Ma visto che il mio adorato teatrino (qui in una foto d'epoca durante il restauro, prima che venissero posizionate le poltroncine di velluto rosso) è stato apprezzato dalla presente Amministrazione, tanto che adesso ci fanno una Galleria d'Arte - saggia quanto tardiva idea, dal momento che il foyer lo permette - esprimerei la seguente richiesta, non nuova.
Dopo critiche a manetta per la mancanza di un ascensore per arrivare fino al piano (anche se c'è comunque il modo di arrivare fin lì con una carrozzella), lasciai nelle casse comunali E. seimila (6.000) del mio fine rapporto di sindaca, con una delibera che li destinava alla costruzione di un ascensore.
Tale delibera è stata naturalmente ignorata, i miei soldi forse dispersi in qualche bigné-rotondina; ed ebbi una risposta un po' piccata una volta, del sindaco attuale pro-tempore che mi diceva stai al tuo posto o giù di lì...
Ecco, visto tutto questo, perché non fate sto cavolo di ascensore o almeno cominciate l'iter, visto che vi lamentavate tutti che non c'era?
martedì 23 aprile 2019
domenica 7 aprile 2019
Chiesa della Resurrezione, la vera storia
A volte mi commuovo. Per esempio adesso, alle 5,31 ora italiana del mattino, c'è qualcuno sul mio blog che sta leggendo questo post del 2014. Mancavano sei giorni alle elezioni, e io mi sono messa a raccontare com'era andata. E' una storia bellissima, riguarda l'ex Chiesa della Resurrezione della quale in questi giorni si inaugura il restauro, grazie a un piccolo miracolo che qualcuno grande grande ha reso possibile perché poteva anche non finire così, la struttura poteva anche rimanere lì e marcire per la seconda volta.
Una storia vera di quei giorni, e grazie mille al signore che legge il blog alle 5.30 del mattino
Lunedì 19 maggio 2014
Una storia vera di quei giorni, e grazie mille al signore che legge il blog alle 5.30 del mattino
Lunedì 19 maggio 2014
- 6. La Resurrezione? Buttiamola giù, c'è bisogno di parcheggi
Mancano 6 giorni alle elezioni
Stamattina ho risposto al presidente del Fai, il Fondo Ambiente Italiano, benemerita associazione che si occupa di riportare in vita le bellezze nascoste del nostro Bel Paese. Mi aveva scritto l'anno scorso, segnalandomi che 7 persone avevano nominato la nostra EX Chiesa della Resurrezione come "luogo del cuore". Alla sua lettera era allegato un conto corrente (non si sa mai) ma noi qui invece abbiamo fatto opere di bene pro domo nostra (per Mosca: in favore delle nostre proprietà).
La Resurrezione è sempre stata un rudere nei miei ricordi, ma da quando sono sindaco si è trasformata in un problema. Un giorno ho chiamato i vigili del fuoco e ne hanno attestato la pericolosità. Così abbiamo chiuso la strada, e quando il Parroco se n'è accorto mi ha telefonato e mi voleva ammazzare (dico così per dire, ma a volte anche i parroci nel loro piccolo s'inc***ano, parafrasando il titolo di un libro divertente).
E comunque quello spazio così degradato (ma dai? ma no? Ma a Crescentino? Ma quando mai?) ispirava anche sentimenti tremendi. Qualcuno che neanche sotto tortura vi dico chi, pensava che spianando il terreno si sarebbe potuto ottenere un bel parcheggio; anche da Vercelli qualche solone ha detto così. Sono i guai dell'(in)cultura.
E invece la mia telefonata ai vigili, calmatosi il Parroco, si è rivelata utile, perché è partito un movimento che ha portato - con una lentezza allucinante, ma tant'è siamo in corsa - al restauro della struttura squisitamente barocca, attribuita al Prunotto allievo dello Juvarra (chi? Chi ca l'è cul lì?). Vi dico che l'architetto Daniele De Luca, responsabile dei Beni Culturali della Diocesi, è un mito: si è lasciato massacrare benevolmente da me, e insieme poco per volta abbiamo fatto il botto. Raccolto soldini, avviati i lavori. Qui sotto, per chi avrà ancora pazienza, c'è la lettera al Fai dove racconto la rava e la fava: interessa anche a voi, ed è uno dei lavori di cui sono fiera in questo quinquennio, anche se la proprietà non è del Comune, sempre Crescentino è. E 'sta Crescentino è da amare, no? E amate Crescentino, perdiana!
Att. Andrea Carandini
Presidente Fai
.................................
Buongiorno Dottore,
a una settimana dalla fine del mio mandato di Sindaco (per mia decisione non mi sono ricandidata), posso rispondere con piacere sul restauro della Chiesa della Resurrezione, che è stata a voi segnalata come "Luogo del Cuore" nel lontano luglio 2013.
Nel mio quinquennio questo "rudere" affascinante, di proprietà della Parrocchia, è stato uno degli highlights.
Prima per l'attribuzione chiara della proprietà, che ha dovuto essere certificata dal Giudice alla Parrocchia di Crescentino.
Poi per la ricerca fondi. Il Comune ha fatto la sua parte, mi sono adoperata per un contributo di E. 80 mila da parte della Compagnia di S.Paolo, contributi minori sono venuti da altre Fondazioni, dalla Cei e da privati.
In questi ultimi anni è stato completamente consolidato il campanile a rischio crollo, con una struttura in ferro invisibile.
E' stata rimossa la cuspide, e rifatta con struttura in acciaio e rame
E' stata ricostruita la volta interna, con tecniche tradizionali in laterizio
E' stata rifatta la copertura del piccolo fabbricato annesso
E' stata completata la copertura della chiesa sconsacrata, che vantava un sonoro buco grazie al quale sono andati perduti gli affreschi, ed è stato ripassato l'intero tetto.
Il portone è attualmente depositato presso un restauratore di legno.
Lei si dirà: ma perché mi racconta tutto ciò?
Perché è stata un'impresa, in un piccolo posto come questo, depresso economicamente e moralmente, nella remota provincia di Vercelli.
Perché la struttura non è di proprietà del Comune.
Ma un'ottima collaborazione con il vivace responsabile dei Beni Culturali della Diocesi arch. De Luca ha reso possibile un'impresa che andava cominciata 50 anni fa, sulla quale in molti hanno speculato, e altri hanno distrutto invece di ricostruire. Insomma, business as usual.
Mi dice l'architetta Corradino, che ho intervistato prima di scrivere questa lettera, che la facciata sarà rifatta entro l'estate.
E così questo piccolo gioiello barocco assai prossimo al crollo quando sono arrivata in Comune, attribuita a Prunotto allievo dello Juvarra, sarà restituito alla vita della città.
Mi faceva piacere che lo sapessero al Fai, che coltiva le bellezze anche minime della nostra povera Italia.
Molti cordiali saluti
Marinella Venegoni
Sindaca di Crescentino
Mancano 6 giorni alle elezioni
Stamattina ho risposto al presidente del Fai, il Fondo Ambiente Italiano, benemerita associazione che si occupa di riportare in vita le bellezze nascoste del nostro Bel Paese. Mi aveva scritto l'anno scorso, segnalandomi che 7 persone avevano nominato la nostra EX Chiesa della Resurrezione come "luogo del cuore". Alla sua lettera era allegato un conto corrente (non si sa mai) ma noi qui invece abbiamo fatto opere di bene pro domo nostra (per Mosca: in favore delle nostre proprietà).
La Resurrezione è sempre stata un rudere nei miei ricordi, ma da quando sono sindaco si è trasformata in un problema. Un giorno ho chiamato i vigili del fuoco e ne hanno attestato la pericolosità. Così abbiamo chiuso la strada, e quando il Parroco se n'è accorto mi ha telefonato e mi voleva ammazzare (dico così per dire, ma a volte anche i parroci nel loro piccolo s'inc***ano, parafrasando il titolo di un libro divertente).
E comunque quello spazio così degradato (ma dai? ma no? Ma a Crescentino? Ma quando mai?) ispirava anche sentimenti tremendi. Qualcuno che neanche sotto tortura vi dico chi, pensava che spianando il terreno si sarebbe potuto ottenere un bel parcheggio; anche da Vercelli qualche solone ha detto così. Sono i guai dell'(in)cultura.
E invece la mia telefonata ai vigili, calmatosi il Parroco, si è rivelata utile, perché è partito un movimento che ha portato - con una lentezza allucinante, ma tant'è siamo in corsa - al restauro della struttura squisitamente barocca, attribuita al Prunotto allievo dello Juvarra (chi? Chi ca l'è cul lì?). Vi dico che l'architetto Daniele De Luca, responsabile dei Beni Culturali della Diocesi, è un mito: si è lasciato massacrare benevolmente da me, e insieme poco per volta abbiamo fatto il botto. Raccolto soldini, avviati i lavori. Qui sotto, per chi avrà ancora pazienza, c'è la lettera al Fai dove racconto la rava e la fava: interessa anche a voi, ed è uno dei lavori di cui sono fiera in questo quinquennio, anche se la proprietà non è del Comune, sempre Crescentino è. E 'sta Crescentino è da amare, no? E amate Crescentino, perdiana!
Att. Andrea Carandini
Presidente Fai
.................................
Buongiorno Dottore,
a una settimana dalla fine del mio mandato di Sindaco (per mia decisione non mi sono ricandidata), posso rispondere con piacere sul restauro della Chiesa della Resurrezione, che è stata a voi segnalata come "Luogo del Cuore" nel lontano luglio 2013.
Nel mio quinquennio questo "rudere" affascinante, di proprietà della Parrocchia, è stato uno degli highlights.
Prima per l'attribuzione chiara della proprietà, che ha dovuto essere certificata dal Giudice alla Parrocchia di Crescentino.
Poi per la ricerca fondi. Il Comune ha fatto la sua parte, mi sono adoperata per un contributo di E. 80 mila da parte della Compagnia di S.Paolo, contributi minori sono venuti da altre Fondazioni, dalla Cei e da privati.
In questi ultimi anni è stato completamente consolidato il campanile a rischio crollo, con una struttura in ferro invisibile.
E' stata rimossa la cuspide, e rifatta con struttura in acciaio e rame
E' stata ricostruita la volta interna, con tecniche tradizionali in laterizio
E' stata rifatta la copertura del piccolo fabbricato annesso
E' stata completata la copertura della chiesa sconsacrata, che vantava un sonoro buco grazie al quale sono andati perduti gli affreschi, ed è stato ripassato l'intero tetto.
Il portone è attualmente depositato presso un restauratore di legno.
Lei si dirà: ma perché mi racconta tutto ciò?
Perché è stata un'impresa, in un piccolo posto come questo, depresso economicamente e moralmente, nella remota provincia di Vercelli.
Perché la struttura non è di proprietà del Comune.
Ma un'ottima collaborazione con il vivace responsabile dei Beni Culturali della Diocesi arch. De Luca ha reso possibile un'impresa che andava cominciata 50 anni fa, sulla quale in molti hanno speculato, e altri hanno distrutto invece di ricostruire. Insomma, business as usual.
Mi dice l'architetta Corradino, che ho intervistato prima di scrivere questa lettera, che la facciata sarà rifatta entro l'estate.
E così questo piccolo gioiello barocco assai prossimo al crollo quando sono arrivata in Comune, attribuita a Prunotto allievo dello Juvarra, sarà restituito alla vita della città.
Mi faceva piacere che lo sapessero al Fai, che coltiva le bellezze anche minime della nostra povera Italia.
Molti cordiali saluti
Marinella Venegoni
Sindaca di Crescentino
Stamattina ho risposto al presidente del Fai, il Fondo Ambiente Italiano, benemerita associazione che si occupa di riportare in vita le bellezze nascoste del nostro Bel Paese. Mi aveva scritto l'anno scorso, segnalandomi che 7 persone avevano nominato la nostra EX Chiesa della Resurrezione come "luogo del cuore". Alla sua lettera era allegato un conto corrente (non si sa mai) ma noi qui invece abbiamo fatto opere di bene pro domo nostra (per Mosca: in favore delle nostre proprietà).
La Resurrezione è sempre stata un rudere nei miei ricordi, ma da quando sono sindaco si è trasformata in un problema. Un giorno ho chiamato i vigili del fuoco e ne hanno attestato la pericolosità. Così abbiamo chiuso la strada, e quando il Parroco se n'è accorto mi ha telefonato e mi voleva ammazzare (dico così per dire, ma a volte anche i parroci nel loro piccolo s'inc***ano, parafrasando il titolo di un libro divertente).
E comunque quello spazio così degradato (ma dai? ma no? Ma a Crescentino? Ma quando mai?) ispirava anche sentimenti tremendi. Qualcuno che neanche sotto tortura vi dico chi, pensava che spianando il terreno si sarebbe potuto ottenere un bel parcheggio; anche da Vercelli qualche solone ha detto così. Sono i guai dell'(in)cultura.
E invece la mia telefonata ai vigili, calmatosi il Parroco, si è rivelata utile, perché è partito un movimento che ha portato - con una lentezza allucinante, ma tant'è siamo in corsa - al restauro della struttura squisitamente barocca, attribuita al Prunotto allievo dello Juvarra (chi? Chi ca l'è cul lì?). Vi dico che l'architetto Daniele De Luca, responsabile dei Beni Culturali della Diocesi, è un mito: si è lasciato massacrare benevolmente da me, e insieme poco per volta abbiamo fatto il botto. Raccolto soldini, avviati i lavori. Qui sotto, per chi avrà ancora pazienza, c'è la lettera al Fai dove racconto la rava e la fava: interessa anche a voi, ed è uno dei lavori di cui sono fiera in questo quinquennio, anche se la proprietà non è del Comune, sempre Crescentino è. E 'sta Crescentino è da amare, no? E amate Crescentino, perdiana!
Att. Andrea Carandini
Presidente Fai
.................................
Buongiorno Dottore,
a una settimana dalla fine del mio mandato di Sindaco (per mia decisione non mi sono ricandidata), posso rispondere con piacere sul restauro della Chiesa della Resurrezione, che è stata a voi segnalata come "Luogo del Cuore" nel lontano luglio 2013.
Nel mio quinquennio questo "rudere" affascinante, di proprietà della Parrocchia, è stato uno degli highlights.
Prima per l'attribuzione chiara della proprietà, che ha dovuto essere certificata dal Giudice alla Parrocchia di Crescentino.
Poi per la ricerca fondi. Il Comune ha fatto la sua parte, mi sono adoperata per un contributo di E. 80 mila da parte della Compagnia di S.Paolo, contributi minori sono venuti da altre Fondazioni, dalla Cei e da privati.
In questi ultimi anni è stato completamente consolidato il campanile a rischio crollo, con una struttura in ferro invisibile.
E' stata rimossa la cuspide, e rifatta con struttura in acciaio e rame
E' stata ricostruita la volta interna, con tecniche tradizionali in laterizio
E' stata rifatta la copertura del piccolo fabbricato annesso
E' stata completata la copertura della chiesa sconsacrata, che vantava un sonoro buco grazie al quale sono andati perduti gli affreschi, ed è stato ripassato l'intero tetto.
Il portone è attualmente depositato presso un restauratore di legno.
Lei si dirà: ma perché mi racconta tutto ciò?
Perché è stata un'impresa, in un piccolo posto come questo, depresso economicamente e moralmente, nella remota provincia di Vercelli.
Perché la struttura non è di proprietà del Comune.
Ma un'ottima collaborazione con il vivace responsabile dei Beni Culturali della Diocesi arch. De Luca ha reso possibile un'impresa che andava cominciata 50 anni fa, sulla quale in molti hanno speculato, e altri hanno distrutto invece di ricostruire. Insomma, business as usual.
Mi dice l'architetta Corradino, che ho intervistato prima di scrivere questa lettera, che la facciata sarà rifatta entro l'estate.
E così questo piccolo gioiello barocco assai prossimo al crollo quando sono arrivata in Comune, attribuita a Prunotto allievo dello Juvarra, sarà restituito alla vita della città.
Mi faceva piacere che lo sapessero al Fai, che coltiva le bellezze anche minime della nostra povera Italia.
Molti cordiali saluti
Marinella Venegoni
Sindaca di Crescentino
martedì 2 aprile 2019
Greppi, laurea in maschilismo
Sono convinta che almeno i due terzi di coloro che hanno letto della laurea in papettologia abbiano colto il senso del discorso che facevo, riferendomi a una signorina che è entrata in una lista per le prossime elezioni: la tendenza cioè, quando si parla delle donne di qualunque età , a porre l'accento su qualità o caratteristiche che raramente hanno a che fare con la loro vita di studio o attività varie. Non ho scritto il nome (non lo sapevo) né la lista (la sapevo).
Discorso, lo ammetto, femminista: per chi sa cosa significhi questa parola, naturalmente. Che un ragionamento così ovvio per qualunque essere ragionante e presente al mondo come va, venga invece distorto, stravolto e usato in funzione della competizione politica in corso mi lascia davvero perplessa.
E non pensavo che il sindaco uscente Fabrizio Greppi si innervosisse tanto, e facesse un papocchio che mette insieme le elezioni e gli attacchi personali. Non pensavo soprattutto che potesse scendere così in basso da mettersi a scrivere di "vecchie zie canute e stanche richiamate in servizio": sono io quella, naturalmente.
Intanto stanca sarà sua sorella, ma questo riferimento alla mia età in senso negativo e denigratorio (da uno che non è poi tra l'altro un ragazzino), è di un maschilismo quasi ottocentesco. Un'espressione rancorosa e inutile tra l'altro, per la quale dovrei rifare lo stesso discorso che ho fatto per la Papetta.
Naturalmente segue la parte di vendetta politica. Vengo raccontata come la regina delle malefatte, e siccome lui il sedere dalla seggiola di Piazza Caretto non lo vuole proprio togliere, giudica gli altri con lo stesso suo metro e prende per "doppia giubilazione finale" le due fughe che ho fatto volontariamente dopo ogni mandato, sempre annunciate con largo anticipo e ognuno sa perché.
Uno che è stato gli ultimi 5 anni in Comune senza alcuna opposizione, solo cercando di disfare quel che di buono c'era, uno che ha sopportato di vivere in una piazza Caretto smantellata di decoro e decenza; che ha lasciato buttare soldi da uno dei suoi premi Nobel per acquistare dei vasi uguali a quelli che giacciono all'Ente Risi; che ha lasciato buttare soldi per fare dei bignè pomposamente chiamati rotonde; che ha ridotto a zero il tessuto culturale della città; che ha cercato di recuperare negli ultimi sei mesi facendo appunto questi capolavori, può parlare delle competenze altrui?
Discorso, lo ammetto, femminista: per chi sa cosa significhi questa parola, naturalmente. Che un ragionamento così ovvio per qualunque essere ragionante e presente al mondo come va, venga invece distorto, stravolto e usato in funzione della competizione politica in corso mi lascia davvero perplessa.
E non pensavo che il sindaco uscente Fabrizio Greppi si innervosisse tanto, e facesse un papocchio che mette insieme le elezioni e gli attacchi personali. Non pensavo soprattutto che potesse scendere così in basso da mettersi a scrivere di "vecchie zie canute e stanche richiamate in servizio": sono io quella, naturalmente.
Intanto stanca sarà sua sorella, ma questo riferimento alla mia età in senso negativo e denigratorio (da uno che non è poi tra l'altro un ragazzino), è di un maschilismo quasi ottocentesco. Un'espressione rancorosa e inutile tra l'altro, per la quale dovrei rifare lo stesso discorso che ho fatto per la Papetta.
Naturalmente segue la parte di vendetta politica. Vengo raccontata come la regina delle malefatte, e siccome lui il sedere dalla seggiola di Piazza Caretto non lo vuole proprio togliere, giudica gli altri con lo stesso suo metro e prende per "doppia giubilazione finale" le due fughe che ho fatto volontariamente dopo ogni mandato, sempre annunciate con largo anticipo e ognuno sa perché.
Uno che è stato gli ultimi 5 anni in Comune senza alcuna opposizione, solo cercando di disfare quel che di buono c'era, uno che ha sopportato di vivere in una piazza Caretto smantellata di decoro e decenza; che ha lasciato buttare soldi da uno dei suoi premi Nobel per acquistare dei vasi uguali a quelli che giacciono all'Ente Risi; che ha lasciato buttare soldi per fare dei bignè pomposamente chiamati rotonde; che ha ridotto a zero il tessuto culturale della città; che ha cercato di recuperare negli ultimi sei mesi facendo appunto questi capolavori, può parlare delle competenze altrui?
martedì 19 marzo 2019
La laurea in papettologia
Stavo pensando che questa signorina che entrerà in lista con Fabrizio Greppi e che viene definita sbrigativamente "Papetta", avrà sicuramente dalla sua qualche studio, qualche titolo, qualche mestiere o passione che possono darle più credibilità presso gli elettori che non aver ricoperto il pur rimarchevole ruolo di reginetta del Carnevale crescentinese.
State attente, ragazze, a non lasciarvi rinchiudere in una gabbietta che in un ruolo amministrativo non offre affidabilità. E studiate, studiate, se siete così fortunate da potervelo permettere. Santo Cielo.
State attente, ragazze, a non lasciarvi rinchiudere in una gabbietta che in un ruolo amministrativo non offre affidabilità. E studiate, studiate, se siete così fortunate da potervelo permettere. Santo Cielo.
lunedì 18 marzo 2019
Scambi destra sinistra, vince Greppi due a uno
Io lo so che venite su questo blog a riposarvi dalla campagna elettorale crescentinese. Mamma mia quanta attività...
Leggo tutto da lontano. Mentre Greppi ha già sciorinato tutti i suoi 12 prodi candidati, e invece Ferrero li presenta a tre per volta come fanno con i candidati del Festival di Sanremo per tenere alta l'audience tv (chiamalo scemo...) l'unica cosa che mi sfugge è che fine faccia il prode avvocato de noantri, l'uomo che sa tutto ma che negli ultimi 5 anni non ci ha voluto dire nulla, dai banchi dell'Opposizione popolati in modo solo virtuale.
Ma che fortuna ha avuto Greppi? C'era da andare a nozze, con una opposizione così. E infatti. Nessuno ha registrato la nullafacenza, e quando nel 2092 qualcuno andrà a rileggere le carte, crederà che in Municipio siano stati anni, dal '14 al '19, di pace suprema. Quasi eterna.
Dunque l'avvocato Mosca non sappiamo quel che fa, lui non si candida, il fratello nemmeno, come faremo... Ma è d'uopo aspettarsi sorprese. Sento dire che hanno messo gli occhi su una candidata donna. Fosse mai.
Che dire? Quel che salta all'occhio sono proprio i salti fra uno schieramento e l'altro, ma ormai anche questa è acqua passata e tutti sanno tutto, inutile stare a impelagarsi. Salta all'occhio anche che se la destra ha perso una pedina, la sinistra ne ha perse due, una che era con me e poi in lista con Massa, e una che era nella lista del mio primo vicesindaco. Certo Giannino un po' il botto l'ha fatto, con la sua svolta clamorosa e polemicissima, se vince Greppi lo vorrò vedere a colloquio con Arlotta in Giunta, lui che è così fumino...
Ma ormai nessuno si scandalizza più per queste cose.
Perché nelle amministrazioni comunali l'importante è vedere quel che non funziona, avere una visione della città e lavorare, una volta che si vince. E quelle che paiono belle presenze in lista, quando si vince debbono anche mostrarsi presenze generose di tempo e di idee, volenterose, di buon carattere che ve lo giuro serve molto ed anzi è la metà dell'opera per andare tutti d'accordo. Questa è l'unica cosa che ho detto a Ferrero: che naturalmente dei miei consigli non saprà cosa farsene e dunque io mi sto guardando bene dal dargliene. Però lui è uno che sa vivere, conosce i suoi polli e non parte mai con la lancia in resta. Vedrete.
Leggo tutto da lontano. Mentre Greppi ha già sciorinato tutti i suoi 12 prodi candidati, e invece Ferrero li presenta a tre per volta come fanno con i candidati del Festival di Sanremo per tenere alta l'audience tv (chiamalo scemo...) l'unica cosa che mi sfugge è che fine faccia il prode avvocato de noantri, l'uomo che sa tutto ma che negli ultimi 5 anni non ci ha voluto dire nulla, dai banchi dell'Opposizione popolati in modo solo virtuale.
Ma che fortuna ha avuto Greppi? C'era da andare a nozze, con una opposizione così. E infatti. Nessuno ha registrato la nullafacenza, e quando nel 2092 qualcuno andrà a rileggere le carte, crederà che in Municipio siano stati anni, dal '14 al '19, di pace suprema. Quasi eterna.
Dunque l'avvocato Mosca non sappiamo quel che fa, lui non si candida, il fratello nemmeno, come faremo... Ma è d'uopo aspettarsi sorprese. Sento dire che hanno messo gli occhi su una candidata donna. Fosse mai.
Che dire? Quel che salta all'occhio sono proprio i salti fra uno schieramento e l'altro, ma ormai anche questa è acqua passata e tutti sanno tutto, inutile stare a impelagarsi. Salta all'occhio anche che se la destra ha perso una pedina, la sinistra ne ha perse due, una che era con me e poi in lista con Massa, e una che era nella lista del mio primo vicesindaco. Certo Giannino un po' il botto l'ha fatto, con la sua svolta clamorosa e polemicissima, se vince Greppi lo vorrò vedere a colloquio con Arlotta in Giunta, lui che è così fumino...
Ma ormai nessuno si scandalizza più per queste cose.
Perché nelle amministrazioni comunali l'importante è vedere quel che non funziona, avere una visione della città e lavorare, una volta che si vince. E quelle che paiono belle presenze in lista, quando si vince debbono anche mostrarsi presenze generose di tempo e di idee, volenterose, di buon carattere che ve lo giuro serve molto ed anzi è la metà dell'opera per andare tutti d'accordo. Questa è l'unica cosa che ho detto a Ferrero: che naturalmente dei miei consigli non saprà cosa farsene e dunque io mi sto guardando bene dal dargliene. Però lui è uno che sa vivere, conosce i suoi polli e non parte mai con la lancia in resta. Vedrete.
domenica 10 marzo 2019
Manca Mattarella nella Sala Consigliare
Si ricorda al Signor Sindaco
e al Segretario Comunale
Del Comune di Crescentino
Che in Sala Consigliare
Non è esposto
il ritratto del Presidente
Sergio Mattarella
(vergogna)
e al Segretario Comunale
Del Comune di Crescentino
Che in Sala Consigliare
Non è esposto
il ritratto del Presidente
Sergio Mattarella
(vergogna)
sabato 9 marzo 2019
I nidi delle rondini distrutti in campagna elettorale (e i vasi in piazza...)
Oggi sotto i portici non si parlava che della scomparsa dei nidi delle rondini a pochi giorni dall'arrivo delle medesime.
Avete presenti quei teneri nidi appesi ai portici, dai quali fra un po' sarebbero svolazzate lievi con i loro garriti le rondini e i loro piccini? Quelli ai quali ogni anno sorridendo facevamo due foto?
Non ci sono più.
Poiché erano le rondini gli unici abitanti permanenti della bella stagione in un paesaggio tetro e respingente, popolato di serrande abbassate, di "vendesi" e di pile giallo-cacchina tutte slabbrate e che nessuno si sogna di ridipingere, a nessun costo e neanche gratis, volete vedere che è stato qualche assessore in vena di campagna elettorale a decidere che turbavano il paesaggio?
Fra poco, arrivate le rondini, sarebbe stato un reato togliere i nidi. C'è una legge che protegge le rondini, che mangiando insetti e zanzare dalle nostre parti soprattutto dovrebbero essere trattate come difensori dell'umanità.
Invece di sforzare la materia grigia e mettere una breve retina sotto i nidi per proteggere dalle deiezioni, qualche intelligentone ha eliminato il problema alla radice.
Brutta cosa
Sempre peggio
E sporcano più le rondini, o i palazzi del Settecento in piazza del Comune con le finestre aperte e senza persiane, a rovinarsi giorno per giorno?
Che cosa altera di più il senso del decoro, che una Amministrazione dovrebbe occuparsi di mantenere?
Inoltre, leggo di sussiegoso restyling della piazza Caretto, ma per quanto mi sia sforzata, ho visto dei vasi nuovi più o meno uguali a quelli deportati all'Ente Risi, ancora con le piantine dentro che fioriscono nella primavera. Debbono averne di soldi (nostri) da spendere, per essere che han pianto miseria per anni, per aver trovato le casse vuote al loro arrivo, i signori al comando.
Potevano anche scomodarsi, visto che sono così ricchi e anche con i soldi miei che ho lasciato all'uopo, a fare l'ascensorino che porta al Teatrino dentro il Comune. Mai nessuno, tra l'altro, si è più lamentato della sua assenza: fino al '14, sembrava una cosa imperdonabile.
Che passi in fretta questa stagione (restano pochi mesi, ormai)
lunedì 4 marzo 2019
Zingaretti e i Crescentinesi che sono andati a votare
Martina 21
Giachetti 27
Zingaretti 116
I 164 crescentinesi che hanno partecipato alle Primarie del PD di domenica 3 marzo hanno votato così, rispettando il verdetto finale del Bel Paese. L'affluenza è stata superiore a quella di altri paesi vicini, da Gattinara a Trino a Varallo, malgrado il nostro Paesello sia governato da una amministrazione di destra.
"Grazie all'Italia che non si piega", ha detto Zingaretti, che ha vinto con più del 60 per cento dei voti.
Il Centro-Sinistra sta dunque tentando di uscire dalla crisi che lo aveva stremato nel post-referendum renziano.
Non sappiamo e vedremo presto come Zingaretti si muoverà, ma
c'è tanta speranza (con la "s" minuscola) in giro.
C'è tanta speranza perché l'Italia di questi mesi, di questo ultimo anno, non è quasi riconoscibile. Valori acquisiti da tutte le società civili vengono messi in discussione, c'è violenza non solo verbale e rigurgiti di fascismo non rintuzzati dal M5S, rivelatosi del tutto inadeguato a governare. C'è ignoranza, tanta, e disprezzo di tutti contro tutti. Ma dove vogliono arrivare? Mi fanno paura.
Ci aspettano le elezioni amministrative, a fine maggio. Resto sempre stupita quando leggo le cronache locali e le trovo zeppe di dichiarazioni sprezzanti nei confronti del PD, come se le altre formazioni fossero zeppe di educande appena uscite dalle Orsoline. Come se Mosca fosse una mammoletta e Greppi la Vispa Teresa.
Non so che tipo di lista stia facendo Ferrero, non lo viene certo a dire a me. Non so da chi sia consigliato, e Dio gli tenga una mano sulla testa perché la formazione di una lista è sempre un po' paludosa, e se poi vinci devi sperare di avere con te persone per bene, interessate non all'Ego ma al bene collettivo.
Però Ferrero è una persona per bene, uno che ha vissuto di volontariato. E' giovane, ha studiato. Questo serve, al nostro Paesello, adesso.
Giachetti 27
Zingaretti 116
I 164 crescentinesi che hanno partecipato alle Primarie del PD di domenica 3 marzo hanno votato così, rispettando il verdetto finale del Bel Paese. L'affluenza è stata superiore a quella di altri paesi vicini, da Gattinara a Trino a Varallo, malgrado il nostro Paesello sia governato da una amministrazione di destra.
"Grazie all'Italia che non si piega", ha detto Zingaretti, che ha vinto con più del 60 per cento dei voti.
Il Centro-Sinistra sta dunque tentando di uscire dalla crisi che lo aveva stremato nel post-referendum renziano.
Non sappiamo e vedremo presto come Zingaretti si muoverà, ma
c'è tanta speranza (con la "s" minuscola) in giro.
C'è tanta speranza perché l'Italia di questi mesi, di questo ultimo anno, non è quasi riconoscibile. Valori acquisiti da tutte le società civili vengono messi in discussione, c'è violenza non solo verbale e rigurgiti di fascismo non rintuzzati dal M5S, rivelatosi del tutto inadeguato a governare. C'è ignoranza, tanta, e disprezzo di tutti contro tutti. Ma dove vogliono arrivare? Mi fanno paura.
Ci aspettano le elezioni amministrative, a fine maggio. Resto sempre stupita quando leggo le cronache locali e le trovo zeppe di dichiarazioni sprezzanti nei confronti del PD, come se le altre formazioni fossero zeppe di educande appena uscite dalle Orsoline. Come se Mosca fosse una mammoletta e Greppi la Vispa Teresa.
Non so che tipo di lista stia facendo Ferrero, non lo viene certo a dire a me. Non so da chi sia consigliato, e Dio gli tenga una mano sulla testa perché la formazione di una lista è sempre un po' paludosa, e se poi vinci devi sperare di avere con te persone per bene, interessate non all'Ego ma al bene collettivo.
Però Ferrero è una persona per bene, uno che ha vissuto di volontariato. E' giovane, ha studiato. Questo serve, al nostro Paesello, adesso.
venerdì 1 marzo 2019
Ciao Mimmo. Il ricordo di Domenico Quirico: "Il giornalista che non fuggiva"
Come qualcuno ricorderà, il 3 marzo di un anno fa Mimmo Càndito, mio marito, se n'è andato lasciandomi davvero in una valle di lacrime. Stasera lo ricordano a Cuneo, dove gli hanno dedicato il ciclo di incontri "Resistenze di oggi" che si apre stasera con un suo ricordo. Domenica mattina alle 11, al Circolo della Stampa di Torino, ho invece invitato Don Ciotti a parlare di lui.
Grazie se anche qualcuno di voi lo ricorderà. Non ho pensato per ora ad alcuna iniziativa a Crescentino, perché mi sembra che non ci sia il clima e non dico altro; e ancora ringrazio Fabrizio Greppi, che voleva intitolargli un premio, ma in vigilia di campagna elettorale (anzi nel ribollire, più che nella vigilia) non mi sembrava il caso.
Nel frattempo, per chi non sa e avesse voglia di capire, eccovi un ricordo di Mimmo scritto da Domenico Quirico, anche lui reporter di guerra a La Stampa, comparso questa mattina su Torino Sette.
Grazie se anche qualcuno di voi lo ricorderà. Non ho pensato per ora ad alcuna iniziativa a Crescentino, perché mi sembra che non ci sia il clima e non dico altro; e ancora ringrazio Fabrizio Greppi, che voleva intitolargli un premio, ma in vigilia di campagna elettorale (anzi nel ribollire, più che nella vigilia) non mi sembrava il caso.
Nel frattempo, per chi non sa e avesse voglia di capire, eccovi un ricordo di Mimmo scritto da Domenico Quirico, anche lui reporter di guerra a La Stampa, comparso questa mattina su Torino Sette.
IL GIORNALISTA CHE NON FUGGIVA
ricordo di mimmo cÀndito a un anno dalla morte

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Pubblicato il 01/03/2019
DOMENICO QUIRICO
Rileggo un eccellente reportage di Mimmo Cándito sulla prima guerra d’Iraq. Il suo scrivere era un pensare ad alta voce. Ma è tremendamente difficile pensare ad alta voce.
Tutte le diatribe insulse sul declino del giornalismo, sul suo affondare in un panorama geologico, minerale, dovrebbero approdare a riletture come questa. Certo le vecchie formule non ci servono più e bisogna cercare un nuovo punto di equilibrio. Ma Càndito ci insegna che scrivere un articolo è anche un obbligarsi a non disertare, a non fuggire sé stessi. Un riaffermare che restiamo presenti. Uno sbarramento opposto alla tentazione del nulla che dilaga intorno a noi.
E ci indica, lui infaticabile viaggiatore fino all’ultimo, che il giornalismo che si distingueva in passato per la vastità del respiro, per lo straordinario potere di vivere sulle strade, quelle prossime e quelle lontane, non deve trasformarsi in una mediocre letteratura di sedentari. Nel suo scrivere c’era il soffrire anche per gli altri, un soffrire quasi per osmosi.
Càndito apparteneva, come pochi altri che fanno questo mestiere, non all’esercito dei cinici ma alla pattuglietta striminzita di chi crede nelle cose grandi, il progresso dell’uomo, la verità, la ragione, la solidarietà, il diritto. Partiva con un taccuino per l’Africa o il vicino oriente con l’imperativo di personalizzare i fatti per capirli, sentirli meglio: sentire i fatti dell’uomo come fatti nostri, convertirli, se occorre, in una offesa per ciascuno. Detestare coloro che imbruttiscono il mondo.
Raccontava spesso guerre feroci e rivoluzioni talora tradite. Indicava senza ipocrisie su chi ricadevano quel sangue e quei fallimenti: le ideologie cieche, i brutali interessi che continuano a travagliare popoli bisognosi di civiltà, gli avventurieri loschi che trasferivano qua e là, per inselvatichire, le loro anime violente. Gli rimaneva in fondo ai suoi pezzi, una specie di grumo che rifiutava di sciogliersi e di versarsi in quelle architetture fredde che si sarebbero lette dopo, in qualche articolo di fondo scritto da altri. Questo grumo si chiama pietà.
sabato 16 febbraio 2019
Shakespeare
"... per la libertà che le avete negato, per la bocca che le avete tappato, per le ali che le avete tagliato, per tutto questo: in piedi, Signori, davanti ad una donna"
William Shakespeare
William Shakespeare
3) Il Caso Taverna/ Candidato con Greppi
Eppure non sono troppo stupita che Gianni Taverna abbia saltato il fosso. Mi ero già scandalizzata quando lo aveva fatto Alati, non è che si possa passare la vita a scandalizzarsi.
Quel che non capisco, è come abbia fatto il buon Gianni a scomparire per 5 anni dopo la sconfitta del '14, senza mai un incontro, un pranzo, una cena. E senza partecipare nemmeno una volta o per caso alle riunioni del PD, dal quale nel frattempo si era allontanato anche Allegranza. Un partito che si stava leccando le ferite e tentava anche qualche attività di serate e discussioni non peregrine. Stare lontano 5 anni senza mai farsi vivo con un'idea, una proposta, o anche un grande vaffanculo liberatorio...
Non capisco come abbia potuto, dicevo, scomparire per 5 anni per poi riapparire pochi mesi prima delle elezioni chiedendo di essere candidato sindaco, come mi fu raccontato.
E' chiaro che così non si fa, non si può, non è logico. Non conosco bene i meccanismi di partito ma un po' di senso pratico e anche di savoir faire ci vuole, soprattutto ci vuole una presenza e un'affidabilità che il tempo aveva fatto venire meno.
Non è nemmeno il caso di tirare in ballo Ferrero, al quale io per prima pensai nel 2014 come candidato quando era cominciato il delirio del dopo 18 febbraio. Vittorio Ferrero è uno che è sempre stato sul territorio, ha incrociato per 10 anni la sua vita quotidiana dentro la CRI con attività a favore della popolazione.
Non avendo partecipato mai a nessuna riunione non so in che rapporti sia con il PD.
Come le recenti elezioni in Abruzzo mostrano, non è il tempo per questo partito di fare una lista per le Amministrative, ma in fondo tutte le ultime elezioni comunali locali lo hanno visto coinvolto con le liste civiche. Non so come sarà adesso, ma mi fa rabbia vedere con che furore alcuni personaggi di scaglino contro questo partito, come se a stare vicino alla compagine locale del PD si rischi la lebbra, esattamente come successe a me nel 2014.
La sinistra, il Centro-Sinistra, stanno ridisegnando i loro contorni, si preparano a un mondo che dal 4 marzo 2018 non è più lo stesso, in Italia. E' un momento difficile, sono stati commessi centinaia di sbagli che hanno causato le sconfitte. Occorrerà tessere nuove strategie. Ma sognare di governare guardando alle classi meno agiate, essere attenti ai servizi e ai posti di lavoro, volere una città vivibile e pulita e funzionante credo sia un traguardo degno e che ogni persona degna che voglia fare amministrazione si deve dare.
Poi, Gianni Taverna faccia qual che vuole, e speriamo si trovi bene.
Quel che non capisco, è come abbia fatto il buon Gianni a scomparire per 5 anni dopo la sconfitta del '14, senza mai un incontro, un pranzo, una cena. E senza partecipare nemmeno una volta o per caso alle riunioni del PD, dal quale nel frattempo si era allontanato anche Allegranza. Un partito che si stava leccando le ferite e tentava anche qualche attività di serate e discussioni non peregrine. Stare lontano 5 anni senza mai farsi vivo con un'idea, una proposta, o anche un grande vaffanculo liberatorio...
Non capisco come abbia potuto, dicevo, scomparire per 5 anni per poi riapparire pochi mesi prima delle elezioni chiedendo di essere candidato sindaco, come mi fu raccontato.
E' chiaro che così non si fa, non si può, non è logico. Non conosco bene i meccanismi di partito ma un po' di senso pratico e anche di savoir faire ci vuole, soprattutto ci vuole una presenza e un'affidabilità che il tempo aveva fatto venire meno.
Non è nemmeno il caso di tirare in ballo Ferrero, al quale io per prima pensai nel 2014 come candidato quando era cominciato il delirio del dopo 18 febbraio. Vittorio Ferrero è uno che è sempre stato sul territorio, ha incrociato per 10 anni la sua vita quotidiana dentro la CRI con attività a favore della popolazione.
Non avendo partecipato mai a nessuna riunione non so in che rapporti sia con il PD.
Come le recenti elezioni in Abruzzo mostrano, non è il tempo per questo partito di fare una lista per le Amministrative, ma in fondo tutte le ultime elezioni comunali locali lo hanno visto coinvolto con le liste civiche. Non so come sarà adesso, ma mi fa rabbia vedere con che furore alcuni personaggi di scaglino contro questo partito, come se a stare vicino alla compagine locale del PD si rischi la lebbra, esattamente come successe a me nel 2014.
La sinistra, il Centro-Sinistra, stanno ridisegnando i loro contorni, si preparano a un mondo che dal 4 marzo 2018 non è più lo stesso, in Italia. E' un momento difficile, sono stati commessi centinaia di sbagli che hanno causato le sconfitte. Occorrerà tessere nuove strategie. Ma sognare di governare guardando alle classi meno agiate, essere attenti ai servizi e ai posti di lavoro, volere una città vivibile e pulita e funzionante credo sia un traguardo degno e che ogni persona degna che voglia fare amministrazione si deve dare.
Poi, Gianni Taverna faccia qual che vuole, e speriamo si trovi bene.
2) Il Caso Taverna/ L'anniversario del 18 febbraio
Sta per ricorrere il V (quinto) anniversario della lettera del 18 febbraio 2014 del vicesindaco Allegranza ai giornali: approfittando della mia abituale presenza al Festival di Sanremo, mi attaccava come sindaca, per incapacità generale e per assenteismo (vedo che peraltro è sempre un argomento che si tira in ballo volentieri ancora oggi per chiunque, tra l'altro). Come qualcuno ricorderà, la lettera segnava nei fatti la sua decisione di candidarsi sindaco qualche mese dopo. Segno che altri del Pd sapevano, e non avevano saputo o potuto fermarlo.
Lo sfiduciai nel giro di tre giorni.
Taverna chissà perché era contrarissimo alla mia decisione, ma nessun sindaco al mondo avrebbe potuto far finta di nulla.
Gli ultimi tre mesi in Comune furono problematici. Non sono sicura che Taverna abbian preso bene all'epoca la nomina a Vicesindaco di Gabriele Massa. In pratica non lo vidi più, lo voglio sottolineare.
Ancora adesso ringrazio tutti coloro che in Giunta con senso di responsabilità permisero all'Amministrazione di portare a termine il mandato.
Era chiaro che la strada di Allegranza era segnata come candidato.
Ma purtroppo, pur essendo un fulmine nel suo lavoro, bravissimo nel portare a termine ogni cosa, preparato su ogni fronte, l'ex Vice non aveva fra le sue doti un atteggiamento umanamente gradevole con i compagni di strada. A partire da me, che ero la nemica N. 1.
Io scherzavo ma non troppo dicendo che noi con lui eravamo tutti dipendenti dell'Italcardano da trattare a bacchettate. Alla fine di una scia di reprimende, dispetti e dispettini e anche cose sgradevoli quasi per tutti, fu chiaro che nessuno dei miei sarebbe andato in lista con lui, tranne Fabrizio Casa.
Si era guastato un meccanismo che in mezzo a mille casini aveva retto per 5 anni.
La cosa ovvia era che ci sarebbero state due liste, con gli stessi punti di riferimento culturale. Costituivano un pericolo l'una per l'altra, ma la tensione era tanta, nei due rispettivi campi.
Andai a Vercelli a parlare con Maura Forte allora segretaria PD, esposi le problematiche, suggerii di cercare un candidato gradito a tutti, guardandosi intorno, per uscire dall'impasse. Mi ascoltava come si ascolta il racconto di un western, credo si sia divertita, anche. La Forte avrebbe poi toccato con mano, a Vercelli, che cosa significano i dissidi: ma si vede che non ne ha avuto abbastanza e adesso si ricandida.
Feci la stessa cosa con Bobba, che mi ascoltò pensoso senza aprire bocca, come fanno i democristiani doc. Però secondo me egli pensava soprattutto alla sua, di candidatura, e ai voti da raccogliere a Crescentino. Alle nostre problematiche non fu sensibile.
La segreteria del PD locale era debole, e condizionata indovinate da chi.
Le cose andarono dunque come sapete. Tutte e due le formazioni fecero campagna elettorale come se non ci fosse un domani.
La lista Massa mi tenne ben lontana dal suo percorso e dalle sue attività (credo di aver capito da tempo per iniziativa di chi, ed è un diverso "indovinate chi"). Fu come se nessuno mi conoscesse;
Dalla parte opposta, si faceva campagna elettorale contro la lista di Massa dicendo che era la "mia" lista.
Come se io avessi la peste
Ma io stavo benissimo, e assistevo impotente al disgregarsi della sinistra cinque anni prima del 4 marzo 2018. Al mio Paesello.
Tutto questo, giova ricordarlo, ebbe come inizio la lettera del vicesindaco Allegranza ai giornali.
Lo sfiduciai nel giro di tre giorni.
Taverna chissà perché era contrarissimo alla mia decisione, ma nessun sindaco al mondo avrebbe potuto far finta di nulla.
Gli ultimi tre mesi in Comune furono problematici. Non sono sicura che Taverna abbian preso bene all'epoca la nomina a Vicesindaco di Gabriele Massa. In pratica non lo vidi più, lo voglio sottolineare.
Ancora adesso ringrazio tutti coloro che in Giunta con senso di responsabilità permisero all'Amministrazione di portare a termine il mandato.
Era chiaro che la strada di Allegranza era segnata come candidato.
Ma purtroppo, pur essendo un fulmine nel suo lavoro, bravissimo nel portare a termine ogni cosa, preparato su ogni fronte, l'ex Vice non aveva fra le sue doti un atteggiamento umanamente gradevole con i compagni di strada. A partire da me, che ero la nemica N. 1.
Io scherzavo ma non troppo dicendo che noi con lui eravamo tutti dipendenti dell'Italcardano da trattare a bacchettate. Alla fine di una scia di reprimende, dispetti e dispettini e anche cose sgradevoli quasi per tutti, fu chiaro che nessuno dei miei sarebbe andato in lista con lui, tranne Fabrizio Casa.
Si era guastato un meccanismo che in mezzo a mille casini aveva retto per 5 anni.
La cosa ovvia era che ci sarebbero state due liste, con gli stessi punti di riferimento culturale. Costituivano un pericolo l'una per l'altra, ma la tensione era tanta, nei due rispettivi campi.
Andai a Vercelli a parlare con Maura Forte allora segretaria PD, esposi le problematiche, suggerii di cercare un candidato gradito a tutti, guardandosi intorno, per uscire dall'impasse. Mi ascoltava come si ascolta il racconto di un western, credo si sia divertita, anche. La Forte avrebbe poi toccato con mano, a Vercelli, che cosa significano i dissidi: ma si vede che non ne ha avuto abbastanza e adesso si ricandida.
Feci la stessa cosa con Bobba, che mi ascoltò pensoso senza aprire bocca, come fanno i democristiani doc. Però secondo me egli pensava soprattutto alla sua, di candidatura, e ai voti da raccogliere a Crescentino. Alle nostre problematiche non fu sensibile.
La segreteria del PD locale era debole, e condizionata indovinate da chi.
Le cose andarono dunque come sapete. Tutte e due le formazioni fecero campagna elettorale come se non ci fosse un domani.
La lista Massa mi tenne ben lontana dal suo percorso e dalle sue attività (credo di aver capito da tempo per iniziativa di chi, ed è un diverso "indovinate chi"). Fu come se nessuno mi conoscesse;
Dalla parte opposta, si faceva campagna elettorale contro la lista di Massa dicendo che era la "mia" lista.
Come se io avessi la peste
Ma io stavo benissimo, e assistevo impotente al disgregarsi della sinistra cinque anni prima del 4 marzo 2018. Al mio Paesello.
Tutto questo, giova ricordarlo, ebbe come inizio la lettera del vicesindaco Allegranza ai giornali.
1) L'assessore Gianni Taverna
Io non sono poi stupita più di tanto.
Gianni Taverna, da me cooptato come Assessore all?Ambiente alla fuga di Salvatore quando si pose in pratica l'aut-aut "O io o Allegranza", è stato un bravo Assessore. Da ragazzo volenteroso si è tirato su le maniche, si è preso carico (vi ricordo) della nuova e problematica raccolta differenziata, è andato a litigare con chiunque si dovesse, con un'energia che tutti ammirammo. Ce ne siamo andati nel 2014 che aveva già preparato un posto di ricarica per le auto elettriche, purtroppo ricoperto di ragnatele da una Amministrazione che non aveva la cultura per guardare avanti.
Gianni Taverna, da me cooptato come Assessore all?Ambiente alla fuga di Salvatore quando si pose in pratica l'aut-aut "O io o Allegranza", è stato un bravo Assessore. Da ragazzo volenteroso si è tirato su le maniche, si è preso carico (vi ricordo) della nuova e problematica raccolta differenziata, è andato a litigare con chiunque si dovesse, con un'energia che tutti ammirammo. Ce ne siamo andati nel 2014 che aveva già preparato un posto di ricarica per le auto elettriche, purtroppo ricoperto di ragnatele da una Amministrazione che non aveva la cultura per guardare avanti.
venerdì 1 febbraio 2019
Il fine mandato a Crescentino
Quasi tutti come per incanto
Si ricordano del proprio ruolo
(E magari esagerano pure)
Il Sindaco impazza
sogna spiagge dorate
(e conta i soldi persi
in un lustro disperatamente gratuito)
Più lavori pubblici che non in 5 anni
(anche inutili, con finte rotonde
che sono grandi come bignè)
Più silenzi che non in 5 anni
per l'assessore alla cultura
(L'uomo che riesce a non parlare mai
e a fare ancora meno)
Il Consigliere Mosca
baciato da chissà quale Biancaneve
si sveglia da lungo sonno
(e propone una commissione
a quattro mesi dalle elezioni)
L'opposizione prende iniziative
(Biancaneve ha lavorato sodo
da 5 anni sentivamo solo russare)
La parola d'ordine è "VENDESI"
(ma chi ci compra, in questo stato)
Si ricordano del proprio ruolo
(E magari esagerano pure)
Il Sindaco impazza
sogna spiagge dorate
(e conta i soldi persi
in un lustro disperatamente gratuito)
Più lavori pubblici che non in 5 anni
(anche inutili, con finte rotonde
che sono grandi come bignè)
Più silenzi che non in 5 anni
per l'assessore alla cultura
(L'uomo che riesce a non parlare mai
e a fare ancora meno)
Il Consigliere Mosca
baciato da chissà quale Biancaneve
si sveglia da lungo sonno
(e propone una commissione
a quattro mesi dalle elezioni)
L'opposizione prende iniziative
(Biancaneve ha lavorato sodo
da 5 anni sentivamo solo russare)
La parola d'ordine è "VENDESI"
(ma chi ci compra, in questo stato)
martedì 15 gennaio 2019
Ciao Silvano e viva il Toro
Un grande dolore, personale, la scomparsa prematura di Silvano Finoglietti, che fra meno di 15 giorni avrebbe festeggiato i 70 anni.
Una persona buona, tranquilla, con una simpatica indole polemica e il gusto delle battute.
Ogni domenica ci davamo appuntamento per il caffè, e litigavamo perché tutti e due volevamo offrire.
Un uomo animato da due passioni, il Torino e le bocce, sport nel quale era un campione.
Dovunque fossi, nel giorno della partita mi arrivava a tempo di record il risultato: se era negativo (come spesso è accaduto al Torino) seguivano improperi senza cattiveria, da tifoso deluso.
Ho seguito quotidianamente le sue peripezie nella salute. Era assai esperto di quel che gli succedeva, aveva frequentato per cinque anni la facoltà di medicina e poi aveva mollato. Dal ricovero in poi mi mandava report quotidiani, finché la situazione si è fatta ahinoi troppo seria.
Mi mancherà tantissimo.
Un forte abbraccio a Rossella.
Una persona buona, tranquilla, con una simpatica indole polemica e il gusto delle battute.
Ogni domenica ci davamo appuntamento per il caffè, e litigavamo perché tutti e due volevamo offrire.
Un uomo animato da due passioni, il Torino e le bocce, sport nel quale era un campione.
Dovunque fossi, nel giorno della partita mi arrivava a tempo di record il risultato: se era negativo (come spesso è accaduto al Torino) seguivano improperi senza cattiveria, da tifoso deluso.
Ho seguito quotidianamente le sue peripezie nella salute. Era assai esperto di quel che gli succedeva, aveva frequentato per cinque anni la facoltà di medicina e poi aveva mollato. Dal ricovero in poi mi mandava report quotidiani, finché la situazione si è fatta ahinoi troppo seria.
Mi mancherà tantissimo.
Un forte abbraccio a Rossella.
sabato 12 gennaio 2019
A Crescentino è già primavera
Crescentino si sveglia solo con le elezioni, inutile negarlo. Mauro Novo con il suo blog deve già fare gli straordinari, le persone ricominciano a sentirsi protagoniste della propria vita e anche di quella altrui.
E' una primavera umana e sociale. Si spiega con il fatto che le attività culturali e sportive in città sono purtroppo pochissime e raramente riescono a scalfire il muro che i cittadini ergono intorno al proprio appartamento o alla propria casetta: certo nella mia epoca c'era la festa dello Sport inventata da Gabriele Massa, la festa dei rioni, c'erano tante attività culturali, Nicoletta era un fenomeno a inventarsi eventi a costo quasi zero, Gianni Taverna governava la differenziata e guai connessi, avemmo il primo parcheggio per auto elettrica con ricarica, che i successori chiusero. Si usciva e si comunicava, la città rinasceva anche fisicamente grazie a quel caterpillar che era Allegranza. Eccetera, eccetera, pur nel trionfo di trabocchetti e polemiche, si viveva anche se esplodeva il dramma della povertà.
Tutte cose cancellate dopo le drammatiche elezioni del '14 per fare di Crescentino il deserto dei tartari come diceva una volta Salvatore Sellaro. Il tema dell'Amministrazione invece ancora coinvolge, suscita ottimismi o pessimismi, fa fare il tifo che è l'unica cosa che agli italiani riesca bene.
Dunque l'intervista di Vittorio Ferrero con la quale annuncia su Mauro at Large e sulla Periferia la propria candidatura, ha come tolto il tappo a una bottiglia che da troppo tempo era chiusa.
Che cosa spera, la gente? In ogni elezione, che resti o se ne vada l'odiato inquilino di turno in Piazza Caretto, che arrivi o perda quello che si candida. Che le cose cambino.
Che cosa penso io?
Ve ne racconto una. Negli ultimi mesi del mio ultimo movimentato mandato, qualche tempo dopo che il mio vice dell'epoca mandò ai giornali la famosa lettera per stroncarmi le gambe mentre ero al Festival di Sanremo, e candidarsi come salvatore della patria, venne a trovarmi in Municipio per le sue cose della Cri il prode Ferrero. Lo guardai, così serio ed esperto di ogni argomento che riguardava la sua esperienza, e pensai che poteva essere un credibile candidato. Glielo dissi. Arrossì, non rispose. Forse 5 anni fa era troppo giovane, ma forse no (di questa faccenda della lista PD comunque parlerò prima o poi, perché sono anche stufa di essere accusata di aver mandato il PD a ramengo mentre in realtà cappottava da solo).
Non so come finirà, naturalmente, adesso Aspetto di vedere la lista, se sarà una pasta e fagioli o un delicato soufflé, prima di giudicare. Per una volta nella vita sono d'accordo con Alati che i partiti in sé non fanno schifo e non sono da evitare come la peste, e anzi guardate che bei risultati abbiamo con Di Maio e Toninelli (ultima barzelletta letta oggi: "I carabinieri si sono messi a raccontare le barzellette su Toninelli") che rispondevano al requisito di essere facce nuove e non appartenenti a schieramenti, come auspicherebbe Ferrero. Imbarazzanti per tutta l'Europa e anche per il New York Times che li prende per i fondelli in modo molto serio; se all'estero te ne parlano ti vergogni.
Ci pensi su, Ferrero. L'esperienza è utile, la militanza è utile. Nessuno nasce imparato, diceva quello là.
Però Ferrero si è in questi anni preparato, ha studiato, ha frequentato l'Università, lavora in un Comune e ne conosce i meccanismi. E' una persona per bene, senza interessi personali. Hai detto niente.
E' una primavera umana e sociale. Si spiega con il fatto che le attività culturali e sportive in città sono purtroppo pochissime e raramente riescono a scalfire il muro che i cittadini ergono intorno al proprio appartamento o alla propria casetta: certo nella mia epoca c'era la festa dello Sport inventata da Gabriele Massa, la festa dei rioni, c'erano tante attività culturali, Nicoletta era un fenomeno a inventarsi eventi a costo quasi zero, Gianni Taverna governava la differenziata e guai connessi, avemmo il primo parcheggio per auto elettrica con ricarica, che i successori chiusero. Si usciva e si comunicava, la città rinasceva anche fisicamente grazie a quel caterpillar che era Allegranza. Eccetera, eccetera, pur nel trionfo di trabocchetti e polemiche, si viveva anche se esplodeva il dramma della povertà.
Tutte cose cancellate dopo le drammatiche elezioni del '14 per fare di Crescentino il deserto dei tartari come diceva una volta Salvatore Sellaro. Il tema dell'Amministrazione invece ancora coinvolge, suscita ottimismi o pessimismi, fa fare il tifo che è l'unica cosa che agli italiani riesca bene.
Dunque l'intervista di Vittorio Ferrero con la quale annuncia su Mauro at Large e sulla Periferia la propria candidatura, ha come tolto il tappo a una bottiglia che da troppo tempo era chiusa.
Che cosa spera, la gente? In ogni elezione, che resti o se ne vada l'odiato inquilino di turno in Piazza Caretto, che arrivi o perda quello che si candida. Che le cose cambino.
Che cosa penso io?
Ve ne racconto una. Negli ultimi mesi del mio ultimo movimentato mandato, qualche tempo dopo che il mio vice dell'epoca mandò ai giornali la famosa lettera per stroncarmi le gambe mentre ero al Festival di Sanremo, e candidarsi come salvatore della patria, venne a trovarmi in Municipio per le sue cose della Cri il prode Ferrero. Lo guardai, così serio ed esperto di ogni argomento che riguardava la sua esperienza, e pensai che poteva essere un credibile candidato. Glielo dissi. Arrossì, non rispose. Forse 5 anni fa era troppo giovane, ma forse no (di questa faccenda della lista PD comunque parlerò prima o poi, perché sono anche stufa di essere accusata di aver mandato il PD a ramengo mentre in realtà cappottava da solo).
Non so come finirà, naturalmente, adesso Aspetto di vedere la lista, se sarà una pasta e fagioli o un delicato soufflé, prima di giudicare. Per una volta nella vita sono d'accordo con Alati che i partiti in sé non fanno schifo e non sono da evitare come la peste, e anzi guardate che bei risultati abbiamo con Di Maio e Toninelli (ultima barzelletta letta oggi: "I carabinieri si sono messi a raccontare le barzellette su Toninelli") che rispondevano al requisito di essere facce nuove e non appartenenti a schieramenti, come auspicherebbe Ferrero. Imbarazzanti per tutta l'Europa e anche per il New York Times che li prende per i fondelli in modo molto serio; se all'estero te ne parlano ti vergogni.
Ci pensi su, Ferrero. L'esperienza è utile, la militanza è utile. Nessuno nasce imparato, diceva quello là.
Però Ferrero si è in questi anni preparato, ha studiato, ha frequentato l'Università, lavora in un Comune e ne conosce i meccanismi. E' una persona per bene, senza interessi personali. Hai detto niente.
mercoledì 2 gennaio 2019
Campagna elettorale? 22 lettori di un post sulla CH4
Proprio l'altro giorno ho chiesto a qualche amico: ma della CH4 non parla più nessuno? E l'odore?
Niente di niente, mi è stato detto.
Si è parlato spesso di puzza politica, per la CH4. Il mio vicino di casa Mosca ci ha costruito sceneggiate a non finire, da quel grande istrione che è stato quando la mia presenza in Comune e il suo antifemminismo gli accendevano la fantasia. Quando scriveva le sue intemerate indirizzando ad Allegranza i documenti, e sottintendendo che il sindaco era lui, e io un'ombra, un burattino. Che nobile modo di far politica
Non mi ha nemmeno mandato un bigliettino quando è morto Mimmo, tra l'altro.
Si sono divertiti in tanti, a prendere per i fondelli quella che in giro, fuori da qui, aveva una sua piccola fama, andava in tv e che dunque a casa sua dov'era nata doveva affogare, in un fosso. Adesso tutti bravi, zitti zitti, peggio dei Cinquestelle con la politica di Salvini.
Ma tutte le volte che arrivano le elezioni - anche negli anni in cui ero lontana, dopo il primo mandato - la campagna elettorale finisce sempre un po' per essere contro di me, che pure sono convinta di aver fatto cose buone per il mio Paesello, non da sola naturalmente perché io non sono Napoleone, ma grazie a tutti quelli che lavoravano con me.
E comunque la CH4 ha puzzato eccome, e non ho dormito per mesi. Tutti i giorni a mandare i vigili ad annusare alle 6 di sera, a stilare un registro infinito. La Provincia gli avvocati, le cause, i proprietari che sparivano, non rispettavano i patti, e andavo a cercarli con i vigili... e non li trovavo.
Oggi la Ch4 scalda tutte le scuole di Crescentino, nessuno più si lamenta.
Stasera, tanti lettori tutti nello stesso giorno su quel post del 2010 mi hanno acceso la memoria.
Aspetto l'artiglieria. In piedi, sull'attenti.
Ciao, siete sempre i benvenuti. Vi conosco. Bene.
martedì 1 gennaio 2019
Buon 2019
Buon 2019 a tutti
Ci dovrà mettere pochissimo impegno, per essere migliore del 2018...
Marinella
Ci dovrà mettere pochissimo impegno, per essere migliore del 2018...
Marinella
martedì 25 dicembre 2018
Tanti auguri, Buon Natale con la Finanziaria
Tanti auguri a tutti voi, gente mia di Crescentino
Questo per me non è un gran Natale, come ben immaginerete.
Ma non è per farvi un dispetto che vi ammollo questo utile articolo di Marcello Sorgi da La Stampa dei giorni scorsi, dal quale se ne avrete la pazienza potrete ricavare qualche salutare informazione sui meccanismi della Finanziaria e sul perché siamo nei guai come italiani. Come ho appena scritto e ripeto, l'articolo non è sul dopo approvazione, con quel gigantesco casino anticostituzionale messo in piedi dai gialloverdi, ma sulla Finanziaria in sé.
Che Gesù Bambino ci tenga una mano sulla testa, e provate a capirci qualcosa.
Tanti auguri davvero, con il cuore.
Marinella
Questo per me non è un gran Natale, come ben immaginerete.
Ma non è per farvi un dispetto che vi ammollo questo utile articolo di Marcello Sorgi da La Stampa dei giorni scorsi, dal quale se ne avrete la pazienza potrete ricavare qualche salutare informazione sui meccanismi della Finanziaria e sul perché siamo nei guai come italiani. Come ho appena scritto e ripeto, l'articolo non è sul dopo approvazione, con quel gigantesco casino anticostituzionale messo in piedi dai gialloverdi, ma sulla Finanziaria in sé.
Che Gesù Bambino ci tenga una mano sulla testa, e provate a capirci qualcosa.
Tanti auguri davvero, con il cuore.
Marinella
Marcello Sorgi
La legge di stabilità in corso d’approvazione nella notte al Senato tra molte difficoltà ha realizzato un paradosso di cui 5 stelle, Lega e il governo giallo-verde si mostrano inconsapevoli, ma dovranno presto prendere atto.
Nata come legge di spesa, con l’obiettivo di scuotere un Paese enomicamente addormentato e tendente di nuovo alla recessione, facendo circolare denaro pubblico, ed anzi mettendolo direttamente nelle mani dei cittadini attraverso il reddito di cittadinanza, le pensioni e sperabilmente gli stipendi dei nuovi assunti che dovrebbero essere chiamati a rimpiazzare chi lascerà il lavoro, invece di creare soddisfazione tra la gente più bisognosa (ciò che si vedrà quando le due misure chiave, non ancora contenute nella manovra, saranno effettivamente realizzate), ha diffuso scontento in un interminabile elenco di categorie sociali, rimaste a bocca asciutta.
Si dirà che questa è ormai da anni la prassi di tutte le leggi di stabilità, almeno da quando le autorità europee hanno imposto a Paesi dissestati come il nostro severe politiche di bilancio. Ma a parte il fatto che stavolta il governo, e soprattutto i due vicepremier che ne costituiscono l’ossatura, avevano sfidato la Commissione europea e sono stati precipitosamente costretti a far marcia indietro, la lista degli insoddisfatti che protestano è così lunga proprio per il modo in cui la legge è stata concepita: dall’alto, senza ascoltare nessuno, tenendo anzi fuori dalla porta sia i parlamentari che poi avrebbero dovuto votarla, sia i rappresentanti delle varie categorie e perfino i lobbisti, che nel modo semiclandestino, tipico del Parlamento italiano, avevano sempre preso parte ai lavori preparatori del testo, suggerendo qui e là qualche emendamento, o accontentandosi di promesse per il futuro.
La legge di stabilità, infatti - ma anche questo gli inesperti dioscuri del governo Di Maio e Salvini lo hanno ignorato, chissà se in buona fede o per distrazione -, rappresentava solo una delle punte di un tridente che serviva per governare l’Italia. Le altre due erano il cosiddetto “decreto milleproroghe”, costruito per procrastinare le tante e tante soluzioni provvisorie che venivano approntate per i problemi emersi nel corso dell’anno (crisi aziendali, cassa integrazione, assunzioni a termine in scadenza, ecc.); e la cosiddetta “legge mancia”, che dotava i parlamentari, quando ancora si presentavano personalmente davanti agli elettori e non come numeri inseriti nelle liste dai capipartito, di un piccolo gruzzoletto da spendere sul territorio per le necessità più urgenti. Era in questo modo, discutibile quanto si vuole, che il complesso reticolato degli interessi della società italiana veniva amministrato. All’epoca della spesa pubblica senza limiti e di un presidente di commissione Bilancio entrato nella storia come Paolo Cirino Pomicino (non a caso, all’inizio, sbilanciatosi a favore del governo giallo-verde), il grosso del lavoro veniva sbrigato appunto nell’esame preventivo dei membri della commissione: erano loro a ricevere le associazioni di categoria, a negoziare con le opposizioni, ad affrontare le lobbies che stazionavano nei corridoi. E a portare in aula un semilavorato, che richiedeva solo qualche piccolo aggiustamento. Il contrario esatto di quanto accaduto stavolta, con il governo, e soprattutto i due vicepremier, convinti di accontentare tutti con il reddito e la quota 100, e sorpresi dalle sollevazioni popolari. Proteste che non si concluderanno certo dopo il varo definitivo della legge di bilancio, e speriamo non siano destinate a degenerare come in Francia, dei diversi pezzi di società civile, accantonati e non ammessi neppure al rito del confronto, tipico di tutti i Parlamenti del mondo.
In prima fila ci sono i pensionati cosiddetti “d’oro”, manager d’impresa, dirigenti pubblici e privati, che hanno lavorato una vita e versato contributi e adesso si sentono dire che cinquemila euro al mese di pensione sono troppi e bisogna tagliarli per aiutare quelli che ne prendono meno. C’è il popolo della partita Iva, imprenditori medi, piccoli e mini o liberi professionisti, anche giovani, che si aspettavano la flat tax e scoprono che non è prevista se uno è titolare o socio di un’impresa. Della serie: abbiamo scherzato. C’è il terzo settore, il mondo del volontariato, che chiedeva facilitazioni che non sono arrivate. C’è, più in generale, la Chiesa, preoccupata degli effetti del “decreto sicurezza”, che stanno mettendo per strada centinaia di immigrati usciti dai centri di assistenza. Ci sono i magistrati, ai quali era stato detto, ma non è stato fatto, che sarebbero potuti restare in servizio fino a 72 anni, anche per compensare il taglio delle pensioni che riguarda gran parte di loro. Ci sono le grandi associazioni tipo Confindustria e Confartigianato, che hanno oscillato tra critiche e consensi, ma adesso si ritengono fregate. Ci sono i costruttori delle Grandi Opere che non possono certo accontentarsi del solo ponte di Genova e vorrebbero una parola definitiva sul Terzo Valico, sulla Pedemontana e sulla Tav. E ancora gli autisti delle società Ncc, noleggio con conducente, esclusi da una norma che favorisce i tassisti e penalizza chi ha una macchina comperata a rate e per pagarla ha bisogno di lavorare. Naturalmente, non è detto che abbiano tutti ragione, né che vadano per forza accontentati. La legge di stabilità non può essere una panacea generale ed è motivo di contrasto ovunque (vedi l’America di Trump proprio in questi giorni). Ma aspettarsi qualcosa di più da una “manovra del popolo” che doveva “abolire la povertà”, questo sì, era lecito.
lunedì 17 dicembre 2018
L'ondivago Renzi cerca uno spazio per sé. E Il partito? Ciccia
Tanto per dire in che mani siamo stati, un po' ancora siamo, e (dio ce ne scampi e calamari) potremmo tornare, ecco le indiscrezioni publicate da La Stampa sull'ondivago Renzi, che continua a farsi gli affari propri (almeno lo facesse lontano da noi, e ci lasciasse vivere in pace - per quel che si può - le regole della democrazia)
MV
Il “partito di Renzi” è diventato l’araba fenice della politica italiana: che ci sia, ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa. Ma del suo progetto l’ex presidente del Consiglio parla eccome nelle tante chiacchierate private al massimo livello che intreccia da diverse settimane a questa parte. E in quelle occasioni la “cosa renziana” sembra prendere corpo assai più di quanto non appaia in pubblico. Una decina di giorni fa Matteo Renzi era a Bruxelles e in un giro di incontri, l’ex premier ha parlato anche con il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker. E al suo interlocutore Renzi ha confidato quel che ha in testa. Facendo capire di aver deciso lo showdown, ma senza chiarire quando scioglierà la riserva, Renzi ha però spiegato il senso dell’operazione: «Dicono che io voglia fare un partito con Berlusconi, ma è vero l’esatto contrario: io punto all’elettorato di Berlusconi e non solo a quello».
MV
Il “partito di Renzi” è diventato l’araba fenice della politica italiana: che ci sia, ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa. Ma del suo progetto l’ex presidente del Consiglio parla eccome nelle tante chiacchierate private al massimo livello che intreccia da diverse settimane a questa parte. E in quelle occasioni la “cosa renziana” sembra prendere corpo assai più di quanto non appaia in pubblico. Una decina di giorni fa Matteo Renzi era a Bruxelles e in un giro di incontri, l’ex premier ha parlato anche con il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker. E al suo interlocutore Renzi ha confidato quel che ha in testa. Facendo capire di aver deciso lo showdown, ma senza chiarire quando scioglierà la riserva, Renzi ha però spiegato il senso dell’operazione: «Dicono che io voglia fare un partito con Berlusconi, ma è vero l’esatto contrario: io punto all’elettorato di Berlusconi e non solo a quello».
Juncker, raccontando il colloquio nei giorni successivi ai principali referenti del Ppe, ha preso atto con soddisfazione del progetto di Renzi, perché potrebbe incastrarsi dentro un mosaico più largo. L’ex premier italiano (che a Bruxelles si è visto anche con la liberale olandese Margrete Vestager e con il vice presidente della Commissione europea, il socialista olandese Frans Timmermans) sa bene che dopo le elezioni Europee di fine maggio, il Ppe – ultimo partito-guida dell’Ue – sarà chiamato ad un bivio.
O allargare la maggioranza nell’Europarlamento, oltreché ai socialisti, anche ai macroniani, ai Verdi e alle formazioni di frontiera come gli spagnoli di Ciudadanos; oppure andare all’accordo con i sovranisti. Due opzioni con capofila diversi e contrapposti: i cristiano-sociali come Juncker e Merkel tifano per la soluzione “maggioranza allargata”, mentre gli austro-ungarici – Sebastian Kurz e Viktor Orban – puntano all’intesa con Salvini. E Renzi, in network con Emmanuel Macron e con lo spagnolo Albert Rivera di Ciudadanos, in quella prospettiva sa di poter avere un ruolo.
Ma alla fine il cotè italiano resta nettamente prevalente. E da questo punto di vista il quadro si è molto appannato negli ultimi giorni e la prospettiva del “partito” a breve, si è di nuovo allontanata. Con un’altalena di propositi che ha allarmato anche gli amici di Renzi. Le docce scozzesi delle ultime due settimane sono eloquenti.
Nei primi cinque giorni di dicembre, davanti al forfait di Minniti, Renzi aveva effettivamente deciso di rompere gli indugi e di lanciare il suo movimento prima delle Europee. Ma il polemico e clamoroso ripensamento dell’ex ministro dell’Interno e lo sconcerto-panico tra le fila renziane, per qualche ora avevano indotto Renzi a cavalcare la suggestione di presentarsi lui stesso alle Primarie contro Nicola Zingaretti.
Ma il suo ennesimo ripensamento, meglio lasciar perdere, ha provocato in poche ore una frana tra i parlamentari renziani: ben 85 parlamentari, un tempo vicini all’ex premier, sono passati con Maurizio Martina, compresi il presidente dei senatori Andrea Marcucci e Luca Lotti, da anni braccio destro dell’ex premier.
I non-allineati sono rimasti pochissimi: Maria Elena Boschi e Lucio Marattin (protagonisti di alcune iniziative politiche in tandem), Pier Carlo Padoan, Michele Anzaldi, Marco Minniti. Non appena la frana si è materializzata, Renzi ha detto in pubblico: «Io al congresso non voto per nessuno, sono fuori dai giochi, sono un parlamentare dell’opposizione».
venerdì 14 dicembre 2018
Renzi permetta al PD di essere un partito di opposizione
Con il titolo qui sopra, del suo fondo pubblicato su La Stampa di ieri, Federico Geremicca sembra aver dato chiarezza a un pensiero confuso ma diffuso.
Lo pubblico con tutto il cuore
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A cinque anni esatti dall’elezione con la quale il «popolo delle primarie» lo scelse come segretario del partito (con un plebiscitario 67,5 dei consensi), il Pd avvia il suo complicato iter congressuale e archivia la lunga parentesi renziana in un clima di mestizia e confusione. Varrebbe dunque la pena di soffermarsi sul senso ed i risultati dell’era-Renzi, provando ad andar oltre quel che è sotto gli occhi di tutti: anche perché è proprio quel che ancora non si vede il problema più serio che è di fronte al Pd.
Quel che si vede, naturalmente, sono i risultati elettorali ottenuti in questi 5 anni - fino al minimo storico del voto del 4 marzo - e la decimazione di un gruppo dirigente ridotto, ormai, quasi a niente. Per ragioni diverse, infatti, il Pd renziano ha perso o messo ai margini padri fondatori (come Prodi e Veltroni), ex premier (come Letta e Gentiloni) e dirigenti storici del centrosinistra italiano (da Bersani a Rosy Bindi, passando per decine di altri). Per non parlare, naturalmente, della rottura personale tra l’ex sindaco di Firenze e Napolitano, e del grande gelo calato tra Renzi e l’attuale inquilino del Quirinale, Sergio Mattarella.
Il Pd che va a Congresso, dunque, è un partito che ha letteralmente cambiato pelle, mutando - assieme al suo gruppo dirigente - linea politica, identità e radicamento sociale. In cinque anni si è trasformato da una grande forza popolare (quella delle periferie e delle «regioni rosse») nel cosiddetto «partito ztl», per dire di un movimento presente quasi solo negli eleganti e ricchi centri storici delle grandi città.
È possibile, insomma, che nel lontano dicembre 2013 - quando Renzi divenne segretario - il Pd avesse bisogno di novità e di una qualche scossa: i fatti, però, hanno dimostrato che la terapia imposta era sbagliata, e che molto non ha funzionato. Ed è precisamente da qui, dalle condizioni della ripartenza, che cominciano i guai peggiori del Pd: quelli che ancora, per dir così, non si vedono con la necessaria chiarezza.
Il problema numero uno sembra oggi essere addirittura quello della rappresentanza. Un partito infatti nasce (o rinasce o si rilancia) con l’ambizione di rappresentare umori e interessi di una parte della società: di chi vuol essere bandiera e portavoce il «nuovo Pd» non più renziano? Più precisamente: quali umori e quali interessi intende difendere nel pieno della bufera sovranista? Ha un’idea di Paese da proporre, diversa da quella tutto ottimismo ed eccellenze su cui ha puntato Renzi? Un Congresso come si deve, dovrebbe partire da qui: ma un Congresso come si deve non si celebra a un anno di distanza dalla più clamorosa delle sconfitte e non prevede che il segretario uscente (intendiamo Renzi) vesta i panni incongrui del guastatore.
RenL’ex presidente del Consiglio - si sa - non ha mai amato il Pd. Il disamore, certo, è stato ricambiato: ma questo non sposta la questione. Negli ultimi mesi ha fatto di tutto per sminuire e boicottare l’appuntamento congressuale: «Non me ne occupo», ha comunicato con qualche sprezzo. Ha fatto sapere, però, che ha pronti un libro e una tv, e che i suoi comitati civici sono al lavoro. Secondo molti, Renzi è pronto a un movimento tutto suo. Può essere: e non c’è nulla di scandaloso. Per una volta, però, provi a esser generoso col partito grazie al quale è arrivato fino a Palazzo Chigi: se deve andare, vada. Metta fine a questa lugubre commedia. E permetta al Pd di provare a ripartire, e a questo Paese di avere un’opposizione degna di tale nome.
domenica 9 dicembre 2018
Troppi premi per il mio Mimmo, grazie...
(Scusate, stavolta la faccio un po' lunga)
E' successo qualcosa di inatteso, e sono un po' in difficoltà.
Il Premio "Mimmo Càndito-Giornalismo a Testa Alta"
1) Alcuni compagni di avventure giornalistiche di Mimmo Càndito, mio marito scomparso il 3 marzo scorso, insieme con il prof. Gian Giacomo Migone, del gruppo editoriale de "L'indice dei Libri del mese" del quale Mimmo è stato direttore per 18 anni, hanno avuto l'idea di lanciare una raccolta di fondi - crowdfunding si dice adesso che l'italiano va pochissimo di moda - per dare vita a un "Premio Mimmo Càndito - giornalismo a testa alta" destinato a reporter, studenti di master, analisti, studiosi: tutti attivi nel campo della politica internazionale, e nel cartaceo e nel web (prossimamente anche video e tv), che nei loro lavori mostrino di esprimere il rigore, l'onestà, la preparazione e la sapienza che Mimmo incarnava e che ne ha fatto un grande reporter di guerra e scrittore amato da tutti.
Se volete vedere di che pasta è fatto questo premio, digitate www.retedeldono.it/premio-mimmo-càndito
Così, tanto per saperne di più. Sono stati già raccolti circa 5 mila euro da ogni parte d'Italia. Si possono anche donare soltanto 10 euro, lo si può fare in anonimato. La raccolta terminerà in maggio.
Ma il percorso è appena iniziato, il bando di concorso uscirà ad inizio 2019, la premiazione avverrà durante il Salone del Libro a Torino.
Sapranno già coloro che hanno letto del Premio sul blog di Mauro Novo, che non gliene scappa una e che ha letto la notizia su La Stampa. Per carità di patria, debbo confessarvi che quei pochissimi di Crescentino che hanno ricevuto da me personalmente via internet la notizia dell'iniziativa, non mi hanno proprio filata. Nemmeno risposto, dico, nemmeno qualcosa tipo "Ma che bella idea, ma come sono contento per te e per lui". Zero virgola zero. Qualcuno avrà avuto paura che io chiedessi dei soldi? Ma io a Crescentino mai ho chiesto nulla e neanche adesso. Se uno ha voglia di dare, dà e ciao Ninetta.
Si fa avanti Fabrizio Greppi
2) Il Sindaco di Crescentino, Fabrizio Greppi, era un estimatore di Mimmo. E' stato molto gentile quando se n'è andato mio marito, mi ha telefonato, è venuto al funerale e quant'altro. Ancora lo ringrazio.
Lui del premio ha sentito parlare non da me, o ha letto, e ha avuto una reazione: mi ha chiamata qualche giorno fa per dirmi della sua intenzione di istituire a sua volta un premio in nome di Mimmo, in Crescentino. Ma è stata una conversazione breve perché io ero all'estero e ci siamo lasciati dicendo che ne avremmo parlato al mio ritorno.
Però la cosa è andata comunque avanti, il Sindaco ne ha parlato credo ai giornali, almeno ho visto un pezzo di Laura Di Caro su Lastampa.it dove si diceva del progetto di Greppi, e che Mimmo amava tanto Crescentino ed era sposato con la giornalista eccetera eccetera, senza citare il trascurabile fatto che io del mio Paesello sono stata sindaca due volte. E amen (roba che a un'altra tornerebbe la voglia di ricandidarsi).
Adesso un problemino c'è. Questo annuncio crescentinese, fatto proprio nel momento in cui sta decollando il crowdfunding e con esso il premio Mimmo Càndito Giornalismo a Testa Alta, finisce per incasinarci la vita dopo mesi di lavoro su un progetto nazionale e complesso. Si crea confusione, sono arrivati al nostro ufficio di Torino i ritagli del premio di Crescentino e qualcuno già non ci capisce più niente.
Perciò io, ringraziando con tutto il cuore Fabrizio Greppi per l'iniziativa che davvero mi commuove e anzi mi onora, gli chiederei di posticipare di qualche tempo, dandoci il tempo di andare avanti con l'altro, e almeno concretizzare il bando con i 50 e passa promotori da tutta Italia: un lavoraccio ragazzi, credetemi. Sono la presidente dell'Associazione che è stata creata e non poteva essere altrimenti, ho seguito tutto in prima persona.
Aggiungiamo a tutto ciò che fra qualche mese a Crescentino ci saranno le elezioni amministrative, e metter di mezzo in questo frangente un premio Mimmo Càndito nel quale potrei anche non essere coinvolta - non potendo quindi verificare se la qualità delle proposte sia all'altezza del nome che si vuole onorare - sarebbe anche assai spiacevole.
Si aggiunga che è stra-noto che il sindaco Greppi ed io ci troviamo su fronti ideologicamente opposti, e anche se sul giudizio benevolo su Mimmo andiamo invece d'accordo, se questa iniziativa si tenesse in campagna elettorale potrebbero emergere risvolti imprevedibili, e mi vien male solo a pensarci. Io mica ho digerito il fatto che Mimmo non c'è più. Siamo stati insieme 44 anni, ed è tuttora durissima, credetemi.
Per tutti questi motivi, conto sulla comprensione di Fabrizio, e gli chiedo per cortesia di rinviare l'iniziativa almeno a maggio, per non mettermi in imbarazzo.
Ma intanto grazie davvero per averci pensato.
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