come si fa a non capire che un paese con le strade e le piazze in ordine, con le facciate (magari!) pulite, è più gradevole di un paese cadente e a pezzi?
Ma come si sono abituati, costoro?
Ringraziamo che ci sia offerta questa possibilità di ripristinare un minimo decoro, con i fondi Scanzano.
O si preferisce che nessuno passi più da queste parti, schifato per ciò che vede intorno a sé?
Vogliamo rimanere lontani dal consesso civile?
Noi, no
Marinella
lunedì 10 maggio 2010
Asti, alle Elementari a piedi
(ANSA) - ASTI, 10 MAG - Ad Asti, da questa mattina e per
tutto il mese di maggio per portare i bambini alle elementari
del centro città, non ci saranno le auto dei genitori e neppure
gli autobus, ma i "pedibus". L'iniziativa della civica
amministrazione ha trovato la collaborazione delle autorità
scolastiche e dei genitori.
"Questo progetto - dichiara Diego Zavattaro - potrà rendere
la nostra città più vivibile, meno inquinata e pericolosa".
I genitori potranno partecipare a realizzare "l'autobus che
va a piedi" accompagnando la "carovana" o lasciando i bambini
nei punti di ritrovo, tutte le mattine alle 8. Hanno assicurato
la collaborazione al "pedibus" che naturalmente viaggia
gratuitamente, ecovolontari e personale del settore ambiente del
Comune. (ANSA).
tutto il mese di maggio per portare i bambini alle elementari
del centro città, non ci saranno le auto dei genitori e neppure
gli autobus, ma i "pedibus". L'iniziativa della civica
amministrazione ha trovato la collaborazione delle autorità
scolastiche e dei genitori.
"Questo progetto - dichiara Diego Zavattaro - potrà rendere
la nostra città più vivibile, meno inquinata e pericolosa".
I genitori potranno partecipare a realizzare "l'autobus che
va a piedi" accompagnando la "carovana" o lasciando i bambini
nei punti di ritrovo, tutte le mattine alle 8. Hanno assicurato
la collaborazione al "pedibus" che naturalmente viaggia
gratuitamente, ecovolontari e personale del settore ambiente del
Comune. (ANSA).
domenica 9 maggio 2010
Filca: tagli del 30 per cento
Da "La Stampa" del 9 maggio 2010
Sarà la «Castagna Univel» di Piacenza ad avere l’80% della Filca di Crescentino ed è previsto un calo del 30% del personale. L’accordo tra le società e le rappresentanze della Sic Cgil è stato firmato all’Unione Industriale di Vercelli e domani sarà illustrato ai dipendenti. Sono 89 i dipendenti della Spa crescentinese: «La Filca Spa – spiega la presidente, Stefania Favre – affitterà, a giorni la stipula dei contratti, alla ditta del Piacentino un ramo d’azienda pari all’80 per cento. La decisione scaturisce da una grossa crisi economica della nostra società». Tempo di difficoltà per le tante famiglie crescentinesi impiegate nella multinazionale che realizza imballaggi per gelati, patatine, biscotti e caramelle. A rilevarla sarà appunto la «Castagna Univel» che rivolge la sua produzione sempre agli imballaggi con stampaggio a rotocalco però rivolto al mercato alimentare del fresco con contenitori per ditte come Aia e Rovagnati. Spiega Alberto Soffiati, segretario Sic Cgil: «La Castagna Univel si presenta come una società solida, che già in passato ha rilevato un’altra azienda risanandola, non continuerà l’intera produzione ma si è impegnata, se le cose andranno bene, a reintegrare man mano il personale. L’accordo prevede l’assorbimento di circa 60 persone entro la fine del mese, mentre per gli altri si aprono le possibilità di prepensionamento e la cassa integrazione straordinaria per un anno». Carlo Patrucco, componente della Rsu interna insieme ad Enrico Gafforio, dice: «Domani c’è l’assemblea dei dipendenti e martedì la raccolta firme per la rinuncia da parte del personale dei diritti di rivalsa sulle 2 aziende, condizione, quest’ultima posta dall’azienda che subentra». Con l’affitto del ramo d’azienda viene costituita la «Filca packaging srl»: «La Castagna Univel – aggiunge Stefania Favre – si è impegnata a non spostare la produzione da Crescentino».
Sarà la «Castagna Univel» di Piacenza ad avere l’80% della Filca di Crescentino ed è previsto un calo del 30% del personale. L’accordo tra le società e le rappresentanze della Sic Cgil è stato firmato all’Unione Industriale di Vercelli e domani sarà illustrato ai dipendenti. Sono 89 i dipendenti della Spa crescentinese: «La Filca Spa – spiega la presidente, Stefania Favre – affitterà, a giorni la stipula dei contratti, alla ditta del Piacentino un ramo d’azienda pari all’80 per cento. La decisione scaturisce da una grossa crisi economica della nostra società». Tempo di difficoltà per le tante famiglie crescentinesi impiegate nella multinazionale che realizza imballaggi per gelati, patatine, biscotti e caramelle. A rilevarla sarà appunto la «Castagna Univel» che rivolge la sua produzione sempre agli imballaggi con stampaggio a rotocalco però rivolto al mercato alimentare del fresco con contenitori per ditte come Aia e Rovagnati. Spiega Alberto Soffiati, segretario Sic Cgil: «La Castagna Univel si presenta come una società solida, che già in passato ha rilevato un’altra azienda risanandola, non continuerà l’intera produzione ma si è impegnata, se le cose andranno bene, a reintegrare man mano il personale. L’accordo prevede l’assorbimento di circa 60 persone entro la fine del mese, mentre per gli altri si aprono le possibilità di prepensionamento e la cassa integrazione straordinaria per un anno». Carlo Patrucco, componente della Rsu interna insieme ad Enrico Gafforio, dice: «Domani c’è l’assemblea dei dipendenti e martedì la raccolta firme per la rinuncia da parte del personale dei diritti di rivalsa sulle 2 aziende, condizione, quest’ultima posta dall’azienda che subentra». Con l’affitto del ramo d’azienda viene costituita la «Filca packaging srl»: «La Castagna Univel – aggiunge Stefania Favre – si è impegnata a non spostare la produzione da Crescentino».
sabato 8 maggio 2010
La vecchiaia, la gioventù, la Rita
Ho perso un po' la vista, molto l'udito.
Alle conferenze non vedo le proiezioni e non sento bene.
Ma penso più adesso di quando avevo vent'anni.
Il corpo faccia quello che vuole.
Io non sono il corpo: io sono la mente.
(Rita Levi Montalcini)
Alle conferenze non vedo le proiezioni e non sento bene.
Ma penso più adesso di quando avevo vent'anni.
Il corpo faccia quello che vuole.
Io non sono il corpo: io sono la mente.
(Rita Levi Montalcini)
mercoledì 5 maggio 2010
Napolitano, perché celebrare i Mille 150 anni dopo
Intervento del Presidente Napolitano in occasione delle celebrazioni del 150° anniversario della partenza dei Mille
Genova, 05/05/2010
Non è per caso, e non è solo per ragioni di cronologia storica che l'itinerario delle visite ai "Luoghi della memoria" per il centocinquantenario dell'Unità d'Italia parte dalla spiaggia e dallo scoglio di Quarto a Genova. In effetti, fu qui che il 5 maggio del 1860 prese avvio, con la spedizione dei Mille, la fase conclusiva del lungo percorso del movimento per l'Unità, che sarebbe culminata nella proclamazione, il 17 marzo 1861, di Vittorio Emanuele II Re d'Italia, nella nascita cioè dello Stato unitario.
Si aggiunga che se si ripercorrono gli eventi sfociati nella decisiva scelta dell'impresa garibaldina per la liberazione della Sicilia e del Mezzogiorno, è possibile cogliere le componenti e gli intrecci essenziali del moto unitario, i suoi tratti originali e i motivi del suo successo. L'Unità d'Italia fu perseguita e conseguita attraverso la confluenza di diverse visioni, strategie e tattiche, la combinazione di trame diplomatiche, iniziative politiche e azioni militari, l'intreccio di componenti moderate e componenti democratico-rivoluzionarie. Fu davvero una combinazione prodigiosa, che risultò vincente perché più forte delle tensioni anche aspre che l'attraversarono.
Le tensioni non mancarono anche alla vigilia della decisione di salpare da Quarto per la Sicilia : non mancarono in Garibaldi i dubbi sulle possibilità di riuscita dell'impresa ; non mancarono le preoccupazioni e le riserve di Cavour per una spedizione guidata da Garibaldi, i cui svolgimenti e le cui ricadute potessero sfuggire al controllo politico e diplomatico del massimo stratega del processo unitario. Pesarono, e non poco, diffidenze e rivalità personali nel cui giuoco era ben presente anche Vittorio Emanuele. Al fondo, era in questione, o così sembrava, l'egemonia, l'impronta - moderata o democratica - del movimento per l'Unità e della costruzione del nuovo Stato che ne sarebbe scaturito. Ma su tutto prevalsero le ragioni dettate dallo sviluppo degli avvenimenti, gli imperativi del processo storico, con cui tutti i protagonisti della causa italiana dovettero fare i conti.
La Seconda Guerra d'Indipendenza si era conclusa con una vittoria, costata un pesante tributo di sangue anche alle forze del Regno sardo ; la scelta dell'alleanza con Napoleone III si era rivelata obbligata e feconda, anche se comportò il duro sacrificio della cessione alla Francia di Nizza e della Savoia ; attaccato per questo sacrificio, Cavour poté comprensibilmente vantare per la sua politica "l'averci condotto" - disse - "in così breve tempo a Milano, a Firenze e a Bologna".
In effetti, con l'annessione della Lombardia, dell'Emilia e della Toscana, il regno sabaudo superò gli 11 milioni di abitanti, divenendo un non più trascurabile Regno centro-settentrionale.
Ma questo, come ha scritto un grande storico, Rosario Romeo, restava "troppo lontano dall'ideale, non solo mazziniano, di un'Italia unita, che fosse opera soprattutto degli italiani stessi". Si erano peraltro esauriti, con i risultati ottenuti, i margini dell'iniziativa politica e diplomatica e delle alleanze di guerra fino allora sperimentate. Lo disse chiaramente nel luglio 1859 l'accordo di Villafranca tra Napoleone III e l'Imperatore Francesco Giuseppe, che prospettava per l'Italia la soluzione mortificante di una Confederazione di tutti gli Stati esistenti sotto la presidenza onoraria del Pontefice. A Cavour non restò che rassegnare le dimissioni. Spettava ormai "alle forze democratiche e rivoluzionarie" - è sempre il giudizio del nostro maggiore storico di quegli eventi - "imprimere una nuova spinta in avanti al processo unitario". Era venuto il momento di Garibaldi.
D'altronde, già in vista della II Guerra d'Indipendenza, Garibaldi era stato richiesto da Cavour di reclutare volontari che sarebbero stati chiamati a far parte del corpo dei "Cacciatori delle Alpi" e avrebbero dato un contributo decisivo alla vittoria contro gli austriaci in Lombardia. Al di là di ogni sospetto e circospezione nei confronti di Garibaldi, Cavour non dubitava - così si espresse - che egli fosse una "delle maggiori forze di cui l'Italia potesse valersi". Se non si voleva rinunciare al compimento, in Sicilia e nel Mezzogiorno, dell'unificazione nazionale, e non si voleva dare per chiusa la questione romana - e nessuno dei diversi protagonisti poteva volerlo - anche le incognite di una spedizione in Sicilia guidata da Garibaldi andavano accettate, sia pure con prudenza.
D'altra parte, le aspettative per ulteriori sviluppi del movimento per l'Unità d'Italia erano cresciute e crescevano in tutte le regioni non ancora liberate. E una spinta decisiva venne - mentre a Genova affluivano i volontari - dai moti rivoluzionari scoppiati a Palermo e nel palermitano nell'aprile 1860. Il moto unitario cresceva dal basso, scaturiva dal seno della società civile e non solo dai disegni di ristretti vertici politici. Ne dava la misura il fenomeno del volontariato, stimolato e coordinato dalla Società nazionale creata nel 1857, e incanalato dapprima verso il Piemonte in vista della guerra contro l'Austria.
Senza l'apporto del volontariato non sarebbe stata concepibile la spedizione dei Mille. Esso rifletteva il diffondersi di quel sentimento di italianità che poi affratellò gli imbarcati sulle due navi dirette in Sicilia - Piemonte e Lombardo. Erano in realtà anche più di mille, in grande maggioranza lombardi, veneti, liguri : nelle sue famose e sempre fascinose "Noterelle", Abba dice di udire a bordo "tutti i dialetti dell'Alta Italia", e parla di "Veneti, giovani belli e di maniere signorili", di Genovesi e Lombardi, "gente colta all'aspetto, ai modi e anche ai discorsi". Insomma, italiani che si sentivano italiani e che accorrevano là dove altri italiani andavano sorretti nella lotta per liberarsi e ricongiungersi in un'Italia finalmente unificata.
(dal sito del Quirinale)
Genova, 05/05/2010
Non è per caso, e non è solo per ragioni di cronologia storica che l'itinerario delle visite ai "Luoghi della memoria" per il centocinquantenario dell'Unità d'Italia parte dalla spiaggia e dallo scoglio di Quarto a Genova. In effetti, fu qui che il 5 maggio del 1860 prese avvio, con la spedizione dei Mille, la fase conclusiva del lungo percorso del movimento per l'Unità, che sarebbe culminata nella proclamazione, il 17 marzo 1861, di Vittorio Emanuele II Re d'Italia, nella nascita cioè dello Stato unitario.
Si aggiunga che se si ripercorrono gli eventi sfociati nella decisiva scelta dell'impresa garibaldina per la liberazione della Sicilia e del Mezzogiorno, è possibile cogliere le componenti e gli intrecci essenziali del moto unitario, i suoi tratti originali e i motivi del suo successo. L'Unità d'Italia fu perseguita e conseguita attraverso la confluenza di diverse visioni, strategie e tattiche, la combinazione di trame diplomatiche, iniziative politiche e azioni militari, l'intreccio di componenti moderate e componenti democratico-rivoluzionarie. Fu davvero una combinazione prodigiosa, che risultò vincente perché più forte delle tensioni anche aspre che l'attraversarono.
Le tensioni non mancarono anche alla vigilia della decisione di salpare da Quarto per la Sicilia : non mancarono in Garibaldi i dubbi sulle possibilità di riuscita dell'impresa ; non mancarono le preoccupazioni e le riserve di Cavour per una spedizione guidata da Garibaldi, i cui svolgimenti e le cui ricadute potessero sfuggire al controllo politico e diplomatico del massimo stratega del processo unitario. Pesarono, e non poco, diffidenze e rivalità personali nel cui giuoco era ben presente anche Vittorio Emanuele. Al fondo, era in questione, o così sembrava, l'egemonia, l'impronta - moderata o democratica - del movimento per l'Unità e della costruzione del nuovo Stato che ne sarebbe scaturito. Ma su tutto prevalsero le ragioni dettate dallo sviluppo degli avvenimenti, gli imperativi del processo storico, con cui tutti i protagonisti della causa italiana dovettero fare i conti.
La Seconda Guerra d'Indipendenza si era conclusa con una vittoria, costata un pesante tributo di sangue anche alle forze del Regno sardo ; la scelta dell'alleanza con Napoleone III si era rivelata obbligata e feconda, anche se comportò il duro sacrificio della cessione alla Francia di Nizza e della Savoia ; attaccato per questo sacrificio, Cavour poté comprensibilmente vantare per la sua politica "l'averci condotto" - disse - "in così breve tempo a Milano, a Firenze e a Bologna".
In effetti, con l'annessione della Lombardia, dell'Emilia e della Toscana, il regno sabaudo superò gli 11 milioni di abitanti, divenendo un non più trascurabile Regno centro-settentrionale.
Ma questo, come ha scritto un grande storico, Rosario Romeo, restava "troppo lontano dall'ideale, non solo mazziniano, di un'Italia unita, che fosse opera soprattutto degli italiani stessi". Si erano peraltro esauriti, con i risultati ottenuti, i margini dell'iniziativa politica e diplomatica e delle alleanze di guerra fino allora sperimentate. Lo disse chiaramente nel luglio 1859 l'accordo di Villafranca tra Napoleone III e l'Imperatore Francesco Giuseppe, che prospettava per l'Italia la soluzione mortificante di una Confederazione di tutti gli Stati esistenti sotto la presidenza onoraria del Pontefice. A Cavour non restò che rassegnare le dimissioni. Spettava ormai "alle forze democratiche e rivoluzionarie" - è sempre il giudizio del nostro maggiore storico di quegli eventi - "imprimere una nuova spinta in avanti al processo unitario". Era venuto il momento di Garibaldi.
D'altronde, già in vista della II Guerra d'Indipendenza, Garibaldi era stato richiesto da Cavour di reclutare volontari che sarebbero stati chiamati a far parte del corpo dei "Cacciatori delle Alpi" e avrebbero dato un contributo decisivo alla vittoria contro gli austriaci in Lombardia. Al di là di ogni sospetto e circospezione nei confronti di Garibaldi, Cavour non dubitava - così si espresse - che egli fosse una "delle maggiori forze di cui l'Italia potesse valersi". Se non si voleva rinunciare al compimento, in Sicilia e nel Mezzogiorno, dell'unificazione nazionale, e non si voleva dare per chiusa la questione romana - e nessuno dei diversi protagonisti poteva volerlo - anche le incognite di una spedizione in Sicilia guidata da Garibaldi andavano accettate, sia pure con prudenza.
D'altra parte, le aspettative per ulteriori sviluppi del movimento per l'Unità d'Italia erano cresciute e crescevano in tutte le regioni non ancora liberate. E una spinta decisiva venne - mentre a Genova affluivano i volontari - dai moti rivoluzionari scoppiati a Palermo e nel palermitano nell'aprile 1860. Il moto unitario cresceva dal basso, scaturiva dal seno della società civile e non solo dai disegni di ristretti vertici politici. Ne dava la misura il fenomeno del volontariato, stimolato e coordinato dalla Società nazionale creata nel 1857, e incanalato dapprima verso il Piemonte in vista della guerra contro l'Austria.
Senza l'apporto del volontariato non sarebbe stata concepibile la spedizione dei Mille. Esso rifletteva il diffondersi di quel sentimento di italianità che poi affratellò gli imbarcati sulle due navi dirette in Sicilia - Piemonte e Lombardo. Erano in realtà anche più di mille, in grande maggioranza lombardi, veneti, liguri : nelle sue famose e sempre fascinose "Noterelle", Abba dice di udire a bordo "tutti i dialetti dell'Alta Italia", e parla di "Veneti, giovani belli e di maniere signorili", di Genovesi e Lombardi, "gente colta all'aspetto, ai modi e anche ai discorsi". Insomma, italiani che si sentivano italiani e che accorrevano là dove altri italiani andavano sorretti nella lotta per liberarsi e ricongiungersi in un'Italia finalmente unificata.
(dal sito del Quirinale)
domenica 2 maggio 2010
Che cosa cercano i PM in Provincia a Vercelli
Da "La Stampa" del Primo Maggio
ENRICO DE MARIA
VERCELLI
La procura, l’altro giorno, è stata chiara: «Roberto Saviolo può tornare libero, tanto nessuno può più inquinare le prove». Hanno molto in mano i magistrati: l’hanno raccolto attraverso intercettazioni, interrogatori, indagini informatiche.
E ieri, con un’iniziativa senza precedenti, sono andati in quello che Pasolini avrebbe definito «Il Palazzo» e l’hanno passato al setaccio. Senza anticipare alcunché ai giornali, cercando di tutelare il più possibile il diritto degli indagati a non essere condannati senza appello dall’opionione pubblica. Però il messaggio è stato chiaro: stiamo aggiungendo tassello a tassello, inutile mentire, cercare di cambiare le carte in tavola.
Ma che cosa stanno ancora cercando i pm? Possiamo tentare di mettere a fuoco alcuni filoni dell’indagine partita l’11 febbraio scorso con l’arresto di Masoero.
La vicenda Zanotti
E’ suo è il settore nel mirino, anche se nulla lo lasciava prevedere ai tempi dell’arresto di Masoero. Nell’ordinanza del gip Maria Teresa Guaschino, il nome dell’assessore Zanotti compariva solo in questo passaggio: «E’ evidente come Masoero abbia abusato della sua posizione di presidente per influire sull’assessore ai Lavori pubblici Zanotti nell’assegnazione di lavori stradali relativi a rotonde stradali e abbia richiesto finanziamenti alla sua campagna elettorale a imprese che lavoravano con la Provincia».
Evidentemente c’era dell’altro, visto che Zanotti è poi stato raggiunto da un avviso di garanzia con le ipotesi di concussione e corruzione, che ha avuto gli uffici perquisiti, che è stato interrogato dai pm. Per quanto lo riguarda le indagini sono davvero a 360 gradi: appalti, gare, amicizie. Vincevano sempre le stesse imprese? Tutto da provare, dalla Bassa alla Valsesia.
Promozioni facili
Un filone solo all’apparenza nuovo (con sequestri ad hoc ieri mattina), ma in realtà già datato, perché alcune persone erano già state ascoltate su questo argomento: i pm vogliono capire se ci siano state assunzioni «agevolate» oppure promozioni (in termine tecnico si chiamano «progressioni») ottenute attraverso vie preferenziali.
Fondazione chiacchierata
"Terre d’acqua" è il filone più spinoso perché si tratta della società fondata il 3 gennaio 2005 dall’on. Roberto Rosso, oggi neo vice presidente della Regione. Nacque come società consortile a responsabilità limitata, dopo aver avuto il via dal Consiglio provinciale il 21 dicembre del 2004, con il 62,5 per cento di quote a carico della Provincia e il 37,5 detenute dal Comune di Trino. Successivamente, è diventata una società in house e, di recente, ha avuto l’autorizzazione della Regione per diventare Fondazione. Negli anni, nel Cda si sono succeduti lo stesso Rosso, Alessandro Giolito, Nicola Sirchia, Tino Candeli, Pier Giorgio Ferraris ed Enrico Gasparro, con la supervisione di più assessori.
«Terre d’Acqua della provincia aurea» (è la denominazione completa) si occupa della valorizzazione del territorio attraverso iniziative varie: dal recupero di stabili, a concerti a grandi feste all’aperto. Ha usufruito di forti finanziamenti pubblici.
Il caso-Saviolo
Tornato proprio l’altro giorno in libertà, dopo l’arresto del 19 aprile, è accusato di aver intascato piccole somme, a più riprese, da un imprenditore: dal suo arresto, si sono sviluppate ulteriori indagini nei settori del Lavoro e della Formazione professionale.
ENRICO DE MARIA
VERCELLI
La procura, l’altro giorno, è stata chiara: «Roberto Saviolo può tornare libero, tanto nessuno può più inquinare le prove». Hanno molto in mano i magistrati: l’hanno raccolto attraverso intercettazioni, interrogatori, indagini informatiche.
E ieri, con un’iniziativa senza precedenti, sono andati in quello che Pasolini avrebbe definito «Il Palazzo» e l’hanno passato al setaccio. Senza anticipare alcunché ai giornali, cercando di tutelare il più possibile il diritto degli indagati a non essere condannati senza appello dall’opionione pubblica. Però il messaggio è stato chiaro: stiamo aggiungendo tassello a tassello, inutile mentire, cercare di cambiare le carte in tavola.
Ma che cosa stanno ancora cercando i pm? Possiamo tentare di mettere a fuoco alcuni filoni dell’indagine partita l’11 febbraio scorso con l’arresto di Masoero.
La vicenda Zanotti
E’ suo è il settore nel mirino, anche se nulla lo lasciava prevedere ai tempi dell’arresto di Masoero. Nell’ordinanza del gip Maria Teresa Guaschino, il nome dell’assessore Zanotti compariva solo in questo passaggio: «E’ evidente come Masoero abbia abusato della sua posizione di presidente per influire sull’assessore ai Lavori pubblici Zanotti nell’assegnazione di lavori stradali relativi a rotonde stradali e abbia richiesto finanziamenti alla sua campagna elettorale a imprese che lavoravano con la Provincia».
Evidentemente c’era dell’altro, visto che Zanotti è poi stato raggiunto da un avviso di garanzia con le ipotesi di concussione e corruzione, che ha avuto gli uffici perquisiti, che è stato interrogato dai pm. Per quanto lo riguarda le indagini sono davvero a 360 gradi: appalti, gare, amicizie. Vincevano sempre le stesse imprese? Tutto da provare, dalla Bassa alla Valsesia.
Promozioni facili
Un filone solo all’apparenza nuovo (con sequestri ad hoc ieri mattina), ma in realtà già datato, perché alcune persone erano già state ascoltate su questo argomento: i pm vogliono capire se ci siano state assunzioni «agevolate» oppure promozioni (in termine tecnico si chiamano «progressioni») ottenute attraverso vie preferenziali.
Fondazione chiacchierata
"Terre d’acqua" è il filone più spinoso perché si tratta della società fondata il 3 gennaio 2005 dall’on. Roberto Rosso, oggi neo vice presidente della Regione. Nacque come società consortile a responsabilità limitata, dopo aver avuto il via dal Consiglio provinciale il 21 dicembre del 2004, con il 62,5 per cento di quote a carico della Provincia e il 37,5 detenute dal Comune di Trino. Successivamente, è diventata una società in house e, di recente, ha avuto l’autorizzazione della Regione per diventare Fondazione. Negli anni, nel Cda si sono succeduti lo stesso Rosso, Alessandro Giolito, Nicola Sirchia, Tino Candeli, Pier Giorgio Ferraris ed Enrico Gasparro, con la supervisione di più assessori.
«Terre d’Acqua della provincia aurea» (è la denominazione completa) si occupa della valorizzazione del territorio attraverso iniziative varie: dal recupero di stabili, a concerti a grandi feste all’aperto. Ha usufruito di forti finanziamenti pubblici.
Il caso-Saviolo
Tornato proprio l’altro giorno in libertà, dopo l’arresto del 19 aprile, è accusato di aver intascato piccole somme, a più riprese, da un imprenditore: dal suo arresto, si sono sviluppate ulteriori indagini nei settori del Lavoro e della Formazione professionale.
giovedì 29 aprile 2010
Il supermercato si fa, Piazza Caretto pure
L'autorizzazione al supermercato di via Viotti, non superando i 1.500 metri di ampiezza, rientra fra le prerogative del Comune di Crescentino.
Giova ricordare che la pratica, giacente negli uffici da prima della primavera scorsa, è stata mandata avanti dagli uffici competenti durante i sei mesi di commissariamento di Crescentino, e poi approvata dal nuovo Consiglio Comunale.
I lavori inizieranno quando saranno scaduti (e se senza conseguenze) i termini del ricorso al TAR (fra maggio e giugno), e dovrebbero interessare contestualmente il completamento del viale che va dal viale IX Martiri fino alle Scuole Medie.
Un ampliamento di circa 300 metri è stato già richiesto dalla proprietà non più in Comune ma in Regione; anche nel caso in cui fosse concesso, non altererebbe la struttura così com'è stata progettata, ma solo i volumi interni.
Lunedì 3 invece ci sarà la consegna dei lavori alla ditta di Pinerolo che si è aggiudicata l'appalto per il rifacimento di Piazza Caretto, del tratto di via Roma e via Mazzini prospicenti la piazza stessa, nonché (per la seconda fase) della rimessa in piano delle pietre dei portici. Si procederà a segmenti, cercando di danneggiare il commercio il meno possibile, ma si metteranno finalmente al riparo da eventuali cadute i cittadini e i visitatori. Un'opera attesa da decenni.
Si valuta che la ditta comincerà intorno al 10 maggio.
mercoledì 28 aprile 2010
Per una cena in più
E' corso via a metà Consiglio, il consigliere Piolatto. Sento dire che c'era una festa del Consigliere Pedrale a Vercelli, alla quale non poteva mancare.
Il Consiglio, in realtà, è cominciato solo a quel punto, con importantissimi punti di bilancio, e tra gli altri pure l'istituzione di un mercatino del martedì' al Villaggio Fiat, per frutta e verdura. Peccato, andar via quando cominciava il lavoro vero del Consiglio. Ma una festa è una festa, soprattutto quelle feste lì.
Fino alle 23 si sono dibattute interrogazioni e interpellanze, lo spettacolo che riserva colpi di scena meglio di "Ballarò". E infatti il pubblico si è divertito, e molta gente è andata via con Piolatto, anche se non andava alla festa del Pedrale. Ma il divertimento era finito.
Debbo dire che Piolatto, nella prima parte, è stato mattatore: soprattutto perché si è incapponito ormai dall'8 marzo scorso a trovare segni di mia scorrettezza per aver promosso la famosa cena "Donne in cerca di guai", insieme con il Comune di Verrua.
E' la seconda volta che ci torna sopra. Voleva sapere - è suo diritto - quanto avevamo speso per promuovere quella cena. Abbiamo fatto i conti, in Comune: 5 euro e mezzo, il prezzo di una risma di carta per stampare i volantini gialli. Perché la cena se la sono pagata le donne che c'erano venute - una sessantina di ogni età ed estrazione sociale - e nel prezzo (mi pare 17 euro) era compresa la musica, la luce e quant'altro. Qualcuna si era pure lamentata che c'era poco da mangiare, ma a me non è proprio sembrato così.
Ma quello che non gli è andato giù è il fatto che io in una intervista alla Sesia avessi annunciato la presenza di due candidate, che avevano avvertito del loro arrivo, ed erano del Pd. C'erano le elezioni...
E' colpa mia se non è venuta nessuna donna del PDL o della Lega? Le avrei annunciate volentieri. Gli uomini non sanno che le donne ci godono ad avere altre donne importanti, al loro fianco.
Io non ho telefonato a nessuno, non ho fatto inviti personali. Lui ci ha visto invece mire recondite, nella cena dei guai, invece che la voglia di un sindaco donna di festeggiare con altre donne. Mi dispiace che non sia venuta sua moglie, gli ho detto; non gli è piaciuta neanche questa.
Ma il fatto che tante cose non gli siano piaciute, non autorizza il tono di vaga minaccia che ha utilizzato nel rispondermi, e il paragone che ha tirato fuori con l'ex presidente della Provincia Masoero e con i suoi reati.
Per la cena delle donne, dove io ho pagato la mia parte, e dopo che gli ho detto i costi, mi tira fuori Masoero.
Morale. Gli ho detto che risentirò la registrazione, per vedere se ravviso gli estremi per una denuncia.
Mi spiace per lui, ma in quel calderone non ci vado.
lunedì 26 aprile 2010
Il discorso di Napolitano alla Scala
Signora Sindaco, Signor Presidente della Provincia, Signor Presidente della Regione, Signori rappresentanti del Comitato Antifascista e di tutte le associazioni partigiane e combattentistiche, Signor Presidente del Consiglio, Onorevoli parlamentari, Autorità, cittadini di Milano,
si può facilmente comprendere con quale animo io abbia accolto l’invito a celebrare a Milano il 65° anniversario della Liberazione. Con animo grato, per la speciale occasione che mi veniva offerta, con viva emozione e con grande rispetto per quel che Milano ha rappresentato in una stagione drammatica, in una fase cruciale della storia d’Italia. E tanto più forte è l’emozione nel rivolgere questo mio discorso al paese dal palcoscenico del glorioso Teatro La Scala, che seppe risollevarsi dai colpi distruttivi della guerra per divenire espressione e simbolo, nel mondo intero, della grande tradizione musicale e culturale italiana.Si, viva e sincera è la mia emozione perché fu Milano che assunse la guida politica e militare della Resistenza. Nel gennaio del 1944, il Comitato di Liberazione Nazionale lombardo venne investito dal CLN di Roma - nella prospettiva di una non lontana liberazione della capitale, e di una separazione dell’Italia settentrionale dal resto d’Italia - dei poteri di "governo straordinario del Nord".
Esso si trasformò così in Comitato Nazionale di Liberazione per l’Alta Italia e si mise all’opera per assicurare la massima unitarietà di orientamenti e di direttive al movimento di liberazione. Più avanti - superata la crisi dell’inverno 1944 e avvicinandosi la fase conclusiva della lotta - si costituirà, per assicurare anche sul piano militare la necessaria unitarietà di direzione, il Comando generale del Corpo Volontari della Libertà : lo guiderà il generale Raffaele Cadorna. Seguono ben presto i piani pre-insurrezionali, che vedono al primo posto il cruciale obbiettivo della difesa degli impianti dalle minacce di distruzione tedesche, e infine i piani operativi per l’insurrezione, soprattutto nelle tre città-chiave della Resistenza nel Nord, Torino, Milano, Genova.Nel piano di Milano, di lì irradiandosi le direttive per tutta la periferia, è previsto l’impiego di 32 mila partigiani.
L’insurrezione si prepara come sbocco, sempre più maturo, dello sviluppo - con l’approssimarsi della primavera, e al prezzo di duri sforzi e sacrifici - delle azioni partigiane (2 mila nell’area di Milano tra febbraio e aprile) ; essa non è dunque la fiammata di un giorno glorioso, ma il frutto di una lunga, eroica semina e di una sapiente organizzazione finale.Genova è la prima ad insorgere, per decisione presa dal CLN già la sera del 23 aprile ; il piano si snoda attraverso momenti drammatici e prove magnifiche da parte delle squadre partigiane, e si conclude la sera del 25 con la firma, da parte del generale Meinhold, dell’atto di resa delle forze armate germaniche alle Forze Armate del Corpo Volontari della Liguria e, per esse, al Presidente del CLN di Genova. Ne dà l’annuncio alla radio Paolo Emilio Taviani, tra i protagonisti dell’insurrezione, con le solenni parole : "Per la prima volta nella storia di questa guerra un corpo d’Esercito si è arreso dinanzi alle forze spontanee di popolo".A Milano, la decisione viene presa, l’ordine viene impartito, per il 25 aprile - in rapporto con le notizie provenienti da Genova - dal Comitato insurrezionale : Sandro Pertini, Emilio Sereni, Leo Valiani. Cade, già nel pomeriggio del 24, prima vittima, Gina Galeotti Bianchi, dirigente dei Gruppi di difesa delle donne, la partigiana Lia, ricordata e onorata proprio giorni fa alla Camera dei Deputati. La mattina del 25 Sandro Pertini, già impegnatosi in audaci azioni di attacco, accorre alla fabbrica CGE, dinanzi ai cui cancelli due operai, precedentemente rinchiusi a San Vittore, sono stati trascinati e brutalmente uccisi anche per intimorire le maestranze : Pertini parla ai lavoratori nel piazzale portando l’appello del Comitato insurrezionale.
La sera del 26 Milano è praticamente liberata. Gli ultimi reparti tedeschi capitoleranno all’arrivo in città delle divisioni partigiane dell’Oltrepo pavese.In quei tesissimi giorni, si consumeranno a Milano anche gli ultimi tentativi di impossibili trattative cui si erano mostrati ambiguamente disponibili i capi fascisti. E a Milano si compì poi il tragico epilogo dell’avventura mussoliniana, in uno scenario di orrore che replicò altri orrori inscenati nello stesso luogo di Piazzale Loreto. La guerra era finita, con la vittoria delle forze alleate ; e insieme era finita, con la sconfitta del fascismo repubblichino, anche la guerra civile fatalmente intrecciatasi con la Resistenza.
Nel Campo della gloria al Cimitero maggiore verranno raccolti i resti mortali, verranno scolpiti i nomi, di 4.134 cittadine e cittadini milanesi caduti per la libertà tra l’8 settembre 1943 e la primavera del ’45, di 2.351 partigiani del Corpo Volontari della Libertà.
Ho voluto partire da un sommario richiamo a drammatici eventi, a memorabili momenti della storia della Resistenza - per quanto più volte e più puntualmente ripercorsi nelle celebrazioni del 25 aprile - perché mai in queste celebrazioni, e dunque nemmeno in quella di oggi, si può smarrire il riferimento ai fatti, al vissuto, a quel che fu un viluppo di circostanze concrete, di dilemmi, di scelte difficili, di decisioni coraggiose e costose, di sconfitte e di successi ; non si può mai smarrire il riferimento a tutto ciò, rinunciare a ricostruire e tramandare costantemente quelle esperienze reali, se non si vuole ridurre il movimento di Liberazione a immagine sbiadita o ad oggetto di dispute astratte.
Nella mia rapida rievocazione del ruolo di Milano in quegli eventi, è risuonato il nome di Sandro Pertini. E non c’è migliore occasione di questa per ricordarlo a vent’anni dalla scomparsa. Perché il suo nome spicca in tutto il percorso della Resistenza, tra quelli che da Milano la guidarono, come protagonisti del Comitato di Liberazione Alta Italia, del Comando del Corpo Volontari della Libertà, del Comitato insurrezionale.Fu combattente instancabile, senza eguali per slancio, audacia, generosità, a cominciare dalla partecipazione - all’indomani dell’armistizio dell’8 settembre - al disperato tentativo di resistere ai tedeschi nel cuore di Roma, a Porta San Paolo, dopo che il Re è fuggito a Pescara e la capitale è stata militarmente abbandonata. Pertini è lì, reduce da lunghi anni di carcere, di confino e di esilio ; è lì anche da vecchio combattente, medaglia d’argento, della prima guerra mondiale. Ne uscirà capo dell’organizzazione militare del Partito socialista per l’Italia centrale occupata.Ma già il 15 ottobre viene arrestato, insieme con Giuseppe Saragat e altri socialisti, invano interrogato per due giorni e due notti in Questura, rinchiuso a Regina Coeli (inizialmente nel braccio tedesco), fino a quando tutto il gruppo dei sette socialisti poté evaderne grazie a un piano ingegnoso che ebbe tra i suoi registi un grande patriota, poi eminente giurista e uomo pubblico, Giuliano Vassalli.Pertini riprese così il suo posto nella lotta contro l’occupazione tedesca, cui si dedicò, da Roma, in tutti i primi mesi del ’44 : il 3 aprile Vassalli fu trascinato nella famigerata via Tasso e sottoposto ad ogni violenza dalle SS.
Nel mese successivo si avviano colloqui al più alto livello in Vaticano con il comandante delle SS in Italia per evitare la distruzione della capitale (e da quei contatti scaturì anche la liberazione di Vassalli). Il progetto dell’insurrezione a Roma viene accantonato ; Pertini sceglie allora, a metà maggio, di partire per Milano, perché "lassù" - disse - "c’era tanto da fare e da combattere". E da Milano si muoverà per portare il suo contributo e il suo impulso in tutto il Nord.A luglio è chiamato a Roma per consultazioni politiche : ma si ferma a Firenze per partecipare all’insurrezione fino a liberare la città dai tedeschi. Giunto a Roma, freme per tornare al più presto a Milano: e per raggiungere quella meta compie un viaggio quanto mai avventuroso, in aereo fino a Digione in Francia, e poi valicando con una guida il Monte Bianco. Di lì a Cogne e a Torino, e finalmente a Milano, in tempo per contribuire a organizzare e guidare la fase finale della guerra di Liberazione.L’immagine conclusiva del suo impegno - come poi dirà la motivazione della medaglia d’oro al valor militare - di "prezioso e insostituibile animatore e combattente" della Resistenza, è rimasta consegnata alla fotografia che lo ritrae mentre tiene il suo primo discorso, dopo decenni di privazione della libertà, il 26 aprile 1945 a Piazza del Duomo.
E’ stato - dobbiamo dirlo - un onore per l’Italia, un onore per la Repubblica, avere tra i suoi Presidenti Sandro Pertini.L’omaggio che oggi gli rendo, anche con forte sentimento personale per il rapporto che ci fu tra noi, vorrei fosse però incitamento ed auspicio per un nuovo, deciso impegno istituzionale, politico, culturale, educativo diretto a far conoscere e meditare vicende collettive ed esempi personali che danno senso e dignità al nostro essere italiani come eredi di ispirazioni nobilissime, di insegnamenti altissimi, più forti delle meschinità e delle degenerazioni da cui abbiamo dovuto risollevarci. Un impegno siffatto è mancato, o è sempre rimasto molto al di sotto del necessario.
Abbiamo esitato, esitiamo a presentare in tutte le sue luci il patrimonio che ci ha garantito un posto più che degno nel mondo : esitiamo per eccessiva ritrosia, per timore, oltre ogni limite, della retorica e dei miti, o per sostanziale incomprensione del dovere di affermare, senza iattanza ma senza autolesionismi, quel che di meglio abbiamo storicamente espresso e rappresentiamo.E questo amaro discorso vale per le grandi pagine e le grandi figure del processo che condusse, 150 anni fa, all’Unità d’Italia ; così come per le più luminose pagine e figure dell’antifascismo e della Resistenza. Perfino a Sandro Pertini, che pure è stato Presidente amato e popolare, non abbiamo - al di là di quel che con affetto lo ricorda nella sua terra natale - saputo dedicare un memorial, un luogo di memorie, come quelli che in grandi paesi democratici (si pensi agli Stati Uniti d’America) onorano e fanno vivere le figure dei maggiori rappresentanti della storia, per quanto travagliata, della nazione.
Eppure, l’identità, la consapevolezza storica, l’orgoglio nazionale di un paese traggono forza dalla coltivazione e valorizzazione di fatti, di figure, di simboli, in cui il popolo, in cui i cittadini possano riconoscersi traendone motivi di fierezza e di fiducia.Naturalmente, l’impegno che sollecito, riferito alla Resistenza, esige - per dispiegarsi pienamente, per ottenere riscontri positivi e suscitare il più largo consenso - la massima attenzione nel declinare correttamente il significato e l’eredità della Resistenza, in termini condivisibili, non restrittivi e settari, non condizionati da esclusivismi faziosi.
Guardiamo, per intenderci, a quel che si legge nel Diario di Benedetto Croce, alla data del 26 aprile 1945 : "Grande sollievo per la rapida liberazione dell’alta Italia dai tedeschi senza le minacciate e temute distruzioni, e per opera dei patrioti e partigiani, che è gran beneficio, anche morale, per l’Italia".Poche essenziali parole, con le quali il grande uomo di pensiero e di cultura liberale scolpì il valore della conclusione vittoriosa della Resistenza. Valore nazionale, per il "gran beneficio anche morale" assicurato all’Italia restituendole piena dignità di paese libero, liberatosi con le sue forze, di concerto con la determinante avanzata degli eserciti alleati ma senza restare inerte ad attenderne il trionfo. Chi può negare che l’apporto delle forze angloamericane fu decisivo per schiacciare la macchina militare tedesca, per scacciarne le truppe dal territorio italiano che occupavano e opprimevano? Certamente nessuno, ma è egualmente indubbio che il generoso contributo italiano, contro ogni comodo e calcolato attendismo, ci procurò un prezioso riconoscimento e rispetto.
E ho citato Benedetto Croce perché le parole, prive di ogni ombra di retorica ma così significative e lineari, di un’eminente figura dell’Italia prefascista, lontanissima dalle correnti ideali e politiche che attraversarono più ampiamente il moto resistenziale e che sarebbero risultate maggioritarie al momento della nascita della Repubblica, danno il segno di un’obbiettiva definizione del 25 aprile come storica giornata di riscatto nazionale, al di là di ogni caratterizzazione di parte.
Che cosa era in effetti accaduto in quei venti mesi tra l’8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945? Che cosa era accaduto a partire dal momento della presa d’atto - con l’armistizio - della disfatta in cui era culminata la disastrosa guerra voluta da Mussolini al fianco della Germania hitleriana? Che cosa era accaduto da quello che fu il momento del collasso dello Stato sabaudo fascistizzato e di un generale, pauroso sbandamento del paese, ma anche il momento dei primi segni di una nuova volontà di resistenza al sopruso e all’oppressione, di ritrovamento della propria fierezza e identità di italiani?Era accaduto che nell’esperienza della partecipazione alla Resistenza, in tutte le sue forme ed espressioni, si era riscoperto, recuperato, rinnovato, un sentimento, un fondamentale riferimento emotivo e ideale che sembrava essersi dissolto.
Praticamente dissolto, come aveva detto - già mesi prima della caduta del fascismo - lo stesso Benedetto Croce, in uno scritto che circolò clandestinamente : "Risuona oggi, alta su tutto, la parola libertà ; ma non un’altra che un tempo andava a questa strettamente congiunta : la patria, l’amore della patria, l’amore, per noi italiani, dell’Italia.Perché?Perché ... la ripugnanza sempre crescente contro il nazionalismo si è tirata dietro una sorta di esitazione e di ritrosia a parlare di ’patria’ e di ’amor di patria’.
Ma se ne deve riparlare, e l’amor della patria deve tornare in onore appunto contro il cinico e stolido nazionalismo, perché esso non è affine al nazionalismo, ma il suo contrario."Ebbene, con la Resistenza, di fronte alla brutalità offensiva e feroce dell’occupazione nazista, rinacque proprio l’amore, il senso della patria, il più antico e genuino sentimento nazionale. "Le parole ’patria’ e ’Italia’" - scrisse poi una sensibilissima scrittrice, Natalia Ginzburg - che erano divenute "gonfie di vuoto", ci apparvero d’un tratto senza aggettivi e così trasformate che ci sembrò di averle udite e pensate per la prima volta."
E Carlo Azeglio Ciampi ha richiamato autobiograficamente il momento del "collasso dello Stato" nel settembre ’43, quando lui e tanti altri "trovarono nelle loro coscienze l’orientamento", perché in esse "vibrava profondo il senso della Patria".Personalmente, ho più volte ribadito come non ci si debba chiudere in rappresentazioni idilliache e mitiche della Resistenza e in particolare del movimento partigiano, come non se ne debbano tacere i limiti e le ombre, come se ne possano mettere a confronto diverse letture e interpretazioni : senza che ciò conduca, sia chiaro, a sommarie svalutazioni e inaccettabili denigrazioni.
E’ comunque un fatto che anche studiosi attenti a cogliere le molteplici dimensioni del fenomeno della Resistenza, compresa quella di "guerra civile", non ne abbiano certo negato o sminuito quella di "guerra patriottica".D’altronde, le "lettere dei condannati a morte della Resistenza" restano la più ricca, drammatica testimonianza delle motivazioni patriottiche dell’impegno e del sacrificio di tanti partigiani, soprattutto giovani partigiani.E quando parlo di tutte le forme e le espressioni di partecipazione alla Resistenza, attraverso le quali si è compiuta una vera e propria riscoperta del senso della patria e della nazione, mi riferisco in special modo alla rilevantissima componente costituita dal concorso dei militari al moto di liberazione, di riconquista della libertà e dell’indipendenza del paese : dai contingenti militari regolari chiamati a durissime prove all’indomani dell’armistizio - a Cefalonia, per non ricordare che un luogo-simbolo di quelle manifestazioni di eroico senso dell’onore e coraggio - agli ufficiali e ai soldati che si unirono alle formazioni partigiane, alle centinaia di migliaia di internati in Germania in campi di concentramento, alle nuove forze armate che si raccolsero nel Corpo Italiano di Liberazione.
A queste ultime ho dedicato lo scorso anno la cerimonia del 25 aprile a Mignano Montelungo, che fu teatro, nel dicembre 1943, di un’aspra battaglia e costituì "il battesimo di sangue del rinato Esercito italiano".
Quell’azione dei nostri soldati fu esaltata dal Generale Clark, Comandante della V Armata americana, come esempio di determinazione per liberare il proprio paese dalla dominazione tedesca : "un esempio - egli disse - per i popoli oppressi d’Europa".Naturali portatori, nella Resistenza, del senso della patria e della nazione furono i militari, e tra essi quelli che si unirono alle formazioni partigiane, che si collocarono nelle strutture clandestine del movimento di Liberazione. Ne furono portatori anche in termini di continuità, sia pure nel travaglio della partecipazione a una guerra antitetica a quella precedentemente combattuta.
Un travaglio che si coglie nella lettera indirizzata alla moglie dal generale Giuseppe Perotti all’indomani della condanna a morte decretata dal Tribunale Speciale, e alla vigilia della fucilazione al Martinetto in Torino : egli scrive di un esito tragico, che "non so come classificare", di un "destino imperscrutabile" che comunque lo conduce a morire in guerra. In quegli stessi giorni, il più giovane capitano Franco Balbis, arrestato e fucilato, il 5 aprile 1944, insieme col generale Perotti e con altri, tutti membri del Comitato Militare Regionale Piemontese, scrive alla madre di offrire la sua vita "per ricostruire l’unità italiana" dopo aver servito la Patria "sui campi d’Africa", e chiede che si celebrino "in una chiesa delle colline torinesi due messe", nell’anniversario della battaglia di Ain El Gazala e di quella di El Alamein, nelle quali aveva valorosamente combattuto.
Emerge in effetti da tante di quelle estreme motivazioni del proprio impegno e del proprio sacrificio, come nella scelta di schierarsi fino in fondo con la Resistenza avessero finito per confluire ideali di liberazione sociale, visioni universalistiche, aspirazioni a "un mondo migliore", consapevolezza antifascista, sete di libertà, e amore per l’Italia. E l’elemento unificante non poteva che essere questo, l’attaccamento alla propria terra, alla Patria, la volontà di liberarla. Ritorno sulle parole del capitano Balbis : "ricostruire l’unità italiana", come supremo obbiettivo per cui sacrificare la vita.
Si, vedete, amici, il 25 aprile è non solo Festa della Liberazione : è Festa della riunificazione d’Italia. Dopo essere stata per 20 mesi tagliata in due, l’Italia si riunifica, nella libertà e nell’indipendenza. Se ciò non fosse accaduto, la nostra nazione sarebbe scomparsa dalla scena della storia, su cui si era finalmente affacciata come moderno Stato unitario nel 1861, con il compimento del moto risorgimentale.Gli storici hanno analizzato anche l’aspetto del ricollegarsi della Resistenza al Risorgimento, ne hanno con misura pesato i molti segni, nella pubblicistica politica, nelle dichiarazioni programmatiche, negli stessi nomi delle formazioni partigiane, nello spirito che animava i militari deportati e internati in Germania.
E se hanno poi potuto apparire abusate certe formule, e poco fondate le facili generalizzazioni, resta il fatto che la memoria del Risorgimento, il richiamo a quell’eredità - per quanto venisse assunto ambiguamente anche dall’altra parte - fu componente importante della piattaforma ideale della Resistenza.Si trattò di un decisivo arricchimento di quella che era e rimase la matrice antifascista della guerra di Liberazione : nel più ampio e condiviso sentimento della Nazione, nel grande alveo della guerra patriottica si raccolsero forze che non erano state partecipi dell’antifascismo militante e fresche energie rappresentative di nuove, giovanissime generazioni. E questa caratterizzazione più ricca, e sempre meno di parte, della Resistenza si rispecchiò più tardi nel confronto costituente, nel disegno e nei principi della Costituzione repubblicana.Se nella Costituzione possono ben riconoscersi - come dissi celebrando il 25 aprile due anno orsono a Genova, e come voglio ripetere - anche quanti vissero diversamente dai combattenti della libertà i drammatici anni 1943-45, "anche quanti ne hanno una diversa memoria per esperienza personale o per giudizi condivisi", è perché la Carta approvata nel ’47 sancì - dandovi solide basi democratiche - una rinnovata identità e unità della nazione italiana.Mi auguro che in questo spirito si celebri il 65° anniversario della Liberazione e Riunificazione d’Italia.
"Il nostro paese ha un debito inestinguibile" - da detto un anno fa in un impegnativo discorso a Onna in Abruzzo il Presidente del Consiglio - "verso quei tanti giovani che sacrificarono la vita per riscattare l’onore della patria...........": ricordando con rispetto "tutti i caduti", senza che "questo significhi neutralità o indifferenza".
Si tratta in effetti di celebrare il 25 aprile nel suo profondo significato nazionale ; ed è così che si stabilisce un ponte ideale con il prossimo centocinquantenario della nascita dello Stato unitario.Mi si permetterà, credo, di ignorare qualche battuta sgangherata, che qua e là si legge, sulla ricorrenza del prossimo anno. Siamo chiari. Se noi tutti, Nord e Sud, tra l’800 e il 900, entrammo nella modernità, fu perché l’Italia si unì facendosi Stato ; se, 150 anni dopo, siamo un paese democratico profondamente trasformatosi, tra i più avanzati in quell’Europa integrata che abbiamo concorso a fondare, è perché superammo i traumi del fascismo e della guerra, recuperando libertà e indipendenza, ritrovando la nostra unità.Quella unità rappresenta oggi, guardando al futuro, una conquista e un ancoraggio irrinunciabili. Non può formare oggetto di irrisione, né considerarsi un mito obsoleto, un residuo del passato. Solo se ci si pone fuori della storia e della realtà si possono evocare con nostalgia, o tornare a immaginare, più entità statuali separate nella nostra penisola.
Come bene intesero tutte le correnti e le figure di spicco del Risorgimento, l’Italia è chiamata a vivere come nazione e come Stato nell’unità del suo territorio, della sua lingua, della sua storia. Se non si consolidasse questa unità, finiremmo ai margini del processo di globalizzazione - che vede emergere nuovi giganti nazionali in impetuosa crescita - e anche ai margini del processo di integrazione europeo.Un’ Europa sempre più integrata e assertiva sulla base di istituzioni comuni è la sola dimensione entro la quale gli stessi Stati nazionali più forti del nostro continente potranno far valere insieme il loro patrimonio storico, la loro capacità di contribuire allo sviluppo di un più giusto e bilanciato sviluppo globale il cui baricentro si sta assestando lontano da noi. Ma non c’è nessuna contraddizione tra l’imperativo dell’integrazione, la salvaguardia della diversità delle tradizioni e delle culture nazionali, il rafforzamento della coesione e dell’unità nazionale di ciascuno Stato membro dell’Unione.
Per contare in Europa e per contare nel mondo di oggi e di domani, la nostra unità nazionale resta punto di forza e leva essenziale. Unità nazionale che non contrasta ma si consolida e arricchisce con il pieno riconoscimento e la concreta promozione delle autonomie, come d’altronde vuole la Costituzione repubblicana : quelle autonomie regionali e locali, di cui si sta rinnovando e accrescendo il ruolo secondo un’ispirazione federalistica.Questa è la strada per far crescere di più e meglio tutto il nostro paese, in vista di obbiettivi che mai come ora ci appaiono critici e vitali per garantire innanzitutto il diritto al lavoro e prospettive di futuro per le giovani generazioni.La complessità dei problemi che si sono venuti accumulando nei decenni dell’Italia repubblicana - talvolta per eredità di un più lontano passato - esige un grande sforzo collettivo, una comune assunzione di responsabilità.
Questa esigenza non può essere respinta, quello sforzo non può essere rifiutato, come se si trattasse di rimuovere ogni conflitto sociale e politico, di mortificare una naturale dialettica, in particolare, tra forze di maggioranza e forze di opposizione. Si tratta invece di uscire da una spirale di contrapposizioni indiscriminate, che blocca il riconoscimento di temi e impegni di più alto interesse nazionale, tali da richiedere una limpida e mirata convergenza tra forze destinate a restare distinte in una democrazia dell’alternanza.All’auspicabile crearsi di questo nuovo clima, può contribuire non poco il diffondersi tra gli italiani di un più forte senso dell’identità e unità nazionale.
Così ritengo giusto che si concepisca anche la celebrazione di anniversari come quello della Liberazione, al di là, dunque, degli steccati e delle quotidiane polemiche che segnano il terreno della politica. Le condizioni sono ormai mature per sbarazzare il campo dalle divisioni e incomprensioni a lungo protrattesi sulla scelta e sul valore della Resistenza, per ritrovarci in una comune consapevolezza storica della sua eredità più condivisa e duratura. Vedo in ciò una premessa importante di quel libero, lungimirante confronto e di quello sforzo di raccoglimento unitario, di cui ha bisogno oggi il paese, di cui ha bisogno oggi l’Italia.
GIORGIO NAPOLITANO
si può facilmente comprendere con quale animo io abbia accolto l’invito a celebrare a Milano il 65° anniversario della Liberazione. Con animo grato, per la speciale occasione che mi veniva offerta, con viva emozione e con grande rispetto per quel che Milano ha rappresentato in una stagione drammatica, in una fase cruciale della storia d’Italia. E tanto più forte è l’emozione nel rivolgere questo mio discorso al paese dal palcoscenico del glorioso Teatro La Scala, che seppe risollevarsi dai colpi distruttivi della guerra per divenire espressione e simbolo, nel mondo intero, della grande tradizione musicale e culturale italiana.Si, viva e sincera è la mia emozione perché fu Milano che assunse la guida politica e militare della Resistenza. Nel gennaio del 1944, il Comitato di Liberazione Nazionale lombardo venne investito dal CLN di Roma - nella prospettiva di una non lontana liberazione della capitale, e di una separazione dell’Italia settentrionale dal resto d’Italia - dei poteri di "governo straordinario del Nord".
Esso si trasformò così in Comitato Nazionale di Liberazione per l’Alta Italia e si mise all’opera per assicurare la massima unitarietà di orientamenti e di direttive al movimento di liberazione. Più avanti - superata la crisi dell’inverno 1944 e avvicinandosi la fase conclusiva della lotta - si costituirà, per assicurare anche sul piano militare la necessaria unitarietà di direzione, il Comando generale del Corpo Volontari della Libertà : lo guiderà il generale Raffaele Cadorna. Seguono ben presto i piani pre-insurrezionali, che vedono al primo posto il cruciale obbiettivo della difesa degli impianti dalle minacce di distruzione tedesche, e infine i piani operativi per l’insurrezione, soprattutto nelle tre città-chiave della Resistenza nel Nord, Torino, Milano, Genova.Nel piano di Milano, di lì irradiandosi le direttive per tutta la periferia, è previsto l’impiego di 32 mila partigiani.
L’insurrezione si prepara come sbocco, sempre più maturo, dello sviluppo - con l’approssimarsi della primavera, e al prezzo di duri sforzi e sacrifici - delle azioni partigiane (2 mila nell’area di Milano tra febbraio e aprile) ; essa non è dunque la fiammata di un giorno glorioso, ma il frutto di una lunga, eroica semina e di una sapiente organizzazione finale.Genova è la prima ad insorgere, per decisione presa dal CLN già la sera del 23 aprile ; il piano si snoda attraverso momenti drammatici e prove magnifiche da parte delle squadre partigiane, e si conclude la sera del 25 con la firma, da parte del generale Meinhold, dell’atto di resa delle forze armate germaniche alle Forze Armate del Corpo Volontari della Liguria e, per esse, al Presidente del CLN di Genova. Ne dà l’annuncio alla radio Paolo Emilio Taviani, tra i protagonisti dell’insurrezione, con le solenni parole : "Per la prima volta nella storia di questa guerra un corpo d’Esercito si è arreso dinanzi alle forze spontanee di popolo".A Milano, la decisione viene presa, l’ordine viene impartito, per il 25 aprile - in rapporto con le notizie provenienti da Genova - dal Comitato insurrezionale : Sandro Pertini, Emilio Sereni, Leo Valiani. Cade, già nel pomeriggio del 24, prima vittima, Gina Galeotti Bianchi, dirigente dei Gruppi di difesa delle donne, la partigiana Lia, ricordata e onorata proprio giorni fa alla Camera dei Deputati. La mattina del 25 Sandro Pertini, già impegnatosi in audaci azioni di attacco, accorre alla fabbrica CGE, dinanzi ai cui cancelli due operai, precedentemente rinchiusi a San Vittore, sono stati trascinati e brutalmente uccisi anche per intimorire le maestranze : Pertini parla ai lavoratori nel piazzale portando l’appello del Comitato insurrezionale.
La sera del 26 Milano è praticamente liberata. Gli ultimi reparti tedeschi capitoleranno all’arrivo in città delle divisioni partigiane dell’Oltrepo pavese.In quei tesissimi giorni, si consumeranno a Milano anche gli ultimi tentativi di impossibili trattative cui si erano mostrati ambiguamente disponibili i capi fascisti. E a Milano si compì poi il tragico epilogo dell’avventura mussoliniana, in uno scenario di orrore che replicò altri orrori inscenati nello stesso luogo di Piazzale Loreto. La guerra era finita, con la vittoria delle forze alleate ; e insieme era finita, con la sconfitta del fascismo repubblichino, anche la guerra civile fatalmente intrecciatasi con la Resistenza.
Nel Campo della gloria al Cimitero maggiore verranno raccolti i resti mortali, verranno scolpiti i nomi, di 4.134 cittadine e cittadini milanesi caduti per la libertà tra l’8 settembre 1943 e la primavera del ’45, di 2.351 partigiani del Corpo Volontari della Libertà.
Ho voluto partire da un sommario richiamo a drammatici eventi, a memorabili momenti della storia della Resistenza - per quanto più volte e più puntualmente ripercorsi nelle celebrazioni del 25 aprile - perché mai in queste celebrazioni, e dunque nemmeno in quella di oggi, si può smarrire il riferimento ai fatti, al vissuto, a quel che fu un viluppo di circostanze concrete, di dilemmi, di scelte difficili, di decisioni coraggiose e costose, di sconfitte e di successi ; non si può mai smarrire il riferimento a tutto ciò, rinunciare a ricostruire e tramandare costantemente quelle esperienze reali, se non si vuole ridurre il movimento di Liberazione a immagine sbiadita o ad oggetto di dispute astratte.
Nella mia rapida rievocazione del ruolo di Milano in quegli eventi, è risuonato il nome di Sandro Pertini. E non c’è migliore occasione di questa per ricordarlo a vent’anni dalla scomparsa. Perché il suo nome spicca in tutto il percorso della Resistenza, tra quelli che da Milano la guidarono, come protagonisti del Comitato di Liberazione Alta Italia, del Comando del Corpo Volontari della Libertà, del Comitato insurrezionale.Fu combattente instancabile, senza eguali per slancio, audacia, generosità, a cominciare dalla partecipazione - all’indomani dell’armistizio dell’8 settembre - al disperato tentativo di resistere ai tedeschi nel cuore di Roma, a Porta San Paolo, dopo che il Re è fuggito a Pescara e la capitale è stata militarmente abbandonata. Pertini è lì, reduce da lunghi anni di carcere, di confino e di esilio ; è lì anche da vecchio combattente, medaglia d’argento, della prima guerra mondiale. Ne uscirà capo dell’organizzazione militare del Partito socialista per l’Italia centrale occupata.Ma già il 15 ottobre viene arrestato, insieme con Giuseppe Saragat e altri socialisti, invano interrogato per due giorni e due notti in Questura, rinchiuso a Regina Coeli (inizialmente nel braccio tedesco), fino a quando tutto il gruppo dei sette socialisti poté evaderne grazie a un piano ingegnoso che ebbe tra i suoi registi un grande patriota, poi eminente giurista e uomo pubblico, Giuliano Vassalli.Pertini riprese così il suo posto nella lotta contro l’occupazione tedesca, cui si dedicò, da Roma, in tutti i primi mesi del ’44 : il 3 aprile Vassalli fu trascinato nella famigerata via Tasso e sottoposto ad ogni violenza dalle SS.
Nel mese successivo si avviano colloqui al più alto livello in Vaticano con il comandante delle SS in Italia per evitare la distruzione della capitale (e da quei contatti scaturì anche la liberazione di Vassalli). Il progetto dell’insurrezione a Roma viene accantonato ; Pertini sceglie allora, a metà maggio, di partire per Milano, perché "lassù" - disse - "c’era tanto da fare e da combattere". E da Milano si muoverà per portare il suo contributo e il suo impulso in tutto il Nord.A luglio è chiamato a Roma per consultazioni politiche : ma si ferma a Firenze per partecipare all’insurrezione fino a liberare la città dai tedeschi. Giunto a Roma, freme per tornare al più presto a Milano: e per raggiungere quella meta compie un viaggio quanto mai avventuroso, in aereo fino a Digione in Francia, e poi valicando con una guida il Monte Bianco. Di lì a Cogne e a Torino, e finalmente a Milano, in tempo per contribuire a organizzare e guidare la fase finale della guerra di Liberazione.L’immagine conclusiva del suo impegno - come poi dirà la motivazione della medaglia d’oro al valor militare - di "prezioso e insostituibile animatore e combattente" della Resistenza, è rimasta consegnata alla fotografia che lo ritrae mentre tiene il suo primo discorso, dopo decenni di privazione della libertà, il 26 aprile 1945 a Piazza del Duomo.
E’ stato - dobbiamo dirlo - un onore per l’Italia, un onore per la Repubblica, avere tra i suoi Presidenti Sandro Pertini.L’omaggio che oggi gli rendo, anche con forte sentimento personale per il rapporto che ci fu tra noi, vorrei fosse però incitamento ed auspicio per un nuovo, deciso impegno istituzionale, politico, culturale, educativo diretto a far conoscere e meditare vicende collettive ed esempi personali che danno senso e dignità al nostro essere italiani come eredi di ispirazioni nobilissime, di insegnamenti altissimi, più forti delle meschinità e delle degenerazioni da cui abbiamo dovuto risollevarci. Un impegno siffatto è mancato, o è sempre rimasto molto al di sotto del necessario.
Abbiamo esitato, esitiamo a presentare in tutte le sue luci il patrimonio che ci ha garantito un posto più che degno nel mondo : esitiamo per eccessiva ritrosia, per timore, oltre ogni limite, della retorica e dei miti, o per sostanziale incomprensione del dovere di affermare, senza iattanza ma senza autolesionismi, quel che di meglio abbiamo storicamente espresso e rappresentiamo.E questo amaro discorso vale per le grandi pagine e le grandi figure del processo che condusse, 150 anni fa, all’Unità d’Italia ; così come per le più luminose pagine e figure dell’antifascismo e della Resistenza. Perfino a Sandro Pertini, che pure è stato Presidente amato e popolare, non abbiamo - al di là di quel che con affetto lo ricorda nella sua terra natale - saputo dedicare un memorial, un luogo di memorie, come quelli che in grandi paesi democratici (si pensi agli Stati Uniti d’America) onorano e fanno vivere le figure dei maggiori rappresentanti della storia, per quanto travagliata, della nazione.
Eppure, l’identità, la consapevolezza storica, l’orgoglio nazionale di un paese traggono forza dalla coltivazione e valorizzazione di fatti, di figure, di simboli, in cui il popolo, in cui i cittadini possano riconoscersi traendone motivi di fierezza e di fiducia.Naturalmente, l’impegno che sollecito, riferito alla Resistenza, esige - per dispiegarsi pienamente, per ottenere riscontri positivi e suscitare il più largo consenso - la massima attenzione nel declinare correttamente il significato e l’eredità della Resistenza, in termini condivisibili, non restrittivi e settari, non condizionati da esclusivismi faziosi.
Guardiamo, per intenderci, a quel che si legge nel Diario di Benedetto Croce, alla data del 26 aprile 1945 : "Grande sollievo per la rapida liberazione dell’alta Italia dai tedeschi senza le minacciate e temute distruzioni, e per opera dei patrioti e partigiani, che è gran beneficio, anche morale, per l’Italia".Poche essenziali parole, con le quali il grande uomo di pensiero e di cultura liberale scolpì il valore della conclusione vittoriosa della Resistenza. Valore nazionale, per il "gran beneficio anche morale" assicurato all’Italia restituendole piena dignità di paese libero, liberatosi con le sue forze, di concerto con la determinante avanzata degli eserciti alleati ma senza restare inerte ad attenderne il trionfo. Chi può negare che l’apporto delle forze angloamericane fu decisivo per schiacciare la macchina militare tedesca, per scacciarne le truppe dal territorio italiano che occupavano e opprimevano? Certamente nessuno, ma è egualmente indubbio che il generoso contributo italiano, contro ogni comodo e calcolato attendismo, ci procurò un prezioso riconoscimento e rispetto.
E ho citato Benedetto Croce perché le parole, prive di ogni ombra di retorica ma così significative e lineari, di un’eminente figura dell’Italia prefascista, lontanissima dalle correnti ideali e politiche che attraversarono più ampiamente il moto resistenziale e che sarebbero risultate maggioritarie al momento della nascita della Repubblica, danno il segno di un’obbiettiva definizione del 25 aprile come storica giornata di riscatto nazionale, al di là di ogni caratterizzazione di parte.
Che cosa era in effetti accaduto in quei venti mesi tra l’8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945? Che cosa era accaduto a partire dal momento della presa d’atto - con l’armistizio - della disfatta in cui era culminata la disastrosa guerra voluta da Mussolini al fianco della Germania hitleriana? Che cosa era accaduto da quello che fu il momento del collasso dello Stato sabaudo fascistizzato e di un generale, pauroso sbandamento del paese, ma anche il momento dei primi segni di una nuova volontà di resistenza al sopruso e all’oppressione, di ritrovamento della propria fierezza e identità di italiani?Era accaduto che nell’esperienza della partecipazione alla Resistenza, in tutte le sue forme ed espressioni, si era riscoperto, recuperato, rinnovato, un sentimento, un fondamentale riferimento emotivo e ideale che sembrava essersi dissolto.
Praticamente dissolto, come aveva detto - già mesi prima della caduta del fascismo - lo stesso Benedetto Croce, in uno scritto che circolò clandestinamente : "Risuona oggi, alta su tutto, la parola libertà ; ma non un’altra che un tempo andava a questa strettamente congiunta : la patria, l’amore della patria, l’amore, per noi italiani, dell’Italia.Perché?Perché ... la ripugnanza sempre crescente contro il nazionalismo si è tirata dietro una sorta di esitazione e di ritrosia a parlare di ’patria’ e di ’amor di patria’.
Ma se ne deve riparlare, e l’amor della patria deve tornare in onore appunto contro il cinico e stolido nazionalismo, perché esso non è affine al nazionalismo, ma il suo contrario."Ebbene, con la Resistenza, di fronte alla brutalità offensiva e feroce dell’occupazione nazista, rinacque proprio l’amore, il senso della patria, il più antico e genuino sentimento nazionale. "Le parole ’patria’ e ’Italia’" - scrisse poi una sensibilissima scrittrice, Natalia Ginzburg - che erano divenute "gonfie di vuoto", ci apparvero d’un tratto senza aggettivi e così trasformate che ci sembrò di averle udite e pensate per la prima volta."
E Carlo Azeglio Ciampi ha richiamato autobiograficamente il momento del "collasso dello Stato" nel settembre ’43, quando lui e tanti altri "trovarono nelle loro coscienze l’orientamento", perché in esse "vibrava profondo il senso della Patria".Personalmente, ho più volte ribadito come non ci si debba chiudere in rappresentazioni idilliache e mitiche della Resistenza e in particolare del movimento partigiano, come non se ne debbano tacere i limiti e le ombre, come se ne possano mettere a confronto diverse letture e interpretazioni : senza che ciò conduca, sia chiaro, a sommarie svalutazioni e inaccettabili denigrazioni.
E’ comunque un fatto che anche studiosi attenti a cogliere le molteplici dimensioni del fenomeno della Resistenza, compresa quella di "guerra civile", non ne abbiano certo negato o sminuito quella di "guerra patriottica".D’altronde, le "lettere dei condannati a morte della Resistenza" restano la più ricca, drammatica testimonianza delle motivazioni patriottiche dell’impegno e del sacrificio di tanti partigiani, soprattutto giovani partigiani.E quando parlo di tutte le forme e le espressioni di partecipazione alla Resistenza, attraverso le quali si è compiuta una vera e propria riscoperta del senso della patria e della nazione, mi riferisco in special modo alla rilevantissima componente costituita dal concorso dei militari al moto di liberazione, di riconquista della libertà e dell’indipendenza del paese : dai contingenti militari regolari chiamati a durissime prove all’indomani dell’armistizio - a Cefalonia, per non ricordare che un luogo-simbolo di quelle manifestazioni di eroico senso dell’onore e coraggio - agli ufficiali e ai soldati che si unirono alle formazioni partigiane, alle centinaia di migliaia di internati in Germania in campi di concentramento, alle nuove forze armate che si raccolsero nel Corpo Italiano di Liberazione.
A queste ultime ho dedicato lo scorso anno la cerimonia del 25 aprile a Mignano Montelungo, che fu teatro, nel dicembre 1943, di un’aspra battaglia e costituì "il battesimo di sangue del rinato Esercito italiano".
Quell’azione dei nostri soldati fu esaltata dal Generale Clark, Comandante della V Armata americana, come esempio di determinazione per liberare il proprio paese dalla dominazione tedesca : "un esempio - egli disse - per i popoli oppressi d’Europa".Naturali portatori, nella Resistenza, del senso della patria e della nazione furono i militari, e tra essi quelli che si unirono alle formazioni partigiane, che si collocarono nelle strutture clandestine del movimento di Liberazione. Ne furono portatori anche in termini di continuità, sia pure nel travaglio della partecipazione a una guerra antitetica a quella precedentemente combattuta.
Un travaglio che si coglie nella lettera indirizzata alla moglie dal generale Giuseppe Perotti all’indomani della condanna a morte decretata dal Tribunale Speciale, e alla vigilia della fucilazione al Martinetto in Torino : egli scrive di un esito tragico, che "non so come classificare", di un "destino imperscrutabile" che comunque lo conduce a morire in guerra. In quegli stessi giorni, il più giovane capitano Franco Balbis, arrestato e fucilato, il 5 aprile 1944, insieme col generale Perotti e con altri, tutti membri del Comitato Militare Regionale Piemontese, scrive alla madre di offrire la sua vita "per ricostruire l’unità italiana" dopo aver servito la Patria "sui campi d’Africa", e chiede che si celebrino "in una chiesa delle colline torinesi due messe", nell’anniversario della battaglia di Ain El Gazala e di quella di El Alamein, nelle quali aveva valorosamente combattuto.
Emerge in effetti da tante di quelle estreme motivazioni del proprio impegno e del proprio sacrificio, come nella scelta di schierarsi fino in fondo con la Resistenza avessero finito per confluire ideali di liberazione sociale, visioni universalistiche, aspirazioni a "un mondo migliore", consapevolezza antifascista, sete di libertà, e amore per l’Italia. E l’elemento unificante non poteva che essere questo, l’attaccamento alla propria terra, alla Patria, la volontà di liberarla. Ritorno sulle parole del capitano Balbis : "ricostruire l’unità italiana", come supremo obbiettivo per cui sacrificare la vita.
Si, vedete, amici, il 25 aprile è non solo Festa della Liberazione : è Festa della riunificazione d’Italia. Dopo essere stata per 20 mesi tagliata in due, l’Italia si riunifica, nella libertà e nell’indipendenza. Se ciò non fosse accaduto, la nostra nazione sarebbe scomparsa dalla scena della storia, su cui si era finalmente affacciata come moderno Stato unitario nel 1861, con il compimento del moto risorgimentale.Gli storici hanno analizzato anche l’aspetto del ricollegarsi della Resistenza al Risorgimento, ne hanno con misura pesato i molti segni, nella pubblicistica politica, nelle dichiarazioni programmatiche, negli stessi nomi delle formazioni partigiane, nello spirito che animava i militari deportati e internati in Germania.
E se hanno poi potuto apparire abusate certe formule, e poco fondate le facili generalizzazioni, resta il fatto che la memoria del Risorgimento, il richiamo a quell’eredità - per quanto venisse assunto ambiguamente anche dall’altra parte - fu componente importante della piattaforma ideale della Resistenza.Si trattò di un decisivo arricchimento di quella che era e rimase la matrice antifascista della guerra di Liberazione : nel più ampio e condiviso sentimento della Nazione, nel grande alveo della guerra patriottica si raccolsero forze che non erano state partecipi dell’antifascismo militante e fresche energie rappresentative di nuove, giovanissime generazioni. E questa caratterizzazione più ricca, e sempre meno di parte, della Resistenza si rispecchiò più tardi nel confronto costituente, nel disegno e nei principi della Costituzione repubblicana.Se nella Costituzione possono ben riconoscersi - come dissi celebrando il 25 aprile due anno orsono a Genova, e come voglio ripetere - anche quanti vissero diversamente dai combattenti della libertà i drammatici anni 1943-45, "anche quanti ne hanno una diversa memoria per esperienza personale o per giudizi condivisi", è perché la Carta approvata nel ’47 sancì - dandovi solide basi democratiche - una rinnovata identità e unità della nazione italiana.Mi auguro che in questo spirito si celebri il 65° anniversario della Liberazione e Riunificazione d’Italia.
"Il nostro paese ha un debito inestinguibile" - da detto un anno fa in un impegnativo discorso a Onna in Abruzzo il Presidente del Consiglio - "verso quei tanti giovani che sacrificarono la vita per riscattare l’onore della patria...........": ricordando con rispetto "tutti i caduti", senza che "questo significhi neutralità o indifferenza".
Si tratta in effetti di celebrare il 25 aprile nel suo profondo significato nazionale ; ed è così che si stabilisce un ponte ideale con il prossimo centocinquantenario della nascita dello Stato unitario.Mi si permetterà, credo, di ignorare qualche battuta sgangherata, che qua e là si legge, sulla ricorrenza del prossimo anno. Siamo chiari. Se noi tutti, Nord e Sud, tra l’800 e il 900, entrammo nella modernità, fu perché l’Italia si unì facendosi Stato ; se, 150 anni dopo, siamo un paese democratico profondamente trasformatosi, tra i più avanzati in quell’Europa integrata che abbiamo concorso a fondare, è perché superammo i traumi del fascismo e della guerra, recuperando libertà e indipendenza, ritrovando la nostra unità.Quella unità rappresenta oggi, guardando al futuro, una conquista e un ancoraggio irrinunciabili. Non può formare oggetto di irrisione, né considerarsi un mito obsoleto, un residuo del passato. Solo se ci si pone fuori della storia e della realtà si possono evocare con nostalgia, o tornare a immaginare, più entità statuali separate nella nostra penisola.
Come bene intesero tutte le correnti e le figure di spicco del Risorgimento, l’Italia è chiamata a vivere come nazione e come Stato nell’unità del suo territorio, della sua lingua, della sua storia. Se non si consolidasse questa unità, finiremmo ai margini del processo di globalizzazione - che vede emergere nuovi giganti nazionali in impetuosa crescita - e anche ai margini del processo di integrazione europeo.Un’ Europa sempre più integrata e assertiva sulla base di istituzioni comuni è la sola dimensione entro la quale gli stessi Stati nazionali più forti del nostro continente potranno far valere insieme il loro patrimonio storico, la loro capacità di contribuire allo sviluppo di un più giusto e bilanciato sviluppo globale il cui baricentro si sta assestando lontano da noi. Ma non c’è nessuna contraddizione tra l’imperativo dell’integrazione, la salvaguardia della diversità delle tradizioni e delle culture nazionali, il rafforzamento della coesione e dell’unità nazionale di ciascuno Stato membro dell’Unione.
Per contare in Europa e per contare nel mondo di oggi e di domani, la nostra unità nazionale resta punto di forza e leva essenziale. Unità nazionale che non contrasta ma si consolida e arricchisce con il pieno riconoscimento e la concreta promozione delle autonomie, come d’altronde vuole la Costituzione repubblicana : quelle autonomie regionali e locali, di cui si sta rinnovando e accrescendo il ruolo secondo un’ispirazione federalistica.Questa è la strada per far crescere di più e meglio tutto il nostro paese, in vista di obbiettivi che mai come ora ci appaiono critici e vitali per garantire innanzitutto il diritto al lavoro e prospettive di futuro per le giovani generazioni.La complessità dei problemi che si sono venuti accumulando nei decenni dell’Italia repubblicana - talvolta per eredità di un più lontano passato - esige un grande sforzo collettivo, una comune assunzione di responsabilità.
Questa esigenza non può essere respinta, quello sforzo non può essere rifiutato, come se si trattasse di rimuovere ogni conflitto sociale e politico, di mortificare una naturale dialettica, in particolare, tra forze di maggioranza e forze di opposizione. Si tratta invece di uscire da una spirale di contrapposizioni indiscriminate, che blocca il riconoscimento di temi e impegni di più alto interesse nazionale, tali da richiedere una limpida e mirata convergenza tra forze destinate a restare distinte in una democrazia dell’alternanza.All’auspicabile crearsi di questo nuovo clima, può contribuire non poco il diffondersi tra gli italiani di un più forte senso dell’identità e unità nazionale.
Così ritengo giusto che si concepisca anche la celebrazione di anniversari come quello della Liberazione, al di là, dunque, degli steccati e delle quotidiane polemiche che segnano il terreno della politica. Le condizioni sono ormai mature per sbarazzare il campo dalle divisioni e incomprensioni a lungo protrattesi sulla scelta e sul valore della Resistenza, per ritrovarci in una comune consapevolezza storica della sua eredità più condivisa e duratura. Vedo in ciò una premessa importante di quel libero, lungimirante confronto e di quello sforzo di raccoglimento unitario, di cui ha bisogno oggi il paese, di cui ha bisogno oggi l’Italia.
GIORGIO NAPOLITANO
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