mercoledì 26 settembre 2018

MOSSI&GHISOLFI PASSA ALL'ENI, SALVI IMPIANTI E LAVORATORI ANCHE A CRESCENTINO

La IBP e IBP Energia, con le altre due aziende della  Mossi&Ghisolfi e tutti i loro dipendenti, passano al GruppoVersalis dell'Eni. Una buona notizia per Crescentino,  della quale leggerete ogni particolare nell'articolo de La Stampa qui sotto.
Tengo sempre con me il commento: "Prova molta vergogna per aver favorito la pagliacciata del bioetanolo che adesso fallisce?" scritto da un piccolo uomo anonimo che aveva per orizzonte l'orto di casa sua. Che l'Eni arrivi a Crescentino, su      una base d'asta di 80 milioni di euro, più quasi un milione per i TFR, mi sembra davvero una buona notizia.



Da "La Stampa" di oggi 26 settembre

Silvana Mossano

È andata come si prevedeva che andasse: il gruppo Mossi&Ghisolfi cede in blocco il cosiddetto «perimetro bio» - composto dalle quattro aziende Biochemtex, Beta Renewable, Ibp e Ibp Energia, queste ultime con sede a Crescentino - alla Eni Versalis spa, leader del settore chimico in Italia e nel mondo, che ha depositato l’unica offerta alla gara indetta dal tribunale. Peraltro, abbastanza realisticamente, non se ne attendevano altre, anche se l’asta era aperta al mondo.  

Si è svolta, ieri alle 15, davanti al collegio presieduto dal giudice Caterina Santinello, la formalità di apertura della busta. Serve ancora un passaggio d’obbligo: l’accordo con i sindacati, che si cercherà di affrettare il più possibile, anche perché non ci sono ostacoli, visto che i circa duecento lavoratori passano tutti alla nuova proprietà e alle medesime attuali condizioni economiche. Superato il passaggio sindacale, non resterà che l’atto davanti al notaio, che richiede un lavoro preparatorio piuttosto complesso. Ma la strada è aperta. 

l Gruppo Mossi&Ghisolfi aveva chiesto l’ammissione al concordato preventivo per le ripercussioni delle difficoltà finanziarie generate da un forte investimento negli Stati Uniti, a Corpus Christi, costato più di quanto si fosse preventivato. Un tassello della proposta concordataria, il più rilevante, era rappresentato appunto dalla cessione del pacchetto di aziende bio.  

Mediobanca, un po’ di mesi fa, aveva svolto un’indagine minuziosa per cercare un offerente interessato. Lo era stata Eni Versalis, aveva fatto un’offerta vincolata al 31 luglio, prorogandola poi al 30 settembre per consentire al tribunale i tempi tecnici per bandire la gara.  

Base d’asta ottanta milioni per la cosiddetta «componente fissa», più l’ammontare del tfr (pari a circa 960 mila euro) e anche l’impegno a versare la «componente variabile» fino a un massimo di venti milioni se, nei prossimi cinque anni, si raggiungeranno determinati obbiettivi di fatturato. L’unica offerta recapitata al tribunale entro mezzogiorno di lunedì è stata quella di Versalis; sua, quindi, l’unica busta aperta ieri pomeriggio.  

A Versalis passano dunque investimenti, persone e contratti delle quattro società bio che, svuotate dei contenuti, riceveranno i denari dalla società acquirente e, in misure diversificate, pagheranno i debiti. Il risultato della gara di ieri rende molto meno complicato il proseguimento del percorso concordatario richiesto da Mossi&Ghisolfi.  

domenica 16 settembre 2018

Neanche in vacanza si può andare

Insomma qui non si può nemmeno fare 15 giorni fuori città che si torna e si trova il finimondo...
Ma Crescentino è speciale perché è così. La vita cittadina dovrebbe essere un infinito succedersi di competizioni elettorali, l'unico evento capace di svegliare la civetta che dorme...
Se Ferrero si candidasse a sindaco dovrebbe dimettersi dalla CRI? Così sembra dire Greppi affidandosi alla di lui coscienza. Ma se tutti quelli che si candidano a sindaco si dovessero dimettere da quel che fanno, si dovrebbe dimettere pure Fabrizio che fa il Sindaco vero o no?
Capisco la sua amarezza, però. 
Però anche ringrazi il cielo che Luca Lifredi si è almeno dimesso pacatamente, senza dirgli che non c'è mai e che non capisce niente. Senza pugnalarlo alle spalle.
E' già un gesto di rispetto.
Capisco anche che Greppi non ha una squadra di lavoratori come avevo io, con tutto il rispetto il livello è basso e si vede che la Città ne ha risentito non poco.
Lifredi che lavora, non era neanche assessore,  poverino. Ci sono designati che da mesi sono scomparsi dalla vita cittadina, una designazione anche tardiva ci stava. 
Hanno ragione le due dottoresse a lamentarsi del livello culturale imperante. E' stata una vera mannaia, questa Amministrazione, nel campo. Lascia soltanto rovine. 
E povero Fabrizio anche lui è abbastanza solo. Ma i sindaci sono sempre soli. E' la dura legge del gol.
Però per finire solo questo rivolo di discorso post-vacanziero, io non sono d'accordo che il sindaco debba lavorare gratis. No. La responsabilità è grande, l'assenza di prebende può indurre in tentazione, in vari modi anche con l'assenteismo oltre che nel trarre implicitamente vantaggio dal proprio incarico. 
Si abbassi l'indennità, la si faccia simbolica, ma ci deve essere. Per me, serve anche ad allungare qualche soldo ai tanti che ne hanno bisogno.
Vabbé, per adesso basta così





domenica 26 agosto 2018

Chi si rivede, un pezzo del PD (Zingaretti in pista)


Le vicende ultime del PD, la sua quasi irrilevanza, la debolezza del segretario Martina, la questione renziana irrisolta, sono cose che fanno una tristezza pazzesca in questi tempi (per me e tanti altri) appunto tristissimi, duri, disumani, tutti propaganda e grassa   ignoranza come va di moda oggi. Leggo sul sito  de La Repubblica che a sua volta cita l'Huffington Post, della discesa in campo per la Segreteria del Presidente della Regione Lazio, Zingaretti (fratello del Montalbano tv)  e mi auguro che qualcosa si muova, e che le guerre con i Renziani non affossino definitivamente  quel che resta delCentro-Sinistra.
Ecco qui


"È tempo di reagire, senza paura". Nicola Zingaretti, finora unico candidato alla futura segreteria Pd, lancia la sua campagna elettorale fissando una convention da tenere il 6 e 7 ottobre, a Roma. Chiede ai partecipanti di portare "passione, idee e fiducia nell'altro". E parte proprio dall'impasse che sta attanagliando il partito.


"Ora basta - scrive in un blog sull'Huffington Post - possiamo continuare a lamentarci, dividerci, isolarci fino alla disillusione e all'irrilevanza, oppure possiamo decidere di guardare all'avvenire come al territorio della speranza, della solidarietà, delle opportunità per tutti". Il presidente della Regione Lazio alterna il richiamo al partito e l'attacco al governo gialloverde, definito di dilettanti:  "Hanno trasformato il governo di un grande Paese in un'agenzia del dilettantismo e del rancore. Parlano una lingua gonfia di odio e di isterismo, che dice per poi negare di aver detto, che inganna i cittadini, disprezza gli avversari politici, irride la scienza. Indicano capri espiatori per sottrarsi sistematicamente alle loro responsabilità".


Zingaretti, che mercoledì prossimo interverrà alla festa nazionale dem, a Ravenna e poi a Cortona alla riunione di Areadem, di Franceschini, si è tenuto lontano negli ultimi mesi dagli scontri più duri all'interno del partito. Immagina una formazione aperta, dalla sinistra alla dottrina sociale cattolica. D'altra parte è il modello praticato in Regione, dove l'area che lo appoggia va da Sinistra italiana a Sant'Egidio. Peraltro nelle ultime settimane il governatore è riuscito a ottenere il sostegno di due consiglieri del gruppo misto, garantendosi una maggioranza nell'assemblea regionale.


Zingaretti per ora non ha avversari ufficiali nella corsa alla segreteria. I renziani non hanno ancora scelto lo sfidante (restano in pista i nomi di Richetti, Bellanova, Serracchiani). Martina non ha ancora sciolto la riserva. L'attuale segretario dem assicura, comunque, che le prossime primarie saranno entro maggio del 2019. 


sabato 18 agosto 2018

Un giro per Trino. Quei tacchi sadomaso (e un barlume di speranza)

L'altro giorno sono stata a Trino, nella parrocchia di San Bartolomeo, per i funerali di Pino Comazzi, storico tipografo della Stampa e papà della mia collega Alessandra, scomparso alla bella età di 95 anni.

Poiché uno resta sindaco in un angolo del cervello per tutta la vita, anche se non ne vorrebbe sapere, ho notato tre cose, en passant.

1) La signorina assessora o consigliera che con la fascia tricolore sostituiva il sindaco (purtroppo ignoro tutto di lei, nome compreso) sfoggiava un paio di pantacollant ad ampie righe bianche e nere, e un paio di scarpe sadomaso con tacco a spillo e fasce e fascette che arrivavano alla caviglia. Robe da discoteca, e figurarsi a un funerale in San Bartolomeo (che si sarà rigirato nel sarcofago: il Pino no, perché era un uomo di mondo anche a 95 anni). Anche rappresentare un sindaco esigerebbe un po' di riflessione da un punto di vista formale.

2) A Trino ho parcheggiato in una bella piazza con il selciato di ciottoli, alternati a passaggi di lastre di pietra. Mi è venuta in mente la fugace bellezza della nostra via Mazzini rifatta con il selciato di ciottoli a fine Anni Novanta dal Venegoni 1, e disfatta dal Greppi 1 a tempo di record: ed essendo nel centro storico la più antica casa del borgo (quella oggi in rifacimento) risalente al '400, lui ci ha messo invece i sampietrini, piuttosto che almeno della pietra, come hanno fatto anche a Livorno.
Vabbé, son ricordi che ancora adesso mi fanno venire il mal di pancia.

3) Trino è una città vera, pulita, con i portici costellati di negozi aperti, i commercianti sulla porta, i bar (quelli li abbiamo anche noi, almeno). Le persone che camminano sotto i portici non hanno facce disperate o assenti, come capita talvolta qui. I portici sono puliti. Trino è una cittadina che non abbassa il morale, insomma.

Però.  Vedo timidamente fiorire sotto i portici di via Mazzini nel mio adorato paesello sparute nuove attività, anche se restano quelli che piuttosto che dare una passata di bianco alle pile dei portici preferirebbero farsi evirare.  Taccio e aspetto, e mi tengo stretto un barlume di speranza 


martedì 14 agosto 2018

Ma come si fa senza Pro Loco ragazzi miei?

Visto che il dibattito ferve fra il blog di Mauro Novo e questo mio piccino picciò, vi racconto che l'altra sera sono stata a Rocchetta Tanaro, abitanti 1.446, invitata alla festa del Paese dal mio amico medico condotto Paolo Frola. Una festa che dura più di una settimana, ogni sera qualcosa.
Piazza chiusa tipo la nostra Caretto, tavoli sparsi per la cena. Almeno un migliaio di persone.
Un palco lungo quanto un lato intero, contro un palazzo, sopra il quale c'era un gruppo di ragazzi intenti a smontare canzoni famose, miniaturizzandole in 30 secondi cantati, con sottofondo di tunz-tunz. 
Non un capolavoro, anzi. Ma una cosa nuova, fresca, curiosa.
E chi ha portato uno simile show? Ho chiesto.
Risposta: "C'è una nuova Pro Loco, hanno tutti 25 anni. E' il loro debutto".
Il mio cuore è corso a Crescentino. Alla nostra estate di cui si parla così male dovunque.
Dove l'unica occasione di incontrare umani è andare ai rosari dei morti.
Dove se non ci fosse Il Portico con i suoi tavoli ad animare il Centro, sarebbe direttamente il cimitero.
Ma vi pare possibile?
Perché Crescentino non può avere una Pro Loco, che cosa spaventa l'Amministrazione, che cosa impedisce di mettere insieme persone, coagulare giovani finalmente, mescolare generazioni, uomini donne vecchi bambini?
Perché dobbiamo fare questa fine, che cosa abbiamo fatto di male (oltre a perdere le elezioni, naturalmente?)

lunedì 23 luglio 2018

Le piante dei vasi di Piazza Caretto mandati a morire all'Ente Risi

Non so voi, ma io sono una grande appassionata del verde, e ancora ho in mente i vasoni eleganti che adornavano Piazza Caretto, con le piante che fiorivano d'inverno.
Dicono che le hanno tolte perché portavano ratti, caso unico al mondo.
Quelle che sono rimaste davanti all'ingresso del Comune non  sono tra l'altro curate, non sono state potate e aggiustate come si deve fare ogni  anno, e insomma sono lì poverine e selvagge.
I vasi che invece sono scomparsi, sono finiti - mi dicono - all'Ente Risi, con ancora le loro piante dentro che aspettano di morire.
Ma sì può lasciar morire delle piante che sono costate un sacco di soldi?
Inciviltà
Come se io, dopo aver contemplato la facciata del Calamandrei appena dipinta da una certa ditta vicina all'ora vicesindaco, e contrariata (come sono e come sono stata) per la mancata accuratezza del lavoro che si stava  già sfaldando (e così è rimasto nei secoli) mi fossi messa a  farci sopra anche dei graffiti. 
Ché, si sa, le facciate non si possono portare all'Ente Risi


giovedì 19 luglio 2018

Asta Mossi&Ghisolfi, chi compra s'impegna per gli oltre 200 dipendenti


Dobbiamo sempre alla professionalità di Silvana Mossano quest'altro esauriente riassunto sui beni Mossi&Ghisolfi - compreso lo stabilimento di Crescentino - che andranno all'asta il 25 settembre.
Articolo comparso nei giorni scorsi sulle pagine di Alessandria de La Stampa

SILVANA MOSSANO

ALESSANDRIA

Chiunque comprerà le quattro aziende del cosiddetto “perimetro bio” del Gruppo tortonese Mossi & Ghisolfi (Biochemtex, Beta Renewables, Ibp e Ibp Energia, queste ultime due con sede a Crescentino) si impegnerà a mantenere tutti gli oltre duecento dipendenti che vi lavorano.

La vendita all’asta, che il tribunale di Alessandria (presidente Caterina Santinello, giudici Enrica Bertolotto e Pierluigi Mela) ha fissato per il 25 settembre prossimo, garantisce questo primo fondamentale risultato: la completa salvaguardia occupazionale.

“Speravamo che il decreto di gara fosse pubblicato prima delle vacanze: il tribunale ha compreso l’urgenza e ha agito di conseguenza dimostrandosi molto efficiente” commenta Lorenzo Montagna, portavoce del gruppo Mossi & Ghisolfi, che sottolinea l’importanza della decisione di vendere in blocco le quattro aziende con la garanzia di salvare il posto a tutti gli addetti in forza.

La gara è stata bandita sulla base della “offerta irrevocabile di acquisto” che era stata avanzata da Eni Versalis spa e che aveva validità iniziale fino al 31 luglio, poi prorogata al 30 settembre per consentire lo svolgimento della “procedura competitiva” cui può partecipare chiunque abbia interesse nel settore delle “bioenergie e delle tecnologie avanzate per la sintesi di biocombustibili e molecole verdi di nuova generazione da biomasse biocellulosiche rinnovabili”.

Oltre a Versalis spa, altre società, magari anche straniere, potrebbero partecipare. Non è affatto escluso, anche se va detto, realisticamente, che Mediobanca, sei/sette mesi fa, aveva già svolto un’accurata e approfondita indagine per cercare un potenziale offerente, individuato nella società del gruppo Eni.

A quel punto, Mossi & Ghisolfi si era presentato al tribunale con una proposta di concordato fondata, in modo preminente, proprio sull’offerta di acquisto delle aziende bio. I giudici hanno dunque deciso di bandire la gara. Le offerte vanno presentate il giorno precedente (cioè entro le 12 del 24 settembre, anche con il deposito di una cauzione di dieci milioni di euro), mentre l’apertura delle buste si svolge alle 15 del 25 settembre nel palazzo di giustizia di corso Crimea. La base d’asta è di ottanta milioni per la cosiddetta “componente fissa”, con rilanci minimi di 5 milioni in caso di gara tra più offerenti. Il compratore si accollerà inoltre l’ammontare del tfr (poco più di 960 mila euro) e si impegnerà a versare la “componente variabile” fino a un massimo di venti milioni se, nel quinquennio successivo all’acquisizione, avrà raggiunto determinati obbiettivi di fatturato.

Nel caso ci siano più offerte, il “blocco bio” sarà assegnato dal tribunale a chi avrà proposto di più. Se ci fossero offerte di pari importo, tutte ritenute valide, e nessuno intendesse fare rilanci, l’aggiudicazione avverrà tramite estrazione a sorte.

Il bando è già stato pubblicato sul portale  www.portalevenditepubbliche.giustizia.it e su quello del tribunale www.tribunale.alessandria.giustizia.it, ma quanto prima sarà divulgato anche tramite altri canali.

Sito Ufficiale del Tribunale di Alessandria
www.tribunale.alessandria.giustizia.it
Benvenuti sul sito Ufficiale del Tribunale di Alessandria. Notizie su come arrivare al Tribunale, operativita dell'ufficio, vendite giudiziarie, modulistica e molti altri servizi utili.

domenica 15 luglio 2018

Mossi&Ghisolfi, asta il 25 settembre, base OTTANTA milioni di euro + i TFR

Come si diceva nel post precedente (peraltro non troppo letto, e comunque molto meno di quelli nei quali si tagliano panni politici a questo e a quello...) la macchina giudiziaria si è avviata con lodevole fretta per consentire velocemente l'asta per la Mossi&Ghisolfi, e la salvezza di un patrimonio industriale che per noi "crescentini" rappresenta soprattutto 200 posti di lavoro (in totale nelle aziende) e una possibilità economica in più in un paese che è in crisi da tempo.
Questo l'articolo della brava e precisa Silvana Mossano sulle pagine di Vercelli de La Stampa di oggi domenica 15 luglio.

Di Silvana Mossano.
Da La Stampa

Il «perimetro bio» del Gruppo Mossi Ghisolfi va all’asta. Vengono messe in vendita, in blocco, le quattro aziende Biochemtex, Beta Renewables, Ipb (Italian Bio Products) e Ipb energia (queste due ultime con sede a Crescentino), impegnate nel settore delle «bioenergie e delle tecnologie avanzate per la sintesi di biocombustibili e molecole verdi di nuova generazione da biomasse biocellulosiche rinnovabili». Il prezzo a base d’asta è stato fissato in 80 milioni di euro, più l’accollo del Tfr (pari a 963 mila euro) di tutti i dipendenti in forza nelle quattro strutture oltre alla cosiddetta «componente variabile» indicata «fino a 20 milioni in funzione dei ricavi del quinquennio successivo». Rilancio minimo di 5 milioni.  


Sono i termini indicati nel decreto emesso dal tribunale di Alessandria e pubblicato sul portale delle vendite pubbliche (www.portalevenditepubbliche.giustizia.it) e sul sito www.tribunale.alessandria.giustizia.it. La gara per la cessione delle aziende si svolgerà il 25 settembre alle 15 nel Palazzo di giustizia di corso Crimea. La decisione di bandire l’asta rappresenta un primo risultato, giudicato importante e positivo, in direzione della istanza di concordato avanzata dal Gruppo Mossi Ghisolfi. La proposta concordataria contiene, infatti, l’offerta di acquisto da parte della società Eni Versalis che, inizialmente, aveva scadenza a fine luglio. Per consentire lo svolgimento della «procedura competitiva» (cioè la gara), la società offerente ha accettato di prorogare il termine di validità della propria proposta fino al 30 settembre.  

Il tribunale, dopo aver incontrato, nei giorni scorsi, legali e consulenti di Mossi Ghisolfi, a cui ha richiesto una serie di chiarimenti, ha bandito la gara proprio per rimanere nei tempi fissati. Chi è interessato a partecipare deve depositare, entro il 24, alla cancelleria del tribunale fallimentare di Alessandria, la busta contenente l’offerta, oltre al bonifico della cauzione, fissata in 10 milioni di euro. Trattandosi di «procedura competitiva», oltre a quella di Eni Versalis potrebbero pervenire anche altre offerte, non escluso da società straniere. Se fossero più d’una, la scelta cadrà su quella di maggiore importo; e se fosse diversa da Eni Versalis, quest’ultima potrà partecipare a una gara a due, con rilanci testa a testa.  

La garanzia è che chiunque sarà l’acquirente darà continuità all’attività produttiva e all’occupazione: insomma, i posti di lavoro (circa duecento) vengono salvati. Intanto, il Gruppo Mossi Ghisolfi, grazie alla vendita del comparto del cosiddetto «perimetro bio», recupererebbe le risorse per attuare il piano che, se giudicato adeguato dal tribunale, consentirà di ottenere l’omologazione del concordato 

(chiedo scusa per aver saltato lo Zero degli 80 milioni)))

domenica 8 luglio 2018

Mossi&Ghisolfi, l'udienza ad Alessandria: ottimismo se Eni vincerà l'asta


 Si è tenuta il 4 luglio scorso nel tribunale di Alessandria, presieduta dal giudice Caterina Santinello, l'udienza per esaminare e approfondire alcuni aspetti del piano allegato dal gruppo Mossi & Ghisolfi alla richiesta di concordato preventivo cui erano state ammesse, a ottobre scorso, alcune società del gruppo.  
Ne ha dato notizia nei giorni scorsi la giornalista Silvana Mussano su La Stampa.
Nel piano è contenuta, tra l'altro, l’offerta avanzata da Eni Versalis spa, leader nel settore chimico italiano e internazionale, per rilevare in blocco i contenuti (investimenti, persone, contratti), e non le azioni, di quattro aziende del gruppo tortonese: Biochemtex, Beta Renewables, Ibp e Ibp Energia (queste ultime due costituiscono il polo di Crescentino). 
«Il tribunale - ha spiegato a La Stampa Lorenzo Montagna, responsabile della comunicazione per Mossi & Ghisolfi - ha fatto dei rilievi su questa proposta. L’udienza ha avuto proprio lo scopo di fornire chiarimenti». Presente uno stuolo di avvocati e consulenti, si è dato avvio ieri alle spiegazioni chieste dalla dottoressa Santinello. Non esaurite del tutto, alcune sono state rimandate a un’udienza nel giorno successivo. 
Il 5, terminati gli approfondimenti, si è saputo tra l'altro che l'Eni ha spostato il proprio termine che aveva previsto per l'acquisto dal 31 luglio al 30 settembre: il che viene visto come un segnale positivo anche per l'impianto di Crescentino. Inoltre, già intorno al 15 luglio il Tribunale potrebbe decidere di battere l'asta, e in caso di vittoria di Eni Versalis sui concorrenti anche stranieri, ci sarebbero ottime speranze per il personale assunto a suo tempo nella nostra cittadina.
Il portavoce del gruppo Mossi & Ghisolfi Montagna ha aggiunto di confidare che la vicenda vada a buon fine: "l’importante è che l’attività in queste quattro aziende prosegua, anche se non più nella proprietà del gruppo, ma in continuità". 
I lavoratori coinvolti sono circa duecento. 




lunedì 2 luglio 2018

Grandi manovre preelettorali: una vittima a caso (io)

Gli osservatori più attenti non potranno non notare che quando comincia a tirare aria di elezioni (prossimo sindaco, nuovo o vecchio, nel 2019), un nome erompe sui giornali. Il mio. Ma non per candidatura (Dio ce ne scampi e calamari, diceva quello là) bensì per ritirare fuori storie trite e ritrite e buttare una bella pacca di guano in faccia alla sottoscritta. Casomai si fosse seccato lo strato precedente.
Così, mentre il mio ex Vice è impegnatissimo a litigare (finalmente alla pari, come se fosse un piccolo sindaco anche lui) con il sindaco attivo, il buon Fabrizio le pietre le tira a me: sempre sulla Periferia, tramite la leggendaria "Bocca della verità". E allora andiamo sugli "Sprechi della Giunta Venegoni".

1. Il Chicobum. Costò al Comune 7 mila euro, perché la seconda rata non fu mai pagata. Ancora oggi vengono considerati sul mercato della musica pochi, questi danari, per quel che fu possibile ascoltare, dai Nomadi alla PFM ad altri gruppi che fecero in tempo ad esibirsi prima che l'organizzatore se la desse a gambe, travolto dai mancati incassi (nei quali anche moltissimi furbetti crescentinesi fecero la loro parte).

2. Campo nomadi di via Torino: lì vicino il parcheggio dell'Italcardano. 
E' vero che adesso va di moda vedere i bambini morire e non fare una piega. Ma allora c'era una famiglia (ROM, debbo ammettere, e lo dico in modo ironico no?) con quattro bimbe piccole e non un luogo dove dormire, avendo essi obbedito all'ordine del Comune (di Greppi appunto, come egli stesso giustamente rivendica) di abbattere le proprie abitazioni abusive. Avrebbe anche dovuto cercargli un posto di fortuna, il sindaco, ma si sa che i Rom non fanno voti. Io cercai di dar loro una mano. 
Greppi, Speranza, Mosca e un quarto del quale non ricordo il nome mi denunciarono. Stranamente, in zona agricola come quella dove sorgeva l'insediamento abusivo ROM (proprio poco distante) è appena sorto il nuovo parcheggio dell'Italiacardano, e non è neanche di proprietà del Comune: però questa va bene a tutti, non mi risulta che ci sia stata una denuncia. Greppi e l'Italcardano sono presentabili, i Rom e la Venegoni erano da cacciare e mettere nei guai. 
Fui prosciolta dal GIP, comunque.  Grazie amici, non sapete cosa si dice ancora oggi nei tribunali di quel caso. Siete indimenticabili.

3. Sui problemi - reali - delle piste ciclabili che Greppi ricorda, non possiamo parlare di quel che ha fatto lui, perché per usare un eufemismo non è uomo di grandi opere.

4. Case Tao. Era cominciata l'emergenza economica ancora in atto.  800 famiglie erano rimaste senza lavoro per la chiusura della Teksid, la città cadeva in ginocchio e passavo il tempo a dare una mano a gente che non riusciva a pagare le bollette o era sfrattata. Non era mai successo. Fu uno scegliere fra disperati, ma una iniziativa secondo me degna quella di dare una casa a indigenti cronici, con un programma di uscita dalla povertà. Purtroppo, ha ragione Greppi, alcuni di essi si rifiutarono pervicacemente di fare lavori socialmente utili, e ancora ricordo discussioni invereconde con i suddetti. Chissà che fine hanno fatto, adesso che non c'è più pietà per nessuno e loro si sono comportati così male. Quello era solo l'inizio di un periodo orrendo e non ancora finito. 

Il mio pensiero va alla Segretaria Margherita De Santis, che una santa era davvero e che si diede molto da fare per quel progetto, con vero spirito di servizio. Ho ancora nostalgia di lei.





mercoledì 27 giugno 2018

La débâcle del PD, e i consigli di Chiamparino

La notizia più significativa dei ballottaggi della scorsa domenica è la quasi-sparizione del PD dall'orizzonte vasto che occupava nelle amministrazioni di città grandi e medie. Cedono quote notevoli regioni di storica tradizione di sinistra, come l'Emilia Romagna e la Toscana. Cade dopo 50 anni la roccaforte di Ivrea. 
Sparire, cambiare nome e facce come suggerisce Calenda, ultimo ministro ad iscriversi al PD?
Il dibattito infuria, e su La Stampa di ieri anche Chiamparino presidente della Regione Piemonte dice la sua, con la consueta franchezza pacata.

di Alessandro Mondo
Un partito isolato, e litigioso, che non riesce a costruire alleanze e si presenta disarmato ai ballottaggi. Un partito in crisi di identità politica, prima che programmatica, contro il quale tutti finiscono per coalizzarsi. 
Sergio Chiamparino - che come presidente della Regione Piemonte tiene una delle ultime ridotte del Pd e del centrosinistra, la stessa che con ogni probabilità gli toccherà difendere alle elezioni regionali del prossimo anno - fotografa la situazione guardandosi dal partecipare al rimpallo delle responsabilità. Lo ha fatto a margine di un incontro a 25 anni dalla prima elezione a sindaco di Valentino Castellani durante il quale non ha risparmiato giudizi puntuti nel suo campo («a sinistra è pieno di delfini che sono finiti come tonni»). Ripetuto il richiamo a riannodare il dialogo con la società, sul modello di quella stagione torinese per tanti versi irripetibile: «C’è una parte della società, che non necessariamente coincide con quelli che definiamo marginali, con la quale non parliamo. La sfida è come misurarsi con questo, come rispondere a questa crisi di rappresentatività». Eccolo, l’insegnamento da trarre dalla sorprendente vittoria di Castellani nel ’93: «Imparare a parlarsi tra diversi», con la differenza che «allora dominava l’antipolitica, mentre oggi l’antipolitica è al governo».  

Come valuta il risultato delle amministrative?  
«Nei ballottaggi c’è la tendenza ad aggregarsi contro il Pd, una forza che in questo momento non ha alleati».  
Una sconfitta prevedibile?  
«È evidente che, stante l’isolamento politico e programmatico del Pd, è più difficile fare alleanze. Naturalmente non è la sola spiegazione». 

A cosa si riferisce?  
«Il fatto che dopo le primarie a Ivrea un pezzo del Pd sia andato altrove, con armi e bagagli, non ha aiutato, per usare un eufemismo». 

Chiamparino prosegue sostenendo che non c'era bisogno dei ballottaggi per segnalare la crisi politica del PD, e sulla simpatica tendenza che anche noi ben conosciamo di ammazzarsi l'uno con l'altro sbotta: 
"La insostenibile tendenza alla litigiosità non migliora la situazione. La prima cosa che mi chiede la gente è: "Smettetela di litigare"


venerdì 22 giugno 2018

I ratti delle fioriere di Piazza Caretto

Leggo sull'imprescindibile blog di Mauro Novo l'accorato sfogo di Daniele Rizzato titolare del Portico. Non voglio naturalmente intervenire sulle sue ragioni, sono certa che abbia regolarizzato la situazione dei tavolini e gli auguro ogni successo nel rispetto della legge e delle ragioni altrui.
Trasalgo invece a una frase: "Le fioriere sono state rimosse perché erano diventate condominio di ratti".
Ratti?
Anche a Roma ci sono i cinghiali che girano per i parchi, (proprio stamattina ne ho visto uno in un giardinetto pubblico nella zona di Oregina, a Genova, davanti al palazzo dove Mimmo viveva da giovane con la sua famiglia).
Sono entrambe città con ampie zone di degrado, che non vengono curate e pulite a sufficienza da tempo.
Ma noi non ci siamo mai trovati in una situazione simile.
Quando sono arrivati i ratti in Piazza Caretto? 
Perché "prima" non c'erano?
E perché arrivano i ratti? 
Quando non si fa sufficiente pulizia, e quando non c'è la  manutenzione adeguata.

Se quel che dice Rizzato è vero, è segno palese di assenza di cure che almeno nella piazza del Municipio - ma anche dovunque - non dovrebbero mancare.  Un malinconico ulteriore segno di degrado nell'ombelico della nostra Cittadina, risolto eliminando le fioriere. Colpire l'effetto, lasciando intatte le cause, non mi sembra una scelta intelligente. 



I tavolini sì, ma il martirio di Piazza Caretto è più ampio

Meno male che c'è Mauro at Large, che raccoglie le confidenze dei cittadini, oltre che offrire loro l'annuncio dei mondi che si aprono intorno a Crescentino. L'ultima confidenza in verità era un po' il segreto di Pulcinella, perché di piazza Caretto estiva un po' troppo ridondante di tavoli tavolini e tavolini si parlava parecchio, fin dall'anno scorso in verità. 

Il salotto della Città

Nelle intenzioni della mia ultima Amministrazione sarebbe dovuta essere il salotto della Città, con i tre dehors che raccoglievano i clienti dei tre locali e le fioriere intorno a fare grazia con le loro piante sboccianti anche d'inverno (Manzoni è un bravo giardiniere).
Com'è diventata l'avete visto e lo vedete ogni giorno.
Non solo, se qualcuno ha riportato il Portico agli spazi concordati con il Comune, lo ha fatto comunque troppo tardi: era ridotta davvero a una taverna all'aperto, senza nemmeno più gli ornamenti doverosi in uno spazio collettivo cruciale: il vicesindaco deve aver pensato a qualche luogo segreto della sua infanzia e lo avrà voluto rifare qui dove passa molto tempo, per sentire un po' d'aria di casa. I suoi compagni di strada l'hanno lasciato fare. Ecco il risultato. Gusti diversi.

Una piazza molto amata:  e intorno?

Ma poi, leggendo i commenti da Mauro, mi ha fatto tenerezza che tutti considerino propria la Piazza, uno spazio molto amato. Ma mi ha colpita che nessuno abbia parlato di quello che c'è intorno, alla piazza storica: il palazzo storico con gli occhioni aperti sul nulla - leggi finestre aperte e spalancate senza vetri né protezione, orrore - giustamente così si risparmia l'Imu, ma il Sindaco nel nome del decoro della città (di cui a parte la piazza sembra non importare un ciufolo a nessuno, e invece il Comune è tenuto a badare, al decoro...) avrebbe potuto e dovuto cercare una soluzione.
Il Condominio Lanza (io ci sono nata, lì) di fronte al Municipio, fa angoscia a guardarlo, e molti visitatori mi rimproveravano di non far nulla per indurre i condomini a una pitturata almeno. E io telefonavo tutte le settimane agli amministratori, il lunedì mi ricordo: uno ebbe avventure tumultuose personali e sparì, l'altro pareva un tipo molto efficiente e quando sono andata via ero convinta che avrebbero cominciato a breve i lavori, invece è ancora lì con il suo squallore. Gli avrà mai telefonato Greppi? 

Si guarda solo in giù

Ma la visione generale dei miei concittadini è monca, si guarda in giù e non in su. Si dovrebbero levare delle voci, i politici che non hanno paura di perdere voti (nessuno cioè) dovrebbero intervenire, convocare gli abitanti come io feci molte volte, prenderli per sfinimento. 
Vedete che quando si protesta qualcosa succede, come dimostra la piazza Caretto che comunque ormai è rovinata nel suo disegno originario.
(poi un giorno mi piacerebbe sapere che fine hanno fatto i finanziamenti Ilvo per il rifacimento degli esterni e interni del palazzo Comunale: ci sono o c'erano, i lavori si sono interrotti con la mia partenza, si doveva anche ridipingere la facciata del Comune, almeno quella sant'Iddio).


domenica 17 giugno 2018

Greppi, i debiti e la necessità dei debiti

Lunghe diatribe e anche un po' accademiche, così giusto per il desiderio (legittimo) di beccarsi. Tra il mio primo vicesindaco (quello al quale l'orchestra Casadei dev'essersi ispirata per la canzone "Simpatia") e il Sindaco pro tempore Greppi non corre  buon sangue. Ma nel susseguirsi delle precisazioni in una polemica che sarà francamente indifferente ai più,  mi imbatto su La Periferia  nell'intervista di turno al mio successore, Fabrizio, e trasalgo alla seguente frase: "Il sindaco di Crescentino non ci sta ad esser ripreso dall'ex vicesindaco della Giunta Venegoni, quell'esecutivo che a suo parere non ha fatto nulla".
E poiché il giudizio non è fra virgolette, ma è un riassunto dell'estensore del pezzo (simpaticamente definito "bocca della verità"), io vi dico che non ci credo, che Greppi abbia detto ciò. Se non altro perché sta pagando, come lui dice bene, i debiti residui di opere che vengono dalla mia Amministrazione. 
Tutto si può legittimamente dire delle mie due Amministrazioni, ma non che io e i miei compagni di strada non abbiamo fatto niente.
E veniamo al concetto di debito. Avete mai visto qualcuno (normale, non Berlusconi, per dire) che sia progredito senza contrarre debiti? E perché le banche, o i ministeri (a noi mai) concedono prestiti? Sicuramente non è un reato, altrimenti sarebbe proibito. Con un maxiprestito senza interessi del Ministero dello Sport, proposto dal vicesindaco Daniele (che era un bel tipetto ma col senno di poi fu un santo) fu costruito il Centro Sportivo che oggi tutti ci invidiano. 
Anche su quello a Greppi girarono, e girano probabilmente, le scatole: e nulla fece per valorizzarlo, tanto che è stato terminato da noi al mio ritorno in Comune, con i soldi della Mossi&Ghisolfi o della Ilvo non mi ricordo più: altrimenti sarebbe ancora come certe case incompiute che si vedono in Calabria.
Se una città vuole progredire, offrire servizi e anche cultura e piaceri ai suoi cittadini, deve ricorrere ai prestiti. Poi nel nostro caso c'è stato anche l'affaire M&G, e quel danaro arrivato legittimamente dalle compensazioni è stato utilissimo - tanto per dirne una - per rifare le strade nel 2009, quando le trovammo peggio di quelle che sono oggi a Roma grazie alla Raggi e ai suoi predecessori.
Poi, tutto il resto.
Io non ci credo che Greppi abbia detto ciò. Al massimo (e lo capisco) rosica per i milioni che ci consentirono di lavorare bene, prima che la notte tornasse sopra il mio adorato Paesello per gli errori e gli egoismi di qualcuno. 



martedì 12 giugno 2018

L'irresistibile risalita di Rosso, vicesindaco a Trino

La notizia è ovviamente Trino Vercellese: la sconfitta del sindaco Portinaro, battuto con i suoi 1584 voti da Daniele Pane, di centrodestra, con 2166 voti.
Mi dispiace per Portinaro che ritengo un ragazzo in gamba e una persona per bene. Trino era tenuta bene, una città pulita e ordinata come del resto Ronsecco, Tricerro e tanti paesini nei dintorni. Solo Crescentino sembra, da decenni, una sorta di Aleppo fra le risaie. Non c'è da andarne fieri. 
Non conosco Pane, dunque mi astengo.
Il vento di destra che sta soffiando non ha risparmiato nemmeno la pigra provincia vercellese.
La cosa più sorprendente, per quanto mi riguarda, è la designazione di Roberto Rosso a vicesindaco di Trino. Com'è noto, Rosso è stato parlamentare con Berlusconi, e candidato a sindaco di Torino. Un uomo rotto a tutte le esperienze.
Non so il perché, e il percome.
Certo, è una notiziona che ringalluzzisce tutti i vicesindaci. Occhio al nostro eh, che l'anno prossimo ci sono le elezioni del sindaco pure a Crescentino.
E occhio a sinistra. Stiamo attenti ai polli di Renzo. Vi ricordate, i polli descritti dal Manzoni, che portati da Renzo in dono all'avvocato Azzeccagarbugli (altra vecchia conoscenza crescentinese) e tenuti in mano per le zampe, a testa in giù,  dall'innamorato di Lucia, non trovavano di meglio che beccarsi fra loro, indifferenti al fatto che stavano andando verso il patibolo?

domenica 10 giugno 2018

Mi pare che a S:Silvestro ci sia l'autovelox fantasma

Io non so se voi sapete, e di certo ne sapete più di me. Ma negli ultimi tempi mi è capitato di passare più volte per San Silvestro e mai l'apparecchiatura elettronica dell'auto ha rilevato con un "dlin dlin" l'autovelox, mentre il rilevamento avviene regolarmente ai Galli.
Se penso  a quante guerre si sono fatte per dare un po' di sicurezza agli abitanti della frazione.
Se penso a quanti incidenti
Se penso a quante persone di San Silvestro vennero da me a lamentarsi.
Se penso al progetto della rotonda che sembrava completato... per poi risparmiare sempre sul nostro fondoschiena mettendo invece  l'autovelox...

Se penso a quanti schiaffi in faccia mi sono presa in 5 anni da Riva Vercellotti.... adesso mi sento anche presa - sempre dal medesimo -per i fondelli.

lunedì 4 giugno 2018

Il Governo Conte e i suoi dossier più delicati


Nel suo piccolissimo, questo Blog ogni tanto pensa di poter essere utile a chiarire le idee ai propri (scarsi) lettori sugli argomenti che travagliano la vita collettiva dei nostri tempi.
il 4 giugno il Governo Conte si mette al lavoro. Le incognite sono mille, la curiosità tanta e la paura anche di più.
Il principe dei giornalisti italiani, Ferruccio De Bortoli, sul Corriere della Sera parla dei tre dossier più delicati da affrontare. 



Ferruccio De Bortoli per il “Corriere della Sera”

I programmi elettorali si scrivono in assenza di gravità. L' azione di governo invece è appesantita da scelte obbligate, leggi vigenti, vincoli internazionali, impegni contrattuali. Il giurista Conte immaginiamo ne sia consapevole. Altri nel governo, specie tra le matricole, non sappiamo. E poi c' è la realtà dei numeri, peraltro scarsi nel pomposo «contratto». Fra qualche giorno qualcuno di loro dirà: «Non pensavamo di trovare una situazione così difficile...». E qualche scelta programmatica verrà sospesa o accantonata, forse anche saggiamente.

L' impatto con la nuda terra dell' amministrazione quotidiana non è stato mai semplice per nessun esecutivo. Anche nella continuità politica.

L'onesto incompetente può fare grandi danni

Figuriamoci per il neonato governo giallo verde o giallo blu, non si sa. Se l' esecutivo guidato(?) da Conte non si doterà di collaboratori esperti nel funzionamento della macchina dello Stato la navigazione sarà subito incerta. Uno non vale uno. L' onesto incompetente può fare grandi danni. Pietro Nenni disse che una volta entrati nella stanza dei bottoni, il luogo del potere, i socialisti non trovarono i bottoni. In questo caso, qualcuno rischia, senza validi esperti, di non trovare nemmeno la stanza.
Lasciamo per un attimo da parte il drammatico tema dell' incompatibilità economica del «contratto» con gli equilibri di finanza pubblica e con gli impegni legati all' appartenenza all' Unione monetaria. I mercati restano in agguato.
Domani ne capiremo l' umore.

I Tre dossier delicati del Governo Conte

1) Ilva di Taranto

Occupiamoci invece di tre dossier che il governo Conte dovrà affrontare nelle prossime settimane. Tre appuntamenti dai quali si capiranno il tono e la rotta di un' intera stagione amministrativa. Il neo superministro dello Sviluppo e del Lavoro, Luigi Di Maio, ha giustamente annunciato che il suo primo solenne impegno sarà quello di rilanciare l' occupazione al Sud. Come si concilia questo sacrosanto proposito con l' intenzione programmatica di chiudere e riconvertire l' Ilva di Taranto peraltro gradita dal governatore della Puglia, il pd Michele Emiliano?

È il più grande stabilimento del Mezzogiorno, impiega direttamente e indirettamente 20 mila persone. La produzione vale un punto di Prodotto interno lordo. Il primo luglio Arcelor Mittal, che ha vinto una gara internazionale, entrerà in azienda. Anche in assenza di un accordo sindacale. Il gruppo siderurgico spenderà 1,8 miliardi per l' acquisto, promette 2,3 miliardi di investimenti di cui 1,1 per il risanamento ambientale. Si può ancora trattare. Ma che facciamo? Mandiamo all' aria tutto?


L' azienda perde 30 milioni al giorno. Ha cassa ancora per un mese. La riconversione avrebbe costi faraonici ed esiti largamente incerti. Si decarbonizza da un lato e dall' altro, come ha dichiarato la neoministra del Sud, Barbara Lezzi, si blocca il gasdotto Tap (Trans Adriatic Pipeline)? Appare suicida poi chiudere l' Ilva di fronte ai dazi americani. I produttori colpiti negli Usa cercheranno spazi di mercato maggiori in Europa.

L' Ilva vende solo in Europa. Senza guardare all' ammontare delle penali, chi volete che venga più a investire - e non solo in Puglia - davanti a giravolte di questo tipo? Quando Riva, l' ex proprietario dell' Ilva, annunciò, nel settembre del 2013, la chiusura di alcuni stabilimenti lombardi, Matteo Salvini, allora vice di Roberto Maroni, protestò duramente in difesa di 1.400 posti di lavoro.
«Siamo pronti a tutto - scrisse su Facebook - da Varese alla Val Camonica passando per Brescia, se ci sarà da rischiare e fare casino, faremo casino». E parlando a Novi Ligure il 9 febbraio di quest' anno: «Marchiamo a uomo affinché il piano industriale dell' Ilva sia portato avanti, sperando che in Puglia si mettano d' accordo. Le promesse messe per iscritto vanno mantenute e qualcuno deve impegnare l' azienda a mantenerle».

Giovanni Tria ha espresso il 14 maggio su Formiche.net tutte le sue riserve sulle scelte del nascente, prima versione, governo pentaleghista. «Più preoccupante il fatto - scriveva il futuro ministro dell' Economia - che non sia chiaro l' indirizzo di politica industriale, vedi l' imbarazzante caso Ilva».

2) Il caso Alitalia

Sono giorni decisivi anche per il futuro dell' Alitalia. Nel «contratto» si legge che va «rilanciata nell' ambito di un piano nazionale dei trasporti che non può prescindere dalla presenza di un vettore nazionale competitivo». Tra le offerte pervenute ai commissari, solo per pezzi di azienda, la migliore sembra quella di Lufthansa. Ma comporterebbe un sacrificio occupazionale, diretto e indiretto, tra 2 e 4 mila posti. Oggi ci sono già 1.500 lavoratori in cassa integrazione.

Il governo uscente ha prestato all' azienda finora 900 milioni.

È aperta una procedura europea sul sospetto di aiuti di Stato. Un rilancio, con un soggetto italiano privato e pubblico è possibile, ma occorre sia fatto a condizioni di mercato e con forti investimenti. Anche nazionalizzando in ipotesi i tagli occupazionali vanno fatti. Erano insufficienti i capitali messi a disposizione dai cosiddetti capitani coraggiosi e, successivamente, dagli arabi di Etihad. Ed è finita male.

Chi li mette i soldi necessari per creare un «vettore nazionale competitivo»? Stiamo parlando almeno di un paio di miliardi, anche perché va restituito il prestito pubblico. Alitalia è finora costata ai contribuenti una cifra che oscilla tra gli 8 e i 9 miliardi.

3) Cassa Depositi e Prestiti

Terzo dossier delicato è quello della Cassa depositi e prestiti (Cdp). Gestisce il risparmio postale. Ha un attivo di 370 miliardi di cui 150 versati nel conto di tesoreria. È il polmone finanziario della Repubblica. Ha partecipazioni azionarie per 35 miliardi. È appena entrata in Tim. L' assemblea per il rinnovo dei vertici - l' attuale presidente Claudio Costamagna e l' amministratore delegato Fabio Gallia sono in uscita - è fissata in seconda convocazione il 28 giugno.

Entro il 16 gli azionisti, ovvero il ministero dell' Economia e delle Finanze e le Fondazioni bancarie, dovranno depositare le liste con i nuovi amministratori. Tra i candidati si è parlato finora di Massimo Tononi alla presidenza e di Dario Scannapieco come ad. C' è anche l' ipotesi di Franco Bernabé. Sono tutti ottimi nomi.

Quali scelte farà il nuovo governo? Nel «contratto», la Cdp non è citata. Si parla però della creazione di una banca per gli investimenti e lo sviluppo. Davide Casaleggio ha fatto più volte l' esempio della francese Bpifrance partecipata da Caisse des Dépôts. Il rispetto dei criteri di competenza degli amministratori e di governance sarebbe già un ottimo inizio.

Un diverso indirizzo strategico, come quello che traspare dal «contratto», potrebbe scontrarsi con i vincoli non solo statutari ma anche con quelli fissati dalle regole europee. Cdp non è una banca. Se lo fosse dovrebbe essere sottoposta alla vigilanza prudenziale di Francoforte. Agisce già come una sorta di fondo sovrano italiano, finanzia infrastrutture e innovazione. Può fare di più e meglio.

Ma se si rispettassero i vincoli, l' Italia rischierebbe ancora una volta una procedura europea con effetti sul perimetro delle attività statali e sul calcolo del debito pubblico. Il governo e il Parlamento hanno tutto il diritto di cambiare struttura e missione della Cdp - come di Invitalia, che ha appena acquisito la Banca del Mezzogiorno - ma il cammino è irto di ostacoli che vanno attentamente soppesati. Il cambiamento è necessario ma tutt' altro che facile. E soprattutto ha sempre costi nascosti e imprevisti.




lunedì 28 maggio 2018

Il western di Di Maio e Salvini (e tanta ignoranza)

Titolo II,art.68:"Il Presidente della Repubblica è il Capo dello Stato e rappresenta l'unità nazionale...vigila sul rispetto della Costituzione...assicura il rispetto dei trattati e dei vincoli derivanti dall'appartenenza dell🇮🇹ad organizzazioni internazionali e sovranazionali"

L'ignoranza è il male del nostro tempo. Ma ancora peggio, c'è la fierezza di questa ignoranza, il rifiuto di leggere tre righe di un articolo della Costituzione e cercare di capirlo.
Quando studenti e genitori prendono quasi ogni giorno a sberle i professori e non capita (quasi) niente, il gioco è fatto. Dovevamo aspettarci tutto questo: solo così si comprendono le innumerevoli prese di posizione di queste ore sui social contro il Presidente della Repubblica, che la Costituzione ha rispettato, e la ridicola proposta di impeachment del medesimo, da molti supportata anche in assoluta malafede.
Succede che l'onda montante di demagogia abbia fatto compagnia all'incredibile pomeriggio e serata di ieri domenica, quando i giornalisti più bravi (evviva Mentana e le sue dirette sulla 7) hanno scoperto che prima Salvini e poi Di Maio erano andati di nascosto uno dall'altro a parlare con Mattarella, prima che il Presidente vedesse il primo Ministro incaricato, per cercare di tirargli la giacchetta a proprio favore. 
Ha fatto pena anche il povero Conte, scomparso in un amen dal circo mediatico.
Peggio di un western mediocre, da seguire fino al colpo di scena notturno, quando un Di Maio qualunque ha chiamato in diretta Fazio su Raiuno per ripetere il suo stanco copione. Seguito da Martina... per fortuna Salvini era distratto in Umbria. Il saloon di Fazio.
Su quanto è successo, gli analisti concordano sul trucco della valigia di Salvini, che si è impuntato su Savona come ministro per smarcarsi dal provvisorio compagno di strada Giggino e andare verso le elezioni approfittando del favore dei sondaggi, che i 5 Stelle non hanno più. 
Di Maio deve ancora mangiarne, di pappa, per raggiungere l'ex partner in furbizia. 
Grazie da parte di tutti gli Italiani che almeno la Costituzione, in queste ore, si mettono a leggere.



martedì 1 maggio 2018

Scusate il ritardo... si riparte con gli Ego (e W il Primo Maggio)

Evviva il Primo Maggio. Sempre e comunque, anche per coloro che non sanno nemmeno che cosa si festeggia.
Torno per celebrare la Festa del Lavoro di questi tempi grami che hanno trasformato le nostre vite in una Caccia al Tesoro dove la posta in gioco è una sopravvivenza al di sopra della miseria. Ci sono (tanti) ricchi, (tantissimi) poveri, e la classe media che era il nostro tessuto sociale è sparita, nell'indifferenza generale. 
Da quasi un mese non mi affaccio qui. Almeno, mi affaccio ma non scrivo. Spesso sono sopraffatta dalla malinconia. Comprenderà, chi vuole. Scusate,  voi 2 o 3 che passate.
Torno anche perché oggi ce l'ho ancora con il narcisismo di Renzi che vive nel suo mondo. Oggi Gramellini sul Corriere gli dedica il suo Caffè, che vi giro: perché la politica rigorosamente in minuscolo è ormai una rappresentazione di narcisi. Evviva Gentiloni tutta la vita, come stile.

Massimo Gramellini
Di Maio accusa Matt-ego Renzi di avere un ego smisurato. Renzi non ha potuto rispondergli perché era impegnato a farsi un selfie davanti allo specchio. Eppure, quanto a ego, non scherza neanche il capo di Raggi di Sole e tutte le altre Stelle, che pretende di sottoporre contratti a chiunque senza allearsi con nessuno: al potere vuole andarci da solo, con gli amici della Casal-ego Associati.

Poi c’è l’ego a lunga conservazione di chi, in un raro sprazzo di umiltà, prima di entrare in politica commissionò a una sua rivista il seguente sondaggio: è più popolare Berlusconi o Gesù Bambino? Gesù Bambino si dovette accontentare della vicepresidenza, lo stesso ruolo a cui adesso Matt-ego Salvini vorrebbe relegare lui. Il leader della L-ego, un apostrofo verde tra le parole m’amo, ha postato ieri su Facebook la carta del due di picche per illustrare l’alta considerazione in cui tiene gli avversari, alleati compresi.

Un tempo l’ego arroventato era un prerequisito per entrare in politica. Ora lo è diventato per non uscirne. Appaio più indispensabile se minaccio di andare alle elezioni per avere il governo o se minaccio di andare al governo per avere le elezioni? Se resto zitto e li lascio parlare di me o se ricomincio a parlare di me proprio quando si erano illusi che restassi zitto? Però l’algebra politica ha regole ferree: Casal-ego per Silvi-ego diviso Matt-ego al quadrato uguale Gentiloni premier a vita. Qui lo dico e qui lo ego.

domenica 8 aprile 2018

Dietro le quinte, fra PD nazionale e M5S spunta Gentiloni

Confesso che giovedì sera ho girato tutta Crescentino a cercare la riunione del PD e non l'ho trovata, semplicemente perché si è tenuta il giorno successivo.
Grazie alla cronaca di Mauro Novo ci ho capito qualcosa, di quella riunione. Purtroppo venerdì avevo un impegno poco piacevole altrove. Amen.
Per rilanciare, vi riproduco qui le prime manovre in corso fra PD e M5S, che portano a Gentiloni, nell'ottima cronaca de La Stampa online. (ma in prima linea per Di Maio, secondo l'anticipazione, continua ad esserci il centrodestra).


Ilario Lombardo per www.lastampa.it

C’è un solo uomo che secondo i 5 Stelle potrebbe cambiare le sorti di questa legislatura e realizzare l’incastro impossibile. Si chiama Paolo Gentiloni ed è il premier pro-tempore italiano. È a lui che telefonata dopo telefonata, come in una difficile scalata in equilibrio vertiginoso su uno strapiombo, punta Luigi Di Maio.

Gentiloni «il garbato», il premier a cui è stato risparmiato lo tsunami di invettive e parolacce del M5S, sempre stimato da Di Maio. Non a caso, il grillino non lo ha citato, a DiMartedì su La7, tra gli apprezzati leader, ministri e capicorrente dem, come Dario Franceschini, Marco Minniti e Maurizio Martina. Gentiloni è la carta segreta che Di Maio sente di avere in mano, confortato dalla regia quirinalizia di Sergio Mattarella.  

Il capo politico sta cercando una sponda nel premier e lo sentirà in questi giorni, dopo che alcuni colloqui con i grillini sono già stati avviati per il Def. «Con il Pd abbiamo intenzioni serie, anche con Matteo Renzi» fa sapere il leader M5S. A maggior ragione ora che Matteo Salvini ha compattato il centrodestra, come voleva Silvio Berlusconi, per salire uniti al Quirinale, sottrarre a Di Maio l’argomento della coalizione divisa e rispondergli con le sue stesse armi.
A doppio forno, doppio forno e mezzo. Di Maio apre al Pd? Salvini rinsalda il patto con Berlusconi. Sul treno che lo porta da Roma a Ivrea, dove sarà in prima fila alla kermesse di Davide Casaleggio, Di Maio ha un sorriso che non camuffa la furia esplosa poco prima, dopo le dichiarazioni del leghista: «Deve scegliere tra il governo del cambiamento e Berlusconi – è la frase che lascia filtrare -. Con questa mossa ha messo se stesso e tutto il centrodestra all’angolo». 

L’accelerazione delle trattative con il Pd è una logica conseguenza. Ma già dal mattino Di Maio si mette al telefono, e ai deputati ordina: «Ora facciamo sul serio con il Pd». Gli fanno notare che il reggente del partito, Martina, la sera prima non ha scritto una nota per annunciare che diserterà l’invito all’incontro con il grillino. Per Di Maio è un segnale. Ma c’è di più. «I feedback dalle telefonate sono positive. Ci hanno detto che hanno bisogno di tempo». Il redde rationem dovrebbe essere il 21 aprile, all’Assemblea nazionale del Pd. Il leader del M5S e i suoi uomini sentono tutti i capi corrente, anche attraverso i loro uomini, persino Renzi tramite Andrea Marcucci. Franceschini, Orlando, Martina, Michele Emiliano: ognuno di loro ha lasciato aperto uno spiraglio. Franceschini sembra convinto che non ci sia alternativa: «Dobbiamo sederci al tavolo con i 5 Stelle» dice. Orlando e Martina, pur chiudendo apparentemente a ogni intesa, lasciano intendere che qualcosa potrebbe muoversi solo se Di Maio dismetterà il doppio forno: «Solo se molla la Lega si può iniziare a ragionare. Non può trattarci allo stesso modo». 

Non è un caso che sia il capogruppo in Senato, Danilo Toninelli, considerato dai dem il principale sponsor dei leghisti, a tendere una mano verso il Pd: «Mettiamoci intorno a un tavolo per il bene del Paese, e cerchiamo punti di convergenza». Tavolo. Dialogo. Convergenze. I 5 Stelle hanno intuito: il Pd vuole uno scalpo, vuole la prova del divorzio con la Lega, come garanzia che non stiano usando i democratici per sfidare Salvini. Ugualmente forte è il sospetto che le varie anime del Pd stiano usando il corteggiamento grillino per isolare e neutralizzare Renzi, e chiudere la resa dei conti interna. 

Intanto, per «far vedere che facciamo sul serio», il M5S è pronto a concedere la presidenza della commissione speciale della Camera (che si occuperà dei decreti del governo attuativi ancora in sospeso), martedì, al dem Francesco Boccia, il primo a chiedere un’alleanza esplicita con i 5 Stelle. Boccia è uomo di punta della corrente di Emiliano, dove è forte la convinzione che Mattarella abbia in mano un nome come premier a cui né il Pd né il M5S potranno dire di no. Il passo indietro di Di Maio è una condizione irrinunciabile per tutti i leader dem.

È un’ipotesi anche questa ma lo è ancora, e più forte di tutte, quella delle larghe intese con il centrodestra. Un esito complicato a cui Salvini sta lavorando, per costringere Di Maio a rinunciare ai suoi veti su Forza Italia, e portare gli uomini di Silvio Berlusconi, con o senza l’ex Cavaliere , al governo.