lunedì 11 dicembre 2017

Parchi e viali: "Speranza e Greppi dove vogliono arrivare?"

Un contestatore, rimasto anonimo, elenca:

"Parco prospiciente alla Madonna del palazzo distrutto. 
Parco viale Odetti distrutto. 
Piazza Garibaldi distrutta. 
Piazza Ierinò distrutta. 
Piazza Matteotti distrutta. 
Piazza Caretto distrutta. ... 
e la prossima a chi toccherà??? 
Tra le poche cose belle di Crescentino c'erano viali e parchi. Ora non ci sono quasi più. 
Speranza e Greppi dove vogliono arrivare? ""


Non sono amica degli anonimi, ma sono rimasta stupita che questo signore si sia ricordato dell'ultimo parchetto aperto alla Madonna del Palazzo alla fine dei '90, affacciato su via Michelangelo, che rende possibile una cornice verde intorno al Santuario. 
Questo parco, da me fortemente voluto nel primo mandato per rimpiazzare una oscena boscaglia, poi intitolato a Nello Alemanno, era particolarmente ben riuscito, finché qualche tempo fa sono state abbattute alcune piante danneggiate dal maltempo. E' ovvio che dovevano essere rimpiazzate: ma neanche questo è successo, e adesso il povero parchetto giace senza più una fisionomia compiuta. 
D'altra parte, in 10 anni l'attuale Sindaco&Friends non erano riusciti a completare neanche il complesso sportivo, e l'abbiamo ultimato al mio ritorno del 2009, con cordoli e parcheggi e piante e quant'altro.
Non sono mica delle opere eroiche, sono cose normali per gente normale. Che tristezza, va. 

sabato 9 dicembre 2017

L'assessore verde Speranza

Speranza impazza nel verde crescentinese. Molte persone che oggi mi hanno fermata per strada si sono dette convinte che l'assessore non voglia far tornare piazza Caretto al progetto originario di quando sono state tolte le auto (amministrazione Venegoni, ricordo) e anzi preferisca piuttosto far tornare direttamente le auto. 
Se sarà così, potremo forse essere aiutati soltanto da una sua nota capacità di perdere tempo: per fare un solo esempio, l'assessore al verde ha iniziato il suo mandato nel 2014, con un evidente sbrego sulla facciata nuova della Ragioneria Calamandrei in via Roma, al quale faceva da contrappeso una bestemmia apparsa a pochi metri. 
Per capirci, l'opera di ridipintura era stata a cura della di lui ditta, di famiglia (che aveva vinto l'appalto), completata in qualche modo pochi giorni prima delle elezioni del maggio di quell'anno. 
E se il graffio è ancora lì e anzi non è più solo, si deve certo al fatto che Speranza non si è mosso in quasi 4 anni, neanche per un senso di orgoglio personale: dunque ci sono altrettante possibilità che il mandato finisca ancora con la piazza Caretto quasi deserta com'è sotto gli occhi di tutti da qualche settimana.
Ho letto anche di una sua idea di nuovi arredamenti marmorei, a sostituire quelli attuali che non incontrano il suo gusto. 
Uno spavento vero (per non parlare dei soldi buttati via).


venerdì 8 dicembre 2017

Bersani e i 101: "Renzi parlò con Alfano... per giubilare Prodi"




Ne abbiamo dette e giubilate tante, negli scorsi mesi e fino a pochi giorni fa, sulle derive della politica italiana che si andava trasformando sotto occhi allegri o sgomenti, dipende. 
Questo blog nel suo piccolo ha dato dei contributi, fino a qualche giorno fa.
Quella che segue è una confessione pubblicata il 7 dicembre scorso sul Corriere della Sera, che riguarda i famosi 101 franchi tiratori del PD contro Prodi, per l'elezione del Presidente della Repubblica che fu poi Mattarella.
Ecco qui.
"Bersani alla fine conferma: "Quagliariello? Tutto vero".
I 101 franchi tiratori del Partito Democratico furono la convergenza fra chi voleva fermare Romano Prodi e chi voleva fermare il sottoscritto". Così Pier Luigi Bersani ha commentato a Montecitorio l'anticipazione del libro di Gaetano Quagliariello,  "Sereno è", pubblicata ieri dal Corriere.
A quanto scrive l'ex ministro del governo Letta, il 18 aprile 2013 Renzi parlò al telefono con Alfano e gli disse che avrebbe dato il suo contributo per giubilare la candidatura di Prodi.
Bersani conferma: "Non ho motivo per smentire Quagliariello". 

sabato 25 novembre 2017

Buon compleanno a un Crescentinese, mio papà

Direte che potevo anche svegliarmi prima, è quasi mezzanotte. Ma ho voluto godermi in solitudine il compleanno di mio papà, che il 6 gennaio saranno 44 anni che non c'è più, e  però il 25 novembre avrebbe compiuto 100 anni.
Ho pensato a lui quest'anno tutte le volte che sui giornali locali ho visto foto di arzille centenarie celebrare davanti a fiori e torte. Le donne sono più forti, resistono più a lungo. Vero ragazzi? 
Ma Aldo Venegoni, visto adesso,  mi sembra il testimonial ideale di Amare Crescentino. Eppure non era un crescentinese, ma lo diventò. Fu una persona attiva nella comunità. 
Lui era di Busto Arsizio, provincia di Varese. E finita la guerra e i 7 anni di servizio militare che si era digerito, era finito qui da noi per amore della mia mamma Tina, che era la sua madrina di guerra: si scrivevano lettere probabilmente d'amore che io ho cercato dappertutto ma mai ritrovato.

Erano tempi magri, quasi come oggi ma senza supermercati. Per fortuna, i miei nonni ai Gianoli avevano l'orto. 

Si sposarono il 3 marzo 1946 e andarono a vivere nel condominio Lanza, davanti al Municipio: quello dove sono poi nata io, quello che poi ho cercato ogni giorno per 5 anni di far restaurare ridipingere ma invano, e che resta una schifezza a tutti gli effetti nell'indifferenza generale verso una piazza che fa ora letteralmente piangere. 

I coniugi Venegoni presero in seguito in affitto dalle Ferrovie il bar della Stazione, che era rimasto chiuso fin da quando il suo gestore, Edoardo Castiglione, era stato fucilato con gli altri Martiri l'8 settembre. 

Non erano ricchi, i miei, ma come tutti all'epoca avevano una gran voglia di fare, di costruire, lavorare,  lasciarsi alle spalle le macerie della guerra. E nella sua nuova famiglia il Venegoni si crescentinizzò, imparò il dialetto locale, fece amicizia con tutti quelli che andavano a prendere il treno, fece una vita da cani perché si alzava sempre alle 4 per aprire il bar con il primo treno, e non poté mai prendersi un giorno di vacanza, nei 18 anni che passammo lì, perché il bar doveva restare aperto.

Mi fece studiare, e la seconda parte della sua vita attiva fu dedicata a un'azienda tessile, in contatto e collaborazione all'inizio con i suoi parenti di Busto Arsizio che lavoravano nel ramo. Un gran lavoratore, un caratteraccio che ho ereditato in pieno. Una fine a 56 anni repentina, che mi lascia ancora con il magone e debbo smettere di scrivere. 
Caro Venegoni, che roccia che sei stato. E che bravo crescentinese. Sono fiera di te. Grazie e buon compleanno. 


Le notizie false, o verità: il New York Times trova Lega e M5S uniti in rete



Anche i più riluttanti sono diventati esperti di comunicazione, e anche un po' poliglotti, visto che restano in pochi quelli che non sanno cosa significhi "Fake news", notizie false. 
Di notizie false è pieno il web.
Ma è anche pieno di notizie che sembrano false però sono vere, o viceversa.
Un rompicapo che rende i nostri pensieri sempre più confusi. Per il sito Repubblica It, Carlo Brunelli ha tentato una sintesi, nella quale il dato più interessante è la possibilità, secondo quanto sostiene il New York Times, di  un legame in rete fra la Lega e il M5S....


L' Italia sotto la morsa delle fake news? Lo denuncia il Pd. Lo nega il M5S, che ribalta l' accusa sul leader Pd.



Lo sostiene il New York Times in un' inchiesta pubblicata ieri sul proprio sito: «Come già successo negli USA, in Francia, in Germania e per la Brexit, anche in italia la tornata elettorale potrebbe essere falsata dalla propaganda incentrata sulla disinformazione».
Il caso è riesploso dopo la diffusione incontrollata sul web di una foto fake che ritraeva Maria Elena Boschi, Laura Boldrini e altri dem tutti insieme «al funerale di Riina».

Funerale che, nella realtà, non si è mai tenuto. Tantomeno con i suddetti ospiti dem.

Virus5Stelle, che l'ha pubblicata sulla sua pagina Facebook, è una delle migliaia di pagine non ufficiali che fanno propaganda per il Movimento. La pagina è gestita da Claudio Piersanti e Adriano Valente, già noto nel mondo dei debunker perché accusato di una fake news sulla Leopolda diffusa nel novembre 2016. I gestori del sito, contattati dal debunker David Puente, si dissociano spiegando che non si sono mai occupati di politica e non intendono farlo.

Ma l' editor di BuzzFeed Alberto Nardelli twitta i legami di Valente con i vertici del M5s: oltre alle foto del profilo in cui abbraccia Beppe Grillo, anche il tag in un post del vice-Presidente della Camera Luigi Di Maio. I legami tra Valente e il Movimento sono palesi, basta visitare il suo profilo e trovare in primo piano foto con Carla Ruocco e Luigi Di Maio. Valente smentisce però di aver postato la bufala. E spiega: «La pagina Virus 5 stelle è gestita da 6 ragazzi compreso io. La foto l' ha postata un ragazzo che tra l' altro non conosco e non io». Ma chi è Mario de Luise? Un profilo vero o un fake usa-e-getta da utilizzare per postare contenuti diffamatori?

Proprio della galassia dei siti che propalano fake news si occupa l' inchiesta del New York  Times.
Raccontando che Andrea Stroppa, ricercatore di Ghost Data e consulente di Renzi sulle cybersecurity, ha compilato un dossier nel quale si dimostra che la pagina ufficiale del movimento Noi con Salvini condivide lo stesso identificativo Google con diversi siti di disinformazione come IoStoConPutin.info, MondoLibero.org, ma soprattutto con una delle tante pagine non ufficiali di propaganda del Movimento 5 Stelle.

Il codice unico di Google permette di collegare tutti i siti allo stesso account pubblicitario, permettendo ad una sola persona di gestire tutti gli introiti. Google non ha voluto rivelare il nome del proprietario dell' account e ha cercato di calmare le acque sostenendo che a volte siti non collegati utilizzano lo stesso ID Google. Da Noi con Salvini dicono di non sapere di cosa si stia parlando. Luca Morisi, il digital philosopher di Matteo Salvini, non ha voluto commentare. Dal M5s spiegano che, essendo pagine create dai fan, non possono essere collegate al Movimento.

Non smentibili sono i bersagli delle campagne fake. Nelle foto di questi siti Renzi è un clown, oppure ha il naso di Pinocchio, la Meloni è Gollum, Berlusconi è truccato da donna. Poi c' è il filone Cecile Kyenge. Lei che, cattolica, avrebbe voluto abolire mercatini di Natale e presepi nelle scuole. Lei che, da ministro, avrebbe augurato attentati all' Italia. Lei che avrebbe assunto al ministero la figlia, che nella foto è la cantante Rihanna, con uno stipendio da 15.000 euro al mese.

La Presidente della Camera Laura Boldrini è stata vittima dello stesso tipo di campagna diffamatoria violenta, che ha toccato il suo apice nella diffusione della notizia che avesse fatto andare in pensione a 35 anni sua sorella minore, scomparsa prematuramente anni fa.




sabato 11 novembre 2017

Le disavventure del PD, e i voti che il caso Grasso porta via

Quante ne sono capitate nelle ultime settimane. Le elezioni siciliane, come si sapeva del resto, hanno fatto da detonatore alla deriva elettorale del PD. Non si sapeva invece, e lo prevedevano in pochi, che sarebbe scoppiata anche la miccia di Pietro Grasso, presidente del Senato e casualmente siciliano, che come tanti altri prima di lui ha abbandonato il partito di Renzi, nei giorni precedenti al voto di Trinacria.
Dei fiumi di parole versati in questi giorni, c'è qui un utile riassunto pratico sul piano dei voti in ballo per le prossime elezioni. Dalle pagine de La Stampa di sabato, a cura di Andrea Carugati.
MV







Tutti i big del Pd renziano, con l’apporto di Dario Franceschini, all’attacco di Pietro Grasso. Al Nazareno non hanno digerito le parole del presidente del Senato, da poco uscito dal partito e in pole position per guidare una lista di sinistra, che giovedì sera ha detto che «dopo la guida di Bersani il Pd non c’è più, ha smarrito i suoi valori». Renzi si chiama fuori dalla contesa, «le polemiche le ricevo non le faccio», ma lo stato maggiore dem s’incarica di rintuzzare le accuse: «Il suo giudizio sprezzante nei confronti del nostro partito è inaccettabile, parla come un esponente politico che è sceso in campo contro il Pd», tuona il capogruppo Ettore Rosato. Lorenzo Guerini: «Chiedo rispetto per il Pd, come ne ho per il piccolo partito di cui Grasso aspira a diventare leader». Il vicesegretario Maurizio Martina rivendica «con orgoglio il lavoro fatto dal Pd in questi anni nel solco dei nostri valori». Anche Franceschini giudica «assolutamente non condivisibili» le parole del presidente del Senato e si dice «dispiaciuto».
Tra i sondaggisti il nuovo soggetto di sinistra non è stato ancora ufficialmente testato. «Finora abbiamo raccolto la somma delle varie sigle, da Mdp a Sinistra italiana e sono intorno al 6,5%», spiega Fabrizio Masia di Emg. 
«A nostro avviso il potenziale è tra il 9 e il 10%, ma non è un risultato scontato. Molto dipenderà dal tipo di campagna che avremo e dall’appello del Pd al voto utile». Concorda il presidente di Ixè Roberto Weber: «Per noi si collocano tra il 6 e il 10%. Circa la metà dei voti arriveranno dalla ex sinistra radicale, altrettanti da elettori delusi dal Pd». Secondo Weber, «la figura di Grasso non ha un potenziale elettorale in sé. Per la sinistra è indispensabile la figura di un federatore che trasmetta simbolicamente l’idea di unità». 
Diverso il tema dei collegi delle regioni rosse. Secondo Masia e Weber la divisione tra Pd e sinistra potrebbe far perdere ai dem tra 20 e 30 collegi. «Quelli dove il vantaggio Pd è meno sensibile», dice Masia. Weber annota che, «come è avvenuto in Sicilia con i voti al candidato grillino Cancelleri superiori a quelli della lista, il voto in uscita dal Pd si sta orientando più verso il M5S che verso la sinistra. I grillini vengono percepiti dagli elettori dem delusi come un più solido argine contro Berlusconi. Un argomento destinato a pesare soprattutto in Emilia e Toscana».


Una preoccupazione, quella per i collegi a rischio, che continua ad animare la discussione dentro il Pd. Le minoranze di Andrea Orlando, Gianni Cuperlo e Cesare Damiano hanno preparato un ordine del giorno per i gruppi Pd (che si potrà anche trasformare in un documento per la direzione) in cui si ribadisce la richiesta di co- struire una coalizione anche con Mdp. E per farlo si propone di «riaprire un confronto sulla disciplina dei licenziamenti disciplinari e collettivi», quando arriveranno in Aula (tra una decina di giorni) le proposte di legge delle sinistre sul ripristino dell’articolo 18. Altre due richieste riguardano il superamento del superticket e la revisione del meccanismo per l’età pensionabile. 
«Se si cominciasse a ragionare sulle scelte compiute sarebbe l’avvio di una fase nuova», commenta il bersaniano Alfredo D’Attorre. «Ma non credo che sarà questa la linea del gruppo dirigente Pd» 

sabato 28 ottobre 2017

Mossi&Ghisolfi, ricerca di fondi per l'impianto USA

Da "La Stampa" del 28 ottobre, pagine economiche




M&G Polymers Usa, controllata americana di Mossi e Ghisolfi, ha presentato la richiesta di protezione dai creditori secondo la procedura del «Chapter 11» della legge fallimentare americana. Il ricorso alla procedura del Chapter 11 da parte di M&G Polimers dovrebbe «attrarre» anche le altre società americane del gruppo alla protezione dai creditori.

Il gruppo, che nei giorni scorsi ha presentato la richiesta di concordato preventivo per le attività italiane, è anche alla ricerca di finanziatori per completare il progetto dell’impanto di Corpus Christi, in Texas, i cui ritardi e aumenti di costi sono all’origine del dissesto del gruppo. 
Secondo quanto ricostruito, il fondo Och Ziff - uno dei principali creditori del gruppo - sarebbe tra i soggetti interessati a finanziare l’operazione. L’aumento dei costi per l’impianto di Corpus Christi, che dovrà produrre Pet e materie prime per la sua lavorazione,  ha causato un aumento del debito del gruppo del 32%, a 1,8 miliardi di euro.
Tra i creditori della M&G Polymers Usa figurano anche due banche italiane: Unicredit, che ha rilasciato lettere di credito per 15,7 milioni di euro, e Monte dei Paschi (filiale di New York) per un prestito di 10 milioni di euro. Gli altri creditori sono in prevalenza fornitori di materie prime per la realizzazione di materiali plastici. 

Tra gli altri creditori bancari del gruppo figurano, per le attività all’estero, BofA e Deutsche Bank. Tra le banche italiane Unicredit - uno dei principali debitori bancari, tra italia e estero - Banco Bpm e Intesa Sanpaolo.

La richiesta di concordato è stata depositata al tribunale di Alessandria lo scorso 17 ottobre e riguarda otto società del gruppo.

Mossi e Ghisolfi è assisitita da Rothschild in Usa e da Me- diobanca in Italia, con Alvarez & Marsal, specialista di ri- strutturazioni complesse, chiamato ad occuparsi della parte internazionale. [G. PAO.] 

giovedì 26 ottobre 2017

Il Presidente del Senato Grasso lascia il PD

Un momento veramente difficile per il PD. Il Rosatellum è fermentato a dismisura, il clima in Parlamento dev'essere terribile se dopo l'approvazione della legge elettorale la seconda carica dello Stato, Grasso, lascia la formazione. Tempi veramente bui, verrebbe da dire che forze oscure sembrano spingere il PD verso la dissoluzione, e Renzi come sempre ci mette del suo. 

(Dall'Ansa, a cura di Anna Laura Bussa)

   ROMA, 26 OTT - Ha ingoiato tutto in silenzio per

anni facendo buon viso a cattivo gioco perché il compito che 

gli  è stato affidato è quello di rappresentare e difendere l'

istituzione Senato. E spesso, come ha ricordato lui stesso in

Aula rispondendo al M5S, "è più difficile restare che andare

via". Ma ora la misura è colma e il presidente di Palazzo

Madama, nel giorno in cui passa al Senato in via definitiva il

"Rosatellum" e Denis Verdini entra ufficialmente nella

maggioranza, prende le distanze da un partito con il quale non

si trova più in sintonia e del quale non condivide più né metodi

usati, né contenuti, e lascia il gruppo del Pd. A norma di

regolamento sarà iscritto al gruppo Misto, quello presieduto da

Loredana De Petris che immediatamente gli dà "il benvenuto". 

Con il suo gesto, Grasso crea un precedente clamoroso, come osserva

anche Alessandro Di Battista (M5S), perché nella storia

repubblicana non si era mai visto un presidente del Senato

lasciare il gruppo di appartenenza a fine legislatura. Unica

eccezione: Cesare Merzagora che pur essendo stato eletto con la

Dc si era iscritto volutamente, ma sin dall'inizio, al Misto.

  Grasso ha un temperamento mite, non è uomo uso a sfuriate,

scatti d'ira o colpi di testa. Quindi se è arrivato a una simile

decisione è perché la situazione è diventata complicata. 


"Quando mi sono candidato nel Pd - motiva il suo gesto la seconda carica

dello Stato - mi riconoscevo in principi, valori e metodi che

poi si sono andati perdendo nel corso degli anni". Pertanto

meglio prendere le distanze da un partito e da un segretario che

anche con forzature come quella delle 8 fiducie sulla legge

elettorale contribuisce a comprimere il ruolo del Parlamento. 

  La decisione di "Grasso è inaspettata e non prevedibile"

commenta il presidente dei senatori Dem Luigi Zanda, mentre 

Maurizio Martina parla di "una scelta che amareggia". "Mi

meraviglio che non lo avesse già fatto" è l'osservazione al

vetriolo di Roberto Giachetti. In realtà è "una scelta tardiva"

ribatte Vito Crimi (M5S) perché "se si fosse dimesso ieri, come

gli avevamo chiesto, il suo nome non comparirebbe ora tra i

responsabili del "Rosatellum". 


Ed è proprio rispondendo a Crimi

in Aula che Grasso, già ieri, aveva fatto trapelare un certo

disagio. In risposta alla richiesta di dimissioni aveva infatti

reagito affermando che "può essere più duro resistere che

abbandonare con una fuga vigliacca". 


E aveva rivendicato il "no"

alla candidatura in Sicilia per il suo senso delle istituzioni.

"Ora faccio il presidente del Senato - aveva osservato - e porto

avanti il mio compito. Si può esprimere il malessere ma non è

detto che, quando si ha il senso delle istituzioni, si debba

obbedire ai propri sentimenti". Oggi però un segno ha voluto

lanciarlo. 


E la scelta di lasciare il gruppo è stata sofferta.

Anche se la rottura con il partito e Renzi sembra venire da

lontano, dai tempi della riforma. Da quando si forzarono anche

in quel caso tempi e norme e si ricorse a escamotage come il

"canguro" per tagliare gli emendamenti. Poi fu la volta della

campagna referendaria dai "toni eccessivi e personalistici" non

condivisa anche dal presidente Giorgio Napolitano che pure si

era impegnato tanto per la riforma. Ma di screzi tra la seconda

carica dello Stato e il Pd ce n'è più di uno. Non ultimo quello

del 24 settembre quando Matteo Orfini lo accusò di usare i toni

"dell'antipolitica" e di non rispettare il ruolo dei partiti.

Un'accusa alla quale Grasso ribatté: "Io rispetto i partiti ma

loro rispettino il Parlamento". E ancora: "Mi sono saltati

addosso senza che io dicessi niente". Ma il dissapore più

recente risale a qualche ora fa quando durante la Conferenza dei

Capigruppo convocata per il calendario della manovra, Zanda ha

criticato Grasso per il modo in cui ha condotto l'Aula ieri

senza che si riuscisse a stoppare la protesta dei 5 stelle.

Grasso si è difeso, ha spiegato (come poi riferito dallo stesso

Zanda ha detto anche che se lui avesse votato avrebbe detto no a

"Rosatellum" e fiducia) e poi ha deciso. Ora sul suo futuro sono

in molti a interrogarsi e c'è chi lo vede in corsa con Mdp. 



A

chi riesce a parlarci però dichiara secco: "Per il futuro si

vedrà, non è certo oggi la giornata giusta per parlarne".

Intanto da Mdp arriva un commento benevolo: "Rispetto Grasso -

dichiara Speranza - c'è bisogno di buoni esempi". Mentre

Fratoianni parla di "fatto politico importante".(ANSA).

lunedì 23 ottobre 2017

Ben tornato, al Circolo del PD. E buona fortuna a Direttivo e Segretario


Il Pd crescentinese ha un nuovo Direttivo e un  nuovo Segretario. Pur avvertendo sempre di essere considerata una sorta di corpo estraneo dall'interno del partito (che, eppure, fu parte organica delle mie due amministrazioni come sindaca), comunque mi sono sempre impegnata a denunciare un tempo troppo lungo di silenzi e di omissione d'ogni azione politica, in una componente ideale che considero fondamentale per lo sviluppo della nostra società cittadina; per questo, ora sono lieta che finalmente ci sia una ripresa di attività e un avvio di rinnovamento, quanto meno in alcuni degli eletti dal congresso cittadino. E perciò mi auguro che questo "risveglio" apra un tempo nuovo.

Tuttavia, devo accompagnare questo augurio con alcune mie osservazioni.

Credo di essere fra coloro che meglio conoscono la dott.ssa Livia Scucio, eletta nuovo segretario. Infatti, per un periodo iniziale fu Segretaria Comunale del nostro Comune durante il mio primo mandato da Sindaca, negli Anni Novanta. Avevamo un rapporto diciamo dialettico.
Lei mi parve fin troppo abituata a muoversi con agilità nei meandri del potere istituzionale, mentre io - neofita assoluta - mi sentivo spaesata e già allora presa di mira come un punching-ball da più parti; ma decisa a vendere cara la pelle, pur con tutte le mie ingenuità del politichese

Erano anche, i nostri, due mondi diversi, e modi diversi di vedere il rapporto fra le donne e il potere, e di considerare - in questi tanti poteri che avevamo intorno - una valenza ben diversa. 
Nulla di drammatico, all'interno di una dialettica che talvolta occorre tra Sindaco e Segretario comunale; ma talvolta questa dialettica finisce per rendere difficile il rispetto dei ruoli. E così fu.

Ci siamo poi perse di vista, ma ci siamo ritrovate casualmente giorni fa a una riunione del PD al caffè Vanilla, insieme con tante persone che non rivedevo da tempo. 
Ho sentito nell'occasione Laura Chiò proporre la dott. Scuncio come segretaria del PD locale, e ho avvertito in alcuni un risveglio di attenzione che mi ha piacevolmente stupefatta. E questo risveglio porta ora al nuovo Direttivo e al nuovo Segretario cittadino.
Osserverò con interesse e con attenzione anche questa nuova fase. Spero che il PD crescentinese, adesso che c'è, si apra, e faccia conoscere il suo dibattito, e le sue idee. 

La nostra città ha molto bisogno di parlare, dibattere, confrontare  idee, proporre programmi. E' rimasto tutto zitto  troppo a lungo: nel 2014 l'orrenda fine della legislatura che mi ha riguardata ha sancito una spaccatura che ancora non si è rimarginata, e che ha prodotto anni improduttivi nell'azione politica nel Comune. 

Spero che i personalismi incauti, e le omissioni, vengano messi da parte. Io sono cresciuta libera da ogni logica obbligata di schieramento, negli anni bollenti della contestazione, a dispetto di tutti e di tutto. E sempre con un gran senso del dovere e dell'onestà a tutti i costi.

Forse anche per questo soffro molto la situazione presente, sia per quanto riguarda la sinistra nel suo complesso - a mio avviso in grave crisi soprattutto da quando l'arroganza divisiva di Renzi ha soffocato il gioco vitale del rapporto con le minoranze - sia a Crescentino per il non-ruolo che l'opposizione si è finora assegnato. 
Penso che sia quanti stanno in Comune, sia chi sta fuori, abbiano il dovere di smuovere le acque, aprire le porte di un  dibattito reale, ascoltare e accettare chi non si conforma, dentro e fuori da un partito.  La città è veramente triste, depressa e mal messa. Se l'arrivo sulla scena di un  nuovo direttivo e della dott. Scuncio aiuterà ad aprire una nuova fase, dal tempo immobile e muto del lontano 2014, siano i benvenuti lei e il nuovo direttivo.

giovedì 19 ottobre 2017

Mossi&Ghisolfi in cassa integrazione (e la vita scorre)


"Non scrive niente? Prova molta vergogna per aver favorito la pagliacciata del bioetanolo che adesso fallisce (lo sapevamo tutti dal principio) e ci lascia l'inquinamento del bruciatore. Bisognerebbe chiamarlo "inceneritore Venegoni". Si vergogni".


Cari tutti, 
questo signore (anonimo) che mi vuole "vergognata" sulla Mossi&Ghisolfi in cassa integrazione, anzi sull'inquinamento da bruciatore, vive nel suo puntino di mondo e sono certa che niente e nessuno potrebbe spostarlo. Lui  ha paura dell'"inquinamento del bruciatore" e non si è premurato di informarsi con l'ufficio del Comune di che cosa capiti, in caso di arresto dell'attività complessiva dell'azienda. Lui ha paura, a prescindere, e vuole scegliere un colpevole che lo faccia dormire sereno. 

2,5 miliardi di debiti nel mondo

Ma anche lui come tutti (?) avrà letto (La Stampa) che M&G è schiacciata da 2,5 miliardi di debiti nel mondo, e avrà sentito al TG di ieri che l'origine dei guai di una già fiorente azienda internazionale con base piemontese, è dovuta ad un impianto in costruzione in Texas per la fabbricazione di bottiglie in plastica in PET riciclato: leggo che M&G deve 49 milioni di dollari alla compagnia chimica messicana Alpek, la quale ha perciò smesso di foraggiare del materiale fondamentale per la lavorazione, due insediamenti M&G, in Messico e in Brasile. E, secondo il sito "c&en", la stessa Alpek dubita che M&G riesca a completare l'enorme nuovo impianto. 
E' la globalizzazione, baby. Pesti un piede in Brasile, e senti il male a Crescentino. Esempio migliore non ci potrebbe essere, sempre se il sito che ho visitato di notizie sulla chimica in America ha detto il giusto: anche il nostro anonimo avrà letto che esistono le fake news, notizie finte, e bisogna andarci con i piedi di piombo.

Da Mediobanca ai Rothschild

Una cosa è certa. Il già fiorente gruppo chimico di rilevanza mondiale è nei guai e sta cercando di proteggersi con gli strumenti che le leggi internazionali offrono. In Italia se ne stanno occupando Mediobanca e Gop, in America tra l'altro i Rothschild, Allen Overy, Alvarez&Marsal.

Il gesto estremo di Guido Ghisolfi
e l'interesse intorno al nostro sito

I dipendenti italiani sono circa 700, all'estero ben 2.500. 
Non sarò stata l'unica in questi giorni a pensare a Guido Ghisolfi e al suo gesto estremo del 3 marzo 2015. L'uomo che era al centro dell'azienda se n'è andato portando con sé i suoi segreti. 

So che ci sono enormi realtà economiche italiane del settore che si stanno interessando degli insediamenti di M&G, non resta che sperare che si trovi una soluzione anche per Crescentino.

Caro Salvatore, caro signor Vergogna....

Ma a quelli come il nostro amabile signor Vergogna che si guarda la punta dei piedi senza neanche mettere gli occhiali, e anche al mio amico Salvatore Sellaro che non vedo da tanto tempo, vorrei chiedere sul caso M&G: voi, che cosa avreste fatto se vi avessero offerto di permettere sul vostro territorio un impianto pilota unico al mondo, finanziato dall'Unione Europea, e per giunta nel periodo più nero per l'economia italiana?

Assodato che lì c'era stata per 40 anni una fonderia e non una spiaggia dorata sulla riva della Dora, 
assodato che non c'era la fila per venire a impiantare la famosa spiaggia dal nulla, 
preso atto che nessuno voleva costruire qui la sezione italiana del Louvre
né un campo da golf che sembra inquini più di una stalla con 10 mila mucche
constatato che posti di lavoro mancavano (mancano e mancheranno), 
Capito che tutti quelli che si affacciavano per costruire una fabbrichetta di lavorazioni in legname o in latta sparivano dopo qualche nanosecondo...

Rassegnati da tali ventate negative, e ugualmente amanti del nostro adorato paesello, che nessuno è in grado di capire,..,..

non restava che governare con attenzione il processo di insediamento, cosa che è stata fatta con l'aiuto di moltissimi esperti di varie discipline.

Le opere: il Centro Sportivo, I Giardini Montalcini...

E poiché le leggi vigenti prevedevano per Crescentino circa 5 milioni di euro in compensazioni e mitigazioni da parte di M&G a fronte della costruzione del primo impianto al mondo per produrre bioetanolo da residui agricoli, abbiamo cercato di utilizzare virtuosamente le somme, facendo in paese alcune opere che nessuno avrebbe mai neanche potuto immaginare, viste le tradizionali ristrettezze locali. Abbiamo terminato gli impianti sportivi che da dieci anni giacevano abbandonati, fatti i parcheggi, costruito dal nulla i giardini Levi Montalcini accanto all'Infermeria Santo Spirito, eccetera eccetera.... Le opere sono sotto gli occhi di tutti, meno che quelle assai necessarie della ristrutturazione del Municipio:  segreto custodito meglio del terzo Segreto di Fatima dalla mia partenza nel 2014 a oggi, visto che nessuno è interessato e forse neanche il Municipio stesso. 

E il signor Vergogna, e Salvatore stesso, sarebbero forse più contenti che le opere non si fossero fatte? 
Salvatore Salvatore, guarda che una Appendino basta e avanza.















sabato 14 ottobre 2017

Ciucca di Rosatellum. Renzi: "Io candidato premier". Cacciari : "Legge ignobile"

Non c'è una grande aria di trionfo in giro, dopo l'approvazione della nuova e discussissima legge elettorale detta Rosatellum. Stamattina Repubblica è uscita con una dichiarazione di Renzi a piena prima pagina: "Il segretario del PD è il candidato premier, per statuto. Punto".
Il PD, partito che proprio oggi compie dieci tribolatissimi anni, avendo perso per strada i volti che ne hanno fatto la storia, è in un momento difficile.

Come leggiamo su La Stampa dalla penna di Francesco Grignetti, c'è un esperto pronto a fare le pulci a quanto è successo. Il filosofo Massimo Cacciari non è per nulla contento: 


Cacciari, questa legge elettorale non le va proprio giù.

«Lasciamo perdere che si riproduce un Parlamento di nominati. E lasciamo perdere che lo fanno a colpi di voti di fiducia. Quel che più mi indigna è che fanno una legge solo per fottere i grillini; li capisco se protestano. È stata una mossa ignobile. In cambio dal giorno dopo avremo l' ingovernabilità delle  accozzaglie politiche. Delle pseudocoalizioni. Della paccottiglia. Più una marea di partitini perché lo sbarramento al 3% è una burla».

Ma la legge non nasce per aiutare il formarsi di coalizioni omogenee?


«Guardi, la logica di questa legge è chiarissima. Con i collegi, i grillini vengono tagliati fuori perché non hanno nessuno con cui coalizzarsi e gli resta solo la quota proporzionale. Ma il Pd secondo me non ha fatto bene i suoi calcoli. Renzi con chi si va ad alleare? Con Alfano? Non so in Sicilia, ma qui al Nord con Alfano i voti si perdono. Oppure con Risappia? 

Ma dai. L' unico effetto che vedo è che bersaniani e compagnia si raggrupperanno in chiave antirenziana. E che anche il centrodestra si unirà: dio non voglia, magari vincerà le elezioni. Capisco bene, quindi, l' interesse di Berlusconi: gli hanno ridato centralità. E capisco pure l' interesse di Salvini, che si è fatto i suoi calcoli, e medita di ripercorrere la strada di Bossi che nel 1994 si fece pagare caro, in numero di seggi sicuri, l' appoggio a Berlusconi».


venerdì 13 ottobre 2017

Quel vuoto a ogni scalino

Ho sceso
Dandoti il braccio
Almeno
Un milione di scale
E ora
Che non ci sei
E' il vuoto
Ad ogni gradino 

(Eugenio Montale 1896-1981)

lunedì 9 ottobre 2017

Caos a sinistra del PD, Pisapia saluta Speranza, MDP si spacca


E' stata una domenica di fuoco, per chi non è convinto di Renzi e non è nemmeno sicuro di voler abbracciare Bersani e soprattutto D'Alema. L'ex sindaco di Milano, leader di Campo Progressista, e Speranza di MDP (dove militano Bersani e D'Alema: bisogna precisare altrimenti capiscono solo gli addetti ai lavori) si sono confrontati a distanza dopo un'intervista di Speranza al Corriere della Sera, nella quale l'esponente emmedipino (mi è venuta così, spero si capisca) ha definito l'attendismo di Pisapia "una soap opera insopportabile".

Speranza, riassume il Corriere il cui ottimo lavoro giornalistico ha di fatto sbloccato la situazione, s'è stufato di aspettare Pisapia ed è in "netto disaccordo sull'alleanza farlocca con il PD renziano".
Pisapia legge e gli manda a dire "Non c'è problema. Buon viaggio a Speranza e al suo partitino del 3 per cento".

Uno a uno palla al centro. Ma mentre Speranza guarda per metà novembre a un incontro con Sinistra Italiana di Fratoianni e Possibile di Civati, Pisapia intende giocarsi altre carte come la Boldrini e Grasso, presidenti di Camera e Senato, ed  Emma Bonino che vedrà il 28 alla Convention Europeista insieme con Prodi ed Enrico Letta.

Insomma un po' di movimento si è creato, alcuni deputati MDP sono in transumanza, e mi chiedo cosa farà il povero Bersani, una persona ragionevole alla quale Renzi aveva fatto saltare i nervi: per me trattare così Bersani è stato davvero come sparare sulla CroceRossa. 

Qui sotto intanto, dal Corriere della Sera, autore Carlo Vulpio, il racconto di ciò che Pisapia ha spiegato in Puglia...
Traete le vostre conclusioni, ma la parola fine non è ancora scritta da nessuna parte, temo.


MESAGNE (Brindisi) 

Alla fine, pur con il tatto e la prudenza che lo contraddistinguono, Giuliano Pisapia lo dice. «Renzi è stato votato alle primarie del Pd da milioni di persone. Non è il candidato premier, ma è il segretario del partito più grande del centrosinistra. Il mio ragionamento, con i personalismi, non c’entra nulla. Io voglio valorizzare ciò che unisce e non ciò che divide, per battere le destre risorgenti e i populismi come quello del M5S. Voglio che sia il centrosinistra a governare e a cambiare l’Italia». Le persone che alle primarie del Pd hanno votato Renzi, per l’esattezza, non sono state «milioni», ma un milione 250 mila. Poiché però rappresentano quasi il 70 per cento di chi ha partecipato alle primarie del Pd, il discorso di Pisapia non si presta a equivoci: chi altri, all’interno del centrosinistra, può vantare un consenso così ampio?


Guardarsi intorno bene, per non sbagliare cavallo

La sala del castello normanno-svevo di Mesagne è piena, ci saranno duecento persone, e Pisapia sembra quasi meravigliato per l’interesse e l’accoglienza, anche perché è una domenica di sole e il tema dell’incontro, «Per un campo largo e plurale», non è particolarmente eccitante. E poi perché da queste parti Pisapia non ha truppe cammellate che lavorino per lui. Questo è il Salento in cui D’Alema riusciva a essere eletto anche quando la sinistra perdeva e dove è in atto un rimescolamento e un «riposizionamento» di tutte le figure di secondo e terzo piano che stavano con Sel, con il Pd, con Emiliano, con Vendola, con D’Alema, con tutti e poi contro qualcuno e poi di nuovo con tutti, e che oggi cercano soprattutto di fiutare bene la direzione del vento per non sbagliare cavallo.

"Se non piacciamo, D'Alema ed io dobbiamo fare un passo indietro"

Pisapia lo sa, e sorvola sul fatto che a presentarlo sia un deputato locale, Toni Matarrelli, che incarna, diciamo così, questa incertezza, e che in tempi record è transitato da Sel a Possibile e da qui a Mdp, e ora è pronto a sostenere l’ex sindaco di Milano. Anche i duecento in sala ne sembrano consapevoli e infatti vogliono ascoltare solo Pisapia, capire se è vero che ce l’ha con D’Alema o se il suo discorso sui personalismi da evitare valga per tutti, e quindi anche per lui, che su questo elemento basa la sua proposta. «Vale per tutti. E quindi vale anche per me — dice Pisapia, incassando gli applausi —. Ho detto e ribadisco che se per un centrosinistra largo, coeso, che vuole vincere le elezioni, D’Alema risultasse divisivo, dovrebbe fare un passo a lato. Lo stesso vale per me, che in tal caso farei non solo un passo a lato, ma un passo indietro. Se tutti vogliamo contribuire a ottenere il risultato che ci prefiggiamo, ognuno di noi deve capire questo. Altrimenti regaleremo il Paese a quelli che diciamo di voler sconfiggere».

"Non credo che in Italia ci voglia un quarto polo"

Per far comprendere meglio cosa è venuto a dire, Pisapia ricorre a due esempi. Uno da imitare e uno da evitare. «Lecce è l’esempio di centrosinistra come lo vorrei io — dice —, mentre Sesto San Giovanni, ora governato dalla destra, è ciò che non voglio». Pisapia sostiene che con Renzi sia necessario parlare e che questo non significhi mutare l’orizzonte di un impegno politico «basato sul civismo, l’ambientalismo, il volontariato, l’interazione con il cattolicesimo democratico». E alle critiche «da sinistra» (i suoi ex compagni di Rifondazione, oggi in Sinistra italiana) risponde così: «Loro pensano che oggi in Italia ci voglia un quarto polo. Non sono d’accordo. Non mi interessa un polo di testimonianza. Abbiamo il dovere di proporre, di governare e di cambiare l’Italia. Senza personalismi».

mercoledì 4 ottobre 2017

La maestra Pedrale, una donna con gli attributi


Edda Pedrale da quasi una cinquantina d'anni è anche mia vicina di casa. Ciò malgrado, credo di non averle parlato più di venti volte in tutta la mia vita. Apparteniamo a mondi diversissimi, sia ideologicamente che socialmente, ma dopo aver avuto la notizia della sua dipartita, stamattina, mi sono dispiaciuta. E ho pensato che mi ha sempre dato un'idea di grande sicurezza, di confidenza nelle proprie forze.  Si può dire? Penso sia stata una donna con gli attributi. 
Sarà anche per i suoi modi apparentemente  un po' scostanti,  ma l'ho sempre vissuta come una persona altera, mentre in realtà nella conversazione è apparsa molto gentile, e sempre si è informata della salute dei miei famigliari, dai genitori alle nonne e poi al marito. Aveva un'empatia secca, diretta, venata di comprensione.  Durante i miei due mandati di sindaco, invece,  mi era parsa più riservata e fredda. 
Ho capito tardi che i suoi tailleurs, i suoi cappelli a tesa larga con i quali andava a messa la domenica,  erano un modo per rendere più visibile il profilo di una persona di rispetto, come può essere la figura di moglie di ex sindaco di un piccolo paese come il nostro. 
Mi ha dato l'impressione che si sia occupata con grande scrupolo della sua famiglia, del figlio Luca come del marito. Ancora di recente, affrontava la passeggiata salutista fino ai Galli, malgrado fossero suonate le ottanta primavere. 
Mancherà la sua presenza, in via Michelangelo.

venerdì 22 settembre 2017

Auguro tempo a Crescentino

Per i motivi più strani si può entrare in contatto con una poesia. Oggi per caso ho incontrato "Ti auguro tempo" di Elli Michler, e l'ho trovata un sano antidoto ai nostri tempi, al letargo esistenziale di Crescentino che avanza con l'autunno che comincia oggi 22 settembre, alle 22,02. Una dolce scossa, un augurio e un'attenzione sul verso "se lo impiegherai bene potrai ricavarne qualcosa".


Non ti auguro un dono qualsiasi,
ti auguro soltanto quello che i più non hanno.
Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere;
se lo impiegherai bene potrai ricavarne qualcosa.
Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare,
non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.
Ti auguro tempo, non per affrettarti a correre,
ma tempo per essere contento.
Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,
ti auguro tempo perché te ne resti:
tempo per stupirti e tempo per fidarti e non soltanto per guadarlo sull’orologio.
Ti auguro tempo per guardare le stelle
e tempo per crescere, per maturare.
Ti auguro tempo per sperare nuovamente e per amare.
Non ha più senso rimandare.
Ti auguro tempo per trovare te stesso,
per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.
Ti auguro tempo anche per perdonare.
Ti auguro di avere tempo, tempo per la vita.
Elli Michler

lunedì 18 settembre 2017

Evvai con le strisce in Strada Torino

Finisce il pericolo in strada Torino, stanno rifacendo le strisce e la pista ciclabile tornerà a vivere, 
Era una situazione veramente pericolosa.
(ma guardate che non è merito mio, il mio blog non lo legge nessuno come dice Greppi, e figurarsi se qualcuno mi vuole fare un favore)))

Letargo

Di domenica mattina 17 settembre ho visto i primi segni di letargo autunnale...

giovedì 14 settembre 2017

L'orchestra della Sinistra prova gli accordi, ma ancora non ci siamo...

Prosegue la saga dell'ex sindaco Pisapia e degli ex esponenti del PD (e non solo) alla ricerca di un accordo all'interno della Sinistra oltre il PD, in vista delle prossime elezioni
Come si sa, c'è stato un incontro di 4 ore fra Pisapia, Bersani, D'Alema, Tabacci & C. che non si è concluso malissimo (ma nemmeno benissimo)
Qui la cronaca di Repubblica, per la penna di Giovanna Casadio.

«Sono contento delle assonanze, certo restano dissonanze ». L' orchestra della sinistra ancora non suona come dovrebbe. Giuliano Pisapia, lasciando prima degli altri la riunione con Mdp («Scusatemi, ho il treno per il dibattito con Delrio a FestaReggio ») saluta con l' invito: andiamo avanti insieme, però di strada per trovare l' accordo ce n' è tanta da fare.

E il tempo stringe, perché le elezioni politiche sono dietro l' angolo e la lista della sinistra deve essere pronta presto: vanno scelti in fretta simbolo, programma, se coinvolgere anche Fratoianni, Civati e Tomaso Montanari e Anna Falcone, come comportarsi con il governo sulla manovra economica. Ma soprattutto va sgombrato il campo dai malintesi sulla leadership. «Non ci sto al fuoco amico». Esordisce Pisapia, ieri. Il leader di Campo progressista che ha lanciato il progetto del nuovo centrosinistra, è stato bersaglio di bordate da parte di Mdp fino allo strappo sulle regionali in Sicilia. 

«Caro Giuliano, la leadership si esercita», gli fa da controcanto Arturo Scotto. «Si esercita? Ma se non mi avete neppure consultato sulla scelta del candidato governatore siciliano!».Controbatte Pisapia. A confermare la leadership di Pisapia è Pierluigi Bersani: «Nessuno vuole metterti in discussione». In conclave la sinistra di Mdp e Campo progressista ci resta quattro ore. È il giorno del chiarimento: ripete Roberto Speranza. Riunione affollata (in 18) e ciascuno vuole dire la sua. Ci sono i vecchi leoni ( Bersani , Massimo D' Alema, Guglielmo Epifani per Mdp, Bruno Tabacci con Campo Progressista), i neofiti, gli uomini-macchina come Ciccio Ferrara per Pisapia e Nico Stumpo e Massimo Paolucci per Mdp, gli esperti di legge elettorale Franco Monaco (accanto all' ex sindaco di Milano) e Alfredo D' Attorre, bersaniano, Francesco Laforgia, Cecilia Guerra e Massimiliano Smeriglio. Ogni dubbio è sollevato.

Scoppiano scintille sul governo, dalla manovra economica alla politica sui migranti. D' Alema critica il ministro Minniti sulla Libia. «Ha fatto come Berlusconi con Gheddafi». «Beh, Massimo sono tutti uomini tuoi», osserva Franco Monaco dopo la riunione e fa i nomi di Matteo Orfini, presidente del Pd, di Fabrizio Rondolino e Claudio Velardi, consiglieri renziani, di Gianni Cuperlo. «Cuperlo è un intellettuale. Alcuni hanno non il pelo ma una "amazzonia" sullo stomaco », è la freddura di D' Alema.

Ma il leader Massimo pone una questione politica: «Non ci deve essere nessuno alla nostra sinistra, dobbiamo essere inclusivi il più possibile». A parte Rifondazione, dobbiamo stare tutti insieme: è la proposta. Ma Campo progressista nicchia: un caravanserraglio non porta lontano. E poi c' è il rapporto con il Pd. La nuova sinistra si pone come alternativa al Pd di Renzi ma alle regionali del 2018 il centrosinistra deve marciare unito: insiste Pisapia.

Che la spunta sulla strada da seguire per correggere la manovra: «Per favore, niente demagogia, ma proposte da presentare...», avverte l' ex sindaco di Milano. «Mdp è nata come vestale del governo Gentiloni, sarebbe il colmo farlo cadere adesso»: attacca Tabacci. Bersani assicura senso di responsabilità («Se ci fosse la Troika alle porte, daremmo la fiducia tecnica »), ma punta a modifiche profonde della manovra. Quindi la soluzione sono incontri settimanali di Mdp-Campo progressista per proposte da presentare a Gentiloni. Tutta aperte sono le questioni Assemblea costituente e candidature. Speranza assicura che nessuno vuole prevaricare a colpi di iscritti. Tabacci: «Io non ho iscritti ma "740", ovvero sostenitori, come si pesano?». Pisapia allontana i sospetti di essere disposto a un listone con il Pd, ma canale aperto con Andrea Orlando, Enrico Letta e soprattutto con Romano Prodi.




lunedì 11 settembre 2017

E' tutta una questione di strisce (anche delle piste ciclabili)

Che belle strisce rosse e fresche e visibilissime, nel loro rosso trionfante, ci sono al semaforo di Lamporo.
Ma non si era detto, per l'attraversamento pedonale di viale Madonna nella pericolosissima curva della circonvallazione, che le strisce rosse non si possono fare? E come mai a Lamporo invece si può? Non è che in quel Comune ci sia ai vertici qualcuno sprovveduto, lui sa... e opera anche qui, in vesti diverse e attinenti.
ahi ahi ahi ahi.
Sarà la famosa allergia per il rosso, ben evidenziata anche nel repertorio orchestrale alla dipartita dalla piazza della Stazione dopo l'omaggio ai Nove Martiri, dove si è sentita una musichetta inconcludente piuttosto che Bella Ciao, un must per l'occasione. Ma che puzza di sinistra, no?

Intanto che siamo sulle strisce, rilevo che la non-più-pista-ciclabile di strada Torino è ancora lì che aspetta la sua striscia. Ma quella dev'essere gialla: eddaje, no? Mica c'è paura pure del giallo,  adesso?
(mettiamola in burla va, che è meglio).

domenica 10 settembre 2017

... e Bersani nega il "fuoco amico": vedrò presto Pisapia

Farsi un'idea personale di quanto accade nel mondo magmatico del Centro-Sinistra non è mai stato così utile. In verità, dovremmo informarci di più su tutto, mentre la Rete ci invita alla superficialità.
Ecco qui dunque anche quel che dice Bersani sulle vicende in corso, e soprattutto dopo l'intervista di Pisapia. 
Sempre dal Corriere della Sera, un estratto dal pezzo firmato Enrico Calano

No, non lo accusate di fuoco amico: Pier Luigi Bersani il giorno dopo le parole spazientite di Pisapia, sulla sinistra dei distinguo e dei conflitti fine a se stessi, a Torino per inaugurare la sede regionale e provinciale di MDP-Articolo 1 alla Vanchiglia, a una platea abbondantemente sopra gli anta dice: "Sul fuoco amico Pisapia non pensava a noi, noi siamo solo amici. Ci vedremo la prossima settimana: a unirci sono le cose concrete,  sul fatto che sia vergognoso non cambiare la legge elettorale e che non fare lo ius soli è una pazzia. Alle elezioni vogliamo andare non solo con Pisapia ma anche con lui: una sinistra di governo, uno schieramento unito di ispirazione ulivista".
Magari non sa che D'Alema dell'intervista di Pisapia ha colto il passaggio nel quale egli non s'impegna a una sua candidatura alle politiche: "Mi stupisco che non si chieda a D'Alema se candiderà Pisapia", si dice abbia commentato.
Un altro MDP,  Enrico Rossi, dice che il dibattito "Pisapia sì, Pisapia no" ha già stancato militanti e potenziali elettori.
L'unico a voler unire resta Bersani, che nel comizio improvvisato nel cortile, fra i panni stesi, assicura che gli MDP non sono "gli scissionisti e rancorosi che fanno vincere le destre" ma piuttosto quelli "che stanno cercando di portare l'acqua con le orecchie al centrosinistra".
Si dice pronto a parlare con Renzi, ma sulle sue sconfitte e le ricette economiche va a testa bassa: "Si è illuso di intercettare i voti della destra senza sapere che quando è in difficoltà ti abbraccia come si fa sul ring, si riposa e poi ti stende con un pugno".

Renzi su MDP: deriva rifondarola, colpa loro se si perde la Sicilia


E' importante che ciascuno conosca il suono di tutte le campane, e dopo la lunga intervista di ieri a Giuliano Pisapia, oggi sul Corriere della Sera (come sugli altri giornali) è stata pubblicata la cronaca di una chiacchierata di Renzi con i giornalisti a Taormina, a cura di Felice Cavallaro). 




La campagna siciliana di Matteo Renzi comincia dalla perla dove ha portato i grandi del G7. Operazione vincente. Come spera risulti il 5 novembre la candidatura di Fabrizio Micari, il rettore dell’università di Palermo arrivato anche lui a Taormina dieci minuti prima del segretario Pd nella hall di un albergo dove tanti giovani hanno fatto da cornice per la prima uscita del candidato di centrosinistra e per la prima foto di gruppo subito contrapposta a quella di Nello Musumeci, «circondato da esponenti dei vecchi governi Cuffaro e Lombardo». Ma la due giorni sicula di Renzi non sembra sintonizzarsi solo sugli avversari naturali, Musumeci e i grillini di Giancarlo Cancelleri. Perché la questione che più brucia sembra il «fuoco amico», quello esploso dalle trincee per la verità non molto amiche di D’Alema e Bersani, di Claudio Fava e anche di Giuliano Pisapia. Evita riferimenti espliciti il segretario. Dribbla la questione parlando in sala della «competenza» di Micari, ma tuona quando si chiude in una stanza col rettore-candidato ed altri amici: «Con questa loro deriva rifondarola, se Micari vince risulteranno irrilevanti, se si perde saranno responsabili».
Sicilia-laboratorio
Forse si riferiva soprattutto ai satelliti anti Pd della sinistra anche quando metteva in guardia la platea: «Sbaglia chi utilizza la Sicilia per partite personali». E ancora: «La Sicilia non è una cavia e le elezioni regionali non sono uno stress-test». I suoi avversari diranno che, nel timore di perdere, Renzi cerca di sottrarre il voto del 5 novembre dal «tavolo nazionale». Ma insiste sull’idea di stracciare come una vecchia foto consunta l’immagine della Sicilia-laboratorio. Pronto alla ricostruzione di quanto è accaduto finora con una stoccata a Pisapia: «Non voglio parlare di singole persone, ma D’Alema, Pisapia, altri faranno la loro battaglia nazionale. E io non voglio nemmeno parlarne perché questo è quello che loro vorrebbero».
«Ognuno ha fatto le sue scelte»
E nel chiuso di quella stanza riecheggia la genesi della candidatura del rettore: «Espressione di un’area civica, individuata da Leoluca Orlando che ne ha parlato a Roma con i big della sinistra, presente Pisapia. E da quella riunione tutti uscirono consenzienti. A cominciare dai dirigenti del Pd che fecero un passo indietro. A cominciare da me, che convinsi l’amico Davide Faraone a rinunciare. Poi ognuno ha fatto le sue scelte...». Ovvio il richiamo alla presenza in coalizione di Angelino Alfano che stamane sarà in conferenza stampa a Palermo con Micari. E Renzi anche su questo respinge le critiche che arrivano non solo da Fava ma anche da Pisapia: «Durante quelle riunion, si era parlato del “modello Palermo”. Così si arriva a Micari. E tutti erano d’accordo, condividendo la strategia di Orlando. Ma a Palermo nel centrosinistra di Orlando c’è Alfano. Lo scoprono ora?».