La storia dell'ultimo mezzo secolo di Crescentino annovera sindaci assai longevi, a partire dall'ancora baldo prof. Pedrale sr., ed è con triste sorpresa che ho saputo della scomparsa del mio predecessore Luigi Canonica, il promotore finanziario/assicuratore/professore, che non incontravo da molto tempo e che ricordo fin da quando ero bambina. Un ragazzo biondo, bello, era al tempo, credo ancora studente: il figlio del macellaio detto "Simunin" che aveva il negozio sotto i portici, di fianco alla gioielleria attuale della Bruna Tione e di Dante Balzola. Sono così vecchia, pensavo oggi, che mi ricordo anche dei genitori del Luigi. Tante condoglianze vivissime alla sorella Renata, alla moglie Iva, e ai suoi figli.
E' stata lunga (per i miei standard) l'attività di sindaco del socialista Luigi - 7 anni, fino al '95 quando sono stata eletta io, il 23 aprile mi ricordo persino il giorno - con altra legge, quando le giunte si facevano e si disfacevano peggio delle mie, e infatti lui ha avuto vicesindaci di vari colori, dal Pedrale Jr. (ma è così vecchio? O era così giovane allora?) al geom. Daniele che poi illuminò con la sua sapienza anguillante il mio tragitto di neofita. All'epoca non seguivo molto le vicende comunali di Crescentino, mi ricordo solo che una volta lo incontrai per strada e lo invitai ad una festa a casa mia, ed ero tutta fiera di averlo lì, il sindaco del mio Paese. Era uno dei fondatori del Tennis Club, un tipo sportivo, aveva giocato anche nella Crescentinese se ricordo bene.
Mi è piaciuto che lo abbiano commemorato in Consiglio Comunale, è giusto che si ricordi chi ha passato anni seduto sui carboni ardenti. Mi viene male a pensare a cosa diranno in Consiglio quando morirò io, non ne uscirò viva neanche quella volta lì, ma ormai me ne importerà poco.
Mi ha anche molto colpita la scomparsa della Wanda Cenna, mitica tabaccaia che era credo coetanea di mia mamma (la quale se n'è andata purtroppo a 49 anni). Un sorriso così, nei negozi di Crescentino, ce l'hanno ormai purtroppo in pochi: spesso sembra che facciano fatica ad alzare gli occhi ed ascoltarti, spesso non c'è l'orario d'apertura sulla porta o sulla serranda e li trovi chiusi alle ore più impensate, e magari dicono che è tutta colpa del Comune se non lavorano. No, la Wanda non era così, nella sua biondezza riccioluta non risparmiava sorrisi e allegria, cortesia, due chiacchiere: il negozio era la sua casa e il suo salotto, mi è mancata molto quando non l'ho vista più dietro quel banco. Cara Wanda, un bacione lassù.
A COSA SERVONO I SINDACATI? AD ARRICCHIRE I SINDACALISTI? - UNO STUDIO DELL’INPS CERTIFICA CHE LE PENSIONI DEI SINDACALISTI, A PARITÀ DI ALTRE CONDIZIONI, SONO PIÙ ALTE DI QUELLE DEI LAVORATORI DIPENDENTI, SOPRATTUTTO NEL SETTORE PUBBLICO
Secondo la Cgil “non vi è nessuna condizione di privilegio per chi svolge attività sindacale” ed è bene “ricordare che i lavoratori distaccati rinunciano a sviluppi di carriera e ad altre forme di retribuzione legate all' effettiva presenza in servizio”, come ad esempio i buoni pasto…
Lorenzo Salvia per il “Corriere della Sera”
Si sapeva da tempo ma adesso c' è il bollino ufficiale. Le pensioni dei sindacalisti, a parità di altre condizioni, sono mediamente più alte di quelle dei lavoratori dipendenti. Il verdetto arriva dall' Inps, l' Istituto nazionale di previdenza che con il nuovo presidente Tito Boeri ha iniziato da qualche settimana a fare i conti in tasca ai pensionati di tutta Italia, professione per professione.
Perché i sindacalisti hanno in media un assegno più alto? Il rapporto pubblicato ieri dall' Inps ricorda un decreto del 1996, promosso dall' allora ministro del Lavoro Tiziano Treu, che fino a pochi mesi fa è stato commissario proprio dell' Inps.
Dice quella norma che i sindacalisti possono di fatto cumulare due pensioni. Se sono in aspettativa senza stipendio oppure in distacco sindacale, hanno diritto nel periodo di assenza dal lavoro a vedersi versare sia i contributi del sindacato sia quelli dell' azienda di provenienza, i cosiddetti contributi figurativi che possono essere pagati da chi momentaneamente non lavora ma non vuole che questo pesi sulla sua pensione futura.
Una specie di doppio binario, insomma. Se poi i sindacalisti provengono non da un' impresa privata ma da un ufficio pubblico, i loro contributi vengono calcolati secondo regole più generose, quelle in vigore fino al 1993 che prevedono il conteggio della pensione sulla base dell' ultimo stipendio. Un vantaggio, cancellato nel 2012, che spiega la vecchia pratica degli aumenti negli ultimi mesi di lavoro, simile alla cosiddetta promozione alla vigilia un tempo diffusa tra i militari.
Eliminando solo quest' ultimo vantaggio, l' Inps conclude che «da alcune simulazioni fatte si avrebbe una riduzione media» dell' assegno previdenziale «intorno al 27%, con punte anche del 66%». Quanti sono i sindacalisti che hanno approfittato di questi meccanismi, del tutto legittimi ma forse non altrettanto opportuni, specie dopo anni in cui abbiamo visto blocchi degli aumenti legati all' inflazione, contributi di solidarietà vari e altre forme di contenimento della spesa?
In tutto sono stati 17.319, secondo i numeri forniti poche settimane fa al Parlamento dal ministro del Welfare, Giuliano Poletti. Il ministro ha anche osservato, però, che quelle pensioni più ricche non pesano sulla collettività. «L' incremento dell' importo delle pensioni - ha detto alla Camera - corrisponde a un effettivo versamento di contributi. E quindi non è rilavabile uno specifico onere a carico del sistema previdenziale». Ma nel suo studio l' Inps dice una cosa diversa. In alcuni casi i cosiddetti contributi figurativi sono a «carico della gestione previdenziale di appartenenza», cioè della stessa Inps, e quindi «della collettività dei lavoratori contribuenti».
I sindacati respingono tutte le accuse. Secondo la Cgil «non vi è nessuna condizione di privilegio per chi svolge attività sindacale» ed è bene «ricordare che i lavoratori distaccati rinunciano a sviluppi di carriera e ad altre forme di retribuzione legate all' effettiva presenza in servizio», come ad esempio i buoni pasto. La Uil, con il segretario confederale Domenico Proietti, parla di «notizie imprecise» e di «fatto grave» perché l' Inps «esprime una valutazione così generica e sommaria da far sospettare che l' intento sia quello di ingenerare discredito e non di fare chiarezza».
Le tabelle dell' Inps sono uscite il giorno dopo che Pier Paolo Baretta, ex sindacalista oggi sottosegretario all' Economia, aveva criticato il presidente dell' Inps per aver giudicato troppo costosa una sua proposta di modifica alle regole sulle pensioni, non dei sindacalisti ma di tutti, la famosa flessibilità in uscita di cui si parla in questi giorni. La stessa critica era arrivata da un altro ex sindacalista passato alla politica, Cesare Damiano. Forse è un caso. Forse no.

































