domenica 15 luglio 2018

Mossi&Ghisolfi, asta il 25 settembre, base OTTANTA milioni di euro + i TFR

Come si diceva nel post precedente (peraltro non troppo letto, e comunque molto meno di quelli nei quali si tagliano panni politici a questo e a quello...) la macchina giudiziaria si è avviata con lodevole fretta per consentire velocemente l'asta per la Mossi&Ghisolfi, e la salvezza di un patrimonio industriale che per noi "crescentini" rappresenta soprattutto 200 posti di lavoro (in totale nelle aziende) e una possibilità economica in più in un paese che è in crisi da tempo.
Questo l'articolo della brava e precisa Silvana Mossano sulle pagine di Vercelli de La Stampa di oggi domenica 15 luglio.

Di Silvana Mossano.
Da La Stampa

Il «perimetro bio» del Gruppo Mossi Ghisolfi va all’asta. Vengono messe in vendita, in blocco, le quattro aziende Biochemtex, Beta Renewables, Ipb (Italian Bio Products) e Ipb energia (queste due ultime con sede a Crescentino), impegnate nel settore delle «bioenergie e delle tecnologie avanzate per la sintesi di biocombustibili e molecole verdi di nuova generazione da biomasse biocellulosiche rinnovabili». Il prezzo a base d’asta è stato fissato in 80 milioni di euro, più l’accollo del Tfr (pari a 963 mila euro) di tutti i dipendenti in forza nelle quattro strutture oltre alla cosiddetta «componente variabile» indicata «fino a 20 milioni in funzione dei ricavi del quinquennio successivo». Rilancio minimo di 5 milioni.  


Sono i termini indicati nel decreto emesso dal tribunale di Alessandria e pubblicato sul portale delle vendite pubbliche (www.portalevenditepubbliche.giustizia.it) e sul sito www.tribunale.alessandria.giustizia.it. La gara per la cessione delle aziende si svolgerà il 25 settembre alle 15 nel Palazzo di giustizia di corso Crimea. La decisione di bandire l’asta rappresenta un primo risultato, giudicato importante e positivo, in direzione della istanza di concordato avanzata dal Gruppo Mossi Ghisolfi. La proposta concordataria contiene, infatti, l’offerta di acquisto da parte della società Eni Versalis che, inizialmente, aveva scadenza a fine luglio. Per consentire lo svolgimento della «procedura competitiva» (cioè la gara), la società offerente ha accettato di prorogare il termine di validità della propria proposta fino al 30 settembre.  

Il tribunale, dopo aver incontrato, nei giorni scorsi, legali e consulenti di Mossi Ghisolfi, a cui ha richiesto una serie di chiarimenti, ha bandito la gara proprio per rimanere nei tempi fissati. Chi è interessato a partecipare deve depositare, entro il 24, alla cancelleria del tribunale fallimentare di Alessandria, la busta contenente l’offerta, oltre al bonifico della cauzione, fissata in 10 milioni di euro. Trattandosi di «procedura competitiva», oltre a quella di Eni Versalis potrebbero pervenire anche altre offerte, non escluso da società straniere. Se fossero più d’una, la scelta cadrà su quella di maggiore importo; e se fosse diversa da Eni Versalis, quest’ultima potrà partecipare a una gara a due, con rilanci testa a testa.  

La garanzia è che chiunque sarà l’acquirente darà continuità all’attività produttiva e all’occupazione: insomma, i posti di lavoro (circa duecento) vengono salvati. Intanto, il Gruppo Mossi Ghisolfi, grazie alla vendita del comparto del cosiddetto «perimetro bio», recupererebbe le risorse per attuare il piano che, se giudicato adeguato dal tribunale, consentirà di ottenere l’omologazione del concordato 

(chiedo scusa per aver saltato lo Zero degli 80 milioni)))

domenica 8 luglio 2018

Mossi&Ghisolfi, l'udienza ad Alessandria: ottimismo se Eni vincerà l'asta


 Si è tenuta il 4 luglio scorso nel tribunale di Alessandria, presieduta dal giudice Caterina Santinello, l'udienza per esaminare e approfondire alcuni aspetti del piano allegato dal gruppo Mossi & Ghisolfi alla richiesta di concordato preventivo cui erano state ammesse, a ottobre scorso, alcune società del gruppo.  
Ne ha dato notizia nei giorni scorsi la giornalista Silvana Mussano su La Stampa.
Nel piano è contenuta, tra l'altro, l’offerta avanzata da Eni Versalis spa, leader nel settore chimico italiano e internazionale, per rilevare in blocco i contenuti (investimenti, persone, contratti), e non le azioni, di quattro aziende del gruppo tortonese: Biochemtex, Beta Renewables, Ibp e Ibp Energia (queste ultime due costituiscono il polo di Crescentino). 
«Il tribunale - ha spiegato a La Stampa Lorenzo Montagna, responsabile della comunicazione per Mossi & Ghisolfi - ha fatto dei rilievi su questa proposta. L’udienza ha avuto proprio lo scopo di fornire chiarimenti». Presente uno stuolo di avvocati e consulenti, si è dato avvio ieri alle spiegazioni chieste dalla dottoressa Santinello. Non esaurite del tutto, alcune sono state rimandate a un’udienza nel giorno successivo. 
Il 5, terminati gli approfondimenti, si è saputo tra l'altro che l'Eni ha spostato il proprio termine che aveva previsto per l'acquisto dal 31 luglio al 30 settembre: il che viene visto come un segnale positivo anche per l'impianto di Crescentino. Inoltre, già intorno al 15 luglio il Tribunale potrebbe decidere di battere l'asta, e in caso di vittoria di Eni Versalis sui concorrenti anche stranieri, ci sarebbero ottime speranze per il personale assunto a suo tempo nella nostra cittadina.
Il portavoce del gruppo Mossi & Ghisolfi Montagna ha aggiunto di confidare che la vicenda vada a buon fine: "l’importante è che l’attività in queste quattro aziende prosegua, anche se non più nella proprietà del gruppo, ma in continuità". 
I lavoratori coinvolti sono circa duecento. 




lunedì 2 luglio 2018

Grandi manovre preelettorali: una vittima a caso (io)

Gli osservatori più attenti non potranno non notare che quando comincia a tirare aria di elezioni (prossimo sindaco, nuovo o vecchio, nel 2019), un nome erompe sui giornali. Il mio. Ma non per candidatura (Dio ce ne scampi e calamari, diceva quello là) bensì per ritirare fuori storie trite e ritrite e buttare una bella pacca di guano in faccia alla sottoscritta. Casomai si fosse seccato lo strato precedente.
Così, mentre il mio ex Vice è impegnatissimo a litigare (finalmente alla pari, come se fosse un piccolo sindaco anche lui) con il sindaco attivo, il buon Fabrizio le pietre le tira a me: sempre sulla Periferia, tramite la leggendaria "Bocca della verità". E allora andiamo sugli "Sprechi della Giunta Venegoni".

1. Il Chicobum. Costò al Comune 7 mila euro, perché la seconda rata non fu mai pagata. Ancora oggi vengono considerati sul mercato della musica pochi, questi danari, per quel che fu possibile ascoltare, dai Nomadi alla PFM ad altri gruppi che fecero in tempo ad esibirsi prima che l'organizzatore se la desse a gambe, travolto dai mancati incassi (nei quali anche moltissimi furbetti crescentinesi fecero la loro parte).

2. Campo nomadi di via Torino: lì vicino il parcheggio dell'Italcardano. 
E' vero che adesso va di moda vedere i bambini morire e non fare una piega. Ma allora c'era una famiglia (ROM, debbo ammettere, e lo dico in modo ironico no?) con quattro bimbe piccole e non un luogo dove dormire, avendo essi obbedito all'ordine del Comune (di Greppi appunto, come egli stesso giustamente rivendica) di abbattere le proprie abitazioni abusive. Avrebbe anche dovuto cercargli un posto di fortuna, il sindaco, ma si sa che i Rom non fanno voti. Io cercai di dar loro una mano. 
Greppi, Speranza, Mosca e un quarto del quale non ricordo il nome mi denunciarono. Stranamente, in zona agricola come quella dove sorgeva l'insediamento abusivo ROM (proprio poco distante) è appena sorto il nuovo parcheggio dell'Italiacardano, e non è neanche di proprietà del Comune: però questa va bene a tutti, non mi risulta che ci sia stata una denuncia. Greppi e l'Italcardano sono presentabili, i Rom e la Venegoni erano da cacciare e mettere nei guai. 
Fui prosciolta dal GIP, comunque.  Grazie amici, non sapete cosa si dice ancora oggi nei tribunali di quel caso. Siete indimenticabili.

3. Sui problemi - reali - delle piste ciclabili che Greppi ricorda, non possiamo parlare di quel che ha fatto lui, perché per usare un eufemismo non è uomo di grandi opere.

4. Case Tao. Era cominciata l'emergenza economica ancora in atto.  800 famiglie erano rimaste senza lavoro per la chiusura della Teksid, la città cadeva in ginocchio e passavo il tempo a dare una mano a gente che non riusciva a pagare le bollette o era sfrattata. Non era mai successo. Fu uno scegliere fra disperati, ma una iniziativa secondo me degna quella di dare una casa a indigenti cronici, con un programma di uscita dalla povertà. Purtroppo, ha ragione Greppi, alcuni di essi si rifiutarono pervicacemente di fare lavori socialmente utili, e ancora ricordo discussioni invereconde con i suddetti. Chissà che fine hanno fatto, adesso che non c'è più pietà per nessuno e loro si sono comportati così male. Quello era solo l'inizio di un periodo orrendo e non ancora finito. 

Il mio pensiero va alla Segretaria Margherita De Santis, che una santa era davvero e che si diede molto da fare per quel progetto, con vero spirito di servizio. Ho ancora nostalgia di lei.





mercoledì 27 giugno 2018

La débâcle del PD, e i consigli di Chiamparino

La notizia più significativa dei ballottaggi della scorsa domenica è la quasi-sparizione del PD dall'orizzonte vasto che occupava nelle amministrazioni di città grandi e medie. Cedono quote notevoli regioni di storica tradizione di sinistra, come l'Emilia Romagna e la Toscana. Cade dopo 50 anni la roccaforte di Ivrea. 
Sparire, cambiare nome e facce come suggerisce Calenda, ultimo ministro ad iscriversi al PD?
Il dibattito infuria, e su La Stampa di ieri anche Chiamparino presidente della Regione Piemonte dice la sua, con la consueta franchezza pacata.

di Alessandro Mondo
Un partito isolato, e litigioso, che non riesce a costruire alleanze e si presenta disarmato ai ballottaggi. Un partito in crisi di identità politica, prima che programmatica, contro il quale tutti finiscono per coalizzarsi. 
Sergio Chiamparino - che come presidente della Regione Piemonte tiene una delle ultime ridotte del Pd e del centrosinistra, la stessa che con ogni probabilità gli toccherà difendere alle elezioni regionali del prossimo anno - fotografa la situazione guardandosi dal partecipare al rimpallo delle responsabilità. Lo ha fatto a margine di un incontro a 25 anni dalla prima elezione a sindaco di Valentino Castellani durante il quale non ha risparmiato giudizi puntuti nel suo campo («a sinistra è pieno di delfini che sono finiti come tonni»). Ripetuto il richiamo a riannodare il dialogo con la società, sul modello di quella stagione torinese per tanti versi irripetibile: «C’è una parte della società, che non necessariamente coincide con quelli che definiamo marginali, con la quale non parliamo. La sfida è come misurarsi con questo, come rispondere a questa crisi di rappresentatività». Eccolo, l’insegnamento da trarre dalla sorprendente vittoria di Castellani nel ’93: «Imparare a parlarsi tra diversi», con la differenza che «allora dominava l’antipolitica, mentre oggi l’antipolitica è al governo».  

Come valuta il risultato delle amministrative?  
«Nei ballottaggi c’è la tendenza ad aggregarsi contro il Pd, una forza che in questo momento non ha alleati».  
Una sconfitta prevedibile?  
«È evidente che, stante l’isolamento politico e programmatico del Pd, è più difficile fare alleanze. Naturalmente non è la sola spiegazione». 

A cosa si riferisce?  
«Il fatto che dopo le primarie a Ivrea un pezzo del Pd sia andato altrove, con armi e bagagli, non ha aiutato, per usare un eufemismo». 

Chiamparino prosegue sostenendo che non c'era bisogno dei ballottaggi per segnalare la crisi politica del PD, e sulla simpatica tendenza che anche noi ben conosciamo di ammazzarsi l'uno con l'altro sbotta: 
"La insostenibile tendenza alla litigiosità non migliora la situazione. La prima cosa che mi chiede la gente è: "Smettetela di litigare"


venerdì 22 giugno 2018

I ratti delle fioriere di Piazza Caretto

Leggo sull'imprescindibile blog di Mauro Novo l'accorato sfogo di Daniele Rizzato titolare del Portico. Non voglio naturalmente intervenire sulle sue ragioni, sono certa che abbia regolarizzato la situazione dei tavolini e gli auguro ogni successo nel rispetto della legge e delle ragioni altrui.
Trasalgo invece a una frase: "Le fioriere sono state rimosse perché erano diventate condominio di ratti".
Ratti?
Anche a Roma ci sono i cinghiali che girano per i parchi, (proprio stamattina ne ho visto uno in un giardinetto pubblico nella zona di Oregina, a Genova, davanti al palazzo dove Mimmo viveva da giovane con la sua famiglia).
Sono entrambe città con ampie zone di degrado, che non vengono curate e pulite a sufficienza da tempo.
Ma noi non ci siamo mai trovati in una situazione simile.
Quando sono arrivati i ratti in Piazza Caretto? 
Perché "prima" non c'erano?
E perché arrivano i ratti? 
Quando non si fa sufficiente pulizia, e quando non c'è la  manutenzione adeguata.

Se quel che dice Rizzato è vero, è segno palese di assenza di cure che almeno nella piazza del Municipio - ma anche dovunque - non dovrebbero mancare.  Un malinconico ulteriore segno di degrado nell'ombelico della nostra Cittadina, risolto eliminando le fioriere. Colpire l'effetto, lasciando intatte le cause, non mi sembra una scelta intelligente. 



I tavolini sì, ma il martirio di Piazza Caretto è più ampio

Meno male che c'è Mauro at Large, che raccoglie le confidenze dei cittadini, oltre che offrire loro l'annuncio dei mondi che si aprono intorno a Crescentino. L'ultima confidenza in verità era un po' il segreto di Pulcinella, perché di piazza Caretto estiva un po' troppo ridondante di tavoli tavolini e tavolini si parlava parecchio, fin dall'anno scorso in verità. 

Il salotto della Città

Nelle intenzioni della mia ultima Amministrazione sarebbe dovuta essere il salotto della Città, con i tre dehors che raccoglievano i clienti dei tre locali e le fioriere intorno a fare grazia con le loro piante sboccianti anche d'inverno (Manzoni è un bravo giardiniere).
Com'è diventata l'avete visto e lo vedete ogni giorno.
Non solo, se qualcuno ha riportato il Portico agli spazi concordati con il Comune, lo ha fatto comunque troppo tardi: era ridotta davvero a una taverna all'aperto, senza nemmeno più gli ornamenti doverosi in uno spazio collettivo cruciale: il vicesindaco deve aver pensato a qualche luogo segreto della sua infanzia e lo avrà voluto rifare qui dove passa molto tempo, per sentire un po' d'aria di casa. I suoi compagni di strada l'hanno lasciato fare. Ecco il risultato. Gusti diversi.

Una piazza molto amata:  e intorno?

Ma poi, leggendo i commenti da Mauro, mi ha fatto tenerezza che tutti considerino propria la Piazza, uno spazio molto amato. Ma mi ha colpita che nessuno abbia parlato di quello che c'è intorno, alla piazza storica: il palazzo storico con gli occhioni aperti sul nulla - leggi finestre aperte e spalancate senza vetri né protezione, orrore - giustamente così si risparmia l'Imu, ma il Sindaco nel nome del decoro della città (di cui a parte la piazza sembra non importare un ciufolo a nessuno, e invece il Comune è tenuto a badare, al decoro...) avrebbe potuto e dovuto cercare una soluzione.
Il Condominio Lanza (io ci sono nata, lì) di fronte al Municipio, fa angoscia a guardarlo, e molti visitatori mi rimproveravano di non far nulla per indurre i condomini a una pitturata almeno. E io telefonavo tutte le settimane agli amministratori, il lunedì mi ricordo: uno ebbe avventure tumultuose personali e sparì, l'altro pareva un tipo molto efficiente e quando sono andata via ero convinta che avrebbero cominciato a breve i lavori, invece è ancora lì con il suo squallore. Gli avrà mai telefonato Greppi? 

Si guarda solo in giù

Ma la visione generale dei miei concittadini è monca, si guarda in giù e non in su. Si dovrebbero levare delle voci, i politici che non hanno paura di perdere voti (nessuno cioè) dovrebbero intervenire, convocare gli abitanti come io feci molte volte, prenderli per sfinimento. 
Vedete che quando si protesta qualcosa succede, come dimostra la piazza Caretto che comunque ormai è rovinata nel suo disegno originario.
(poi un giorno mi piacerebbe sapere che fine hanno fatto i finanziamenti Ilvo per il rifacimento degli esterni e interni del palazzo Comunale: ci sono o c'erano, i lavori si sono interrotti con la mia partenza, si doveva anche ridipingere la facciata del Comune, almeno quella sant'Iddio).


domenica 17 giugno 2018

Greppi, i debiti e la necessità dei debiti

Lunghe diatribe e anche un po' accademiche, così giusto per il desiderio (legittimo) di beccarsi. Tra il mio primo vicesindaco (quello al quale l'orchestra Casadei dev'essersi ispirata per la canzone "Simpatia") e il Sindaco pro tempore Greppi non corre  buon sangue. Ma nel susseguirsi delle precisazioni in una polemica che sarà francamente indifferente ai più,  mi imbatto su La Periferia  nell'intervista di turno al mio successore, Fabrizio, e trasalgo alla seguente frase: "Il sindaco di Crescentino non ci sta ad esser ripreso dall'ex vicesindaco della Giunta Venegoni, quell'esecutivo che a suo parere non ha fatto nulla".
E poiché il giudizio non è fra virgolette, ma è un riassunto dell'estensore del pezzo (simpaticamente definito "bocca della verità"), io vi dico che non ci credo, che Greppi abbia detto ciò. Se non altro perché sta pagando, come lui dice bene, i debiti residui di opere che vengono dalla mia Amministrazione. 
Tutto si può legittimamente dire delle mie due Amministrazioni, ma non che io e i miei compagni di strada non abbiamo fatto niente.
E veniamo al concetto di debito. Avete mai visto qualcuno (normale, non Berlusconi, per dire) che sia progredito senza contrarre debiti? E perché le banche, o i ministeri (a noi mai) concedono prestiti? Sicuramente non è un reato, altrimenti sarebbe proibito. Con un maxiprestito senza interessi del Ministero dello Sport, proposto dal vicesindaco Daniele (che era un bel tipetto ma col senno di poi fu un santo) fu costruito il Centro Sportivo che oggi tutti ci invidiano. 
Anche su quello a Greppi girarono, e girano probabilmente, le scatole: e nulla fece per valorizzarlo, tanto che è stato terminato da noi al mio ritorno in Comune, con i soldi della Mossi&Ghisolfi o della Ilvo non mi ricordo più: altrimenti sarebbe ancora come certe case incompiute che si vedono in Calabria.
Se una città vuole progredire, offrire servizi e anche cultura e piaceri ai suoi cittadini, deve ricorrere ai prestiti. Poi nel nostro caso c'è stato anche l'affaire M&G, e quel danaro arrivato legittimamente dalle compensazioni è stato utilissimo - tanto per dirne una - per rifare le strade nel 2009, quando le trovammo peggio di quelle che sono oggi a Roma grazie alla Raggi e ai suoi predecessori.
Poi, tutto il resto.
Io non ci credo che Greppi abbia detto ciò. Al massimo (e lo capisco) rosica per i milioni che ci consentirono di lavorare bene, prima che la notte tornasse sopra il mio adorato Paesello per gli errori e gli egoismi di qualcuno. 



martedì 12 giugno 2018

L'irresistibile risalita di Rosso, vicesindaco a Trino

La notizia è ovviamente Trino Vercellese: la sconfitta del sindaco Portinaro, battuto con i suoi 1584 voti da Daniele Pane, di centrodestra, con 2166 voti.
Mi dispiace per Portinaro che ritengo un ragazzo in gamba e una persona per bene. Trino era tenuta bene, una città pulita e ordinata come del resto Ronsecco, Tricerro e tanti paesini nei dintorni. Solo Crescentino sembra, da decenni, una sorta di Aleppo fra le risaie. Non c'è da andarne fieri. 
Non conosco Pane, dunque mi astengo.
Il vento di destra che sta soffiando non ha risparmiato nemmeno la pigra provincia vercellese.
La cosa più sorprendente, per quanto mi riguarda, è la designazione di Roberto Rosso a vicesindaco di Trino. Com'è noto, Rosso è stato parlamentare con Berlusconi, e candidato a sindaco di Torino. Un uomo rotto a tutte le esperienze.
Non so il perché, e il percome.
Certo, è una notiziona che ringalluzzisce tutti i vicesindaci. Occhio al nostro eh, che l'anno prossimo ci sono le elezioni del sindaco pure a Crescentino.
E occhio a sinistra. Stiamo attenti ai polli di Renzo. Vi ricordate, i polli descritti dal Manzoni, che portati da Renzo in dono all'avvocato Azzeccagarbugli (altra vecchia conoscenza crescentinese) e tenuti in mano per le zampe, a testa in giù,  dall'innamorato di Lucia, non trovavano di meglio che beccarsi fra loro, indifferenti al fatto che stavano andando verso il patibolo?

domenica 10 giugno 2018

Mi pare che a S:Silvestro ci sia l'autovelox fantasma

Io non so se voi sapete, e di certo ne sapete più di me. Ma negli ultimi tempi mi è capitato di passare più volte per San Silvestro e mai l'apparecchiatura elettronica dell'auto ha rilevato con un "dlin dlin" l'autovelox, mentre il rilevamento avviene regolarmente ai Galli.
Se penso  a quante guerre si sono fatte per dare un po' di sicurezza agli abitanti della frazione.
Se penso a quanti incidenti
Se penso a quante persone di San Silvestro vennero da me a lamentarsi.
Se penso al progetto della rotonda che sembrava completato... per poi risparmiare sempre sul nostro fondoschiena mettendo invece  l'autovelox...

Se penso a quanti schiaffi in faccia mi sono presa in 5 anni da Riva Vercellotti.... adesso mi sento anche presa - sempre dal medesimo -per i fondelli.

lunedì 4 giugno 2018

Il Governo Conte e i suoi dossier più delicati


Nel suo piccolissimo, questo Blog ogni tanto pensa di poter essere utile a chiarire le idee ai propri (scarsi) lettori sugli argomenti che travagliano la vita collettiva dei nostri tempi.
il 4 giugno il Governo Conte si mette al lavoro. Le incognite sono mille, la curiosità tanta e la paura anche di più.
Il principe dei giornalisti italiani, Ferruccio De Bortoli, sul Corriere della Sera parla dei tre dossier più delicati da affrontare. 



Ferruccio De Bortoli per il “Corriere della Sera”

I programmi elettorali si scrivono in assenza di gravità. L' azione di governo invece è appesantita da scelte obbligate, leggi vigenti, vincoli internazionali, impegni contrattuali. Il giurista Conte immaginiamo ne sia consapevole. Altri nel governo, specie tra le matricole, non sappiamo. E poi c' è la realtà dei numeri, peraltro scarsi nel pomposo «contratto». Fra qualche giorno qualcuno di loro dirà: «Non pensavamo di trovare una situazione così difficile...». E qualche scelta programmatica verrà sospesa o accantonata, forse anche saggiamente.

L' impatto con la nuda terra dell' amministrazione quotidiana non è stato mai semplice per nessun esecutivo. Anche nella continuità politica.

L'onesto incompetente può fare grandi danni

Figuriamoci per il neonato governo giallo verde o giallo blu, non si sa. Se l' esecutivo guidato(?) da Conte non si doterà di collaboratori esperti nel funzionamento della macchina dello Stato la navigazione sarà subito incerta. Uno non vale uno. L' onesto incompetente può fare grandi danni. Pietro Nenni disse che una volta entrati nella stanza dei bottoni, il luogo del potere, i socialisti non trovarono i bottoni. In questo caso, qualcuno rischia, senza validi esperti, di non trovare nemmeno la stanza.
Lasciamo per un attimo da parte il drammatico tema dell' incompatibilità economica del «contratto» con gli equilibri di finanza pubblica e con gli impegni legati all' appartenenza all' Unione monetaria. I mercati restano in agguato.
Domani ne capiremo l' umore.

I Tre dossier delicati del Governo Conte

1) Ilva di Taranto

Occupiamoci invece di tre dossier che il governo Conte dovrà affrontare nelle prossime settimane. Tre appuntamenti dai quali si capiranno il tono e la rotta di un' intera stagione amministrativa. Il neo superministro dello Sviluppo e del Lavoro, Luigi Di Maio, ha giustamente annunciato che il suo primo solenne impegno sarà quello di rilanciare l' occupazione al Sud. Come si concilia questo sacrosanto proposito con l' intenzione programmatica di chiudere e riconvertire l' Ilva di Taranto peraltro gradita dal governatore della Puglia, il pd Michele Emiliano?

È il più grande stabilimento del Mezzogiorno, impiega direttamente e indirettamente 20 mila persone. La produzione vale un punto di Prodotto interno lordo. Il primo luglio Arcelor Mittal, che ha vinto una gara internazionale, entrerà in azienda. Anche in assenza di un accordo sindacale. Il gruppo siderurgico spenderà 1,8 miliardi per l' acquisto, promette 2,3 miliardi di investimenti di cui 1,1 per il risanamento ambientale. Si può ancora trattare. Ma che facciamo? Mandiamo all' aria tutto?


L' azienda perde 30 milioni al giorno. Ha cassa ancora per un mese. La riconversione avrebbe costi faraonici ed esiti largamente incerti. Si decarbonizza da un lato e dall' altro, come ha dichiarato la neoministra del Sud, Barbara Lezzi, si blocca il gasdotto Tap (Trans Adriatic Pipeline)? Appare suicida poi chiudere l' Ilva di fronte ai dazi americani. I produttori colpiti negli Usa cercheranno spazi di mercato maggiori in Europa.

L' Ilva vende solo in Europa. Senza guardare all' ammontare delle penali, chi volete che venga più a investire - e non solo in Puglia - davanti a giravolte di questo tipo? Quando Riva, l' ex proprietario dell' Ilva, annunciò, nel settembre del 2013, la chiusura di alcuni stabilimenti lombardi, Matteo Salvini, allora vice di Roberto Maroni, protestò duramente in difesa di 1.400 posti di lavoro.
«Siamo pronti a tutto - scrisse su Facebook - da Varese alla Val Camonica passando per Brescia, se ci sarà da rischiare e fare casino, faremo casino». E parlando a Novi Ligure il 9 febbraio di quest' anno: «Marchiamo a uomo affinché il piano industriale dell' Ilva sia portato avanti, sperando che in Puglia si mettano d' accordo. Le promesse messe per iscritto vanno mantenute e qualcuno deve impegnare l' azienda a mantenerle».

Giovanni Tria ha espresso il 14 maggio su Formiche.net tutte le sue riserve sulle scelte del nascente, prima versione, governo pentaleghista. «Più preoccupante il fatto - scriveva il futuro ministro dell' Economia - che non sia chiaro l' indirizzo di politica industriale, vedi l' imbarazzante caso Ilva».

2) Il caso Alitalia

Sono giorni decisivi anche per il futuro dell' Alitalia. Nel «contratto» si legge che va «rilanciata nell' ambito di un piano nazionale dei trasporti che non può prescindere dalla presenza di un vettore nazionale competitivo». Tra le offerte pervenute ai commissari, solo per pezzi di azienda, la migliore sembra quella di Lufthansa. Ma comporterebbe un sacrificio occupazionale, diretto e indiretto, tra 2 e 4 mila posti. Oggi ci sono già 1.500 lavoratori in cassa integrazione.

Il governo uscente ha prestato all' azienda finora 900 milioni.

È aperta una procedura europea sul sospetto di aiuti di Stato. Un rilancio, con un soggetto italiano privato e pubblico è possibile, ma occorre sia fatto a condizioni di mercato e con forti investimenti. Anche nazionalizzando in ipotesi i tagli occupazionali vanno fatti. Erano insufficienti i capitali messi a disposizione dai cosiddetti capitani coraggiosi e, successivamente, dagli arabi di Etihad. Ed è finita male.

Chi li mette i soldi necessari per creare un «vettore nazionale competitivo»? Stiamo parlando almeno di un paio di miliardi, anche perché va restituito il prestito pubblico. Alitalia è finora costata ai contribuenti una cifra che oscilla tra gli 8 e i 9 miliardi.

3) Cassa Depositi e Prestiti

Terzo dossier delicato è quello della Cassa depositi e prestiti (Cdp). Gestisce il risparmio postale. Ha un attivo di 370 miliardi di cui 150 versati nel conto di tesoreria. È il polmone finanziario della Repubblica. Ha partecipazioni azionarie per 35 miliardi. È appena entrata in Tim. L' assemblea per il rinnovo dei vertici - l' attuale presidente Claudio Costamagna e l' amministratore delegato Fabio Gallia sono in uscita - è fissata in seconda convocazione il 28 giugno.

Entro il 16 gli azionisti, ovvero il ministero dell' Economia e delle Finanze e le Fondazioni bancarie, dovranno depositare le liste con i nuovi amministratori. Tra i candidati si è parlato finora di Massimo Tononi alla presidenza e di Dario Scannapieco come ad. C' è anche l' ipotesi di Franco Bernabé. Sono tutti ottimi nomi.

Quali scelte farà il nuovo governo? Nel «contratto», la Cdp non è citata. Si parla però della creazione di una banca per gli investimenti e lo sviluppo. Davide Casaleggio ha fatto più volte l' esempio della francese Bpifrance partecipata da Caisse des Dépôts. Il rispetto dei criteri di competenza degli amministratori e di governance sarebbe già un ottimo inizio.

Un diverso indirizzo strategico, come quello che traspare dal «contratto», potrebbe scontrarsi con i vincoli non solo statutari ma anche con quelli fissati dalle regole europee. Cdp non è una banca. Se lo fosse dovrebbe essere sottoposta alla vigilanza prudenziale di Francoforte. Agisce già come una sorta di fondo sovrano italiano, finanzia infrastrutture e innovazione. Può fare di più e meglio.

Ma se si rispettassero i vincoli, l' Italia rischierebbe ancora una volta una procedura europea con effetti sul perimetro delle attività statali e sul calcolo del debito pubblico. Il governo e il Parlamento hanno tutto il diritto di cambiare struttura e missione della Cdp - come di Invitalia, che ha appena acquisito la Banca del Mezzogiorno - ma il cammino è irto di ostacoli che vanno attentamente soppesati. Il cambiamento è necessario ma tutt' altro che facile. E soprattutto ha sempre costi nascosti e imprevisti.




lunedì 28 maggio 2018

Il western di Di Maio e Salvini (e tanta ignoranza)

Titolo II,art.68:"Il Presidente della Repubblica è il Capo dello Stato e rappresenta l'unità nazionale...vigila sul rispetto della Costituzione...assicura il rispetto dei trattati e dei vincoli derivanti dall'appartenenza dell🇮🇹ad organizzazioni internazionali e sovranazionali"

L'ignoranza è il male del nostro tempo. Ma ancora peggio, c'è la fierezza di questa ignoranza, il rifiuto di leggere tre righe di un articolo della Costituzione e cercare di capirlo.
Quando studenti e genitori prendono quasi ogni giorno a sberle i professori e non capita (quasi) niente, il gioco è fatto. Dovevamo aspettarci tutto questo: solo così si comprendono le innumerevoli prese di posizione di queste ore sui social contro il Presidente della Repubblica, che la Costituzione ha rispettato, e la ridicola proposta di impeachment del medesimo, da molti supportata anche in assoluta malafede.
Succede che l'onda montante di demagogia abbia fatto compagnia all'incredibile pomeriggio e serata di ieri domenica, quando i giornalisti più bravi (evviva Mentana e le sue dirette sulla 7) hanno scoperto che prima Salvini e poi Di Maio erano andati di nascosto uno dall'altro a parlare con Mattarella, prima che il Presidente vedesse il primo Ministro incaricato, per cercare di tirargli la giacchetta a proprio favore. 
Ha fatto pena anche il povero Conte, scomparso in un amen dal circo mediatico.
Peggio di un western mediocre, da seguire fino al colpo di scena notturno, quando un Di Maio qualunque ha chiamato in diretta Fazio su Raiuno per ripetere il suo stanco copione. Seguito da Martina... per fortuna Salvini era distratto in Umbria. Il saloon di Fazio.
Su quanto è successo, gli analisti concordano sul trucco della valigia di Salvini, che si è impuntato su Savona come ministro per smarcarsi dal provvisorio compagno di strada Giggino e andare verso le elezioni approfittando del favore dei sondaggi, che i 5 Stelle non hanno più. 
Di Maio deve ancora mangiarne, di pappa, per raggiungere l'ex partner in furbizia. 
Grazie da parte di tutti gli Italiani che almeno la Costituzione, in queste ore, si mettono a leggere.



martedì 1 maggio 2018

Scusate il ritardo... si riparte con gli Ego (e W il Primo Maggio)

Evviva il Primo Maggio. Sempre e comunque, anche per coloro che non sanno nemmeno che cosa si festeggia.
Torno per celebrare la Festa del Lavoro di questi tempi grami che hanno trasformato le nostre vite in una Caccia al Tesoro dove la posta in gioco è una sopravvivenza al di sopra della miseria. Ci sono (tanti) ricchi, (tantissimi) poveri, e la classe media che era il nostro tessuto sociale è sparita, nell'indifferenza generale. 
Da quasi un mese non mi affaccio qui. Almeno, mi affaccio ma non scrivo. Spesso sono sopraffatta dalla malinconia. Comprenderà, chi vuole. Scusate,  voi 2 o 3 che passate.
Torno anche perché oggi ce l'ho ancora con il narcisismo di Renzi che vive nel suo mondo. Oggi Gramellini sul Corriere gli dedica il suo Caffè, che vi giro: perché la politica rigorosamente in minuscolo è ormai una rappresentazione di narcisi. Evviva Gentiloni tutta la vita, come stile.

Massimo Gramellini
Di Maio accusa Matt-ego Renzi di avere un ego smisurato. Renzi non ha potuto rispondergli perché era impegnato a farsi un selfie davanti allo specchio. Eppure, quanto a ego, non scherza neanche il capo di Raggi di Sole e tutte le altre Stelle, che pretende di sottoporre contratti a chiunque senza allearsi con nessuno: al potere vuole andarci da solo, con gli amici della Casal-ego Associati.

Poi c’è l’ego a lunga conservazione di chi, in un raro sprazzo di umiltà, prima di entrare in politica commissionò a una sua rivista il seguente sondaggio: è più popolare Berlusconi o Gesù Bambino? Gesù Bambino si dovette accontentare della vicepresidenza, lo stesso ruolo a cui adesso Matt-ego Salvini vorrebbe relegare lui. Il leader della L-ego, un apostrofo verde tra le parole m’amo, ha postato ieri su Facebook la carta del due di picche per illustrare l’alta considerazione in cui tiene gli avversari, alleati compresi.

Un tempo l’ego arroventato era un prerequisito per entrare in politica. Ora lo è diventato per non uscirne. Appaio più indispensabile se minaccio di andare alle elezioni per avere il governo o se minaccio di andare al governo per avere le elezioni? Se resto zitto e li lascio parlare di me o se ricomincio a parlare di me proprio quando si erano illusi che restassi zitto? Però l’algebra politica ha regole ferree: Casal-ego per Silvi-ego diviso Matt-ego al quadrato uguale Gentiloni premier a vita. Qui lo dico e qui lo ego.

domenica 8 aprile 2018

Dietro le quinte, fra PD nazionale e M5S spunta Gentiloni

Confesso che giovedì sera ho girato tutta Crescentino a cercare la riunione del PD e non l'ho trovata, semplicemente perché si è tenuta il giorno successivo.
Grazie alla cronaca di Mauro Novo ci ho capito qualcosa, di quella riunione. Purtroppo venerdì avevo un impegno poco piacevole altrove. Amen.
Per rilanciare, vi riproduco qui le prime manovre in corso fra PD e M5S, che portano a Gentiloni, nell'ottima cronaca de La Stampa online. (ma in prima linea per Di Maio, secondo l'anticipazione, continua ad esserci il centrodestra).


Ilario Lombardo per www.lastampa.it

C’è un solo uomo che secondo i 5 Stelle potrebbe cambiare le sorti di questa legislatura e realizzare l’incastro impossibile. Si chiama Paolo Gentiloni ed è il premier pro-tempore italiano. È a lui che telefonata dopo telefonata, come in una difficile scalata in equilibrio vertiginoso su uno strapiombo, punta Luigi Di Maio.

Gentiloni «il garbato», il premier a cui è stato risparmiato lo tsunami di invettive e parolacce del M5S, sempre stimato da Di Maio. Non a caso, il grillino non lo ha citato, a DiMartedì su La7, tra gli apprezzati leader, ministri e capicorrente dem, come Dario Franceschini, Marco Minniti e Maurizio Martina. Gentiloni è la carta segreta che Di Maio sente di avere in mano, confortato dalla regia quirinalizia di Sergio Mattarella.  

Il capo politico sta cercando una sponda nel premier e lo sentirà in questi giorni, dopo che alcuni colloqui con i grillini sono già stati avviati per il Def. «Con il Pd abbiamo intenzioni serie, anche con Matteo Renzi» fa sapere il leader M5S. A maggior ragione ora che Matteo Salvini ha compattato il centrodestra, come voleva Silvio Berlusconi, per salire uniti al Quirinale, sottrarre a Di Maio l’argomento della coalizione divisa e rispondergli con le sue stesse armi.
A doppio forno, doppio forno e mezzo. Di Maio apre al Pd? Salvini rinsalda il patto con Berlusconi. Sul treno che lo porta da Roma a Ivrea, dove sarà in prima fila alla kermesse di Davide Casaleggio, Di Maio ha un sorriso che non camuffa la furia esplosa poco prima, dopo le dichiarazioni del leghista: «Deve scegliere tra il governo del cambiamento e Berlusconi – è la frase che lascia filtrare -. Con questa mossa ha messo se stesso e tutto il centrodestra all’angolo». 

L’accelerazione delle trattative con il Pd è una logica conseguenza. Ma già dal mattino Di Maio si mette al telefono, e ai deputati ordina: «Ora facciamo sul serio con il Pd». Gli fanno notare che il reggente del partito, Martina, la sera prima non ha scritto una nota per annunciare che diserterà l’invito all’incontro con il grillino. Per Di Maio è un segnale. Ma c’è di più. «I feedback dalle telefonate sono positive. Ci hanno detto che hanno bisogno di tempo». Il redde rationem dovrebbe essere il 21 aprile, all’Assemblea nazionale del Pd. Il leader del M5S e i suoi uomini sentono tutti i capi corrente, anche attraverso i loro uomini, persino Renzi tramite Andrea Marcucci. Franceschini, Orlando, Martina, Michele Emiliano: ognuno di loro ha lasciato aperto uno spiraglio. Franceschini sembra convinto che non ci sia alternativa: «Dobbiamo sederci al tavolo con i 5 Stelle» dice. Orlando e Martina, pur chiudendo apparentemente a ogni intesa, lasciano intendere che qualcosa potrebbe muoversi solo se Di Maio dismetterà il doppio forno: «Solo se molla la Lega si può iniziare a ragionare. Non può trattarci allo stesso modo». 

Non è un caso che sia il capogruppo in Senato, Danilo Toninelli, considerato dai dem il principale sponsor dei leghisti, a tendere una mano verso il Pd: «Mettiamoci intorno a un tavolo per il bene del Paese, e cerchiamo punti di convergenza». Tavolo. Dialogo. Convergenze. I 5 Stelle hanno intuito: il Pd vuole uno scalpo, vuole la prova del divorzio con la Lega, come garanzia che non stiano usando i democratici per sfidare Salvini. Ugualmente forte è il sospetto che le varie anime del Pd stiano usando il corteggiamento grillino per isolare e neutralizzare Renzi, e chiudere la resa dei conti interna. 

Intanto, per «far vedere che facciamo sul serio», il M5S è pronto a concedere la presidenza della commissione speciale della Camera (che si occuperà dei decreti del governo attuativi ancora in sospeso), martedì, al dem Francesco Boccia, il primo a chiedere un’alleanza esplicita con i 5 Stelle. Boccia è uomo di punta della corrente di Emiliano, dove è forte la convinzione che Mattarella abbia in mano un nome come premier a cui né il Pd né il M5S potranno dire di no. Il passo indietro di Di Maio è una condizione irrinunciabile per tutti i leader dem.

È un’ipotesi anche questa ma lo è ancora, e più forte di tutte, quella delle larghe intese con il centrodestra. Un esito complicato a cui Salvini sta lavorando, per costringere Di Maio a rinunciare ai suoi veti su Forza Italia, e portare gli uomini di Silvio Berlusconi, con o senza l’ex Cavaliere , al governo.   

lunedì 2 aprile 2018

Depositi nucleari in Italia. Il Sole24Ore: fuori la mappa segreta dei siti possibili


E' noto che gli unici a ricordarsi dei depositi nucleari siamo noi che li abbiamo sotto casa. Questa volta se ne ricorda anche un autorevole giornale economico, che traccia una mappa collettiva facendoci sentire meno soli, e da' una bacchettata all'ultimo Governo.
Qui il breve articolo, ripreso dal sito Dagospia.com

Jacopo Giliberto per www.ilsole24ore.com

In Italia ci sono depositi radioattivi dappertutto, dal Piemonte alla Sicilia, con una concentrazione più alta di stoccaggi di scorie nucleari nel Vercellese, nell'Alessandrino, a Milano e attorno a Roma. Perfino in zone densamente abitate come Milano, che ospita un vecchio reattore atomico sperimentale fra le case di Città studi e un deposito di materiali radioattivi vicino a via Mecenate.

Sono una ventina gli stoccaggi nucleari di dimensioni più rilevanti dispersi per l'Italia, ma sono centinaia i microstoccaggi provvisori di dimensioni minime, per esempio negli ospedali e nelle acciaierie, dove in attesa del ritiro vengono depositati i materiali radioattivi che vengono prodotti dalle attività ospedaliere (come la medicina nucleare e i sistemi diagnostici) e dalle attività industriali (per esempio le radiografie industriali oppure i dispositivi contenenti elementi radioattivi come i parafulmini o i rilevatori di fumo).


Bisogna togliere questi depositi temporanei e riunire i materiali in sicurezza in un deposito unico: dopo anni di tentennamenti e di paure, il Governo uscente potrebbe finalmente rendere pubblica la carta segreta dei circa 60-70 luoghi tecnicamente adatti a ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. La carta è pronta da anni ma non viene pubblicata per il timore che insorgano i cittadini che non vogliono ospitare nel futuro deposito nazionale i rifiuti atomici che oggi si trovano dispersi vicino a casa di molte altre persone. I trattati internazionali impongono all'Italia di dare una collocazione unica e sicura a 78mila metri cubi di rifiuti a bassa e media radioattività oggi distribuiti in una ventina di depositi. 

sabato 24 marzo 2018

Le giornate Fai e il teatro, due vuoti per Crescentino

Sono in corso oggi e domani le giornate del Fai, il Fondo Ambiente Italiano, che invitano i cittadini a visitare alcuni dei luoghi più belli e rappresentativi del nostro Paese.
Anche noi di Crescentino fino al 2014 abbiamo avuto le giornate Fai, con le visite guidate verso alcuni degli obiettivi significativi della nostra storia. Ve le ricordate?
Piccoli momenti di ripasso della nostra cultura.
Poi le giornate Fai sono sparite.
Com'è sparita la stagione teatrale che per anni ha rallegrato il teatro Angelini sotto la guida sia di Giovanni Mongiano, oggi tornato ad organizzare nella sua Fontanetto, sia poi con Magda Balboni, mia severa oppositrice in Consiglio Comunale ma comunque sempre più corretta che non il Presidente del Consiglio Comunale Dario Gallo, da me scelto, che me ne ha fatte più di Bertoldo in Francia dopo il suo abbandono della Maggioranza (in verità, ho dovuto andarlo a cercare su internet per trovare il nome che non ricordavo più. Pensa te che tracce ha lasciato).
Anche dietro il FAI c'erano i rapporti di Magda Balboni con il Fondo. Era un modo diverso di lavorare, che badava agli interessi della collettività più che alle beghe politiche. Almeno all'epoca, perché poi con l'Amministrazione successiva i suoi legami si sono spezzati. Non si poteva: troppa ruggine si era accumulata sui rapporti. E smetto qui, il resto lo sapete già voi. 
Però, avendo il personaggio adatto in Giunta o il Consiglio, anche questa Amministrazione avrebbe potuto cimentarsi nelle due imprese... 
Invece, pazienza. 
(intanto la Sovrintendenza è stata chiamata da alcuni cittadini a occuparsi di Piazza Caretto che minaccia di essere rifatta dal Vice)

lunedì 19 marzo 2018

PD, Gariglio lascia, Chiamparino tra i reggenti

Dopo mesi di piccole e grandi sfide, e arroganze più grandi che piccole, il PD di Renzi ha raccolto ciò che ha seminato: non essendo più in grado di parlare al Paese, con un leader avvicinato più alla débâcle di certe banche che non ai problemi della gente comune e della povertà, cacciati i vecchi "patetici" (che a loro volta hanno combinato altri guai), l'erede del PCI è precipitato in Piemonte rispetto al 2008 da 12 a 6 milioni di elettori.
I 31 parlamentari piemontesi sono diventati 14, e uno di questi è Davide Gariglio, che starà ancora nel cerchio magico di Renzi in Parlamento, ma (come lui) ha dato le dimissioni da segretario regionale, com'è giusto che fosse: "Abbiamo sbagliato politica", ha dichiarato candidamente a Torino.
Sconcerto, sconforto domenica scorsa alla riunione di partito a Torino. Si riparte quasi da zero, anzi si torna all'antico perché "sembra tornata la voglia di far funzionare un partito nel senso più tradizionale del termine, fatto di sezioni sotto casa per discutere e riunioni per decidere", scrive Repubblica. Ci si sveglia da una ubriacatura che più che democristiana mi è sembrata craxiana: sono stati anni terribili, a mio parere, quelli di Renzi, che era solo capace a farsi bello e si è visto com'è finito e dove ha fatto finire noi, con la sua sicumera cieca. 

(Un conto è tifare per la Fiorentina, un conto tifare per Renzi, no?)

Nello sconforto, si ricomincia. Alla riunione Sergio Chiamparino ha messo le mani avanti, come racconta La Stampa, indicando le priorità nel processo di transizione: "L'avvio di un forum per la ricucitura del centro-sinistra a cui partecipi anche LeU e l'individuazione di un metodo per la scelta dei candidati".
Nel '19 ci sono le Regionali, Chiampa non si candiderà perché mi ha detto che è vecchio, in realtà tornerà a occuparsi del partito.
Lo ha proposto Giancarlo Quagliotti, uomo di Fassino: "L'assemblea va convocata per affidare la guida del partito a un comitato di gestione guidato da Chiamparino". Gli ex popolari, in primis Gariglio, hanno dovuto votare in massa la proposta, non essendoci altra strada.
Andarono per rottamare, e furono rottamati. Peccato però che adesso è tutto un rottame, dovunque ci si giri.

sabato 17 marzo 2018

Il giallo della mia liquidazione da sindaca e l'ascensore


Non è che sia proprio un momento felice nella mia vita umana, e potete ben capire quanto io abbia voglia di fare polemiche di qualunque genere. Ma vengo tirata per i capelli da ciò che ho letto su "La Periferia". 
Pare che al Comune di Crescentino sia scomparsa la somma della mia liquidazione a fine mandato (non mi ricordo esattamente l'ammontare, confesso: 4 mila euro?) che nel 2014 avevo lasciato a disposizione della futura amministrazione, con apposita delibera, per erigere un piccolo ascensore in grado di trasportare i disabili dal secondo piano del Palazzo fino al teatrino per mia forte volontà restaurato e restituito a un accettabile splendore, per la cifra che c'era a disposizione.
Dice fra virgolette il vicesindaco Speranza: "... mancano i fondi a nostra disposizione per farlo (l'ascensore, ndr). Se all'epoca ci fossimo stati noi alla guida, avremmo previsto anche quel lavoro ma non è andata così. E ora dobbiamo attendere di trovare i fondi".
Mi perdoni dopo tante gentilezze che ho appena ricevuto, il Vicesindaco: ma io credo che se ci fossero stati loro, il teatrino sarebbe rimasto una soffitta polverosa e bruciacchiata. In particolare, in caso di effettivo rifacimento su iniziativa di Speranza, avrei tremato  per la pittura delle pareti, vista l'ormai famosa performance sulla facciata dell'Istituto Calamandrei che è lì da vedere, e che all'epoca si era appena compiuta.
I soldi? Basterebbe fare pochi passi, andare in segreteria e chiedere di tirar fuori la delibera di aprile o maggio 2014 con la quale si decideva la destinazione della somma, poi fare altri pochi passi e spingersi fino alla Ragioneria, e chiedere alla Ragioniera (che è sempre la stessa) di controllare se la somma da me lasciata era stata in effetti registrata e messa in conto con quella destinazione: che certo, poi, la futura Giunta (quella cioè di cui fa parte il Vicesindaco) avrebbe dovuto confermare con un proprio atto.
Sono invece finiti in un calderone generale, quei soldi? Riprendano la delibera, ne facciano una nuova e li destinino all'ascensore. Facile no? Se vogliono piallare viale Po che non ne ha nemmeno bisogno, potrebbero pure trovare quella cifra.
E comunque al teatrino si sale anche con la carrozzella, è solo un po' più lunga e bisogna passare dal poggiolo del cortile interno; però, 'sto ascensore s'ha da fare, e i soldi ci sono. Li ho lasciati io.






sabato 10 marzo 2018

Che bravo don Gian Maria, che brava la nostra Banda. e Grazie Sindaco




Non sono mai stata una affezionata di Facebook, ma in questi giorni ne ho compreso la potenza dirompente. Sono quasi 79 mila i contatti alla notizia della morte del mio adorato sposo. 
Lui con Amare Crescentino c'entra molto, mi ha aiutata assai nei tempi in cui tutto il lavoro politico veniva costruito.Dunque mi permetto di postare qui il pezzo sul funerale che ho scritto per Facebook, caso mai qualcuno di voi non l'abbia letto
Ne approfitto per ringraziare Don Gian Maria e il suo acume: la sua predica è stata apprezzata assai da tutti coloro con i quali ho parlato. Grazie alla Banda, e grazie anche al Sindaco Fabrizio Greppi, che con il vicesindaco è stato di disponibilità e aiuto indispensabile. 


E IL CHIERICHETTO ERA MARIO LUZZATTO FEGIZ
Ci sono funerali e funerali. Questo di Mimmo non aveva applausi, ce li siamo risparmiati. E il chierichetto della Messa era Mario Luzzatto Fegiz, mio storico collega critico musicale al Corriere della Sera. Ha letto le Scritture, ha servito. Mimmo avrà sorriso.
E sarà stato contento della sosta al Circolo dei Lettori di Torino, lunedì scorso, luogo che amava moltissimo, lui lettore vorace. Molte persone sono venute a salutarlo, fra le quali due vecchi amici ed estimatori, Chiamparino e Don Ciotti. Grazie a Luca Beatrice e alla direttrice Maurizia Rebola, che lo hanno accolto.
Ho cercato di far somigliare un po' alla vita di Mimmo questo funerale, di renderlo meno ufficiale e più affettuoso. C'erano cittadini del mio paese, Crescentino, e amici da tutta l'Italia, colleghi suoi e miei, parenti, un pugno di belle persone della discografia e promozione.
C'erano i colleghi de La Stampa, pensionati e non, e il vicedirettore vicario Luca Ubaldeschi. E i compagni di avventure e viaggi di Mimmo: Ettore Mo del Corriere, decano, che ha raccontato di come evitava le pallottole grazie al fatto che era piccolo. Mi sono immaginata che articolo IL facessero, Mimmo e lui quando andavano in giro insieme: Mimmo è alto 1.92.
Antonio Ferrari del Corriere ha ri-raccontato ai convenuti dei pranzi collettivi dei corrispondenti di guerra, tutti che mangiavano bevevano e fumavano a quattro ganasce, e l'Uomo Mio che ci dava di arance mandarini e ogni tipo di frutta, beveva acqua, e diceva loro sommessamente che forse sarebbe stato meglio fumare un po' meno, anzi niente. Mimmo era la virtù praticata contro ogni stravizio. Quando andavano alle guerre arabe nascondevano gli alcolici nella sua stanza, perché sarebbe stato l'unico che non li avrebbe consumati. Era certo.
Ma lui si aggira ora per le nuvole, e loro sono qui vispi e arzilli a raccontare. Con amore, con grande rispetto per Mimmo.
Grande consolazione.
Vittorio Dell'Uva, del Mattino, e Lorenzo Bianchi del Carlino. E Claudio Monici dell'Avvenire, Gabriella Simoni di Mediaset, unica donna inviata di guerra all'epoca. Tanti altri. Lo chiamavano sempre, anzi era Vittorio incaricato di prendere notizie sulla sua salute e diffonderle agli altri in tutti questi anni.
Che Dio li benedica, anche se non credono.
Il viceparroco, don Gian Maria, è stato così bravo da raccontare la sua fresca scoperta di Mimmo come persona e inviato di guerra, attraverso le letture su Internet. Ci ha beccato in pieno, anche se quasi non lo conosceva. Bravo davvero, mi ha colpita.
Poi c'era la Banda Comunale del mio paese, Crescentino in provincia di Vercelli appunto, dove ora Mimmo riposa nella mia tomba di famiglia accanto ai suoi genitori e a suo fratello. 
La Banda ha suonato "Bella Ciao" davanti al Cimitero. Un regalo per lui, che credeva in alcuni valori conquistati a fatica e ora in dispersione. Ma anche, era come se salutasse la sua bella. E spero di essere stata io.
Marinella
(continua)

sabato 3 marzo 2018

Sono senza Mimmo

Da oggi sono senza Mimmo. 
E' stata  una giornata tremenda, distratta e ravvivata da un duecento telefonate più quelle che ho perso, più 458 sms che non ho nemmeno avuto il tempo di aprire.
Su Internet ho letto decine di ritratti di mio marito, uno bellissimo è stato pubblicato da Mauro che ringrazio: lo hanno scritto le ragazze dell'Indice dei Libri, il mensile che dirigeva, naturalmente gratis da lungo tempo.
Con Mimmo sto dal lontano 1974: lo avevo conosciuto poco dopo la morte di mia mamma, ed ero veramente a pezzi. E' stato un colpo di fulmine, non ci siamo mai più lasciati, anche se siamo in fondo stati insieme pochissimo, uno che viaggiava nei pericoli e una che girava nella musica, lui in Afghanistan e io a Londra, per dire.
Vite complementari. 
E' stata una giornata tremenda, ma ho provato sollievo a non vederlo più soffrire. Gli ultimi giorni sono stati terribili, questa terapia del dolore ti porta via la persona che ami e che non riconosci più, lontana da te e da tutto per sopravvivenza. La sofferenza è tale, che per essere lenita ha bisogno di bombe autentiche.
Eppure Mimmo è stato fortunato. Dal 2005 quando gli diedero tre mesi di vita per un cancro al polmone (lui non fumatore ma frequentatore di guerre, nei suoi vetrini fu trovato metallo) ha vissuto 10 anni in perfetta salute, sempre sottoponendosi agli esami, prima che la bestia si facesse viva.
Non l'ho mai lasciato, mai abbandonato un momento. Anzi lui non ha abbandonato me, venendomi dietro a Crescentino e aiutandomi e consolandomi nelle tribolate vicende del mio secondo mandato di sindaca.
Ringrazio Dio di aver incontrato sulla strada della mia vita una persona così meravigliosa. E' stata una grande fortuna. 

lunedì 26 febbraio 2018

Chiamparino, così di moda, vuol prendersi il PD nel dopo Renzi?

In questi giorni pre-elettorali girano tante foto dell'immarcescibile presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino. Un pezzo d'uomo che poche Regioni possono vantare. In molti, adesso, corrono a farsi fotografare con lui, io ricordo bene che non è stato sempre così, dalle nostre parti. Eppure, era sempre lui...
Sul Corriere della Sera dell'altro giorno, è comparso un articolo a firma Valerio Valentini, nel quale si ipotizza un futuro impegno del Presidente attuale del Piemonte nella corsa alla segreteria del PD, attualmente in mano a Renzi.
Ecco l'articolo


Sul suo ruolo, persino i suoi fan si mostrano incerti. «Sindaco», «presidente», «eccellenza». Sono questi gli epiteti con cui, nella sua camminata mattutina tra i mercati di Santa e Corso Racconigi, Sergio Chiamparino si sente acclamare da decine di torinesi che lo mostrano a dito («È lui!»). Sindaco, lo è stato. «Il sindaco vecchio», precisa lui, schermendosi di fronte alle lodi di un passante che quasi gli getta le braccia al collo: «Chiamparino, da quando non sei più a Palazzo civico ho strappato la tessera del Pd». 
Presidente lo è tutt’ora: ma non è un mistero che nel suo ruolo di governatore del Piemonte non si diverta poi tanto. E questo apre degli interrogativi sul suo futuro. Che non sarà, però, in abiti talari: il che spiega perché, di fronte ad un fruttivendolo che gli offre due arance e lo chiama «eccellenza», Chiamparino alzi le mani. È il primo giorno di impegno in strada, per il governatore, in vista del 4 marzo. I vertici del partito locale gli hanno chiesto un impegno speciale, per queste settimane conclusive di campagna elettorale: e lui alla fine non si è sottratto. 
Sorride, stringe mani. Certo, il malcontento non manca, qualche insulto arriva. Ma a fine mattinata, il bilancio è senz’altro positivo. Un tassista, ora in pensione, si fa largo per bussare alla spalle del presidente: «Lei non sa quante volte l’ho scarrozzata, quando era sindaco». C’è gente che strappa i volantini distribuiti dai militanti del Pd; ma poi, cinquanta metri dopo, incontra «il Chiampa» e gli fa i complimenti. «Quasi come se fosse percepito al di sopra delle parti», si lascia sfuggire un suo stretto collaboratore. E non è solo un’impressione. Perché in realtà Chiamparino, a giudizio di molti, sta preparando il suo gran ritorno. Ma da padre nobile. E non a caso parla da federatore, in questi giorni. 
Incontra prima la leader radicale Emma Bonino – è successo lunedì – e poi il ministro della Salute Beatrice Lorenzin (martedì, al Circolo della Stampa): quasi che il compito di tenere unita la coalizione, sotto la Mole, se lo sia assunto lui. Parla degli scenari del dopo-voto: «Se c’è stallo meglio tornare alle urne, altroché larghe intese», spiega. «Prima però bisogna cambiare la legge elettorale, introducendo il voto disgiunto», aggiunge, ammiccando a chi auspica la ricomposizione di un centrosinistra largo. E non solo: «C’è bisogno che i partiti facciano una profonda riflessione interna, rivedendo la loro proposta e il loro posizionamento», prosegue. «Vuol dire che sta lavorando contro Renzi», analizza un parlamentare torinese del Pd, quando lo ascolta. 

«Si sta ritagliando un ruolo da traghettatore per il dopo voto», confermano i suoi colleghi. In tanti, in effetti, a Torino e non solo, glielo stanno suggerendo: «Se il Pd scende sotto quota 23 per cento, sei tu la persona giusta per il dopo-Renzi». Lui, sornione, nicchia: «Pensiamo piuttosto a vincere queste elezioni». Ma nel suo staff confermano che la tentazione c’è. E allora ecco che l’ex «sindaco» ora «presidente», che non sarà mai «eccellenza», potrebbe alla fine reinventarsi «segretario». Tra le bancarelle del mercato, però, questa parola ancora non la sussurra nessuno.