Da "Il Fatto quotidiano" dell8-5-2011
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Terrorismo, la giornata della memoria
Quegli anni spietati e i manifesti dell’insulto
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Oggi si celebra la giornata della memoria per le vittime del terrorismo. Giornata dedicata ai magistrati uccisi da "rossi" e "neri". Una giornata che arriva dopo gli slogan della vergogna ("Via le br dalle procure") affissi dal Pdl milanese.
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I manifesti comparsi nelle vie di Milano contro la procura.
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Forse la cosa migliore è mettere i nomi uno in fila all’altro, meglio se in ordine alfabetico, perché una graduatoria del dolore non esiste: tra il sorvegliante Carlo Ala morto dissanguato il 31 gennaio 1980 dopo l’assalto alla Framtek di Settimo Torinese, e l’agente Francesco Zizzi, uno dei cinque uomini della scorta di Aldo Moro massacrati in via Fani il 14 marzo 1978, ci sono almeno centottanta nomi. Se poi si aggiungono le vittime delle stragi, il numero triplica. Per non parlare dei feriti (soltanto a Torino più di cinquanta “gambizzati”, uomini costretti per sempre a portare sul proprio corpo lo stigma della violenza ricevuta), di cui troppo spesso ci si dimentica.Basterebbero i numeri per parlare almeno con rispetto di un periodo incredibile della Storia recente.
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Invece, il terrorismo italiano viene di nuovo evocato in un modo da insultare l’intelligenza, prima ancora del dolore delle vittime. Giorgio ha 37 anni. Non ne aveva ancora tre quando suo padre Sergio Bazzega, maresciallo di Ps, fu ucciso dal ventenne Walter Alasia. Per anni Giorgio ha girato alla larga da Sesto San Giovanni dove tutto accadde, per evitare il contatto diretto con un dolore a cui non riusciva a dare nemmeno un nome. Oggi Giorgio ha fatto i conti con la memoria: “Purtroppo siamo lontanissimi anche dal minimo rispetto – racconta – basta vedere come il ricordo del terrorismo è stato usato a Milano per fare marketing politico. Una strategia di comunicazione costruita sul sangue dei nostri morti: prima Berlusconi che parla di ‘brigatismo giudiziario’, poi quel Roberto Lassini (candidato alle comunali di Milano nella lista del Pdl, ndr) con i suoi manifesti e la campagna del Giornale in suo favore. Basta capire qualcosa di comunicazione, fare due più due per concludere che si tratta di una strategia studiata a tavolino. Pazienza poi se noi stiamo male”.
Parole condivise da Silvia, figlia di Graziano Giralucci, militante dell’Msi ucciso dalle Brigate rosse a Padova nel 1974. Anche lei aveva soltanto tre anni: “Scrivere ‘Fuori le Br dalle procure’ significa non ricordarsi nulla di quello che è stato”. Silvia è da pochi giorni in libreria con L’inferno sono gli altri – cercando mia padre nella memoria divisa degli anni Settanta, edito da Mondadori: un nuovo, prezioso capitolo di un racconto, cominciato da Mario Calabresi e Benedetta Tobagi, che, da qualche anno, veste la memoria di quegli anni con un abito nuovo e più confortevole: “Siamo la generazione dei figli – racconta Silvia – abbiamo, spero, una giusta distanza e un atteggiamento non vendicativo. Abbiamo cercato di capire. Ora proviamo a seminare”.
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I Figli e il Presidente
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Di sicuro, oltre a seminare, i figli hanno anche raccolto. E il merito va sicuramente al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha fortemente voluto il Giorno della memoria delle vittime del terrorismo, che dal 2008 si celebra ogni 9 maggio (nel 1978 le Brigate rosse assassinarono Aldo Moro, mentre in Sicilia Cosa Nostra spegneva la voce di Peppino Impastato). La giornata del 2008 è già Storia, quando al Quirinale si abbracciarono Licia, vedova di Giuseppe Pinelli, anarchico ingiustamente sospettato della strage di piazza Fontana, volato da un finestra della Questura di Milano tre giorni dopo la bomba, e Gemma, vedova di Luigi Calabresi, che di quella morte fu ingiustamente ritenuto responsabile e ucciso quattro anni dopo. Due nomi che la Storia raccontata ha, da sempre, contrapposto e che una memoria, finalmente condivisa, ha accomunato nella sorte sventurata degli anni spietati.
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Anche per domani è giunto l’invito al Quirinale alla famiglia Pinelli: “Il riconoscimento del 2008 – racconta Claudia, figlia minore di Giuseppe – lo aspettavamo da trent’anni. Adesso, però, possiamo di nuovo allontanarci dai riflettori e tornare, come sempre, accanto ai familiari delle vittime di piazza Fontana”.Forse è arrivato il momento che la Storia degli anni cosiddetti di piombo, sia raccontata (anche) da chi quei giorni non ha vissuto, o da chi era troppo piccolo per ricordare; non solo da chi – emotivamente o politicamente coinvolto – ricorda soltanto con rabbia o con epica. Memoria condivisa non significa appiattire le differenze, ma riconoscere che tra le tante verità possibili una soltanto è prevalente e ineliminabile: il dolore. Di chi non è potuto invecchiare e di chi è rimasto a ricordare. Vittime dello stragismo fascista, bersagli dell’insensata furia armata di Brigate rosse e Prima linea, giovanissime vite spezzate – di destra e sinistra – da coltelli e chiavi inglesi, caduti di piazza per la violenza delle forze dell’ordine. Sono tutti uguali, attori comuni di un dramma collettivo che, in un modo o nell’altro, entra nelle vite di ciascuno di noi. Una Storia troppo tragica e complessa per meritare un avvilente manifesto elettorale in difesa di imbarazzanti naufragi del potere.
lunedì 9 maggio 2011
giovedì 5 maggio 2011
Porta a Porta: 6 maggio, prime indagini fra condomini, ditte, bar, negozi
Comunicazione dell'Assessore all'Ambiente Gianni Taverna
Nella giornata di venerdì 6 maggio la cooperativa Erica inizierà in Crescentino le prime indagini territoriali su condomini e utenze non domestiche (ditte, bar, negozi etc), per verificare quali contenitori per la differenziata porta a porta servano ad ognuno.
Ragazzi muniti di cartellino di riconoscimento si presenteranno a chiedere informazioni. In caso di dubbi, o per ulteriori domande, rivolgersi al numero verde del Covevar 8000.57.577.
Nella giornata di venerdì 6 maggio la cooperativa Erica inizierà in Crescentino le prime indagini territoriali su condomini e utenze non domestiche (ditte, bar, negozi etc), per verificare quali contenitori per la differenziata porta a porta servano ad ognuno.
Ragazzi muniti di cartellino di riconoscimento si presenteranno a chiedere informazioni. In caso di dubbi, o per ulteriori domande, rivolgersi al numero verde del Covevar 8000.57.577.
domenica 1 maggio 2011
Dal Presidente Napolitano fino a Crescentino
"Permettetemi amici delle organizzazioni sindacali - ha detto il presidente Napolitano alle celebrazioni del Primo Maggio - Avverto una preoccupazione crescente dinanzi al tradursi di contrasti, che possono pur sempre sorgere, in reciproche animosità e diffidenze, in irriducibili ostilità".
Il Presidente dunque denunciava una frattura gravissima, ed esortava a ricomporre la guerra aperta fra CGIL da un lato, e CISL e UIL da un altro.
Anche noi, nel nostro piccolo, non abbiamo visto alla manifestazione del Primo Maggio in Crescentino sventolare le bandiera della CISL e della UIL, ma solo quella della CGIL. Un vero peccato, il Primo Maggio è la festa di tutti i lavoratori, tutti.
Ma a Crescentino non abbiamo visto nemmeno la bandiera di Rifondazione, né di SEL, né di Italia dei Valori. Un vero peccato, il Primo Maggio è di tutti, magari suona più naturale che non vi partecipi un partito di destra, ma per quelli del Centro-Sinistra, e della Sinistra tutta, è una giornata densa di significati e di valori irrinunciabili
Cosa sarà successo? Non sia mai che si scambi il Primo Maggio, la grande festa di popolo del Primo Maggio, con la piccola miseranda vicenda dell'attacco strumentale a un sindaco così poco gradito, da quelle parti, che addirittura tre ex esponenti della Maggioranza in Consiglio comunale hanno votato a favore del durissimo Ordine del Giorno "coattivo" di Greppi&Opposizione sul cosiddetto Campo Nomadi: si è schierato con loro, per dire, pure il rifondarolo Tanino Angelone, tradendo e smentendo così il voto che in estate egli stesso aveva dato a favore di più atti tesi a mettere un tetto sulla testa ai Rom per l'inverno che si avvicinava.
Vabbe', uno può anche cambiare idea, per carità. Ma sull'avviso di garanzia per il Campo Nomadi lo stesso sindaco aveva, eppure, ricevuto da Vercelli la solidarietà di SEL. Magari un qualche chiarimento se lo debbono pur dare, perchè dopo l'abbandono ufficiale della maggioranza, anzi - di più - dopo lo schieramento ufficiale dei tre voltagabbana al servizio delle strumentalizzazioni della destra, Sinistra&Libertà di Crescentino evidentemente non è d'accordo con Vercelli, se non tira neanche fuori la bandiera per il corteo.
Ma il Primo Maggio, che cosa c'entra? Diamo al Primo Maggio ciò che è del Primo Maggio, festa di tutti, festa del lavoro, quel lavoro che per alcuni pare essere solo una parola da agitare al momento della richiesta di un voto mentre è il valore fondante della nostra identità nazionale. A costoro ricordo quanto dice la prima frase dell'art.1 della nostraCostituzione. "L'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro".
Il Presidente dunque denunciava una frattura gravissima, ed esortava a ricomporre la guerra aperta fra CGIL da un lato, e CISL e UIL da un altro.
Anche noi, nel nostro piccolo, non abbiamo visto alla manifestazione del Primo Maggio in Crescentino sventolare le bandiera della CISL e della UIL, ma solo quella della CGIL. Un vero peccato, il Primo Maggio è la festa di tutti i lavoratori, tutti.
Ma a Crescentino non abbiamo visto nemmeno la bandiera di Rifondazione, né di SEL, né di Italia dei Valori. Un vero peccato, il Primo Maggio è di tutti, magari suona più naturale che non vi partecipi un partito di destra, ma per quelli del Centro-Sinistra, e della Sinistra tutta, è una giornata densa di significati e di valori irrinunciabili
Cosa sarà successo? Non sia mai che si scambi il Primo Maggio, la grande festa di popolo del Primo Maggio, con la piccola miseranda vicenda dell'attacco strumentale a un sindaco così poco gradito, da quelle parti, che addirittura tre ex esponenti della Maggioranza in Consiglio comunale hanno votato a favore del durissimo Ordine del Giorno "coattivo" di Greppi&Opposizione sul cosiddetto Campo Nomadi: si è schierato con loro, per dire, pure il rifondarolo Tanino Angelone, tradendo e smentendo così il voto che in estate egli stesso aveva dato a favore di più atti tesi a mettere un tetto sulla testa ai Rom per l'inverno che si avvicinava.
Vabbe', uno può anche cambiare idea, per carità. Ma sull'avviso di garanzia per il Campo Nomadi lo stesso sindaco aveva, eppure, ricevuto da Vercelli la solidarietà di SEL. Magari un qualche chiarimento se lo debbono pur dare, perchè dopo l'abbandono ufficiale della maggioranza, anzi - di più - dopo lo schieramento ufficiale dei tre voltagabbana al servizio delle strumentalizzazioni della destra, Sinistra&Libertà di Crescentino evidentemente non è d'accordo con Vercelli, se non tira neanche fuori la bandiera per il corteo.
Ma il Primo Maggio, che cosa c'entra? Diamo al Primo Maggio ciò che è del Primo Maggio, festa di tutti, festa del lavoro, quel lavoro che per alcuni pare essere solo una parola da agitare al momento della richiesta di un voto mentre è il valore fondante della nostra identità nazionale. A costoro ricordo quanto dice la prima frase dell'art.1 della nostraCostituzione. "L'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro".
domenica 24 aprile 2011
Il 25 aprile, un antidoto all'indifferenza
Per via della giornata festiva, le celebrazioni del 25 aprile si svolgeranno insieme con quelle del Primo Maggio. Vi aspettiamo NON IN PIAZZA CARETTO COME AVEVO SCRITTO (DISTRATTA!), MA AL MONUMENTO DEI CADUTI ALLE 10,15 DEL MATTINO DEL PRIMO MAGGIO.
Intanto un'ottima riflessione sull'Anniversario della Liberazione si può trovare sul Corriere della Sera di oggi, scritta da Claudio Magris.
Vi ripropongo l'articolo di fondo di Magris, buona Pasquetta a tutti.
Non è stato solo il Terzo Reich a proclamarsi e a credersi destinato a durare mille anni, anche se è durato solo dodici, meno del mio scaldabagno. Ogni potere, soprattutto ma non solo quello totalitario, ogni civiltà, ogni sistema di valori e di costumi si vogliono e si ritengono definitivi; siamo inclini a scambiare il presente, l’assetto delle cose che ci circondano, per l’eterno, qualcosa che non può cambiare. In questo senso, siamo quasi tutti ciechi conservatori, incapaci di credere che il nostro mondo— la politica, le gerarchie sociali, gli usi, le regole — possa mutare.
Se nell’ottobre del 1989 qualcuno ci avesse detto che il muro di Berlino sarebbe presto caduto, lo avremmo preso per un ingenuo sognatore. Forse chi ha il senso religioso dell’eterno è più protetto dalla supina adorazione idolatrica di quel momento di tempo in cui vive e delle momentanee ed effimere forze che in quel momento appaiono vittoriose e insostituibili. Le cose invece cambiano, i muri cadono, ma l’idolatria del momento, che impone di essere «al passo dei tempi» , permane, profondamente radicata nel cuore e nella mente. Caduto il muro di Berlino che pareva eterno e con esso tutto il sistema comunista, uno studioso si è affannato a enunciare, con una celebre frase poco intelligente, che «la storia è finita» e dunque che il mondo sorto dal crollo del comunismo era quello definitivo, destinato a durare — con il suo meccanismo politico, le sue strutture economiche, il suo stile di vita — per sempre. Semmai è vero il contrario; quel muro congelava o cercava di congelare la storia, che invece oggi è vertiginosamente instabile, imprevedibile e mutevole. Sono soprattutto le dittature — quelle «molli» che soggiogano con strumenti economici, mediatici e culturali, e ancor più quelle «dure» che s’impongono direttamente con la forza bruta — che si presentano come l’unico sistema, l’unica realtà possibile. Le dittature invece cadono e il 25 aprile ricorda la caduta di quella fascista in Italia. C’è poco da aggiungere a quanto è stato detto tante volte sull’antifascismo e sulla Resistenza, sull’imperituro significato di quest’ultima quale liberazione nazionale, sulle sue contraddizioni, sulle sue diverse e contrastanti anime, sui suoi eroismi e sui misfatti compiuti in suo nome. Il 25 aprile simboleggia vent’anni di un’altra Italia, differente da quella del regime fascista; una resistenza che non è solo quella partigiana, ma anche quella di coloro che non si sono piegati quando un’altra Italia sembrava impossibile; di coloro che si sono opposti nettamente e clamorosamente, nella lotta clandestina, ma anche di chi, più modestamente, ha cercato di salvare il salvabile di dignità e ragionevolezza, senza eroismi ma con la capacità di non lasciarsi abbagliare dall’ «aria del tempo» , di respingere la tentazione di «marciare con la Storia» , di preservare quell’intelligenza critica che non si lascia sedurre dai belati del gregge, neanche quando sembrano ruggiti di leoni. Ogni resistenza ha una componente pasquale, di resurrezione; è un risorgere dalla morte, da quella falsa vita che si spaccia per immutabile e definitiva ossia finita e dunque morta. Anche oggi, dinanzi al dilagare di confusione, volgarità, prepotenza, corruzione, sconcezza che sommerge il Bel Paese come liquami che salgano dalle fognature, è forte la tentazione di arrendersi, di lasciarsi andare, di credere che l’andazzo disgustoso sia uno stadio ultimo, che una vera mutazione antropologica abbia creato un nuovo tipo d’uomo, un non-cittadino, e che questa specie, nella selezione darwiniana, sia fatalmente dominante.
L’indifferenza che mette in soffitta la Resistenza vera e propria e l’attentato alla Costituzione, che da essa è nata e che è la spina dorsale dell’Italia civile, sono un sintomo fra i tanti di questa involuzione morale. Ma proprio quella data insegna a non scoraggiarsi; ricorda come credere che tutto sia perduto e che non si possa più reagire sia una tentazione, stupida come lo sono in genere le tentazioni. C’è un’altra Italia possibile, rispetto a quella che oggi subiamo. Non è il caso di fare inchini al mondo così com’è e come esso pretende, anche perché, se proprio si è costretti a farlo, ci si può inchinare come Bertoldo, che si piegava davanti ai potenti, ma voltandosi dall’altra parte.
Intanto un'ottima riflessione sull'Anniversario della Liberazione si può trovare sul Corriere della Sera di oggi, scritta da Claudio Magris.
Vi ripropongo l'articolo di fondo di Magris, buona Pasquetta a tutti.
Non è stato solo il Terzo Reich a proclamarsi e a credersi destinato a durare mille anni, anche se è durato solo dodici, meno del mio scaldabagno. Ogni potere, soprattutto ma non solo quello totalitario, ogni civiltà, ogni sistema di valori e di costumi si vogliono e si ritengono definitivi; siamo inclini a scambiare il presente, l’assetto delle cose che ci circondano, per l’eterno, qualcosa che non può cambiare. In questo senso, siamo quasi tutti ciechi conservatori, incapaci di credere che il nostro mondo— la politica, le gerarchie sociali, gli usi, le regole — possa mutare.
Se nell’ottobre del 1989 qualcuno ci avesse detto che il muro di Berlino sarebbe presto caduto, lo avremmo preso per un ingenuo sognatore. Forse chi ha il senso religioso dell’eterno è più protetto dalla supina adorazione idolatrica di quel momento di tempo in cui vive e delle momentanee ed effimere forze che in quel momento appaiono vittoriose e insostituibili. Le cose invece cambiano, i muri cadono, ma l’idolatria del momento, che impone di essere «al passo dei tempi» , permane, profondamente radicata nel cuore e nella mente. Caduto il muro di Berlino che pareva eterno e con esso tutto il sistema comunista, uno studioso si è affannato a enunciare, con una celebre frase poco intelligente, che «la storia è finita» e dunque che il mondo sorto dal crollo del comunismo era quello definitivo, destinato a durare — con il suo meccanismo politico, le sue strutture economiche, il suo stile di vita — per sempre. Semmai è vero il contrario; quel muro congelava o cercava di congelare la storia, che invece oggi è vertiginosamente instabile, imprevedibile e mutevole. Sono soprattutto le dittature — quelle «molli» che soggiogano con strumenti economici, mediatici e culturali, e ancor più quelle «dure» che s’impongono direttamente con la forza bruta — che si presentano come l’unico sistema, l’unica realtà possibile. Le dittature invece cadono e il 25 aprile ricorda la caduta di quella fascista in Italia. C’è poco da aggiungere a quanto è stato detto tante volte sull’antifascismo e sulla Resistenza, sull’imperituro significato di quest’ultima quale liberazione nazionale, sulle sue contraddizioni, sulle sue diverse e contrastanti anime, sui suoi eroismi e sui misfatti compiuti in suo nome. Il 25 aprile simboleggia vent’anni di un’altra Italia, differente da quella del regime fascista; una resistenza che non è solo quella partigiana, ma anche quella di coloro che non si sono piegati quando un’altra Italia sembrava impossibile; di coloro che si sono opposti nettamente e clamorosamente, nella lotta clandestina, ma anche di chi, più modestamente, ha cercato di salvare il salvabile di dignità e ragionevolezza, senza eroismi ma con la capacità di non lasciarsi abbagliare dall’ «aria del tempo» , di respingere la tentazione di «marciare con la Storia» , di preservare quell’intelligenza critica che non si lascia sedurre dai belati del gregge, neanche quando sembrano ruggiti di leoni. Ogni resistenza ha una componente pasquale, di resurrezione; è un risorgere dalla morte, da quella falsa vita che si spaccia per immutabile e definitiva ossia finita e dunque morta. Anche oggi, dinanzi al dilagare di confusione, volgarità, prepotenza, corruzione, sconcezza che sommerge il Bel Paese come liquami che salgano dalle fognature, è forte la tentazione di arrendersi, di lasciarsi andare, di credere che l’andazzo disgustoso sia uno stadio ultimo, che una vera mutazione antropologica abbia creato un nuovo tipo d’uomo, un non-cittadino, e che questa specie, nella selezione darwiniana, sia fatalmente dominante.
L’indifferenza che mette in soffitta la Resistenza vera e propria e l’attentato alla Costituzione, che da essa è nata e che è la spina dorsale dell’Italia civile, sono un sintomo fra i tanti di questa involuzione morale. Ma proprio quella data insegna a non scoraggiarsi; ricorda come credere che tutto sia perduto e che non si possa più reagire sia una tentazione, stupida come lo sono in genere le tentazioni. C’è un’altra Italia possibile, rispetto a quella che oggi subiamo. Non è il caso di fare inchini al mondo così com’è e come esso pretende, anche perché, se proprio si è costretti a farlo, ci si può inchinare come Bertoldo, che si piegava davanti ai potenti, ma voltandosi dall’altra parte.
venerdì 22 aprile 2011
ER MERITO (Il Belli, con tanti auguri di Buona Pasqua)
Con tanti auguri di Buona Pasqua a tutti noi (compresi coloro che diffidano della lettura di poesie, o parabole, o insegnamenti filosofici)
Er Merito
(di Gioacchino Belli)
Merito dite? Eh poveri merlotti!
Li quadrini ecco er merito, fratelli.
Li ricchi soli sò bboni, sò bbelli,
sò ggrazziosi sò ggioveni e ssò ddotti.
A l'incontro noantri poverelli
tutti schifenze, tutti galeotti,
tutti deggni de sputi e de cazzotti,
tutti cucuzze in càmmio de scervelli.
Fa' ccomparì un pezzente immezzo ar monno:
fussi magàra una perla orientale,
Presto cacciate via sto vagabbonno.
Tristo chi sse presenta a li cristiani
scarzo e ccencioso. Inzìno pe le scale
lo vanno a mmozzicà puro li cani.
giovedì 21 aprile 2011
Il 28 all'Angelini ci spiegano la raccolta "Porta a porta"
Non prendete impegni la sera del 28 aprile. Alle ore 21, al teatro Angelini, si terrà il primo incontro pubblico del Covevar, il Consorzio dei Comuni, con i cittadini.
Sarà spiegato il funzionamento della raccolta "porta a porta", che ormai incombe, e alcuni aspetti tecnici che riguardano il nostro territorio. A spiegare, rappresentanti della Cooperativa Erika.
Il "porta a porta" cambierà le nostre abitudini in fatto di smaltimento della spazzatura, costringendoci a differenziare correttamente in casa, dove verranno direttamente prelevati i nostri sacchetti.
Non prendete impegni il 28 aprile, tutti al teatro Angelini.
Gianni Taverna, assessore all'Ambiente del Comune di Crescentino
martedì 19 aprile 2011
A lezione di giornalismo
Conosco con qualche precisione il mestiere che mi ha dato da vivere per più di trent'anni, ho lavorato e lavoro in un quotidiano nazionale, ho una quotazione professionale soddisfacente, e non posso non sorprendermi quando il giornale già mio preferito della zona, "La Gazzetta" di Saluggia molto letta a Crescentino (ma anche a Vercelli, ho visto da certa documentazione) mi mette in bocca frasi che non ho detto.
Il titolo di questa edizione in edicola: "Venegoni: questo avviso di garanzia è una medaglia" non fa fede a quanto c'è scritto nel pezzo sotto, dove invece si legge, nel mio virgolettato: "Non pensavo che qualcuno mi desse un premio per aver compiuto un gesto umanitario, ma certo nemmeno attendevo una informazione di garanzia. E comunque in molti mi hanno detto: questo non è un avviso di garanzia, ma una medaglia!".
Almeno, "La Periferia" quando mi attaccava fino a poi la mia denuncia per diffamazione, faceva da sé, senza mettermi in bocca parole che io non avevo detto.
Non penso che l'avviso di garanzia che ho ricevuto - per aver dato un tetto a una famiglia di nomadi che non era possibile mettere da nessun'altra parte - sia una medaglia. La domanda è: perché, che interesse ha La Gazzetta a buttare su di me quest'aura da gradassa? Ritengo quel titolo lesivo, ho tre mesi di tempo per decidere cosa fare di questa malizia del periodico, che mi fa dire in un titolo quello che non penso.
Il pezzo è firmato peraltro da "r.c." che non so chi sia, perché io ho parlato con Silvia Baratto: la quale presumibilmente ha passato le mie dichiarazioni a questo r.c. che non mi pare informato sui fatti, e che nell'ansia di farmi passare per una sprovveduta in preda a se stessa, fa una ricostruzione dei fatti, delle successioni, e delle dichiarazioni, a mio avviso non fedele.
Ingoieremo (per ora) anche questa, oltre alla consueta predica del Direttore almeno malizioso quanto i suoi titoli.
lunedì 18 aprile 2011
Caccia all'"abbandonatore" anonimo di rifiuti
Dall'Assessore all'Ambiente Gianni Taverna **************************************************************************** Avviso Importante : Articolo 34 del decreto legislativo 205/2010da 300 € a 3000€ per abbandono improprio di rifiuti. *************************************************************************************" ************************************************************************************* "A incominciare dai prossimi giorni saranno monitorati diversi cassonetti, isole ecologiche e strade sparse per il territorio. Sto anche verificando la possibilità di usare, come usano altri Comuni, una telecamera mobile. Molti Cittadini Virtuosi in questo periodo mi hanno segnalato l' abbandono di massa di qualsiasi tipo di rifiuto nelle zone sopra citate, ed anche io che giro giornalmente il territorio con la mia punto blu, in questi due mesi passati e ancora tutt'oggi faccio foto, sia per i disservizi della ditta che esegue la raccolta, che prontamente segnalo, sia per le discariche abusive in giro per la nostra città, che altrettanto prontamente segnalo agli uffici e agli operatori in servizio, che giornalmente caricano camion e dico camion di rifiuti e quant'altro di abbandonato. *********************************************************************************** Come dicevo sono in programma da adesso in pratica fino ai primi di Luglio, quando spariranno i cassonetti stradali per l'inizio della raccolta porta a porta, controlli, sopralluoghi congiunti con le autorità competenti e accertazioni di vario genere. ************************************************************************************* Le segnalazioni : sacchetti depositati a terra anche se il contenitore è mezzo vuoto, materiali di ogni genere, ingombranti abbandonati vicino le isole ecologiche e in fine conferimenti errati che pregiudicano la differenziata per tutto il contenitore, ed il rispetto degli orari di conferimento. ************************************************************************************* Sono convinto che gli abbandonatori anonimi siano in pochissimi in percentuale, però rovinano tutto il lavoro di tanti Cittadini che lavorano e tengono sia all' ambiente sia al futuro loro e dei loro figli. ************************************************************************************ Quindi questa settimana si inizia con i controlli, dopo che verranno sistematicamente ripulite tutte le isole ecologiche, ad ogni stazione verrà appena finito la pulizia incollato l'adesivo in formato A3 sui cassonetti, con l'avviso importante ai Cittadini dei controlli, sperando così di evitare le pesanti multe che la legge prevede, visto come l'ho impostata sarebbe il colmo prenderla, e se si prende allora è meritata. ************************************************************************************ Per quanto riguarda i giorni di raccolta, se alle volte vedete i camion della ditta che raccoglie in giorni diversi da quelli prestabiliti è solo perché- informati da me di alcuni disservizi - tornano a rimediare il primo giorno possibile. ************************************************************************************* Un' ultima informazione. Verranno poste sotto controllo anche quelle zone/strade che, secondo il mio punto di vista, sono ritenute discariche legalizzate da chi arriva dai paesi limitrofi.. Confido nel buon senso e nella collaborazione di tutti, la questione ambientale è una questione fondamentale, per il nostro futuro, con un piccolo sforzo possiamo fare tanto per non regalare alle future generazioni distese di discariche e ancora più problemi di quelli che abbiamo oggi.
sabato 16 aprile 2011
martedì 12 aprile 2011
La prima pietra della M&G
Ci sono giorni che ti passano davanti i mesi. Martedì 12 aprile è stato uno di questi. La posa simbolica della prima pietra della Mossi&Ghisolfi è stata soprattutto una bella botta d'immagine con la quale la famiglia tortonese leader nel mondo delle bottiglie di plastica, ha voluto presentare ai media, alla comunità industriale e politica, ai suoi collaboratori d'Oltreoceano, il progetto sperimentale del primo impianto italiano di bioetanolo che all'ex Teksid verrà costruito, e che servirà anche come modello per i visitatori che ne vogliano acquistare il brevetto. Dopo le spiegazioni riservate alla stampa, nella struttura enorme impiantata dentro gli ex uffici Teksid, hanno salutato gli ospiti il cavaliere del lavoro Vittorio Ghisolfi, patriarca attivissimo della famiglia; e Guido Ghisolfi vicepresidente del gruppo ha spiegato la filosofia del progetto, prima di un incontro moderato da un giornalista del Sole 24 ore, Jacopo Gilberto: hanno partecipato con Guido Ghisolfi il presidente nazionale della Lega Ambiente, Vittorio Cogliati Dezza; il segretario della Commissione Ambiente del Senato Andrea Fluttero, ex sindaco di Chivasso; il vicepresidente della Regione Ugo Cavallera, l'assessore all'innovazione della Regione Massimo Giordano, e anche la vostra Marinella, che ha spiegato le filosofie ormai note che stavano dietro la nostra accettazione: dopo lunghissimi mesi di ansie, conferenze di servizio, attenzione ai punti delicati che sono la salute e la sicurezza della popolazione. Ma ho anche rivendicato (per farci ulteriore pubblicità, ed è stata pubblicamente riconosciuta) la professionalità che un Comune così piccolo come il nostro ha mostrato nell'affrontare rapidamente una montagna di problemi di ordine ambientale, urbanistico, burocratico, grazie alla dedizione dei dipendenti di Comune, Provincia, Arpa, a quel martello del vicesindaco Allegranza, e all'alta qualità dei Consulenti di cui ci siamo circondati. Siamo stati molto attaccati, per questi consulenti: ma mica si facevano delle villette a schiera, all'ex Teksid. Tra l'altro, proprio adesso a Linea Tre del TG3, un operatore che oggi era da M&G ha parlato del nostro caso, come caso virtuoso di una piccola comunità che accetta una novità, concerta la trasformazione, tratta migliorie per la sicurezza: mi ha detto, oggi, questo signore, che solo 300 comuni italiani si sono mostrati aperti sul futuro, e pare ci voglia proporre per un premio... Ora si tratta di seguire il processo di costruzione, e di far diventare opere di interesse collettivo le somme ingenti in arrivo nelle casse comunali. Ne parleremo strada facendo. Altri progetti bollono in pentola, per il resto del terreno ancora sottoposto a bonifica. Il tesoro è lo snodo ferroviario, privato, che la Ilvo vuole ulteriormente valorizzare. Ho tagliato il nastro, a nome di tutti noi, cara gente mia. Debbo aver detto anche frasi sconnesse e romantiche, non lo escludo. Ci si fa prendere anche un po' la mano, quando si è tanto lavorato e tanto si è stati massacrati (io più di chiunque, modestia a parte). Arriveranno posti di lavoro, verrà gente in città e io sono alquanto sconfortata nel pensare che troveranno un Centro Storico poco invitante, scrostato, con le pile dei portici dipinte spesso solo su tre lati, con le facciate che perdono i pezzi nell'indifferenza generale, le (brutte) serrande abbassate dopo l'ora di chiusura dei negozi. So solo io quante telefonate faccio ai proprietari, agli amministratori. Quanto cerco incontri, ma in due anni ho trovato porte al massimo socchiuse. Sigh. Ho visto fra la folla anche qualche membro dell'Opposizione. La Maggioranza c'era tutta. Solo noi sappiamo che cosa abbiamo passato, quante discussioni abbiamo fatto per cercare le strade migliori che ci portassero al primo passo. Possiamo dire che è stata una soddisfazione. Ho pensato, confesso, anche ad Angelone, Pino Rotondo, Dario Gallo, che non vedo mai. Il presidente nazionale di Lega Ambiente che era lì, Cogliati Dezza, ha parlato in termini positivi di questa nuova opportunità per le energie rinnovabili. Mi son detta: ma perché mai? Quale sarà stata la sirena che li ha sedotti? Quella dell'abilità retorica, della furbizia, quella dell'antagonismo a tutti i costi? Poco importa ormai. Nuove sfide ci attendono, adesso (e sempre modestia a parte, io sono attesa anche da un giudice).
domenica 10 aprile 2011
Ode ai Gianoli
Forse è una storia strettamente personale, ma nel successo di oggi del video sulla Teksid proiettato al teatro Angelini, nella brillante compilazione del documentario di due ragazze in gamba, Canonica&Ravarino, che ha raccontato gli inizi, gli anni gloriosi e gli anni difficili dell'immensa fonderia che ha cambiato la storia e la vita del nostro Paesello, mi è mancato di sentire una parolina e ammetto di averne sofferto. I Gianoli, cosa sono i Gianoli? Se nessuno li ha nominati, è segno che nessuno lo sa. I Gianoli sono quel mucchietto di case giusto a ridosso dell'immane ex Teksid. Quattro case per così dire normali, più una bellissima cascina del conte Tournon, che sta letteralmente andando in rovina e mi dicono affittata ad un notabile del Consiglio Comunale. Quando sono stati intervistati gli abitanti storici dei Gianoli, Gabriele Vigna ed Enrico Campo, li hanno seduti lì a bordo strada del Ghiaro, ma non s'è detto che quelli erano i Gianoli. Luogo insignificante, si vede. Ma non per chi ci ha vissuto. Io ho passato lì le estati della mia infanzia, dai miei nonni che facevano i marghé: poche famiglie, molto unite fra loro: i Campo, una copiosa dinastia, i più benestanti, che stavano dal Tournon; i Vercellone, nell'ultima cascina in fondo; i Lusso, di fronte ai miei nonni Coggiola. D'estate eravamo nidiate di bambini che giocavano nelle aie, seguivano le donne che lavavano i panni nella roggia. Le mie prime bambole sono state le pannocchie alle quali toglievo i chicchi a formare un volto. Ricordo feste gloriose quando si ammazzava il maiale, o quando c'era la mietitura. La sera, ci si riuniva sulla strada tutti insieme a chiacchierare. E lì ho ascoltato le storie per me misteriose allora di certi ragazzi che i miei nonni e i Campo (per me più che parenti, ancora oggi) nascondevano durante il fascismo, ragazzi scappati per non arruolarsi. Studenti universitari del meridione, con i quali poi sia Teresina Campo che mia mamma mantennero a lungo contatti epistolari. Erano i Cinquanta, certo. E' passata una vita, certo. Gli abitanti se ne sono andati, Teresina ha lasciato la casa durante l'alluvione, e non è mai più tornata. Io ogni tanto ci vado, a guardare la mia infanzia: anche se così proprio non la riconosco. L'enorme struttura si è mangiata tutto, le casette sembrano più piccole, vedere i tetti che crollano della cascina Tournon mi fa stare male. Inoltre: la fila di case che poi si trovano se si percorre la strada del Ghiaro costeggiando la Teksid per andare verso la statale, è una località che si chiama Mugetta (in dialetto, "Migiota"), mentre Giarrea è più verso Saluggia, dopo Cerrone, e non c'entra nulla con la zona Teksid. Vabbé, non importa niente a nessuno, pazienza. Però, i Gianoli. Si chiamano Gianoli, territorio di Crescentino.
mercoledì 6 aprile 2011
domenica 3 aprile 2011
Solidarietà
Parole che mi hanno fatto piacere. Grazie alla mia Maggioranza, e grazie al Pd (e anche al SEL di Vercelli, e alla signora Massa, a Comella e Leo Alati per le loro parole su "La Sesia", e scusate se dimentico qualcuno) mv. "Nei momenti più bui della vita politica, quando tutto sembra congiurare contro le migliori intenzioni, diventa indispensabile fermarsi e analizzare gli eventi. La persecuzione che da mesi il centro-destra crescentinese, in tutte le sue articolazioni, porta avanti contro la persona di Marinella Venegoni segna il primo punto di una campagna di barbarie fatta contro la donna, prima ancora che contro le sue scelte politiche. Attacchi sui giornali, attacchi sui blog, attacchi sui muri con manifesti, sono segnali inequivocabili di una volontà di far male, di uccidere, politicamente e moralmente chi, nella sua assoluta buona fede e trasparenza, cerca di realizzare un progetto per la sua comunità in difesa di una minoranza che non vota. Oggi, nella nostra città, come in tutta la nazione, tira il vento dell’intolleranza verso le minoranze e verso chi cerca di tutelarle. C’è il tentativo di corrompere una comunità naturalmente democratica e pluralista inculcando nella pubblica opinione il germe dell’odio. E’ il frutto di una cultura tollerante verso i corrotti e i corruttori, forcaiola verso i poveri e gli indifesi. Chiediamo a tutti quelli che oggi invocano le dimissioni della sindaca dove sia finito il garantismo che con tanta determinazione chiedono per chi è accusato di ben altri reati, questo garantismo funziona probabilmente solo con alcuni tipi di reato, quali la corruzione, la concussione, la frode fiscale, il peculato. La storia delle idee che ispira questa maggioranza è stata fatta di uomini e donne che, per realizzare gli ideali nati dalla resistenza, hanno sempre accettato il rischio di essere perseguitati e denunciati. Ricordiamo gli operai e i contadini che per difendere la loro dignità ed il loro lavoro furono denunciati e perseguitati. Ma come il tribunale della storia li ha assolti, siamo certi che il tribunale delle coscienze ha già assolto Marinella Venegoni. Pur nell’assoluto rispetto del lavoro della magistratura, riteniamo che la totale estraneità della sindaca rispetto alle ipotesi di reato per le quali ha ricevuto l’avviso di garanzia costituirà l’esito naturale del procedimento in corso".GLI ASSESSORI E I CONSIGLIERI DI MAGGIORANZA COMUNE DI CRESCENTINO ***************************************************************************** Il PD di Crescentino ************************** L’avviso di garanzia (che non è un rinvio a giudizio né una condanna) che ha raggiunto pochi giorni fa la Sindaca Marinella Venegoni è il risultato di una denuncia per un gesto umanitario che condividiamo con forza. Grazie ad esso è stato possibile aiutare una famiglia senza tetto risolvendo in modo dignitoso un disagio che sarebbe stato molto più facile e comodo ignorare. Desideriamo quindi stigmatizzare lo sciacallaggio tenuto da parte dell’opposizione che richiede, ormai di mestiere, le dimissioni del sindaco. In primo luogo la richiesta che arriva dall’ex sindaco Fabrizio Greppi che non avendo ancora digerito la doppia sconfitta (quella di non essere riuscito a portar a termine la legislatura passata perché costretto alle dimissioni dalla sua stessa maggioranza e la sconfitta elettorale susseguente che lo ha visto nel ruolo di unico sindaco uscente a non essere eletto in consiglio) non perde occasione per sputare veleno e ripetere pateticamente che tutto il bene viene per merito suo mentre il resto è male. Adesso fa il moralista ma non ricorda quando ha tentato di vendere una roggia demaniale ad un privato cittadino, ricordandoci in quella occasione Totò quando in un film voleva vendere la Fontana di Trevi a turisti americani. Varcando poi i confini crescentinesi, ricordiamo che parte dell’opposizione, tra cui Greppi, milita nel centro-destra, cioè lo schieramento dell’ex presidente della provincia Masoero e dell’ex assessore Saviolo entrambi arrestati pochi mesi fa per tangenti. Per loro non hanno chiesto le dimissioni. Inoltre il loro leader nazionale è Silvio Berlusconi ormai dedicato a tempo pieno a risolvere, con leggi ad personam, i suoi guai giudiziari venendo meno al suo dovere di trovare soluzione ai problemi di noi italiani. Pensiamo che da persone così, nessun onesto cittadino possa accettare lezioni di moralità e per questo vogliamo esprimere tutta la nostra vicinanza a Marinella Venegoni per una vicenda che non può che finire con una lezione di vera sensibilità al disagio, di solidarietà e autentica umanità.
Gabriele Massa: il Comune e Internet
Parliamo di informatizzazione: grazie al superlativo apporto dell' Ing. Daniele Trinchero del Politecnico di Torino, curatore del progetto “Verrua senza fili”, siamo riusciti ad ottenere un risultato importantissimo, internet gratuito per le nostre scuole primaria e secondaria. Questo permette, chiaramente, un utilizzo didattico e non solo, anche la gestione delle mense tramite sistema di rilevazione delle presenze. E' un punto di partenza, verranno adottate nuove tecnologie di rete all'interno degli uffici comunali che porteranno ad un risparmio annuo di carta ed inchiostri, con posta certificata per gli uffici e linee interne per lo scambio di modulistica senza la necessità di doverla obbligatoriamente stampare.> Verrà sviluppato un nuovo sito internet, molto funzionale rispetto all'attuale , con modulistica scaricabile on-line, sezioni dedicate a commercio, associazioni, sport, tempo libero, turismo e promozione, aggiornabili direttamente dagli addetti ai lavori nell'intento di promuovere la maggior parte delle inziative sfruttando un canale potentissimo, quello del web. Manifestazioni a non finire, in collaborazione con le associazioni Crescentinesi con un programma fitto scaricabile dal sito di Crescentino. Riproporremo il Cineforum, in collaborazione con l'assessore alla cultura Nicoletta Ravarino. Insomma, tutto il possibile per rivitalizzare e rilanciare il nostro paese.
venerdì 1 aprile 2011
Gianrico Graziano: i lavori nelle frazioni
Le frazioni sono una parte consistente del Comune di Crescentino: sette quelle principali alle quali si sommano i nuclei abitati da un minor numero di abitanti. In totale i cittadini che risiedono nelle frazioni ammontano a più di 1950, corrispondenti a quasi 1/4 dell'intera popolazione del Comune. Le deleghe che mi sono state assegnate per Agricoltura e Frazioni mi mettono in continuo contatto con gli abitanti, che avanzano le richieste relative alle necessità che riguardano la loro zona, e ribadiscono di non voler essere trattati come l'ultima ruota del carro, come spesso è successo in precedenza. Per quanto riguarda il futuro posso affermare che nel piano pluriennale degli investimenti si è tenuto conto delle necessità più importanti in ciascuna frazione. Tali investimenti verranno trattati di pari passo con l'avanzamento lavori nelle prossime comunicazioni e negli incontri che si terranno a breve con gli abitanti delle frazioni. Ora cercherò di fare un riesame di ciò che è stato fatto nelle frazioni in questo anno e mezzo di amministrazione comunale. SAN GENUARIO. Sono state asfaltate le vie del centro abitato che si trovavano in stato disastrato. In collaborazione con la Provincia, con il consozio Ovest Sesia e con il Comune, l'impresa Piemonte Scavi ha costruito 3-4 piazzali in corrispondenza del fosso che fiancheggia la strada provinciale che a sua volta si immette sulla strada delle Grange; ciò consente di incrociarsi senza difficoltà con i mezzi in transito. SAN GRISANTE. il circolo ACLI ubificato nelle ex-scuole comunali, che era a rischio chiusura per mancanza di soci è stato rivitalizzato con un nuovo presidente e consiglio di amministrazione, che ha provveduto a ritinteggiare le pareti, ammodernare l'angolo Bar e rendere più fruibile la sala utilizzabile dal medico che incontra i pazienti una volta alla settimana. I due locali sono luogo di incontro per gli abitanti e sono adeguati per organizzare cene sociali in occasione di particolari ricorrenze e festività. Consente così di garantire un luogo di aggregazione alla frazione, che, in sua assenza al contrario rischierebbe di languire. MONTE. Sono state posizionate due nuove panchine nella piazzetta antistante la chiesa e l'edificio delle ex scuole comunali dove abitualmente si incontrano gli abitanti del paese. E' stata avviata una trattativa, ormai in fase conclusiva, con l'Istituto Diocesiano proprietario dell'edificio al fine di creare un locale con servizi al piano terreno che possa servire come punto di ritrovo nella stagione fredda. Sempre nella frazione Monte è ormai conclusa la posa dei tubi in corrispondenza del fosso di fianco alla strada. Si tratta di tubi di ottanta centimetri di diametro autoportanti, al di sopra dei quali e' stata posato uno strato di ghiaia. A breve il tratto verrà ricoperto di asfalto cosicché la strada sia transitabile nei due sensi di marcia. Il lavoro è stato eseguito dal Consorzio Irriguo di Crescentino per l'intero tratto di circa 300m. CAMPAGNA. Si tratta di una frazione che sta diventando una zona residenziale collegata a Crescentino, pertanto la viabilità è particolarmente intensa ed è stata quindi asfaltata la vi interna all'abitato. (Prossimamente si prenderà in considerazione l'ipotesi di installare un rilevatore di velocità sulla strada diretta a Saluggia). GALLI. Dopo diversi incontri con esperti della Provincia, e su richiesta degli abitanti, nella zona Cascinotti è stato installato un autovelox permanente, opportunamente segnalato come richiesto dal codice della strada. Santa Maria. Il lavoro di tombinatura avviato a fianco della strada per creare nuove piazzole è stato sospeso a causa delle avversità atmosferiche dell'ultimo periodo. SAN SILVESTRO. A seguito degli incontri avuti con la provincia la società SII ha provveduto a sistemare gli allacciamenti degli scarichi e dell'acquedotto in previsione dell'asfaltatura delle strada provinciale e della costruzione della rotonda che avverà secondo gli accordi presi e le tempistiche previste dalla Provincia. Colgo l'occasione per rammentare che l'amministrazione promuoverà incontri in ogni frazione nei prossimi mesi durante i quali saranno annunciati gli interventi programmati in tutte le frazioni..
mercoledì 30 marzo 2011
L'accusa, la difesa
Da La Stampa edizione di Vercelli 30 marzo 2011 Abuso d’ufficio e lottizzazione abusiva. Sono due le ipotesi accusatorie mosse al sindaco Marinella Venegoni nell’informazione di garanzia emessa dalla Procura della Repubblica di Vercelli. A far scattare il provvedimento di chiusura delle indagini preliminari a carico del sindaco, difeso da Cosimo Palumbo del Foro di Torino, è la vicenda del campo nomadi di Strada Torino. In qualità di sindaco, avrebbe, secondo l’accusa, realizzato una lottizzazione abusiva con l’insediamento di due container sul terreno di proprietà comunale, che nel piano regolatore ha destinazione agricola. L’abuso d’ufficio si profilerebbe nell’azione di aver ordinato la costruzione di un basamento per i container ad una ditta, utilizzando così fondi comunali per compiere un’opera abusiva. La ditta crescentinese potrebbe essere coinvolta nella vicenda giudiziaria. Si aspettava la notifica da parte della Procura? «Non me lo aspettavo assolutamente. Non pensavo che qualcuno mi desse un premio per aver compiuto un gesto umanitario, ma certo nemmeno attendevo un’informazione di garanzia». E sulle ipotesi d’accusa?«Mi dispiace tantissimo non essere stata interrogata, si potevano chiarire prima diverse inesattezze. Sulla vicenda dell’abuso d’ufficio sono come caduta dal pero: abbiamo richiesto i container alla protezione civile, per ospitare famiglie, con minori, senza un tetto alla vigilia dell’inverno. La realizzazione del basamento è stata disposta dagli uffici su richiesta della Protezione civile: io non ne ero al corrente». Un insediamento che quando è diventata sindaco ha trovato in strada Torino? «Questo campo è lì da oltre 20 anni. C’era un’ordinanza di abbattimento dal 2009 e nella primavera dello stesso anno avevo l’obbligo di farla eseguire. E l’ho fatto, tanto che smantellando le baracche, i rom si sono trovati senza un tetto».I container dovevano essere una soluzione definitiva? «Assolutamente no. Nelle delibere abbiamo sempre scritto che si trattava di un insediamento provvisorio: in attesa di costruire un campo nomadi regolare. Con gli oneri che deriveranno dall’impianto sperimentale di bioetanolo della “Mossi & Ghisolfi” abbiamo in programma la costruzione di un campo nomadi regolare, in zona Gianoli». Quindi si è trattato solo di un intervento sociale? «È stata una scelta umanitaria: queste persone per me sono uguali a tutti gli altri cittadini residenti. Sono da tanti anni regolarmente iscritti all’anagrafe del Comune. Impieghiamo, lo sanno tutti, fondi per gli sfrattati e le altre persone bisognose. E comunque ribadisco che sarebbe stata una soluzione temporanea e lo dimostra il fatto che ora è stato tutto smantellato. I cittadini per me sono tutti uguali, li ho trattati come dice la Costituzione». Dall’opposizione arrivano già le prime richieste di dimissioni... «Chiederle a chi compie un gesto umanitario è davvero un segno di spessore politico». Laura Di Caro
martedì 29 marzo 2011
Aiutare i più deboli: l'assessore Malara
La crisi economica in Italia non accenna a terminare. Anzi la forte disoccupazione soprattutto giovanile,il forte ricorso alla cassa integrazione e la precarietà ci fanno stare in un tunnel dove non si intravvede la via d’uscita. A Crescentino la situazione è ancora più drammatica a causa della chiusura della Teksid e della crisi dell’Italcardano, della Filca e di numerose altre piccole aziende. Di fronte a questo peggioramento della crisi economica il Comune si trova a fronteggiare situazioni drammatiche con pochi mezzi economici soprattutto a causa dei tagli imposti dal governo nazionale. Nonostante ciò l’Amministrazione Venegoni è riuscita a investire una grossa somma di oltre € 500.000 per le politiche sociali. Con queste somme abbiamo cercato di migliorare la qualità della vita e di alleviare le sofferenze delle famiglie crescentinesi. Gli interventi nel 2010 sono stati diversi: 1) Iniziamo dal Natale solidale dove sono stati distribuiti 250 buoni da € 30 caduno a circa 70 famiglie in difficoltà (minimo 2 buoni per nuclei di 1 sola persona fino a un massimo di 6 buoni per famiglie numerose). 2) Si passa poi al Banco Solidale dove 75 famiglie più bisognose ricevono la fornitura mensile di generi alimentari di prima necessità con la collaborazione della locale Protezione Civile e Croce Rossa Italiana. 3) Abbiamo incrementato la consegna a domicilio dei pasti ad anziani soli e in difficoltà. 4) E’ stato effettuato in collaborazione con l’AVULS un progetto per la consegna a domicilio dei farmaci ad anziani soli e senza parenti. 5) Sono stati spesi dal Comune nel 2010 €172.000 per il pagamento totale o parziale delle rette della mensa dei bambini appartenenti a famiglie in difficoltà economiche. 6) Abbiamo stipulato tra Comune e CRI una convenzione per il trasporto gratuito degli ammalati residenti a Crescentino verso le strutture sanitarie con reddito ISEE pari a € 7.500 con spesa a totale carico del Comune. 7)Grazie a un lavoro di sinergia con il CISS sono stati erogati da parte del Consorzio circa € 80.000 di contributi economici per l’anno 2010. Certo molte altre cose hanno bisogno le famiglie crescentinesi che non arrivano alla fine del mese o i giovani che non riescono a crearsi una famiglia per mancanza di un posto di lavoro. Ma come diceva madre Teresa di Calcutta: “Sappiamo bene che ciò che facciamo non è che una goccia nell’oceano. Ma se questa goccia non ci fosse, all’oceano mancherebbe”. Dott. Demetrio MALARA Assessore alle Politiche Sociali e Sanità
Campo Nomadi, avviso all'indagato
Da "La Stampa" edizione di Vercelli, 29 marzo 2011 Di Laura Di Caro ************************************************************************* Avviso di garanzia per il sindaco Marinella Venegoni, che sarebbe accusata di lottizzazione abusiva nel campo nomadi di strada Torino. L’informazione di garanzia della Procura ha raggiunto il primo cittadino ieri pomeriggio. E del suo contenuto non trapela nulla, se non il commento dello stesso sindaco, che ha confermato di aver ricevuto la notifica: «Ho fiducia nella giustizia – commenta Marinella Venegoni –. Mi cercherò un avvocato, andrò al più presto possibile a spiegare le ragioni di quello che ritengo soltanto un gesto umanitario. Abbiamo chiesto i container alla protezione civile di Alessandria per offrirli ad una famiglia senza un tetto sulla testa. Il campo nomadi ora è già stato smantellato, queste famiglie hanno una casa. I container, come da volontà della Regione, sono stati già restituiti: disferemo tutta la zona». «Butteremo il sale - chiosa poi - sulle rovine di Cartagine». Della vicenda del campo nomadi di Crescentino si discute da anni: è dell’agosto del 2010 la notizia che il Comune ha richiesto alla Regione due container da destinare all’emergenza abitativa. Sull’insediamento nomade, presente nell’area da oltre vent’anni, pendeva da tempo un’ordinanza di abbattimento. Lo sgombero delle famiglie slave era stato fissato dall’amministrazione Greppi per il 4 marzo del 2009, ma poco prima la maggioranza di centrodestra era caduta. A cercare una sistemazione per i rom, prima dell’abbattimento, aveva poi provato il commissario straordinario Icardi, con l’intento di spostare le famiglie slave vicino alla Teksid: un’operazione che venne bloccata da una rivolta degli abitanti vicini e dai sinti presenti nella zona. Il sindaco Venegoni decide per l’abbattimento delle baracche e alla fine di agosto richiede 2 container per le 2 famiglie, 16 persone tra cui 12 ragazzi e bambini. Il terreno su cui è insediato il campo nomadi è a destinazione agricola. I container vengono installati in strada Torino e le famiglie nomadi ne fanno la loro casa. La decisione viene contestata da diverse forze politiche, dalla Lega Nord e dal Pdl, e dai consiglieri di opposizione di Crescentino. Nel frattempo Marinella Venegoni promuove una richiesta di contributo alla Regione per costruire un campo nomadi regolare nella zona, un contributo pari a 50 mila euro che sarà poi negato. Il 20 gennaio di quest’anno è proprio la Regione, su impulso della Lega Nord, dopo un sopralluogo, a chiedere la restituzione dei container «perché non ritenevano fossero impiegati per emergenza abitativa». La «lottizzazione abusiva» si profilerebbe proprio nell’aver insediato con i container una zona abitativa su un terreno a destinazione agricola. Più volte Marinella Venegoni ha dichiarato di aver trattato queste persone come gli altri cittadini residenti, per offrire loro un tetto sulla testa, perché «loro sono lì da sempre». E la soluzione di abbattere le baracche dove nel 2003 scoppiò un incendio in cui morì una bambina di soli 3 anni, andava trovata.L’ipotesi d’accusa per la storia infinita delle baracche è lottizzazione abusiva
lunedì 28 marzo 2011
Consiglio Comunale: il Bilancio
Stasera in Piazza Caretto seduta fiume, all'ordine del giorno il Bilancio 2011 e l'approvazione del PEC in area ex Teksid. Sul bilancio, qui di seguito interviene il Vicesindaco e Assessore al Bilancio Franco Allegranza. ************************************************************ ******************************************************************* E’ stato approvato dalla Giunta comunale lo schema di bilancio di previsione per l’anno 2011 che sarà sottoposto all’approvazione definitiva del Consiglio Comunale entro il 31 marzo. Il pareggio di bilancio (uscite uguali alle entrate) per l’anno in corso è di € 9.176.211,41. Rispetto all’anno precedente le entrate subiranno da un lato una diminuzione a causa del minor introito derivante dall’ICI e dai minori trasferimenti di denaro da parte dello Stato (il tutto per una somma di circa 150.000 euro) ma dall’altro lato registreranno un incremento grazie ai proventi da privati a seguito dell’insediamento ILVO / Mossi & Ghisolfi nell’area ex Teksid.. Tra le uscite, circa 1.300.000 euro saranno destinati alla copertura finanziaria per le spese relative al personale e 65.000 saranno dedicati al rinnovo dei cantieri di lavoro che, come è avvenuto nei due anni scorsi, offriranno una possibilità di lavoro a circa dieci persone. Una parte consistente delle voci di spesa è quella relativa alle spese energetiche, come il riscaldamento delle scuole, l’illuminazione pubblica, etc. ed a quelle telefoniche. E’ invece necessario un approfondimento sulla questione raccolta rifiuti. In seguito all’ingresso del Comune nel Consorzio Co.Ve.Var (decisione della precedente amministrazione), la raccolta rifiuti costerà al Comune 250.000 euro in più). L’amministrazione ha deciso, nonostante questo, di non mettere le mani nelle tasche dei cittadini. Quindi non ci sarà nessun aumento della tassa sulla raccolta rifiuti e dell’ addizionale IRPEF. Analogamente è stato deciso non aumentare le rette per la mensa scolastica e di tenere invariati i costi per l’occupazione di spazi pubblici. Riguardo i fondi destinati all’assistenza sociale, dopo i 550.000 euro impiegati lo scorso anno, nel 2011 è previsto lo stanziamento di 660.000 euro. Quindi nonostante i minori introiti e le maggiori spese, l’amministrazione ha deciso il mantenimento ed il miglioramento dei servizi per le persone più bisognose. Tutto questo troverà copertura economica utilizzando in parte le entrate (822.000 euro) derivanti dall’insediaento ILVO / Mossi e Ghisolfi). In ultimo è da considerare l’ingente importo (quasi 2 milioni di euro) che sarà destinato agli investimenti per il territorio (opere pubbliche, rifacimento strade, illuminazione, piste ciclabili, interventi nelle frazioni, giardini, parchi,etc). Complessivamente è un bilancio che tiene in considerazione principalmente le esigenze delle famiglie in difficoltà ma allo stesso tempo non fa mancare i fondi ad un reale programma di investimenti potenzialmente in grado di rilanciare Crescentino. Assessore Bilancio e Finanze Franco Allegranza
domenica 27 marzo 2011
Pace preventiva
Da La Stampa 27 marzo 2011 Arco baleno DI RICCARDO BARENGHI Hanno ragione i pacifisti quando dicono che per un mese, mentre in Libia divampava la rivolta, l’Occidente è stato a guardare senza prendere neanche un’iniziativa politica, diplomatica o umanitaria per aiutare i ribelli e costringere Gheddafi a trattare una soluzione pacifica. In effetti nessuno ha mosso un dito se non per sparare quando è cominciato l’attacco. Tuttavia, non è che in quel mese sia sia sentita vibrare la voce della pace, non si è visto un corteo, un convegno, una qualsiasi mobilitazione che anticipasse la guerra e indicasse una strada alternativa. Eppure i pacifisti lo sanno meglio di chiunque altro: la pace o è preventiva oppure non è.
mercoledì 23 marzo 2011
Il bollettino e il diretur della Gazzetta
La mamma dei guai è sempre incinta. E alla vigilia delle giornate del Fai che celebrano le bellezze italiane, e che a Crescentino avranno come oggetto d'interesse il Palazzo Comunale, debbo mettere da parte la gioia per un quadro arrivato oggi in Comune da parte del vecchio PCI, del 1948, che raffigura la fucilazione dei 9 Martiri e diventerà patrimonio collettivo. Un dono importante, significativo, per la nostra Comunità.
E comunque la storia non è questa, adesso. La storia è che a quelli ormai leggendari della "Periferia" (la finezza è che piuttosto che pubblicare una mia foto ci mettono una sedia vuota) si aggiungono ormai da tempo gli strali della quindicinale "Gazzetta", il mio giornale preferito. Che tutte le volte me le canta e me le suona, ma ultimamente ha anche alzato il tiro.
E in un fondino malizioso del suo giovane direttore Umberto Lorini (che spesso mi dà lezioni di vita) mi viene rimproverato di essere una furbetta del quartierino: "E pensare che questi si sono presentati alle elezioni per metter fine al malcostume, dicevano, di chi li ha preceduti in Municipio. Che tristezza".
Che tristezza, sì. Anche per me. Siamo in due.
Lorini mi rimprovera di essermi aumentata di 200 euro l'indennità mensile, per dar vita a un bollettino di informazione ("Notizie in Comune") che arriverà in tutte le case la prossima settimana.
Mi spiega che dovevo aprire un capitolo nel bilancio, "allocarvi" (orrore di parola) 2.400 euro, aprire un bando di gara, etc etc.
Lui mi spiega. E io gli debbo spiegare allora che l'art.6 comma 8 della Legge 122/2010 riduce per gli Enti Locali le spese di pubblicità dell'80 per cento rispetto al 2009: anno in cui a Crescentino c'è stato il Commissario per sei mesi, e non s'è speso praticamente nulla.
Tale fatto non è stato nemmeno preso in considerazione, malgrado fosse scritto in delibera (le delibere vanno lette, diretur!) perché l'assunto, a prescindere, è che voglio far la furba. Sigh.
Ah. "Notizie in Comune" non è in collaborazione con la Gazzetta, ma con La Voce, periodico un po' defilato nel nostro territorio, che promuove questa formula già in vari altri paesi del circondario. Noi gli diamo gli articoli, loro li pubblicano. Stop.
Quando lo vedrete, capirete che l'intenzione è solo di far arrivare a tutta la popolazione (via posta) le attività e le iniziative del Comune, perché è giusto che la gente sappia che cosa si decide in piazza Caretto. Già l'anno scorso era arrivato il bilancio a tutte le famiglie a casa, un buon metodo per far conoscere quel che si decide per il bene (secondo noi) della città.
Dice anche il diretur che la mia è una iniziativa privatistica, che toccherà al Comune pagare gli oneri. Ma io, che incasso i 200 euro mensili in più dentro la mia indennità e sottolineo mia, ci debbo pagare le tasse e lo faccio volentieri, non sono mai vissuta per i soldi sennò a quest'ora sarei altrove. Però ritengo anche che ognuno con i propri soldi possa fare ciò che vuole: e io ho deciso così, invece che andare a far la bella vita con questi 200 euro mensili.
Però, aggiungo, bisognerebbe avere un po' di pazienza, prima di dar del furbastro al prossimo, così alla leggera. E vedere almeno di cosa si tratta. Sfogliare, capire se è un giornale scorretto, prima di sparare sentenze, parlare di "pietosi trucchetti" e accusare di violare la deontologia professionale.
Sennò, dopo un attacco così pesante, viene in mente Esopo.
"Un lupo e un agnello, spinti dalla sete, si ritrovarono a bere allo stesso ruscello. Il lupo era più a monte, mentre l'agnello beveva verso valle. La fame spinse il lupo ad attaccar briga: "Perché osi intorbidarmi l'acqua?".
L'agnello tremando rispose: "Come posso fare questo se l'acqua scorre da te a me?".
"E' vero, ma tu sei mesi fa mi hai insultato con brutte parole"
"Impossibile, sei mesi fa non ero ancora nato".
"Allora - riprese il lupo - fu certo tuo padre a rivolgermi tutte quelle villanie". Quindi saltò addosso all'agnello e se lo mangiò. Questo racconto è diretto a tutti coloro che opprimono i giusti nascondendosi dietro falsi pretesti"
(ma in realtà, va bene anche l'altra favola esopiana della Volpe e dell'Uva).
domenica 20 marzo 2011
mercoledì 16 marzo 2011
Per gli studenti di Crescentino nei 150 anni d'Italia
Questa mattina, per i bambini della Scuola Materna e delle Elementari, e per i ragazzi delle Scuole Medie, ho tenuto un breve discorso.
Si sono riuniti in piazza Caretto per festeggiare i 150 anni dell'Unità d'Italia. Uno spettacolo bellissimo, vederli con le loro magliette tricolori, e sentirli cantare l'Inno, con la presenza degli Alpini che hanno fatto l'Alzabandiera, e con due trombettisti, padre e figlio, che hanno suonato una versione di "Fratelli d'Italia" con il loro strumento.
Che cosa gli ho detto.
Cari ragazzi.
Se c’è una cosa che vorrei fermamente oggi, è che questa nostra festa in piazza non venga vissuta da voi come una cerimonia ufficiale, di quelle che si fanno per obbligo, perché così ha deciso la scuola, o il preside, o il calendario istituzionale. Per carità, teniamoci alla larga da qualsiasi ombra di rituale o di liturgia canonica. Guardiamoci in faccia, e parliamo, senza parolone ridondanti o tamburi solenni.
Sia ben chiaro. Voi siete venuti qui per fare una festa di famiglia, una di quelle feste che si fanno tutti assieme – sapete, quelle feste dove si mescolano e fanno una felice confusione papà, mamma, nonni, zii, cugini, parenti anche lontani e mai conosciuti – tutti assieme per riscoprire l’uno accanto all’altro chi siamo, per ritrovarci simbolicamente in un legame unico che ci confermi nella nostra comune identità.
Una festa di famiglia che – ne sono certa – ricorderete con nostalgia dolce tra 50 anni, quando celebrerete i 200 anni di vita dell’Italia e sarete ormai adulti, papà e mamme felici, e ripenserete a quel lontano 16 marzo del 2011, a una giornata umida di pioggia nella quale voi, ancora ragazzi, siete stati invitati a far sventolare una bandiera o a celebrare con la vostra semplice presenza in piazza una identità che è vostra, incancellabile, orgogliosamente unica.
Tra 50 anni sarete, ben più che oggi, cittadini dell’Europa, viaggiatori del mondo. Parlerete più lingue, vi muoverete con mezzi oggi nemmeno immaginabili, Internet e il computer saranno strumenti comuni d’ogni vostro minuto di vita.
Eppure, passati quei 50 anni, sarete, ancora quel giorno come oggi, interpreti d’una storia che è soltanto vostra, dove ci stanno certamente Garibaldi, Cavour, Mazzini, Pisacane, i fratelli Bandiera, i mille della camicia rossa, Vittorio Emanuele, e tutti quelli che hanno fatto l’unità nazionale del nostro paese, ma una storia dove stanno anche Dante e Leonardo da Vinci, Cesare e Cicerone, Michelangelo e Petrarca, Boccaccio e Moravia e Pasolini, Marconi e Belli, Cristoforo Colombo e Amerigo Vespucci: una storia, insomma, fatta di un lungo tempo che ha saputo segnare la cultura, l’intelligenza, il sapere di un mondo intero, anche ancor prima di farsi unità nazionale.
Siate orgogliosi di questo patrimonio, che è vostro soltanto. Non cedete alle lusinghe che qualche speculatore tenta agli umori facili delle emozioni irrazionali piuttosto che alla vostra intelligenza; Dante, Colombo, Marconi, Leonardo sono la vostra storia, e lo saranno sempre, anche tra 50 anni, e la vostra storia sarà - quel giorno del 2061 – una bella storia come oggi.
Una storia con la bandiera tricolore di tutti noi, una bandiera nella quale, accanto a quei nomi orgogliosi che avete studiato e state studiando sui libri di scuola, Giulio Cesare, Dante, Colombo, Leonardo, c’è scritto anche – e se guardate bene lo vedrete – il nome di quanti, i vostri papà, le vostre mamme, gli interpreti senza grandi nome di un lavoro quotidiano e semisconosciuto che fa la vita della nostra società, nomi tutti che trovano nelle parole della nostra Costituzione - la Costituzione mia e di ciascuno di tutti voi – l’affermazione concreta di un impegno a difendere sempre una società che è e sia democratica nel convincimento comune che la difesa della legalità, l’onestà dei poteri, il rispetto dei doveri, la parità delle persone senza differenza di sesso, lingua, religione, condizione sociale, sono la struttura fondamentale della nostra convivenza.
Se rispetteremo quanto sta scritto nella Costituzione, e lo difenderemo, non cedendo alla forza illegittima dei potenti, battendoci perché giustizia e libertà siano nostri compagni di vita, allora quel 16 marzo del 2061 voi potrete ricordare con dolce nostalgia questo 16 marzo di oggi e ancora una volta potrete cantare tutti insieme le parole, certamente retoriche, anche un tantino roboanti, che scrisse 150 anni fa un giovanotto, poco più di un ragazzo della vostra stessa età, ma sincere, autentiche, sentite nel profondo dell’animo: “Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta”.
Ragazzi miei cari, sognate quel giorno tra 50 anni. E abbiate una vita felice, orgogliosi di essere italiani. Italiani liberi, senza distinzioni di sesso, razza, religione, condizione sociale.
Italiani tutti.
Si sono riuniti in piazza Caretto per festeggiare i 150 anni dell'Unità d'Italia. Uno spettacolo bellissimo, vederli con le loro magliette tricolori, e sentirli cantare l'Inno, con la presenza degli Alpini che hanno fatto l'Alzabandiera, e con due trombettisti, padre e figlio, che hanno suonato una versione di "Fratelli d'Italia" con il loro strumento.
Che cosa gli ho detto.
Cari ragazzi.
Se c’è una cosa che vorrei fermamente oggi, è che questa nostra festa in piazza non venga vissuta da voi come una cerimonia ufficiale, di quelle che si fanno per obbligo, perché così ha deciso la scuola, o il preside, o il calendario istituzionale. Per carità, teniamoci alla larga da qualsiasi ombra di rituale o di liturgia canonica. Guardiamoci in faccia, e parliamo, senza parolone ridondanti o tamburi solenni.
Sia ben chiaro. Voi siete venuti qui per fare una festa di famiglia, una di quelle feste che si fanno tutti assieme – sapete, quelle feste dove si mescolano e fanno una felice confusione papà, mamma, nonni, zii, cugini, parenti anche lontani e mai conosciuti – tutti assieme per riscoprire l’uno accanto all’altro chi siamo, per ritrovarci simbolicamente in un legame unico che ci confermi nella nostra comune identità.
Una festa di famiglia che – ne sono certa – ricorderete con nostalgia dolce tra 50 anni, quando celebrerete i 200 anni di vita dell’Italia e sarete ormai adulti, papà e mamme felici, e ripenserete a quel lontano 16 marzo del 2011, a una giornata umida di pioggia nella quale voi, ancora ragazzi, siete stati invitati a far sventolare una bandiera o a celebrare con la vostra semplice presenza in piazza una identità che è vostra, incancellabile, orgogliosamente unica.
Tra 50 anni sarete, ben più che oggi, cittadini dell’Europa, viaggiatori del mondo. Parlerete più lingue, vi muoverete con mezzi oggi nemmeno immaginabili, Internet e il computer saranno strumenti comuni d’ogni vostro minuto di vita.
Eppure, passati quei 50 anni, sarete, ancora quel giorno come oggi, interpreti d’una storia che è soltanto vostra, dove ci stanno certamente Garibaldi, Cavour, Mazzini, Pisacane, i fratelli Bandiera, i mille della camicia rossa, Vittorio Emanuele, e tutti quelli che hanno fatto l’unità nazionale del nostro paese, ma una storia dove stanno anche Dante e Leonardo da Vinci, Cesare e Cicerone, Michelangelo e Petrarca, Boccaccio e Moravia e Pasolini, Marconi e Belli, Cristoforo Colombo e Amerigo Vespucci: una storia, insomma, fatta di un lungo tempo che ha saputo segnare la cultura, l’intelligenza, il sapere di un mondo intero, anche ancor prima di farsi unità nazionale.
Siate orgogliosi di questo patrimonio, che è vostro soltanto. Non cedete alle lusinghe che qualche speculatore tenta agli umori facili delle emozioni irrazionali piuttosto che alla vostra intelligenza; Dante, Colombo, Marconi, Leonardo sono la vostra storia, e lo saranno sempre, anche tra 50 anni, e la vostra storia sarà - quel giorno del 2061 – una bella storia come oggi.
Una storia con la bandiera tricolore di tutti noi, una bandiera nella quale, accanto a quei nomi orgogliosi che avete studiato e state studiando sui libri di scuola, Giulio Cesare, Dante, Colombo, Leonardo, c’è scritto anche – e se guardate bene lo vedrete – il nome di quanti, i vostri papà, le vostre mamme, gli interpreti senza grandi nome di un lavoro quotidiano e semisconosciuto che fa la vita della nostra società, nomi tutti che trovano nelle parole della nostra Costituzione - la Costituzione mia e di ciascuno di tutti voi – l’affermazione concreta di un impegno a difendere sempre una società che è e sia democratica nel convincimento comune che la difesa della legalità, l’onestà dei poteri, il rispetto dei doveri, la parità delle persone senza differenza di sesso, lingua, religione, condizione sociale, sono la struttura fondamentale della nostra convivenza.
Se rispetteremo quanto sta scritto nella Costituzione, e lo difenderemo, non cedendo alla forza illegittima dei potenti, battendoci perché giustizia e libertà siano nostri compagni di vita, allora quel 16 marzo del 2061 voi potrete ricordare con dolce nostalgia questo 16 marzo di oggi e ancora una volta potrete cantare tutti insieme le parole, certamente retoriche, anche un tantino roboanti, che scrisse 150 anni fa un giovanotto, poco più di un ragazzo della vostra stessa età, ma sincere, autentiche, sentite nel profondo dell’animo: “Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta”.
Ragazzi miei cari, sognate quel giorno tra 50 anni. E abbiate una vita felice, orgogliosi di essere italiani. Italiani liberi, senza distinzioni di sesso, razza, religione, condizione sociale.
Italiani tutti.
domenica 13 marzo 2011
Per favore mettete fuori il Tricolore
Toc toc, disturbo?
Volevo chiedervi una cortesia.
Potreste mettere la bandiera tricolore fuori dalle finestre o dai balconi di casa vostra, in questi giorni?
Grazie, e buon centocinquantenario d'Italia
Volevo chiedervi una cortesia.
Potreste mettere la bandiera tricolore fuori dalle finestre o dai balconi di casa vostra, in questi giorni?
Grazie, e buon centocinquantenario d'Italia
venerdì 11 marzo 2011
Taverna, telefonini da buttare e beneficienza
Gianni Taverna è un assessore all'Ambiente pieno di idee, appassionato, e che si dà un sacco da fare. Ci sono un sacco di progetti nella cartellina gialla che si porta sempre dietro, il primo ci darà da fare domani mattina, ed è questo.
Sabato 12 in Piazza Caretto, dalle 9 alle 18, in collaborazione con la Croce Rossa, una iniziativa che comprende diverse sfere: riduzione rifiuti, recupero e/o smaltimento corretto dei materiali altamente inquinanti se gettati nell' indifferenziato.
I cittadini potranno smaltire i cellulari che non usano più, quelli che si accumulano nei cassetti perché non si sa dove buttarli.
I dati sono impressionanti. Ogni anno il 27 per cento degli europei cambia il cellulare, ma solo il 2,5 per cento (2,5 milioni su 100)viene riciclato in modo corretto.
Ovviamente non contiamo di raccogliere grandi cifre l'importante è
offrire un modo corretto di smaltire i cellulari.
Grazie all'impegno della Croce Rossa potremmo trarre anche un piccolo
vantaggio economico per finanziare iniziative sociali e meritevoli, appunto della stessa Croce Rossa.
giovedì 10 marzo 2011
Giustizia, minato l'equilibrio fra i Poteri
Carlo Federico Grosso
da La Stampa di oggi.
Oggi il Consiglio dei ministri dovrebbe varare la riforma costituzionale della giustizia: Una riforma «epocale», l'ha definita qualche giorno fa il Presidente del Consiglio.
Se il Parlamento, a chiusura del lungo iter parlamentare previsto, dovesse davvero approvarla, la giustizia italiana non sarebbe, in effetti, più la stessa. Cambierebbe pelle, caratura, peso, incisività, colore. Sarebbe una giustizia del tutto diversa rispetto a quella che conosciamo.
I punti salienti della riforma dovrebbero essere, stando alle indiscrezioni, la separazione delle carriere, la spaccatura in due del Csm, l'istituzione di una «Alta corte di giustizia» destinata a gestire la disciplina dei magistrati, un diverso livello d'indipendenza a seconda che si tratti di giudici o di pubblici ministeri.
L' elenco prosegue con la limitazione dell'obbligatorietà dell'azione penale (che diventerebbe esercitabile «secondo le priorità stabilite da una legge» votata ogni anno dal Parlamento), la polizia giudiziaria autonoma dal pubblico ministero, l'introduzione della responsabilità civile dei magistrati che sbagliano.
Ebbene, nel suo insieme questo complesso di innovazioni determinerebbe una profonda alterazione del rapporto oggi esistente fra i poteri dello Stato. L'idea liberale di una magistratura destinata ad esercitare in modo indipendente il controllo di legalità sull'attività dei cittadini, soggetta soltanto al rispetto della legge, cederebbe il passo all'idea di una magistratura condizionata dal potere politico, ed in particolare dal potere esecutivo. Si realizzerebbe in modo traumatico, e fortemente limitativo delle prerogative della giurisdizione, quel «riequilibrio» fra i poteri che viene da tempo vagheggiato da una parte consistente della nostra classe politica.
Soprattutto, una riforma così configurata rischierebbe d'incidere profondamente sull'autonomia delle Procure della Repubblica e, pertanto, sull'esercizio dell'azione penale da parte dell'ordine giudiziario.
Pensate: il pubblico ministero, secondo quanto si prefigurerebbe, non farebbe più parte di un «ordine autonomo ed indipendente da ogni altro potere dello Stato», ma costituirebbe, più semplicemente, un «ufficio» al quale la legge «assicura l'indipendenza»; esso non sarebbe più il protagonista delle indagini, ma dovrebbe sottostare alle iniziative ed alle valutazioni di una polizia giudiziaria resa autonoma dal suo ufficio e gerarchicamente dipendente dal governo; esso non sarebbe più libero di scegliere le priorità nelle indagini penali, ma dovrebbe comunque sottostare alle priorità dettate dal Parlamento.
Si consideri, d'altronde, la profonda modificazione che subirebbe il principio di indipendenza dell'ordine giudiziario, considerato a ragione cardine dello Stato di diritto. Oggi il principio d'indipendenza della magistratura è formulato in maniera piena dalla Costituzione, che stabilisce che «la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere», e prevede, a presidio concreto di questo enunciato, un Csm forte ed autorevole, presieduto dal Capo dello Stato. Domani, se la riforma avviata dal governo dovesse essere approvata, s'indebolirebbe il principio generale d'indipendenza (riconoscendo la funzione di potere dello Stato autonomo dagli altri poteri soltanto alla magistratura giudicante), e, soprattutto, si vanificherebbe il presidio concreto dell'indipendenza dell'ordine giudiziario costituito dal sistema di autogoverno della magistratura.
Dividere, spaccare, significa già di per sé indebolire. S'ipotizza, peraltro, non soltanto di dividere in due il Csm, ma, altresì, di privarlo dei suoi poteri più nobili e incisivi, attraverso i quali esso ha potuto, negli anni, costituire uno strumento di tutela efficace dei singoli magistrati e della magistratura nel suo insieme ed essere voce autorevole dell'ordine giudiziario, riducendolo, nei fatti, a mera istituzione burocratica per la gestione dei trasferimenti e delle promozioni dei magistrati. Davvero una iniziativa utile per il Paese?
C'è un ulteriore profilo che, su tutt'altro piano, preoccupa. Si prevede che i due Csm siano modificati nella loro composizione, con incremento dei componenti laici di designazione politica, si prevede di istituire una «Alta corte di giustizia» anch'essa a maggioranza «laica», si prevede di introdurre la responsabilità civile dei magistrati che sbagliano. Talune di queste innovazioni di per sé potrebbero anche essere apprezzate. Non c'è tuttavia il rischio che esse, ancora una volta considerate nel loro insieme, e sommate alle altre novità proposte, realizzino, nei fatti, una intimidazione destinata a rendere i magistrati timorosi, e pertanto più timidi nel perseguire i reati e i loro autori?
Tutti riteniamo che la giustizia italiana oggi non funzioni come dovrebbe e che sia pressante l'esigenza di una riforma in grado di restituirle efficienza, rapidità e credibilità. Per soddisfare questa esigenza prioritaria servono peraltro incisive modificazioni dei codici e della legislazione ordinaria. Non serve sicuramente l'azzardo di una modifica dei principi costituzionali.
***
da La Stampa di oggi.
Oggi il Consiglio dei ministri dovrebbe varare la riforma costituzionale della giustizia: Una riforma «epocale», l'ha definita qualche giorno fa il Presidente del Consiglio.
Se il Parlamento, a chiusura del lungo iter parlamentare previsto, dovesse davvero approvarla, la giustizia italiana non sarebbe, in effetti, più la stessa. Cambierebbe pelle, caratura, peso, incisività, colore. Sarebbe una giustizia del tutto diversa rispetto a quella che conosciamo.
I punti salienti della riforma dovrebbero essere, stando alle indiscrezioni, la separazione delle carriere, la spaccatura in due del Csm, l'istituzione di una «Alta corte di giustizia» destinata a gestire la disciplina dei magistrati, un diverso livello d'indipendenza a seconda che si tratti di giudici o di pubblici ministeri.
L' elenco prosegue con la limitazione dell'obbligatorietà dell'azione penale (che diventerebbe esercitabile «secondo le priorità stabilite da una legge» votata ogni anno dal Parlamento), la polizia giudiziaria autonoma dal pubblico ministero, l'introduzione della responsabilità civile dei magistrati che sbagliano.
Ebbene, nel suo insieme questo complesso di innovazioni determinerebbe una profonda alterazione del rapporto oggi esistente fra i poteri dello Stato. L'idea liberale di una magistratura destinata ad esercitare in modo indipendente il controllo di legalità sull'attività dei cittadini, soggetta soltanto al rispetto della legge, cederebbe il passo all'idea di una magistratura condizionata dal potere politico, ed in particolare dal potere esecutivo. Si realizzerebbe in modo traumatico, e fortemente limitativo delle prerogative della giurisdizione, quel «riequilibrio» fra i poteri che viene da tempo vagheggiato da una parte consistente della nostra classe politica.
Soprattutto, una riforma così configurata rischierebbe d'incidere profondamente sull'autonomia delle Procure della Repubblica e, pertanto, sull'esercizio dell'azione penale da parte dell'ordine giudiziario.
Pensate: il pubblico ministero, secondo quanto si prefigurerebbe, non farebbe più parte di un «ordine autonomo ed indipendente da ogni altro potere dello Stato», ma costituirebbe, più semplicemente, un «ufficio» al quale la legge «assicura l'indipendenza»; esso non sarebbe più il protagonista delle indagini, ma dovrebbe sottostare alle iniziative ed alle valutazioni di una polizia giudiziaria resa autonoma dal suo ufficio e gerarchicamente dipendente dal governo; esso non sarebbe più libero di scegliere le priorità nelle indagini penali, ma dovrebbe comunque sottostare alle priorità dettate dal Parlamento.
Si consideri, d'altronde, la profonda modificazione che subirebbe il principio di indipendenza dell'ordine giudiziario, considerato a ragione cardine dello Stato di diritto. Oggi il principio d'indipendenza della magistratura è formulato in maniera piena dalla Costituzione, che stabilisce che «la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere», e prevede, a presidio concreto di questo enunciato, un Csm forte ed autorevole, presieduto dal Capo dello Stato. Domani, se la riforma avviata dal governo dovesse essere approvata, s'indebolirebbe il principio generale d'indipendenza (riconoscendo la funzione di potere dello Stato autonomo dagli altri poteri soltanto alla magistratura giudicante), e, soprattutto, si vanificherebbe il presidio concreto dell'indipendenza dell'ordine giudiziario costituito dal sistema di autogoverno della magistratura.
Dividere, spaccare, significa già di per sé indebolire. S'ipotizza, peraltro, non soltanto di dividere in due il Csm, ma, altresì, di privarlo dei suoi poteri più nobili e incisivi, attraverso i quali esso ha potuto, negli anni, costituire uno strumento di tutela efficace dei singoli magistrati e della magistratura nel suo insieme ed essere voce autorevole dell'ordine giudiziario, riducendolo, nei fatti, a mera istituzione burocratica per la gestione dei trasferimenti e delle promozioni dei magistrati. Davvero una iniziativa utile per il Paese?
C'è un ulteriore profilo che, su tutt'altro piano, preoccupa. Si prevede che i due Csm siano modificati nella loro composizione, con incremento dei componenti laici di designazione politica, si prevede di istituire una «Alta corte di giustizia» anch'essa a maggioranza «laica», si prevede di introdurre la responsabilità civile dei magistrati che sbagliano. Talune di queste innovazioni di per sé potrebbero anche essere apprezzate. Non c'è tuttavia il rischio che esse, ancora una volta considerate nel loro insieme, e sommate alle altre novità proposte, realizzino, nei fatti, una intimidazione destinata a rendere i magistrati timorosi, e pertanto più timidi nel perseguire i reati e i loro autori?
Tutti riteniamo che la giustizia italiana oggi non funzioni come dovrebbe e che sia pressante l'esigenza di una riforma in grado di restituirle efficienza, rapidità e credibilità. Per soddisfare questa esigenza prioritaria servono peraltro incisive modificazioni dei codici e della legislazione ordinaria. Non serve sicuramente l'azzardo di una modifica dei principi costituzionali.
***
mercoledì 9 marzo 2011
Napolitano: donne, contrastate i luoghi comuni
"In Italia, come in tutti gli stati democratici, le donne hanno raggiunto molti obiettivi, ma in questo viaggio verso la parità c'è stata una forte accelerazione nell'ultimo cinquantennio". Lo ha affermato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel corso del suo intervento al Quirinale per la celebrazione della Giornata internazionale della donna, occasione per ripercorrere il percorso compiuto dalla condizione femminile nei 150 anni dell'Unità d'Italia.
"Il merito - ha aggiunto - si deve soprattutto all'impegno combattivo delle donne, alla loro capacità di unirsi e di rivendicare con fermezza i propri diritti. Oggi si può affermare che il grado d'impegno delle donne per la parità, l'affermazione del loro ruolo nei vari ambiti sociali, il livello di uguaglianza, di dignità e di considerazione di cui esse godono sono tra i principali indicatori della maturità e dello stato di salute dei sistemi democratici".
"Tuttavia - ha proseguito il Capo dello Stato - le donne italiane sono ancora lontane dall'aver conquistato la parità in molti campi. Basti ricordare il divario di genere, quale risulta anche dai rapporti internazionali, nella rappresentanza politica, nei media, ancora in qualche carriera pubblica, nella conduzione delle imprese, basti più in generale ricordare il divario e le strozzature che pesano nell'accesso al mercato del lavoro. Ne soffrono soprattutto le ragazze, le giovani in cerca di occupazione : e per comprendere quali energie e potenzialità rischino così di essere sacrificate, basta vedere - porto solo questo esempio - come si fanno valere ricercatrici italiane quali quelle che ho incontrato qualche giorno fa al CERN di Ginevra".
"Ma credo - ha aggiunto il Presidente - che per raggiungere una parità sostanziale sia necessario incidere essenzialmente sulla cultura diffusa: sulla concezione del ruolo della donna, sugli squilibri persistenti e capillari nelle relazioni tra i generi, su un'immagine consumistica che la riduce da soggetto ad oggetto, propiziando comportamenti aggressivi che arrivano fino al delitto. Per favorire il cammino verso una parità sostanziale, molto devono fare la scuola e i mezzi di comunicazione attraverso i valori che trasmettono, e una rilevante responsabilità cade su quanti hanno ruoli preminenti in tutti gli ambiti e le professioni ; alle donne in particolare, tocca offrire validi modelli di comportamento.
Non solo a quante hanno particolari funzioni e visibilità, ma a tutte le donne spetta, nella quotidianità della loro vita, il dovere di contrastare luoghi comuni, di esigere rispetto e considerazione". "Ne consegue - ha rilevato il Presidente - che l'ulteriore cammino verso la parità di genere non può non essere parte di una generale ripresa di valori civili".Il Presidente della Repubblica nel corso del suo intervento ha anche sottolineato come "in occasione del 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia ci si sta giustamente adoperando per valorizzare la partecipazione femminile al percorso risorgimentale". "Il Risorgimento - ha detto - non aveva come solo obiettivo l'Unità nazionale, ma si proponeva anche il rinnovamento istituzionale, civile e morale del paese. Il ramo femminile della carboneria aveva come motto "Onore e virtù". In questa necessaria opera di rinnovamento morale le donne di oggi, come quelle di ieri, sono chiamate a dare un contributo fondamentale".
"E sono certo - ha concluso il Presidente Napolitano - che anche le nuove italiane, le tante donne immigrate che sono già diventate o diventeranno nostre concittadine, le tante che lavorano con abnegazione e senso del decoro, faranno anche esse la loro parte".-->
(dal sito del Quirinale)
"Il merito - ha aggiunto - si deve soprattutto all'impegno combattivo delle donne, alla loro capacità di unirsi e di rivendicare con fermezza i propri diritti. Oggi si può affermare che il grado d'impegno delle donne per la parità, l'affermazione del loro ruolo nei vari ambiti sociali, il livello di uguaglianza, di dignità e di considerazione di cui esse godono sono tra i principali indicatori della maturità e dello stato di salute dei sistemi democratici".
"Tuttavia - ha proseguito il Capo dello Stato - le donne italiane sono ancora lontane dall'aver conquistato la parità in molti campi. Basti ricordare il divario di genere, quale risulta anche dai rapporti internazionali, nella rappresentanza politica, nei media, ancora in qualche carriera pubblica, nella conduzione delle imprese, basti più in generale ricordare il divario e le strozzature che pesano nell'accesso al mercato del lavoro. Ne soffrono soprattutto le ragazze, le giovani in cerca di occupazione : e per comprendere quali energie e potenzialità rischino così di essere sacrificate, basta vedere - porto solo questo esempio - come si fanno valere ricercatrici italiane quali quelle che ho incontrato qualche giorno fa al CERN di Ginevra".
"Ma credo - ha aggiunto il Presidente - che per raggiungere una parità sostanziale sia necessario incidere essenzialmente sulla cultura diffusa: sulla concezione del ruolo della donna, sugli squilibri persistenti e capillari nelle relazioni tra i generi, su un'immagine consumistica che la riduce da soggetto ad oggetto, propiziando comportamenti aggressivi che arrivano fino al delitto. Per favorire il cammino verso una parità sostanziale, molto devono fare la scuola e i mezzi di comunicazione attraverso i valori che trasmettono, e una rilevante responsabilità cade su quanti hanno ruoli preminenti in tutti gli ambiti e le professioni ; alle donne in particolare, tocca offrire validi modelli di comportamento.
Non solo a quante hanno particolari funzioni e visibilità, ma a tutte le donne spetta, nella quotidianità della loro vita, il dovere di contrastare luoghi comuni, di esigere rispetto e considerazione". "Ne consegue - ha rilevato il Presidente - che l'ulteriore cammino verso la parità di genere non può non essere parte di una generale ripresa di valori civili".Il Presidente della Repubblica nel corso del suo intervento ha anche sottolineato come "in occasione del 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia ci si sta giustamente adoperando per valorizzare la partecipazione femminile al percorso risorgimentale". "Il Risorgimento - ha detto - non aveva come solo obiettivo l'Unità nazionale, ma si proponeva anche il rinnovamento istituzionale, civile e morale del paese. Il ramo femminile della carboneria aveva come motto "Onore e virtù". In questa necessaria opera di rinnovamento morale le donne di oggi, come quelle di ieri, sono chiamate a dare un contributo fondamentale".
"E sono certo - ha concluso il Presidente Napolitano - che anche le nuove italiane, le tante donne immigrate che sono già diventate o diventeranno nostre concittadine, le tante che lavorano con abnegazione e senso del decoro, faranno anche esse la loro parte".-->
(dal sito del Quirinale)
martedì 8 marzo 2011
La ballata della donne
Quando ci penso, che il tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
e poi le mogli e le figlie e le nuore,
femmina penso, se penso una gioia:
pensarci il maschio, ci penso la noia.
Quando ci penso, che il tempo è venuto,
la partigiana che qui ha combattuto,
quella colpita, ferita una volta,
e quella morta, che abbiamo sepolta,
femmina penso, se penso la pace:
pensarci il maschio, pensare non piace.
Quando ci penso, che il tempo ritorna,
che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
penso che è culla una pancia di donna,
e casa è pancia che tiene una gonna,
e pancia è cassa, che viene al finire,
che arriva il giorno che si va a dormire.
Perché la donna non è cielo,
è terracarne di terra che non vuole guerra:
è questa terra, che io fui seminato,
vita ho vissuto che dentro ho piantato,
qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente.
Femmina penso, se penso l'umano
la mia compagna, ti prendo per mano.
Edoardo Sanguineti
(stasera, cena delle "Donne in cerca di guai" al Polivalente, ore 20)
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
e poi le mogli e le figlie e le nuore,
femmina penso, se penso una gioia:
pensarci il maschio, ci penso la noia.
Quando ci penso, che il tempo è venuto,
la partigiana che qui ha combattuto,
quella colpita, ferita una volta,
e quella morta, che abbiamo sepolta,
femmina penso, se penso la pace:
pensarci il maschio, pensare non piace.
Quando ci penso, che il tempo ritorna,
che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
penso che è culla una pancia di donna,
e casa è pancia che tiene una gonna,
e pancia è cassa, che viene al finire,
che arriva il giorno che si va a dormire.
Perché la donna non è cielo,
è terracarne di terra che non vuole guerra:
è questa terra, che io fui seminato,
vita ho vissuto che dentro ho piantato,
qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente.
Femmina penso, se penso l'umano
la mia compagna, ti prendo per mano.
Edoardo Sanguineti
(stasera, cena delle "Donne in cerca di guai" al Polivalente, ore 20)
domenica 6 marzo 2011
Ciao Carlo, scomparso troppo presto sotto la neve
Qui di seguito la drammatica sequenza delle agenzie Ansa che nel pomeriggio di domenica hanno annunciato la scomparsa di Carlo Graziano, figlio di Ettore, studente brillante e musicista, durante un'escursione a Oropa.
A Ettore e a sua Moglie, oggi alle prese con un dolore senza confini, le condoglianze più sentite di Amare Crescentino e mie personali.
++ VALANGA NEL BIELLESE: CI SONO DUE VITTIME ++
(ANSA) - BIELLA, 6 MAR - Ci sono due vittime nelle slavine
cadute sopra Oropa. Lo conferma il Soccorso Alpino.
Le vittime sono due uomini: non sono ancora state rese note
le identità, anche se si sa che uno è di Pollone (Biella).
Quattro sciatori sono stati ricoverati all'ospedale di Aosta,
mentre le altre persone coinvolte, una decina, sono sotto choc
ma non hanno riportato lesioni. (ANSA).
VALANGA NEL BIELLESE: CHI SONO LE DUE VITTIME
(ANSA) - BIELLA, 6 MAR - Le due vittime della valanga caduta
sopra Oropa sono Carlo Graziano, 25 anni, di Crescentino
(Vercelli), dottorando, e Raffaele Mosca, di Graglia (Biella), 65 anni, odontotecnico in pensione
La ricostruzione dei soccorritori ha permesso di accertare
che le slavine non erano due ma una sola, ma l'enorme massa di
neve si è divisa in due fronti precipitando a valle. Sono stati
investiti tre diversi gruppi ciascuno formato da 5-6
sci-alpinisti e con una guida.
Sono state proprio le guide a prestare i primi soccorsi e a
dare l'allarme al Soccorso Alpino.
Tutti i ricoverati negli ospedali di Biella e Aosta hanno
accusato uno stato di ipotermia. (ANSA).
VALANGA NEL BIELLESE:IN 3 GIORNI ESCURSIONE TERMICA 14 GRADI
(ANSA) - TORINO, 6 MAR - In tre giorni a Oropa c'é stata
un'escursione termica, nelle temperature massime, di quasi 14
gradi, di oltre cinque tra ieri e oggi.
Nella stazione meteorologica dell'Arpa (Agenzia regionale di
protezione ambientale) giovedì il termometro non è salito
oltre gli 0.8 gradi, mentre oggi è arrivato a 14.
Il grado di rischio valanghe sulle Alpi Biellesi nel
bollettino emesso venerdì era 3 (marcato), al confine però con
un settore con rischio a livello 4 (marcato). Ed è stato
proprio il forte rialzo termico quasi sicuramente a provocare il
distacco della slavina dal monte Camino, meta frequentata dagli
sci-alpinisti. (ANSA).
martedì 1 marzo 2011
Le indennità
Ci siamo, sembrerà strano ma non è stato facile offrire i dati completi, dal lordo fino al netto, delle indennità della Giunta del nostro Paese dal 2011. Ognuno ha situazioni contributive differenti, nella sua vita personale e professionale, e queste incidono sulle indennità medesime.
Eccoci dunque (i dati si riferiscono al mese).
Sindaco lordo E. 1.650 lordi, netti 940, 50 (200 dei quali destinati a bollettino mensile di informazione alla cittadinanza)
Vicesindaco lordo E. 1.254,99, netti 715,35
Assessore Malara lordo E.789,77, netto 450,17
Assessore Massa lordo E.789,77, netto 608,12
Assessore Casa lordo E.564,74, netto 350,14
Assessore Ravarino lordo E.564,74, netto 304,06
Assessore Taverna lordo E.564,74, netto 434,85.
Indennità piena, da legge, per un Comune delle nostre dimensioni:
Sindaco E.2.509,98
Vice Sindaco E.1,254,99
Assessori E.1.129,49
Ecco infine ciò che viene lasciato ogni mese nelle casse comunali dalla Giunta rispetto a quanto previsto dall'indennità piena:
Sindaco E.859,98
Malara E.339,72
Massa E.339,72
Ravarino E.169,86.
_______________________
totale E. 1.709,28
Eccoci dunque (i dati si riferiscono al mese).
Sindaco lordo E. 1.650 lordi, netti 940, 50 (200 dei quali destinati a bollettino mensile di informazione alla cittadinanza)
Vicesindaco lordo E. 1.254,99, netti 715,35
Assessore Malara lordo E.789,77, netto 450,17
Assessore Massa lordo E.789,77, netto 608,12
Assessore Casa lordo E.564,74, netto 350,14
Assessore Ravarino lordo E.564,74, netto 304,06
Assessore Taverna lordo E.564,74, netto 434,85.
Indennità piena, da legge, per un Comune delle nostre dimensioni:
Sindaco E.2.509,98
Vice Sindaco E.1,254,99
Assessori E.1.129,49
Ecco infine ciò che viene lasciato ogni mese nelle casse comunali dalla Giunta rispetto a quanto previsto dall'indennità piena:
Sindaco E.859,98
Malara E.339,72
Massa E.339,72
Ravarino E.169,86.
_______________________
totale E. 1.709,28
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