martedì 2 aprile 2019

Greppi, laurea in maschilismo

Sono convinta che almeno i due terzi di coloro che hanno letto della laurea in papettologia abbiano colto il senso del discorso che facevo, riferendomi a una signorina che è entrata in una lista per le prossime elezioni: la tendenza cioè, quando si parla delle donne di qualunque età , a porre l'accento su qualità o caratteristiche che raramente hanno a che fare con la loro vita di studio o attività varie.  Non ho scritto il nome (non lo sapevo) né la lista (la sapevo). 
Discorso, lo ammetto, femminista: per chi sa cosa significhi questa parola, naturalmente. Che un ragionamento così ovvio per qualunque essere ragionante e presente al mondo come va, venga invece distorto, stravolto e usato in funzione della competizione politica in corso mi lascia davvero perplessa. 

E non pensavo che il sindaco uscente Fabrizio Greppi si innervosisse tanto, e facesse un papocchio che mette insieme le elezioni e gli attacchi personali. Non pensavo soprattutto che potesse scendere così in basso da mettersi a scrivere di "vecchie zie canute e stanche richiamate in servizio": sono io quella, naturalmente. 

Intanto stanca sarà sua sorella, ma questo riferimento alla mia età in senso negativo e denigratorio (da uno che non è poi tra l'altro un ragazzino), è di un maschilismo quasi ottocentesco. Un'espressione rancorosa e inutile tra l'altro, per la quale dovrei rifare lo stesso discorso che ho fatto per la Papetta. 

Naturalmente segue la parte di vendetta politica. Vengo raccontata come la regina delle malefatte, e siccome lui il sedere dalla seggiola di Piazza Caretto non lo vuole proprio togliere, giudica gli altri con lo stesso suo metro e prende per "doppia giubilazione finale" le due fughe che ho fatto volontariamente dopo ogni mandato, sempre annunciate con largo anticipo e ognuno sa perché

Uno che è stato gli ultimi 5 anni in Comune senza alcuna opposizione, solo cercando di disfare quel che di buono c'era, uno che ha sopportato di vivere in una piazza Caretto smantellata di decoro e decenza; che ha lasciato buttare soldi da uno dei suoi premi Nobel per acquistare dei vasi uguali a quelli che giacciono all'Ente Risi; che ha lasciato buttare soldi per fare dei bignè pomposamente chiamati rotonde; che ha ridotto a zero il tessuto culturale della città; che ha cercato di recuperare negli ultimi sei mesi facendo appunto questi capolavori, può parlare delle competenze altrui?



6 commenti:

Anonimo ha detto...

Ma noooo, signora Marinella!!!
Ma scriva semplice...forse il titolo si capisce...
Un # e via...così si fa...

Biancaneve

MV ha detto...

Vede Biancaneve a volte la semplicità va a scapito dei concetti che si vogliono scrivere...

Anonimo ha detto...

E comunque già il titolo è esaustivo...
Cucciolo

Anonimo ha detto...

Le rotonde bignè? A guardarle sembrerebbero piuttosto sogliole....
Certo.. il gusto del bello non è di casa in Comune, lì dentro ci deve essere un virus che ottenebra le menti degli amministratori.. come possiamo dimenticare la meravigliosa ambientazione in stile architettura post industriale del Chicobum?
Mavartiandrè

MV ha detto...

Gentile Vattelappesca, credo che lei parli per partito preso, e che gli esempi che doveva fare erano tanti e lei li sa benissimo ma non li dice. Il Chicobum andava benissimo dov'era, vista l'aria terrorizzata che tirava in città. E grazie a Speranza che ci aveva imprestato il capannone

Curioso ha detto...

Cara Venegoni, ha evitato commenti e cronaca dell'inaugurazione perché? Forse perché il parroco non ha voluto nominarla e ha preferito ringraziare "la passata amministrazione", anche se qui dal suo racconto si capisce bene che è stata una iniziativa sua.
Ma cosa ha fatto a Don Edoardo che la tratta così male?